1
Efficacia dell’esercizio terapeutico nella Charcot-Marie-Tooth: una revisione sistematica della letteratura
Efficacia dell’esercizio terapeutico nella Charcot-Marie-Tooth: una revisione sistematica della letteratura R. Cuscito1 A. D’Angelo1 A. Servadio2 M. Tamburlani2 1 Università degli studi di Roma Tor Vergata 2 ASL RM 2 Introduzione La Charcot-Marie-Tooth (CMT) è una neuropatia ereditaria che si riferisce ad un gruppo di di- sturbi caratterizzati da una polineuropatia motoria e sensoriale cronica, denominata anche co- me neuropatia motoria e sensoriale ereditaria (HMSN) [1]. La CMT si presenta come una neuropatia motoria sensoriale, sebbene possano verificarsi an- che forme principalmente o sensoriali o motorie. L’insorgenza della malattia può variare note- volmente, con pazienti che mostrano segni e sintomi durante l’infanzia mentre altri sviluppano la sintomatologia in età avanzata. Le varie forme di CMT abbracciano uno spettro fenotipico ampio che va dalla neuropatia subclinica a quella con conseguente perdita precoce della deambulazione in un quadro di grave debolezza e perdita sensoriale [2]. Riguardo il trattamento riabilitativo, vi sono prove che il rafforzamento muscolare e il condizio- namento cardiorespiratorio sono utili per i pazienti con CMT. Tuttavia, la maggior parte degli studi ha testato solo brevi periodi di trattamento, solitamente di 8-12 settimane, e il beneficio tende a perdersi nel tempo, sottolineando la necessità di trattamenti continui o ripetuti. Pertanto, l’obiettivo di questo studio è eseguire una Revisione Sistematica della Letteratura Scientifica per comprendere e valutare le reali potenzialità e i limiti della riabilitazione nei pa- zienti affetti dalla CMT. Risultati Nel corso delle indagini condotte da L. Mori emerge chiaramente come il trattamento riabilita- tivo conferisca effettivamente benefici tangibili nei pazienti affetti da CMT. Questi benefici si manifestano sia attraverso la pratica di esercizi di propriocezione e stret- ching, sia mediante l’allenamento aerobico su tapis roulant [4]. Come sottolineato anche nello studio di Wallace, tale forma di allenamento risulta essere ben tollerata e sicura producendo effetti positivi sulla salute cardiopolmonare. In particolare, l’allenamento aerobico in strutture comunitarie risulta gestibile per le persone affette da CMT e i risultati indicano che il supporto da parte di professionisti della salute e l’adesione ad una palestra riabilitativa possano costitui- re fattori chiave e motivazionali per la partecipazione all’esercizio fisico a lungo termine [9]. Un approccio olistico si configura come essenziale per gestire questa patologia, considerando anche l’impatto dell’ambiente sulla riabilitazione. In tal senso, lo studio condotto da Nordby P.A, mette in luce gli effetti positivi di un programma riabilitativo a lungo termine della durata di quattro settimane in un clima caldo per pazienti con malattie neuromuscolari, compresa la CMT [7]. Analizzando la prospettiva pediatrica, lo studio di Burns J. evidenzia che sei mesi di esercizi mirati di resistenza progressiva hanno attenuato la progressione a lungo termine della debolezza nella dorsi-flessione di caviglia nei pazienti con malattia di CMT, senza effetti danno- si sulla morfologia muscolare o altri segni di debolezza. A distanza di due anni, l’allenamento della forza con resistenza progressiva ha assicurato un guadagno del 5% rispetto ad un peggio- ramento del 23% nel gruppo controllo che ha effettuato un trattamento con intensità non pro- gressiva [3]. Uno degli studi analizzati evidenzia che l’utilizzo di gessi notturni e quattro setti- mane di stretching ha migliorato la flessibilità della caviglia, ma tali effetti non sono stati man- tenuti con lo stretching protratto a otto settimane [8]. Inoltre, gli articoli di Chetlin R. D. e Lindeman confermano che l’allenamento fisico nei pazienti con CMT ha contribuito ad aumentare il diametro delle fibre muscolari, la forza, le prestazioni degli arti inferiori e la capacità di svolgere le attività di vita quotidiana [5] [6]. Pertanto, sottoporsi a questo tipo di trattamento risulta raccomandabile per prevenire compli- cazioni, mantenere la mobilità articolare, ottimizzare le capacità residue e ottenere una dimi- nuzione di dolore e contratture. Materiali e Metodi La ricerca della letteratura, condotta seguendo le linee guida internazionali PRISMA mediante la strategia PICO, è stata effettuata attraverso le banche dati Medline (via PubMed), Scopus, PEDro e WoS tra i mesi di Giugno-Agosto 2023. Le stringhe di ricerca utilizzate sono state: “Charcot-Marie-Tooth AND rehabilitation” e “Charcot-Marie-Tooth OR cmt AND rehabilitation OR physiotherapy OR management”. Su PED- ro è stata utilizzata anche la stringa “Charcot-Marie-Tooth” . Sono stati selezionati 7 RCT ed è stata valutata la qualità metodologica mediante la scala PEDro. Conclusioni Tramite questa revisione sistematica della letteratura, sono stati analizzati gli approcci riabilita- tivi più efficaci nei pazienti affetti da CMT. È possibile evincere come il trattamento riabilitativo multidisciplinare risulti efficacie e valido favorendo un miglioramento della qualità di vita (QoL), della salute e dell’autonomia dei pazienti. Tuttavia, dopo un’attenta analisi degli studi, emerge la necessità di espandere la ricerca tramite follow-up a lungo termine, poiché la maggior parte degli studi ha valutato solo brevi periodi di trattamento. In conclusione, questo studio si propone di mettere in luce l’importanza della riabilitazione nel- la CMT, con la speranza che le future ricerche possano contribuire a ottenere nuovi progressi. Inoltre, la ricerca degli articoli è stata limitata attraverso l’utilizzo dei seguenti filtri: lingua (inglese), tipo di studio (RCT), presenza del free full text. Il numero iniziale di articoli è stato di 1298. Sono stati eliminati i duplicati mediante il software EndNote (71 duplicati), sono stati selezionati gli articoli pertinenti in base al titolo, gli studi sono poi stati scelti in base alla lettura dell’abstract e in ultimo del full text. BIBLIOGRAFIA 1. Bird, T. D. (1998). Charcot-Marie-Tooth Hereditary Neuropathy Overview. In M. P. Adam (Eds.) et. al., GeneReviews®. University of Washington, Seattle—last revision: February 23, 2023; 2. Fridman V, Saporta MA. Mechanisms and Treatments in Demyelinating CMT. Neurotherapeutics. 2021 Oct;18(4):2236-2268. doi: 10.1007/ s13311-021-01145-z. Epub 2021 Nov 8. PMID: 34750751; PMCID: PMC8804145; 3. Burns, J., Sman, A. D., Cornett, K. M. D., Wojciechowski, E., Walker, T., Menezes, M. P., Mandarakas, M. R., Rose, K. J., Bray, P., Sampaio, H., Farrar, M., Refshauge, K. M., Raymond, J., & FAST Study Group (2017). Safety and efficacy of progressive resistance exercise for Charcot- Marie-Tooth disease in children: a randomised, double-blind, sham-controlled trial. The Lancet. Child & adolescent health, 1(2), 106–113. https://doi.org/10.1016/S2352-4642(17)30013-5; 4. Mori, L., Signori, A., Prada, V., Pareyson, D., Piscosquito, G., Padua, L., Pazzaglia, C., Fabrizi, G. M., Picelli, A., Schenone, A., & TreSPE study group (2020). Treadmill training in patients affected by Charcot-Marie-Tooth neuropathy: results of a multicenter, prospective, rando- mized, single-blind, controlled study. European journal of neurology, 27(2), 280–287. https://doi.org/10.1111/ene.14074; 5. Chetlin, R. D., Gutmann, L., Tarnopolsky, M. A., Ullrich, I. H., & Yeater, R. A. (2004). Resistance training exercise and creatine in patients with Charcot-Marie-Tooth disease. Muscle & nerve, 30(1), 69–76. https://doi.org/10.1002/mus.20078; 6. Lindeman, E., Spaans, F., Reulen, J., Leffers, P., & Drukker, J. (1999). Progressive resistance training in neuromuscular patients. Effects on force and surface EMG. Journal of electromyography and kinesiology : official journal of the International Society of Electrophysiological Kinesiology, 9(6), 379–384. https://doi.org/10.1016/s1050-6411(99)00003-6; 7. Nordby, P. A., Staalesen Strumse, Y. A., Frøslie, K. F., & Stanghelle, J. K. (2007). Patients with neuromuscular diseases benefit from treat- ment in a warm climate. Journal of rehabilitation medicine, 39(7), 554–559. https://doi.org/10.2340/16501977-0088; 8. Rose, K. J., Raymond, J., Refshauge, K., North, K. N., & Burns, J. (2010). Serial night casting increases ankle dorsiflexion range in children and young adults with Charcot-Marie-Tooth disease: a randomised trial. Journal of physiotherapy, 56(2), 113–119. https:// doi.org/10.1016/s1836-9553(10)70041-2; 9. Wallace, A., Pietrusz, A., Dewar, E., Dudziec, M., Jones, K., Hennis, P., Sterr, A., Baio, G., Machado, P. M., Laurá, M., Skorupinska, I., Skoru- pinska, M., Butcher, K., Trenell, M., Reilly, M. M., Hanna, M. G., & Ramdharry, G. M. (2019). Community exercise is feasible for neuromu- scular diseases and can improve aerobic capacity. Neurology, 92(15), e1773–e1785. https://doi.org/10.1212/WNL.0000000000007265 Tabella 1: Definizione della strategia PICO Tabella 2: Stringhe di ricerca utilizzate Tabella 3: Flow Chart Tabella 4: Valutazione attraverso la scala di PEDro Pubmed ((“charcot marie tooth”[All Fields]) OR (“hmsn”[All Fields]) OR (“cmt”[All Fields])) AND ((“rehabilitation”[All Fields]) OR (“management”[All Fields]) OR (“physiotherapy”[All Fields])) PEDro Charcot-Marie-Tooth Web of Sci- ence (WoS) e Scopus Charcot Marie Tooth AND rehabilitation P (popolazione) Pazienti con diagnosi di charcot marie-tooth o neuropatia ereditaria sensi- tivo-motoria I (intervento) Intervento riabilitativo e fisioterapico motorio nelle sue diverse modalità, erogato in forma convenzionale. C (confronto) Confronto tra pazienti che ricevono una terapia fisica basata sull’esercizio fisico-riabilitativo con pazienti che non ricevono nessuna tipologia di tratta- mento. O (outcome) Miglioramento della qualità di vita (QoL), della salute e dell’autonomia nel- le attività di vita quotidiana nei pazienti affetti dalla Charcot-Marie-Tooth Autore Item 1 Item 2 Item 3 Item 4 Item 5 Item 6 Item 7 Item 8 Item 9 Item 10 Item 11 Score Burns, J 2017 Y Y Y Y Y N Y Y Y Y Y 9/10 L. Mori 2019 Y Y N Y Y N N Y N Y Y 6/10 Robert, D 2004 Y Y N Y Y Y N Y Y Y Y 8/10 Eline, L 1999 Y Y Y Y N N N Y N Y Y 6/10 Nordby, P.A. 2007 Y Y Y Y Y N Y N Y Y Y 8/10 Rose, K. J. 2010 Y Y Y Y N N Y Y Y Y Y 8/10 Wallace, A 2019 Y Y Y Y N N Y Y Y Y Y 8/10
6
Valutazione clinico-ecografica degli effetti del trattamento della spasticità post-ictus con onde d’urto focali
E. Pisani1, M. Pelizzaro1, M. Iacobacci2, C.D. Ausenda1, L. Perucca3, A.M. Previtera4 1 U.O. Riabilitazione Intensiva ad Alta Complessità, Ospedale San Carlo Borromeo – ASST Santi Paolo e Carlo, Milano 2 Scuola di Specializzazione in Medicina Fisica e Riabilitativa, Università degli Studi di Milano 3 Dipartimento di Scienze Biomediche per la Salute, Università degli Studi di Milano 4 Dipartimento di Scienze della Salute, Università degli Studi di Milano Introduzione La spasticità è una delle sequele più comuni dell’ictus. Nella maggior parte dei casi si sviluppa precocemente e tende a progredire gradualmente interessando più di un terzo dei sopravvissuti a un anno dall’evento acuto [1]. Negli ultimi anni, la terapia extracorporea a onde d’urto (ESWT) è stata riconosciuta come sicura ed efficace nel trattamento della spasticità [2]; tuttavia, a oggi, non esistono ancora parametri definiti per il suo utilizzo clinico. Materiali e Metodi L’obiettivo principale dello studio è valutare, in pazienti affetti da spasticità dell’arto superiore in postumi di ictus, l’efficacia di un protocollo sperimentale di trattamento con onde d’urto focali sul dolore e sull’ipertono. Sono stati trattati i muscoli flessori di gomito, distretto muscolare in cui la spasticità si manifesta più frequentemente, a livello sia del ventre muscolare che della giunzione miotendinea. L’obiettivo secondario è valutare ecograficamente i muscoli pre e post-trattamento utilizzando la scala di Heckmatt Modificata [3] per evidenziare eventuali risposte morfologiche alla terapia del tessuto muscolare spastico. I parametri clinici ed ecografici sono stati studiati con un follow-up ad uno (T1), tre (T2) e sei mesi (T3) per valutare l’efficacia e l’andamento nel tempo dei risultati. Lo studio si è svolto presso l’U.O. di Riabilitazione Intensiva ad Alta Complessità dell’Ospedale San Carlo Borromeo di Milano. Sono stati reclutati 15 pazienti con diagnosi di ictus cerebrale sottoposti a un totale di tre sedute di terapia con onde d’urto a cadenza settimanale. Sono stati utilizzati i seguenti parametri di trattamento: intensità 0,12 mJ/mm2, numero di colpi 2000 (1000 nel ventre muscolare + 1000 nella giunzione miotendinea), frequenza 5 Hz. Come misure di outcome sono state utlizzate le seguenti scale: Numerical Rating Scale (NRS), Ashworth Modificata (MAS) e Heckmatt Modificata (MHS). Risultati Fig. 1. Corretto posizionamento della sonda sui muscoli target. I pazienti reclutati hanno un’età media di 61,2 anni, divisi in 9 maschi e 6 femmine, 9 con diagnosi di ictus ischemico, 6 con diagnosi di ictus emorragico, 7 con emiparesi sinistra, 8 con emiparesi destra. I pazienti arruolati sono stati sottoposti alla prima seduta del ciclo di terapia con onde d’urto focali con una media di 111,3 giorni (range 42-172) dall’evento indice. L’analisi dei dati ha evidenziato una riduzione statisticamente significativa (p<0.001) del dolore (NRS) e dell’ipertono spastico (MAS) al tempo T1 e T2. Alla valutazione ecografica non sono state rilevate modificazioni delle caratteristiche morfologiche ecografiche in nessuno dei periodi considerati. Tabella 1. Box-Plot delle scale NRS, MAS, MHS. Conclusioni Questo studio suggerisce che il trattamento con onde d’urto focali applicate in maniera combinata sul ventre muscolare e sulla giunzione miotendinea può essere efficace nella spasticità post-ictus. I pazienti hanno avuto una riduzione del dolore e dell’ipertono per la durata minima di tre mesi dal trattamento. Inoltre, la stabilizzazione nel tempo delle caratteristiche ecografiche dei muscoli trattati suggerisce che la terapia potrebbe avere un effetto positivo sulle proprietà reologiche del muscolo spastico. La significatività dei risultati ottenuti, così come la sostanziale assenza di fattori di confondimento e di effetti collaterali associati alla terapia, consentono di accreditare una notevole fiducia nell'utilizzo delle onde d'urto focali, anche in combinazione con altri tipi di terapie, nel trattamento della spasticità post-ictus. Bibliografia [1] Opheim A, Danielsson A, Alt Murphy M, Persson HC, Sunnerhagen KS. Upper-Limb Spasticity During the First Year After Stroke. Am J Phys Med Rehabil. 2014;93(10):884-896. [2] Xiang J, Wang W, Jiang W, Qian Q. Effects of extracorporeal shock wave therapy on spasticity in post-stroke patients: A systematic review and meta-analysis of randomized controlled trials. J Rehabil Med. 2018;50(10):852-859. [3] Moreta M.C., Fleet A, Reebye R, McKernan G, Berger M, Farag J, Munin M.C. Reliability and Validity of the Modified Heckmatt Scale in Evaluating Muscle Changes with Ultrasound in Spasticity. Arch of Rehabilitation Research and Clinical Translation 2020 Dec;2(4).
11
Infiltrazioni eco-guidate e facilitazione neuromuscolare propriocettiva come trattamento riabilitativo multidisciplinare in una paziente affetta da sclerosi multipla con spalla dolorosa: case report
INFILTRAZIONI ECO-GUIDATE E FACILITAZIONE NEUROMUSCOLARE PROPRIOCETTIVA COME TRATTAMENTO RIABILITATIVO MULTIDISCIPLINARE IN UNA PAZIENTE AFFETTA DA SCLEROSI MULTIPLA CON SPALLA DOLOROSA: CASE REPORT Paola Audino,1 Nicola Marotta,2 Lucrezia Moggio,3 Anna Tasselli,1 Francesco Fortunato,4 Renata Spalek,5 Maria Teresa Inzitari,1 Teresa Paolucci,6 Antonio Ammendolia,1 Alessandro de Sire1 1 Medicina Fisica e Riabilitativa, Dipartimento di Scienze Mediche e Chirurgiche, Università degli Studi “Magna Graecia» di Catanzaro, Catanzaro 2 Medicina Fisica e Riabilitativa, Dipartimento di Medicina Sperimentale e Clinica, Università degli Studi “Magna Graecia” di Catanzaro, Catanzaro 3 Medicina Fisica e Riabilitativa, Unità di Riabilitazione, Ospedale degli Infermi, Biella 4 Neurologia, Dipartimento di Scienze Mediche e Chirurgiche, Università degli Studi “Magna Graecia” di Catanzaro, Catanzaro 5 Terapia Occupazionale, Unità di Riabilitazione, Ospedale “Mons. L. Novarese”, Moncrivello, Vercelli 6 Dipartimento di Scienze Mediche, Orali e Biotecnologie, Università degli Studi G. D’Annunzio di Chieti-Pescara, Chieti Introduzione La sclerosi multipla (SM) è una delle patologie neurologiche a decorso cronico responsabile con più frequenza di disabilità nei giovani adulti [1], con un corteo clinico vasto e contraddistinto da progressivo deficit sensoriale, riduzione della forza muscolare e della coordinazione dei movimenti con riduzione della qualità della vita correlata alla salute (HRQoL) nei soggetti affetti [2]. Una manifestazione clinica tipica della SM è il dolore, classificabile in base ai meccanismi fisiopatologici combinati di natura neuropatica centrale e muscoloscheletrica. Considerando queste premesse, il presente caso clinico paradigmatico mira a valutare progressi in termini di riduzione del dolore, miglioramento dell’equilibrio e quindi della HRQoL applicando un approccio conservativo, che includa iniezioni intra-articolari di corticosteroidi e trattamento riabilitativo, in una donna affetta da SM con dolore alla spalla. Conclusioni Il presente caso clinico potrebbe essere in grado di dimostrare come un approccio multidisciplinare mirato alla riduzione del dolore possa favorire una ottimale aderenza al trattamento riabilitativo e conseguente aumento della funzionalità dell’arto superiore con recupero delle ADL e miglioramento della HRQoL della paziente affetta da SM RR con dolore neuropatico centrale alla spalla. Sarebbe opportuno considerare studi futuri per implementare il campione di pazienti e per prolungare le tempistiche di follow-up considerare un percorso riabilitativo combinato per questi pazienti neurologici. Bibliografia 1. Amatya B, Khan F, Galea M. Rehabilitation for people with multiple sclerosis: an overview of Cochrane Reviews. Cochrane Database Syst Rev. 2019 Jan 14;1(1):CD012732. 2. Spooren AI, Timmermans AA, Seelen HA. Motor training programs of arm and hand in patients with MS according to different levels of the ICF: a systematic review. BMC Neurol. 2012 Jul 2;12:49. . Metodi Lo studio prende in esame il caso clinico di una donna di 46 anni con diagnosi dal 2001 di SM “recidivante remittente” (RR), punteggio EDSS di 5,5, riferito trattamento con Tysabri (natalizumab) che nel 2021 si rivolge all’U.O.C di Medicina Fisica e Riabilitativa dell’A.O.U “Renato Dulbecco” di Catanzaro per dolore all’arto superiore e compromissione del funzionamento fisico insorti gradualmente, senza traumi e trattati con agenti antinfiammatori orali e analgesici, con scarso beneficio. Le indagini del caso hanno evidenziato un aggravamento dei sintomi per riacutizzazione di spalla dolorosa cronica destra da sindrome da conflitto subacromiale inveterato come da indagine radiologica ed ecografica. Alla raccolta anamnestica la paziente mostrava ipostenia degli arti superiori, dolore secondo la scala Numeric Rating Scale (NRS) pari a 5 a riposo e 8 durante i movimenti passivi. Il segno di Neer e il test di Hawkins sono risultati positivi con limitazione funzionale in tutti i movimenti attivi della spalla. Tabella 1. Diagramma di flusso dello studio Risultati I dati analizzati hanno mostrato, al termine del protocollo, un miglioramento in tutti gli items considerati evidenziando una riduzione del dolore spalla destra secondo la scala VAS di 5 punti. La misurazione della forza isometrica massima esercitata dai muscoli dell’arto superiore destro secondo l’Hand Grip Strength Test registra un punteggio di 15 al T0 e 20 a T4. La valutazione del Timed Up and Go Test rileva un punteggio basale di 25,41s a confronto di 8s a T4. La valutazione dei ROM sia passivi sia attivi mostra un miglioramento per tutti i movimenti considerati, significativo per la flessione attiva da 60° a T0 a 180° a T4; per la abduzione attiva da 75° a T0 a 180° a T4; rotazione esterna attiva da 45° a T0 a 70° a T4. La valutazione della forza muscolare tramite MRC evidenzia un importato miglioramento per tutti i gruppi muscolari, in particolare flessori da 2/5 a 4/5; adduttori da 2/5 a 4/5 (Tabella 2). Tabella 2. ROM e MRC valutati in diversi momenti. T0: basale, prima della prima iniezione; T1: una settimana dopo, prima della seconda iniezione; T2: dopo due settimane, prima della terza iniezione; T3: dopo tre settimane, prima del trattamento riabilitativo; T4: dopo sette settimane, al termine del trattamento riabilitativo. Legenda: ROM Range of Motion; MRC: Medical Research Council. Figura 2. Riabilitazione di un mese basata sulla facilitazione neuromuscolare propriocettiva Figura 1. Iniezione ecoguidata della borsa subacromiale destra tramite approccio anteriore L’intervento riabilitativo (Tabella 1) ha previsto tre iniezioni ecoguidate nella borsa subacromiale tramite approccio anteriore, una volta a settimana per tre settimane, con metilprednisolone acetato 40 mg/mL fl 1 mL e 2 mL di lidocaina 20 mg/mL (figura 1); a seguire un protocollo riabilitativo per un mese, tre sessioni a settimana per quattro settimane, basato sulla facilitazione neuromuscolare propriocettiva (PNF) per l’arto superiore (figura 2). Le valutazioni clinico- strumentali quali VAS, ROM, MRC, Hand Grip Strength Test, Nine-Hole Peg Test, Quick DASH, Berg Balance Scale, Timed Up and Go Test, 10 Meter Walk Test, Fatigue Severity Scale e EQVAS sono state eseguite al basale, prima della prima iniezione (T0); una settimana dopo, prima della seconda iniezione (T1); dopo due settimane, prima della terza iniezione (T2); dopo tre settimane, prima del trattamento riabilitativo (T3); dopo tre settimane, al termine del trattamento riabilitativo (T4).
16
L’efficacia della teleriabilitazione in un paziente con cerebrolesione acquisita cronica
XXIII CONGRESSO NAZIONALES.I.R.N. FIRENZE, 15 | 16 | 17 febbraio 2024 SOCIETÀ ITALIANA DI RIABILITAZIONE NEUROLOGICA L’efficacia della teleriabilitazione in un paziente con cerebrolesione acquisita cronica Caterina Pucci1, Francesco Riganello1, Lucia Francesca Lucca1, Maria Quintieri1, Gianmarco Cernuzio1, Marianna Contrada1, Loris Pignolo1, Paolo Tonin1, Maria Daniela Cortese1 1 Istituto S. Anna – Crotone, Italia E’ stata osservata l’efficacia della teleriabilitazione in una paziente di 33 anni. La paziente è stata arruolata nel percorso teleriabilitativo in seguito alla richiesta dei familiari, in quanto gli aspetti comportamentali della stessa, caratterizzati da isolamento sociale, apatia e dipendenza, risultavano poco funzionali nella vita domiciliare ed extra-domiciliare. Le funzioni cognitive della paziente sono state valutate in ingresso (T0) ed in uscita (T1) attraverso la somministrazione di test cognitivi specifici per memoria (Digit Span Test e Test delle 15 Parole di Rey), attenzione (Trail Making Test), abilità esecutive (Matrici progressive colorate di Raven, e il Weigl’s Sorting Test), prassie e abilità visuo-spaziali (Test di Copia di Disegni Geometrici con e senza elementi di programmazione ). Le componenti dell’umore sono state valutate attraverso i test State-Trait Anxiety Inventory (STAI forma x-1 e x-2), Beck Depression Inventory (BDI-II). La valutazione del carico dell’assistenza alla paziente da parte della famiglia è stata effettuata tramite il Caregiver Burden Inventory (CBI). Il percorso teleriabilitativo è stato effettuato tramite il Virtual Reality Rehabilitation System (VRRS) EVO della Khymeia (figura 1), mediante il modulo cognitivo costituito da esercizi per la memoria, l’attenzione, le prassie e le funzioni esecutive. Il trattamento è stato caratterizzato da sedute che proponevano esercizi di difficoltà crescente nel tempo. La durata di ogni sessione era stabilita in un colloquio clinico di 1⁄2 ora e 50 minuti di training cognitivo in modalità sincrona. Sono state programmate 24 sessioni per la durata di 2 mesi (3 sessioni per settimana). Fig. 1 TeleCockpit Materiali e Metodi Introduzione La teleriabilitazione si configura come un approccio emergente nel percorso riabilitativo dei pazienti, consentendo il proseguimento della riabilitazione nel proprio domicilio, abbattendo le barriere geografiche e logistiche1. Tale approccio risulta essere un elemento centrale nel percorso riabilitativo del paziente con cerebrolesione acquisita cronica2. In questo studio viene presentato il caso di una paziente con trauma cerebrale che accede al percorso teleriabilitativo dopo 15 anni dall’evento acuto. Fig. 2 Risultati del traning cognitivo con VRRS Tab. 1 Risultati test STAI, BDI e CBI Risultati La paziente, durante gli esercizi con il VRRS, non ha mostrato miglioramenti significativi nel tempo nelle varie componenti analizzate, raggiungendo nella prima settimana il suo massimo livello che rimaneva costante nelle settimane successive (Figura 2). Diversamente l’umore e l’ansia sono stati caratterizzati da un miglioramento emotivo-comportamentale osservato tramite i test STAI forma x-1 e x-2 e BDI-II. In modo simile al CBI è stato osservato un miglioramento del carico soggettivo, psicologico, fisico, sociale ed emotivo del familiare caratterizzato da una maggiore autonomia della paziente ed una diminuzione della assistenza richiesta nel tempo da parte della famiglia (Tabella1). TEST Descrizione Punteggio T0 Punteggio T1 TRAIT ANXIETY INVENTORY (STAI) Forma X-1 Valuta l’ansia di stato, tramite domande riferite a come il soggetto si sente al momento della somministrazione del questionario. 50 48 Forma X-2 Valuta l’ansia di tratto, con domande che indagano come il soggetto si sente abitualmente. 49 45 BECK DEPRESSION INVENTORY (BDI – II) Uno strumento self-report di 21 item per rilevare la gravità della depressione. 11 9 Il CAREGIVER BURDEN INVENTORY (CBI) Un questionario self-report utile alla valutazione dello stress caregiver principale. 24 15 Conclusioni Questo studio ha evidenziato le diverse sfaccettature della teleriabilitazione. Se da un lato non è stato osservato un miglioramento significativo nelle funzioni cognitive, dall’altro la teleriabilitazione si è dimostrata efficace nel miglioramento degli aspetti socio-comportamentali della paziente, incrementandone l’autonomia e migliorando l’aspetto del carico assistenziale della famiglia. Bibliografia 1 Md Fadzil NH, Shahar S, Rajikan R, et al. A Scoping Review for Usage of Telerehabilitation among Older Adults with Mild Cognitive Impairment or Cognitive Frailty. International Journal of Environmental Research and Public Health. 2022;19(7):4000. doi:10.3390/ijerph19074000 2 Mantovani E, Zucchella C, Bottiroli S, et al. Telemedicine and Virtual Reality for Cognitive Rehabilitation: A Roadmap for the COVID-19 Pandemic. Front Neurol. 2020;11:926. doi:10.3389/fneur.2020.00926
18
Adattamento a perturbazioni posturali prevedibili indotte da una pedana mobile in soggetti con malattia di Parkinson
METODI Marica GIARDINI1, Ilaria ARCOLIN1, Marco GODI1, Stefano CORNA1, Antonio NARDONE2,3 1Istituti Clinici Scientifici Maugeri Spa SB (IRCCS), sede di Veruno (NO), Italia 2Istituti Clinici Scientifici Maugeri Spa SB (IRCCS), Centro Studi Attività Motorie e Neuroriabilitazione e Unità Spinale, sede di Pavia, Italia 3Dipartimento di Scienze Clinico-Chirurgiche, Diagnostiche e Pediatriche, Università di Pavia, Italia INTRODUZIONE RISULTATI DISCUSSIONE & CONCLUSIONE BIBLIOGRAFIA Adattamento a perturbazioni posturali prevedibili indotte da una pedana mobile in soggetti con malattia di Parkinson Un soggetto sano (SS) che subisce lo spostamento improvviso della base su cui appoggia, utilizza una strategia di correzione dell’equilibrio che viene mediata dagli stessi input sensoriali che forniscono le informazioni sulla natura di quel movimento [1,2]. Al contrario, se il soggetto viene posto in piedi su una pedana traslante che si muove continuamente e prevedibilmente in direzione antero-posteriore, il Sistema Nervoso Centrale anticipa l’effetto della perturbazione attraverso risposte posturali riflesse e anticipatorie [3]. I soggetti, sottoposti ad allenamenti di questo genere, tendono ad aumentare la loro stabilità, adattando progressivamente le risposte posturali e riducendole di ampiezza man mano che le perturbazioni vengono somministrate [4-7]. Tra le caratteristiche della malattia di Parkinson (PD), l’instabilità posturale è uno dei sintomi principali nelle attività quotidiane. Infatti, le persone con malattia di Parkinson (PwPD) mostrano instabilità anche qualora le perturbazioni siano uguali e prevedibili [8- 9]. Le oscillazioni rimangono maggiori rispetto a quelle dei SS, soprattutto quando viene richiesto ai soggetti di chiudere gli occhi. Il presente lavoro si pone l’obiettivo di rispondere a 3 quesiti: 1) Avviene un adattamento nei segnali di elettromiografia (EMG) durante le perturbazioni prevedibili nei PwPD? E’ simile a quello riscontrabile nei SS? 2) Nei PwPD l’adattamento dei segnali EMG e della cinematica del corpo può essere migliorato attraverso una riabilitazione specifica per l’equilibrio? 3) L’eventuale miglioramento dell’equilibrio sulla pedana traslante nei PwPD si trasferisce anche nei compiti funzionali? Presso il Laboratorio di Postura e Movimento degli Istituti Clinici Scientifici Maugeri di Veruno, è stato eseguito lo screening di PwPD e SS. Coloro che rispondevano ai criteri prestabiliti, sono stati arruolati e valutati. A tutti i partecipanti è stato richiesto di stare in piedi bendati su una pedana mobile in continuo movimento antero-posteriore, con uno spostamento di 100 mm, ad una frequenza di 0.4 Hz per 45 cicli totali. È stata quindi registrata l’attività EMG, espressa come % della massima contrazione volontaria (MVC), dei muscoli tibiale anteriore (TA) e soleo (Sol) di entrambe le gambe durante l’intera durata della prova. La cinematica è stata valutata attraverso lo spostamento antero- posteriore, espresso come deviazione standard dell’oscillazione, di marcatori riflettenti posti sul malleolo laterale, gran trocantere e testa, rilevati da un sistema stereofotogrammetrico. Per quantificare l’adattamento è stato calcolato un indice di adattamento (IA), consistente nel rapporto percentuale tra le ampiezze o spostamenti (degli EMG o delle oscillazioni) tra gli ultimi sei e i primi sei cicli di perturbazioni. Ad adattamenti maggiori corrispondono quindi indici minori. I PwPD sono stati trattati tre volte/settimana, un’ora/die, per dieci sedute totali volte al miglioramento dell’equilibrio, senza mai allenare il cammino. Sono stati misurati i cambiamenti post-trattamento in: punteggio della scala Mini-BESTest, punteggio di Parkinson’s Disease Questionnaire-8, punteggio di Unified Parkinson’s Disease Rating Scale sezione motoria, punteggio di Falls Efficacy Scale-International, variabili spazio- temporali del cammino su tappeto baropodometrico, attività EMG di TA e Sol e oscillazione del corpo durante le perturbazioni indotte dalla pedana mobile, con i loro rispettivi IA. Sono stati reclutati 14 SS (età 69.9 ±4.5 anni) e 20 PwPD (età 68.7 ±6.9 anni; Hoehn-Yahr 2.3 ±0.3; Unified Parkinson’s Disease Rating Scale sezione motoria 18.7 ±6.2), in regime terapeutico stabile e valutati in fase on. Dopo il trattamento riabilitativo, i PwPD presentavano miglioramenti significativi delle variabili funzionali rispetto alla valutazione basale: Mini-BESTest (+3 punti, p<0.0005), Parkinson’s Disease Questionnaire-8 (-2 punti, p<0.05), Unified Parkinson’s Disease Rating Scale sezione motoria (-3, p<0.05), Falls Efficacy Scale-International (-4, p<0.05), velocità del cammino (+10 cm/s, p<0.005), cadenza (+4 semipassi/s, p<0.005) e lunghezza dei semipassi (+3 cm, p<0.005). 1) Avviene un adattamento nei segnali EMG durante le perturbazioni prevedibili nei PwPD? E’ simile a quello riscontrabile nei SS? L’ampiezza dell’attività EMG del TA e del Sol nel primo ciclo di perturbazione era simile tra PwPD e SS. Nei SS, l’attività del TA mostrava una rapida riduzione di ampiezza dopo pochi cicli; nei PwPD, il TA si riduceva lievemente, mentre l’EMG del Sol aumentava. Infatti, l’IA del Sol era circa 109% nei PwPD e 96% nei SS, mentre l’IA del TA era circa 100% in PwPD e diminuiva fino circa 68% nei SS (p<0.05). Anche i movimenti del corpo tendevano a ridursi nei primi cicli ma in minor misura nei PwPD. L’IA della testa era 90% nei SS e 112% nei PwPD (p<0.05); l’IA del gran trocantere mostrava invece un comportamento simile (96% nei SS e 111% nei PwPD, p<0.05). 2) Nei PwPD l’adattamento dei segnali EMG e della cinematica del corpo può essere migliorato attraverso una riabilitazione specifica per l’equilibrio? Dopo il trattamento riabilitativo, l’attivazione EMG sia del Sol che del TA diventava simile in ampiezza a quella dei SS, mostrando un andamento simile dopo i primi cicli. Stesso comportamento riguardava la cinematica, in cui si vedeva una riduzione nell’ampiezza delle oscillazioni. Anche l’IA era in riduzione, sia nel TA (p<0.005) che nel Sol (p<0.05), con valori circa sovrapponibili a quelli dei SS. Ugualmente l’oscillazione si riduceva significativamente sia per la testa che per il gran trocantere, con un IA che diventava inferiore rispetto a quello dei SS (p<0.0005 per entrambi). 3) L’eventuale miglioramento dell’equilibrio sulla pedana traslante nei PwPD si trasferisce anche nei compiti funzionali? L’attività del TA sembra essere importante per il controllo dell’equilibrio; infatti nei SS la riduzione dell’attivazione del TA diminuisce la co-contrazione muscolare, portando ad una minore destabilizzazione posturale nonostante le perturbazioni della pedana mobile. Al contrario, i PwPD mostravano difficoltà ad adattare l’attivazione del TA e a ridurre le oscillazioni del corpo. Queste anormalità, in termini di ampiezza e adattamento delle risposte di EMG e dei movimenti del corpo sulla pedana mobile, possono in parte spiegare l’instabilità dei pazienti nella vita di tutti i giorni e la loro difficoltà nel generare adattamenti posturali anticipatori [10]. In entrambi i gruppi, il Sol rimaneva invece costante o in lieve aumento nei PwPD, in linea con il suo ruolo di stabilizzatore posturale non soltanto in compiti statici ma anche durante perturbazioni. Al termine del periodo di allenamento dell’equilibrio, i PwPD mostravano un migliore adattamento, sia in termini di indice che di ampiezza di tutto l’EMG. Questo suggerisce che i PwPD abbiano ancora capacità di apprendimento motorio e possano quindi trarre beneficio dalla riabilitazione [11]. Il trasferimento di questo risultato si ripercuote sia nella scala di valutazione dell’equilibrio dinamico, che nei questionari clinici e nel cammino, pur non propriamente allenato. Ciò sottolinea l’importanza dell’allenamento dell’equilibrio come strumento per migliorare anche le funzionalità più dinamiche [12]. #18 0 20 40 60 80 100 120 140 PD HS TA Sol Adaptation Index of EMG (%) + SE * * 0 5 10 15 1 4 7 10131619222528313437404346495255 PD HS EMG TA (% MVC) SE Cycles 0 5 10 15 1 4 7 10131619222528313437404346495255 PD HS EMG Sol (% MVC) SE Cycles 0 20 40 60 80 100 120 140 PD HS Great Trochanter Head ** ** Adaptation Index of Oscillation (%) + SE Oscillation of A-P Head Displacement (mm) ± SE Cycles 20 30 40 50 60 1 4 7 10131619222528313437404346495255 PD HS 20 30 40 50 60 1 4 7 10131619222528313437404346495255 PD HS Oscillation of A-P Great Trochanter Displacement (mm) ± SE Cycles Indice di adattamento di EMG (%) + SE Indice di adattamento di oscillazione (%) + SE Cicli Cicli PwPD SS PwPD SS PwPD SS PwPD SS Testa Gran Trocantere Cicli Cicli PwPD SS PwPD SS Oscillazione in A-P della testa (mm) + SE Oscillazione in A-P del gran trocantere (mm) + SE 0 2 4 6 8 10 12 14 1 4 7 10131619222528313437404346495255 PD T1 PD T2 HS EMG Sol (% MVC) SE Cycles 0 2 4 6 8 10 12 14 1 4 7 10131619222528313437404346495255 PD T1 PD T2 HS EMG TA (% MVC) SE Cycles Cicli Cicli PwPD T1 PwPD T2 SS PwPD T1 PwPD T2 SS
20
Central Autonomic Network e prognosi precoce in pazienti con Disordini di Coscienza
XXIII CONGRESSO NAZIONALES.I.R.N. FIRENZE, 15 | 16 | 17 febbraio 2024 SOCIETÀ ITALIANA DI RIABILITAZIONE NEUROLOGICA Central Autonomic Network e prognosi precoce in pazienti con Disordini di Coscienza Francesco Riganello1, Martina Vatrano1, Maria Daniela Cortese1, Lucia Francesca Lucca1, Paolo Tonin1, Andrea Soddu2 1 Istituto S. Anna – Crotone, Italia 2 Physics & Astronomy Department and Western Institute for Neuroscience, University of Western Ontario, London, ON, Canada I Disordini di Coscienza (trad. Doc), come la Sindrome di Veglia Non Responsiva (SVNR) e lo Stato di Minima Coscienza (SMC), sono condizioni cliniche secondarie a danni cerebrali di varia eziologia1 e sono diagnosticate attraverso l’uso di scale comportamentali tra cui la Coma Recovery Scale-R (CRS-R)2. Stabilire una prognosi accurata è fondamentale per la definizione di un adeguato piano di trattamento e per la gestione del paziente. La Variabilità della Frequenza Cardiaca (trad. Introduzione HRV) è un indicatore della funzione del Sistema Nervoso Autonomo (SNA), che riflette l’interazione dinamicadell’attivitàsimpatico-vagaleinfluenzata dal Sistema Nervoso Centrale (SNC)3. Il Central Autonomic Network è un modello che descrive l’interazione bidimensionale tra SNA e SNC, e l’HRV rappresenta un suo output (Figura 1). Il nostro studio mira a predire l’esito di questi pazienti dopo tre mesi dall’ospedalizzazione analizzando l’HRV, utilizzando un approccio basato sulle Support Vector Machine (SVM). Fig. 1 Central Autonomic Network Sono stati reclutati 58 pazienti DoC (39 SVNR e 19 SMC) ricoverati presso l’unità di risveglio (UDR) dell’Istituto S. Anna di Crotone. Entro 10 giorni dal ricovero è stato valutato il livello di coscienza tramite CRS-R contestualmente alla registrazione dei parametri HRV (condizione di riposo e stimolazione sensoriale). A tre mesi dall’ospedalizzazione è stato Materiali e Metodi rivalutato il livello di coscienza. Sono stati considerati con esito positivo i pazienti SMC che miglioravano o mantenevano stabile il loro livello di coscienza e i pazienti SVA che passavano a SMC, mentre con esito negativo quelli in SVA e i pazienti SMC che peggioravano il loro livello di coscienza. Il modello SVM, per predire l’esito a tre mesi, ha utilizzato come parametri la deviazione standard della variabilità cardiaca (trad. SDNN), l’attività vagale misurata tramite la densità spettrale di potenza nell’alta frequenza (trad. HF) e l’entropia (trad. SampEn), ed inoltre il tempo intercorso tra l’evento acuto e ricovero nell’UDR (trad. Time from Injury) Risultati L’analisi statistica non ha mostrato differenze mostrato significative modificazioni dell’HRV un’accuratezza del 96% nel test di addestramento e del 100% nel test di validazione, confermando il valore prognostico dell’HRV nelle prime fasi dall’evento acuto. L’importanza dei parametri osservati nel modello SVM è evidenziata dall’incremento di errore prognostico quando uno di essi viene rimosso. (Figura 2). significative tra i gruppi SMC e SVNR nei parametri HRV in condizione di riposo. Tuttavia, durante la stimolazione, i pazienti SMC hanno rispetto alla condizione di riposo. Il modello SVM ha dimostrato un’elevata precisione nella Fig. 2 Modello SVM previsione dell’esito a tre mesi, con Conclusione I risultati sottolineano le potenzialità dell’analisi dell’HRV nella valutazione precoce a fine prognostico, dei pazienti con DoC. Questo approccio mette in evidenza la rilevanza dell’ interazione cuore-cervello nello studio del livello di coscienza in questa popolazione di pazienti, offrendo nuove informazioni potenzialmente utili nella loro diagnosi e cura. Bibliografia 1 Giacino, J. T. Disorders of consciousness: differential diagnosis and neuropathologic features. In Seminars in neurology vol. 17 105–112 ([New York]: Thieme Medical Publisher Inc., 1997). of Neurology; the American Congress of Rehabilitation Medicine; and the National Institute on Disability, Independent Living, and Rehabilitation Research. Neurology 91, 461–470 (2018). 3 Benarroch, E. E. THE AUTONOMIC NERVOUS SYSTEM: BASIC ANATOMY AND PHYSIOLOGY. CONTINUUM: Lifelong Learning in Neurology 13, 13–32 (2007). 2 Giacino, J. T. et al. Comprehensive systematic review update summary: Disorders of consciousness: Report of the Guideline Development, Dissemination, and Implementation Subcommittee of the American Academy
23
Ischemia cerebrale in giovane donna con arterite di Takayasu: descrizione di un caso clinico.
E. Pisani1, M. Pelizzaro1, P. Canella2, M. Iacobacci2, M. Meggiolaro2, C.D. Ausenda1, L. Perucca3 . 1 U.O di Riabilitazione Intensiva ad Alta Complessità, Ospedale San Carlo Borromeo – ASST Santi Paolo e Carlo, Milano 2 Scuola di Specializzazione in Medicina Fisica e Riabilitativa, Università degli Studi di Milano 3 Dipartimento Scienze Biomediche della Salute, Università degli Studi di Milano, IRCCS Istituto Auxologico Italiano, U.O. Riabilitazione Neuromotoria – Auxologico Capitanio, Milano L’arterite di Takayasu (AT) è una vasculite dei grossi vasi associata a un’infiammazione granulomatosa che si presenta prevalentemente nelle donne di età compresa tra i 20 e i 40 anni [1]. Tutti i grossi vasi possono essere colpiti ma principalmente sono coinvolti l’arteria succlavia e omonima, l’aorta, le arterie carotidi comuni e le arterie renali. La diagnosi di AT può richiedere tempo per essere confermata a causa della vasta gamma di sintomi e la mancanza di criteri diagnostici standardizzati [2]. Attualmente, la modalità di imaging più comunemente utilizzata per la diagnosi di AT è l’angio-TC e per il follow-up è preferibile l’angio-RM [3]. Si descrive il caso clinico e il percorso riabilitativo di una giovane paziente con arterite di Takayasu, il cui iter diagnostico è stato complesso per l’interessamento apparentemente isolato dei soli vasi cerebrali. Una paziente di 34 anni è stata ricoverata nel reparto di Neurologia dell’Ospedale di Vibo Valentia per comparsa di impaccio motorio e parestesie all’arto superiore sinistro, associati a cefalea. Sono stati eseguiti vari esami diagnostici tra cui TC e RM encefalo, nonché rachicentesi con riscontro di bande oligoclonali. L’angio RM evidenziava lesioni ischemiche sia acute che subacute su entrambi gli emisferi cerebrali con stenosi e irregolarità delle arterie principali e coinvolgimento più marcato dell’emisfero destro. Si formulava diagnosi di emisindrome sinistra in paziente con Sclerosi Multipla, per cui veniva impostata terapia steroidea. Tre giorni dopo è stata nuovamente ricoverata per peggioramento del quadro neuromotorio. All’ Angio-TC si riscontrava stenosi dell’ICA destra e sinistra con regolare perfusione delle arterie vertebrali e della basilare. Veniva quindi presa in carico dall’U.O. di Neurologia dell’Ospedale San Carlo Borromeo di Milano. Per lo studio del circolo arterioso cerebrale è stata eseguita una panangiografia in cui si evidenziavano gravi stenosi delle arterie carotidi interne, cerebrali anteriori, cerebrale media destra e cerebrale posteriore sinistra. Tale esame ha posto il sospetto di sindrome di Moyamoya a seguito del quale la paziente è stata trasferita nel reparto di Riabilitazione Intensiva ad Alta Complessità per iniziare il trattamento riabilitativo. A completamento diagnostico è stata eseguita una PET total body che ha evidenziato reperti patologici a livello dell’aorta toracica e delle coronarie, in prima ipotesi di significato flogistico. Nel sospetto di una vasculite dei grandi vasi veniva prescritta TC torace e addome con studio angiografico, coronaro-TC e Cardio-RM. Alla luce del riscontro di ectasia dell’arco aortico e stenosi all’origine del tripode celiaco il caso è stato discusso da un team multidisciplinare che ha posto diagnosi di AT con interessamento cerebrale, dei tronchi sovra-aortici, dell’arco aortico e del tripode celiaco. Dal punto di vista funzionale la paziente presentava un quadro di emiparesi spastica brachio-crurale sinistra prevalente all’arto superiore, mentre la deambulazione pareto-atassica era possibile con assistenza di un operatore. È stato impostato un Progetto Riabilitativo Individuale focalizzato sugli obiettivi primari del miglioramento dell’autonomia deambulatoria e del trattamento precoce dell’ipertono spastico. Il trattamento riabilitativo intensivo ha permesso un miglioramento funzionale globale al momento della dimissione (Barthel Index Modificato 35→76). Inoltre, il trattamento focale della spasticità con tossina botulinica di tipo A (Botox), eseguito a un mese dall’evento indice, ha contribuito a un miglioramento del quadro funzionale dell’arto superiore permettendo alla paziente di afferrare piccoli oggetti e di essere più autonoma nella cura personale. Il caso clinico presentato mette in luce le complessità che emergono nella diagnosi di malattie vascolari cerebrali nei pazienti giovani, una realtà sempre più rilevante nelle strutture riabilitative. La necessità di giungere a una diagnosi tempestiva risulta cruciale per garantire un esito ottimale nel percorso riabilitativo. Il quadro sintomatologico variegato e spesso aspecifico richiede una valutazione approfondita e un approccio multidisciplinare per escludere o confermare patologie quali l’arterite di Takayasu, la cui manifestazione clinica può coinvolgere unicamente la vascolarizzazione cerebrale. L’importanza di considerare la connessione tra le manifestazioni cerebrali e quelle sistemiche, che talvolta decorrono asintomatiche, è fondamentale per una gestione accurata di casi simili. Una più ampia conoscenza delle varie presentazioni cliniche è essenziale per migliorare la precisione della diagnosi e ottimizzare le terapie. Questa prospettiva ampliata, integrando un approccio diagnostico precoce e mirato, potrebbe influenzare positivamente il management dei casi complessi come quello qui presentato. Bibliografia [1] R. Holton-Burke, S. Laurenzano, S. Phillips, L. B. Stover, S. Radhakrishna, and M. Khare, “Takayasu’s Arteritis in a Patient With Preexisting Autoimmune Disease,” Clin. Pediatr. (Phila)., vol. 60, no. 4–5, pp. 210–213, 2021. [2] D. Simeonova, T. Georgiev, and T. Shivacheva, “Takayasu arteritis associated with autoimmune/inflammatory syndrome induced by adjuvants: a case-based review,” Rheumatol. Int., vol. 43, no. 5, pp. 975–981, 2023. [3] A. S. Chandhu and D. Danda, “Current Diagnosis and Management of Takayasu Arteritis,” Int. Heart J., vol. 64, no. 4, pp. 519–534, 2023. Introduzione Materiali e Metodi Risultati Conclusioni Ischemia cerebrale in giovane donna con arterite di Takayasu: descrizione di un caso clinico Figura 1. Angio-TC che mostra stenosi dell’ICA destra e sinistra con regolare perfusione delle arterie vertebrali e basilare
25
Validazione della versione italiana della Munich Swallowing Score (MUCSS) in pazienti con disfagia neurogena
La Munich Swallowing Score (MUCSS) è uno strumento clinico di valutazione del livello funzionale delle abilità deglutitorie di saliva/secrezioni, alimenti e liquidi. È costituita da due scale di otto livelli ciascuna: la Munich Swallowing Score-Saliva (MUCSS-S) e la Munich Swallowing Score-Alimentazione (MUCSS-A). VALIDAZIONE DELLA VERSIONE ITALIANA DELLA MUNICH SWALLOWING SCORE (MUCSS) IN PAZIENTI CON DISFAGIA NEUROGENA Validazione italiana della scala MUCSS. MATERIALI E METODI BIBLIOGRAFIA  Bartolome G, Starrost U, Schröter-Morasch H, Schilling B, Fischbacher L, Kues L, Graf S, Ziegler W. Validation of the Munich Swallowing Score (MUCSS) in patients with neurogenic dysphagia: A preliminary study. NeuroRehabilitation 2021; 49(3): 445-57.  Sousa VD, Rojjanasrirat W. Translation, adaptation and validation of instruments or scales for use in cross-cultural health care research: a clear and user-friendly guideline. J Eval Clin Pract. 2011 Apr;17(2):268-74.  I risultati mostrano che la versione italiana della scala MUCSS ha buone proprietà psicometriche  Lo studio verrà sottomesso ad una rivista scientifica internazionale per uso e divulgazione nella pratica clinica e di ricerca Munich Swallowing Score – Saliva (MUCSS-S) 1 Cannula tracheostomica assente, deglutizione della saliva non compromessa 2 Cannula tracheostomica assente, occasionalmente voce gorgogliante e/o espettorazione (intervalli > 1 ora) 3 Cannula tracheostomica assente, frequente voce gorgogliante e/o espettorazione (intervalli ≤ 1 ora) 4 Cannula tracheostomica senza cuffia, cannula fenestrata o stoma stent per aspirazione di saliva/secrezioni 5 Cannula tracheostomica tenuta scuffiata per > 12 ore e < 24 ore al giorno 6 Cannula tracheostomica tenuta scuffiata per > 1 ora e ≤ 12 ore al giorno 7 Cannula tracheostomica tenuta scuffiata per ≤ 1 ora al giorno 8 Cannula tracheostomica sempre cuffiata Munich Swallowing Score – Alimentazione (MUCSS-A) 1 Alimentazione orale totale senza restrizioni 2 Alimentazione orale totale con lievi restrizioni: diverse consistenze di alimenti e almeno una consistenza liquida senza l’uso di strategie di compenso oppure uso di strategie di compenso senza restrizioni di consistenze di alimenti e di liquidi 3 Alimentazione orale totale con moderate restrizioni: diverse consistenze di alimenti e almeno una consistenza liquida con uso di strategie di compenso 4 Alimentazione orale totale con severe restrizioni: solo una consistenza di alimenti e/o liquidi addensati con o senza strategie di compenso 5 Alimentazione prevalentemente per via orale: più della metà del fabbisogno giornaliero, fabbisogno residuo per via enterale/parenterale 6 Alimentazione orale parziale: > 10 cucchiaini al giorno fino alla metà del fabbisogno giornaliero, fabbisogno residuo per via enterale/parenterale 7 Minima assunzione di cibo per via orale: ≤ 10 cucchiaini al giorno, fabbisogno residuo per via enterale/parenterale 8 Assunzione di cibo esclusivamente per via enterale/parenterale 1. Traduzione interculturale (Sousa et al., 2011). 2. Valutazione clinica e strumentale delle abilità deglutitorie: • Functional Oral Intake Scale (FOIS); • valutazione dei nervi cranici mediante Test I&I.; • valutazione endoscopica della deglutizione (FEES) e compilazione della Penetration Aspiration Scale (PAS) e Yale Pharyngeal Residue Severity Rating Scale; • Somministrazione delle scale MUCSS-S e MUCSS-A da parte di due logopediste in cieco, risomministrazione a distanza di una settimana (affidabilità inter- e intra-operatore); • Somministrazione delle scale post-trattamento (T1). RISULTATI CARATTERISTICHE DESCRITTIVE DEL CAMPIONE Partecipanti N= 50 Età, anni, media ± SD 65 ± 12.18 Sesso, femmine/maschi, n(%) 17 (34%) /33 (66%) Tempo dall’evento, settimane, media ± SD 86 ± 140.9 Cannula tracheostomica, assenza/presenza, n(%) Baseline, *T1, n(%) Baseline 37 (74%) / 13 (26%) 29 (88%) / 4 (12%) Nutrizione enterale/parenterale, assenza/presenza, n(%)Baseline, *T1, n(%) Baseline 33 ( 66%) /17 (34%) 25 (76%) / 8 (24%) • Coerenza interna accettabile per alpha=0.72 della prima valutazione, alpha=0.70 della seconda valutazione; • eccellente concordanza per MUCSS-S (Ks=0,89) e per MUCCS-A (KA= 0.88) con percentuale di accordo complessiva del 92% per il primo dominio e del 90% per il secondo dominio; • eccellente affidabilità per la scala nel punteggio totale (ICC=0.96) e suddivisa per domini MUCCS-S (ICC=0.97) e MUCCS-A (ICC=0.96); • validità verificata tra MUCSS e FOIS con coefficienti di correlazioni significativi (tutti P-value< 0.05); INTRODUZIONE OBIETTIVO CONCLUSIONI G. Gottardo, E. Castagnetti, M. Costanza, M. Scamardella, M. Zampieri, I. Koch, S. Nordio Ospedale IRCCS San Camillo, Venezia – Lido * In corso di validazione
27
Il questionario “Sveva calls”: un nuovo strumento per la valutazione della compliance dell’attività riabilitativa autosomministrata a domicilio
SIRN, 15-17 Febbraio 2024, Firenze BACKGROUND La Sclerosi Multipla (SM) è una malattia demienilizzante cronica, il quale porta una disabilità moderata-severa. I sintomi che si manifestano possono essere variabili e comprendono la fatigue, disordini dell’equilibrio, perdita di coordinazione, forza e sensibilità. Una riabilitazione continua può apportare miglioramenti nelle fasi post- acute ed è utile per il mantenimento, anche se può essere costosa per il sistema sanitario pubblico o per i pazienti stessi. Per questo motivo i protocolli a “domicilio’’ autosomministrati possono migliorare la qualità di vita dei pazienti, ma non disponiamo di alcuno strumento per valutare la compliance ai trattamenti a domicilio autosomministrati. Il Questionario Sveva calls (SC) è un rapido questionario telefonico con un range da 0 (no esercizi) a 9 (pienamente compliante) basato sui questionari di compliance per la terapia farmacologica già presenti in letteratura. Questionario Sveva Calls: un nuovo questionario per la valutazione del rispetto dell’attività fisica a domicilio Rosario Giacalone1 , Andrea Polidori 1,2, Margherita Monti Bragadin1,2, Caterina Sgarito2, Giampaolo Brichetto1,2, Valeria Prada1,2 1Italian Multiple Sclerosis Foundation, Genova, Italy 2Italian Multiple Sclerosis Association, Genova, Italy METHODS Sono stati reclutati nello studio 64 persone con sclerosi multipla (pcSM) con EDSS ≤ 6.5, (EDSS 3.67±1.82, 20M/44F). Nel reclutamento, ogni paziente ha eseguito la valutazione prima e dopo il protocollo, 6-minute walk test (6MWT), time up and go (TUG) e stabilometria. Un protocollo di attività è stato creato basandoci sulla severità della malattia secondo tre gradi di disabilità 0-2.5, 3 -4.5, 5-6.5 e assegnato ai pazienti, raccomandando i pazienti di svolgere il training 3 volte a settimana per 4 mesi. Ogni due settimane veniva loro chiesto di rispondere a 8 domande del questionario telefonico riguardo agli esercizi e all’aderenza al protocollo. DISCUSSION Anche se lo studio è ancora in corso, possiamo affermare che il questionario Sveva Calls è un questionario facile da somministrare, veloce e potrebbe essere promettente per monitorare i pazienti per gli esercizi a domicilio e per gli studi di ricerca. I dati hanno mostrato che i pazienti tendono a diminuire la compliance nel tempo e il minimo del punteggio della SC è alla 14a settimana. Inoltre, è presente una correlazione tra la compliance e la gravità di malattia. Un buon numero di partecipanti allo studio ha dichiarato di essere molto felice di rispondere a un professionista una volta ogni due settimane. Le pcSM che hanno eseguito gli esercizi con maggiore compliance hanno mostrato un miglioramento o un mantenimento delle performance al 6MWT e al TUG, sostenendo l’ipotesi che un esercizio continuato può contribuire al benessere delle pcSM. In conclusione, lo SC può essere un questionario veloce e affidabile e potrebbe essere prognostico per il monitoraggio delle condizioni dei pazienti. Sono necessari ulteriori studi per validare il questionario e trovare risultati più significativi. Valeria Prada Italian MS Foundation – FISM valeria.prada@aism.it Disclosure: Rosario Giacalone has nothing to disclose, Valeria Prada has nothing to disclose, Andrea Polidori has nothing to disclose, Margherita Monti Bragadin has nothing to disclose, Caterina Sgarito has nothing to disclose, Giampaolo Brichetto has nothing to disclose THIS STUDY HAS BEEN SUPPORTED BY FISM RESULTS 64 pcSM (EDSS 3,67±1,82, 20M/44F) sono state reclutate. Al momento, abbiamo registrato 6 drop out, mentre 45 pcSM hanno terminato i 4 mesi di follow up compresa la valutazione finale. 19 pcSM stanno terminando lo studio e i loro dati sono incompleti. Non sono stati segnalati eventi avversi tra i pazienti che hanno seguito il training e il numero molto basso di drop out conferma che il protocollo è facilmente eseguibile e ben tollerato dalle pcSM. La media totale delle risposte dello SC nell’arco di 4 mesi è 4,8±0,46 (n=49). Il test stabilometrico non correla con SC, ma è ancora in valutazione poiché mancano le analisi di tutti i parametri. Caratteristiche dei pazienti (N=64) Sesso (M/F) 20 / 44 Età (media ±DS) 53,1±11,9 anni Età (range) 25-77 Durata malattia (mean±DS) 14,29±9,43 mesi Durata malattia (range) 1-41 anni Forma 40 RR, 10 PP, 14 SP EDSS (mean±DS) 3,67±1,82 EDSS (range) 0,5-6,5 ‘Il Questionario Sveva Calls’ è un questionario non validato con 8 domande a risposta chiusa che abbiamo somministrato ai nostri pazienti ogni 2 settimane per verificare la loro compliance agli esercizi quotidiani. Il punteggio massimo è di 9 punti e coincide con la massima compliance. 49 pazienti hanno completato tutti i follow up. Non ci sono correlazioni tra l’EDSS e i punteggi dello Sveva Calls all’inizio dei follow-up, ma dopo 12 settimane il punteggio dello Sveva Calls cambia. La compliance dei pazienti sembra diminuire in maniera statisticamente significativa (p˂ 0.05) proporzionalmente alla gravità della malattia. 49 pazienti hanno completato i 4 mesi di follow-up. Il punteggio dello Sveva Calls scende costantemente per le prime 14 settimane e sembra aumentare alla 16a settimana. 45 pcSM hannno completato il follow up e la valutazione finale. I dati confermano che un più alto score al questionario SC corrisponde a un miglioramento o a un mantenimento della performance nel TUG e nel 6MWT. Immagini del “protocollo domiciliare” che abbiamo somministrato ai pazienti con gli esercizi, in base alla gravità della malattia. < 0 2 4 6 8 0 2 4 6 8 10 Sveva calls after 2 weeks EDSS SVEVA CALLS ns 0 20 40 60 80 0 1 2 3 Sveva Calls Total Score T1/T0 TUG * 0 20 40 60 80 0.0 0.5 1.0 1.5 2.0 Sveva Calls Total Score T1/T0 6MWT * 2w 4w 6w 8w 10w 12w 14w 16w 0 2 4 6 8 10 SC over time Weeks Sveva Calls 0 2 4 6 8 0 2 4 6 8 10 Sveva calls after 12 weeks EDSS SVEVA CALLS * 0 2 4 6 8 0 2 4 6 8 10 Sveva calls after 16 weeks EDSS SVEVA CALLS ns ↑SC score ↓T1/T0 TUG (p˂ 0.05) ↑SC score ↑ T1/T0 TUG (p˂ 0.05)
31
Il Servizio OBERON un modello di riabilitazione personalizzata per la gestione e l’assistenza integrata di pazienti con disordini cronici della coscienza e dei loro caregiver, nella Regione Calabria
SOCIETÀ ITALIANA DI RIABILITAZIONE NEUROLOGICA Il Servizio OBERON: un modello di riabilitazione personalizzata per la gestione e l’assistenza integrata di pazienti con disordini cronici della coscienza e dei loro caregiver, nella Regione Calabria M. Contrada1 , M. G. Raso1 , M. E. Pugliese1 , L. Romania1 , L. Mercurio1 , M. V. Gallo1 , S. Liperoti1 , F. Coschignano1 , A. Pagliuso1 , A. Brigandì1 , L. Caligiuri1 , I. Dominici1 , P. Tonin1 , L. Lucca1 , L. Pignolo1 , F. Scarfone1 , I. Mantia1,A. Mauro1 1 Istituto S. Anna – Research in Advanced Neurorehabilitation, Crotone, Italia Nel 2009, nasce il Servizio OBERON (SO) per la gestione e l’assistenza integrata di pazienti cronici in condizioni di bassa SO, si basa su di un sistema di telemedicina, nello specifico di telemonitoraggio, ossia una modalità operativa che permette il responsività (pazienti in SV/Sindrome di l’erogazione delle prestazioni sanitarie Vigilanza o Veglia Non Responsiva, SVNR e/o in Stato di Minima Coscienza, SMC). necessarie al paziente ed il supporto ai familiari (Raso et al., 2021). La famiglia svolge, infatti, un ruolo importante nel fornire supporto sociale, emotivo e pratico al paziente con esiti di Grave Cerebrolesione Acquisita (GCA), ed è pertanto fondamentale nell’intero rilevamento e la trasmissione a distanza di processo riabilitativo del paziente. Il sovraccarico emotivo e il distress psicofisico, dato dall’assistenza ai propri congiunti, influenza inoltre pesantemente anche la qualità della loro vita e delle relazioni familiari e sociali, con conseguente riduzione degli interessi personali e dei momenti di svago. Di conseguenza, è essenziale riconoscere i bisogni della famiglia che appare esposta, proprio a causa dell’eccessivo carico assistenziale a cui è chiamata, ad un forte rischio di sintomatologia psichiatrica. Bibliografia 1 Raso, M. G., Arcuri, F., Liperoti, S., Mercurio, L., Mauro, A., Cusato, F., … & Cerasa, A. (2021). Telemonitoring of patients with chronic traumatic brain injury: A pilot study. Frontiers in Neurology, 12, 598777. 2 Laureys S, Celesia GG, Cohadon F, Lavrijsen J, León-Carrión J, Sannita WG, Sazbon L, Schmutzhard E, von Introduzione parametri vitali e clinici in modo continuo per mezzo di sensori e medical device. Per mezzo del telecontrollo medico, il SO garantisce Data la cronicità della patologia dei loro cari, sono stati somministrati questionari ad hoc che misurino la fatica e le tensioni a cui sono esposti tali “caregiver”. Sono stati trattati, nel periodo tra gennaio 2023 a dicembre 2023, 53 pazienti (32m e 21f; età media di 56 anni; residenti in 5 diverse province della Regione Wild KR, Zeman A, Dolce G; European Task Force on Disorders of Consciousness.Unresponsive wakefulness syndrome: a new name for the vegetative state or apallic syndrome. BMC Med. 2010 Nov 1;8:68. doi: 10.1186/1741-7015-8-68. 3 Lezak, M. D., & O’Brien, K. P. (1988). Longitudinal study of emotional, social, and physical changes after traumatic brain injury. Journal of Learning Disabilities, 21(8), 456-462. Materiali e Metodi Calabria) e intervistati 53 familiari (52 caregiver primari e 1 caregiver secondario; 40f e 13m), attraverso la somministrazione di un questionario costruito ad hoc per misurare il livello di soddisfazione del servizio erogato, il Caregiver Burden Inventory e la Zarit Burden Interview, per misurare il carico assistenziale e il Neuropsychiatric Inventory, che valuta i sintomi neuropsichiatrici e comportamentali dell’assistito per frequenza, gravità e stress emotivo del caregiver, prevedendo un teleconsulto attraverso videochiamate mirate a verificare le condizioni del paziente ed a supportare la famiglia. Risultati Il sovraccarico emotivo e il distress psicofisico, dato dall’assistenza ai propri congiunti, influenza pesantemente anche la qualità della loro vita e delle relazioni familiari e sociali, con conseguente riduzione degli interessi personali e dei momenti di svago (Graf.1; Tab.1; Tab.2). Tab.1 Statistiche descrittive: Tab.2 Correlazioni tra le variabili sociodemografiche dei pz variabili cliniche-sociodemografiche e dei caregiver e variabili cliniche e neuropsichiatriche campione Caregiver (Pearson test) Min Max M DS 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 Età 21 85 52,35 13,133 1 Età pz- Scol 5 23 11,86 4,508 2 Sesso CBI 12 60 36,92 12,674 caregiver 3 Età caregiver 4 Scolarità Caregiver – Conclusioni Come definita più recentemente da Laureys et al. (2010), lo SV o SVNR può essere considerato un vero e proprio paradosso emotivo per i familiari, perché non permette l’elaborazione di un vero lutto, essendo il paziente ancora in vita, rendendo quindi socialmente inaccettabile un allontanamento dal paziente e la possibilità stessa di elaborazione (Lezak & O’Brien 1988). Diventa quindi, di necessaria importanza la “costruzione sul caregiver” di un intervento al di fuori di un setting psicoterapeutico classicamente strutturato. ZARIT 10 30 19,41 6,453 – NPI Freq 0 25 7,78 6,312 5 CBI- NPI Gravità 0 18 5,53 4,553 6 ZARIT Punteggio- NPI a x b 0 52 12,49 12,346 NPI distress 0 28 8,14 7,582 7 NPI Frequenza- CBI (Caregiver Burden Inventory) ZARIT (Zarit Burden Interview) 8 NPI Gravità- NPI (Neuropsychiatric Inventory) 9 NPI a x b- 10 NPI distress – Questi risultati sottolineano la necessità di adeguate terapie di supporto psicologico e cognitivo per i familiari di pazienti con disordini di coscienza, anche considerando il loro delicato coinvolgimento nel processo decisionale clinico e nell’assistenza. CBI (Caregiver Burden Inventory) ZARIT (Zarit Burden Interview) NPI (Neuropsychiatric Inventory) Oberon
36
Realtà virtuale immersiva e controllo del cammino: esplorarazione delle influenze del doppio compito nei disturbi funzionali del cammino
REALTA’ VIRTUALE IMMERSIVA E CONTROLLO DEL CAMMINO: ESPLORAZIONE DELLE INFLUENZE DEL DOPPIO COMPITO NEI DISTURBI FUNZIONALI DEL CAMMINO Francesca Salaornia, M. Gandolfi a, G. Bonardia, C. Perina, M. Crestania, A. Sandria, L. Malgarisea, F. Schenaa, L.Avanzinob,c, E. Pelosinb,d, C. Geroin a, D. Vidalee, M.Pirinie, M.Fiorioa, Michele Tinazzi a a Department of Neurosciences, Biomedicine and Movement Sciences, University of Verona, Verona, Italy. b Ospedale Policlinico San Martino, IRCCS, Genoa, Genoa,Italy c Section of Human Physiology, Department of Experimental Medicine, University of Genoa, Genoa, Italy. d Department of Neuroscience, Rehabilitation, Ophthalmology, Genetics, Maternal and Child Health, University of Genoa, Genoa, Italy. e Khymeia SRL, Padua, Italy I disturbi motori funzionali (FMD) rappresentano un a condizione altamente disabilitante, caratterizzata da alterazioni del movimento inconsistenti nel tempo, modificabili dalla distrazione e clinicamente incongruenti con i classici disturbi del movimento. Tra i sintomi maggiormente impattanti rientrano i disturbi funzionali del cammino (FGD). Nonostante l’attuale letteratura ci fornisca delle prove sulla possibile influenza del dual-tasking nella performance durante il cammino, ad oggi non sono presenti studi che indaghino i possibili effetti dell’impiego di un dispositivo di realtà virtuale immersivo (VR) [2-3]. La realtà virtuale risulta essere uno strumento adatto ad indagare l’effetto sui sintomi del disturbo motorio funzionale, approfondendo la comprensione del meccanismo di «sense of agency» ed attenzione. L’obiettivo primario è stato di esplorare gli effetti di un protocollo di realtà virtuale immersiva sui parametri spazio-temporali del cammino in pazienti con FGD, comparando i risultati con soggetti con malattia di Parkinson (PD), disturbo motorio funzionale (FMD) e soggetti sani. INTRODUZIONE OBIETTIVO DELLO STUDIO MATERIALI E METODI Complessivamente, 46 soggetti con FMD (età: 39.6 ± 13.2 anni; F: 63.1%), 20 PD (età: 65.1 ± 8.2 anni; F: 25%) e 43 soggetti sani (età: 35.3 ± 15.2 anni; F: 67.4%), sono stati sottoposti ad un’analisi spazio-temporale del cammino, mediante sensori indossabili (solette baropodometriche, FeetMe), in otto diverse condizioni (cammino libero, ST; doppio compito cognitivo, cDT; e fissazione visiva, vDT), sia in ambiente reale (RE), sia in ambiente virtuale (VR, realtà virtuale immersiva, Khymeia SRL, Italia) (Figura 1 e 2). Gli effetti del dual task e della realtà virtuale sono stati considerati, sulla base di un’analisi preliminare dei dati raccolti in ambiente reale, come misura di inferenza sulla velocità del cammino, la lunghezza del passo, la variabilità del tempo del ciclo del passo e il tempo di doppio appoggio. Figura 2: Protocollo dello studio Complessivamente, tutte le variabili hanno mostrato una significatività statistica per l’effetto task; mentre solamente per la velocità e la lunghezza del passo si rileva un effetto gruppo. Rispetto ai controlli sani emerge un peggioramento significativo per gli FMD in entrambe le variabili, mentre i PD mostrano un peggioramento significativo solamente per quanto concerne la lunghezza del passo. L’interazione task x gruppo risulta significativa solo sulla lunghezza del passo (p<0.001) (Figura 3). Nello specifico, rispetto ai controlli sani emerge un peggioramento significativo in tutte le prove per gli FMD, mentre per i PD mostrano un peggioramento significativo maggiore nei compiti cognitivi. Contrariamente, sul tempo di doppio appoggio e sulla variabilità del tempo di oscillazione non si raggiunge significatività statistica. * * Figura 1. Demografica gruppi: 0, Soggetti sani; 1, FMD; 2, PD RISULTATI DISCUSSIONE I risultati di questa indagine esplorativa evidenziano una riduzione della performance nel cammino nei soggetti con FMD e PD rispetto ai controlli sani. Tuttavia, nonostante il dual-task riduca la performance, le misure di automaticità sono risultate sovrapponibili ai controlli sani. I nostri risultati fanno luce sui meccanismi di controllo del cammino di “high level” nei soggetti con FMD, suggerendo che le misure di automaticità del cammino potrebbero rappresentare un biomarcatore diagnostico e prognostico. Work supported by #NEXTGENERATIONEU (NGEU) and funded by the Ministry of University and Research (MUR), National Recovery and Resilience Plan (NRRP), project MNESYS (PE0000006) – A Multiscale integrated approach to the study of the nervous system in health disease (DN. 1r553 11.10.2022) Corresponding author: Figura 3: Anova Misure Ripetute per la lunghezza del passo. Controlli sani FMD PD 1 e 7: single task RE; 2 e 8: vDT RE; 3: cDT RE; 4: vDT VR corridoio; 5: 4: vDT VR città ; 6: cDT VR città BIBLIOGRAFIA [1] Tinazzi M et al. Parkinsonism Relat Disord 2021; 91:32-36. [2] Schiza E et al. Front Robot AI. 2019; 6:100. [3] Gandolfi M et al. Parkinsonism Relat Disord. 2023; 105-291. francesca.salaorni_02@univr.it
38
Integrazione dei sistemi a esoscheletro non-overground nel processo neuroriabilitativo per il precoce training del passo dopo stroke: dalle evidenze a un algoritmo per il clinical decision-making
In neuroriabilitazione i dispositivi robotici sono ormai ampiamente diffusi, ma nella pratica clinica quotidiana rimane ancora discusso il tema relativo all’appropriatezza di utilizzo di queste tecnologie. Il documento finale frutto della recente Conferenza Nazionale di Consenso CICERONE fornisce delle raccomandazioni sull’utilizzo dei dispositivi robotici, senza tuttavia entrare nello specifico delle singole tecnologie [1]. Questo lavoro si concentra in particolare sull’applicazione dei sistemi a esoscheletro non-overground in pazienti con esiti di ictus in fase post-acuta e sub-acuta (<6 mesi dall’evento), utilizzando come principale riferimento per l’impostazione del trattamento robotico il punteggio secondo la scala FAC (Functional Ambulation Categories) prima del trattamento [1,2]. • sviluppare, sulla base delle evidenze di letteratura e dell’esperienza clinico-riabilitativa, un algoritmo per il clinical decision-making applicabile in un setting neuroriabilitativo intensivo in pazienti affetti da ictus in fase post-acuta e subacuta Dall’analisi della letteratura, i dispositivi a esoscheletro non-overground utilizzati per il precoce training del passo robot-assistito erano i sistemi Lokomat ® e Walkbot® che risultavano tra loro simili [3]. • ricercare le evidenze disponibili in letteratura sull’utilizzo dei sistemi a esoscheletro non-overground in merito ai criteri di selezione dei pazienti, al timing di somministrazione dell’intervento terapeutico e alle modalità di attuazione Il lavoro di revisione degli articoli di letteratura ha riguardato pazienti adulti affetti da ictus in fase post-acuta e sub-acuta. Si sono ricercate le evidenze medico-scientifiche disponibili per il precoce training del passo con sistemi robotici, circoscrivendo l’ambito di studio in particolare a quelli con esoscheletro non- overground. Gli studi primari individuati dalle principali banche dati online (PubMed, Pedro e Cochrane Library) sono stati selezionati sulla base di specifici criteri di inclusione ed esclusione. Il Laboratorio di Tecnologie Robotiche Riabilitative dell’Ospedale Riabilitativo Villa Rosa di Pergine Valsugana (TN) dispone di diverse tecnologie, tra le quali quelle per il trattamento degli arti inferiori e il training del cammino sono i dispositivi Erigo®, Lokomat® e un treadmill con allevio di carico Biodex®. Integrazione dei sistemi a esoscheletro non-overground nel processo neuroriabilitativo per il precoce training del passo dopo stroke: dalle evidenze a un algoritmo per il clinical decision-making INTRODUZIONE RISULTATI e DISCUSSIONE Dai dati di letteratura è stato possibile costruire un protocollo FAC- based da utilizzare come riferimento, nella pratica clinica, per la terapia robot-assistita. Tuttavia, l’impostazione della terapia, il settaggio dei parametri e la loro regolazione deve comunque rimanere personalizzata sulla base delle condizioni cliniche del paziente e alla sua risposta ed evoluzione durante il trattamento. MATERIALI e METODI CONCLUSIONI BIBLIOGRAFIA 1. C. C. CICERONE. Documento definitivo a cura della Giuria, 2022. 2. Mehrholz J et al. Cochrane Database Syst Rev. 2017. 3. Lee HY et al. Medicine (Baltimore). 2021 May 7; 100(18). 4. Ada L et al. J Physiother. 2010; 56(3): 153-61. Quaglia D • Maggiano G • Nervo A • Capovilla E • Clementi B • Svaldi S • Coser R • Zadra A • Cervigni G • Bonavita J U.O. di Medicina Fisica e Riabilitazione 2, Ospedale Riabilitativo Villa Rosa, APSS Trento – Direttore: dott. Jacopo Bonavita OBIETTIVI Walkbot (P&S Mechanics, Seoul, Republic of Korea) Lokomat® (Hocoma AG, Volketswil, Switzerland) LOKOMAT WALKBOT Selezione dei pazienti (quadro clinico e funzionale, capacità residue, etc.)  assenza di controindicazioni (gravi deficit cognitivi, grave spasticità/contrazioni muscolari agli AAII, problematiche cardiovascolari, controindicazioni alla verticalizzazione e/o alla mobilizzazione)  stabilità clinica ed emodinamica (sia in posizione seduta che in postura eretta)  NOTE: maggiori benefici in pazienti gravi – PRIORITÀ ALTA (non deambulanti, con necessità di elevata assistenza, in particolare FAC<3 entro 3 mesi dall’evento acuto [1,2,4]) Timing di somministrazione (tempo di inizio del trattamento e dosaggio) Inizio precoce, non appena soddisfatti i criteri di selezione  FAC = 0 → trattamento intensivo frequenza – elevata | n° sedute, durata e ciclo – bassi  FAC crescente da 1 a 5 → trattamento progressivamente meno intensivo frequenza - decrescente | n° sedute, durata e ciclo - crescenti Modalità di attuazione (impostazione e regolazione dei parametri del robot) Al crescere della FAC da 0 a 5: • BWS% e Forza Guida% valori decrescenti da 100% fino verso lo 0% | regolazioni con step di 5-10% • velocità del treadmill crescente da 0,5 a 3,0 km/h 83% (10 RCT) 17% (2 RCT) FAC-based Robotic Treatment Protocol
46
Il ruolo della fisioterapia come intervento epigenetico nella sindrome di Prader-Willi: uno studio su due casi clinici
Bibliografia – Tzika E, Dreker T and Imhof A (2018). Epigenetics and Metabolism in Health and Disease. Front. Genet. 9:361.doi: 10.3389/fgene.2018.00361 – Bellicha A, Coupaye M, Mosbah H, Tauber M, Oppert JM, Poitou C. Physical Activity in Patients with Prader-Willi Syndrome-A Systematic Review of Observational and Interventional Studies. J Clin Med. 2021 Jun 7;10(11):2528. doi: 10.3390/jcm10112528. PMID: 34200339; PMCID: PMC8201387. – Ko J, Kim M. Reliability and responsiveness of the gross motor function measure-88 in children with cerebral palsy. Physical therapy. 2013 Mar 1;93(3):393-400. Introduzione L’epigenetica ha un ruolo centrale nella modifica dell’espressione genica indipendente da modificazioni alla sequenza del DNA (Tzika E et al., 2018). Studi recenti hanno portato alla presa di coscienza dell’importanza dell’attività fisica nella regolazione dei meccanismi che modificano l’espressione fenotipica dei geni associati alle sindromi (Bellicha A et al., 2021). Nella fattispecie, in questo studio, si analizza il ruolo cruciale della fisioterapia pediatrica nella Sindrome di Prader-Willi (PWS) e di come essa incida sull’evoluzione della patologia. Materiali e Metodi Questo studio si è concentrato sul caso di due bambini con PWS nati pretermine, con lo scopo di valutare come la diagnosi tempestiva e la presa in carico precoce possano incidere, attraverso adeguate stimolazioni e modificazioni ambientali, sull’evoluzione della patologia. L’approccio fisioterapico si è basato su varie tecniche di stimolazione sensoriale, quali massaggio infantile e gioco, che consentano ai bambini di raggiungere le tappe motorie nella maniera adeguata. La quantificazione dei risultati si è ottenuta attraverso la somministrazione della scala di valutazione Gross Motor Function Measure (Ko J & Kim M, 2013). Il ruolo della fisioterapia come intervento epigenetico nella sindrome di Prader-Willi: uno studio su due casi clinici. Pietro Chessa1, Giuseppina Pichiri1, Rita Porcu1 1Università degli Studi di Cagliari Conclusioni Il lavoro effettuato ha rimarcato l’importanza della fisioterapia come impatto positivo sulla PWS. Il controllo epigenetico tramite l’utilizzo della fisioterapia come approccio terapeutico, associato alla partecipazione della famiglia nel percorso riabilitativo, rappresenta una prospettiva innovativa e promettente. Questa ricerca offre un contributo per spiegare meglio l’interazione tra ambiente e genetica nello sviluppo delle malattie, andando ad ampliare la comprensione dell’epigenetica e aprire nuove prospettive sulla pratica medica con terapie più mirate e personalizzate. (Tzika E et al., 2018) Risultati I risultati ottenuti sono riassunti nel diagramma di Gantt sottostante: Entrambi i casi hanno mostrato un effetto positivo dell’approccio fisioterapico sull’evoluzione della PWS e sono risultati sovrapponibili in termini di acquisizione di tappe motorie e di adeguatezza dei tempi. Intorno ai 3 mesi hanno raggiunto il controllo del capo; ai 7 mesi è stata raggiunta la posizione seduta che ha rappresentato una tappa fondamentale per poter passare alla stazione eretta, raggiunta agli 11 mesi con conseguente navigazione costiera.
51
L’intelligenza artificiale nell’integrazione di sensori domotici e dispositivi riabilitativi: dati preliminari di uno studio longitudinale pilota (HoSmartAI) per il recupero neuromotorio
L’intelligenza artificiale nell’integrazione di sensori domotici e dispositivi riabilitativi: dati preliminari di uno studio longitudinale pilota (HoSmartAI) per il recupero neuromotorio Contact details: Giorgia Pregnolato, e-mail: giorgia.pregnolato@hsancamillo.it Take Home Messages: • La tecnologia ci permette di trattare 2 pazienti nello stesso momento, pur mantenendo l’efficacia riabilitativa. • L’integrazione di dispositivi riabilitativi e sensori domotici all’interno della stanza SMART sono apprezzati e definiti attrattivi dal paziente. Prospettive Future: • Definire caratteristiche cliniche e livello funzionale del paziente che beneficia dal trattamento nella stanza SMART • Definire benefici economici del nuovo modello riabilitativo HosmartAI Risultati – il campione Giorgia Pregnolato, Sara Federico, Martina Regazzetti, Mirko Zitti, Enrico Dal Pozzo, Blazej Cieslik, Pawel Kiper Laboratorio di Tecnologie per l’Innovazione Sanitaria, Ospedale IRCCS San Camillo, Lido di Venezia, Italia Introduzione L’utilizzo dell’intelligenza artificiale(AI) in ambito sanitario è in crescente aumento, ma la possibilità di applicazione in ambito neuroriabilitativo è ancora un tema da investigare (1). L’integrazione di dispositivi riabilitativi e sensoristica domotica può fornire informazioni specifiche rispetto ai progressi del paziente (2,3). Nel progetto europeo HoSmartAI (European Union’s Horizon 2020, grant No. 101016834) l’obiettivo principale è quello di avviare un ospedale basato su metodi di AI. Pilot #3: uno degli otto trial in corso presso l’Ospedale IRCCS San Camillo, Lido di Venezia OBIETTIVO: definire produttività ed efficacia clinica di un nuovo modello neuroriabilitativo, in cui i pazienti svolgono un trattamento motorio in una stanza controllata con AI che permette di monitorare i pazienti in trattamenti individuali (1:1) o in gruppo (1:2). Bibliografia (1) Patel UK et al., Artificial intelligence as an emerging technology in the current care of neurological disorders. J Neurol. 2021. DOI: 10.1007/s00415-019-09518-3. (2) Cleland J et al., A scoping review to explore the health, social and economic outcomes of home automation for people with disability. Disabil Rehabil Assist Technol. 2023 DOI: 10.1080/17483107.2023.2196308. (3) Zeleňák K et al., How to Improve the Management of Acute Ischemic Stroke by Modern Technologies, Artificial Intelligence, and New Treatment Methods. Life (Basel). 2021. DOI: 10.3390/life11060488. Materiali e Metodi Fig.1: La stanza SMART in cui i pazienti eseguono il trattamento con i dispositivi robotici e di realtà virtuale (15 sedute, 1h/giorno, 5v/settimana, 3 settimane). Sensoristica Domotica Sensoristica Domotica Riabilitazione Tecnologica Riabilitazione Tecnologica Fig.2: All’interno della stanza SMART, sono stati installati sensori domotici che raccolgono dati di presenza del paziente, e li sincronizzano ai dati dei dispositivi riabilitativi (AMADEO, PABLO, Tyromotion GmbH; VRRS EVO, OAK, Khymeia Group), grazie ad una infrastruttura cloud (Khymeia group). E’ possibile inoltre monitorare l’ambiente e la presenza dei pazienti tramite App (Vimar SpA). La scelta del dispositivo e del modello organizzativo di trattamento (1:1 o 1:2) è avvenuto in seguito alla somministrazione di un protocollo di scale cliniche che definisse il profile funzionale del paziente. Popolazione di studio • Adulti (> 18 anni) • Pazienti con diagnosi di patologia neurologica • Non presenza di: grave deficit cognitivo e di comprensione, epilessia • Pazienti arruolati, N= 40 • Drop-out, N=3 • Gruppo 1:1, N=26 • Gruppo 1:2, N=14 • 11 patologie neurologiche 50% ictus (9 destro, 11 sinistro) Risultati – valutazione clinica (N=37) Scale cliniche Questionari Gruppo 1:1 (N=24) Gruppo 1:2 (N=13) P Between groups Pre-terapia Media(SD) Post-terapia Media (SD) p Pre-terapia Media(±SD) Post-terapia Media (±SD) p BBS 32.97 (18) 37.97 (17.33) < .001* 23.23 (21.1) 31.85 (19.1.) 0.028* 0.81 TCT 79.31(29.7) 83.22 (27.26) 0.117 66.08 (38.1) 76.69 (36.2) 0.100 0.262 10 MWT 0.49 (0.4) 0.60 (0.50) 0.007* 0.37 (0.32) 0.53 (0.5) 0.014* 0.701 FAC 2.84 (1.8) 3.38 (1.64) 0.002* 1.85 (1.7) 2.69 (1.8) 0.034* 0.396 BBT (right) 34.78 (15.7) 39.22 (16.72) 0.004* 30.69 (16.8) 39.62 (14.4) 0.006* 0.147 BBT (left) 33.84 (14.9) 36.50 (17.72) 0.022* 28.85 (15.2) 29.85 (18.1) 0.168 0.197 NHPT (right) 0.40 (0.3) 0.45 (0.25) 0.195 0.45 (0.27) 0.45 (0.27) 0.447 0.987 NHPT (right) 0.35 (0.2) 0.37 (0.20) 0.006* 0.33 (0.25) 0.33 (0.25) 0.055 0.726 RPS (right) 31.91 (9.5) 32.18 (8.53) 0.481 32.3 (5.8) 33.39 (5) 0.371 0.935 RPS (left) 31.75 (9.3) 31.84 (9.16) 0.789 31.9 (7.4) 32.15 (6.8) 0.371 0.205 SUS 69.03 (14.4) 73.82 (14.14) 0.154 67.11 (12.1) 70.19 (8.5) 0.575 0.31 EQ-5D (VAS score) 52.81(22) 64.75 (13.68) 0.007* 0.59 (0.22) 0.64 (0.3) 0.415 0.642 EQ-5D (Totale) 8.62 (1.8) 8.09 (1.72) 0.017* 0.61 (0.33) 0.61 (0.2) 0.475 0.786 UEQ (Attractiveness) 1.64 (1.2) 2.32 (0.74) 0.008* 2.1 (0.72) 2.19 (1) 0.787 0.507 Tab.1: Protocollo clinico somministrato prima e dopo il trattamento e relativi risultati nei due differenti gruppi (1:1, 1:2). Significatività definita per p-value ≤ 0.05. Abbreviazioni: BBS= Berg Balance Scale; TCT= Trunk Control Test; 10MWT= 10 Meters Walking Test; FAC= Functional Ambulation Scale; BBT= Box and Blocks Test; NHPT= Nine Hole Pegboard Test; RPS= Reaching Performance Scale; SUS= System Usability Scale; EQ-5D= EuroQol Group ; UEQ= User Experience Questionnaire. Fig.4 Numero di dispositivi utilizzati per ogni patologia: OAK, VRRS (RVAI, RVAS) (Khymeia Group); AMADEO, PABLO (Tyromotion). Abbreviazioni: RVAI= Realtà Virtuale Arto Inferiore; RVAS= Realtà Virtuale Arto Superiore. Cloud App Smartphone Cloud App Smartphone Fig.3 Patologie (%) dei pazienti arruolati nel progetto HosmartAI
54
Trattamento riabilitativo con dispositivo robotico per l’arto superiore in paziente affetto da sclerosi multipla: un case report
Trattamento riabilitativo con dispositivo robotico per l’arto superiore in paziente affetto da sclerosi multipla: un case report Codice di Riferimento: 54 Pozzi, S. DATER Riabilitazione Ospedaliera, UA Riabilitazione Ospedale Bellaria, UOSI Riabilitazione Sclerosi Multipla Ferriani, M. Università degli studi di Bologna, Scuola di Medicinna e Chirurgia, Corso di Laurea in Fisioterapia Venturi, L. DATER Riabilitazione Ospedaliera, UA Riabilitazione Ospedale Bellaria, UOSI Riabilitazione Sclerosi Multipla Lugaresi, A. IRCCS – Istituto delle Scienze Neurologiche Bologna – UOSI Riabilitazione Sclerosi Multipla Ospedale Bellaria Sabattini, L. IRCCS – Istituto delle Scienze Neurologiche Bologna – UOSI Riabilitazione Sclerosi Multipla Ospedale Bellaria INTRODUZIONE Tab. 1 Valutazione test clinici pre e post trattamento Nel 76% dei pazienti affetti da sclerosi multipla (SM) sono presenti limitazioni funzionali e motorie agli arti 70 superiori che impattano sensibilmente le Attività di Vita Quotidiana (ADL), amplificando il livello di disabilità sia 60 nella espressione singola, sia in associazione a compromissione di altri distretti motori. Inoltre alterazioni della sensibilità profonda e superficiale, dolori articolari della catena cinetica dell’arto superiore, componenti aprassiche e atassiche della motilità fine, tremore distale e/o dismetria e aspetti cognitivi influiscono 40 sensibilmente sulla gestualità finalistica. La disomogeneità del quadro in corso di SM non semplifica il compito 30 del riabilitatore nel progetto riabilitativo dell’arto superiore. Le moderne tecnologie offrono ipotesi di progettualità avanzate e verificabili. Lo studio attuale valuta, in un caso selezionato, gli effetti di un trattamento riabilitativo dell’arto superiore eseguito con una tecnologia specifica (device robotico ®Pablo), sistema end- effector con modalità attiva e finalità interattiva/rieducativa in ambiente virtuale semi-immersivo con feedback uditivo/visivo utilizzando il sensore principale della mano. MATERIALI E METODI Il soggetto di 32 aa, con diagnosi di SM con forma Relapsing Remitting (RR) diagnosticata nel 2022 e con punteggio alla scala Expanded Disability Status Scale (EDSS) di 2.5, in fase di stabilità clinica, destrimane, presentava all’esame obiettivo clinico neurologico lieve impaccio nelle prove di motricità fine, alterazioni funzionali in alcune ADL (prese fini e di coordinazione intra-limb) e alterazioni della sensibilità superficiale dell’arto superiore sinistro (dolorifica e vibratoria nel lato ulnare). I seguenti test clinici sono stati sottoposti prima e al termine dell’intervento riabilitativo: analisi della sensibilità della mano e avambraccio (termica, vibratoria, dolorifica e superficiale), valutazione “Range of Motion” (ROM) articolare mano/polso, valutazione della forza mano/polso, “9 Hole Peg Test” (9HPT), “Brief International Cognitive Assessment for Multiple Sclerosis” (BICAMS) e rilevazione dati oggettivi di ROM e forza muscolare, prese fini attraverso il device ®Pablo (migliore prova di tre esecuzioni). Sono state eseguite 10 sedute riabilitative per 2 volte alla settimana, con esercizi mirati alla manualità fine della mano ed esercizi al polso dell’arto superiore sinistro, associando giochi differenti ad ogni movimento indirizzato al trattamento riabilitativo e proponendo giochi di livello e tempi crescenti nell’arco delle dieci sedute riabilitative. Si è graduata la difficoltà di ogni esercizio dal minimo disponibile fino al livello massimo e il tempo di gioco è stato incrementato partendo da 1 minuto nella prima seduta fino a due minuti alla decima seduta. Tab. 2 Valutazione clinica della forza muscolare Pre trattamento Post Trattamento Tab. 3 Valutazione robotica della forza muscolare Pre Post 140 RISULTATI 120 100 80 Dalla elaborazione dei dati rilevati si sono evidenziati le seguenti osservazioni: lieve miglioramento delle informazioni sensoriali distalmente; ROM articolare eseguito con strumentazione robotica migliore nella pronazione (+61°) ma peggiore nella supinazione (-27°), mantenimento dell’abduzione radiale polso con 60 peggioramento della abduzione ulnare (-24°), ROM di flessione ed estensione del polso non significativamente modificati; esecuzione del 9HPT migliorata nel lato dominante (12%) piuttosto che nel lato non dominante (9%); nessun cambiamento al confronto della BICAMS; nella valutazione clinica la forza nell’arto superiore sinistra globalmente migliorata soprattutto nella flesso/estensione delle dita globale(5%), nell’adduzione delle dita (18%) e nelle opposizioni pollice/medio (5%), pollice/anulare (12%), pollice/mignolo (19%); forza muscolare rilevata con il dispositivo migliorata nella estensione globale delle dita (82%), nell’opposizione pollice/medio (10%), pollice/anulare (75%) e pollice/mignolo (50%), nelle prese interdigitale medio/anulare (38%) e anulare/mignolo (67%), nella presa laterale (29%) e nella tridigitale (68%). CONCLUSIONI Il device ®PABLO ha offerto la possibilità di eseguire una valutazione oggettiva, oltre alla personalizzazione del trattamento facilitando l’allenamento senso-motorio attraverso l’exergaming. I risultati osservati in questo studio suggeriscono che il sistema ®PABLO con i suoi giochi interattivi ha ottenuto una buona compliance sulla paziente, con feedback visivi e sonori risultati positivi per migliorare parzialmente i deficit sensoriali alla mano trattata e alcuni aspetti della manualità fine dell’arto superiore sinistro, in particolare la forza dei mm. flessori ed estensori delle dita, dei mm. Interossei dorsali e dei mm. oppositori del primo e quinto dito. È prevista nella nostra osservazione un controllo dei parametri ad un follow up a tre mesi dal trattamento terminato. Tale dispositivo può rappresentare una buona strategia per la riabilitazione della mano nei pazienti affetti da sclerosi multipla, necessitando tuttavia ulteriori studi per evidenziarne l’efficacia. Sensor – based technology for upper limb rehabilitation in subjects with multiple sclerosis: a randomized controlled trial. Marco Tramontano, Giovanni Morone, Sara De Angelis, Laura Casagrande Conti, Giovanni Galeoto e Maria Grazia Grasso. Article in Restorative Neurology and Neuroscience – Semptember 2020. DOI: 10.3233/RNN-201033 Upper limb rehabilitation interventions using virtual reality for people with multiple sclerosis: A systematic review. Amy Webster, Matthieu Poyade, Scott Rooney, Lorna Paul. DOI.ORG/10.1016/J.MSARD.2020.102610 – 2020. Effect of video-based exergaming on arm and cognitive function in persons with multiple sclerosis: A randomized controlled trial. Asiye Tuba Ozdogara Ozge Ertekinb, Turhan Kahramanc, Pinar Yigitd, Serkan Ozakbase. DOI.ORG/10.1016/J.MSARD.2020.101966 – 2019 80 50 20 10 0 6 5 4 3 2 1 0 Pre trattamento Post Trattamento 40 20 0 MFIS SF MFIS SC MFIS SP MFIS Tot Abilhand 9HPT 1DH 9HPT 2DH 9HPT 9HPT SDMT 1NDH 2NDH CVLT-II
65
L’importanza di EDSS ed età nella valutazione funzionale e robotica dei disordini posturali e di equilibrio: confronto tra quattro gruppi di pazienti con SM a disabilità lieve e moderata
L’importanza di EDSS ed età nella valutazione funzionale e robotica dei disordini posturali e di equilibrio: confronto tra quattro gruppi di pazienti con SM a disabilità lieve e moderata A. Quaglia, Università degli Studi Di Bologna, IRCCS – Istituto delle Scienze Neurologiche Bologna ● S. Pozzi, Bologna DATER Riabilitazione Ospedaliera, UA Riabilitazione Ospedale Bellaria, UOSI Riabilitazione Sclerosi Multipla ● L. Venturi, Bologna DATER Riabilitazione Ospedaliera – UA Riabilitazione Ospedale Bellaria, UOSI Riabilitazione Sclerosi Multipla ● A. Lugaresi, Bologna IRCCS – Istituto delle Scienze Neurologiche Bologna – UOSI Riabilitazione Sclerosi Multipla Ospedale Bellaria – Bologna. ● L. Sabattini, Bologna IRCCS – Istituto delle Scienze Neurologiche Bologna – UOSI Riabilitazione Sclerosi Multipla Ospedale Bellaria Introduzione: Il 50-80% delle persone con sclerosi multipla (pwMS) manifesta disturbi dell’equilibrio sin dall’esordio di malattia, con minima o nessuna disabilità. Le alterazioni della regolazione posturale sono tra i sintomi maggiormente riscontrati in pazienti con SM (75% dei casi) sia in fase di riacutizzazione, che come aspetto di danno funzionale stabilizzato, specie nelle forme progressive in cui condiziona in maniera grave l’autonomia del soggetto nelle varie componenti di mobilità, passaggi posturali e trasferimenti nell’ambiente. Strumento essenziale che permette di quantificare l’impairment è la valutazione funzionale composta da varie scale specifiche. Accanto a queste il dispositivo robotico (Hunova®) valuta quantitativamente risposte proattive e reattive nella stazione eretta e nella postura seduta con dati misurabili e riproducibili. Obiettivo: Descrivere alterazioni posturali e dell’equilibrio lievi, subcliniche o clinicamente evidenti in una coorte di pazienti con diagnosi certa di SM, attraverso la valutazione strumentale (dispositivo robotico Hunova®) e le scale cliniche della valutazione funzionale. Ulteriore scopo è di esaminare con quale relazione le variabili EDSS ed età influiscono sulla performance dei pazienti esaminati e sul decorso della malattia; il confronto è stato fatto tra quattro gruppi di pazienti divisi per EDSS ed età: Pazienti e metodi: Sono stati reclutati 158 pwSM con diagnosi certa (109 femmine,49 maschi): il gruppo 0 era composto da 21 pz. con età media 30.9 (± 6.2) e con EDSS medio 2.5, il gruppo 1 da 53 pz. con età media 52.3 (± 7.2) e con EDSS medio 2.5, il gruppo 2 da 10 pz. con età media 36.36 (± 2.9) e con EDSS medio 4.95, il gruppo 3 da 74 pz. con età media 56.0 (± 8.0) e con EDSS medio 5.5. Sono stati valutati con le scale cliniche Berg Balance Scale (BBS), Timed Up and Go (TUG), 10 Meter Walk Test (10MWT), Activity Balance Confidence (ABC), Modified Fatigue Impact Scale (MFIS) e con il sistema robotico per i seguenti parametri: equilibrio statico in piedi OA- OC, equilibrio passivo, equilibrio elastico, equilibrio reattivo, limiti di stabilità, Five times sit to stand test. L’analisi statistica è stata condotta con il test di Kruskal-Wallis. Risultati: I quattro gruppi confrontati tra loro mostrano differenze statisticamente significative. Nell’equilibrio statico in piedi su pedana è presente significatività per AREA OC, AREA OA, DIST MEDIA OA, DIST MEDIA OC, LUNGHEZZA DELLA TRAIETTORIA DEL COP-OC. Nell’equilibrio statico in piedi del tronco a occhi chiusi sono significativi il QdMoVOC, il RANGE OSCILLAZIONE AP-OC, RANGE OSCILLAZIONE ML-OA e il RANGE OSCILLAZIONE ML-OC. Nell’equilibrio elastico in piedi su pedana sono significative l’AREA OA, la DISTANZA MEDIA RMS OA e la LUNGHEZZA TRAIETTORIA OA. Nell’equilibrio elastico in piedi del tronco c’è significatività nella QUANTITÀ MOVIMENTO, nel RANGE OSCILLAZIONE AP-OA, nel RANGE OSCILLAZIONE ML-OA. Nell’equilibrio passivo occhi-aperti si mostrano significativi la QUANTITÀ di MOVIMENTO-OA e il RANGE DI OSCILLAZIONE ML-OA. Nei limiti di stabilità su pedana il MAX COP in AVANTI e l’AREA DI STABILITÀ sono significativi, mentre nei limiti di stabilità del tronco solo il MAX INCLINAZIONE AVANTI risulta parametro significativo. Nel Reactive Balance si evidenziano come significativi il RANGE DI OSCILLAZIONE TRONCO AP-DESTRA e il TEMPO DI STABILIZZAZIONE A DESTRA. Infine, il Five times Sit to Stand test mostra significatività nella DURATA, nel TEMPO ALZATA-SEDUTA, nel TEMPO ALZATA, nel TEMPO DI SEDUTA. ETÀ EDSS GRUPPO 0 18 – 39 aa 0 – 3.5 GRUPPO 1 40 – 64 aa 0 – 3.5 GRUPPO 2 18 – 39 aa 4 – 6.5 GRUPPO 3 40 – 64 aa 4 – 6.5 13% 34% 6% 47% 4 GRUPPI DI PAZIENTI GRUPPO 0 GRUPPO 1 GRUPPO 2 GRUPPO 3 Bibliografia • M. H. &. N. Y . Cameron; Balance, gait, and falls in multiple sclerosis, vol. 159, Handb Clin Neurol, (2018), p. 237–250. • Saglia JA, Luca A, Squeri V e al. Design and development of a novel core, balance and lower limb rehabilitation robot: hunova ®. IEEE Int Conf Rehabil Robot, (2019), 417-422. • S. Caselli, L. Sabattini, D. Cattaneo, J. Jonsdottir, G. Brichetto, S. Pozzi, A. Lugaresi, F. La Porta; When ‘good’ is not good enough: Rasch analysis of the Berg Balance Scale for persons with Multiple Sclerosis, abstract presentato al RIN (2022). Conclusioni: Dal confronto infragruppo si conferma l’EDSS come fattore determinante di significatività: come atteso vi è discordanza maggiore tra i valori ottenuti dai gruppi a EDSS lieve (0,1) e moderato (2,3) confrontati tra loro, in cui lo score del paziente è proporzionale al grado di EDSS. Un secondo fattore importante è l’età che in combinazione con il decorso della malattia è associato a una peggiore performance laddove è più avanzata: l’età è dunque una variabile cruciale, poiché può celare aspetti subclinici in soggetti giovani con lieve impairment attraverso meccanismi di compensazione, presenti anche con un decorso di tipo progressivo e una clinica evidente. Dal confronto dei gruppi con i rispettivi cut-off di normalità del macchinario Hunova emerge che a parità di EDSS moderato (4-6.5) l’andamento dei giovani (gr.2, età 18-39 aa) è peggiore rispetto agli adulti (al gr.3, età 40-64 aa): ciò si può imputare alle caratteristiche del campione, quali esordio e decorso della malattia, e alla performance del gruppo di controllo usato per stabilire i dati normativi. Si rilevano, inoltre, alterazioni nel controllo posturale già in stazione eretta libera in soggetti senza disfunzioni motorie e dell’equilibrio con score massimo alla BBS. Poster n. 65
70
Efficacia di un intervento neuropsicologico in teleriabilitazione nel paziente con malattia di Parkinson
Poster # 70 Efficacia di un intervento neuropsicologico in Conclusioni •Il presente studio dimostra in modo preliminare gli effetti di un training Tele-Riabilitazione nel paziente con Malattia di Parkinson computerizzato e personalizzato erogato a distanza tramite un tablet in un gruppo di pazienti con PD. Serena Tagliente1, Brigida Minafra2, Cinzia Palmirotta1, Gianvito Lagravinese1, Davide Mongelli1, Simona Aresta2, Gilda Turi1, Rosanna Falcone1, Christian Gelao2, Andrea Buccoliero4, Stefania Pazzi5, Domenico Scrutinio2, Paola Baiardi3, Petronilla Battista1 12 •I dispositivi tecnologLicaiboraptopriroedsieNnetaunropsicmolpogoirat,aInstitiutriiCsolinrisceiSncielnticfiacimMpaougedreigIRliCCinSteBravrie;nUtinitàdiNeuroriabilitazione,IstitutiCliniciScientificiMaugeriIRCCSBari; 3Istituti Clinici Scientifici Maugeri IRCCS Pavia; 4Vision & Innovation Manager – R&D dept GPI spa, Università degli Studi di Verona; restitutivi e compensativi per rallentare il deterioramento cognitivo nelle patologie neurodegenerative. 5Consorzio di Bioingegneria e Informatica Medica, CBIM Pavia serenatagliente.psi@gmail.com • In futuro, sarà necessario aumentare la numerosità campionaria dei soggetti dei partecipanti coinvolti nella ricerca. Introduzione • Le funzioni cognitive tipicamente compromesse nella Malattia di Parkinson (PD) sono l’attenzione e le funzioni esecutive. • La valutazione neuropsicologica tradizionalmente si basa su strumenti standardizzati carta e matita, tuttavia nell’ottica delle recenti innovazioni tecnologiche digitali, i tradizionali strumenti di assessment possono essere affiancati da dispositivi computerizzati che permettono di programmare dei training cognitivi personalizzati [1]. • Obiettivo: valutare l’efficacia di un training neuropsicologico computerizzato personalizzato erogato a distanza attraverso una piattaforma web-based. Materiali e Metodi • Partecipanti: n=13 soggetti con PD (età 66±8; scolarità 13±4.98; disease duration 7.38±6.08)con diagnosi di PD; MoCA ≥ 15 • Riabilitazione neuropsicologica:: App Neurotablet® installata su Tablet Samsung Galaxy Tab A. Neurotablet è una piattaforma web-based che permette al paziente di visualizzare i propri dati, e al terapeuta di monitorare da remoto l’utilizzo e il progresso nella terapia riabilitativa dei propri pazienti. R • Analisi statistiche: dopo aver effettuato la normalizzazione dei dati con il metodo min-max, abbiamo verificato la normalità della distribuzione tramite il test di Shapiro-Wilk. Tramite il t-test per campioni appaiati abbiamo comparato le differenze medie nei punteggi ai test prima e dopo l’intervento. T0: Valutazione neuropsicologica pre training R R Training Neurotablet® (5 settimane x 5 giorni x 45 minuti) Figura 1: Timeline dello studio T1: Valutazione neuropsicologica post-training Discussione Questo studio pilota, cross over, è stato condotto per valutare gli effetti di una teleriabilitazione neuropsicologica sulle prestazioni cognitive nei pazienti con PD in fase intermedia di malattia sottoposti a un programma della durata di 5 settimane. Abbiamo riscontrato miglioramenti significativi nelle prestazioni cognitive (misurate da RAVLT, FLUS e dalla Figura complessa di Rey). La riabilitazione neuropsicologica induce un beneficio complessivo in termini di stimolazione mentale, rallentando il processo di invecchiamento. L’impatto del training cognitivo nel promuovere l’angiogenesi e la neurogenesi cerebrale è stato già descritto in letteratura, supportando l’idea che la riabilitazione possa agire per rallentare il declino delle funzioni cognitive. Grazie ai nuovi strumenti tecnologici, anche pazienti con mobilità limitata hanno la possibilità di mantenere allenate le proprie funzioni cognitive e potenziarle in ambiente domestico. Risultati Valutazione neuropsicologica prima e dopo il training t df p -0.872 12 0.401 -0.055 -2.692 12 0.020* -0.135 0.788 12 0.446 0.051 -0.351 12 0.731 -0.019 0.959 12 0.357 0.068 -3.575 12 0.004* -0.254 -1.570 12 0.142 -0.162 -0.988 12 0.343 -0.079 -3.525 12 0.004* -0.247 Pre-training Post-training 0.56±0.25 0.47±0.28 0.61±0.30 0.40±0.29 0.56±0.32 0.38±0.32 0.42±0.45 0.56±0.34 0.31±0.26 0.61±0.36 0.60±0.31 0.56±0.34 0.42±0.37 0.50±0.36 0.64±0.30 0.58±0.34 0.64±0.33 0.56±0.33 0.064 0.050 0.064 0.055 0.071 0.071 0.103 0.080 0.070 Mean Difference SE Difference MoCA RAVLT – Immediata RAVLT – Differita SDMT Test dell’Orologio FLUS Digit Span in avanti Figura di Rey – Copia Figura di Rey – Differita Tabella 1: test t di Student per campioni appaiati I risultati mostrano differenze statisticamente significative tra pre-training e post-training nei seguenti test: RAVLT – Immediata (Capacità di apprendimento) (t=-2.692; p= 0.020), FLUS (Recupero di parole su indizio semantico) (t=-3.575; p=0.004) e Figura di Rey – Differita (Memoria a lungo termine visiva) (t=-3.525; p=0.004). Ringraziamenti Desideriamo ringraziare tutti i pazienti e caregivers che hanno partecipato allo studio. Finanziamenti: “ADvanced Ict cloUd based and Virtualized plAtform for iNTegrated and Personalized Medicine (ADIUVANT): Validazione della piattaforma”. Il protocollo si colloca nell’ambito del Bando “Grandi Progetti R&S Asse 1, azione 1.1.3 PON “Imprese e competitività” FESR 2014/2020” Agenda digitale e Industria sostenibile Grant n° F/080033/01/X35 2019-2023. Data decreto di concessione: 10/7/2019. Bibliografia: [1] Gavelin et al., 2022. Ageing Research Reviews, 80, 101671.
75
Correlati neuropsicologici della disfagia nella malattia di Parkinson
La disfagia è un sintomo frequente e fatale nelle persone affette da Malattia di Parkinson (MdP) [1] e può interessare una o più fasi della deglutizione, con complicanze come malnutrizione, disidratazione, ospedalizzazione, infezioni polmonari e morte. La degenerazione del circuito dopaminergico e i disturbi cognitivi correlati giocano un ruolo chiave nella riduzione della propriocezione e consapevolezza del disturbo deglutitorio. Nell’ultimo decennio c’è stato un crescente interesse nello studio dell’impatto dei deficit cognitivi sull’atto deglutitorio [2], tuttavia ci sono pochi studi sulle specifiche funzioni cognitive correlate alla disfagia nella popolazione con MdP. Deglutire cibo e mangiare richiede un aumento dell’ effort cognitivo per riconoscere le proprietà organolettiche del cibo e coordinare le fasi volontarie della deglutizione che consentono la sicura ingestione. Lo scopo di questo studio è stato quello di indagare approfonditamente la relazione tra funzioni cognitive (attraverso una valutazione neuropsicologica approfondita) e i disturbi della deglutizione (attraverso una valutazione clinica e strumentale) in pazienti con MdP. • L’efficienza cognitiva globale (MoCA) e la maggior parte delle misure delle funzioni esecutive erano direttamente correlate al metodo di assunzione di cibo descritto dalla scala FOIS, rivelando che persone con deficit cognitivi modificavano la consistenza del cibo. • La capacità di deglutizione risulta significativamente correlata con tutte le misure di attenzione visiva. Questo indica che tempi di esecuzione più lunghi nei compiti di attenzione visiva sono associabili a performance deglutitorie peggiori in termini di maggiore possibilità di penetrazione/inalazione e peggiore clearance faringea e funzionalità deglutitoria. Nel complesso, questi risultati hanno evidenziato il ruolo cruciale delle funzioni esecutive e dell’attenzione nel processo deglutitorio. Bibliografia [1] Miller N. Swallowing in Parkinson’s disease: clinical issues and management. Neurodegener Dis Manag. 2017;7:205–17. [2] Gong S, Gao Y, Liu J, Li J, Tang X, Ran Q, et al. The prevalence and associated factors of dysphagia in Parkinson’s disease: A systematic review and meta-analysis. Front Neurol. 2022;13:1000527. R R R Una disfunzione attentivo-esecutiva può contribuire alla penetrazione e alla presenza di residui faringei nei pazienti con MdP in stadio intermedio. Questo studio ha importanti implicazioni riabilitative in quanto l’identificazione precoce dei deficit cognitivi potrebbe migliorare la performance deglutitoria associando al training per la disfagia anche un training cognitivo specifico. Ringraziamenti Desideriamo ringraziare tutti i pazienti che hanno prestato il consenso per sottoporsi a questo studio e il Dottor Parrella F. per le valutazioni endoscopiche FEES. Poster #75 Email: davide.mongelli@icsmaugeri.it Davide Mongelli1 , Petronilla Battista1 , Simona Aresta1 , Gianvito Lagravinese1 , Serena Tagliente1 , Federico Merlo2 , Micol Castellari1 , Cinzia Palmirotta1 , Gilda Turi1 , Rosanna Falcone1 , Alessandra Zonno1 , Christian Gelao2 , Emilia Picciola1 , Pietro Fiore1 , Irene Battel3 & Brigida Minafra1 CORRELATI NEUROPSICOLOGICI DELLA DISFAGIA NELLA MALATTIA DI PARKINSON 1Istituti Clinici Scientifici Maugeri IRCCS, Bari Institute; 2IRCCS Fondazione Don Carlo Gnocchi ONLUS, Milan; 3Department of Biomedical, Surgical and Dental Sciences, University “La Statale,” Milan, Italy Introduzione Materiali e Metodi Partecipanti n=21 pazienti con MdP idiopatica presso l’Istituto Maugeri IRCCS di Bari. Tutti i pazienti sono stati valutati in fase “ON”. Valutazione neuropsicologica: i partecipanti si sono sottoposti al Montreal Cognitive Assessment (MoCA); Stroop Test- Versione breve; Trail Making Test (TMT-AB); Clock Drawing Test; test di fluenza fonemica e semantica; Matrici progressive di Raven; Digit Span Forward e Backward. Valutazione clinica e strumentale FEES della disfagia: uno swallowing team formato da otorino, neurologo e due logopedisti ha somministrato boli di volumi standard di consistenza semisolida-omogenea, liquida e solido- secco. Analisi statistiche: è stato calcolato un indice di correlazione di Spearman ed è stata eseguita un’analisi di regressione Stepwise Forward lineare. La valutazione è avvenuta attraverso la Penetration Aspiration Scale (PAS); Yale Pharyngeal Residue Severity Rating Scale (YPRSR) e Functional Oral Intake Scale (FOIS). Risultati ● Il punteggio peggiore (disfagia) è stato riportato per PAS per i liquidi di 4.05±3.14 e PAS per i solidi di 2.33± 2.82. Il punteggio FOIS variava da 1 a 7 con un punteggio medio di 5.52 ± 1.75. ● Le correlazioni più significative sono state trovate tra i tempi di esecuzione dello Stroop Test, lo score delle Matrici progressive di Raven, Digit Span Backward, Fluenza Semantica e i punteggi alle scale della deglutizione FOIS, PAS e YPRSR. ● La regressione lineare ha mostrato un’associazione diretta tra FOIS e Fluenza semantica e un’associazione inversa tra FOIS e Stroop Tempo. Il Digit Span Backward era significativamente associato alla Scala PAS. Il Raven era significativamente associato all’YPRSRS. ● Queste associazioni non erano influenzate dalla durata della malattia. Tabella 1: Dati socio demografici Tabella 2: Matrice di correlazione per le variabili dello studio (Rho di Spearman) Tabella 3: Modello di regressione lineare Stepwise. Figura 2. Inalazione e ristagni di bolo liquido all’esame endoscopico FEES. Figura 1. Procedura FEES Discussione Conclusioni
77
L’utilizzo di acido citrico nel potenziamento del riflesso tussigeno: case report
VALUTAZIONE CLINICA E STRUMENTALE a 2.5 anni dall’ultimo evento FOIS: livello 2 Test dei Nervi Cranici I&I: 41/60 punti Tosse riflessa elicitata alla nebulizzazione di acido citrico 0.3 mol/L PAS – semiliquido: pt 7 (penetrazione e aspirazione, riflessi protettivi inefficaci) – semisolido: pt 3 (penetrazione, riflessi protettivi assenti) IT-YPRSRS – semiliquido – vallecule glosso- epiglottiche: 5 – seni piriformi: 5 – semisolido – vallecule glosso- epiglottiche: 3 – seni piriformi: 1 TRATTAMENTO Durata: 2.5 mesi Frequenza: intensiva Obiettivi: – migliorare l’efficacia della deglutizione – potenziare il riflesso tussigeno Attività: 1. Esercizi, posture di compenso e manovre con e senza somministrazione di alimenti; 2. Training del riflesso tussigeno tramite nebulizzazione di acido citrico (0.1 mol/L) VALUTAZIONE CLINICA E STRUMENTALE dopo 10 settimane di trattamento intensivo FOIS: livello 3 Test dei Nervi Cranici I&I: 42/60 punti Tosse riflessa elicitata alla nebulizzazione di acido citrico 0.1 mol/L PAS – semiliquido: pt 1 (assente penetrazione/aspirazione) – semisolido: pt 1 (assente penetrazione/aspirazione) IT-YPRSRS – semiliquido – vallecule glosso- epiglottiche: 2 – seni piriformi: 2 – semisolido – vallecule glosso- epiglottiche: 2 – seni piriformi: 2 NEBULIZZAZIONE DI 15’’ P AUSA DI 10’’ PER 4 RIPETIZIONI C A S O C LI NI C O Età: 31 anni Sesso: maschio Diagnosi: eventi emorragici multipli da rottura bilaterali MAV talamiche negli anni 2008, 2019, 2021 Esiti: tetraparesi spastica spastica, grave, disartria disfagia orofaringea grave (posizionamento di PEG nel 2022) Gli outcome del training: – hanno ricadute positive sull’efficacia e sulla sicurezza della deglutizione; – permettono un miglioramento rilevato anche alla scala di outcome funzionale FOIS; – suggeriscono la possibilità di riabilitare la tosse riflessa tramite nebulizzazioni di acido citrico a basse concentrazioni, anche con pazienti in fase cronica. Battel I., et al. (2016). Comparison of the cough reflex test and water swallowing test in healthy participants and neurological patients: B-ENT. Chao W., et al. (2023). Effect of Capsaicin Atomization on Cough and Swallowing Function in Patients With Hemorrhagic Stroke: A Randomized Controlled Trial: J Speech Lang Hear Res. Koch, I. et al. (2017). Cranial nerve examination for neurogenic dysphagia patients: Otolaryngol (Sunnyvale), 7(319), 2. Ricadute positive sulla deglutizione • Maggiore efficacia del riflesso tussigeno • Ridotti ristagni faringei • Minore rischio di penetrazione/aspirazione INTRODUZIONE La disfagia in pazienti con ictus emorragici multipli può condurre a fenomeni di aspirazione nel 54% dei casi. L’aspirazione è riconosciuta come principale causa di polmonite ab-ingestis ed è associata ad un rischio significativamente maggiore nei pazienti con ridotto riflesso della tosse. La letteratura suggerisce l’importanza di eseguire una valutazione specifica della tosse riflessa, possibile tramite la nebulizzazione di sostanze tussigene. Negli ultimi anni crescente interesse si sta sviluppando sull’utilizzo di tali sostanze anche in campo riabilitativo. Tale studio ha l’obiettivo di verificare l’efficacia di un training per il potenziamento della tosse riflessa in un paziente con disfagia neurogena. L’UTILIZZO DI ACIDO CITRICO NEL POTENZIAMENTO DEL RIFLESSO TUSSIGENO: U N CASO CLINICO M. Scamardella, M. Zampieri, G. Gottardo Logopediste in servizio presso l’Ospedale IRCCS San Camillo, Lido di Venezia MATERIALI E METODI CONCLUSIONI RISULTATI BIBLIOGRAFIA
82
Riabilitazione robotica per il controllo del tronco in pazienti con lesione neurologica in fase cronica: l’esperienza di Montecatone Rehabilitation Institute
RIABILITAZIONE ROBOTICA PER IL CONTROLLO DEL TRONCO IN PAZIENTI CON LESIONE NEUROLOGICA IN FASE CRONICA: L’ESPERIENZA DI MONTECATONE REHABILITATION INSTITUTE Baroncini I., Serafino F., Ricci L., Di Staso R., Rucci P., Mercante E., Shehaj B., Ciardulli F., Menna L., Simoncini L. Montecatone Rehabilitation Institute, Imola (BO) elisa.mercante@montecatone.com INTRODUZIONE Il controllo del tronco e la stabilità del core sono spesso compromessi in presenza di patologie neurologiche, a causa della perdita delle corrette afferenze sensoriali e delle corrette efferenze motorie con ripercussioni sul controllo posturale e sulle attività della vita quotidiana1. Per questo il rinforzo del controllo del tronco sia in posizione eretta che seduta è spesso tra gli obiettivi primari della riabilitazione del paziente neurologico e negli ultimi anni è sempre più frequente l’utilizzo di macchine robotiche associate alla riabilitazione convenzionale2 . Hunova® di Movendo Technology è un dispositivo per la riabilitazione e la valutazione funzionale di arti inferiori e tronco; comprende due piattaforme robotiche attuate, una a livello della seduta e una a livello dei piedi, e un sensore inerziale indossabile (IMU) per la rilevazione dei movimenti del tronco3 . Il sistema, oltre a permettere di eseguire esercizi mirati all’obiettivo con vari feedback per coinvolgere il paziente, misura parametri relativi ai movimenti compiuti durante l’esecuzione fornendo dati utilizzabili sia a scopo clinico che di ricerca3 . Abbiamo condotto uno studio osservazionale retrospettivo per analizzare gli effetti del trattamento robotico con Hunova® sul controllo del tronco e il miglioramento dell’equilibrio in pazienti neurologici in fase cronica. CONCLUSIONI I risultati ottenuti prima e dopo il trattamento con Hunova® suggeriscono una complessiva tendenza al miglioramento. Per aumentare le potenzialità dello studio e riuscire a rilevare variazioni statisticamente significative potrebbe essere necessario aumentare il numero di sedute per ciclo di trattamento con Hunova® e il numero di pazienti coinvolti. Studi futuri potrebbero confrontare i risultati del trattamento con Hunova® tra pazienti in fase cronica e in fase acuta. BIBLIOGRAFIA 1. Milosevic M, Masani K, Kuipers MJ, et al. Trunk control impairment is responsible for postural instability during quiet sitting in individuals with cervical spinal cord injury. Clin Biomech (Bristol, Avon). Jun 2015;30(5):507-12. doi:10.1016/j.clinbiomech.2015.03.002 2. Payedimarri AB, Ratti M, Rescinito R, Vanhaecht K, Panella M. Effectiveness of Platform-Based Robot-Assisted Rehabilitation for Musculoskeletal or Neurologic Injuries: A Systematic Review. Bioengineering. 2022; 9(4):129. https://doi.org/10.3390/bioengineering9040129 3. Saglia JA, Luca A, Squeri V, et al. Design and Development of a Novel Core, Balance and Lower Limb Rehabilitation Robot: hunova®. IEEE Int Conf Rehabil Robot. Jun 2019;2019:417-422. doi:10.1109/ICORR.2019.8779531 MATERIALI E METODI Sono stati analizzati i dati di 32 pazienti in fase cronica, ricoverati presso Montecatone Rehabilitation Institute nell’anno 2023. Di questi, 27 pazienti con lesione midollare, 4 con esiti di gravi cerebrolesioni acquisite e 1 con sclerosi multipla, di età tra i 16 e i 79 anni ed età media 48 anni. Ciascuno ha eseguito, insieme al trattamento riabilitativo convenzionale, un ciclo di riabilitazione che prevede circa 10 sedute sul sistema robotico Hunova® , con l’obiettivo di migliorare il controllo del tronco in posizione seduta o in stazione eretta. Abbiamo analizzato l’andamento di 8 tra i parametri più significativi dei test di valutazione Test di equilibrio statico in piedi, Limiti di stabilità in piedi, Test di equilibrio statico da seduti e ROM di tronco di Hunova® , studiando i risultati ottenuti prima (tempo T0) e dopo (tempo T1) il ciclo di trattamento sul dispositivo robotico con il test di Wilcoxon. Inoltre, abbiamo confrontato con il test di McNemar le percentuali di pazienti i cui risultati rientravano nel range di normalità, prima e dopo il trattamento con Hunova®, utilizzando i valori di riferimento della normalità riportati nel manuale del dispositivo. Le analisi statistiche dei dati sono state eseguite col software RStudio v.4.3.2. usando il livello di significatività p=0.05. RISULTATI
85
Sindrome post-trattamento della malattia di Lyme: case report
SINDROME POST-TRATTAMENTO DELLA MALATTIA DI LYME: CASE REPORT Padul Jeffrey David, Yen Tao Yu, Cimino Paolo, Tettamanti Andrea, Emedoli Daniele, Giacobbe Mattia, Trimarchi Caterina, Alemanno Federica, Iannaccone Sandro, Brugliera Luigia IRCCS Ospedale San Raffaele, Milano INTRODUZIONE La Malattia di Lyme è causata dall’infezione della Borrelia Burgdoferi, appartenente alla classe delle spirochete, tramessa all’uomo con il morso delle zecche del genere Ixodes Scapularis e Ixodes Pacificus. Nonostante la maggior parte dei casi di Malattia di Lyme esitino in guarigione dopo un ciclo di 2-4 settimane di antibiotico, i pazienti possono tuttavia lamentare sintomi quali dolore, fatica e difficoltà di concentrazione a più di 6 mesi dal termine della terapia. Questa condizione è chiamata Sindrome post-trattamento della Malattia di Lyme (PTLDS). In questo lavoro presentiamo il caso di una paziente di 25 anni affetta da PTLDS a 13 anni dall’infezione acuta. Obiettivo del lavoro è porre l’attenzione della comunità scientifica riabilitativa su una condizione clinica che, per quanto rara, ha sempre maggior impatto epidemiologico. MATERIALI E METODI La paziente è stata degente in U.O. di Riabilitazione Motoria dell’IRCCS San Raffaele di Milano ed è stata presa in carico da un team multisciplinare: fisiatra, infermiere, neuropsicologa, fisioterapista, nutrizionista. La valutazione clinica ha incluso esame obiettivo, monitoraggio dei parametri vitali, esami ematici, emocolture e un’ecografia addominale. A livello motorio e funzionale, sono stati impiegati la scala Medical Research Council e la Functional Independence Measure. Infine, la valutazione neuropsicologica è stata realizzata tramite il Mini Mental State Examination, il Beck Depression Inventory e il Minnesota Multiphasic Personality Inventory-2. RISULTATI CLINICI E ANAMNESI Il caso presentato riguarda una paziente con una storia clinica complessa iniziata nel 2010 con una puntura di zecca, seguita da sintomi quali eritema migrante, febbre e vomito. Nel 2016, un incidente stradale ha portato a fratture e interventi chirurgici, con successiva comparsa di sintomi quali febbre, eritemi migranti, e dolori articolari. Un ricovero cardiologico nel 2021 ha portato alla diagnosi di ta chicardia da rientro nodale e trattamento mediante ablazione trans-catetere. Nel 2022, si sono manifestate parestesie, ipostenia agli arti inferiori, e tremori. DECORSO CLINICO: durante il ricovero, la paziente ha mostrato un decorso clinico caratterizzato da episodi febbrili quasi quotidiani, peggioramento motorio concomitante ai picchi febbrili, e astenia. Nonostante diverse valutazioni infettivologiche, non è stata rilevata la necessità di terapia antibiotica. FIGURA PROFESSIONALE METODO DI VALUTAZIONE RISULTATI FISIATRA Esame obiettivo e monitoraggio clinico, definizione P.R.I./p.r.i. Paziente, vigile e collaborante, ha mostrato ipostenia agli arti superiori e un quadro motorio simil-paraparetico spastico agli arti inferiori. È stata necessaria assistenza per i passaggi posturali, con incapacità di verticalizzazione autonoma INFERMIERE Monitoraggio parametri vitali TC > 38°C con andamento altalenante a giorni alterni, Indometacina 25 mg per i picchi febbrili FISIOTERAPISTA – FIM – Functional Ambulation Category – Time up and go (sec) – 89 IN – 100 OUT – 1 IN – 3 OUT – N.e.IN- 58OUT NEUROPSICOLOGA – MMSE – MOCA – BDI – MMPI-2 – 29/30 IN – 29/30 OUT – 23/30 IN – 25/30 OUT – 5 IN – 6 OUT – distorsione delle risposte, con preoccupazione per i sintomi fisici e tendenza al rimuginio, indicando una possibile invalidità del profilo di personalità NUTRIZIONISTA – BMI – MUST – 17.65 IN – 17.65 OUT – 2: alto rischio malnutritivo CONCLUSIONI Il caso clinico descritto pone l’attenzione su una sindrome che colpisce persone giovani, che provoca un cronico deficit delle abilità motorie, disagio psicologico della persona e dell’ambiente familiare e in definitiva un importante limitazione dell’autonomia nelle attività di vita quotidiana: la rarità di tale condizione deve spingere la comunità scientifica riabilitativa a raccogliere u na casistica tale da poter progettare dei protocolli riabilitativi condivisi. Bibliografia Sistematic comparisons between Lyme disease and post-treatment Lyme disease syndrome in the U.S. with administrative claims data. Ming Kei Chung, Mariaelena Caboni, Philip Strandwitz, Anthony D’Onofrio, Kim Lewis, and Chirag J. Patela. eBioMedicine 2023;90:104524. https://doi.org/10.1016/j.ebiom.2023.104524
91
Facilitazione delle cure nel paziente disabile: nuovo modello di rete tra i servizi
INTERNAL FACILITAZIONE DELLE CURE NEL PAZIENTE DISABILE: NUOVO MODELLO DI RETE TRA I SERVIZI V. Rossi, B. Marrè Brunenghi, S. Bolla, A. Lai, S. Pasqualetto, G. Calcagno, I. Cevasco Dipartimento Cure Primarie – Ambulatorio Percorsi Disabile, Genova Introduzione Materiali e metodi Conclusioni La recente situazione pandemica ha evidenziato criticità gestionali e strutturali croniche di tipo sociale, clinico ed assistenziale in tutti gli ambiti sanitari, in particolar modo per il mondo della disabilità. Nello specifico sono emerse significative disparità territoriali nell’erogazione dei servizi, in particolare in termini di prevenzione e assistenza sul territorio; un’inadeguata integrazione tra servizi ospedalieri, servizi territoriali e servizi sociali; tempi di attesa elevati per l’erogazione di alcune prestazioni; una scarsa capacità di conseguire sinergie nella definizione delle strategie di risposta ai rischi ambientali, climatici e sanitari. Da questa riflessione si evince una necessità di una rimodulazione delle misure a sostegno della disabilità in un’ottica più funzionale. Viene in supporto il recente Piano Nazionale Ripresa e Resilienza (PNRR) – Missione 6 Salute, dove si enuncia che la pandemia da Covid-19 ha confermato il valore universale della salute, la sua natura di bene pubblico fondamentale e la rilevanza macro-economica dei servizi sanitari pubblici. Pertanto è stata delineata e creata una nuova rete territoriale di servizi integrati dedicata alla disabilità che si inserisce nella missione strategica del PNRR relativa alle reti di prossimità, strutture intermedie e telemedicina per l’assistenza sanitaria territoriale. Propone un modello integrato territoriale tra residenzialità, prestazioni sanitarie e telemedicina, basandosi su un approccio olistico “one health” alla salute e prefiggendosi di migliorare la gestione complessiva del paziente disabile con un atteggiamento proattivo, in modo da prevenire patologie o diagnosticarle al loro primo insorgere. In tal modo il paziente disabile può accedere ad una serie di percorsi dedicati, primariamente con finalità di prevenzione, attraverso l’Hub Disabili che lo indirizzerà allo Spoke Disabili specifico. Il paziente disabile cronico richiede monitoraggi periodici per mantenere equilibri di compenso e stabilità, prevenendo episodi critici di acuzie della patologia. Tramite l’istituzione di questi percorsi territoriali orientati, viene offerta al paziente la possibilità di fruire degli esami necessari con un numero limitato di accessi ed in tempi definiti, con possibilità di interventi anche da remoto e relativa facilitazione logistica del caregiver. Ciò permette di essere sensibili nel monitoraggio delle principali problematiche croniche prevedendo e prevenendo evoluzioni verso patologie acute, clinicamente e logisticamente più difficili da gestire in questo tipo di pazienti. La telemedicina e lo sviluppo informatico rappresentano una potenzialità di sviluppo di percorsi così strutturati in ambito territoriale poiché riducono la frammentazione spaziale dei servizi tipica dei servizi territoriali. 1. Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR)-Missione 6 Salute – 5 maggio 2021. 2. Regolamento recante la definizione di modelli e standard per lo sviluppo dell’assistenza territoriale nel S.S.N. – D.M. 77 del 23/05/2022. 3. Convenzione ONU Diritti delle Persone con Disabilità: Art 25 Salute – 2006. Risultati Sono state effettuate 260 prestazioni totali tra prelievi ematici ed esami radiologici, di cui in solo 8 casi (3% totale) non è stato possibile effettuare l’esame per non collaborazione del paziente. Tra le valutazioni radiologiche il dato più sensibile è riferito alla MOC-DEXA, effettuata in 45 pazienti e risultata alterata in 43 di questi. A loro volta 27 pazienti presentavano un quadro di osteoporosi, di cui 8 pazienti con T-score < -4 e 16 pazienti con un quadro di osteopenia. Pertanto più del 30% dei pazienti è stato inviato, per la prima volta, ad una valutazione reumatologica con impostazione di terapia adeguata. Tramite le valutazioni ematiche ed ecografiche il 14% dei pazienti è stato indirizzato verso una visita endocrinologica. La valutazione congiunta di RX mammografia/eco mammaria ha evidenziato alterazioni nel 30% delle pazienti per cui è stato impostato un monitoraggio. Il 10% dei pazienti è stato indirizzato verso un trattamento con tossina botulinica per il trattamento della spasticità. In altri 24 casi è stato necessario attivare valutazioni specialistiche attualmente al di fuori del percorso (visite cardiologiche, nefrologiche, urologiche, ginecologiche, foniatriche). Bibliografia Approccio olistico "One Health" percorsidisabile@asl3.liguria.it
94
Ruolo dell’accelerazione di flusso espiratorio nella gestione delle secrezioni bronchiali nelle GCA: Protocollo per uno Studio Randomizzato Controllato
Ruolo dell’acceleratore di flusso espiratorio nella gestione delle secrezioni bronchiali nella GCA Buraschi R, Rossi M, Pancera S, Pietta I, Bianchi LNC IRCCS Fondazione Don Carlo Gnocchi, Milano Protocollo per uno Studio Clinico Randomizzato Controllato – NCT05993364 Background ü Difficile gestione delle secrezioni nei pazienti con Grave Cerebrolesione Acquisita. ü Aumento del rischio di infezioni polmonari e insorgenza di Hospital Acquired Pneumonia. ü In letteratura dati non conclusivi sul trattamento ideale per ridurre rischio infettivo da ingombro catarrale. Obiettivo Valutare efficacia di un dispositivo EFA – Expiratory Flow Accelerator nella gestione delle secrezioni bronchiali nelle GCA. Metodi Studio RCT Popolazione -> GCA con LCF 1-5 e respiro spontaneoalmenoparziale(VM<12h/die) Gruppo Controllo -> Usual care Gruppo Sperimentale -> Usual care + EFA (20’, 3 volte/die) 8 settimane di trattamento Device – Expiratory Flow Accelerator Risultati Attesi • Eventididesaturazione • HospitalAcquiredPneumonia • Tracheoaspirazioni • Tempodisvezzamentotracheo 1. Belli S, Cattaneo D, D’Abrosca F, Prince I, Savio G, Balbi B. A pilot study on the non-invasive management of tracheobronchial secretions in tracheostomised patients. Clin Respir J. 2019;00:1–6. 2. Garuti G, Verucchi E, Fanelli I, Giovannini M, Winck JC, Lusuardi M. Management of bronchial secretions with Free Aspire in children with cerebral palsy: impact on clinical outcomes and healthcare resources. Ital J Pediatr. 2016;42:7 3. Raj G Kumar, et al. Effects of hospital-acquired pneumonia on long-term recovery and hospital resource utilization following moderate to severe traumatic brain injury. J Trauma Acute Care Surg. 2020 Apr;88(4):491-500 Info: rburaschi@dongnocchi.it
96
Applicazione di un metodo automatizzato di scoring della figura di Rey su tablet in pazienti con malattia di Parkinson: differenze tra abilità spaziali, cinematiche e procedurali
APPLICAZIONE DI UN METODO AUTOMATIZZATO DI SCORING DELLA FIGURA DI REY SU TABLET IN PAZIENTICON MALATTIA DI PARKINSON:DIFFERENZE TRA ABILITÀ SPAZIALI, CINEMATICHE E PROCEDURALI Silvia Gobbo1, Marco Petilli2 , Marco Rabuffetti1 , Margherita Alberoni1 , Elena Calabrese1 , Francesca Baglio1 , Elisabetta Farina1, Roberta Daini1,2 & Francesca Lea Saibene1 1IRCCS Fondazione Don Carlo Gnocchi, Milan, Italy; 2Università degli studi di Milano-Bicocca, Milan, Italy La copia della figura complessa di Rey (RCF) è un test neuropsicologico di disegno, principalmente usato per valutare l’aprassia costruttiva, che presenta buone proprietà psicometriche e cliniche (Gainotti & Trojano, 2018). Tuttavia, il calcolo del punteggio si basa sull’accuratezza degli elementi del disegno, non permettendo una misura quantitativa di altre componenti coinvolte quali quelle motorie e di pianificazione. Inoltre, il test non permette una valutazione qualitativa di questi aspetti in diverse popolazioni di pazienti come ad esempio in pazienti con la malattia di Parkinson. Tali pazienti presentano rallentamento visuo-motorio e un pattern di copia diverso rispetto ai controlli (Dion et al., 2021). Per superare questo limite, è stato sviluppato un metodo di scoring della RCF automatizzato su tablet (TRCF) che permette di estrarre degli indici quantitativi relativi alla performance spaziale (SPA), procedurale (PRO) e cinematica (KIN) nella copia (Petilli et al., 2021). OBIETTIVI: Nel presente studio abbiamo somministrato la TRCF a una popolazione di pazienti con PD, un gruppo di pazienti di controllo (focali) e un gruppo di controllo sano con l’obiettivo di indagare la distribuzione dei punteggi dei tre indici nei tre gruppi e verificare se i singoli indici sono in grado di discriminare tra essi. INTRODUZIONE METODI • 33 pazienti con Malattia di Parkinson • 21 pazienti di controllo (con lesione focale destra) • 34 controlli sani RISULTATI Dion, C., Frank, B. E., Crowley, S. J., Hizel, L. P., Rodriguez, K., Tanner, J. J., … & Price, C. C. (2021). Parkinson’s disease cognitive phenotypes show unique clock drawing features when measured with digital technology. Journal of Parkinson’s disease, 11(2), 779-791. Gainotti, G., & Trojano, L. (2018). Constructional apraxia. Handbook of clinical neurology, 151, 331-348. Müller, S., Preische, O., Heymann, P., Elbing, U., & Laske, C. (2017). Diagnostic value of a tablet-based drawing task for discrimination of patients in the early course of Alzheimer’s disease from healthy individuals. Journal of Alzheimer’s Disease, 55(4), 1463-1469. Petilli, M. A., Daini, R., Saibene, F. L., & Rabuffetti, M. (2021). Automated scoring for a Tablet-based Rey Figure copy task differentiates constructional, organisational, and motor abilities. Scientific Reports, 11(1), 14895. BIBLIOGRAFIA • ANOVA 3 (Indici: KIN, SPA, PRO) x 3 (gruppi: PD, Controlli sani, Pazienti di controllo): Interazione significativa tra Indice e Gruppo di appartenenza (F=6.581, p< .0001, ηp ² = 0.09) Post hoc: PD vs Controlli sani nell’indice KIN (T=2.228, p= .068), SPA (T=2.264, p= .068) e PRO (p> .10); PD vs pazienti di controllo nell’indice KIN (T=-3.098, p= .011), SPA (T=2.870, p= .020), PRO (p> .10) • Analisi ROC (Muller et al., 2017): • L’indice KIN discrimina tra PD e controlli sani (AUC: 0.7246; p= .0008) e tra PD e pazienti di controllo (AUC: 0.6682; p= .0215); • L’indice SPA discrimina tra PD e controlli sani (AUC: 0.6248; p= .0397) e tra PD e pazienti di controllo (AUC: 0.297; p= .0486). • L’indice PRO non discrimina tra PD e controlli sani nè tra PD e pazienti di controllo. Test neuropsicologici Estrazione dei tre indici (Petilli et al., 2021) • SPA = indice di performance spaziale • KIN = indice di performance cinematica • PRO = indice di performance procedurale Copia della figura di Rey su tavoletta grafica CONTROLLI SANI PD PAZIENTI DI CONTROLLO fsaibene@dongnocchi.it CONTATTI La TRCF aggiunge capacità diagnostica e informazioni specifiche rispetto alle versione carta-matita; in particolare gli indici KIN e SPA sembrano caratterizzare, e discriminare, i pazienti PD sia rispetto ai Controlli Sani sia rispetto ai pazienti Stroke delineando un profilo tipico di malattia, confermando quindi l’utilità del TRFC anche in pazienti PD non solo per delineare dettagliatamente la loro performance patologica ma anche per discriminarla da quella di altre tipologie di pazienti. CONCLUSIONI
101
Migliorare la fluidità del movimento. Quale outcome nella riabilitazione della paresi spastica dell’arto superiore nello stroke? Un caso singolo
Valutazione clinica spasticità – Scala MAS INTRODUZIONE MATERIALI E METODI Migliorare la fluidità del movimento. Quale outcome nella riabilitazione della paresi spastica dell’arto superiore nello stroke? Un caso singolo. Francesca Morello1, Marta Guardiani2, Maurizio Amadei1, Stefano Scarano1,3, Laura Perucca1,3, Viviana Rota1 e Antonio Caronni1,3 1. Dipartimento di Scienze Neuroriabilitative, IRCCS Istituto Auxologico Italiano, Ospedale San Luca – Capitanio, Milano, Italia 2. Scuola di Specializzazione in Medicina Fisica e Riabilitativa, Università degli Studi di Milano, Milano, Italia 3. Dipartimento di Scienze Biomediche per la Salute, Università degli Studi di Milano, Milano, Italia All’inizio della riabilitazione, il tono all’arto superiore sinistro era aumentato, soprattutto alla mobilizzazione del polso (flessori: 2/4 alla Modified Ashworth Scale). Circa il movimento volontario distale, RR accennava il movimento di estensione del polso e delle dita. RISULTATI Box and Block Valutazione iniziale Valutazione a 35 giorni dall’inoculazione L’associazione di tossina botulinica ed esercizio terapeutico può non solo ridurre l’ipertono spastico nella paresi d’arto superiore secondaria a uno stroke, ma anche migliorare l’ampiezza, la velocità e la fluidità del movimento. Dato che il deficit di fluidità del movimento è un disturbo motorio indipendente dal deficit di ampiezza e velocità (1), si può proporre il miglioramento della fluidità del movimento, indice di migliore coordinazione, come un vero e proprio obiettivo a sé stante dei trattamenti riabilitativi. Rispetto alla valutazione iniziale l’ipertono all’arto superiore si è ridotto e la destrezza dell’arto superiore è migliorata. PROTOCOLLO CONCLUSIONE XXIII CONGRESSO NAZIONALE S.I.R.N. FIRENZE, 15|16|17 febbraio 2024 Il miglioramento clinico è stato corroborato dai risultati dell’analisi cinematica del movimento. Paziente di 14 anni affetto da un’emiparesi spastica sinistra secondaria a uno stroke ischemico cortico-sottocorticale, secondario all’occlusione dell’arteria carotide interna destra. ➢ Inoculazione di tossina botulinica ➢ Fisioterapia (sedute quotidiane) ➢ Terapia occupazionale (2-3 volte/ settimana) Il movimento volontario è preciso, della giusta ampiezza e velocità e ben coordinato (FLUIDO). Per es. in soggetti con paresi e/o spasticità. Misura quanto varia nel tempo l’accelerazione Log-dimensionless jerk (LDLJ) Calcolato dalla derivata terza dello spostamento Misura della fluidità del movimento Un movimento che accelera e decelera continuamente ha ALTO LDLJ movimento interciso, non fluido, atassico Trattamento riabilitativo Valutazione iniziale Valutazione a 35 giorni dall’inoculazione Trattamento con tossina botulinica 10 cubi/min 21 cubi/min Fugl- Meyer 53/66 36/66 Ampiezza angolo Velocità LDLJ 48.1° 35.1° 38.2°/s 16.1°/s 1.77 a.u. 3.12 a.u. MIGLIORAMENTO DELLA FLUIDITA’ DEL MOVIMENTO È in quest’ottica poi di interesse comprendere quanto il solo trattamento focale della spasticità con tossina botulinica possa migliorare la fluidità del movimento. 1. Caronni A, Arcuri P, Carpinella I, Marzegan A, Lencioni T, Ramella M, et al. Smoothness of movement in idiopathic cervical dystonia. Sci Rep. 2022 Dec 1;12(1). Registrazione con sistema optoelettronico* *Sono riportati qui i risultati relativi ai movimenti di flesso-estensione del polso a gomito flesso a 90° e con il braccio lungo il tronco (quattro ripetizioni del movimento). Test clinici destrezza manuale – Test Box and Block – Scala Fugl-Meyer (dominio arto superiore)
104
Il trattamento con realtà virtuale nel recupero dell’equilibrio e della deambulazione in soggetti affetti da esiti di ictus: revisione sistematica della letteratura
Il trattamento con realtà virtuale nel recupero dell’equilibrio e della deambulazione in soggetti affetti da esiti di ictus: revisione sistematica della letteratura Materiali e Metodi Introduzione Abate S.(a) , Maschi N.(b) , Valè N. (b) , Gandolfi M. (b) , Smania N (b) (a)Scuola di Specializzazione in Medicina Fisica e Riabilitativa, Università degli Studi di Verona, Italia. (b) Università degli Studi di Verona, Dipartimento di Neuroscienze, Biomedicina e Movimento, Sezione di Medicina Fisica e Riabilitativa, Verona Risultati Conclusioni Bibliografia La revisione è stata condotta consultando la banca dati Medline, selezionando articoli in lingua inglese pubblicati tra gennaio 2014 e agosto 2023 per un totale di 256 articoli, che che analizzavano l’efficacia della VR su equilibrio, cammino e controllo posturale in soggetti post-ictus. La selezione degli articoli è stata effettuata da due valutatori in modo indipendente ed un terzo valutatore per risolvere eventuali disaccordi. 29 52 26 2 0 15 30 45 60 prospettiva: 1PP/3PP 26 14 8 6 0 10 20 30 40 immersiva non immersiva Natura del gioco Caratteristiche dell’esperienza 5 11 20 9 1 4 4 0 0 8 15 23 30 Salute e benessere Simulazione Tipologia di intervento 81 7 56 5 uomini donne Sesso dei Partecipanti L’obiettivo primario di questo studio è riassumere le evidenze disponibili in letteratura riguardo l’impatto della realtà virtuale nei trattamenti riabilitativi, focalizzandosi in particolare sul miglioramento dell’equilibrio e della capacità di deambulazione. L’obiettivo secondario è quello di analizzare le diverse metodologie e approcci della VR impiegati negli studi selezionati, al fine di comprendere come questi strumenti siano stati utilizzati e quali siano le pratiche più efficaci nel contesto specifico della riabilitazione post-ictus. I disturbi del controllo posturale e dell’equilibrio sono tra le conseguenze più disabilitanti dopo l’ictus cerebrale. La riabilitazione di questi disturbi ha visto un progressivo impiego di tecnologie avanzate, tra cui la Realtà Virtuale (VR)[1,2]. Una revisione del 2015 ha esplorato l’efficacia della VR nel recupero dell’equilibrio e della mobilità post- ictus.[1] Tuttavia, l’evoluzione tecnologica da allora richiede un aggiornamento per riflettere gli ultimi sviluppi nel campo. Questa revisione della letteratura ci ha permesso di comprendere come la misurazione dell’outcome maggiormente utilizzata nell’applicazione della realtà virtuale sia la Berg Balance Scale. La natura del gioco in prima persona, soprattutto in modalità singolo giocatore, in una realtà simulata immersiva sono risultate essere le modalità di trattamento maggiormente utilizzate nella riabilitazione attraverso la realtà virtuale. La Realtà Virtuale è uno strumento promettente per la riabilitazione in soggetti post-ictus, con un potenziale nel migliorare l’equilibrio e il cammino. La diversificazione delle modalità VR, l’immersività della realtà virtuale e la possibilità di personalizzare il trattamento ad personam sono risultati essere elementi chiave per questa modalità. Ulteriori studi con caratteristiche non ancora esplorate permetteranno di fornire ulteriori spunti di approfondimento sull’efficacia di questa tecnologia nel trattamento riabilitativo. Questo si potrà realizzare grazie alla collaborazione tra specialistici della riabiltiazione e sviluppatori. 1) Darekar A, McFadyen BJ, Lamontagne A, Fung J. Efficacy of virtual reality-based intervention on balance and mobility disorders post-stroke: a scoping review. J Neuroeng Rehabil. 2015 May 10;12:46. doi: 10.1186/s12984-015 0035- 3. PMID: 25957577; PMCID: PMC4425869. 2) Gandolfi M, Valè N, Posteraro F, Morone G, Dell&#39;orco A, Botticelli A, Dimitrova E, Gervasoni E, Goffredo M, Zenzeri J, Antonini A, Daniele C, Benanti P, Boldrini P, Bonaiuti D, Castelli E, Draicchio F, Falabella V, Galeri S, Gimigliano F, Grigioni M, Mazzon S, Molteni F, Petrarca M, Picelli A, Senatore M, Turchetti G, Giansanti D, Mazzoleni S; Italian Consensus Conference on Robotics in Neurorehabilitation (CICERONE). State of the art and challenges for the classification of studies on electromechanical and robotic devices in neurorehabilitation: a scoping review. Eur J Phys Rehabil Med. 2021 Oct;57(5):831-840. doi: 10.23736/S1973-9087.21.06922-7. Epub 2021 May 27. PMID: 34042413. Criteri di inclusione Analisi delle misure di outcome
107
Trattamento della mano paretica con Guanto Robotico in combinazione a Fisioterapia in paziente affetto da Tetraparesi Traumatica: un Case Report
Trattamento della mano paretica con Guanto Robotico in combinazione a Fisioterapia in paziente affetto da Tetraparesi Traumatica: un Case Report Il danno del midollo spinale cervicale comporta una perdita di funzionalità dell’arto superiore con diminuzione dell’autonomia nella capacità di eseguire le attività della vita quotidiana. L’uso di tecnologie robotiche in Riabilitazione potrebbe contribuire al miglioramento della funzionalità dell’arto superiore e della qualità del trattamento riabilitativo. La descrizione di questo case report ha come obiettivo quello di evidenziare i potenziali effetti di recupero neuromotorio dopo trattamento robotico della mano con Gloreha Sinfonia, in combinazione alla riabilitazione convenzionale, in un paziente tetraparetico. Lo studio riguarda un paziente di 23 anni, che ha riportato una SCI all’età di 14, con lesione incompleta del Midollo Spinale a livello di C6. Le sedute riabilitative effettuate sono state quindici, distribuite nell’arco di sei settimane. Ciascuna seduta aveva durata di 60 minuti, così suddivisi: trenta minuti dedicati al trattamento robotico con Gloreha Sinfonia (quindici minuti per lato) ed i restanti trenta alla terapia convenzionale (quindici minuti per lato). Le valutazioni sono state condotte prima del trattamento (T0), dopo il trattamento (T1) ed a distanza di due mesi dal termine dello stesso (T2) con: valutazione della forza (MRC), delle abilità manuali (FM-UE, NHPT e DASH) e dell’ampiezza di movimento (ROM) dell’arto superiore. Il paziente ha riportato un miglioramento dell’abilità nell’uso delle mani con diminuzione dei movimenti compensatori alle valutazioni ai tempi T1 e T2. Abbiamo assistito ad una stabilità dei risultati tra T1 e T2, in particolare si è avuto un aumento della forza massima esercitabile, da T0 a T2, in entrambe le mani. Il trattamento riabilitativo combinato della mano paretica, con terapia robotica (Gloreha Sinfonia) e trattamento convenzionale, sembra avere potenziali benefici nel miglioramento della funzionalità e della destrezza manuale di pazienti tetraparetici. Ulteriori studi saranno però necessari per confermare questi risultati, per verificarne gli effetti nel lungo termine e per identificare le modalità più appropriate nella somministrazione della riabilitazione robotica Orlando Pittelli 1, Federica Bressi 1 , Laura Cricenti 1,* , Marco Bravi 1,2 , Fabiana Pannunzio 1 , Francesca Cordella 3 , Martina Lapresa 3 , Sandra Miccinilli 1 , Fabio Santacaterina 1 , Loredana Zollo 3 , Silvia Sterzi 1 and Benedetta Campagnola 1 1 Physical Medicine and Rehabilitation Unit, Campus Bio-Medico University Polyclinic Foundation of Rome, 00128 Rome, Italy 2 Department of Movement, Human and Health Sciences, University of Rome “Foro Italico”, 00135 Rome, Italy 3 Unit of Advanced Robotics and Human-Centred Technologies, Campus Bio-Medico University of Rome, 00128 Rome, Italy * Correspondence: l.cricenti@unicampus.it
111
Sclerosi multipla e spasticità: ruolo del test anestetico sul muscolo retto femorale. Quando lo stiff-knee si tratta con la tossina botulinica?
Sclerosi multipla e spasticità: ruolo del test anestetico sul muscolo retto femorale. Quando lo stiff-knee si tratta con la tossina botulinica? Marco Battaglia1,2, Margherita Beatrice Borg1,2, Alberto Loro1,2, Alessio Baricich1,2 1 Medicina Fisica e Riabilitativa, Dipartimento di Scienze della Salute, Università del Piemonte Orientale, Novara, Italia. 2 SCDU Medicina Fisica e Riabilitativa, AOU Maggiore della Carità, Novara, Italia. Introduzione La sclerosi multipla (SM) ha una prevalenza di 113/100.000 casi/abitanti in Italia. Circa l’80% dei pazienti sviluppa spasticità, prevalentemente agli arti inferiori. Il trattamento di scelta è la tossina botulinica di tipo A (BoNT-A). Un’ulteriore manifestazione clinica tipica è la debolezza muscolare. Considerando l’azione di denervazione farmacologica di BoNT-A, è necessario valutare l’impatto di tale trattamento su un quadro funzionale già caratterizzato da ipostenia. In tal senso, è possibile ricorrere a blocchi anestetici con scopo terapeutico e diagnostico a carico dei rami nervosi afferenti a specifici muscoli, con il fine di simulare, per la durata di poche ore, l’effetto di una denervazione. Lo scopo di questo studio pilota è valutare, in pazienti affetti da SM con spasticità a livello del muscolo retto femorale (RF) e deambulazione caratterizzata da stiff-knee, l’efficacia del test anestetico a carico di RF nel guidare l’indicazione clinica al trattamento con BoNT-A e nel predirne gli outcome funzionali. Materiali e Metodi Studio pilota osservazionale prospettico. Criteri di inclusione: diagnosi di SM, età > 18 anni, spasticità agli arti inferiori con stiff-knee unilaterale, indicazione clinica al trattamento con BoNT-A, condizioni cliniche e funzionali stabili per la durata della sperimentazione. Criteri di esclusione: incapacità a deambulare, presenza di comorbidità influenti sui risultati dei test. Sessioni valutative: T0 (prima dell’esecuzione del test); T1 (a un’ora dal test); T2, nel caso di successivo trattamento con BoNT-A, a un mese dall’inoculo. Misurazioni.: six minute walking test (6MWT), timed up and go test (TUG) e 10 meter walking test (10mWT). Al T1 il livello di soddisfazione post procedura da parte del paziente/caregiver e dell’operatore sono stati valutati con la global assessment of efficacy scale (GAE). È stato rilevato il punteggio basale della Expanded Disability Status Scale (EDSS). Il test anestetico è stato effettuato con lidocaina al 2% (1,5-2 ml) con guida combinata ultrasonografica- elettrostimolatore a livello dei rami nervosi afferenti di RF. Il trattamento con BoNT-A è stato effettuato non oltre le 2 settimane dopo l’esito positivo del blocco. Il trattamento riabilitativo non ha subito variazioni rispetto alla normale pratica clinica. Risultati 14 pazienti hanno completato lo studio. 13 hanno effettuato il trattamento con BoNT-A in seguito a esito positivo del blocco anestetico, 1 non ha effettuato l’inoculo per peggioramento soggettivo e dei parametri del cammino post test.  Sovrapponibilità tra le variazioni a T1 e a T2 rispetto a T0 per 6MWT e 10mWT. Nel caso di TUG, le variazioni a T2 sono significativamente maggiori rispetto a T1.  Elevati valori di EDSS e maggiore tempo dalla diagnosi di SM correlano con peggiori outcome funzionali post test. Tale correlazione è presente solo con il TUG se si considera il post BoNT-A.  Elevato grado di correlazione tra le variazioni clinicamente significative dei parametri funzionali in seguito al test e dopo trattamento con BoNT-A (r=0,98).  Sovrapponibilità delle variazioni dei parametri post test e post inoculo se EDSS>3,5. Con EDSS≤3,5 tale predittività emerge per 6MWT e 10mWT. Conclusioni In casi di dubbio beneficio atteso dal trattamento con BoNT-A a carico di RF, l’impiego di un test anestetico potrebbe costituire un valido supporto diagnostico, con buona predittività del risultato post BoNT-A nel caso di endurance (6MWT) e velocità di marcia (10mWT). Per il TUG, il miglioramento atteso post BoNT-A è maggiore: indagando caratteristiche più complesse, la repentina modifica del pattern di attività muscolare indotta dal test potrebbe non consentire un adeguato assestamento alla nuova condizione da parte del paziente. Il test sembra prevedere da quali pazienti è attendibile un miglioramento clinicamente significativo, in particolare nei casi con stato funzionale maggiormente compromesso (EDSS>3,5). Bibliografia – Robertson JV, Pradon D, Bensmail D, Fermanian C, Bussel B, Roche N. Relevance of botulinum toxin injection and nerve block of rectus femoris to kinematic and functional parameters of stiff knee gait in hemiplegic adults. Gait Posture. 2009;29(1):108-112. doi:10.1016/j.gaitpost.2008.07.005 – Baricich A, Battaglia M, Cuneo D, et al. Clinical efficacy of botulinum toxin type A in patients with traumatic brain injury, spinal cord injury, or multiple sclerosis: An observational longitudinal study. Front Neurol. 2023;14:1133390. Published 2023 Apr 6. doi:10.3389/fneur.2023.1133390 – Moccia M, Frau J, Carotenuto A, et al. Botulinum toxin for the management of spasticity in multiple sclerosis: the Italian botulinum toxin network study. Neurol Sci. 2020;41(10):2781-2792. doi:10.1007/s10072-020-04392-8
113
Misura delle criticità comunicative nell’approccio al paziente con ictus sinistro in fase acuta
MISURA DELLE CRITICITA’ COMUNICATIVE NELL’APPROCCIO AL PAZIENTE CON ICTUS SINISTRO IN FASE ACUTA STEFANO BEDESCHI*°, B. SCOLLO°, E. BRODOLONI*, C. COSOLI*, M. MILLEVOLTE*°, M. BARTOLINI*°, M.G. CERAVOLO*° * Azienda Ospedaliero Universitaria delle Marche – ANCONA, ° Università Politecnica delle Marche Introduzione Il presente lavoro deriva dall’osservazione delle criticità di gestione del paziente con disturbo comunicativo-linguistico conseguente ad ictus in fase acuta. Le difficoltà comunicative fra il paziente e gli operatori del team clinico-assistenziale-riabilitativo possono impattare negativamente l’outcome della cura. Questo studio propone un protocollo valutativo, da compilare a più mani, per identificare in maniera rapida e precoce le difficoltà comunicative. Materiali e Metodi Lo studio è stato condotto presso la Stroke Unit dell’Azienda Ospedaliero Universitaria delle Marche – Ancona. Criteri di inclusione: -soggetti adulti con ictus in fase acuta; -sede di lesione ischemica o emorragica sinistra; -punteggio alla scala LCF-R >3. Tutti i pazienti sono stati valutati tramite un protocollo composto ad hoc che prevedeva il completamento della valutazione da parte di diverse figure del team assistenziale e riabilitativo aventi interazioni comunicative con la persona: logopedista, logopedista in formazione, medico fisiatra, medico fisiatra in formazione, infermiere di riferimento. Per quest’ultima figura è stato previsto uno specifico adattamento del protocollo mediante conversione in intervista orale associata a modalità visuale di risposta e rilevazione dei dati in cieco rispetto agli altri operatori coinvolti. Il protocollo era orientato a valutare: – severità del disturbo comunicativo – linguistico; – indipendenza comunicativa; – dimensione qualitativa della comunicazione;- abilità nella conversazione supportata; – partecipazione alla conversazione. Sono stati utilizzati e adattati items derivati dalle scale funzionali I-ASHA FACS e ASR SCALE (di cui è stata predisposta una traduzione ad hoc per lo studio) , le scale I-MSC e I-MPC dedicate alla valutazione delle competenze conversazionali del paziente e di un suo interlocutore. L’analisi dei risultati si è basata sul confronto dei valori medi ottenuti da operatori diversi appartenenti sia alla stessa categoria professionale che a categorie differenti. Risultati e Conclusioni Lo studio, svoltosi nel periodo tra gennaio e luglio 2023 ha incluso 12 pazienti, per un totale di 58 protocolli somministrati. All’interno della stessa categoria di valutatori sono emerse differenze di percezione, talvolta rilevanti, nell’osservazione dei pazienti nel momento in cui i diversi esaminatori hanno effettuato l’inquadramento in autonomia. La valutazione di indipendenza comunicativa e dimensione qualitativa della comunicazione effettuata da dirigente medico fisiatra – medico fisiatra in formazione è risultata molto spesso sovrapponibile (in 9 casi su 11 la differenza è apparsa inferiore o uguale ad 1 punto), questo potrebbe essere esplicabile con: accesso avvenuto contestualmente e modalità di svolgimento della valutazione fisiatrica ben codificata, con specifici items e conseguente ridotto spazio per un’interazione comunicativa spontanea. Nelle valutazioni svolte da parte della categoria dei logopedisti – logopedisti in formazione sono emerse rilevazioni sostanzialmente simili per la dimensione qualitativa della comunicazione (come per la categoria dei medici in 9 casi su 11 la differenza è apparsa inferiore o uguale ad 1 punto). Per quanto riguarda gli items relativi all’indipendenza comunicativa le discrepanze sono state più marcate. Una chiave di lettura per questo dato potrebbe essere relativa a: -tempo totale dedicato all’interazione diretta con il paziente, mediamente maggiore per la logopedista in formazione rispetto ai logopedisti titolari, i quali hanno dovuto conciliare gli accessi con la quotidiana attività riabilitativa e di consulenza all’interno dell’ospedale; -significativo divario di esperienza tra logopedisti titolari/in formazione nelle tecniche e modalità di approccio comunicativo a paziente con difficoltà comunicativo – linguistiche; Il confronto tra categorie diverse di valutatori (logopedisti, medici fisiatri, infermieri) ha invece esplicitato significative differenze nell’assegnazione dei valori, in particolare in quelli inerenti alla severità del disturbo. In linea generale le discrepanze sono aumentate con il ridursi delle criticità comunicative del paziente in oggetto. I punteggi assegnati in tutte le macroaree, sono risultati invece maggiormente conformi tra loro in presenza di disturbi comunicativo – linguistici più marcati, sia in termini di severità globale del disturbo che di indipendenza comunicativa e di dimensione qualitativa della comunicazione. La comunicazione dei bisogni essenziali ha mostrato una manifestazione quantitativamente più elevata e spontanea durante lo scambio comunicativo fra la persona ricoverata e il personale infermieristico. Il monitoraggio delle abilità di lettura scrittura, calcolo e programmazione giornaliera all’interno di un contesto di stroke unit è risultato difficilmente rilevabile per tutti i pazienti valutati per due motivi principali: il ridotto tempo a disposizione per effettuare la valutazione senza interferire con le attività clinico assistenziali ed il contesto di ricovero in acuto che, per come appare strutturato, privilegia l’assistenza ed il monitoraggio dei parametri vitali (anche con dispositivi e presidi spesso ingombranti per il paziente) rispetto a target che hanno maggiormente a che fare con la quotidianità. Fine di questo progetto è stato quello di cercare di elaborare uno strumento sperimentale che permettesse agli operatori sia di osservare che quantificare rapidamente abilità e criticità comunicative della persona in fase acuta post – stroke in setting ad elevata intensità di cure, stimolandoli a riflettere riguardo al loro impatto sul processo di cura. La variabilità dei risultati rilevati dai vari professionisti coinvolti non è da intendere come un focus diretto sull’errore, quanto la sommatoria di più punti di vista che rappresentano un valore aggiunto nella presa in carico il più possibile precoce, multiprofessionale e personalizzata di questa tipologia di pazienti. Bibliografia Flosi, C. (2021) Afasia post-stroke. Genova: Erga;.Muò R. et al .(2015). Aphasiology, 29(9), 1110–1130.; Muò, R et al (2019). Aphasiology, 33(3), 352–371.
118
Valutazione dell’efficacia dell’action observation therapy nel recupero della manualità fine nel paziente parkinsoniano
Valutazione dell’efficacia dell’action observation therapy nel recupero della manualità fine nel paziente parkinsoniano Cira Fundarò, Camilla Salti, Carlo Cavalieri, Elisabetta Vercesi, Corrado Conti, Simona Barbara Armenio, Giovanni Arbasi, Chiara Ferretti ICS Maugeri Montescano Introduzione La Malattia di Parkinson è caratterizzata da un deficit dell’esecuzione di movimenti sequenziali con un conseguente rallentamento della manualità fine e delle attività funzionali della vita quotidiana. L’approccio neuroriabilitativo noto come Action Observation Therapy (AOT) consiste nell’osservazione di azioni seguita dalla loro riproduzione. Questa terapia è finalizzata a stimolare processi di apprendimento volti a migliorare la performance di abilità motorie specifiche. L’obiettivo di questo studio è valutare l’efficacia del trattamento AOT nella riabilitazione dell’arto superiore nel paziente affetto da Malattia di Parkinson, in particolare, nel recupero della manualità fine e del gesto funzionale. Materiali e Metodi In questo studio i pazienti parkinsoniani reclutati nel periodo Aprile 2023-Settembrte 2023 presso l’ICS Maugeri Montescano hanno effettuato l’AOT in aggiunta al trattamento convenzionale. I criteri inclusione sono stati: pazienti affetti da Malattia di Parkinson Idiopatica secondo UK Brain Bank Criteria, età compresa tra i 25 e i 90 anni, Mini Mental State Examination MMSE >22, scala di Hoehn e Yahr non superiore al III stadio, pazienti in “fase on” durante il trattamento; i criteri esclusione sono stati: patologie osteo-muscolari a carico dell’arto superiore che limitano o condizionano gravemente il movimento e/o l’articolarità nei vari distretti tale da non poter eseguire il training, problematiche neurologiche concomitanti, stati psico-cognitivi instabili, gravi deficit nel controllo del tronco, gravi deficit visivi o acustici, eccessivo tremore/movimenti involontari agli altri superiori tali da condizionare l’esecuzione del training, aprassia, Deep Brain Stimulation) Il protocollo prevedeva l’osservazione, tramite video, e la riproduzione di 12 diverse azioni oggetto-correlate. La singola seduta è stata così suddivisa: visione del gesto motorio per 3 minuti e successiva ripetizione del gesto per altrettanti minuti. Ad ogni seduta il paziente ha preso visione di 3 azioni oggetto-correlate differenti Le sedute, della durata di 20 minuti, sono state svolte 5 giorni a settimana per 4 settimane. Sono stati trattati entrambi gli arti a sedute alterne. I pazienti sono stati valutati tramite tre scale (Unified Parkinson Disease Rating Scale (UPDRS) III, Modified Bradikinesia Rating Scale MBRS e Abil-Hand Scale ripetute nel tempo (T0 inizio training, T1 a metà training e T2 fine training). Risultati Sono stati reclutati 11 pazienti destrimani (età 71.54±9.71, 6M/5F, HY 2, lato di esordio malattia 5 DX/6SX MMSE26.45±2.16); dai dati analizzati emerge che tutte le variabili (UPDRS III p-anova <0.0001, MBRS lato dx e sx <0.0001) eccetto la valutazione Abil-Hand (p-anova 0.18), mostrano cambiamenti significativi nel tempo. L’analisi post-hoc rivela che tutte le misure cambiano da T0 a T1, mentre da T1 a T2 variano solo i punteggi MBRS. Conclusioni Dai risultati ottenuti si può affermare che, in seguito al trattamento AOT, si sono registrati effetti positivi nella riabilitazione della mano nei soggetti parkinsoniani. Questi pazienti, grazie alla scomposizione del gesto e alla sua ripetizione, sono in grado di apprendere e mettere in atto nuovi pattern motori. L’apprendimento motorio maggiore si manifesta nella prima metà del ciclo riabilitativo, per poi consolidarsi nel tempo. L’AOT ha portato un miglioramento della funzione motoria e della manualità nei pazienti, ma non è stato possibile correlare tale miglioramento a un cambiamento della qualità del gesto funzionale nella vita quotidiana. Bibliografia Temporiti F, Adamo P, Cavalli E, Gatti R. Efficacy and Characteristics of the Stimuli of Action Observation Therapy in Subjects With Parkinson’s Disease: A Systematic Review. Front Neurol. 2020;11. doi:10.3389/fneur.2020.00808 Pelosin E, Bove M, Ruggeri P, Avanzino L, Abbruzzese G. Reduction of bradykinesia of finger movements by a single session of action observation in Parkinson disease. Neurorehabil Neural Repair. 2013;27(6):552-560. doi:10.1177/1545968312471905 Berardelli A, Rothwell JC, Thompson PD, Hallett M. Pathophysiology of bradykinesia in Parkinson's disease. Brain. 2001 Nov;124(Pt 11):2131-46. doi: 10.1093/brain/124.11.2131. PMID: 11673316. Per contatti: cira.fundaro@icsmaugeri.it
120
Impiego del dispositivo Lokomat in pazienti affetti da Malattia di Parkinson con disturbo della deambulazione: studio pilota di una serie di casi
Impiego del dispositivo Lokomat in pazienti affetti da Malattia di Parkinson con disturbo della deambulazione: studio pilota di una serie di casi Cira Fundarò, Omar Salvatico, Claudio Pluderi, Marco Nobile, Corrado Conti, Elisabetta Vercesi, Simona Barbara Armenio, Giovanni Arbasi, Chiara Ferretti ICS Maugeri Montescano Pavia Introduzione Gli studi fin qui eseguiti suggeriscono che la terapia Lokomat® è efficace ma non superiore ad altri approcci riabilitativi nel trattamento dei disturbi della deambulazione nella Malattia di Parkinson. Uno dei motivi che può spiegare la non chiara efficacia di questa terapia riabilitativa potrebbe essere correlato al fatto che i parametri di impostazione del trattamento con Lokomat per personalizzare la terapia non sono utilizzati in modo ottimale. Lo scopo della nostra valutazione è di testare gli effetti della riabilitazione robotizzata mediante il supporto di un sistema Lokomat sulla deambulazione in pazienti affetti da Malattia di Parkinson Idiopatica applicando un programma di training con variazione dell’allevio del peso e applicazione di realtà virtuale. Materiali e Metodi E’ stato condotto uno studio pilota in una serie di pazienti parkinsoniani ricoverati per ciclo riabilitativo presso ICS Maugeri Montescano da Aprile 2023 a Settembre 2023. I criteri di inclusione sono stati: diagnosi di Malattia di Parkinson Idiopatica confermata secondo i criteri della UK Brain Bank, età compresa tra 18 e 85 anni, capacità di camminare senza ausili, stadiazione della malattia secondo classificazione Hoehn & Yahr (HY) 1-3, Mini-Mental State Examination (MMSE) ≥24, assenza di freezing della marcia; i criteri di esclusione sono stati: gravi discinesie, deficit visivi gravi, ulteriori cause di deficit motorio neurologico e/o ortopedico che interessano gli arti inferiori in grado di interferire con i risultati del training, diagnosi di gravi comorbilità patologiche a livello cardiaco e respiratorio in fase di instabilità clinica, controindicazioni all’uso del dispositivo Lokomat. E’ stato impiegato per il training un dispositivo Lokomat ® (HOCOMA, Swizterland) come mezzo rieducativo della deambulazione. L’intervento è impostato su tre tempi: dall’inizio (T0) e per un terzo della durata del training è stato fissato un allevio di carico al 30% del peso corporeo (T1), successivamente per un terzo del training l’allevio di carico è stato portato al 50% del training (T2), infine per l’ultimo terzo del training è stato introdotto uno scenario di realtà virtuale semi-immersiva rappresentante il cammino su una strada, mantenendo invariato l’allevio raggiunto (T3). Il training è stato condotto in 4 settimane, tre sedute a settimana, 30 minuti di deambulazione effettiva. Le misure di outcome sono state: Six Minute Walking Test (6MWT), Unified Parkinson’s Disease Rating Scale parte 3 (UPDRS III), Timed Up And Go Test (TUG). Risultati sono stati reclutati 6 soggetti (4M/2F; HY 2.00±0.63). L’analisi delle variabili è stata condotta utilizzando paired T test ANOVA (p<=0.05). Dai risultati emerge che tutte le variabili prese in considerazione hanno mostrato un miglioramento significativo. UPDRS: T0 (37.00 ±10,22); T3 (30.67±11.43); p= 0,002; TUG: T0 (8,79 ± 2,45); T3 (7,65±1,88); p= 0,034; 6MWT: T0 (391,33 ±46,62); T3 (492,67±70,12); p= 0,002. Conclusioni L’esperienza di questo studio, che pur esprime significatività statistica, essendo uno studio pilota su pochi casi, non può essere presa come indicazione riabilitativa ma come spunto di riflessione da testare in ulteriori studi su una più ampia popolazione omogenea. Bibliografia 1. Mirelman A, Bonato P, Camicioli R, Ellis T, Giladi N, Hamilton J, et al. Gait impairments in Parkinson's disease. The Lancet Neurology. 2019;18(7):697–708. doi: 10.1016/S1474- 4422(19)30044-4 2. Fundarò C, Maestri R, Ferriero G, Chimento P, Taveggia G, Casale R. Self-selected speed gait training in Parkinson's disease: robot-assisted gait training with virtual reality versus gait training on the ground. Eur J Phys Rehabil Med. 2019 Aug;55(4):456-462. doi: 10.23736/S1973-9087.18.05368-6. Epub 2018 Oct 29. PMID: 30370751. 3. Carmignano SM, Fundarò C, Bonaiuti D, Calabrò RS, Cassio A, Mazzoli D, Bizzarini E, Campanini I, Cerulli S, Chisari C, Colombo V, Dalise S, Gazzotti V, Mazzoleni D, Mazzucchelli M, Melegari C, Merlo A, Stampacchia G, Boldrini P, Mazzoleni S, Posteraro F, Benanti P, Castelli E, Draicchio F, Falabella V, Galeri S, Gimigliano F, Grigioni M, Mazzon S, Molteni F, Morone G, Petrarca M, Picelli A, Senatore M, Turchetti G, Andrenelli E. Robot-assisted gait training in patients with Parkinson's disease: Implications for clinical practice. A systematic review. NeuroRehabilitation. 2022;51(4):649-663. doi: 10.3233/NRE-220026. PMID: 35570502. Riferimento per contatti: cira.fundaro@icsmaugeri.it
127
Utilità diagnostica dell’analisi del discorso tramite algoritmi di intelligenza artificiale nella malattia di Parkinson: una revisione sistematica
Risultati UTILITA’ DIAGNOSTICA DELL’ ANALISI DEL DISCORSO TRAMITE ALGORITMI DI INTELLIGENZA ARTIFICIALE NELLA MALATTIA DI PARKINSON: UNA REVISIONE SISTEMATICA Introduzione ● La malattia di Parkinson (PD) è una condizione neurodegenerativa caratterizzata da sintomi motori e non motori. Tra i sintomi non motori troviamo deficit cognitivi e disturbi del linguaggio. Nel campo dei disturbi della comunicazione nel PD è stata rivolta maggior attenzione ai disturbi motori del linguaggio, come la disartria ipocinetica, sebbene quasi il 50% dei pazienti riporti anche deficit delle abilità linguistiche sia a livello delle singole parole (reperimento di vocaboli, fluenza verbale), sia a livello di linguaggio complesso, nella produzione del discorso [1]. ● L’intelligenza artificiale applicata ai dati linguistici ha mostrato risultati promettenti nel predire la diagnosi clinica delle malattie neurodegenerative [2], ma manca un’indagine più approfondita dell’attuale letteratura disponibile sul PD. ● Questa revisione sistematica esamina la natura dei disturbi del linguaggio nel PD valutando il contributo della classificazione automatica tramite machine learning (ML) alla diagnosi dei pazienti con PD. Discussione • La maggior parte dei modelli utilizzati negli studi esaminati in questa review hanno ottenuto delle buone performance nella classificazione di PD vs HC (Sensitività=90%, Specificità=90%). • La maggior parte dei modelli hanno identificato come optimal predictors le misure lessicali-semantiche, coerentemente con le evidenze che mostrano, anche in assenza di demenza, una compromissione della capacità di elaborare gli aspetti lessico-semantici del linguaggio nel PD [3]. • Le misure estratte tramite NLP non sono facilmente interpretabili da un punto di vista clinico, ma sono in grado di catturare proprietà delle parole e relazioni tra esse non individuabili con altri metodi e che hanno grande potere discriminatorio. Inoltre, non sono influenzate dalla componente soggettiva introdotta dai clinici che analizzano la trascrizione. • Si evidenzia il ruolo di features semantiche legate alle azioni e ai movimenti fisici, a supporto dell’ipotesi per cui l’informazione motoria fa parte del significato delle parole e si deteriora in presenza di danni alle strutture neurali coinvolte nelle funzioni motorie. Bibliografia [1] Miller, N. (2017). Communication changes in Parkinson’s disease. In Practical Neurology (Vol. 17, Issue 4, pp. 266–274). BMJ Publishing Group. [2] Fraser, K. C., Meltzer, J. A., Graham, N. L., Leonard, C., Hirst, G., Black, S. E., & Rochon, E. (2014). Automated classification of primary progressive aphasia subtypes from narrative speech transcripts. Cortex, 55, 43–60. [3] Altmann, L.J.P.; Troche, M.S. High-Level Language Production in Parkinson’s Disease: A Review. Parkinson’s Disease 2011, 2011, doi:10.4061/2011/238956. [4] Silveri, M.C.; Traficante, D.; Lo Monaco, M.R.; Iori, Sarchioni; Burani Word Selection Processing in Parkinson’s Disease: When Nouns Are More Difficult than Verbs. Cortex 2018, 100, 8–20. R R R Conclusioni Gli studi inclusi in questa review riportano risultati promettenti e nei prossimi anni ci si aspetta un incremento della ricerca in questo campo per garantire una diagnosi precoce, una valutazione oggettiva della progressione di malattia e dell’efficacia dei trattamenti, una riabilitazione personalizzata che può essere anche monitorata da remoto. Poster # 127 Email: cinzia.palmirotta@icsmaugeri.it Metodi Figura 1. L’Accuratezza (%) della classificazione varia dal 43 al 94, la sensibilità (%) dall’8 al 95, la specificità (%) dal 3 al 100, e l’AUC (%) dal 32 al 97. ● Sono stati inclusi nella revisione n=10 studi che confrontano PD vs healthy controls (HC). ● Per elicitare la produzione linguistica del discorso, sono stati utilizzati compiti di descrizione di figure, narrazione o interviste semistrutturate. ● I trascritti sono stati analizzati attraverso metodi di Natural Language Processing (NLP) per estrarre misure linguistiche utili ad addestrare gli algoritmi di ML. ● Il modello di ML più frequentemente utilizzato per la classificazione è stato il Support Vector Machine (SVM). Figura 2. La maggior parte dei modelli presenta alta specificità o sensitività e solo pochi riportano un’eccessiva differenza fra le due misure, che non risultano influenzate dalla numerosità del campione usato nelle fasi di addestramento, validazione e test. Figura 3. Features linguistiche più frequentement e estratte Figura 4. Le misure lessicali- semantiche comprendono congiunzioni subordinate, verbi, nomi propri e comuni, pronomi personali, negazioni, frequenza delle parole e prefissi. Le features estratte tramite NLP includono word embeddings, verb embeddings e componenti semantiche. Le features estratte con metodi di NLP si presentano sempre da sole come predittori ottimali estratti da un singolo modello, mentre le lessicali-semantiche appaiono sia da sole che in associazione alle misure di consistenza morfologica. 1. Istituti Clinici Scientifici Maugeri IRCCS, Laboratory of Neuropsychology, Bari Institute, Italy, 2. Istituti Clinici Scientifici Maugeri IRCCS, Neurorehabilitation Unit of Bari Institute, Italy, 3. Department of Physics G. Occhialini, University of Milan-Bicocca, 20133 Milan, Italy, 4. Department of Science, Technology and Society, University School for Advanced Studies IUSS Pavia, 27100 Pavia, Italy Cinzia Palmirotta1, Simona Aresta2, Serena Tagliente1, Gianvito Lagravinese2, Davide Mongelli2, Christian Gelao2, Isabella Castiglioni3, Pietro Fiore2, Brigida Minafra2 , Petronilla Battista1 & Christian Salvatore4
129
Verticalizzazione con erigo in fase riabilitativa precoce in pazienti con grave cerebrolesione acquisita: analisi preliminare dei dati
Introduzione L’impossibilità di mantenere l’ortostatismo ed il prolungato allettamento in seguito ad una grave cerebrolesione acquisita (GCA) innescano una serie di adattamenti neurovegetativi, emodinamici, respiratori e di modifiche osteo-mio-articolari che possono influenzare in modo significativo tutte le fasi della riabilitazione. Pertanto il recupero dell’ortostatismo è un obiettivo essenziale in riabilitazione per evitare lo svilupparsi di complicanze secondarie. Scopo primario di questo studio osservazionale prospettico è stato monitorare l’iperattività degli arti inferiori in un campione di 40 pazienti affetti da GCA di qualunque eziologia, da 1 a 4 mesi dall’evento acuto, sottoposti a trattamento di verticalizzazione con il dispositivo Erigo, in aggiunta al trattamento riabilitativo convenzionale; obiettivi secondari sono stati la valutazione ecografica del trofismo muscolare, il monitoraggio del grado di disabilità (e del livello di arousal nei pazienti a bassa responsività) e la tollerabilità del dispositivo nella popolazione in esame. Materiali e Metodi Sono stati inclusi nello studio tutti i pazienti con GCA in fase precoce di riabilitazione, ricoverati presso l’area critica del Montecatone Rehabilitation Institute, da febbraio 2022 a dicembre 2023. Ciascun paziente ha eseguito 10 sedute di 30 minuti circa, praticate una volta al giorno, per 5 volte a settimana. Tutti i pazienti sono stati valutati all’inizio ed alla fine del trattamento tramite esecuzione di elettroneurografia agli arti inferiori (misurazione dell’ampiezza del riflesso H del nervo tibiale con stimolazione a livello del muscolo soleo, misurazione del rapporto H max/M max, misurazione della soglia di intensità dello stimolo), misurazione ecografica muscolare con sonda lineare dei muscoli tibiale anteriore e gemello mediale, bilateralmente (utilizzo della scala di Heckmatt), somministrazione di scale di valutazione per il monitoraggio del livello di disabilità e di arousal (Disability Rating Scale – DRS, Levels of Cognitive Functioning – LCF, Coma Recovery Scale Revised– CRS-R). La comparsa di eventuali eventi avversi in relazione all’uso del dispositivo è stata tracciata su base quotidiana. Risultati E’ stata eseguita un’analisi ad interim con la valutazione dei dati dei primi 20 pazienti. Dall’analisi non è emersa nessuna complicanza: il trattamento è stato ben tollerato da tutti i pazienti, sia in termini di dolore che di comparsa di effetti collaterali, soprattutto cardio-vascolari. Dal punto di vista neurofisiologico si è evidenziata una riduzione o una invariabilità del rapporto H max/M max rispetto alle valutazioni iniziali; i punteggi alla scala di Heckmatt sono rimasti invariati in tutti i pazienti: trofismo ed ecogenicità muscolare si sono mantenuti costanti. Nelle basse responsività i punteggi LCF sono incrementati con emergenza dallo stato di minima di coscienza nella maggior parte dei pazienti. Conclusioni La nostra prima analisi ha evidenziato che una precoce verticalizzazione con dispositivo Erigo è stata ben tollerata in tutti i pazienti. Sono risultate invariate le proprietà reologiche dei muscoli di gamba esaminati e i parametri di stiffness muscolare alla mobilizzazione passiva, in assenza di accorciamenti o retrazioni, con la possibilità di passare ad un ortostatismo attivo precocemente. I dati raccolti sono suggestivi per un possibile effetto benefico della verticalizzazione precoce sulla prevenzione o sul rallentamento dei meccanismi maladattativi dei tessuti periferici e su una riduzione della spasticità sostenuta da ipereccitabilità del riflesso fasico da stiramento. Inoltre il lavoro in team durante la verticalizzazione ha amplificato i momenti di contatto dei pazienti con l’ambiente esterno. Bibliografia Frazzitta G, Zivi I, Valsecchi R, et al. Effectiveness of a Very Early Stepping Verticalization Protocol in Severe Acquired Brain Injured Patients: A Randomized Pilot Study in ICU. Plos One doi: 10.1371/journal.pone.0158030 July 22, 2016 ; Ancona E, Quarenghi A, Simonini M, et al. Effect of verticalization with Erigo® in the acute rehabilitation of severe acquired brain injury. Neurol Sci. 2019; 40(10): 2073-2080. doi:10.1007/s10072-019-03917-0 ; Moreta MC, Fleet A, Reebye R, et al. Reliability and Validity of the Modified Heckmatt Scale in Evaluating Muscle Changes With Ultrasound in Spasticity. Arch Rehabil Res Clin Transl. 2020 Jul 1; 2(4): 100071. VERTICALIZZAZIONE CON ERIGO IN FASE RIABILITATIVA PRECOCE IN PAZIENTI CON GRAVE CEREBROLESIONE ACQUISITA: ANALISI PRELIMINARE DEI DATI Colombo V, Shehaj B, Musumeci G, Cava FC, Paglierani P, Portillo AR, Sermasi I, Salucci P
131
La siringomielia post-traumatica nel paziente mieloleso: case report
Bibliografia 1 Graham Flint. Syringomyelia: diagnosis and management; Practical Neurology 2021, 5: 403-411. 2 L.L. Goetz; O. De Jesus; S.M. McAvoy. Posttraumatic Syringomyelia, StatPearls August 2023. 3 J. Krebs, H.G. Koch, K.Hartmann et al. The characteristics of posttraumatic syringomyelia; Spinal Cord 2016, 54 (6): 463-466. INTRODUZIONE Circa l’1-7% dei pazienti affetti da lesione midollare traumatica sviluppa siringomielia post-traumatica sintomatica 1. L’elemento determinante sembra essere l’occlusione del canale centrale midollare in più punti. Tra il trauma midollare e la diagnosi di siringomielia post-traumatica possono passare da pochi mesi a molti decenni, la media è di 4-6 anni 2. Sebbene non sia possibile prevedere quali pazienti siano a maggior rischio di sviluppare siringomielia 2, la maggior gravità del trauma (AIS A), la sede cervicale e/o toracica e l’età del paziente >30 anni sono fattori predittivi per uno sviluppo più precoce 3. La siringomielia post-traumatica sintomatica può causare un peggioramento del quadro neurologico e rappresentare una complicanza potenzialmente grave, oltre che fonte di importante disabilità. L’aracnoidite post-traumatica determina la formazione di aderenze che alterano la dinamica liquorale, portando alla formazione di una cavità a sviluppo trasversale e longitudinale (spesso cranio-caudale) e multi livellare. Con il passare del tempo tale cavità porta allo sviluppo di una mielopatia progressiva sopra e sottolesionale. La presentazione clinica è variabile: più comunemente compaiono disturbi sensitivi (anestesia segmentaria di tipo dissociato spesso sospesa), perdita graduale della funzione motoria (ipostenia segmentaria ed atrofia di mani e braccia) e disautonomie (sudorazione, disfunzioni sfinteriche). La risonanza magnetica nucleare (RM) è l’imaging di scelta per la diagnosi; vi è una scarsa correlazione tra le dimensioni della siringa e la gravità del quadro clinico 1. Il trattamento è chirurgico con indicazione ad intervenire in caso di una disabilità motoria progressiva, soprattutto associata all’estensione della cavità nell’imaging seriato 2. Dopo la chirurgia circa il 90% dei pazienti presenta una risoluzione completa o un miglioramento clinico, soprattutto per i sintomi radicolari; meno incoraggianti sono i risultati per le componenti della disautonomia e della spasticità 1. CASO CLINICO Uomo di 49 anni con esiti di politrauma da schiacciamento risalente ad Aprile 2022 con frattura-lussazione di T6-T7 per cui è stato sottoposto ad intervento di artrodesi posteriore T4-T8 e laminectomia T5-T7 (29/04/2022). Veniva ricoverato presso la nostra struttura per riabilitazione in regime di degenza con un quadro di ingresso AIS A T3 SCIM 15/100. Dopo alcuni mesi veniva dimesso a domicilio con diagnosi di paraplegia completa con livello neurologico T3 AIS A SCIM 67/100, autonomo nelle ADL. A distanza di un anno e mezzo dall’evento traumatico (al 30/11/2023) giungeva nuovamente alla nostra attenzione per comparsa nelle ultime settimane di ipostenia e disturbo della sensibilità termo- dolorifica a carico dell’arto superiore destro. L’esame obiettivo al momento del ricovero metteva in luce un’ipoestesia termo-dolorifica in territorio T1-C8 dell’arto superiore destro e parestesie urenti a carico dei palmi delle mani. Nel corso di pochi giorni seguiva un peggioramento dell’ipoestesia termo-dolorifica per estensione del deficit al territorio di T2 e parzialmente C7 sempre di destra. Veniva eseguita una RM della colonna cervico-dorsale (4/12/2023) che a confronto con la precedente del 24/04/2022 evidenziava la comparsa di un’importante cavità siringomielica nel tratto C4-T12. Discusso il caso con la locale Neurochirurgia, veniva posta indicazione a trattamento invasivo ed in data 13/12/2023 veniva eseguito intervento di laminectomia T2-T3, durotomia mediana, mielotomia posteriore mediana al passaggio T2-T3 con ampia fenestrazione della siringa e lisi delle aderenze. Nel post-operatorio seguiva una rapida regressione delle parestesie ed un miglioramento dell’anestesia termo-dolorifica. DISCUSSIONE Nell’era pre-RM la siringomielia veniva diagnosticata spesso tardivamente, quando il disturbo neurologico era già invalidante. L’utilizzo della RM permette sia una diagnosi che l’opportunità di un trattamento precoce con un maggior risparmio del quadro neurologico. Lo sviluppo di una siringomielia post-traumatica sintomatica nel paziente mieloleso rappresenta una minaccia sia per le funzioni vitali (siringobulbia) sia per l’autonomia acquisita, con impatto notevole sulla qualità di vita. Tale possibilità diventa quindi fondamentale in un paziente che ha già una grave disabilità. Come nel caso descritto risulta importante investire sull’educazione del paziente ed il suo caregiver nel riconoscere i segni e sintomi di nuova insorgenza, che possono rappresentare un campanello d’allarme. Inoltre va valutato nei pazienti mielolesi un follow-up per tutta la vita, definendo il timing delle indagini di imaging 2 a seconda della categoria di rischio a cui appartiene il paziente. Controverso è il ruolo dello studio neurofisiologico come strumento di approfondimento diagnostico nel preintevento: in letteratura sono invece presenti evidenze sulla sua sensibilità nel follow up dei pazienti operati per siringomielia post-traumatica sintomatica. La siringomielia post-traumatica nel paziente mieloleso: case report Dr.ssa Berra Cecilia ° Dr. Acler Michele * Dr.ssa Posanti Elena * Dr. Midiri Alessandro * Dr.Jacopo Bonavita * ° U.O. Medicina Fisica e Riabilitazione – Università degli Studi di Verona – *U.O. Medicina Fisica e Riabilitazione-Ospedale Riabilitativo Villa Rosa, APSS Trento pre-intervento (4/12/2023) T 7 . post-intervento (26/1/2024) Sagittale dorsale sequenza STIR Sagittale cervicale sequenza STIR Trasversale cervicale sequenza T2 RM di controllo T 7
133
Current Pathways of Rehabilitation for Patients with High Grade Gliomas: Insights from AINO (Associazione Italiana di Neurooncologia), SINch (Società Italiana di Neurochirurgia), and SIRN (Società Italiana riabilitazione neurologica
CONCLUSIONS The HGG Rehab Survey offers invaluable insights into rehabilitation pathways for HGG patients. Data show clinicians’ perception of neuro-oncological neurorehabilitation, for the first time collected in a national survey. The preliminary data offer some ideas to defining homogeneous pathways of disseminating skills and models for taking care of the person affected by brain cancer. CURRENT PATHWAYS OF REHABILITATION FOR PATIENTS WITH HIGH GRADE GLIOMAS Insights from AINO (Associazione Italiana di Neurooncologia), SINch (Società Italiana di Neurochirurgia), and SIRN (Società Italiana di Riabilitazione Neurologica) Anna Luisa Di Stefano1 , Robertà Rudà2 , Andrea Pace3 , Orazio Santonocito1 , Antonio Silvani4 , Tamara Ius5 , Mauro Zampolini6 , Michelangelo Bartolo7 on the behalf of the HGG Rehab Group RESULTS 1. Unit of Neurosurgery, Spedali Riuniti di Livorno, Italy; 2. Division of Neuro-Oncology, Department of Neuroscience “Rita Levi Montalcini”, University and City of Health and Science University Hospital, Turin, Italy; 3. Neuro-Oncology Unit, Regina Elena National Cancer Institute, Via Chianesi, 53, 00144 Rome, Italy; 4. Fondazione IRCCS Istituto Neurologico Carlo Besta, Milano, Italy; 5.Neurosurgery Unit, Head-Neck and NeuroScience Department, University Hospital of Udine, Udine, Italy; 6. Physical and Rehabilitation Medicine Section of UEMS, Department of Rehabilitation, Hospital of Foligno, Foligno, Italy; 7. Department of Rehabilitation, Neurorehabilitation Unit, HABILITA Zingonia, Ciserano, Bergamo, Italy OBJECTIVE The HGG Rehab survey aimed to glean insights from physicians specialized in neuro-oncology and affiliated with two prominent scientific societies in Italy: AINO (Associazione Italiana di Neurooncologia), SINch (Società Italiana di Neurochirurgia), and from neurorehabilitation specialists from the SIRN (Società Italiana di Riabilitazione Neurologica). Its focus was to understand the prevailing rehabilitation pathways tailored specifically for HGG patients. Cohort of responders METHODS The questionnaire was released through AINO’s network in June 2023, followed by SINch in September 2023 and SIRN in December 2023. Supplementary materials detail the contributors to the survey. Participation was limited to practitioners with over five years of experience post- specialty training. The survey is still open and available at https://it.surveymonkey.com/r/2FXMXF7 By the 29th of February 2024 Area Overall AINO SINch SIRN North 57% 54% 53% 75% Centre 19% 30% 19% 6% South 23% 15% 29% 19% Overall AINO SINch SIRN N° of responses 96 33 47 16 Stratification for specialization Neuro- surgeons Neuro- oncologists/ Oncologists Radioterapists Neuro- rehabilitation specialists/ physiatrists 62% 18% 2% 17% Observed benefit Values Overall AINO SINch SIRN Median 80% 70% 80% 70% Range <10%-100% <10%-100% 30%-100% 30%-90% What are the outcomes that you judge in relation to the possible benefits obtained with neurorehabilitation? Time to treatment and facilities Setting AINO SINch SIRN Inpatient Median Range 40% <10%-90% 50% <10%-100% 40% <10%-90% Outpatient/Day Hospital Median Range 30% <10-70% 20% 10%-60% 20% <10%-90% Home care Median Range 20% <10-80% 30% <10-80% 20% <10%-90% In continuity ≤ 14 days > 14 days > 30 days > 90 days > 120 days In continuity ≤ 14 days > 14 days > 30 days > 90 days > 120 days Among the patients you follow, affected by primary brain neoplasm, how many are taken in for rehabilitation? Values Overall AINO SINch SIRN Median 30% 20% 30% 50% Range <10%-100% <10%-100% <10%-100% <10%-90% Eligibility for Rehabilitation <10% <10% <10% INTRODUCTION In the management of patients diagnosed with high grade glioma (HGG), the absence of a standardized rehabilitation approach across the disease's trajectory is striking. Present practices display significant variability in real-world settings globally. Tolerance during adjuvant therapies % of good tolerance to rehab during RT and/or CT AINO SINch SIRN Prevalent answer ≥50% 75% 55% 55% Evaluation for Rehabilitation Among the patients you follow, affected by primary brain tumors, how many are referred for rehabilitation evaluation? Values Overall AINO SINch Median 40% 40% 50% Range <10%-100% <10%-100% <10%-100% <10% <10% KPS at evaluation For how many of the patients with the following KPS, do you require rehabilitation treatment? KPS strata AINO SINch 30-40 Median Range 10% <10%-100% 20% <10%-100% 50-60 Median Range 30% <10-100% 50% <10%-100% 60-70 Median Range 50% <10-100% 80% <10-100% >70% Median Range 40% <10-100% 50% <10-100% KPS strata SIRN 30-40 Median Range 40% 10%-100% 50-60 Median Range 40% 20%-100% 60-70 Median Range 30% <10-100% >70% Median Range 30% <10-100% HGG Rehab Group
135
La caratterizzazione muscolo-scheletrica di una coorte di pazienti adulti affetta da Neurofibromatosi di tipo 1
La caratterizzazione muscolo-scheletrica di una coorte di pazienti adulti affetta da Neurofibromatosi di tipo 1 Antonietta D’Emilio, Arianna Silvestri, Sara Liguori, Marco Paoletta, Antimo Moretti, Giovanni Iolascon Dipartimento di Specialità Medico-Chirurgiche e Odontoiatriche, Università della Campania “Luigi Vanvitelli”, Napoli, Italia Bibliografia 1. Hirbe AC, Gutmann DH. Neurofibromatosis type 1: a multidisciplinary approach to care. Lancet Neurol. 2014 Aug;13(8):834- 43. doi: 10.1016/S1474-4422(14)70063-8. PMID: 25030515. 2. Filopanti M, Verga U, Ulivieri FM, Giavoli C, Rodari G, Arosio M, Natacci F, Spada A. Trabecular Bone Score (TBS) and Bone Metabolism in Patients Affected with Type 1 Neurofibromatosis (NF1). Calcif Tissue Int. 2019 Feb;104(2):207-213. doi: 10.1007/s00223-018-0488-z. Epub 2018 Nov 12. PMID: 30421324. 3.Summers MA, Quinlan KG, Payne JM, Little DG, North KN, Schindeler A. Skeletal muscle and motor deficits in Neurofibromatosis Type 1. J Musculoskelet Neuronal Interact. 2015 Jun;15(2):161-70. PMID: 26032208; PMCID: PMC5133719. Materiali e metodi In questo studio osservazionale abbiamo incluso pazienti con NF1 di età > 18 anni. Sono stati raccolti dati antropometrici ed anamnestici quali età e indice di massa corporea (Body Mass Index, BMI). Il protocollo sperimentale ha previsto la valutazione della forza muscolare mediante handgrip strength (HGS); la performance fisica utilizzando la Short Physical Performance Battery (SPPB); la qualità di vita mediante la Short Form Health Survey 36 (SF-36) ed il livello di attività fisica mediante l’International Physical Activity Questionnaires (IPAQ), espresso in equivalente metabolico (MET) settimanale (< 700: inattivo; tra 700 e 2519: sufficientemente attivo; >2520: molto attivo). Sulla base di questi cut-off i pazienti sono stati suddivisi rispettivamente in gruppo 0, gruppo 1 e gruppo 2. È stato, inoltre, condotta una valutazione tramite esame densitometrico con metodica Dual-energy X-ray Absorptiometry (DXA) (GE Lunar) della Bone Mineral Density (BMD) del rachide lombare (L1-L4), del collo del femore sinistro (l-FN) e del total body less head (TBLH). Tramite software Advanced Hip Assessment (AHA) abbiamo eseguito l’analisi strutturale dell’anca per la misurazione delle proprietà geometriche del femore ed infine abbiamo analizzato i parametri spazio-temporali dell’andatura tramite sensore inerziale BTS G-Walk ® . Risultati Come si evince dalla Tabella 1, abbiamo reclutato 83 pazienti (37 M; 46 F) con età media di 40.61 ± 15.45 anni e BMI medio di 24.34 ± 4.31 kg/m² , affetti da NF1. Sono stati riportati valori medi di 27.94 ± 10.17 kg in termini di forza. Dall’analisi del livello di attività fisica, 17 pazienti (20.5 %) sono risultati inattivi, 38 pazienti (45.8 %) sufficientemente attivi e 28 pazienti (33.7 %) attivi o molto attivi. Confrontando i tre gruppi (Tabella 2), stratificati per attività fisica, differenze statisticamente significative si sono riscontrate per i tre sub-item dell’SPPB tra il gruppo 0 e il gruppo 2 (p <0.05). Trenta pazienti hanno completato la valutazione dei parametri densitometrici e cinematici (14 M; 16 F); di questi, 19 pazienti (63.3%) hanno riportato valori medi compatibili con la norma per sesso e per età, 7 pazienti hanno riportato una diagnosi di osteopenia (23.3%), e 4 (13.3%) una diagnosi di osteoporosi /valori ridotti per sesso e per età. Confrontando i parametri densitometrici (Tabella 3) e cinematici in base al livello di attività fisica, non si sono riscontrate differenze statisticamente significative tra i tre gruppi (p >0.05). Dividendo la popolazione per genere, si sono rilevate differenze statisticamente significative per alcuni sub-item della SF-36, l’ HGS, l’ hip axis length, ed il cross section moment of inertia con punteggi inferiori nel sesso femminile rispetto al sesso maschile (p <0.05; Tabella 4). Confrontando i nostri dati con quanto descritto in letteratura relativamente alla popolazione pediatrica, la nostra coorte di pazienti sembrerebbe presentare complessivamente un livello di forza e di attività fisica maggiore con una minor compromissione della densità minerale ossea. Analizzando la nostra coorte divisa per genere, nel sesso femminile si rileva un deficit di forza ed uno scadimento della qualità di vita percepita rispetto al gruppo maschile. Futuri studi dovrebbero prevedere follow-up seriati per monitorare eventuali modifiche della densità minerale ossea e del funzionamento nel corso della patologia e se queste correlino con variazioni del livello di attività fisica. Conclusioni Tabella 1. Caratteristiche demografiche e cliniche Variabili Pazienti con NF1 (n=83) Età (anni) 40.61 ± 15.45 BMI (kg/m2) 24.34 ± 4.31 HGS (Kg) 27.94 ± 10.17 Livello di attività fisica Inattivi (gruppo 0) (%) 17 (20.5%) Sufficientemente attivi (gruppo 1) (%) 38 (45.8%) Attivi o molto attivi (gruppo 2) (%) 28 (33.7%) Introduzione La neurofibromatosi di tipo 1 (NF1) è una patologia genetica a trasmissione autosomica dominante che colpisce 1 su 3000 nati vivi. Sebbene sia caratterizzata da un coinvolgimento principalmente neuro-cutaneo e da una elevata predisposizione all’insorgenza di tumori sia benigni che maligni, possono essere interessati anche altri organi e tessuti, configurando il quadro di una malattia multi-sistemica. La patologia è causata da mutazioni, con perdita di funzione, nel gene NF1 presente sul cromosoma 17q11, che codifica per la proteina neurofibromina. Quest’ultima è coinvolta nel controllo della proliferazione e della differenziazione cellulare, svolgendo un ruolo cruciale nella regolazione di diverse vie di segnalazione. 1 Studi recenti hanno evidenziato che la neurofibromina influenza anche la crescita delle cellule muscolari, la formazione della matrice extracellulare ossea e la regolazione del metabolismo osseo. 2 Le alterazioni derivanti dalla sua disfunzione potrebbero quindi avere un ruolo sull’insorgenza dei disturbi muscolo-scheletrici nei pazienti affetti da NF1, quali displasie ossee, ipotonia e debolezza muscolare, che potrebbero influire sul livello di sedentarietà ed avere un impatto negativo sulla qualità di vita di questa popolazione3 . Benchè sia descritto un coinvolgimento muscoloscheletrico nei pazienti affetti da NF1 in età pediatrica, questo risulta scarsamente indagato in età adulta. Pertanto, l’obiettivo del nostro studio è stato caratterizzare la compromissione muscolo-scheletrica di una coorte di pazienti adulti affetta da NF1. Tabella 3. Confronto tra dati densitometrici e di forza stratificati per cut-off di attività fisica (n=30) Livello di attività fisica Sesso (M;F) Età HGS Total Body BMD Total Body Ts Total Body Zs L1-L4 BMD L1-L4 Ts L1-L4 Zs l-FN BMD L-FN Ts L-FN Zs Gruppo 0 (n=7) 3;4 41.63 ± 17.6 28.27 ± 9.3 1.04 ± 0.08 -0.96 ± 0.9 -0.14 ± 0.61 1.05 ± - 1.23 -1.27 ± 0.07 -0.49 ± 0.53 0.82 ± 0.1 -1.60 0.94 -1.03 ± 0.9 Gruppo 1 (n=12) 5;7 39.56 ± 14.3 28.03 ± 10.3 1.08 ± 0.11 -0.17 ± 1.08 0.13 ± 1.19 1.05 ± 0.24 -0.4 ± 1.45 -0.06 ± 1.53 0.873 ± 0.08 -1.12 ± 0.67 -0.91 ± 0.81 Gruppo 2 (n=11) 6;5 39.78 ± 12.99 27.78 ± 10.26 1.15 ± 0.099 0.23 ± 0.90 0.28 ± 1.05 1.19 ± 0.144 0.09 ± 1.25 0.22 ± 1.47 0.92 ± 0.09 - 0.62 ± 0.9 -0.53 ± 0.8 P-value 0.810 0.532 0.756 0.700 0.057 0.690 0.680 0.058 0.43 0.129 0.077 0.508 Abbreviazioni: HGS: hand grip strength; BMD: bone mineral density; l-FN: collo femore sinistro. Abbreviazioni: BMI body mass index, Hand grip strength (HGS) Gruppo 0 (n=17) Gruppo 1 (n=38) Gruppo 2 (n=28) P value BMI 24.24 ± 0.82 19.79 ± 11.78 24.34 ± 0.88 0.035 SPPB SCORE 8.06 ± 2.8 9.47 ± 2.36 10.37 ± 1.471 0.008 SPPB Balance 3.18 ±1.35 3.58 ± 0.967 3.92 ± 0.267 0.018 SPPB Gait 2.25± 1.125 2.80 ± 0.98 3.07 ± 0.781 0.032 SPPB SitToStand 2.37 ± 1.38 3.08 ± 1.07 3.37 ± 0.967 0.024 SF-36 Attività fisica 75.59 ± 7.37 76.97 ± 6.5 67.86 ± 8.01 0.480 SF-36 Limitazioni ruolo fisico 75 ± 10.05 78.47 ± 38.8 66.6 ± 42.74 0.556 SF-36 Dolore fisico 64.7 ± 11.24 66.28 ± 6.94 63.71 ± 7.47 0.981 SF-36 Salute generale 50 ± 6.10 51.96 ± 3.63 58.96 ± 4.94 0.281 SF-36 Vitalità 66 ± 7.15 62.18 ± 3.08 68.14 ± 7.53 0.629 SF-36 Attività sociali 74.21 ± 7.39 69.37 ± 4.46 70.5 ± 5.58 0.756 SF-36 Limitazioni ruolo emotivo 68.74 ± 8.17 66.74 ± 4.56 67.48 ± 5.67 0.879 SF-36 Salute mentale 60.6 ± 5.6 59.58 ± 3.13 66.18 ± 5.64 0.823 HGS (kg) 28.06 ± 2.43 27.89 ± 1.7 27.93 ± 1.94 0.963 Tabella 2. Confronto tra scores stratificati per cut-off di attività fisica (n=83) Abbreviazioni: BMI body mass index; Short Physical Performance Battery (SPPB); Short Form Health Survey 36 (SF-36); Hand grip strength (HGS) M (n=14) F (n=16) P value Età (anni) 36.43 ± 9.43 39.44 ± 11.15 0.430 BMI 24.84 ± 3.77 23.15 ± 3.07 0.200 Livello attività fisica Inattivi (gruppo 0) Sufficientemente attivi (gruppo 1) Attivi o molto attivi (gruppo 2) 3 5 6 4 7 5 0.500 SPPB SCORE 9.22 ± 4.14 9.4 ± 3.81 0.543 SPPB Balance 3.57 ±1.81 3.58 ± 0.141 0.805 SPPB Gait 2.6± 0.166 2.85 ± 1.5 0.220 SPPB SitToStand 2.95 ± 0.201 3.0 ± 1.77 0.945 SF-36 Attività fisica 89.32 ± 3.39 77.93 ± 4 0.028 SF-36 Limitazioni ruolo fisico 81 ± 5.7 67.4 ± 6.54 0.165 SF-36 Dolore fisico 67.6 ± 6.6 63.06 ± 6.4 0.633 SF-36 Salute generale 62.6 ± 4.05 46.93 ± 3.24 0.004 SF-36 Vitalità 67.5 ± 3.76 62.9 ± 5.31 0.670 SF-36 Attività sociali 77.66 ± 4.55 65.16 ± 4.16 0.024 SF-36 Limitazioni ruolo emotivo 77.24 ± 4.48 59.47 ± 4.32 0.008 SF-36 Salute mentale 69.42 ± 3.65 59.67 ± 3.72 0.040 HGS (kg) 34.54 ± 1.29 22.63 ± 1.27 0.000 Total Body BMD 1.12 ± 0.10 1.08 ± 0.10 0.442 Total Body Ts-0.38 ± 1.05 -0.05 ± 1.05 0.429 Total Body Zs-0.19 ± 0.86 0.4 ± 1.08 0.730 L1-L4 BMD 1.12 ± 0.10 1.08 ± 0.24 0.647 L1-L4 Ts-0.72 ± 0.10 -0.15 ± 1.55 0.417 L1-L4 Zs-0.54 ± 0.55 1.08 ± 0.10 0.109 l-FN BMD 0.88 ± 0.10 0.88 ± 0.009 0.967 l-FN Ts-1.32 ± 0.87 -0.8 ± 0.84 0.066 l-FN Zs-1.12 ± 0.69 -0.46 ± 0.86 0.015 HAL (mm) 112.94 ± 5.82 100 ± 4.67 0.000 FSI 1.66 ± 0.31 1.78 ± 0.63 0.572 CSMI (mm4) 12728 ± 2.704 9287 ± 2344 0.003 CSA (mm3) 146 ± 18.20 134 ± 20 0.298 SM (mm2) 664 ± 141 558 ± 107 0.028 NS (°) 53.57 ± 3.5 53.56 ± 3.5 0.754 Tabella 4. Confronto tra scores e dati densitometrici distinti per genere (n=30) Abbreviazioni: BMI body mass index; Short Physical Performance Battery (SPPB); Short Form Health Survey 36 (SF-36); Hand grip strength (HGS); BMD: bone mineral density; l-FN: collo femore sinistro; HAL (hip axis length); FSI (femoral strenght index); CSMI (cross section moment of inertia); CSA (cross section area); SM (section modulus); NS (neck shaft).
137
Validazione di un’applicazione mobile per il telemonitoraggio e la valutazione delle performance in pazienti sottoposti a protesi totale di ginocchio e anca: Step–App®
Validazione di un’applicazione mobile per il telemonitoraggio e la valutazione delle performance in pazienti sottoposti a protesi totale di ginocchio e anca: Step–App® Gregorio Massocco1, Lorenzo Lippi1,2 , Alessio Turco1, Arianna Folli1, Massimo Canonico3, Alessandro de Sire4, Marco Invernizzi 1,2 1 Medicina Fisica e Riabilitativa, Dipartimento di Scienze della Salute (DISS), Università del Piemonte Orientale “A. Avogadro”, Novara. 2 Dipartimento Attività Integrate Ricerca e Innovazione (DAIRI), Azienda Ospedaliera SS. Antonio e Biagio e Cesare Arrigo, Alessandria. 3 Dipartimento di Scienze e Innovazione Tecnologica (DISIT), Università del Piemonte Orientale “A. Avogadro”, Alessandria. 4 Medicina Fisica e Riabilitativa, Dipartimento di Scienze Mediche e Chirurgiche, Università degli Studi “Magna Graecia”, Catanzaro. Introduzione Con l’aumento dell’aspettativa di vita della popolazione, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha evidenziato come sia fondamentale adottare strategie efficaci per favorire un invecchiamento sano [1]. Attualmente, numerosi studi si concentrano su interventi mirati per affrontare il declino funzionale, cognitivo e la disabilità negli anziani, al fine di migliorare la qualità della vita legata alla salute [2]. Una delle opportunità che emerge come possibile soluzione è la gestione riabilitativa e multidisciplinare delle condizioni legate all’età, supportata da numerose prove di alta qualità. Risulta tuttavia importante valutare attentamente la sostenibilità di tali interventi in termini di costo-efficacia. A questo proposito, l’innovazione tecnologica e digitale potrebbe offrire gli strumenti adatti per monitorare l’efficacia dei trattamenti [3]. Infatti, i dati oggettivi e digitali potrebbero aprire la strada all’integrazione del machine learning e dell’intelligenza artificiale nel monitoraggio dei pazienti con disabilità fisica e cognitiva, offrendo al contempo preziose informazioni per l’innovazione digitale nei contesti riabilitativi. Tuttavia, la standardizzazione di tali strumenti e la loro integrazione nei protocolli di trattamento riabilitativo convenzionale rappresentano ancora una sfida. Di conseguenza, lo scopo principale di questo studio è stato sviluppare e incorporare un innovativo sistema di telemonitoraggio mobile denominato Step-App® all’interno del processo di riabilitazione convenzionale, validandolo in prima istanza in pazienti che hanno subito una protesizzazione totale di ginocchio e anca. Materiali e Metodi In questo studio è stato arruolato un gruppo consecutivo di pazienti ricoverati nel reparto di Medicina Fisica e Riabilitativa dell’Azienda Ospedaliera Nazionale SS. Antonio e Biagio e Cesare Arrigo, Alessandria, Italia, nel periodo compreso tra aprile 2023 e giugno 2023. I criteri di inclusione erano: pazienti di età superiore ai 60 anni che avevano subito un intervento di protesizzazione totale di ginocchio o anca, e che avessero letto ed accettato il consenso informato. I criteri di esclusione erano: pazienti con deterioramento cognitivo, comorbilità cardiovascolari, polmonari, neurologiche o altre patologie capaci di influenzare le prestazioni fisiche. Il Comitato etico dell’Azienda Ospedaliera Nazionale SS. Antonio e Biagio e Cesare Arrigo, Alessandria, ha precedentemente approvato lo studio (ASO.RRF.23.01; protocollo numero 14570). Tutti i pazienti hanno seguito un trattamento di riabilitazione standard (fisiokinesiterapia e terapia occupazionale, counselling e terapia educazionale). Le sessioni di riabilitazione avevano complessivamente una durata di 5 ore al giorno, per 6 giorni a settimana, somministrata e supervisionata dallo stesso fisioterapista, per un totale di 21 giorni. Le valutazioni sono state effettuate all’inizio (T0) e alla fine del trattamento riabilitativo (T1). Gli outcome primari, registrati sia attraverso metodi convenzionali che utilizzando il dispositivo Step-App®, includevano: 6-minute walk test (6MWT), il 10-meter walk test (10MWT) e il 30-second sit-to-stand test (30SST). Il dispositivo Step-App® è stato sviluppato dal Dipartimento di Scienze e Innovazione Tecnologica dell’Università del Piemonte Orientale “Amedeo Avogadro”. L’applicazione è stata installata su uno smartphone Android (Xiaomi Redmi Note 11 4/GY), sfruttando le componenti hardware per raccogliere feedback in tempo reale durante l’esecuzione dei test funzionali. Bibliografia [1] Beard, J.R., et al., The World report on ageing and health: a policy framework for healthy ageing. The Lancet, 2016. 387(10033): p. 2145-2154. [2] National Guideline, C., NICE Evidence Reviews Collection, in Evidence review for outpatient hip and knee postoperative rehabilitation: Joint replacement (primary): hip, knee and shoulder: Evidence review R. 2020, National Institute for Health and Care Excellence (NICE) Copyright © NICE 2020.: London. [3] Pires, I.M., et al., Development technologies for the monitoring of six-minute walk test: a systematic review. Sensors, 2022. 22(2): p. 581. Risultati Sono stati valutati per l’inclusione 39 pazienti, di cui 25 pazienti sono risultati idonei. L’età media era 69,0 ± 11,5 anni e un BMI di 26,73 ± 4,16 kg/m². Il campione era costituito da 13 donne e 12 uomini. Attraverso l’analisi di correlazione fra le misurazioni ottenute tramite Step-App® e la valutazione tradizionale, si è ottenuta una forte correlazione per quanto riguarda il 6MWT (T0: r2=0.9981, p<0.0001; T1: r2=0.9981, p<0.0001), 10MWT (T0: r2=0.9423, p<0.0001; T1: r2=0.8634, p<0.0001), e 30SST (T0: r2=1, p<0.0001; T1: r2=1, p<0.0001) [Figura 1]. Attraverso l’analisi di concordanza basata sui grafici di Bland-Altman si è evidenziata una buona concordanza fra le misure condotte con Step-App® e quelle tradizionali. Figura 1. A) Correlazione al T0 e T1 tra il 6MWT registrato dall’operatore e il 6MWT-APP registrato dall’applicazione; B) Correlazione al T0 e T1 tra il 10MWT registrato dall’operatore e il 10MWT-APP registrato dall’applicazione; C) Correlazione al T0 e T1 tra il 30SST registrato dall’operatore e il 30SST-APP registrato dall’applicazione. A B C Conclusioni Step-App® emerge come un promettente strumento di telemonitoraggio, caratterizzato dalla sua facilità d'uso, destinato a valutare in remoto le prestazioni fisiche di individui che hanno subito interventi di protesizzazione totale di ginocchio o anca. Questo dispositivo potrebbe essere integrato con successo nel contesto del telemonitoraggio di soggetti anziani coinvolti in programmi personalizzati di riabilitazione a distanza, con potenziale in futuro di essere applicato in altri contesti, come la neuroriabilitazione.
143
Effetti di un programma riabilitativo intensivo multidisciplinare ambulatoriale versus un programma di auto-trattamento domiciliare nella Malattia di Parkinson: risultati preliminari di un RCT
EFFETTI DI UN PROGRAMMA RIABILITATIVO INTENSIVO MULTIDISCIPLINARE AMBULATORIALE VERSUS UN PROGRAMMA DI AUTO-TRATTAMENTO DOMICILIARE NELLA MALATTIA DI PARKINSON: RISULTATI PRELIMINARI DI UN RCT F.L. Saibene1 , A. Salvatore1, S. Gobbo1, F. Merlo1, C. Agliardi, A. Castagna1, E. Farina1, M. Alberoni1, E. Calabrese1, T. Bowman1, D. Anastasi1, D. Cattaneo1,2 , C. Arienti1, F.R. Guerini1, M. Saresella1, M. Clerici1,2, J. Navarro1 , P. Arcuri1 & M. Meloni3 1IRCCS Fondazione Don Carlo Gnocchi ONLUS, Milan, Italy ; 2University of Milan, Italy ; 3UOC Neurologia, Azienda Ospedaliero-Universitaria, Cagliari, Italy Introduzione. La Malattia di Parkinson (MP) è una patologia neurodegenerativa lentamente ingravescente, caratterizzata sia da sintomi motori (triade sintomatologica: tremore, rigidità e bradicinesia) sia da sintomi non-motori. Sebbene siano ormai numerosi gli studi che evidenziano il beneficio di programmi riabilitativi intensivi multidisciplinari (associati alla terapia farmacologica dopaminergica) sui diversi domini e abilità [1,2] nelle Persone con Malattia di Parkinson (PcMP), non ci sono informazioni univoche e complete su tutto lo spettro sintomatologico e sui correlati biomolecolari. L’obiettivo principale del presente studio è quello di valutare, attraverso un RCT, se le PcMP assegnate ad un trattamento riabilitativo ambulatoriale giornaliero intensivo multidisciplinare (Gruppo Sperimentale, EXP) mostrassero effetti a breve (T1) e a medio (T2) termine su domini motori e/o cognitivi e/o sulla Qualità della Vita auto-percepita diversi rispetto alle PcMP assegnate ad un programma di auto-trattamento domiciliare di stretching e mobilizzazione attiva (Gruppo di Controllo, CTRL). Il presente studio, inoltre, vuole valutare eventuali variazioni del fattore neurotrofico cerebrale (BDNF esosomiale) quali possibili biomarcatori di neuroplasticità cerebrale promossa dall’attività riabilitativa. Materiali e metodi. Sono state arruolate 57 PcMP [26CTRL/31EXP; 28F/29M; Età(aa.):69,16±5.27; mH&Y:1,5-3; durata malattia (anni): 9.25±6.60]; tutte le PcMP sono state sottoposte a valutazione multidimensionale al T0, dopo 6 settimane di trattamento (T1) e a distanza di 3 mesi (T2). Le PcMP-EXP hanno svolto un programma riabilitativo ambulatoriale, giornaliero, intensivo e multidisciplinare in regime di Macro Attività Complessa (MAC); ciascun paziente veniva sottoposto quotidianamente (5gg/sett., per 6sett. consecutive) ad attività riabilitative multidisciplinari (neuromotoria, neuropsicologica, logoterapia, terapia occupazionale) della durata di 160’/giorno ciascuna (80′ motoria; 40′ riabilitazione cognitiva e 40′ logopedia) per 3gg./sett. e 180’/giorno (80′ motoria; 60′ cognitiva e 40′ riabilitazione logopedica) per 2gg./sett. La riabilitazione neuropsicologica era proposta sia in modalità tradizionale (3vv./sett.) sia attraverso il supporto di strumentazione computerizzata (2vv./sett.). Le PcMP-CTRL hanno svolto un programma di auto-trattamento domiciliare (stretching muscolare e mobilizzazione attiva) per 40’/die per 6 settimane consecutive. Tutte le PcMP, per ciascun time-point (arruolamento, T0; a fine ciclo riabilitativo, T1; al follow-up a 3 mesi, T2) sono state sottoposte a valutazione neurologica (stadiazione malattia: mH&Y; sintomatologia motoria: MDS-UPDRS-III), neuropsicologica (funzionamento cognitivo globale: Montreal Cognitive Assessment -MoCA Test-; Qualità della vita auto-percepita -PDQ- 39-) e motoria (Modified Dynamic Gait Index -mDGI- per il mantenimento dell’equilibrio dinamico durante il cammino). Inoltre, è stata rilevata la concentrazione del BDNF all’interno degli esosomi di derivazione neuronale (NDEVs-BDNF) [3]. Conclusioni. I nostri risultati (vedi Figura 1) suggeriscono che un trattamento riabilitativo quotidiano, ambulatoriale, intensivo e multidisciplinare rivolto alle PcMP può determinare un miglioramento significativo della sintomatologia motoria caratterizzante la Malattia di Parkinson e delle problematiche di equilibrio rispetto ad un programma di auto-trattamento domiciliare di stretching e mobilizzazione attiva. L’incremento significativo del BDNF in NDEVs nel gruppo EXP al T2 testimonia come si possano innescare meccanismi di neuroplasticità cerebrale. Infine, la presa in carico sembra essere in entrambi i gruppi un facilitatore nell’aumento della qualità di vita percepita in tutte le PcMP. Bibliografia [1] Meloni, M., Saibene, F. L., Di Tella, S., Di Cesare, M., Borgnis, F., Nemni, R., & Baglio, F. (2021). Functional and Cognitive Improvement After an Intensive Inpatient Multidisciplinary Rehabilitation Program in Mild to Severe Parkinson’s Disease: A Retrospective and Observational Study. Frontiers in Neurology, 12, 626041. [2] Ferrazzoli, D., Ortelli, P., Zivi, I., Cian, V., Urso, E., Ghilardi, M. F., … & Frazzitta, G. (2018). Efficacy of intensive multidisciplinary rehabilitation in Parkinson’s disease: a randomised controlled study. Journal of Neurology, Neurosurgery & Psychiatry, 89(8), 828-835. [3] Agliardi, C., Meloni, M., Guerini, F. R., Zanzottera, M., Bolognesi, E., Baglio, F., & Clerici, M. (2021). Oligomeric α-Syn and SNARE complex proteins in peripheral extracellular vesicles of neural origin are biomarkers for Parkinson’s disease. Neurobiology of Disease, 148, 105185. fsaibene@dongnocchi.it ; parcuri@dongnocchi.it Risultati. Le analisi statistiche hanno evidenziato una riduzione significativa pari 4.61 punti (p=0.027) al MDS-UPDRS-III nel gruppo EXP rispetto al gruppo CTRL al T1. In entrambi i gruppi, tra T1 e T0, si è osservato un miglioramento significativo della qualità della vita auto-percepita (PDQ-39, p˂0.001), mentre non tra T2 vs T0, senza effetto ‘Gruppo’ di appartenenza. Al mDGI si è evidenziato un miglioramento significativo nel gruppo EXP rispetto al gruppo CTRL sia al T1 vs T0 [2.94 punti (p=0.008)] sia al T2 vs T0 [2.63 punti (p=0.045)]. Infine, al T2 è emerso un incremento significativo del BDNF esosomiale nel gruppo EXP con un aumento in media di 2,16 punti rispetto al gruppo controllo (p=0.034). Non è stato, invece, riscontrato alcun effetto statisticamente significativo al MoCA Test nel EXP-PcMP rispetto al CTRL-PcMP (p=0.61). MDS-UPDRS Parte III (ΔT1-T0) PDQ-39(T0 e T1) BDNF da NDEVs (T0, T1 e T2) Figura 1 – Rappresentazioni delle variabili di interesse (Movement Disorder Society‐ Unified Parkinson’s Disease Rating Scale, MDS‐ UPDRS-Parte III ; Parkinson’s Disease Questionnaire, PDQ-39 ; Modified Dynamic Gait Index, mDGI ; Brain-derived neurotrophic factor (BDNF) esosomiale (da vescicole extracellulari di origine neurale, NDEVs) .
145
Valutazione dell’impatto dell’uso dell’esoscheletro indossabile sul cammino, sul dolore e sulla qualità di vita in una paziente affetta da Paraplegia Spastica Ereditaria: a case report
Valutazione dell’impatto dell’uso dell’esoscheletro indossabile sul cammino, sul dolore e sulla qualità di vita in una paziente affetta da Paraplegia Spastica Ereditaria: a case report. Isabella Ivana Di Natale1 , Olindo Della Corte1 , Sara Liguori1, Marco Paoletta1 , Francesca Gimigliano2 , Giovanni Iolascon1, Antimo Moretti1 1 Dipartimento di Specialità Medico-Chirurgiche e Odontoiatriche, Università della Campania “Luigi Vanvitelli”, Napoli, Italia 2 Dipartimento di Salute Mentale e Fisica e Medicina Preventiva, Università della Campania “Luigi Vanvitelli”, Napoli, Italia Caso Clinico (Metodi) Paziente di anni 51, sesso femminile, BMI 19.8, affetta da paraparesi spastica ereditaria (HSP). Il ciclo riabilitativo ha previsto l’utilizzo dell’esoscheletro EksoNR per 60‘, 2 volte a settimana per un totale di 10 sedute. Il nostro protocollo di valutazione includeva: parametri cinematici del cammino mediante 10 meter walking test (10MWT) e Timed Up and Go (TUG) tramite sensore inerziale BTS Baiobit®; dolore tramite Brief Pain Inventory (BPI); qualità della vita mediante l’EuroQol-5Dimension. Tale protocollo è stato somministrato a baseline (T0), al termine del ciclo riabilitativo (T1) e a 15 giorni dal T1 (T2). Al termine delle 10 sedute si è valutato il grado di soddisfazione della paziente circa l’utilizzo del dispositivo tramite scala Quebec User Evaluation of Satisfaction with Assistive Technology (QUEST). La Paraplegia Spastica Ereditaria (HSP) è una rara malattia neurodegenerativa con una prevalenza che varia da 0,1 a 9,6 soggetti su 100.000 in tutto il mondo. La HSP interessa tipicamente le vie piramidali ed i cordoni posteriori del midollo spinale con la comparsa di un progressivo coinvolgimento degli arti inferiori. Il paziente affetto da HSP infatti presenta maggiori oscillazioni in stazione eretta ed impairment dell’andatura con un incremento dei tempi di conduzione motoria ed un aumento temporale delle reazioni posturali alle perturbazioni (1). È stato ipotizzato che la riabilitazione del cammino mediante utilizzo di treadmill in questa popolazione sembrerebbe migliorare tali aspetti attraverso l’innesco di meccanismi compensatori, non modificando i parametri soprariportati e non agendo sul disturbo propriocettivo (1). Tuttavia, apparecchi come gli esoscheletri indossabili sembrerebbero riportare diversi vantaggi in quest’ambito: aumentano la stimolazione propriocettiva, riproducono l’ambiente funzionale della vita quotidiana e conferiscono una maggiore libertà di movimento, promuovendo il recupero motorio e funzionale, attraverso meccanismi di neuroplasticità e rimodulazione della connettività (2). Obiettivo di questo case-report è stato valutare l’impatto di un percorso riabilitativo tramite utilizzo di esoscheletro indossabile sui parametri cinematici del cammino, sul dolore, sulla qualità di vita in una paziente affetta da HSP . BIBLIOGRAFIA 1.Dalin Daniela, Wiesmeier Isabella Katharina, Heimbach Bernhard, Weiller Cornelius, Maurer Christoph, Postural control deficits due to bilateral pyramidal tract lesions exemplified by hereditary spastic paraplegia (HSP) originate from increased feedback time delay and reduced long-term error corrections, Frontiers in Human Neuroscience, 17, 2023. 2.Luo, S., Androwis, G., Adamovich, S. et al. Robust walking control of a lower limb rehabilitation exoskeleton coupled with a musculoskeletal model via deep reinforcement learning. J NeuroEngineering Rehabil 20, 34 (2023). https://doi.org/10.1186/s12984-023-01147-2. Figura 1. Esoscheletro EksoNR Conclusioni La paziente ha riportato dei benefici in termini di alcuni parametri spazio-temporali del cammino al termine del trattamento con EKSO che non sono perdurati a distanza di 2 settimane mentre tale approccio sembrerebbe conferire sicurezza nel passaggio postura assisa-ortostasi anche a distanza di 2 settimane. L’utilizzo dell’ esoscheletro sembrerebbe avere un buon impatto sulla qualità di vita percepita ed il grado di soddisfazione in questa tipologia di pazienti. Futuri studi con una popolazione più ampia ed un training riabilitativo con esoscheletro più lungo e strutturato potrebbero indagare eventuali modifiche in termini di neuroplasticità in pazienti affetti da HSP . T0 T1 T2 10MWT-cadence-step/min 88.7 94.7 82.8 10MWT -harmonic ratio (%) 1.26 1.91 1.43 10MWT-walking ratio (%) 3.52 3.88 2.32 10MWT – simmetria (%) 88.8 95.2 97.2 TUG- fase di alzata (s) 5.86 1,34 1,19 TUG- fase di seduta (s) 0.54 1.67 0.7 n°passi/tempo 539 1066 n/a EuroQol-5D 0.818 0.907 0.487 BPI-SI 4.62 5.5 4 BPI-II 3.42 5 5.85 Tabella 1. Confronto dei parametri clinici e strumentali al T0, T1, T2 EksoNR (Figura 1) è un dispositivo robotico overground indossabile per la riabilitazione della deambulazione del cammino in soggetti con deficit motori degli arti inferiori, come mielolesioni complete ed incomplete, esiti di ictus, sclerosi multipla, Parkinson, sindrome di Guillain-Barre, trauma cranico e altre malattie neurologiche. Grazie allo schienale rigido integrato nella struttura del dispositivo, permette il sostegno e il corretto posizionamento del tronco del paziente, consentendo quindi il trattamento di persone paraplegiche e tetraplegiche con vari livelli di paralisi o emiparalisi. Caso Clinico (Risultati) La paziente ha riportato un miglioramento nei parametri spaziotemporali del passo in particolare per la cadenza tra T0 e T1 con uno scadimento al T2 (T0 = 88,7 step/min, T1 = 94,7 step/min, T2=82,8 step/ min) analogamente all’ indice di fluidità in termini di harmonic ratio (T0 = 1,26% vs T1 = 1,91% T2= 1,43%),ed indice walking ratio (T0 = 3,52% vs T1 = 3,88% T2 = 2,32%). Un beneficio si è osservato tra i tempi T0-T2 sulla durata della fase di alzata (T0 = 5,86s, T1 = 1,34s T2= 1,19s) e sulla durata della fase di seduta (T0 = 0,54s vs T1 1,67s T2= 0,7s). Alla EuroQol-5D la paziente ha presentato un miglioramento della qualità di vita tra T0-T1 con un successivo peggioramento al T2 (EuroQol-5D T0= 0,818; T1= 0,907; T2= 0,487) ed un aumento del dolore (BPI Severity Index T0= 4,62 T1= 5,5 T2= 4; Interference Index T0= 3,42 e T1= 5 T2= 5,85). Dal confronto T0-T1, si è osservato un incremento del rapporto passi rispetto al tempo di esecuzione (T0 539 passi eseguiti in 30’, T1 1066 passi eseguiti in 25’) (Tabella 1). Il punteggio della scala QUEST inerente la soddisfazione dell’ausilio è stato di 5 (Figura 2). Figura 2. Quebec User Evaluation of Satisfaction with Assistive Technology (QUEST).
147
Il trisma quale esito di ictus cerebrale: revisione della letteratura
Il trisma quale esito di ictus cerebrale: revisione della letteratura Elena Brevi1, Luciana Sciumè2, Stefano Colonna2, Rosa Rogliani2, Federico Giarda2 , Giovanna Beretta2, Davide Dalla Costa2 1 Scuola di Specializzazione in Medicina Fisica e Riabilitativa, Università degli Studi di Milano La Statale 2 S.C. Medicina Riabilitativa e Neuroriabilitazione, ASST Grande Ospedale Metropolitano Niguarda, Milano – Dipartimento di Neuroscienze, Testa e Collo INTRODUZIONE Il trisma si manifesta come contrazione tetanica dei muscoli masticatori e determina l’incapacità di apertura della cavità orale. Tra le cause principali di trisma si riconoscono le malattie congenite, i traumi, le neoplasie e cause infiammatorie. . In letteratura sono invece riportati pochi casi di trisma quale conseguenza di ictus cerebrale. Considerando il caso clinico di una paziente presentante trisma in seguito a emorragia pontina (Figure 1 e 2), si sono indagate le possibili associazioni con ictus cerebri e i possibili trattamenti. BIBLIOGRAFIA [1] Fietzek, U. M., P. Kossmehl, A. Barthels, G. Ebersbach, B. Zynda, e J. Wissel. Botulinum Toxin B Increases Mouth Opening in Patients with Spastic Trismus. European Journal of Neurology 16, fasc. 12 (dicembre 2009): 12991304. https://doi.org/10.1111/j.1468-1331.2009.02723.x. MATERIALI E METODI La ricerca della letteratura è stata condotta utilizzando i motori di ricerca PubMed, Embase, PEDro ed EBSCO Cinahl Ultimate. Le stringhe utilizzate sono state: «lockjaw» AND «stroke», «trismus» AND «stroke» e «oromandibular dystonia» AND «stroke». La selezione è stata fatta sulla base di titolo e abstract. I criteri di inclusione sono stati: i) studi sullo spasmo dei muscoli massetere e temporale associati ad incapacità di apertura della cavità orale insorto in seguito a stroke ii) studi che descrivono una relazione anatomo-clinica tra area cerebrale coinvolta e sintomatologia. RISULTATI Nella revisione sono stati inclusi 9 articoli di cui 5 descrivono anche il trattamento del trisma. Gli studi non mostrano una correlazione univoca tra regione cerebrale interessata dalla lesione e insorgenza di trisma (Tabella 1). I trattamenti riportati sono l’inoculo dei muscoli con tossina botulinica preceduta, in alcuni studi, da terapie fisiche ed esercizi di apertura del cavo orale e concomitante utilizzo di farmaci miorilassanti. CONCLUSIONI Il trisma, pur se da considerarsi di raro riscontro, può essere una delle manifestazioni cliniche di ictus cerebrale interessante alcune aree anatomiche. In particolare, l’area motoria primaria (area 4 di Brodmann) o il nucleo motorio del nervo trigemino. I trattamenti del trisma sono gli stessi, indipendentemente dall’eziologia. Il più efficace risulta essere l’inoculo di tossina botulinica nei muscoli massetere e temporale.[1] Autore Sesso, età Sede di lesione (MRI) Kathleen S. Spillane M,9 emorragia cerebellare Jong-Hyun Seo F,62 emorragia cerebellare A. Frontera F,41 ischemia emisferica ACM (arteria cerebrale media) Vivek Kadyan F,60 ischemia emisferica ACM M.M Lai F,60 ischemia della capsula interna Marcel J.H. Aries M,34 ischemia della capsula interna Michael Krasnianski F,62 emorragia pontina Pawel Tacik M,51 emorragia pontina M. Bakke F,69 ischemia pontina Figura 1: tracciato elettromiografico dei muscoli masticatori a riposo Figura 2: RMN stroke emorragico in cavernoma Tabella 1: articoli inclusi nella revisione sistematica
150
Impatto dei disturbi del tono dell’umore su forza, destrezza, fatigue, autonomie e status cognitivo in una coorte di persone affetta da sclerosi multipla
Impatto dei disturbi del tono dell’umore su forza, destrezza, fatigue, autonomie e status cognitivo in una coorte di persone affette da sclerosi multipla Valeria Loreto1 , Maria Luisa Cartesio1 , Sara Liguori1 , Marco Paoletta1 , Francesca Gimigliano2 , Giovanni Iolascon1 , Antimo Moretti1 Dipartimento di Specialità Medico-Chirurgiche e Odontoiatriche, Università della Campania “Luigi Vanvitelli”, Napoli, Italia Dipartimento di Salute Mentale e Fisica e Medicina Preventiva, Università della Campania “Luigi Vanvitelli”, Napoli, Italia Introduzione Bibliografia 1. Pucak ML, Carroll KA, Kerr DA, Kaplin AI. Neuropsychiatric manifestations of depression in multiple sclerosis: neuroinflammatory, neuroendocrine, and neurotrophic mechanisms in the pathogenesis of immune-mediated depression. Dialogues Clin Neurosci. 2007;9(2):125-39. doi: 10.31887/DCNS.2007.9.2/mpucak. PMID: 17726912; PMCID: PMC3181849. 2. Smith, C. B., Rosenström, T., & Hagen, E. H. (2022). Strength is negatively associated with depression and accounts for some of the sex difference: A replication and extension. Evolution, medicine, and public health, 10(1), 130–141. https://doi.org/10.1093/emph/eoac007 3. Fiske, A., Kasl-Godley, J. E., & Gatz, M. (1998). Mood Disorders in Late Life. Comprehensive Clinical Psychology, 193– 229. doi:10.1016/b0080-4270(73)00025-0 In questo studio sperimentale abbiamo incluso pazienti con diagnosi di SM secondi i criteri diagnostici di McDonald 2017 con un punteggio di EDSS < 6 ed età > 18 anni. Il protocollo valutativo ha compreso la raccolta di dati antropometrici e anamnestici, la valutazione della forza muscolare degli arti superiori mediante HandGrip Strenght examination (HGS) con dinamometro di Jamar, la destrezza tramite 9 Hole Peg Test (9-HPT), il tono dell’umore tramite Beck Depression Inventory (BDI), la fatica percepita attraverso la Fatigue Severity Scale, la valutazione dell’autonomia mediante la Functional Independence Measure (FIM) e lo stato cognitivo tramite il MOntreal Cognitive Assessment (MOCA). I pazienti sono stati stratificati per la assenza / presenza di sintomi depressivi in accordo con il cut off di riferimento > 10 per la BDI presente in letteratura(3) . Materiali & Metodi Abbiamo incluso 14 pazienti affetti da SM di età media 51.9 + 11 e BMI medio 25.23, di cui 7 non manifestavano sintomi depressivi e 7 una depressione lieve- moderata alla BDI (Tabella 1). Confrontando i due gruppi distinti per BDI score rispetto agli outcome clinici somministrati, si è osservata una differenza statisticamente significativa della forza valutata tramite HGS sia per l’arto dominante che non dominante (p < 0,05) (Tabella 2). Risultati Il disturbo del tono dell’umore è un fattore estremamente disabilitante nella popolazione affetta da SM e si associa ad uno scadimento della forza muscolare in questa popolazione. Interventi riabilitativi volti al recupero della forza muscolare potrebbero favorire il miglioramento della salute mentale nelle persone con SM. Conclusioni Variabili SCORE Età (anni) 51.9 ± 11 Sesso M 5 (36%) F 9 (64%) BMI (kg/m2) 25.23 ± 2.71 Variante di SM RR PP SP 8 (57%) 2 (14%) 4 (28%) E-QoL 0.677 ± 0.18 9-HPT (sec) 19.53 ± 15.57 FSS 38.5 ± 19.39 FIM 118.14 ± 9.87 MOCA 21.71 ± 4.64 HGS-ND (kg) 24.36 ± 8.015 HGS-D (kg) 26.57 ± 8.31 Gruppo 0 (n=7) BDI < 10 Gruppo 1 (n=7) BDI > 10 P-VALUE Età 47.42 + 11.75 56.42 + 10.08 0.209 BMI 24.62 ± 4.63 25.83 ± 2.85 0.535 E-QoL 0.47± 0.20 0.40 ± 0.17 0.383 9-HPT 17± 8.17 22 ± 21.04 0.902 FSS 30 ± 15.61 47 ± 20.05 0.97 FIM 121.57± 12.89 114.71± 9.87 0.318 MOCA 22.29± 5.15 21.14± 4.41 0.620 HGSD 30.71± 3.30 22.43 ± 9.94 0.038 HGSND 30.14± 3.02 18.57 ± 7.20 0.001 Abbreviazioni: SM Multiple Sclerosis; RR Relapsing Remitting PP Primary Progressive, SP Secondary Progressive BMI Body Mass Index; E-QoL EuroQoL; HGS-ND Handgrip Strenght Non-Dominant HGS- D Handgrip Strenght Dominant; FIM Functional Independence Measure; BDI Beck Depression Inventory I disturbi dell’umore e la compromissione cognitiva sono di frequente riscontro nelle persone con sclerosi multipla (SM) con un peggioramento dell’attenzione e delle funzioni esecutive (1). Solitamente la sindrome depressiva si associa ad uno scadimento della forza muscolare nella popolazione generale (2); tuttavia questo aspetto è stato poco indagato nei pazienti affetti da SM. L’obiettivo di questo studio è stato valutare l’impatto dell’umore sui parametri inerenti la forza muscolare, la destrezza degli arti superiori, le autonomie e la fatigue in una coorte di pazienti affetti da SM. Abbreviazioni: BMI body mass index; E-QoL EuroQol; 9-HPT None Hole-Peg-Test; BDI Beck Depression Inventory; FSS Fatigue Severity Scale; FIM Functional Independence Measure; mOca : Montreal Cognitive Assessment ; HGS : Handrgrip Strenght Tabella 1. Caratteristiche antropometriche e cliniche della coorte di pazienti affetta da SM Tabella 2. Confronto dei dati antropometrici e clinici delle due popolazioni stratificate per BDI
152
Malattia di Parkinson e Trattamento Riabilitativo Intensivo e Costante (TRIC): uno studio pilota
Malattia di Parkinson e Trattamento Riabilitativo Intensivo e Costante (TRIC): uno studio pilota. Christian Gelao1, Fabrizio Angeloro3, Cinzia Palmirotta2, Serena Tagliente2, Gianvito Lagravinese2, Simona Aresta1, Petronilla Battista2, Pietro Fiore4, Brigida Minafra1. 1. Istituti Clinici Scientifici Maugeri IRCCS, Unità di Neuroriabilitazione, degli Istituti di Bari, Italia 2. Istituti Clinici Scientifici Maugeri IRCCS, Laboratorio di Neuropsicologia, degli Istituti di Bari, Italia 3. Associazione Parkinson Puglia ODV Bari 4. Dipartimento di Medicina Fisica e Riabilitativa, Università di Foggia, Foggia, Italia Poster #152 Email: christian.gelao@icsmaugeri.it Metodi N= 20 pazienti affetti da PD che presentavano H&Y da 1 a 3, con terapia dopaminergica stabile da almeno 4 settimane. Sono stati esclusi pazienti che partecipavano ad altri programmi di riabilitazione, pazienti con deficit visivo e uditivo, pazienti con terapie avanzate o non in grado di supportare sforzo fisico intenso. I pazienti sono stati sottoposti a Trattamento Riabilitativo Intensivo e Costante (T.R.I.C.) della durata di n= 36 sessioni (ognuna di 60 minuti), 3 volte alla settimana, secondo un programma personalizzato condotto da 1 fisioterapista, per 12 settimane consecutive. Le sedute sono state suddivise in 3 sessioni di 20 minuti ciascuna: tapis roulant, esercizio aerobico ed esercizio terapeutico. Tutti i pazienti sono stati sottoposti ad assessment neurologico e fisioterapico Pre Trattamento (T0) e dopo 3 mesi Post Trattamento (T1) . Le valutazioni sono state eseguite in ON terapia. Outcomes: Unified Parkinson’s Disease Rating Scale, (MDS-UPDRS III), Parkinson’s Disease Questionnaire (PDQ-39-IT), test del cammino di 6 minuti (6MWT), Timed Up- and-Go Test (TUG), Berg Balance Scale (BBS), Conley Scale; veniva inoltre misurato il tempo necessario per eseguire i R passaggi posturali. Il percorso riabilitativo è stato costante per tutto il periodo, ovviamente gli esercizi variavano in relazione agli obiettivi e ai risultati da raggiungere, ma sono sempre stati utilizzati: ESERCIZIO AEROBICO dà effetti benefici nel migliorare l’azione motoria, l’equilibrio e l’andatura nei pazienti con PD, ma non ci sono prove con un lungo follow-up.3 R TREADMIL permette di lavorare non solo sul R riapprendimento dello schema motorio corretto del passo (cadenza, velocità e ampiezza) ma anche sull’equilibrio dinamico e sugli esercizi con il fisioterapista (ad esempio spinte destabilizzanti o stop senza preavviso del tapis roulant) T A TRIC per il Parkinson ESERCIZIO SPECIFICO E FUNZIONALE per cercare di ripristinare una funzione è fondamentale lavorare sull’apprendimento motorio, stimolando la neuroplasticità e questo è possibile grazie alla ripetizione del gesto motorio; utilizzando strategie attenzionali esterne e quindi attività mirate che sfruttano circuiti cerebrali associativi4; utilizzando i cues e soprattutto l’apprendimento per rinforzo. A T M E N T R T O R T E T I A B I A N A N S T S T L I C O C O T A T I V O V O I N T S I E N Introduzione ● La letteratura scientifica sostiene ampiamente l’importanza della riabilitazione come componente dello stile di vita dei pazienti con Malattia di Parkinson (PD). Secondo alcuni studi l’esercizio fisico potrebbe essere considerato un fattore disease modifying e associato l’allenamento aerobico e di resistenza potrebbe determinare effetti positivi aumentando la durata dell’outcome riabilitativo dei pazienti con PD.1 ● Diversi studi hanno dimostrato che un approccio strutturato basato sull’esercizio terapeutico ha migliorato le prestazioni motorie dei pazienti;2 tuttavia, questo miglioramento è stato mantenuto solo per un periodo limitato. ● Lo scopo dello studio è quindi valutare se un trattamento fisioterapico riabilitativo costante possa determinare un miglioramento delle performance motorie e della qualità di vita per un periodo di tempo più duraturo. T E V O Risultati Tutti i pazienti hanno portato a termine il programma riabilitativo. È stato eseguito il t student che ha dimostrato un miglioramento significativo su tutte le scale di valutazione, ridotto anche il rischio di cadute con un trend tendenzialmente positivo. Figura 1: confronto tra le medie dei valori e relative deviazioni standard (SD) alla Baseline (T0) e dopo il trattamento (T1). Significativa riduzione dei valori medi nell’MDS-UPDRS III, indicando un miglioramento complessivo della sintomatologia motoria. La PDQ-39 mostra una diminuzione significativa, riflettendo un miglioramento nella percezione della qualità di vita dei pazienti. Similmente, sia il TUG che i PASSAGGI POSTURALI (PP) registrano una riduzione nei valori medi, indicando un miglioramento nella mobilità e consapevolezza del movimento. Inoltre, la Conley Scale evidenzia una diminuzione nei valori medi, suggerendo una riduzione del rischio di caduta, con un trend tendenzialmente positivo. Al contrario, abbiamo osservato un aumento nei valori medi della BBS e del 6MWT, indicando un miglioramento nell’equilibrio e una maggiore velocità di cammino. Discussione Il Trattamento Riabilitativo Intensivo Costante (TRIC) nei pazienti con malattia di Parkinson ha manifestato un’elevata efficacia, determinando un significativo miglioramento nella sintomatologia motoria, nella mobilità, nella capacità di deambulazione, nei disturbi dell’equilibrio e nella qualità di vita. Si sottolinea un miglioramento dell’ MDS-UPDRS III a LEED costante. Tuttavia essendo uno studio pilota è necessario un ampliamento del campione di studio e un follow up più lungo per dimostrare l’efficacia del trattamento sugli out-come motori a lungo termine. Bibliografia 1 – J. Eric Ahlskog. (2011) Does Vigorous Exercise Have a Neuroprotective Effect in Parkinson’s? Neurology® 2011;77:288– 294 2 – Kim, Yumi; Lai, Byron; Mehta, Tapan; Thirumalai, Mohanraj; Padalabalanarayanan, Sangeetha; Rimmer, James H.; Motl, Robert W. (2019). Exercise Training Guidelines for Multiple Sclerosis, Stroke, and Parkinson Disease. American Journal of Physical Medicine & Rehabilitation, 98(7), 613–621. 3 – Shu, H.-F., Yang, T., Yu, S.-X., Huang, H.-D., Jiang, L.-L., Gu, J.-W., & Kuang, Y.-Q. (2014). Aerobic Exercise for Parkinson’s Disease: A Systematic Review and Meta-Analysis of Randomized Controlled Trials. PLoS ONE, 9(7), e100503.doi:10.1371/journal.pone.0100503 4 – Redgrave, Peter; Rodriguez, Manuel; Smith, Yoland; Rodriguez-Oroz, Maria C.; Lehericy, Stephane; Bergman, Hagai; Agid, Yves; DeLong, Mahlon R.; Obeso, Jose A. (2010). Goal-directed and habitual control in the basal ganglia: implications for Parkinson’s disease. Nature, 11(11), 760–772.doi:10.1038/nrn2915 Conclusione L’adesione al trattamento, l’assenza di droup out e il miglioramento statisticamente significativo dimostrano che Trattamento Riabilitativo Costante (TRIC) può avere un effetto clinico duraturo. È necessario estendere il follow up per valutare se il trattamento possa avere un effetto disease modifyng. R T I
154
Effetti della verticalizzazione robotica su pazienti in stato di minima coscienza: una prospettiva neurofisiologica
IRCCS Centro Neurolesi Bonino Pulejo, Messina Introduzione: Il termine“disordini di coscienza” (DDC) si riferisce ad un insieme di condizioni cliniche caratterizzate da alterazioni dell’arousal e/o dello stato di coscienza. All’interno di questa categoria rientrano il coma, lo stato vegetativo e lo stato di minima coscienza (SMC), il quale si caratterizza per la presenza di segni minimi di coscienza manifestati in maniera riproducibile, ma incoerente. Sebbene le evidenze relative agli interventi riabilitativi risultino ancora scarse, la verticalizzazione precoce sembrerebbe essere un metodo efficace e sicuro con cui intervenire su questa tipologia di pazienti. Pertanto, l’obiettivo di questo studio è quello di indagare gli effetti motori, cognitivi e neurofisiologici di un training robotico di verticalizzazione (TRV) in una coorte di pazienti affetti da disordini di coscienza in fase post-acuta. Risultati: Dall’analisi intra-gruppo è emerso un miglioramento statisticamente significativo (p<0.01) dei punteggi ottenuti alla scala LCF e FIM a T0 e T1 nel GS, ma non nel GC. Questo lascia intendere che il TRV potrebbe essere maggiormente efficace nel migliorare gli aspetti neuro- cognitivi e le autonomie. L’ANOVA per misure ripetute ha rivelato, esclusivamente nel gruppo sperimentale, un effetto significativo del fattore “Fase” sia per la banda alfa (F (1, 29) = 33,11, p < .01, η2= 0,09), che per la banda beta (p < 0.01). Inoltre, anche l’interazione “Gruppo X Fase” è risultata essere significativa per le medesime bande (p < 0.01), suggerendo che il trattamento neuro-riabilitativo comprendente l’utilizzo di Erigo (TRV), abbia prodotto differenze significative tra il gruppo sperimentale e di controllo. In merito alla banda theta non è emersa alcuna differenza significativa fra T0 e T1 nè fra i diversi gruppi. Materiali e metodi: 30 pazienti SMC (età media 57.73 [±9.63]; 63.3% maschi) sono stati arruolati da Dicembre 2022 a Settembre 2023 e suddivisi in maniera casuale fra il gruppo sperimentale (GS) e quello di controllo (GC). Entrambi i gruppi sono stati sottoposti ad un training di verticalizzazione e ad un percorso neuroriabilitativo tradizionale. Tuttavia, mentre il GC eseguiva un training di verticalizzazione tradizionale (VT), il GS faceva un training robotico di verticalizzazione (TRV) tramite la tecnologia Erigo® (Hocoma, Volketswil, Switzerland). Per entrambi i trattamenti, le singole sessioni avevano durata di 45 minuti e venivano eseguite 3 volte alla settimana, per un totale di 8 settimane. All'inizio (T0) e alla fine (T1) di ciascun training di verticalizzazione, ogni paziente è stato sottoposto ad un assessment neuromotorio, che prevedeva la somministrazione delle scale“Levels of Cognitive Functioning” (LCF) e “Functional Independence Measure” (FIM). Al fine di valutare eventuali cambiamenti legati alla plasticità neurale di questi pazienti, sono stati registrati a T0 e T1 i ritmi EEG theta, alfa e beta di entrambi gli emisferi. Fig. 1: A sinistra un esempio di apparecchiatura per la verticalizzazione precoce (Sara Combilizer®), a destra uno per la verticalizzazione robotica (Erigo®). Effetti della verticalizzazione robotica su pazienti in stato di minima coscienza: una prospettiva neurofisiologica. De Luca R., Gangemi A., Cardile D., Lauria P ., Bonanno M., Rifici C., Vermiglio G., Di Ciuccio D., Messina A., Quartarone A., e Calabro’ R.S. XXIII CONGRESSO NAZIONALE SIRN – FIRENZE, 15 - 17 FEBBRAIO 2024 Fig. 3 Punteggi medi e deviazioni standard delle bande alfa e beta nell'emisfero sinistro (verde) e destro (blu). Discussioni e conclusioni: Un training di verticalizzazione precoce ed intensivo previene l’insorgenza di eventuali complicanze secondarie e migliora gli outcome funzionali e neurofisiologici a breve e lungo termine. Questo parrebbe verificarsi in particolar modo nei casi in cui il training avviene tramite piattaforma robotica. Dal punto di vista neurofisiologico, l’aumento registrato per le potenze del ritmo alfa e beta, suggerirebbe non solo una modulazione della plasticità neurale, ma un generale miglioramento del livello di coscienza, dei processi cognitivi e delle capacità attentive. Per questo motivo, la realizzazione di protocolli standardizzati e personalizzati sulla base delle esigenze del paziente, potrebbe essere utile ad un migliore outcome neuro-cognitivo e ad una più efficace gestione della patologia. La differenza apprezzata nelle bande alfa e beta suggerirebbe inoltre che il TRV effettuato tramite Erigo costituisce uno strumento prezioso per potenziare i meccanismi di plasticità neurale, aprendo così la strada a ulteriori studi e applicazioni inerenti alla riabilitazione neurologica. Fig. 2 Punteggi medi e deviazioni standard delle scale LCF (grafico a sinistra) e FIM (grafico a destra) nel gruppo di controllo (giallo) e in quello sperimentale (arancione).
157
Recupero dell’arto superiore post ictus mediante combinazione di Action Obervation Therapy e stimoltazione elettrica neuromuscolare: il protocollo OTHELLO
Recupero dell’arto superiore post ictus mediante combinazione di Action Obervation Therapy e stimolazione elettrica neuromuscolare: il protocollo OTHELLO Monia Cabinio1, Tiziana Lencioni1, Arturo Nuara2, Federica Rossetto1, Valeria Blasi1, Gaia Bailo1, Rebecca Cardini1, Alessandro Viganò1, Mariangela Bianco1 , Pietro Avanzini3, Maurizio Ferrarin1, Luca Fornia1,4, Francesca Baglio1 . 1 IRCCS Fondazione Don Carlo Gnocchi ONLUS, Milan, Italy 2 Unità di Neuroscienze, Dipartimento di Medicina e Chirurgia, Università di Parma, Italy 3Consiglio Nazionale Delle Ricerche, Istituto di Neuroscienze, Parma, Italy 4 IMoCA Laboratory, Department of Medical Biotechnology and Translational Medicine, Università degli Studi di Milano, Milano, Italy INTRODUZIONE L’ictus è la terza causa di disabilità a livello mondiale e porta alla perdita (parziale o totale) della funzionalità dell’arto superiore (AS) nel 50-70% dei pazienti [Persson et al 2012]. Trattamenti validati che riducano la disabilità migliorando la qualità di vita sono fondamentali. Studi recenti dimostrano che l’osservazione di azioni può modificare in modo persistente l’eccitabilità della corteccia motoria primaria in pazienti con ictus grazie al meccanismo mirror. Questo costituisce la base teorica delle tecniche riabilitative che integrano l’osservazione di azioni con l’esecuzione motoria (Action Observation Treatment, AOT), efficaci nel promuovere acquisizione, mantenimento e recupero delle abilità motorie post-ictus [Rizzolatti et al 2021]. E’ noto inoltre che la stimolazione elettrica neuromuscolare periferica (NeuroMuscolar Electrical Stimulation, NMES) facilita il ri-apprendimento motorio attraverso la modificazione delle sinapsi ri-attivando il feedback sensoriale [Jonsdottir et al 2017]. Non è noto tuttavia se l’approccio combinato AOT+NMES possa essere di maggiore efficacia nel recupero delle funzioni motorie di AS post-ictus. Obiettivo del progetto OTHELLO è introdurre un approccio innovativo che combini AOT e NMES, testandone la fattibilità e l’efficacia. Come obiettivi secondari si vogliono indagare i correlati neurali e neurofisiologici del recupero della funzionalità motoria di AS e identificarne predittori clinici e strumentali. MATERIALI E METODI RISULTATI ATTESI E CONCLUSIONI Con il presente studio ci attendiamo di dimostrare la fattibilità e l’efficacia del trattamento AOT+NMES nella riabilitazione dei deficit motori di AS in pazienti post-ictus. Ci aspettiamo inoltre di verificare una maggiore effiacia dell’AOT+NMES rispetto ai trattamenti AOT e MNO. Saranno inoltre indagati i correlati neurobiologici del recupero con il neuroimaging e la neurofisiologia. Tali risultati attesi, se confermati, permetteranno di validare un approccio innovativo AOT+NMES in termini di sicurezza, fattibilità ed efficacia per il recupero delle abilità motorie post-ictus. Inoltre faranno luce sugli aspetti sottostanti al recupero motorio stesso permettendo di migliorare la pianificazione di protocolli riabilitativi personalizzati sulla base di dati clinici, demografici e strumentali. BIBLIOGRAFIA Persson HC et al, 2012; BMC Neurol. doi: 10.1186/1471-2377-12-162 Rizzolatti G et al, 2021; Neurosci Biobehav Rev. doi: 10.1016/j.neubiorev.2021.04.024. Jonsdottir J et al, 2017; PLoS One. doi: 10.1371/journal.pone.0188642 Criteri di inclusione Età tra 50 e 80 anni Compromissione motoria dell’AS dopo primo ictus ischemico (verifica MRI o TC) Tempo post ictus tra 2 settimane e 6 mesi Compromissione motoria > 2 alla scala MRC Criteri di esclusione MMSE<24 Problematiche neurologiche/ortipediche che interferiscano con il trattamento Controindicazioni a MRI e TMS Problemi dermatologici (a interfaccia con lo stimolatore) Dispositivi elettronici impiantati Epilessia Neuropatia periferica severa Gravidanza Misure di outcome e tempi dello studio Funzionalità motoria FM-UE ARAT Livello di disabilità WHODAS 2.0 Qualità di vita EQ-5D-5L SIS Funzionamento globale MoCA Cinematica del movimento Neurofisiologia MRI T0 TRATTAMENTO T1 T2 (6 mesi) Usabilità e sicurezza SUS Eventi avversi Analisi statistiche Per testare l’efficacia AOT-NMES verrà utilizzato un modello ANOVA a misure ripetute. Si indagheranno l’effetto del trattamento, l’effetto del tempo e l’interazione. Modelli di correlazione e di regressione permetteranno di comprendere la relazione tra gli outcome di riabilitazione e le variabili strumentali raccolte. Ci aspettiamo inoltre di verificare una maggiore efficacia dell’AOT+NMES rispetto ai trattamenti AOT e MNO. Saranno inoltre indagati i correlati neurobiologici del recupero con il neuroimaging e la neurofisiologia. Trattamento Studio RCT, allocazione casuale in uno dei tre bracci sperimentali (1:1:1), totale pazienti previsti n=60. I tre bracci del RCT avranno lo stesso approccio intensivo: 15 sedute da 60 minuti (5/settimana). Il trattamento prevede 60 azioni di complessità crescente. [1] Braccio AOT+NMES: osservazione di video di azioni con stimolazione NMES delle sinergie muscolari coinvolte sincrona all’osservato. Successivamente esecuzione della stessa azione; [2] Braccio AOT: osservazione di video di azioni. Successivamente esecuzione della stessa azione; [3] Braccio Motor-Neutral Observation (MNO): osservazione di video con stimoli non-motori. Successivamente esecuzione delle azioni. FINANZIAMENTI Questo studio è finanziato dal Ministero della Salute all’interno del bando di Ricerca Finalizzata 2021 (RF- GR-2021-12372038) CLINICALTRIALS.GOV: NCT06055569 CONTATTI: mcabinio@dongnocchi.it
159
Il ruolo chiave della Fisioterapia nella gestione e nel trattamento del Disturbo Neurologico Funzionale
Il ruolo chiave della Fisioterapia nella ges4one e nel tra5amento del Disturbo Neurologico Funzionale Sara INTRODUZIONE Il Disturbo Neurologico Funzionale (FND) è a.ualmente una condizione patologica complessa che può influenzare in modo significa;vo la qualità di vita dei pazien;. L’obieOvo del presente lavoro è quello di sensibilizzare i professionis; della salute al riconoscimento delle peculiarità del disturbo, promuovendone la conoscenza ai fini di una maggiore consapevolezza del ruolo svolto dalla fisioterapia nel miglioramento della qualità della vita. Il disturbo e i sintomi neurologici funzionali nonostante risul;no essere così frequen; sono spesso di difficile comprensione sia per i pazien;, per i medici e altri professionis; sanitari. Il FND è una condizione in cui i processi patofisiologici sono determina; da alterazioni nel funzionamento delle re; cerebrali piu.osto che anomalie delle stru.ure cerebrali. Cesaraccio, Laura Lutzoni MATERIALI E METODI Viene riportata l’analisi di un caso clinico di una paziente con un quadro di tetraparesi e con presenza di “scaO motori” senza perdita di coscienza. Gli esami esegui; hanno escluso patologie di natura organica. La paziente è stata valutata a.raverso: • Medical Research Council: 2/5 • Trunk Control Test (TCT) : 61/100 RISULTATI In quinta giornata viene effe.uata la valutazione: 1 3 Sono sta; propos; esercizi funzionali globali, di propriocezione e respirazione abbina; a movimen; degli ar; e stabilizzazione del tronco insieme a tecniche di visualizzazione o imitazione. Il tra.amento si focalizza sull’u;lizzo dell’elemento distraente e di strategie terapeu;che facilitan; per richiamare in automa;co schemi motori appresi e conserva;. Per questo mo;vo risulta fondamentale l’u;lizzo graduale degli ausili, con l’obieOvo di abbondonarli per favorire l’indipendenza della paziente. ° GIORNO MOTRICITY INDEX AS DX AS SX AI DX AI SX 2 GIORNATA 50 60 42 57 ROM ATTIVO AI DX SUPINO AI SX SUPINO FLESSIONE DORSALE TT -10° 25° FLESSIONE PLANTARE TT 30° 40° FLESSIONE GINOCCHIO 30° 85° FLESSIONE ANCA 20° 50° ° GIORNO INCONSISTENZA INCONGRUENZA GESTIONE DEL TRATTAMENTO APPROCCIO BIOPSICOSOCIALE SEGNO DI HOOVER ELEMENTO DISTRAENTE MOTRICITY INDEX AS DX AS SX AI DX AI SX 2 GIORNATA 50 60 42 57 5 GIORNATA 64 64 57 57 TRUNK CONTROL TEST 2 GIORNATA 61/100 5 GIORNATA 100/100 Lo studio ha valutato l’effe.o del tra.amento fisioterapico nei pazien; con disturbo neurologico funzionale e dall’analisi dei da; o.enu; emerge che dopo il tra.amento la paziente è andata incontro ad un miglioramento clinicamente rilevante, riportando un aumento della funzionalità dopo soli 5 giorni. Pertanto, il raggiungimento di un maggior grado di autonomia nel breve tempo ha orientato e confermato verso la diagnosi del disturbo neurologico funzionale rispe.o a quella che sarebbe stata l’evoluzione in presenza di un danno organico. È emerso che il tra.amento riabilita;vo precoce e una presa in carico specifica hanno avuto un’importanza significa;va nell’evoluzione del quadro clinico della paziente che ha acquisito consapevolezza riguardo al disturbo e alla ges;one di quest’ul;mo. Si ribadisce come l’educazione della paziente rivesta una par;colare importanza nella ges;one del disturbo durante la vita quo;diana e non solo, la sinergia tra le varie figure professionali coinvolte, l’alleanza terapeu;ca e la comprensione del disturbo da parte del paziente, risultano essere gli strumen; più efficaci nella ges;one e nel tra.amento del disturbo neurologico funzionale, riducendo in maniera consistente il rischio di recidiva. 5 ° GIORNO CONCLUSIONI Considerando la pluralità delle disfunzioni che possono cara.erizzare questo disturbo, il tra.amento fisioterapico contribuisce a migliorare la funzionalità e la qualità della vita a.raverso un approccio basato sull’evidenza e sulle raccomandazioni. L’aspe.o focale di questo studio è stato quello di me.ere in evidenza l’importanza cruciale della sensibilizzazione come mezzo per migliorare la conoscenza e la comprensione di questa condizione. La sensibilizzazione consente una migliore iden;ficazione del disturbo da parte dei professionis; della riabilitazione con il fine di garan;re ai pazien; un supporto e una corre.a presa in carico di cui necessitano. Considerata la frequenza del disturbo è auspicabile che la ricerca si orien; verso lo sviluppo di nuove prospeOve per il tra.amento e per la ges;one del Disturbo Neurologico Funzionale. BIBLIOGRAFIA 1. Nielsen, G., Stone, J., Ma0hews, A., Brown, M., Sparkes, C., Farmer, R., … & Edwards, M. (2014) Physiotherapy for funcJonal motor disorders: a consensus recommendaJon (Long Version). 2. Lidstone, S. C., Costa-Parke, M., Robinson, E. J., Ercoli, T., & Stone, J. (2022). FuncJonal movement disorder gender, age and phenotype study: a systemaJc review and individual paJent meta-analysis of 4905 cases. Journal of Neurology, Neurosurgery & Psychiatry, 93(6), 609-616. 3. Stone, J., & Sharpe, M. (2019). Conversion disorder in adults: Terminology, diagnosis, and differenJal diagnosis.
162
Proposta di un protocollo strumentale di valutazione dei parametri spazio-temporali del Timed Up and Go Test (TUGT) nel paziente affetto da Idrocefalo Normoteso Idiopatico
Proposta di un protocollo strumentale di valutazione dei parametri spazio-temporali del Timed Up and Go Test (TUGT) nel paziente affetto da Idrocefalo Normoteso Idiopatico Introduzione Il Timed Up and Go Test (TUGT), nella valutazione del paziente con iNPH è usato per identificare aprassia della marcia e rischio caduta, per monitorare il Tap Test (sottrazione liquorale a scopo diagnostico, in particolare in casi di dubbia interpretazione) e dopo chirurgia (shunt ventricolo-peritoneale o -atriale). Il tempo di esecuzione è la misura di esito standard, ma disturbi cognitivi e comorbilità motorie possono limitarne l’affidabilità a livello individuale. Lo studio, alla luce di recenti dati pubblicati dal gruppo Pro-Hydro dell’IRCCS Scienze Neurologiche di Bologna, analizza l’utilizzo di sensori inerziali (mTEST3), per l’identificazione di parametri spazio-temporali durante TUG, caratteristici dell’Aprassia del Cammino e significativi per rischio di caduta, a livello individuale. Materiali e Metodi Un gruppo di pazienti con iNPH, diagnosticato sulla base di RMN e clinica (almeno 1 sintomo della triade di Hakim, oltre al disturbo motorio), è stato studiato strumentando il TUGT con il sistema mTEST3, con report per singolo paziente. Le valutazioni sono state al baseline e 3 giorni post- tap test. Al momento della visita, il valutatore era cieco rispetto ai dati strumentali e dava un parere sulla modificazione clinica sulla base dell’esame medico, il TUGT (clinico), il 18m Walking Test, Tinetti POMA e e Gait Status Scale (GSS, validata per iNPH). Dal report sono stati estrapolati: tempo totale, di alzata e di seduta, numero di passi totali e nella svolta, velocità del cammino, lunghezza dello stride. La media delle valutazioni al baseline è stata analizzata per descrivere un profilo TUG del disturbo motorio. Ogni variazione post-tap test è stata poi confrontata con il corrispettivo Minimal Detectable Change with 95% confidence level (MDC95%), calcolato in un nostro studio precedente, per far emergere quali parametri possano essere presi in considerazione nell’analisi individuale. Risultati 15-17 febbraio 2024 Autori: Milletti David Magelli Elena Giannini Giulia Cevoli Sabina Albini Riccioli Luca Palumbo Pierpaolo Chiari Lorenzo Cortelli Pietro Palandri Giorgio XXIII CONGRESSO NAZIONALE SIRN NEUROSCIENZE, INTELLIGENZA ARTIFICIALE E RIABILITAZIONE PERSONALIZZATA Studiati 9 pazienti affetti da iNPH (età media 75,1 aa, 5 femmine e 4 maschi). Alla valutazione clinica, una modificazione post Tap Test era stata descritta nell’89% dei casi. In media, i pazienti eseguivano il TUGT strumentato in un tempo aumentato, presentavano un quadro di bradicinesia globale, una ridotta lunghezza del passo e un aumentato numero di passi per la svolta. Tutti i parametri post Tap Test hanno evidenziato un miglioramento nella media, ma a livello individuale le variazioni sono state maggiori del rispettivo MDC95% in pochi casi: solo nel 44% dei casi per il tempo totale, 30% del numero di passi, in un caso per il tempo di seduta. Bibliografia: 1. Milletti, D., Randi, F. T., Lanzino, G., Hakim, F., & Palandri, G. (2023). Gait Apraxia and Hakim’s Disease: A Historical Review. Biomedicines, 11(4), 1086. 2. Ferrari, A., Milletti, D., Palumbo, P., Giannini, G., Cevoli, S., Magelli, E., … & Palandri, G. (2022). Gait apraxia evaluation in normal pressure hydrocephalus using inertial sensors. Clinical correlates, ventriculoperitoneal shunt outcomes, and tap-test predictive capacity. Fluids and Barriers of the CNS, 19(1), 51. 3. Ferrari, A., Ginis, P., Hardegger, M., Casamassima, F., Rocchi, L., & Chiari, L. (2015). A mobile Kalman-filter based solution for the real-time estimation of spatio-temporal gait parameters. IEEE transactions on neural systems and rehabilitation engineering, 24(7), 764-773. Conclusioni: La valutazione fisiatrica che si avvale di misurazioni strumentali “fast” e “low cost” come la sensoristica inerziale, può essere utile nell’inquadramento dell’aprassia motoria, a fini riabilitativi e terapeutici. L’analisi con sistema mTEST3 è in grado di descrivere il profilo “aprassico” del paziente iNPH, evidenziando in particolare gli aspetti della bradicinesia nel cammino e transizioni posturali. Non sembra però in grado di evidenziare, a livello individuale, modificazioni peculiari del pattern motorio dopo Tap Test. Tuttavia, sarà necessaria un’analisi di ulteriori parametri con un campione più numeroso per confutare o meno questo dato.
166
Dolore cronico e instabilità posturale in persone con malattie neuromuscolari: uno studio cross-sectional
Dolore cronico e instabilità posturale in persone con malattie neuromuscolari: uno studio cross-sectional Francesca D’Andrea1, Francesco Lippiello1, Claudia Carbone1, Federica D’Andrea1, Sara Liguori1, Marco Paoletta1 , Francesca Gimigliano2, Giovanni Iolascon1, Antimo Moretti1 Bibliografia 1. Miró J, Gertz KJ, Carter GT, Jensen MP . Chronic pain in neuromuscular disease: pain site and intensity differentially impacts function. Phys Med Rehabil Clin N Am. 2012 Nov;23(4):895-902. doi: 10.1016/j.pmr.2012.08.008 2. Hirase T, Okubo Y, Sturnieks DL, Lord SR. Pain Is Associated With Poor Balance in Community-Dwelling Older Adults: A Systematic Review and Meta-analysis. J Am Med Dir Assoc. 2020 May;21(5):597-603.e8. doi: 10.1016/j.jamda.2020.02.011. PMID: 32334772. 3. Liguori, S., Moretti, A., Toro, G., Paoletta, M., Palomba, A., Barra, G., Gimigliano, F., & Iolascon, G. (2023). Pain and Motor Function in Myotonic Dystrophy Type 1: A Cross-Sectional Study. International journal of environmental research and public health, 20(7), 5244. https://doi.org/10.3390/ijerph20075244 4. Wiśniowska-Szurlej, A., Ćwirlej-Sozańska, A., Wilmowska-Pietruszyńska, A., & Sozański, B. (2022). The Use of Static Posturography Cut-Off Scores to Identify the Risk of Falling in Older Adults. International journal of environmental research and public health, 19(11), 6480. https://doi.org/10.3390/ijerph19116480 In questo studio cross-sectional abbiamo incluso pazienti con diagnosi genetica di NMD ed età > 18 anni. Il protocollo valutativo ha previsto la raccolta di dati antropometrici, del dolore valutato tramite Brief Pain Inventory (BPI) ed i suoi indici (BPI-Severity e BPI-Interference) e dell’ equilibrio, tramite pedana stabilometrica ProKin® . Abbiamo effettuato su pedana test di stabilità posturale ad occhi aperti (OA) ed ad occhi chiusi (OC) da cui abbiamo ricavato la Sway Area (mm2), ovvero l’area che racchiude tutti i punti descritti durante le oscillazioni del CoP (centro di pressione) (Tabella 1). Abbiamo stratificato la popolazione affetta da NMD per l’assenza di dolore (gruppo 0) e la presenza di dolore (gruppo 1), utilizzando come cut-off >4 al BPI-Severity Index. Abbiamo poi verificato l’associazione tra questo dato e la Sway Area ad OA e ad OC tramite test del χ² e Odds Ratio. Materiali & Metodi Abbiamo incluso 39 pazienti affetti da NMD di età media 45.8 + 16.4 e BMI medio 25 + 4.26. Di questi, alla valutazione tramite BPI, 11 pazienti non presentavano dolore (gruppo 0) mentre i restanti 28 mostravano dolore (gruppo 1). Stratificando i parametri di Sway Area ad OA ed OC in accordo con cut- off di riferimento presenti in letteratura (4), nel gruppo 0, ovvero in assenza di dolore, 3 pazienti presentavano alterazioni ad OA e 4 ad OC, mentre nel gruppo 1, 8 pazienti presentavano alterazioni ad OA e 16 ad OC. Dall’analisi statistica è emerso che i pazienti con dolore presentavano una maggior prevalenza di oscillazioni ad OC rispetto al gruppo 0 (72.2 % vs 27.8 %, p value 0.015). Tali pazienti presentavano un rischio 5.2 volte maggiore (IC 1,3-20,5) di oscillazioni patologiche ad OC rispetto al gruppo 0 (Figura 1). Risultati La nostra coorte di pazienti affetta da NMD in presenza di dolore presenta un aumento della Sway Area ad OC, indice di un’alterazione dell’equilibrio e di una potenziale predisposizione alla caduta rispetto alla analoga popolazione in assenza di dolore. Una valutazione multidimensionale del dolore con una attenta analisi dei possibili fattori di rischio favorenti la caduta andrebbe sempre eseguita in questa popolazione allo scopo di ridurre e scongiurare tale fenomeno e di migliorare la qualità di vita. Conclusioni Le persone affette da malattie neuromuscolari (NMD) sperimentano sindromi dolorose, che tendono spesso a cronicizzare, con notevole impatto sulle autonomie e la qualità di vita (1). Il dolore è spesso associato ad alterazioni posturali e dell’equilibrio per una sua probabile interferenza lungo le vie propriocettive con alterazione della processazione sensori-motoria (2). Pertanto, il dolore cronico gioca un importante ruolo sul controllo dell’equilibrio nei pazienti affetti da NMD, determinando un maggior rischio di caduta in questa popolazione (3). Lo scopo del nostro studio è stato valutare l’associazione tra parametri di equilibrio ottenuti da pedana stabilometrica e presenza di dolore in una coorte di pazienti affetta da NMD. Introduzione 1 Dipartimento di Specialità Medico-Chirurgiche e Odontoiatriche, Università della Campania “Luigi Vanvitelli”, Napoli, Italia 2 Dipartimento di Salute Mentale e Fisica e Medicina Preventiva Università della Campania “Luigi Vanvitelli”, Napoli, Italia Figura 1. Confronto dei parametri ottenuti da pedana stabilometrica ProKin® (OA/OC) tra le due popolazioni stratificate per dolore Tabella 1: Caratterizzazione della popolazione inclusa nello studio (N= 39)
168
Utilizzo di NMES nel trattamento della disfagia in paziente affetta da miastenia gravis portatrice di cannula tracheostomica: case report
INTRODUZIONE N.168 XXIII CONGRESSO NAZIONALE SIRN NEUROSCIENZE, INTELLIGENZA ARTIFICIALE E RIABILITAZIONE PERSONALIZZATA 15-17 FEBBRAIO 2024 UTILIZZO DI NMES NEL TRATTAMENTO DELLA DISFAGIA IN PAZIENTE AFFETTA DA MIASTENIA GRAVIS PORTATRICE DI CANNULA TRACHEOSTOMICA: CASE REPORT Agliuzzo Claudia1, Latini Sofia1, Gallivanone Chiara1, Carraro Elena1, Cerri Federica1, Sansone Valeria Ada1 1Centro Clinico NEMO Milano, NeuroMuscular Omnicenter La Miastenia Gravis (MG) è una patologia neuromuscolare autoimmune caratterizzata dalla produzione di auto-anti- corpi che occupano i recettori post-sinaptici della giunzione neuromuscolare, inibendo l’effetto del neurotrasmettito- re acetilcolina e della chinasi muscolo-specifica, provocando precoce esauribilità e debolezza muscolari, difficoltà di fonazio- ne e deglutizione e deficit respiratori. Di seguito viene descritto il training della deglutizione con utilizzo di Stimolazione Elettrica NeuroMuscolare (NMES) della muscolatura sovraioidea in una paziente di 42 anni affetta da MG portatrice di cannula tracheostomica. MATERIALI E METODI La paziente entrava in ricovero ordinario presso il nostro centro in esiti di recidiva di crisi miastenica con insufficienza respiratoria, per cui era stata confezionata tracheostomia. Si presentava vigile a tratti per concomitante quadro depressivo con idee suicidarie in terapia famaco- logica. Il quadro neuromotorio era caratterizzato da ipostenia globale ai 4 arti (MRC≥4 dei principali gruppi muscolari) e buon controllo del tronco, seppur ipostenica anche la muscolatura assiale. Era presente severa disfagia (Dysphagia Outome Severty Scale, DOSS 2; PAS 7 con ac- quagel e semisolidi) allo studio endoscopico della deglutizione (FEES) con riscontro alla valutazione clinica di ritardo di innesco deglutitorio, atti deglutitori multipli per bolo, ristagni ed aspirazione silente di secrezioni salivari e boli, forza e motilità linguale ridotte; per tale motivo la paziente veniva mantenuta in nutrizione enterale totale. Veniva avviata una presa in carico e un trattamento riabilitativo multidisciplinare che ha permesso, grazie alla stabilità terapeutica farmacologica, il progressivo svezzamento dalla ventilazione invasiva diurna ed il recupero della capacità di deambulare in respiro spontaneo con valvola fonatoria. Tale recupero non si manifestava per gli aspetti della deglutizione. Si impostava quindi, in combinazione ad esercizi logopedici, un training della deglutizione tramite elettrostimolazione sovraioidea, con un’onda trapezoidale (Fig.1), inserito in contesto funzionale con assaggi di acquagel fredda: si posizionavano 2 elettrodi sulla muscolatura sovraioi- dea (Fig.2) e si chiedeva di eseguire la manovra supersovraglottica prima dell’arrivo della stimolazione, visibile sullo schermo dello strumen- to, e quindi prima della deglutizione del bolo. Alla fine dell’atto deglutitorio si verificava la presenza di ristagni, penetrazione e aspirazione. (Fig. 1) RISULTATI 2 13 LEGENDA 1-3. Ramp up/down: 1 sec 2. Tempo Contrazione: 2 sec 4. Tempo Riposo: 20 sec Frequenza: 60Hz 4 (Fig. 2) Il training è stato svolto per 1 settimana in ricovero ed in nessuna seduta si sono rilevate tracce di aspirazione; il feedback sen- soriale e quello visivo fornito dall’onda sullo schermo hanno permesso la diminuzione del ritardo di innesco deglutito- rio e degli atti deglutitori per bolo. Il training è stato proseguito al domicilio con gli stessi parametri per circa 2 mesi quotidia- namente, fino alla sospensione volontaria. Gli studi della deglutizione effettuati sul territorio hanno mostrato un graduale e progressivo miglioramento della deglutizione con conseguenti modifiche della dieta per os. Al follow-up presso il nostro centro, a 3 mesi dalle dimissioni, la nuova FEES eseguita ha rilevato una disfagia moderata (DOSS 4; PAS 2 con semisolidi), con forza e motili- tà linguale nei limiti, confermando la dieta morbida. Permanevano ritardo di innesco, modesta penetrazione, ma non aspirazioni. CONCLUSIONI L’iniziale miglioramento della deglutizione ottenuto in ricovero si è confermato anche nel medio termine, tuttavia, sarebbe necessario indagare in maniera più approfondita quanto l’utilizzo di NMES abbia inciso sui progressi clinici della paziente alla luce delle peculiarità della patologia. BIBLIOGRAFIA 1. Myasthenia Gravis: Epidemiology, Pathophysiology and Clinical Manifestations. Laura Dresser, Richard Wlodarski, Kourosh Rezania and Betty Soliven 2. Review of the effectiveness of neuromuscular electrical stimulation in the treatment of dysphagia – an update. Simone Miller, Katharina Peters, Martin Ptok
172
Overview sulle conseguenze dell’utilizzo delle contenzioni in terapia intensiva
Introduzione Le Contenzioni Individuali (CI) sono pratiche o strumenti sanitario-assistenziale per limitare la possibilità di movimento di una persona e il normale “accesso” al proprio corpo. Le CI si distinguono in: – CI Fisica: si ottiene con presidi applicati sulla persona o usati come barriera per ridurre i movimenti come le fasce per carrozzina/letto o i bracciali di immobilizzazione. – CI chimica: si ottiene mediante l’utilizzo di farmaci che modificano il comportamento della persona(tranquillanti/sedativi). – CI ambientale: prevede modifiche dell’ambiente in cui vive il soggetto per limitarne o controllarne i movimenti. – CI psicologica/relazionale: con la quale, attraverso l’ascolto e l’osservazione empatica, si riduce l’aggressività del soggetto. L’utilizzo di questi strumenti contenitivi è volto principalmente a prevenire le cadute, prevenire la rimozione dei dispositivi essenziali (catetere, tubo orotracheale, ecc.) e per controllare stati di agitazione o aggressione. È però molto importante che le CI siano usate quando è strettamente necessario perché un abuso di misure contenitive è punibile dall’articolo 571 del Codice Penale. L’utilizzo delle CI, inoltre, può comportare rischi sia dal punto di vista fisico che psicologico. In questa overview si è voluto indagare le conseguenze negative delle CI nei pazienti di Terapia Intensiva (TI), l’abuso delle stesse e le eventuali alternative. Materiali e Metodi E’stata elaborata una stringa di ricerca utilizzando il seguente P.I.C.O. P Popolazione adulta in TI I CI C(non richiesto) O Conseguenze neurologiche (come il delirio), e fisiche (come le lesioni alla pelle) Degli studi trovati sui principali motori di ricerca (Chinal e Pubmed, Cochrane) sono stati presi in considerazione senza limiti di tempo fino al 15/12 /2023 quelli in lingua inglese o italiana. Conclusioni E’ difficile stabilire se nasce prima l’utilità della CI o se sia la CI stessa a generare disfunzioni sul paziente tali da renderla necessaria; questo lavoro è propedeutico ad un tentativo di cambiamento del reparto nella direzione della misurazione e limitazione delle CI, con una procedura di reparto, delle scale di valutazione ed eventuali futuri studi mirati di carattere più sperimentale. OVERVIEW SULLE CONSEGUENZE DELL’UTILIZZO DELLE CONTENZIONI IN TERAPIA INTENSIVA Autori: Montigiani G. (2), Papi D. (2), Lapini G. (2), Orzalesi V. (1), Bucciardini L. (1) (1) Medico Anestesista Rianimatore, (2) Fisioterapista Risultati Studi stati trovati 597 articoli, dei quali 106 scelti sulla base della lettura del titolo e 60 eleggibili dopo lettura degli abstract. L’utilizzo di strumenti contenitivi viene associato dai pazienti ad una perdita della libertà dell’autonomia, per assenza del controllo fisico dell’ambiente e per mancanza di comfort. Questo porta ad un peggioramento delle relazioni sociali, generando senso di impotenza eandando a colpire pesantemente l’immagine e l’identità del soggetto, aspetti fondamentali per il processo di guarigione. Questo senso di restrizione dell’autonomia e della partecipazione alle scelte del proprio percorso terapeutico si manifestano tramite un insieme di emozioni come: sensazione di non essere preso in carico e di non essere rispettato ed ascoltato. Tutto ciò determina una variazione nella loro prospettiva di vita e di visione caratterizzato da avvilimento e sfiducia (soprattutto verso i servizi di sanitari). Inoltre, nonostante le contenzioni vengano utilizzate in pazienti agitati o in delirio, l’utilizzo di apparecchi contenitivi è probabile che aumenti l’agitazione della persona stessa con la conseguenza di dover ricorrere all’ utilizzo di ulteriori mezzi contenitivi spesso anche farmacologici che influiscono a loro volta sulla riduzione dello stato di coscienza. Molti studi sostengono che lo stress post traumatico, che è comune nei pazienti in TI, tende ad aumentare di sei volte in quei pazienti che ricordano di essere stati sottoposti a CI. Molto descritte in letteratura sono anche le conseguenze di tipo fisico quali: lesioni nervose, lesioni ischemiche, tromboembolia, asfissia, abrasioni cutanee, lesioni da pressioni, morte improvvisa in seguito ad un prolungato periodo di agitazione e di lotta contro la contenzione. Le CI vengono utilizzate dal personale infermieristico sulla base delle proprie conoscenze e delle proprie paure, senza seguire delle procedure di stadiamento dei pazienti con scale di valutazione appropriate. Alcuni studi, eseguiti con gruppo di controllo con pazienti non contenuti, hanno dimostrato che l’utilizzo delle contenzioni non riduce in modo significativo la rimozione di dispositivi medici come il catetere vescicale.Da indagini eseguite sui familiari vengono descritte delle percezioni contrastanti sull’utilizzo delle CI sui propri cari: se da un lato c’è chi le percepisce in modo negativo c’è anche chi non vuole toglierle anche quando sarebbe possibile, probabilmente per le stesse paure di cui sopra. Alcuni studi osservano inoltre un prolungamento dell’ospedalizzazione nei pazienti sottoposti a CI. Bibliografia – Zenan M. Franks Z.Alcock J. et al.Physical Restraints and Post-Traumatic Stress Disorder in Survivors of Critical Illness A Systematic Review and Meta-analysis – Ann Am Thorac Soc. 2021 Apr; 689-697. – Xiangping C. Yiyu Z.Yuewen L. et al. Development and implementation of a novel decision support tool on physical restraint use in critically ill adult patients – Int J Nurs Pract 2022 Apr. – Teece A. Baker J. Smith H.Identifying determinants for the application of physical or chemical restraint in the management of psychomotor agitation on the critical care unit 2019J Clin Nurs 2020 Jan;5-19 STRINGA DI RICERCA (((“intensive” OR “intensives” OR (“critical care” OR (“critical” AND “care”) OR “critical care” OR (“intensive” AND “care”) OR “intensive care”) OR (“intensive care units” OR (“intensive” AND “care” AND “units”) OR “intensive care units” OR (“intensive” AND “care” AND “unit”) OR “intensive care unit”)) AND (“lace” OR (“band” OR “band”) OR (“restraint, physical” OR (“restraint” AND “physical”) OR “physical restraint” OR “restraint” OR “restraints”) OR (“restraint, physical” OR (“restraint” AND “physical”) OR “physical restraint” OR (“physical” AND “restraint”)) OR “belt” OR (“strip” OR “strips”) OR (“tape” AND (“stripped” OR “stripping” OR “strippings”))) AND (“delirium” OR “delirium” OR “deliriums” OR ((“intensive care units” OR (“intensive” AND “care” AND “units”) OR “intensive care units” OR “icu”) AND (“delirium” OR “delirium” OR “deliriums”)) OR “hallucinatory” OR (“hallucinatory” AND (“psychotic disorders” OR (“psychotic” AND “disorders”) OR “psychotic disorders” OR “psychosis”)) OR (“hallucinatory” AND (“experience” OR “experience s” OR “experiences”)) OR (“agitate” OR “agitated” OR “agitates” OR “agitating” OR “agitation” OR “agitations” OR “agitator” OR “agitators”) OR (“emergence delirium” OR (“emergence” AND “delirium”) OR “emergence delirium” OR (“emergence” AND “agitation”) OR “emergence agitation”) OR (“anxiety” OR “anxiety” OR “anxieties” OR “anxiety s”) OR ((“drugs, generic” OR (“drugs” AND “generic”) OR “generic drugs” OR “generic” OR “family characteristics” OR (“family” AND “characteristics”) OR “family characteristics” OR “generation” OR “generations” OR “general” OR “general s” OR “generalisability” OR “generalisable” OR “generalisation” OR “generalization, psychological” OR (“generalization” AND “psychological”) OR “psychological generalization” OR “generalization” OR “generalisations” OR “generalise” OR “generalised” OR “generalises” OR “generalisibility” OR “generalising” OR “generalities” OR “generality” OR “generalizability” OR “generalizable” OR “generalizations” OR “generalize” OR “generalized” OR “generalizes” OR “generalizing” OR “generally” OR “generals” OR “generate” OR “generated” OR “generates” OR “generating” OR “generation s” OR “generational” OR “generative” OR “generatively” OR “generativity” OR “generator” OR “generator s” OR “generators” OR “generically” OR “genericity” OR “generics”) AND (“anxiety” OR “anxiety” OR “anxieties” OR “anxiety s”)) OR (“depress anxiety” OR “arch depress anxiety” OR (“depression” AND “anxiety”) OR “depression anxiety”) OR ((“anxiety” OR “anxiety” OR “anxieties” OR “anxiety s”) AND (“depressed” OR “depression” OR “depression” OR “depressions” OR “depression s” OR “depressive disorder” OR (“depressive” AND “disorder”) OR “depressive disorder” OR “depressivity” OR “depressive” OR “depressively” OR “depressiveness” OR “depressives”)) OR (“excitement” OR “excitements” OR “exciting”) OR ((“emoting” OR “emotion s” OR “emotions”OR “emotions” OR “emotion” OR “emotional” OR “emotive”) AND (“excitement” OR “excitements” OR “exciting”)) OR (“humiliate” OR “humiliated” OR “humiliating” OR “humiliation” OR “humiliations”) OR ((“shame” OR “shame” OR “shames” OR “shaming” OR “shamed” OR “shameful” OR “shamefulness”) AND (“humiliate” OR “humiliated” OR “humiliating” OR “humiliation” OR “humiliations”) AND (“med encount” OR (“medical” AND “encounter”) OR “medical encounter”)) OR ((“public” OR “public s” OR “publically” OR “publication s” OR “publications” OR “publications” OR “publicity” OR “publicize” OR “publicized” OR “publicizing” OR “publics” OR “publishing” OR “publishing” OR “publication”) AND (“humiliate” OR “humiliated” OR “humiliating” OR “humiliation” OR “humiliations”)) OR (“shame” OR “shame” OR “shames” OR “shaming” OR “shamed” OR “shameful” OR “shamefulness”) OR (“embarrass” OR “embarrassed” OR “embarrassing” OR “embarrassment” OR “embarrassment”) OR “self-consciousness” OR (“pressure ulcer” OR (“pressure” AND “ulcer”) OR “pressure ulcer”) OR ((“skin” OR “skin”) AND (“injuries” OR “injuries” OR “wounds” OR “wounds and injuries” OR (“wounds” AND “injuries”) OR “wounds and injuries” OR “wound s” OR “wounded” OR “wounding” OR “woundings” OR “wound”)) OR ((“skin” OR “skin”) AND (“injurie” OR “injuried” OR “injuries” OR “injuries” OR “wounds and injuries” OR (“wounds” AND “injuries”) OR “wounds and injuries” OR “injurious” OR “injury s” OR “injuryed” OR “injurys” OR “injury”)) OR (“asphyxia” OR “asphyxia” OR “asphyxias”) OR (“pulmonary embolism” OR (“pulmonary” AND “embolism”) OR “pulmonary embolism”) OR (“phlebitis” OR “phlebitis” OR “phlebitides”) OR “trombosis” OR (“trombosis” AND “venosa”) OR (“trombosis” AND “venosa” AND “profunda”)) NOT (“pediatric” OR “child”))
175
La riabilitazione dell’arto superiore nel soggetto con malattia di Parkinson: effetti di un trattamento con dispositivo Ultra®
• Unified Parkinson’s Disease Rating Scale parte III (UPDRS-III) • Fahn Tolosa Marin Rating Scale (FTMRS) • Box&Block Test (BBT) • Pordue Pegboard Test (PPT): Both Hands (BH) e Assembly (ASS) • Disability of Arm, Shoulder, Hands (DASH) Valutazione funzioni motorie Criteri di inclusione • Diagnosi medica di Malattia di Parkinson in accordo ai criteri della Movement Disorder Society (MDS); • Età maggiore di 18 anni; • Hoehn & Yahr (H&Y) stage > 1 e < 5 in fase “ON” di terapia; • Assenza di modifiche della terapia medica negli ultimi 3 mesi. LA RIABILITAZIONE DELL’ARTO SUPERIORE NEL SOGGETTO CON MALATTIA DI PARKINSON: EFFETTI DI UN TRATTAMENTO CON DISPOSITIVO ULTRA® Righetti Annaa, Valeri Sofiab, Evangelista Elisaa, Valè Nicolaa, Vantin Sabrinab, Filippetti Mirkoa,c, Tamburin Stefanod, Fonte Cristinaa,c, Picelli Alessandroa,c,e, Smania Nicolaa,c , Varalta Valentinaa,c . E-mail: anna.righetti@univr.it (a) Centro di Ricerca in Riabiliatazione Neuromotoria e Cognitiva, Università degli studi di Verona, Italia. (b) Università degli studi di Verona, Italia. (c) U.O.C. di Neuroriabilitazione, Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata di Verona, Italia. (d) Sezione di Neurologia, Dipartimento di Neuroscienze, Biomedicina e Movimento, Università degli Studi di Verona, Italia. (e) Canadian Advances in Neuro-Orthopedics for Spasticity Congress (CANOSC), Kingston, ON K7K 1Z6, Canada SCOPO DELLO STUDIO L’obiettivo del presente studio è valutare l’efficacia di un trattamento riabilitativo finalizzato al miglioramento della funzione dell’arto superiore eseguito attraverso l’utilizzo del dispositivo Ultra® (Upper Limb TRAcker) in soggetti affetti da Malattia di Parkinson. BIBLIOGRAFIA [1] Choi Y. -I., Song C. -S., Chun B. -Y. Activities of daily living and manual hand dexterity in persons with idiopathic parkinson disease. J Phys Ther Sci 2017; 29: 457–460. [2] Foki T., Vanbellingen T., Lungu C., Pirker W., Bohlhalter S., Nyffeler T., Kraemmer J., Haubenberger D., Fischmeister F.P.S., Auff E., Hallett M., Beisteiner R. Limb- kinetic apraxia affects activities of daily living in Parkinson’s disease: a multi- centerstudy. Eur J Neurol 2016; 23(8):1301–7. [3] Fernández-González P., Carratalá-Tejada M., Monge-Pereira E., Collado-Vázquez S., Sánchez-Herrera Baeza P., Cuesta-Gómez A., Oña-Simbaña E.D., Jardón-Huete A., Molina-Rueda F., Balaguer-Bernaldo de Quirós C., Miangolarra-Page J.C., Cano-de la Cuerda R. Leap motion- controlled video game-based therapy for upper limb rehabilitation in patients with Parkinson's disease: a feasibility study. J Neuroeng Rehabil 2019; 16(1):133. RISULTATI INTRODUZIONE La Malattia di Parkinson è una patologia caratterizzata da sintomi motori (bradicinesia, tremore e rigidità) e non motori. Queste manifestazioni cliniche impattano in maniera determinante sulla qualità della vita di chi ne è affetto. In particolar modo le caratteristiche tipiche della malattia causano ai soggetti difficoltà nell’esecuzione di task motori che includono gli arti superiori come il raggiungimento, la presa e la manipolazione di oggetti interferendo sulla destrezza manuale [1]. Infatti, sin dalle prime fasi di malattia, il tremore e la ridotta destrezza manuale sono tra i sintomi disturbanti più frequentemente riportati e contribuiscono in modo rilevante al peso della malattia in quanto interferiscono con la normale esecuzione delle attività della vita quotidiana [2]. Tuttavia, ad oggi la maggior parte dei trattamenti motori nei soggetti con malattia di Parkinson si incentrano su problematiche di cammino e di equilibrio lasciando in secondo piano la funzionalità degli arti superiori. Infatti, le proposte di intervento che mirino alla riduzione di tale sintomatologia risultano essere limitate. La letteratura afferma come, in campo neuroriabilitativo, i sistemi di riabilitazione basati sulla tecnologia costituiscano delle soluzioni promettenti grazie alla loro capacità di fornire una riabilitazione Task Oriented incentrata sull’individuo [3]. Criteri di esclusione • Gravi discinesie o fluttuazioni “ON-OFF” ; • Disturbi oto-vestibolari o vertigini parossistiche; • Comorbilità neurologiche, ortopediche o cardiovascolari; • Presenza in anamnesi di demenza; • Disturbi visivi e/o uditivi non corretti; • Disturbi psichiatrici non compensati farmacologicamente o abuso di sostanze. Dati espressi come media È stato condotto un trial clinico non controllato. I soggetti hanno svolto un training attraverso l’utilizzo del device Ultra® (Upper Limb TRAcker), ovvero un sistema biomeccatronico, composto da un tavolo, un PC dedicato e un tracker articolato (braccio sensorizzato per il tracciamento di un punto nello spazio) con manipoli ergonimici, volto alla riabilitazione dell’arto superiore. Il training consiste in un protocollo di esercizi in contesto ludico eseguiti dal soggetto sostenendo il manipolo e muovendo così il tracker articolato e l’arto superiore. I soggetti sono stati sottoposti a trattamento di 9 sedute, con una frequenza di 3 sedute a settimana, della durata di circa 40 minuti ciascuna. VALUTAZIONE: i soggetti sono stati sottoposti al protocollo di valutazione delle funzioni motorie tre giorni prima del trattamento (T0), tre giorni dopo la fine del trattamento (T1) e a distanza di un mese dal termine del trattamento(T2). Fahn Tolosa Marin Tremor Rating Scale (FTMTRS) Criteri di elezione Valutazione clinica Protocollo di trattamento Unified Parkinson’s Disease Rating Scale (UPDRS – III) Box and Block Test (BBT) CONCLUSIONI Dai risultati ottenuti si può dedurre che il trattamento con dispositivo Ultra® apporti benefici a livello motorio in termini di riduzione del tremore, miglioramento della funzionalità globale dell’arto superiore e riduzione dell’impaccio motorio percepito durante le attività̀ della vita quotidiana. Ulteriori studi, randomizzati e controllati, con numerosità̀ campionaria aumentata, sono necessari per confermare i risultati dello studio. Upper Limb TRAcker – ULTRA® Sono stati inclusi 19 soggetti (M/F: 15/4; età: 69±5.4). Per valutare la distribuzione dei dati, sono stati condotti i test di Kolmogorov-Smirnov e Shapiro-Wilk (p> 0,05). I punteggi che seguivano una distribuzione normale sono stati analizzati mediante il test parametrico ANOVA a misure ripetute. Le altre misure di outcome sono state analizzate con test non parametrico di Wilcoxon 0,00 5,00 10,00 15,00 20,00 25,00 30,00 35,00 T0 T1 T2 MDS-UPDRSIII Disability of Arm, Shoulder and Hand (DASH) 34,00 34,50 35,00 35,50 36,00 36,50 37,00 T0 T1 T2 BBT _ AH 0,00 2,00 4,00 6,00 8,00 10,00 12,00 14,00 16,00 18,00 20,00 T0 T1 T2 FTMTRS _ TOT 34,00 36,00 38,00 40,00 42,00 44,00 46,00 48,00 T0 T1 T2 DASH 14,50 15,00 15,50 16,00 16,50 17,00 17,50 18,00 T0 T1 T2 PPBT _ BH 17,50 18,00 18,50 19,00 19,50 20,00 20,50 21,00 T0 T1 T2 PPBT _ ASS Purdue Pegboard Test Both Hands (PPT_BH) Purdue Pegboard Test Assembly (PPT_ASS) * * * * *
181
Utilizzo di Algoritmi di Machine Learning per la Predizione del Recupero Motorio dell’Arto Superiore nei Pazienti Affetti da Ictus Sottoposti a Terapia Robotica
Utilizzo di Algoritmi di Machine Learning per la Predizione del Recupero Motorio dell’Arto Superiore nei Pazienti Affetti da Ictus Sottoposti a Terapia Robotica Luigi Privitera1,2, Andrea Bandini2,3, Michael Lassi2, Stefania Dalise4, Valentina Azzolini4 , Fulvio Vercillo4, Luca Maggiani4, Alberto Mazzoni2, Carmelo Chisari4, Silvestro Micera2,3,5 1 School of Advanced Studies, Università di Camerino, Italy 2 The BioRobotics Institute, Scuola Superiore Sant’Anna and the Department of Excellence in Robotics and AI, Scuola Superiore Sant’Anna, Italy 3 Interdisciplinary Research Center “Health Science”, Scuola Superiore Sant’Anna, Pisa, Italy 4 Neurorehabilitation Unit Pisa University Hospital Pisa, Italy 5 Bertarelli Foundation Chair in Translational Neural Engineering, Center for Neuroprosthetics and Institute of Bioengineering, Ecole Polytechnique Federale de Lausanne, Lausanne, Switzerland Il recupero delle funzioni motorie dell’arto superiore è cruciale per i pazienti post-ictus. Tra le varie strategie utilizzate a fini riabilitativi, trova spazio da ormai oltre vent’anni l’impiego di tecnologie robotiche con diversa sofisticazione sia per la valutazione funzionale dei risultati che per il trattamento riabilitativo. Nonostante i progressi, la risposta positiva alla riabilitazione con esoscheletri varia tra i diversi pazienti, evidenziando la complessità di ogni caso clinico. Affrontare questa diversità è una sfida nella personalizzazione dei percorsi riabilitativi mostrando come sia cruciale sviluppare strategie di recupero personalizzate, superando l’approccio tradizionale. Questo studio mira a creare un metodo predittivo per predire il recupero motorio dell’arto superiore post-ictus dopo la terapia con il robot ALEx (ArmLight Exoskeleton) e trovare i predittori migliori utilizzando algoritmi di intelligenza artificiale per classificare i pazienti che possano beneficiare maggiormente dalla terapia robotica. Quest’approccio punta a migliorare la personalizzazione della terapia, consentendo una distribuzione mirata delle risorse e ottimizzando gli esiti riabilitativi. Introduzione [1] Pierella C, Pirondini E, Kinany N, et al. A multimodal approach to capture post-stroke temporal dynamics of recovery. J Neural Eng. 2020;17(4):045002. Published 2020 Jul 10. doi:10.1088/1741-2552/ab9ada [2] Cheung VC, Devarajan K, Severini G, Turolla A, Bonato P. Decomposing time series data by a non-negative matrix factorization algorithm with temporally constrained coefficients. Annu Int Conf IEEE Eng Med Biol Soc. 2015;2015:3496-3499. doi:10.1109/EMBC.2015.7319146 [3] Guggisberg AG, Nicolo P, Cohen LG, Schnider A, Buch ER. Longitudinal Structural and Functional Differences Between Proportional and Poor Motor Recovery After Stroke. Neurorehabil Neural Repair. 2017;31(12):1029-1041. doi:10.1177/1545968317740634 Discussione Abbiamo sviluppato un metodo di apprendimento automatico per prevedere il recupero delle funzioni motorie dell’arto superiore nei pazienti post-ictus, sottoposti a terapia robotica con ALEx RS. Utilizzando un approccio basato sui dati, abbiamo identificato la mediana della contrazione del muscolo brachioradiale come variabile predittiva primaria. Questo studio pone le basi per prevedere il recupero dell’arto superiore in pazienti post- ictus attraverso un’analisi basata sui dati della cinematica e dell’attività muscolare. Con ulteriori ricerche su set di dati più ampi e con adeguate validazioni, ci aspettiamo che questo approccio potrà assistere i medici nell’analisi e pianificazione di terapie personalizzate per i pazienti post-ictus. Risultati Classificazione A seguito i risultati ottenuti Fig. 4. Risultati: a) Matrice di confusione del modello KNN ottenuta utilizzando CM BRAD come caratteristica: i numeri riportati rappresentano i valori ottenuti dalla classificazione per movimento, quelli tra parentesi rappresentano i valori ottenuti dalla classificazione per partecipante b) Boxplot che mostra la distribuzione della mediana delle contrazioni di BRAD per ciascun partecipante. I partecipanti REC sono rappresentati in blu, i partecipanti NO-REC sono rappresentati in rosso. (a) Predittori selezionati Sono stati selezionati i predittori che hanno ottenuto il punteggio più alto sia per MRMR sia per RelieF: CM BRAD e CM RHO per EMG e PEMax e PEMean per la cinematica. Tab.2 Migliori predittori per EMG e Cinematica ottenuti utilizzando gli algoritmi MRMR e RelieF. Le caratteristiche utilizzate per gli algoritmi di classificazione sono evidenziate in grassetto Materiali e metodi Partecipanti e attività svolta Nove pazienti colpiti da ictus (4 donne e 5 uomini), con un’età media di 63.6 ± 16.2 anni, hanno partecipato a una terapia riabilitativa di quattro settimane con il robot ALEx. La valutazione delle capacità motorie dell’arto colpito è stata condotta attraverso le sessioni A1 e A2 (rispettivamente prima e dopo la riabilitazione) utilizzando la scala Fugl-Meyer [1]. Obiettivo: raggiungere 18 target posizionati su una sfera virtuale di fronte a loro utilizzando il braccio colpito, seguito dal ritorno alla posizione iniziale (Fig.1). Totale target selezionati: 6 Totale movimenti analizzati: 12 Raccolta dati c b e a f d g n i o p m l q h EMG: 15 muscoli dell’arto superiore (Fig.2). Cinematica: Le misurazioni cinematiche sono state derivate dalle posizioni della maniglia di ALEx. Fig.2: (a) deltoide anteriore (DANT), (b) pettorale maggiore (PECM), (c) bicipite brachiale lungo (BICL), (d) bicipite brachiale breve (BICS), (e) brachioradiale (BRAD), (f) pronatore (PRO), (g) trapezio superiore (TRAPS), (h) trapezio mediale (TRAPM), (i) deltoide mediale (DMED), (l) deltoide posteriore (DPOS), (m) infraspinato (INFRA), (n) romboide maggiore (RHO), (o) latissimus dorsi (LAT), (p) tricipite brachiale laterale (TRILA), (q) tricipite brachiale lungo (TRILO) Fig.1 Set-up robotico per il task motorio Selezione dei predittori e classificazione Per distinguere i pazienti che hanno sperimentato un significativo recupero post-terapia (REC) da coloro che non hanno tratto grandi benefici (NO-REC), i partecipanti sono stati suddivisi in due classi usando il modello proporzionale di recupero basato sulla Fugl- Meyer Assessment (FMA) nelle valutazioni A1 e A2 (Fig.3) [3]. Selezione dei predittori tramite gli algoritmi MRMR (Minimum Redundancy Maximum Relevance) e ReliefF. Tre algoritmi di classificazione: Support Vector Machine (SVM); Dati estratti Work partly supported by: – #NEXTGENERATIONEU (NGEU) and funded by the Ministry of University and Research (MUR), National Recovery and Resilience Plan (NRRP), projects MNESYS (PE0000006) – A Multiscale integrated approach to the study of the nervous system in health and disease (DN. 1553 11.10.2022) and THE (IECS00000017) – Tuscany Health Ecosystem (DN. 1553 11.10.2022) – project PERSONA “PERSonalized rObotic NeurorehAbilitation for stroke survivors” Regione Toscana – Bando FAS Salute 2018, – Bertarelli Foundation. K-nearest neighbors (KNN); Random Forest (RF). I partecipanti sono stati classificati utilizzando un insieme di voti a maggioranza. La validazione è stata effettuata mediante Leave One Subject Out (LOSO) cross validation. Fig.3 Il grafico illustra il modello di recupero proporzionale (70% della perdita iniziale). I partecipanti con distanza < 10 (cerchi blu, pieni) hanno mostrato un recupero proporzionale (REC), Tab.3 Prestazioni dei modelli ottenuti dall'utilizzo dei predittori selezionate tramite gli algoritmi MRMR e RelieF Tab.1. Metriche estratte (b) Partecipanti i partecipanti con distanza > 10 (quadrati rossi, vuoti) hanno mostrato un miglioramento minimo o nullo (NO-REC). Oltre a queste metriche è stata estratta anche la PCA del vettore accelerazione
185
L’importanza della diagnosi precoce in una popolazione di lavoratori con esiti di paralisi del nervo radiale post-infortunistica
L’IMPORTANZA DELLA DIAGNOSI PRECOCE IN UNA POPOLAZIONE DI LAVORATORI CON ESITI DI PARALISI DEL NERVO RADIALE POST-INFORTUNISTICA Chiara La Russa*, Maria Rosaria Fracella**, Lucia Bramante*, Ennio Savino*, Patrizio Rossi* *Sovrintendenza sanitaria centrale , Inail ** Sovrintendenza regionale Puglia, Inail Le lesioni del nervo radiale rientrano tra le lesioni nervose periferiche responsabili di importanti ripercussioni funzionali e che, spesso, necessitano di una presa in carico tempestiva e multi-specialistica, in relazione alle menomazioni concomitanti. Infatti, di sovente le lesioni del nervo radiale conseguenti a lesioni da taglio o traumi fratturativi non vengono precocemente diagnosticate rimanendo, quindi, misconosciute, in quanto “oscurate” dalla lesione primitiva. Una minoritaria percentuale di soggetti, pari al 18.4 % della casistica esaminata, è stata sottoposta a trattamento riabilitativo e questo ci fa ipotizzare che le lesioni del nervo radiale siano state trattate in un secondo momento, essendo parte di lesioni più complesse, che hanno necessitato di una priorità di trattamenti terapeutici. Nella popolazione dei pazienti sottoposti a trattamento riabilitativo non sono state riscontrate sostanziali modificazione del grado percentuale di danno biologico permanente al termine del percorso riabilitativo rispetto a coloro che non hanno effettuato il trattamento, verosimilmente per la maggior rilevanza data al trattamento del distretto articolare/muscolare oggetto della lesione primaria, rispetto alla lesione di natura neurologica. Ciò appare confortato dal prevalente utilizzo di tecniche fisioterapiche, non elettivamente indicate per il trattamento di una lesione nervosa. Per quanto rappresentato in dettato, va detto che non appare agevole quantificare (ancorché clinicamente) l’incidenza del trattamento riabilitativo sul recupero funzionale, in soggetti che hanno riportato una lesione del nervo radiale, stante la frequente associazione di tali lesioni, con un quadro anatomo-clinico di particolare complessità. Appare “residuale” la percentuale di pazienti che vengono sottoposti a trattamenti fisio-chinesi-riabilitativi, in considerazione delle attuali evidenze scientifiche che avvalorano come una diagnosi precoce e un trattamento riabilitativo tempestivo, possano incidere positivamente, seppure in parte, sul recupero funzionale del paziente neuroleso. INTRODUZIONE Obiettivo dello studio: definire le caratteristiche dei pazienti che riportano paralisi del nervo radiale post-infortunistiche e avere contezza di quanti pazienti effettuano un trattamento riabilitativo tale da ridurre quegli esiti menomativi che rappresentano una spesa di assistenza sanitaria ed economica non indifferente. Lo studio del fenomeno è stato condotto nel periodo 2016-2022 estrapolando dalla procedura informatica sanitaria Inail, i soggetti che, a seguito di infortunio sul lavoro, avevano riportato una menomazione del nervo radiale, sia essa di natura motoria o sensitiva, conseguenti, in prevalenza, a lesioni multiple (fratture e lesioni lacero-contuse, lesioni tendinee). Successivamente, gli autori hanno diviso la popolazione in esame per 1) distribuzione territoriale, 2) sesso, 3) età, 4) settore lavorativo, 5) effettuato trattamento riabilitativo. MATERIALI E METODI La popolazione dei soggetti con lesione del nervo radiale è risultata essere composta da 503 casi, di cui il 79,7% di sesso maschile (401 maschi e 102 femmine). La fascia di età tra i 15 e i 50 anni (41%) comprende 206 soggetti, mentre quella tra i 50 e i 75 anni, 297 (59%). Il settore lavorativo più interessato da questa tipologia di lesione è risultato quello dell’industria artigiana 78.7% (tabella 1) e le regioni in cui si osserva maggiormente incidenza sono il Friuli-Venezia Giulia e il Veneto. 93 casi si sono sottoposti a trattamento riabilitativo, di cui 60 presentano lesioni di natura motoria o motorio-sensitiva e 33 lesioni di natura sensitiva. Di queste 93 casi esaminati, il 79,5 % ha effettuato terapia riabilitativa. I trattamenti maggiormente effettuati sono la tecarterapia (49), la laserterapia (24), la massoterapia (25) e l’elettroterapia antalgica (22). RISULTATI 8 33 44 396 17 2 3 0 100 200 300 400 500 ADDETTI SERVIZI DOMEST. E FAMIL. E… AGRICOLTORI .TITOLARI, FAMILIARI E SOCI DI AZIENDA… DIPENDENTI AZIENDE INDUSTRIA… DIPENDENTI DELLO STATO SETTORE NAVIGAZIONE STUDENTI SETTORE LAVORATIVO CONCLUSIONI Tabella 1 – Incidenza delle lesioni del nervo radiale, per categoria lavorativa Bibliografia 1. Campbell WW. Evaluation and management of peripheral nerve injury. Clin Neurophysiol. 2008 Sep;119(9):1951-65. 2. Stephen J. Carp – Peripheral Nerve Injury: An Anatomical and Physiological Approach for Physical Therapy Intervention. Libro F.A. Davis Company, 2015 3. Ljungquist KL, Martineau P, Allan C. Radial nerve injuries. J Hand Surg Am. 2015 Jan;40(1):166-72.
193
Assesment della Competenza comunicativa del Caregiver nell’Afasia: standardizzazione dell’ACCA-CheckList
Assesment della Competenza comunicativa del Caregiver nell’Afasia: standardizzazione dell’ACCA-CheckList 1Clinica di Riabilitazione Toscana spa, Montevarchi ( Arezzo) 2 Riabilitazione intensiva ospedaliera, recupero e rieducazione funzionale, USL Toscana Sud-Est, Arezzo 3 Dipartimento di Scienze Mediche, chirurgiche e neuroscienze, Università di Siena 4 UOC Recupero e Rieducazione Funzionale, USL Toscana Nord-Ovest 5 Unità operativa di riabilitazione neurologica, Toscana Sud-Est, Grosseto I disturbi afasici compromettono le capacità linguistico-comunicative dei pazienti e possono facilmente interferire con i livelli di integrazione del soggetto nei vari contesti, con ripercussioni pesanti sull’autonomia e le relazioni interpersonali e di conseguenza sull’equilibrio del nucleo familiare. Tra i fattori che influenzano la capacità del paziente afasico di compiere atti comunicativi efficaci gioca un ruolo importante il contesto sociale in cui vive il paziente. L’esposizione all’afasia senza un’adeguata formazione contribuisce potenzialmente a una comunicazione peggiore, pertanto una formazione è fondamentale per prevenire interazioni negative. I disturbi afasici costituiscono un’entità clinica complessa che rende necessaria la presenza di un caregiver “competente” nell’interazione con il familiare. Nonostante la presenza di molteplici tipologie di formazione, in letteratura non sono presenti strumenti standardizzati e validati che possano offrire dati affidabili riguardo la competenza comunicativa del caregiver. Il progetto ha come obiettivo quello di sviluppare, standardizzare e validare uno strumento di valutazione disponibile in italiano finalizzato alla misurazione della competenza comunicativa del caregiver nell’interazione col familiare afasico. In questo studio è stato proposto uno strumento innovativo e ben strutturato per la valutazione della competenza comunicativa del caregiver con la persona afasica. Le analisi di validazione suggeriscono dati incoraggianti circa la validità della scala e il suo possibile utilizzo nella pratica clinica come strumento quantitativo per rilevare i cambiamenti indotti dal metodo educativo del caregiver. La scala ACCA-cl nasce non solo per fornire un nuovo strumento per la valutazione delle competenze comunicative dei caregiver, ma anche con l’obiettivo di strutturare un insieme di indicazioni per massimizzare l’efficacia dello scambio comunicativo attraverso un’adeguata educazione del caregiver. Tali indicazioni sarebbero personalizzate e focalizzate sui punti di forza e di debolezza comunicativa del singolo interlocutore. INTRODUZIONE RISULTATI Il nostro studio mostra una forte unidimensionalità delle scale Verbale e Paraverbale, dimostrando un contributo univoco e sincrono dei singoli item alla misurazione del costrutto. Riguardo all’accuratezza e alla coerenza dello strumento, tutte le scale ACCA-cl hanno mostrato una buona affidabilità e un intervallo appropriato di difficoltà. Questi risultati sembrano essere supportati da un’adeguata dimensione del campione. I risultati mostrano inoltre un elevato accordo tra gli esperti e l’esaminatore riguardo alla competenza comunicativa del caregiver in tutte le scale. I dati hanno mostrato quindi risultati incoraggianti riguardo l’affidabilità e la validità della scala ACCA-cl nel rilevare la competenza comunicativa del caregiver, soprattutto per quanto riguarda il contenuto verbale. La scala può essere utilizzata per valutare il miglioramento ottenuto dal caregiver dopo un training alla comunicazione. Punto di forza della scala risulta l’indipendenza dal livello di compromissione linguistica del paziente afasico. Gli item, infatti, non vengono valutati in base a quanto il messaggio è stato trasmesso o compreso, ma il punteggio viene attribuito unicamente alle modalità comunicative utilizzate dal caregiver, diversificate in base alla tipologia di afasia. CONCLUSIONI Nello studio sono stati arruolati 42 pazienti afasici, in varie fasi riabilitative, e i loro rispettivi caregiver. Il campione è stato raccolto da Giugno 2019 a Gennaio 2020 presso la Clinica di Riabilitazione Toscana. Successivamente all’assesment delle abilità comunicativo linguistiche del paziente, la competenza comunicativa del caregiver è stata valutata mediante lo strumento ACCA-cl (Assessment della Comunicazione del Caregiver nell’Afasia – Check List) durante un’interazione con la persona afasica su argomenti di vita quotidiana. La scala è composta complessivamente da 18 items a risposta binaria. Nel tentativo di sistematizzare gli elementi che concorrono a realizzare un atto comunicativo sono stati distinti tre livelli di comunicazione: comunicazione verbale, non verbale e paraverbale. La creazione di questa scala di valutazione ha richiesto la collaborazione di un team multidisciplinare con competenze specifiche nel campo dell’afasia e della comunicazione interpersonale. La versione iniziale della scala era costituita da 24 items, i primi tentativi di validare la scala tuttavia hanno rivelato che un gruppo di item inclusi nella scala non verbale non erano significativi da un punto di vista statistico per l’individuazione della competenza comunicativa. METODI G. Bartolini1*, L. Laschi 1, , F. Dorgali1, L. Abbruzzese1, A. Damora1, A. Stocchi1, M. A. Saieva2, F. Ferretti3, L. Ferroni 4, M. Mancuso5-1 ACCA-CL (ASSESSMENT DELLA COMUNICAZIONE DEL CAREGIVER NELL’AFASIA- Check List, (2021) VERBALE 1) La terminologia utilizzata dal caregiver risulta appropriata all’interlocutore? Si No 2) Il caregiver riesce a mantenersi nell’area tematica oggetto di conversazione? Si No 3) Il caregiver utilizza una comunicazione concreta? Si No 4) Il caregiver utilizza frasi semplificate? a) Uso di frasi brevi b) Uso di una terminologia comune c) Uso di domande che prevedano risposta binaria o a scelta multipla Si No Si No Si No 5) Il caregiver utilizza feedback verbali da parte del paziente per verificare la propria comprensione? Si No PARA-VERBALE 6) Il caregiver utilizza un volume appropriato alla complessità della comunicazione che vuole trasmettere? Si No 7) Il caregiver utilizza una velocità dell’eloquio adeguata alle esigenze del paziente? Si No 8) Il caregiver utilizza una prosodia linguistica mirata ad enfatizzare parole o parti della frase rilevanti? Si No 9) Il caregiver utilizza un’intonazione adeguata (ascendente o discendente) al fine di esprimere una domanda o un’affermazione? Si No NON-VERBALE 10)Il caregiver si colloca in posizione corretta (frontale) rispetto al paziente? Si No 11)Il caregiver mantiene una posizione fisicamente accessibile? a) Apertura posturale b) Viso aperto Si No Si No 12) Il caregiver mantiene un contatto oculare durante la conversazione? Si No 13) Il caregiver utilizza adeguatamente il gesto fisico per sollecitare l’attenzione del paziente? Si No 14)Il caregiver utilizza una comunicazione non verbale appropriata mettendo in atto dei feedback mimico-gestuali congrui volti ad implementare l’efficacia del messaggio da veicolare? Si No 15) . Il caregiver utilizza e/o incoraggia modalità compensative in modo da aiutare la comprensione da parte del paziente? Si No TOTALE /18 BIBLIOGRAFIA I.Kagan, A. (1998). Supported conversation for adults with aphasia: Methods and resources for training conversation partners. Aphasiology, 12(9), 816-830. 2.Muò, R., Rinaudo, M., Rabino, G., Massari, E., Schindler, A., Steni, P., & Iacomussi, T. (2018). Validation of the Italian version of the Kagan scales for people with aphasia and their conversation partners. Aphasiology, 33(3), 352-371. 3.Simmons-Mackie, N., Raymer, A., & Cherney, L. R. (2016). Communication Partner Training in Aphasia: An Updated Systematic Review. Archives of physical medicine andrehabilitation, 97(12), 2202–2221.
199
Efficacia di un programma riabilitativo intensivo in fase precoce nella Sindrome di Claude: caso clinico
Una donna di 63 anni accedeva al pronto soccorso per insorgenza acuta di instabilità e diplopia. La paziente presentava in anamnesi ipertensione, iperlipidemia combinata, carcinoma sieroso ovarico in chemioterapia con Bevacizumab. La tomografia computerizzata cerebrale eseguita inizialmente e ripetuta a distanza di 24 ore non dava risultati di rilievo. Eseguiva pertanto una risonanza magnetica cerebrale che rivelava la presenza di alterazione di segnale iperintenso nelle sequenze T2 pesate, di circa 7 mm, in sede para mediana mesencefalica sinistra restringente in diffusione compatibile con lesione ischemica subacuta [Fig.2]. L’ Angio TC dei tronchi sovra aortici mostrava ateromasia della carotide comune di sinistra e del bulbo, ridotto calibro della arteria basilare ed ipoplasia della vertebrale destra nel tratto extra ed intracranico. Durante la degenza in Stroke Unit ha mantenuto monitoraggio cardio-respiratorio, è stata avviata terapia con antiaggregante, statina ad alto dosaggio ed eparina a basso peso molecolare a dose tromboprofilattica. Riportiamo il caso clinico di una paziente di 63 anni con sindrome di Claude secondaria ad ictus ischemico mesencefalico sinistro ed il programma di riabilitazione a cui è stata sottoposta durante il ricovero in regime intensivo. Efficacia di un programma riabilitativo intensivo in fase precoce nella Sindrome di Claude: caso clinico La sindrome di Claude è una rara manifestazione facente parte delle sindromi alterne, causata da lesioni mesencefaliche che coinvolgono strutture quali la porzione mediale del nucleo rosso, le fibre del terzo nervo cranico, la decussazione del peduncolo cerebellare superiore e il fascicolo longitudinale mediale [Fig.1]. Descritta per la prima volta da Henri-Charles-Jules Claude nel 1912, il quale presentava un caso di ictus isolato a livello del mesencefalo. La prevalenza riportata di questa tipologia di stroke è stimata tra il 0,7% e 2,3%, l’eziologia è a carico del circolo posteriore. La manifestazione clinica consiste in ptosi, oftalmoplegia e diplopia dovute a paralisi omolaterale del nervo oculomotore associate ad emiatassia controlaterale per il coinvolgimento del nucleo rosso e del peduncolo cerebellare. Le funzioni compromesse determinano in un quadro clinico fortemente invalidante, caratterizzato da alterazioni dell’equilibrio e del controllo motorio e disturbi oculari associati. Tali disturbi concorrono ad inficiare la funzione sensorimotoria interferendo non solo con la mobilizzazione e la deambulazione dei soggetti colpiti, ma anche con le attività della vita quotidiana. Pochi casi sono riportati in letteratura, ancora più esiguo è un riscontro delle modalità di presa in carico riabilitativa dei pazienti colpiti. INTRODUZIONE RISULTATI e DISCUSSIONE In questo report è stata descritta la modalità di presa in carico riabilitativa intensiva in un Setting di degenza in fase subacuta di sindrome alterna, in una paziente affetta da sindrome di Claude secondaria ad ictus mesencefalico sinistro, che presentava oftalmoplegia omolaterale ed atassia controlaterale. I disturbi dell’oculomozione interferiscono spesso con vari domini delle ADL e possono anche influenzare la partecipazione dei pazienti alla riabilitazione, un approccio semplice come il bendaggio oculare può essere un’opzione di trattamento efficace, permettendo di partecipare attivamente al programma riabilitativo individuale in fase precoce. Questo favorisce il trattamento riabilitativo volto al recupero della propriocezione e coordinazione anche tramite il controllo visivo monoculare, in una fase preliminare al recupero della motilità oculare estrinseca. A seguito di due settimane di trattamento nel nostro Setting, la paziente ha incrementato notevolmente il grado di autonomia nelle ADL riducendo notevolmente le sue necessità assistenziali, come documentato dagli outcome measure globali di funzione e complessità sovra riportati (Rankin, RCS-E), così come soggettivamente espresso. CONCLUSIONI BIBLIOGRAFIA 1. Seo SW, Heo JH, Lee KY, Shin WC, Chang DI, Kim SM, Heo K. Localization of Claude’s syndrome. Neurology. 2001 Dec 26;57(12):2304-7. 2. Witsch J, Narula R, Amin H, Schindler JL. Mystery Case: Bilateral Claude syndrome. Neurology. 2019 Sep 24;93(13):599-600. 3. Ham CR, Kim YW, Park JM. The Effect of Elastic Eyelid Band Application on Bilateral Severe Ptosis in a Patient With Bilateral Incomplete Claude’s Syndrome: A Case Report. Brain Neurorehabil. 2023 Oct;16(3):e29 Posanti E. • Zadra A. • Acler M. • Midiri A. • Berra C. • Bonavita J. U.O. di Medicina Fisica e Riabilitazione, Ospedale Riabilitativo Villa Rosa, APSS Trento – Direttore: dott. Jacopo Bonavita MATERIALI e METODI Il quinto giorno dall’esordio clinico la paziente veniva trasferita presso la nostra struttura-UO Neuroriabilitazione, Ospedale Riabilitativo Villa Rosa di Pergine Valsugana (Trento). All’ingresso si rilevavano una necessità di cura ed una complessità degli interventi necessari corrispondenti ad un punteggio di 12 su 22 secondo la Rehabilitation Complexity Scale– Extended nella sua versione italiana. Clinicamente la paziente si presentava vigile, orientata, collaborante, con eloquio disartrico, presentava strabismo da deficit estrinseco del III NC sinistro, con escursioni limitate sui vari piani dello sguardo, ptosi parziale e diplopia dello sguardo. Mostrava dismetria nei movimenti dell’ emilato destro e necessitava di assistenza con appoggio nella verticalizzazione, la deambulazione risultava possibile per brevi tratti solo con ausilio di rollator e assistenza di un operatore a causa dell’ emiatassia destra. Inizialmente la paziente risultava fortemente disturbata dalle alterazioni oculari rendendo difficoltosa la compliance al trattamento riabilitativo. Nelle attività di vita quotidiana presentava una disabilità moderatamente grave (grado 4 Scala Rankin). Per correggere la diplopia è stato prescritto un bendaggio a livello dell’occhio sinistro affetto da mantenersi solamente nelle 12 ore diurne e rimuovere durante il riposo notturno, non eccessivamente costrittivo ma con la sola funzione di schermo, per permettere il progressivo recupero della ptosi palpebrale. La paziente ha potuto quindi seguire un programma riabilitativo intensivo quotidiano basato su esercizi di equilibrio in stazione eretta con diverse basi di appoggio, inizialmente in modalità bipodalica e successivamente monopodalica, training del cammino in linea retta e con cambi di direzione con utilizzo di rollator. Ha inoltre eseguito esercizi di integrazione funzionale dell’arto superiore destro nelle attività di raggiungimento e di presa. Dopo due settimane di ricovero riabilitativo la paziente ha mostrato un recupero nell’equilibrio riducendo la necessità di supporto da parte del terapista nei trasferimenti sino alla loro esecuzione in autonomia, il rollator è stato progressivamente dismesso progredendo verso una deambulazione autonoma, ha incrementato la propria autonomia nelle attività di vita quotidiana, mostrando una disabilità di grado lieve (2 sec. Scala Rankin). L’intensità di cura richiesta ed il grado di complessità si sono ridotti rispetto all’ingresso, mostrando una netta variazione secondo la scala valore RCS-E da 12/22 a 5/22. [Fig.3] Fig. 1 Emisezione assiale del mesencefalo: 1 nucleo rosso; 2 peduncolo cerebellare superiore; 4 nucleo oculomotore; 6 tratto tegmentale centrale; 7 lemnisco mediale; 8 substantia nigra. Fig. 2 Risonanza magnetica assiale sequenze flair e T2 pesata che mostrano lesione focale iperintensa in sede paramediana mesencefalica sinistra (freccia rossa) Fig.3 Outcome measure globali delle scale Rankin e RCS-E all’inizio e alla fine del periodo di ricovero riabilitativo intensivo.
204
Is GAITRite system sensitive in discriminating gait pattern of subjects affected by Charcot Marie Tooth? A pilot study
! Is GAITRite system sensitive in discriminating gait pattern of subjects affected by Charcot Marie Tooth? A pilot study Schenone C. 1, Mori L.1,2, Ponzano M.3, Mehrnaz A. 1, Grandis M.1,2, Massucco S.1, Schenone A1,2, Trompetto C 1,2 1. DINOGMI – University of Genoa 2. IRCCS Ospedale Policlinico San Martino 3. Department of Health Sciences (DISSAL), Biostatistics Unit, University of Genoa, Italy INTRODUZIONE La malattia di Charcot-Marie-Tooth (CMT) è la neuropatia ereditaria più comune con una prevalenza di 1 caso nel 2500. Vi un’importante variabilità nell’espressione clinica della malattia, tuttavia il coinvolgimento del cammino è molto comune con frequenti cadute e difficoltà nella corsa. Il trattamento riabilitativo e il trattamento con ortesi rimangono l’unico approccio clinico possibile. Misurare l’effetto clinico della fisioterapia e di altri interventi risulta importante nella ricerca e nella pratica clinica. In particolare, un problema ricorrente riguarda la ripetibilità e l’accuratezza della valutazione del cammino nelle persone affette da CMT, con la necessità di identificare misure di outcome sensibili ai cambiamenti nel tempo, nonostante il lento decorso della malattia. Finora, il metodo più comune per quantificare la capacità di deambulazione in pazienti affetti da CMT è rappresentato da due test clinici: il 10 meters walking test (10MWT) e il 6 minutes walking test (6MWT). Tuttavia, i test clinici non sono sempre abbastanza sensibili per rilevare la compromissione e le modifiche nel tempo. Un approccio alternativo per valutare la capacità di deambulazione è l’analisi strumentale del cammino. Lo scopo del presente studio è determinare se il sistema GAITRite può essere uno strumento utile per la valutazione della menomazione della deambulazione nelle persone con CMT. MATERIALI E METODI Sono stati reclutati pazienti con diagnosi genetica di CMT che hanno afferito all’ambulatorio di malattie del sistema nervoso periferico dell’IRCCS Ospedale Policlinico San Martino di Genova. Abbiamo reclutato 21 soggetti affetti da CMT, e sono stati valutati al baseline (T0). . Criteri di inclusione • Diagnosi clinica e genetica di CMT; • Età compresa tra 18 e 85 anni; • Capacità di camminare senza supporto con o senza tutori AFO; • Punteggio al Short Physical Performance Battery (SPPB) tra 2 e 10 Criteri di esclusione • Affezioni vestibolari; • Disturbi psichiatrici, cardiovascolari e polmonari o gravi alterazioni artropatiche degli arti inferiori; • Altre forme di neuropatia Valutazione clinica • Dati anamnestici • Esame neurologico e fisico completo • 10MWT • 6MWT, • Scala di equilibrio Berg (BBS) • SPPB • CMT Examination Score (CMTES) • Questionario Walk12 Valutazione strumentale • Analisi del cammino con sistema elettronico di passerella GAITRite 3 prove: • Normal Walk – NW • FastWalk-FW • DualTask-DT Sistema GAITRite: tappeto sensorizzato di 7 metri di lunghezza, che misura parametri spazio- temporali. La pressione esercitata dai piedi attiva i sensori che percepiscono sia la geometria dell’appoggio del piede sia la disposizione nello spazio bidimensionale. I dati registrati vengono elaborati tramite un software, PKMAS, che calcola i parametri di andatura spaziale e temporale. La distanza viene convertita in centimetri e il tempo in secondi. Parametri spaziali • Lunghezza del passo • (Stride Length) • Larghezza del passo • (Stride Width) • Lunghezza del semipasso (Step Length) Parametri Temporali • Cadenza • % di singolo appoggio • % di doppio appoggio • % di Stance • % di Swing • Tempo del semi passo (Step Time) • Tempo del passo (Stride Time) • Velocità RISULTATI Tabella I. Caratteristiche cliniche e demografiche. Overall(N=36) CMT(N=18) HS(N=18) p-value Age, median(IQR) 57.00 (37.00- 65.50) 58.50 (39.00- 68.00) 56.00 (36.00-65.00) 0.624 Male Sex, N(%) 16 (44.44%) 8 (44.44%) 8 (44.44%) 1.000 BMI, median(IQR) 23.97 (21.14- 26.27) 26.00 (23.62- 27.76) 21.85 (20.07-24.80) 0.013 CMT type, N(%) CMT1A — 13(72.22%) — — CMT1B — 2(11.11%) — — CMT1X — 2(11.11%) — — CMT4C — 1(5.55%) — — • Tra i soggetti CMT abbiamo osservato una mediana di 36,00 al WALK-12 e una mediana di 8,50 al CMTES. • Alla BBS abbiamo trovato un punteggio mediano di 50 mentre alla SPPB 7. • Alle prove del cammino, hanno un tempo mediano di 9,14 secondi nel 10MWT e hanno una mediana di 384,5 metri al 6MWT. • I due gruppi CMT e HS erano significativamente diversi in termini di BBS, SPPB, 6MWT e 10MWT (p<0.001). Overall(N=36) CMT(N=18) HS(N=18) p-value NW_Stride Length, median(IQR) 123.61 (105.92- 135.85) 111.07 (96.46- 123.57) 134.27 (123.64- 141.02) <0.001 NW_Velocity, median(IQR) 105.48 (92.44- 122.37) 96.44 (79.45- 108.07) 116.40 (102.50- 126.52) 0.019 FW_Stride Length, median(IQR) 136.88 (119.75- 145.59) 125.96 (102.42- 138.99) 142.03 (136.31- 154.16) 0.002 FW_Stance%, median(IQR) 64.06 (61.48- 66.01) 64.49 (63.00- 66.32) 62.10 (53.66-64.87) 0.046 FW_Swing%, median(IQR) 35.94 (33.99- 38.52) 35.51 (33.68- 37.00) 37.90 (35.13-46.34) 0.046 DT_Stride Length, median(IQR) 119.20 (102.74- 131.56) 102.74 (93.74- 126.32) 127.54 (118.48- 139.12) 0.001 DT_Stance%, median(IQR) 65.13 (63.60- 67.31) 66.05 (64.61- 68.71) 63.79 (61.35-66.31) 0.011 DT_Swing%, median(IQR) 34.87 (32.69- 36.40) 33.95 (31.29- 35.39) 36.21 (33.69-38.65) 0.011 Tabella II. Parametri strumentali GAITRite Figura I. Correlazioni variabili soggetti CMT. • Correlazione tra 10MWT e 6MWT e SPPB e tra 6MWT e BBS, SPPB e CMTES; • BBS correla con la lunghezza del passo in tutti i tipi di prove; • SPPB correla con la lunghezza del passo e la velocità in tutte le prove, e correla negativamente con la larghezza del passo nel NW e nel DT e con la fase di doppio appoggio in tutte le prove; • Correlazione moderatamente negativa tra 10MWT e larghezza del passo e velocità in tutte le prove; • Correlazione tra 6MWT e velocità e lunghezza del passo; CONCLUSIONI I risultati del nostro studio pilota sono incoraggianti nel poter dire che il sistema GAITRite sembra essere sensibile nel discriminare soggetti sani e soggetti affetti da CMT, e potrebbe essere utile per valutare rapidamente la deambulazione in questi pazienti. Inoltre, correlando in modo significativo con quelle che sono già state riconosciute in letteratura come misure di outcome (6MWT, 10MWT, SPPB, BBS), sarebbe sicuramente utile condurre futuri studi di follow up per approfondirne l’eventuale sensibilità come misura di outcome efficace. BIBLIOGRAFIA 1. Mori L, Prada V, Signori A, Pareyson D, Piscosquito G, Padua L, Pazzaglia C, Fabrizi GM, Smania N, Picelli A, Schenone A; TreSPE Study Group. Outcome measures in the clinical evaluation of ambulatory Charcot-Marie-Tooth 1A subjects. Eur J Phys Rehabil Med. 2019 Feb;55(1):47-55. doi: 10.23736/S1973-9087.18.05111-0. Epub 2018 Jun 11. PMID: 29898585. 2. Barreto LCLS, Oliveira FS, Nunes PS, et al. Epidemiologic study of Charcot-Marie-Tooth disease: a systematic review. Neuroepidemiology. 2016;46:157–165. doi: 10.1159/000443706. 3. Rossor AM, Shy ME, Reilly MM (2020) Are we prepared for clinical trials in Charcot-Marie-Tooth disease? Brain Res 1729:146625. 10.1016/j.brainres.2019.146625
214
Utilizzo della riabilitazione robotica per la valutazione del trattamento della spasticità con tossina botulinica
Introduzione La spasticitá è un incremento patologico e velocitá dipendente del tono muscolare — dovuto a ipereccitabilitá dei riflessi di stiramento — che si traduce nell’aumentata resistenza ai movimenti passivi, nell’incapacitá di frazionare l’esecuzione del movimento e nell’inappropriata attivitá dei muscoli antagonisti. La spasticità è considerata da alcuni un segno clinico positivo in termini di compenso di una riduzione della forza e della capacità di movimento della parte colpita. Ciò può comportare un atteggiamento critico, in alcuni casi, sulla reale opportunità di eliminarla nei soggetti affetti. La spasticità si manifesta ogni qualvolta si verifichi una lesione delle vie piramidali, qualsiasi ne sia il livello lungo il percorso del segnale motorio dal primo motoneurone corticale fino al secondo motoneurone sito nelle corna anteriori del midollo spinale. Il trattamento della spasticità è spesso effettuato con una combinazione di terapie farmacologiche, infiltrative, chirurgiche e riabilitative. È importante valutare vantaggi e svantaggi che derivano dalla spasticità per poter identificare correttamente nei singoli pazienti le strategie e gli obiettivi del trattamento. La tossina botulinica è ormai d’uso comune nel trattamento della spasticità focale poiché agisce bloccando la trasmissione neuromuscolare a livello della giunzione neuromuscolare. L’effetto della tossina ha un andamento lento, infatti inizia ad essere percettibile dopo due settimane dall’inoculazione e può durare dalle 8 alle 16 settimane. Negli anni numerosi studi hanno analizzato l’associazione del trattamento riabilitativo (stretching, casting, terapia fisica, MPC) con l’inoculazione di tossina botulinica e i risultati raggiunti non sono significativi a livello di evidenze.   Materiali e Metodi È stato ideato un “percorso tossine” che prevede l’inoculazione ogni 5-6 mesi con trattamento riabilitativo individuale di 10-15 sedute successive all’inoculazione da effettuare in modo consecutivo. Il trattamento riabilitativo prevede stretching, terapia fisica strumentale, MPC e robot di arto superiore MOTORE. I pz individuati sono 29 ed è stato testato l’arto superiore con le seguenti scale: ROM, NRS e Modified Ashworth Scale. Di 29 pazienti 3 sono cod 75 di eziologia emorragica, 1 trauma cranico, 1 di origine tumorale, 24 esiti di stroke. Due hanno abbandonato per reazione avverse alla tossina e 1 perché candidato alla chirurgia funzionale. Ciò che abbiamo voluto verificare è cosa fosse cambiato tra la fine del trattamento e l’inizio di quello successivo. Ogni paziente dopo essere stato inoculato è stato trattato per 2 ore tutti i giorni per 10-15 sedute.   Risultati Abbiamo analizzato i risultati relativi all’anno 2022 sia quelli alla fine del ciclo del trattamento post-inoculazione sia quelli misurati a distanza di 6 mesi. Per quanto riguarda i risultati ottenuti nel trattamento post-tossina abbiamo una Ashworth in ingresso di 3 e in dimissione di 2. NRS a livello della scapolo omerale si riduce di un punto rispetto all’inizio del trattamento. Per quanto riguarda il ROM il cambiamento più rilevante è presente a livello di polso e dita, distretto in cui viene posizionato un tutore termomodellabile. A distanza di 6 mesi questi risultati non sono mantenuti ma le misure ai tests ritornano ad essere quelle pre-inoculazione. Interessante invece come migliori il lavoro utile svolto dal paziente con l’utilizzo del robot MOTORE comportando una diminuzione del lavoro passivo svolto dalla macchina.   Conclusioni Come già analizzato in altri studi le conclusioni dell’associazione del trattamento riabilitativo all’inoculazione di tossina non dà risultati con un buon livello di evidenza. Il nostro studio pilota ha confermato quanto noto dalla letteratura. Possiamo, però, aggiungere che il trattamento post-tossina rileva in tutti i pazienti una diminuzione di un punto della scala Ashworth e della scala NRS alla fine delle 10-15 sedute, ma un ritorno alla situazione precedente all’inoculazione trascorsi i 6 mesi.
218
Uso dell’Intelligenza Artificiale per lo Screening della Sarcopenia: Un Nuovo Approccio
XXIII CONGRESSO NAZIONALE SIRN Uso dell’Intelligenza Artificiale per lo Screening della Sarcopenia: Un Nuovo Approccio Enrico Buccheri, Daniele Dell’Aquila, Marco Russo, Rita Chiaramonte, Giulia Letizia Mauro, Michele Vecchio Scuola di Specializzazione in Medicina Fisica e Riabilitativa, Università degli Studi di Catania INTRODUZIONE La sarcopenia è stata recentemente codificata quale miopatia con codice M62.84 nell’ICD-10, evidenziando caratteristiche patognomoniche delle miopatie primitive. Questa patologia rappresenta un fattore di rischio di morbilità e mortalità, tipico dell’età avanzata, con costi elevati per il sistema sanitario nazionale. La sua diagnosi richiede indagini radiologiche, quali la Dual Energy X-ray Absorptiometry (DEXA), che complicano lo screening, specie nei reparti medici ad alta prevalenza di sarcopenia, come quelli riabilitativi. Scopo del lavoro è stato quello di sviluppare uno strumento di screening a costo zero, attraverso moderne tecniche di intelligenza artificiale, con accuratezza paragonabile alla DEXA nell’identificare i pazienti con perdita di massa muscolare. Ciò potrebbe facilitare la diagnosi precoce di sarcopenia su larga scala, contribuendo a ridurne la prevalenza e le complicanze correlate, tramite trattamenti tempestivi. MATERIALI E METODI Sono stati utilizzati i dati trasversali di circa 14.500 pazienti e 38 variabili non di laboratorio provenienti dal dataset americano del National Health and Nutrition Examination Survey (NHANES) nell’arco di 7 anni (1999-2006). I dati sono stati analizzati attraverso un approccio all’avanguardia di intelligenza artificiale basato sugli alberi decisionali. RISULTATI Un numero ridotto di parametri antropometrici consente di prevedere il risultato della DEXA con un AUC compresa tra 0.92 e 0.94. Il modello più complesso derivato in questo studio sfrutta 6 variabili, legate alla circonferenza dei segmenti corporei chiave e alla valutazione del grasso corporeo, raggiungendo una sensibilità di 0.89 e una specificità di 0,82. Utilizzando esclusivamente le circonferenze dell’arto inferiore (polpaccio e coscia) si ottiene uno strumento ancora più semplice e con una precisione solo leggermente inferiore (AUC 0.88–0.90). CONCLUSIONI I soli dati antropometrici sembrano poter derivare i dati di un esame DEXA e ciò potrebbe determinare una possibile variazione dell’algoritmo diagnostico standard della sarcopenia, rendendo non più essenziale l’uso della DEXA, se non nei casi dubbi di patologia. Ulteriori studi di validazione sono necessari per confermare quanto esposto. Fig. 2 Rappresentazione grafica del modello semplice Il modello semplice, utilizzando esclusivamente 2 variabili (circonferenza della coscia e del polpaccio), può essere rappresentato graficamente tramite una semplice tabella bidimensionale con l’area rossa indicativa dello stato di pre-sarcopenia. I tre panelli variano in base ai cut-off considerati tra specificità e sensibilità. Fig. 3 Proposta di inversione dell’algoritmo diagnostico per la sarcopenia Avendo ottenuto un’accuratezza comparabile alla DEXA, si propone l’utilizzo dei modelli come facile strumento inziale per la valutazione dello stato di sarcopenia, confermata dalla contemporanea presenza di diminuzione della forza muscolare al grip test. Fig. 1 AUC del modello complesso Il modello più complesso a 6 variabili (circonferenza della coscia, del polpaccio e del braccio, peso, altezza e plica sottocutanea tricipitale) raggiunge una AUC compresa tra 0.92 e 0.94, confrontata alla DEXA. Buccheri E, Dell’Aquila D, Russo M, Chiaramonte R, Musumeci G, Vecchio M. Can artificial intelligence simplify the screening of muscle mass loss? Heliyon. 2023; 9: e16323
220
Effetto della stimolazione transcranica a corrente continua(tdcs)sulla deambulazione e sulla fatigue nei pazienti affetti da Sclerosi Multipla:studio randomizzato,in singolo cieco,controllato con sham
Bibliografia Oveisgharan S, Karimi Z, Abdi S, Sikaroodi H. L’uso della stimolazione cerebrale nella riabilitazione della disabilità motoria nei pazienti con sclerosi multipla: uno studio clinico randomizzato in doppio cieco . Iran J Neurol 2019; 18 :57–63. Snook EM, Motl RW. Effetto dell’esercizio fisico sulla mobilità del cammino nella sclerosi multipla: una meta-analisi . Neurorehabil Riparazione neurale 2009; 23 :108-116. 10.1177/1545968308320641 Sánchez‐Kuhn A, Pérez‐Fernández C, Cánovas R, et al. Stimolazione transcranica a corrente continua come strumento di neuroriabilitazione motoria: una rassegna empirica . Biomed Eng Online 2017; 16 ( Suppl 1 ):76 10.1186/s12938-017-0361-8 BACKGROUND La sclerosi multipla (SM) è la principale causa di disabilità funzionali progressive negli adulti in età lavorativa. Fino al 70% dei pazienti con SM ritiene che i disturbi della deambulazione alterino la loro qualità di vita. L’obiettivo dell’intervento riabilitativo è di ridurre le menomazioni motorie e migliorare la funzione motoria mediante neuro-modulazione. La stimolazione transcranica a corrente continua (tDCS) può indurre fenomeni di potenziamento a lungo termine, causando cambiamenti specifici nell’efficacia sinaptica della regione cerebrale bersaglio, promuovendo effetti sinergici se abbinata all’esercizio fisico. Questo studio è volto a valutare se le sessioni di tDCS sulla corteccia motoria primaria (M1) abbinate all’esercizio fisico possono migliorare la deambulazione e ridurre la fatigue nei pazienti affetti da SM. MATERIALI E METODI Sono stati inclusi pazienti con diagnosi di SM, di età compresa tra 18 e 70 anni, deambulanti autonomamente per almeno 100 mt. I partecipanti sono stati randomizzati in uno dei due bracci dello studio: il gruppo sperimentale ha eseguito tDCS anodica per 20 minuti somministrata sulla corteccia M1 sinistra, il gruppo controllo ha eseguito tDCS sham. Tutti hanno eseguito 10 sessioni di esercizio fisico di 40 min per 2 settimane. L’efficacia del trattamento sperimentale è stata valutata in termini di miglioramento della velocità (10mwt), dell’andatura, della lunghezza del passo e della resistenza (2MWT). I partecipanti inoltre hanno eseguito questionari: Twelve Item MS Walking Scale, Fatigue Severity Scale, Modified Fatigue Impact Scale. Le valutazioni motorie e i questionari sono stati somministrasti al baseline (T0), alla 10a sessione (T1) e dopo settimane (T2). RISULTATI 17 pazienti sono stati sottoposti allo studio: 11 sono stati sottoposti a tDCS anodica e 6 a tDCS sham. La tDCS attiva rispetto a quella sham ha determinato un aumento significativo della velocità del cammino e della lunghezza del passo a T1, beneficio che persiste a 4 settimane dalla fine del trattamento. Nel 10-MWT ci sono stati effetti significativi del tempo sulla lunghezza del passo, sulla velocità dell’andatura, durata del ciclo di andatura e cadenza. Si è verificato un significativo miglioramento della distanza percorsa nel gruppo attivo. Nei questionari auto-riferiti c’è stata una significativa interazione tempo × trattamento nel punteggio totale della MSWS-12. CONCLUSIONI Sessioni di tDCS anodica sulla corteccia M1 sinistra abbinate all’esercizio fisico possono indurre modificazioni connettivali determinanti aumento nella velocità del cammino, nella lunghezza del passo e nella resistenza durante la deambulazione nei pazienti affetti da SM deambulanti. Active treatment (n = 11) Sham treatment (n = 6) P- value Partecipanti # (M/F) 11 (4/7) 6 (2/4) 0,300 Età (anni) 46,8 + 9,7 48 + 9,0 0,806 Peso (Kg) 66,4 + 10,9 62 + 10,1 0,424 Altezza (cm) 169,9 + 7,8 165,5 + 5,4 0,222 Sottotipo 2 RRMS, 9 SPMS 1 RRMS, 5 SPMS 0,228 EDSS 4,7 + 0,8 5,1 + 0,6 0,837 FSS 59,8 + 3,0 56,0 + 6,2 0,206 1 1.1 1.2 1.3 1.4 T0 T1 T2 Gait speed (m/s) Baseline – 10 mwt Treatment – Follow up Gait speed Attivo Passivo T0 T1 T2 Stride lenght (m) Baseline – 10 mwt Treatment – Follow up Stride lenght Attivo Passivo Effetto della stimolazione transcranica a corrente continua (tdcs) sulla deambulazione e sulla fatigue nei pazienti affetti da Sclerosi Multipla: studio randomizzato, in singolo cieco, controllato con sham Frisotti Daniela, Marcogiuseppe Pasqua., Amoruso Loredana, Pennesi Aldredo, Perrone Maria Antonietta, Ingrasciotta Giuseppe, Spina Stefania, Amato Lorenzo, Morrica Nicole, Santamato Andrea S.C. Medicina Fisica e Riabilitazione Universitaria Scuola di Specializzazione in Medicina Fisica e Riabilitativa Università degli Studi di Foggia
222
Vibrazioni focali nella gestione della spasticità post-ictus: effetti a breve termine su funzione e postura
BACKGROUND La spasticità è caratterizzata da aumento del riflesso da stiramento tonico muscolare velocità-dipendente ed è una manifestazione comune nei pazienti colpiti da ictus cerebri legata alla sindrome del primo motoneurone. Nei pazienti affetti da spasticità si osservano compromissioni a carico di range articolare (ROM), coordinazione e forza nei movimenti, con conseguente difficoltà nell’esecuzione del task motorio. Il deficit motorio e le sensazioni di rigidità, pesantezza e dolore comportano riduzione dell’autonomia del paziente nelle ADL e una minore qualità di vita La terapia con vibrazioni focali sfrutta l’attivazione del riflesso tonico da vibrazione con contrazione dei muscoli agonisti e della successiva attivazione del meccanismo di inibizione reciproca sui muscoli antagonisti, che determina un rilassamento di questi ultimi. Lo scopo dello studio è di valutare gli effetti a breve termine della terapia con vibrazioni focali sulla spasticità a carico dei flessori di gomito. MATERIALI E METODI Sono stati reclutati 12 pazienti, di età compresa tra 44 e 69 anni, con MAS dei flessori di gomito ≤ 3. I partecipanti sono stati sottoposti ad una singola seduta di trattamento con vibrazioni focali (Vibra 3.0) con frequenza 100 Hz, applicate sul bicipite brachiale (50% del ventre muscolare). L’efficacia del trattamento è stata valutata in termini di modificazioni della spasticità (Modified Ashworth Scale, MAS), della coordinazione (Box and Block test), del dolore (scala NRS), del pROM e aROM, della postura dell’arto (angolo a riposo) e delle reazioni associate (Associated Reaction Rating Scale, ARRS). Le valutazioni sono state eseguite subito prima della somministrazione della seduta di vibrazioni (T0), immediatamente dopo la seduta (T1) e a distanza di 24h (T2). RISULTATI La scala NRS ha mostrato variazioni solo nel 25% dei pazienti, con una iniziale riduzione del dolore da T0 a T1 ma successivo peggioramento dello stesso da T1 a T2. I punteggi nel Box and Block test sono aumentati in tutti i pazienti in cui il test era somministrabile, con miglioramento del 51.8% da T0 a T1 e del 45.57% da T0 a T2. Si è osservata, inoltre, una riduzione del resting angle del 7.5% da T0 a T2 e un aumento dell’angolo di flessione attiva del 16% tra T0 e T1 e dello 0.8% tra T0 e T2. Non vi è stata, tuttavia, alcuna variazione della spasticità e la severità delle reazioni associate non ha subito modificazioni significative nei pazienti trattati. CONCLUSIONI Dai dati esaminati si conclude che una singola seduta di vibrazioni non influisce sul tono muscolare e sul grado di spasticità, né sulle reazioni associate. Tuttavia, si osservano benefici a livello di performance motorie in materia di escursione articolare e coordinazione e una riduzione, seppure temporanea, del dolore. Vibrazioni focali nella gestione della spasticità post-ictus: effetti a breve termine su funzione e postura Alimonti Giuseppe, Holzer Micaela, Cinone Nicoletta, Cardillo Raffaella, Grandolfo Marco, Santamato Andrea S.C. Medicina Fisica e Riabilitazione Universitaria Scuola di Specializzazione in Medicina Fisica e Riabilitativa Università degli Studi di Foggia 0 -0.09% -0.02% 0 0 0 0 0.5 0.45 0 -0.19 -0.07 0 0.16 0.008 0 0.26 0.095 -0.3 -0.2 -0.1 0 0.1 0.2 0.3 0.4 0.5 0.6 0 0.5 1 1.5 2 2.5 3 3.5 Risultati generali NRS MAS BOX AND BLOCK RESTING ANGLE FLESSIONE ATTIVA ESTENSIONE ATTIVA Età Sesso Ictus Mesi dall’evento Muscolo trattato 58±10 6M/6F 7I/5E 69±56 6B/6T Resting angle Box and block Flessione attiva gomito Estens. Attiva gomito Mean SD Mean SD Mean SD Mean SD T0 37,33 15,63 37,33 15,63 111,16 16,89 23,33 15,52 T1 31,75 16,26 12 6,09 113,91 16,56 16,58 18,35 T2 31,5 16,27 13,14 7,69 110,08 18,84 19,08 17,85 p-value T0-T1 0,015 0,047 0,15 0,008 p-value T1-T2 0,436 0,115 0,07 0,05 p-value T0-T2 0,005 0,012 0,23 0,03 1. [C. N. Woolsey, “Discussion on experimental hypertonia in the monkey: interruption of pyramidal or pyramidal-extra pyramidal cortical projections,” Transactions of the American Neurological Association, vol. 96, pp. 164–166, 1971]. 2. [H.W.Magoun and R. Rhines, “An inhibitory mechanism in the bulbar reticular formation,” Journal of Neurophysiology, vol. 9, pp. 165–171, 1946] 3. [K. Nakashima, J. C. Rothwell, B. L. Day, P. D. Thompson, K. Shannon, and C. D. Marsden, “Reciprocal inhibition between forearmmuscles in patients with writer’s cramp and other occupational cramps, symptomatic hemidystonia and hemiparesis due to stroke,” Brain, vol. 112, no. 3, pp. 681–697, 1989]. 4. [Kurlan R, Richard IH, Papka M, Marshall F, Movement Disorders in Alzheimer’s Disease: More Rigidity of Definitions is Needed, in Movement Disorders, vol. 15, n. 1, 2000, pp. 24-29]. 5. [Lance WW. The control of muscle tone, reflexes and movement] 6. [M. Faist, D. Mazevet, V. Dietz, and E. Pierrot-Deseilligny, “A quantitative assessment of presynaptic inhibition of Ia afferents in spastics: Differences in hemiplegics and paraplegics,” Brain, vol. 117, no. 6, pp. 1449–1455, 1994] 7. L’applicazione delle vibrazioni in medicina riabilitativa di Bisciotti Gian Nicola Ph. D.8. 9. Zati A, Valent A. Terapia fisica, Nuove tecnologie in Medicina Riabilitativa (2° edizione)
225
Biomarcatori quantitativi del cammino in pazienti con disturbo del cammino funzionale: oltre la velocità del cammino
BIOMARCATORI QUANTITATIVI DEL CAMMINO IN PAZIENTI CON DISTURBO DEL CAMMINO FUNZIONALE: OLTRE LA VELOCITÀ DEL CAMMINO AUTORI M. Gandolfi 1, C. Bonetto 1, Giulia Bonardi 1, F. Salaorni 1, A. Sandri 1, C. Geroin 1, Z. Menaspà 1, N. Smania 1, M. Fiorio 1, M. Tinazzi 1 AFFILIAZIONI 1 Department of Neurosciences, Biomedicine and Movement Sciences, University of Verona, Verona, Italy RISULTATI Dati Tabella 1 Caratteristiche cliniche e demografiche degli FGDs e dei controlli sani. Legend: FGDs, Functional Gait Disorders; n, number; SD, standard deviation; s-FMDRS, simplified Functional Movement Disorders Rating Scale (total score range: 0-54; higher scores indicate worse rating); § Fisher test; # T -Test; ° 2 missing data Parametri Tabella 2 Mean raw values e SDs con ANOVA per le misure del cammino nel discriminare le prestazioni nei pazienti con FGDs dai controlli sani Legenda: ST, single task; mDT, motor dual task; cDT, cognitive dual task; vDT, visual-fixation dual task; SD, Standard deviation; FGDs, Functional Gait Disorders; HC, healthy control. *: significant Group × Task interaction Analisi Figura 1. Parametri con AUC di livello eccellente: (>0,90): velocità del cammino, doppio appoggio, tempo di oscillazione (%) e lunghezza del passo Figura 2. Parametri DTE con AUC (inferiori a 0.70) CONCLUSIONI Gli FGDs hanno riportato prestazioni del cammino più scarse e una minore automaticità e stabilità rispetto agli HC. Tuttavia, le prestazioni, ma non l’automaticità e la stabilità, sono state influenzate dal DT, a differenza di altre malattie neurologiche. I nostri risultati fanno luce sui meccanismi di controllo del cammino «high-level» negli FGDs, e suggeriscono la variabilità del tempo del passo e del tempo di oscillazione come potenziali biomarcatori diagnostici. BIBLIOGRAFIA [1] Gandolfi et al., 2021; Motor dual task with eyes closed improves postural control in patients with functional motor disorders: A posturographic study; Gait Posture. [2] Gandolfi et al., 2023; Dual tasking affects gait performance but not automaticity in functional gait disorders: A new diagnostic biomarker Park Relat Disord. [3] Geroin et al., 2018; Does dual-task training improve spatiotemporal gait parameters in Parkinson’s disease?; Park Relat Disord. Work supported by #NEXTGENERATIONEU (NGEU) and funded by the Ministry of University and Research (MUR), National Recovery and Resilience Plan (NRRP), project MNESYS (PE0000006) – A Multiscale integrated approach to the study of the nervous system in health and disease (DN. 1553 11.10.2022)” INTRODUZIONE I disturbi funzionali del cammino (FGDs) sono sintomi disabilitanti dei disturbi motori funzionali. Le osservazioni cliniche mostrano un miglioramento del cammino con la distrazione, suggerendo un’associazione con meccanismi di controllo di livello superiore. Il dual tasking è uno strumento prezioso per esplorare l’interazione tra cammino e cognizione. L’obiettivo dello studio è quello di identificare le misure dei parametri quantitativi spazio-temporali del cammino durante la deambulazione e il dual tasking nelle FGD che meglio discriminano le prestazioni dai controlli sani. MATERIALI E METODI DISEGNO DELLO STUDIO: Questo studio osservazionale trasversale ha analizzato i parametri spazio-temporali del cammino di 87 pazienti con FGD (79,3% donne, età 41,9 ± 14,7 anni) e 48 controlli sani (60,4% donne, età 41,9 ± 15,7 anni). CRITERI DI INCLUSIONE: (a) età ≥18 anni, (b) comparsa di una o più FMD; (c) diagnosi clinicamente definita di FMD in base ai criteri diagnostici di Gupta e Lang; (d) presenza di disturbi funzionali del cammino con una diagnosi di FGD effettuata con un approccio basato sui segni clinici; (e) MMSE ≥24/30; (f) nessuna compromissione cognitiva o fisica che precluda la firma del modulo di consenso informato MISURE DI OUTCOME: Nove misure spazio-temporali dell’andatura (compresa la media, la deviazione standard e/o la variabilità) che coprono il controllo dell’andatura di livello inferiore e superiore e che sono sensibili all’effetto Dual-task come segue: Velocità dell’andatura (cm/s), lunghezza del passo (cm), tempo del passo (s), variabilità del tempo del passo (%), tempo di oscillazione (s ) e %, variabilità del tempo di oscillazione (%), doppio appoggio (s) e durata del passo (s). demografici e clinici degli FGDs spazio – temporali curva ROC VALUTAZIONE STRUMENTALE: Tutti i partecipanti sono stati valutati durante la deambulazione su una passerella elettronica in differenti compiti.1,2 ST: Camminata a velocità prestabilita; mDT: camminata eseguendo movimenti di prono-supinazione con la mano destra sulla coscia destra alla frequenza di 1 movimento al secondo; cDT: contare a voce alta all’indietro partendo da 100 e sottraendo in serie da sette; vDT: fissazione di un cerchio posto di fronte al partecipante all’altezza degli occhi. Ogni compito è stato eseguito tre volte e sono stati raccolti i valori medi. ANALISI STATISTICA: Un’ANOVA a due vie a misure ripetute ha esaminato l’interferenza del DT sulle misure dell’andatura ST. L’Area Under Curves (AUC) ha determinato le misure oggettive che differenziavano i FGD dai controlli sani (HC). Single task Motor task Cognitive task Visual task Gait Rite System
227
Un innovativo sistema robotico planare per la valutazione degli arti superiori in bambini con Paralisi Cerebrale
1 Department of Developmental Neuroscience, IRCCS Fondazione Stella Maris Foundation, Pisa, Italy; 2 Tuscan PhD Programme of Neuroscience, University of Florence, Florence, Italy; 3 Department of Clinical and Experimental Medicine, University of Pisa, Pisa, Italy; 4 PhD Programme in Clinical and Translational Sciences, University of Pisa, Pisa, Italy. INTRODUZIONE MATERIALI E METODI RISULTATI CONCLUSIONI Un innovativo sistema robotico planare per la valutazione degli arti superiori in bambini con Paralisi Cerebrale Barzacchi V. 1,2,Filogna S. 1, Beani E. 1,3, Menici V. 1,4, Cioni G.1, Sgandurra G. 1,2 Research Team: INNOVATE Lab, IRCCS Fondazione Stella Maris, Pisa (Italy) Contacts: innovate.lab@fsm.unipi.it Negli ultimi anni stiamo assistendo ad una continua crescita della riabilitazione robotica in età evolutiva e l’utilizzo di dispositivi robotici per valutare le funzioni motorie in bambini con Paralisi Cerebrale (PC) con maggiore oggettività, affidabilità e precisione si presenta come una prospettiva interessante. Questo studio si propone di esplorare la potenzialità di un sistema robotico planare, MOTORE (Humanware, Italia), nel rilevare le differenze nei movimenti degli arti superiori in un campione di bambini con PC unilaterale, PC diplegica e bambini con Sviluppo Tipico (ST). Un gruppo di 48 partecipanti (27 maschi e 21 femmine; età media 11,94 ± 4,29 anni), composto da 27 bambini con PC unilaterale, 12 con PC diplegica e 9 con ST, è stato reclutato ed ha eseguito due esercizi planari di Range of Movement (ROM), di dimensioni piccole e grandi, utilizzando il dispositivo MOTORE (Fig. 1). Gli esercizi sono stati svolti inizialmente con l’arto dominante e successivamente con l’arto non dominante. I parametri, quali tempo e velocità, sono stati raccolti e analizzati con un test ANOVA seguito da un’analisi post-hoc. ARTO DOMINANTE Figura 1. Un bambino che esegue l’esercizio planare di ROM. I risultati evidenziano differenze significative tra i diversi gruppi, considerando i parametri analizzati (Fig. 2). Nell’analisi post-hoc, per le attività eseguite con l’arto dominante, (i) il gruppo ST è stato più veloce nel ROM piccolo sia rispetto ai bambini con PC unilaterale (p<0,05) che con PC diplegica (p<0,001) e solo rispetto ai bambini con PC diplegica nel ROM grande (p<0,01); (ii) il gruppo delle PC unilaterali ha impiegato meno tempo rispetto al gruppo delle PC diplegiche solo nel ROM piccolo (p<0,01); (iii) i bambini con ST hanno mostrato una velocità più elevata rispetto al gruppo con PC diplegica in entrambi gli scenari (p<0,01). Per gli esercizi ROM svolti con l’arto non dominante, i bambini con ST hanno impiegato meno tempo rispetto ai bambini con PC unilaterale, presentando una velocità superiore rispetto ai bambini con PC unilaterale e diplegica (p<0,05). Non sono emerse differenze significative tra i gruppi PC unilaterale e PC diplegica sia per il tempo che per la velocità. Figura 2. Box plot che mostrano le differenze nei parametri di tempo e velocità tra i gruppi: PC unilaterale (gruppo 1), PC diplegica (gruppo 2), Sviluppo Tipico (gruppo 3). ARTO NON DOMINANTE I risultati del presente lavoro indicano che il sistema robotico MOTORE è in grado di fornire metriche quantitative per valutare i movimenti degli arti superiori nei bambini, evidenziando abilità motorie differenziate tra i gruppi considerati. Questo dispositivo robotico può essere un valido supporto per gli operatori clinici nella conduzione di valutazioni dettagliate e oggettive degli arti superiori, contribuendo alla pianificazione di trattamenti personalizzati e mirati. Al contempo, offre un'esperienza ludica attraverso un approccio coinvolgente, aumentando la motivazione e l'interesse dei bambini, rendendo quindi le sessioni piacevoli. Bibliografia - Castelli E, Beretta E, De Tanti A, et al. Robot-assisted rehabilitation for children with neurological disabilities: Results of the Italian consensus conference CICERONE. NeuroRehabilitation. 2022;51(4):665-679. doi:10.3233/NRE-220036 - Falzarano V, Marini F, Morasso P, Zenzeri J. Devices and Protocols for Upper Limb Robot-Assisted Rehabilitation of Children with Neuromotor Disorders. MDPI 2019; 9(13), 2689. Doi:10.3390/app9132689
error: