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LA presa in carico del paziente con esiti di tumore cerebrale: l’esperienza del Montecatone Rehabilitation Institute
L’importanza del trattamento riabilitativo dopo tumore cerebrale, la nostra esperienza Pamela Salucci1, Gaia Musumeci1, Bledi Sheahj1, Colombo Valentina1, Francesca Cesira Cava1 Montecatone Rehabilitation Institute Imola, Bologna, Italy Introduzione Negli ultimi anni, grazie al miglioramento delle procedure diagnostiche, chirurgiche e terapeutiche, sono aumentati i pazienti che sopravvivono a tumori del sistema nervoso centrale, con a volte sequele neurologiche invalidanti con necessità di presa in carico riabilitativa in setting sia ambulatoriale sia di ricovero. Dalla letteratura emerge che i pazienti oncologici che seguono un percorso di riabilitazione hanno outcome migliori rispetto a chi non viene preso in carico, con risultati in termini di autonomia sovrapponibili a pazienti con esiti di ictus e trauma cranico con profilo di disabilità simile. Non sono da sottovalutare le difficoltà cognitive che tali pazienti possono presentare a seguito di chirurgia e/o delle terapie radianti e che impattano negativamente sulla possibilità di ripresa della vita scolastica e lavorativa, sulle relazioni familiari e sull’autonomia nelle attività della vita quotidiana. Materiali e Metodi Sono stati valutati retrospettivamente i dati dei pazienti ricoverati presso la UO Gravi Cerebrolesioni Acquisite del Montecatone RI con esiti di asportazione di neoformazione cerebrale. E’ stato valutato il livello di disabilità motoria e cognitiva, mediante le scale FIM (Functional Independence Measure), DRS (Disability Rating Scale) e LCF (Levels of Cognitive Functioning), la necessità di presa in carico neuropsicologica e la destinazione alla dimissione. Risultati Sono stati inclusi nello studio 19 pazienti con esiti di asportazione di neoformazione cerebrale. Tutti i pazienti presentavano diversi pattern di menomazione sensomotoria (emiplegia/emiparesi dx/sin, deficit di sensibilità superficiale e/o profonda, atassia, disartria), 4 pazienti erano disfagici, 5 avevano deficit visivi, 2 presentavano deficit di linguaggio e 10 deficit cognitivo-comportamentali. Tutti i pazienti hanno eseguito trattamento riabilitativo in palestra secondo progetto riabilitativo individualizzato e hanno ottenuto in media miglioramento delle proprie condizioni e dell’autonomia. Tutti i pazienti sono stati sottoposti a monitoraggio cognitivo comportamentale da parte dell’equipe riabilitativa e, quando ritenuto necessario, è stata eseguita presa in carico neuropsicologica specifica. 12 pazienti sono rientrati al proprio domicilio con attivazione della continuità terapeutica sul territorio, i restanti 7 sono stati trasferiti in altre strutture riabilitative per la prosecuzione del percorso. Conclusioni L’accesso alle cure riabilitative dovrebbe essere garantito a tutti i pazienti che presentano menomazioni neurologiche a seguito di tumore cerebrale. LA presa in carico deve essere effettuata da un team multidisciplinare, garantendo il trattamento dei deficit sia motori sia cognitivi, allo scopo di raggiungere il maggior grado di autonomia compatibilmente con le menomazioni e le abilità residue del paziente e di garantire la migliore qualità della vita possibile. E’ fondamentale l’attivazione della rete di assistenza domiciliare e la continuità delle cure sul territorio. Sarebbe utile ampliare la ricerca per definire linee guida chiare sulla presa in carico dei pazienti con tumore cerebrale e standardizzarne la valutazione, implementando l’utilizzo di scale specifiche per il paziente oncologico nella pratica clinica riabilitativa. Bibliografia • Pieczynska A. et al. Predictors of functional outcome in adults with brain tumor receiving/undergoing rehabilitation treatment: a systematic review. European Journal of Physical and Rehabilitation Medicine 2022 Jul 08 • Weyer-Jamora C. et al. Postacute Cognitive rehabilitation for adult brain tumor patients. Neurosurgery 89:945–953, 2021
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Il metodo antropologico nella riabilitazione del paziente con esiti di grave cerebrolesione acquisita
“INTERVENTO ANTROPOLOGICO NELLA RIABILITAZIONE DEL PAZIENTE CON GCA” INTRODUZIONE Per Grave Cerebrolesione Acquisita (GCA) si intende un danno di strutture e funzioni cerebrali, di origine traumatica o di altra natura, tale da determinare in fase acuta uno stato di coma protratto (>24 ore) e menomazioni a carico di varie sfere funzionali (sensi-motorie, cognitive o comportamentali) che impattano sulla vita del paziente con vari gradi di disabilità. Poiché la persona risulta compromessa in molte delle sue parti, la rieducazione e il recupero del paziente con GCA deve necessariamente mettere in campo, oltre a strategie organizzative, diagnostiche e terapeutiche adeguate ed efficaci, anche un’intenzionalità antropocentrica al fine di “restaurare” la persona nella sua globalità (psicofisica e ambientale). STUDIO SPERIMENTALE E’ stato avviato uno studio prospettico pilota, condotto nell’UO.GCA di Montecatone e con la collaborazione di un gruppo di antropologi dell’associazione di antropologia applicata MNEW (spin-off dell’Università di Bologna), nel quale è stato integrato al trattamento riabilitativo convenzionale del paziente con GCA un protocollo di trattamento antropologico. Selezione dei pazienti: maggiorenni, ricoverati con esiti di GCA di qualsiasi eziologia, insorgenza < 6 mesi, con LCF ≥ 3 < 8, in condizioni di stabilità clinica. Metodo antropologico MNEM: metodo validato ma mai prima utilizzato in ambito clinico. La sua applicazione ha la funzione di produrre relazionalità e interazione al fine di contrastare l’isolamento conseguenti a traumi di vario genere; genera dati scientificamente controllati a partire da cui si sviluppano soluzioni di intervento innovative e personalizzate. Esso si costituisce di 3 fasi (Fig. 1). Utilizza strumenti propri per la definizione degli obbiettivi antropologici (MAGS – Mnem Anthropological Goals Scale) e la valutazione della menomazione (MIS e MRS – Mnem Interactio/Relationality scale). L’antropologo sul campo studia i soggetti attraverso l’osservazione e il dialogo, creando con loro una relazione mirata ad indagarne i vissuti e a comprenderne i significati. Per farlo utilizza ogni strategia di comunicazione (verbale e non verbale) con modalità tecniche proprie. L’osservazione, il dialogo, l’ascolto, la gestualità, il contatto, sono tutti atti relazionali che presuppongono una seconda parte attiva che è lì ed è vista, ascolta, comunica, rappresenta, sente. Scopo dello studio: valutare la fattibilità e la tollerabilità del metodo antropologico in ambito clinico-riabilitativo su pazienti con GCA minimamente responsivi. Obbiettivo secondario: descrivere i dati di outcome raggiunto rispetto agli abbiettivi antropologici e riabilitativi personalizzati sul paziente, nonché la loro correlazione. MATERIALI E METODI Da marzo a giugno 2022 sono stati arruolati 14 pazienti. All’arruolamento (T0) i pazienti sono stati valutati con le scale LCF, DRS, MIN e MRS e con il questionario QUOLIBRI (versione OS per il paziente e versione Pro per il care giver). Sono inoltre stati definiti gli obbiettivi antropologici specifici per ciascun paziente (livelli funzionali in items di interazione e relazione) mediante la scala MAGS e gli obbiettivi riabilitativi selezionati dal PRI del paziente ad essi affini mediante la scala GAS (Tab I e II). Il protocollo antropologico è stato somministrato con sedute individuali della durata di un’ora, a cadenza settimanale, per la durata complessiva di 8 settimane. In tutti i casi trattati è stato coinvolto il care giver del paziente. Dopo 4 sedute di trattamento (T1) i pazienti sono stati rivalutati con LCF, DRS, MIN e MRS. Dopo le 8 sedute di trattamento (T2) i pazienti sono stati rivalutati con LCF, DRS. MIN, MRS e QUOLIBRI e è stato valutato l’outcome del trattamento. RISULTATI 11/14 pazienti hanno completato l’intero ciclo di trattamento. L’interruzione del protocollo è stata determinato da complicanze cliniche intercorrenti per un caso e da trasferimento in altro centro riabilitativo per avvicinamento al domicilio per gli altri due casi Outcome obbiettivi antropologici e riabilitativi (Tab. III e IV). DISCUSSIONE Lo studio sembra confermare la fattibilità e la tollerabilità del metodo antropologico in ambito clinico-riabilitativo; l’interruzione del trattamento non si è mai verificato per motivi legati alla sua applicazione. Dall’analisi dei dati di outcome, nonostante i limiti di numerosità del campione e della brevità dello specchio prospettico, risulta la sua sostanziale efficacia dell’intervento per il raggiungimento degli obbiettivi antropologici (interazione e relazione in 9 pazienti già migliorate dopo 4 sedute) e per quelli riabilitativi globali del paziente (alcuni raggiunti sopra le aspettative). Dalla correlazione dei risultati antropologici e riabilitativi è interessante osservare come pazienti che a T0 presentavano migliori punteggi di MIN e MRS raggiungano a T2 i migliori outcome riabilitativi, come pz che a T0 partivano da un’alta disabilità hanno risposto più favorevolmente al trattamento antropologico e che vi sia una correlazione tra funzioni di interazione e relazione e la miglior percezione dello stato di salute e della QoL. Riferimenti Bibliografici • Parbuono D., Sbardella F. “Costruzione di patrimoni. Le parole degli oggetti e delle convenzioni”, Pàtron, Bologna 2017 • Deni M. “Oggetti in azione. Semiotica degli oggetti: dalla teoria all’analisi”, Franco Angel, Milano 2002
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Osteolisi multicentrica carpo-tarsale (MTCO): dalla diagnosi alla presa in carico riabilitativa
OSTEOLISI MULTICENTRICA CARPO-TARSALE (MTCO): dalla diagnosi alla presa in carico riabilitativa Cella M. 1, Avanti C.1, Simonini M.1 • Struttura Complessa Recupero e Rieducazione Funzionale ASL3, Genova, Italia monica.cella@asl3.liguria.it; chiara.avanti@asl3.liguria.it; marina.simonini@asl3.liguria.it INTRODUZIONE Sindrome genetica molto rara (circa 30 pazienti nel mondo), caratterizzata dal progressivo riassorbimento di osso, in genere predominante a livello delle ossa carpali e tarsali, che provoca deformità e disabilità. I disturbi ossei e renali si associano talvolta a deficit cognitivo e anomalie facciali. Autosomica dominante; mutazione del gene MAFB, localizzato sul braccio lungo del cromosoma 20 (20q12) e che codifica per un fattore proteico che svolge un ruolo cruciale nella regolazione del rimodellamento osseo (osteoclasti) e nello sviluppo renale. Si manifesta nell’infanzia simulando un’artrite grave. Spesso associata ad una glomerulonefrite cronica progressiva con conseguente insorgenza di sindrome nefrosica. CASE PRESENTATION F.C. (nato a Luglio 2016), nato da parto eutocico E.G. 39 + 6 sett. A 4 mesi di vita diagnosi di RPM globale. Avvio di visite multi-specialistiche e indagini genetiche da Giugno 2017 per presenza di ipomobilità del polso bilateralmente e delle mani atteggiate in deviazione laterale; dismorfismi al volto; anomalie dei dermatogrifi palmari. A 14 mesi effettuava RX piedi con riscontro di “aspetto tozzo delle falangi delle dita dei piedi associato a rarefazione ossea, scafoide tarsale ipoplasico, scarsamente rappresentati i cuneiformi”. A 2 anni e 7 mesi eseguiva RX AAII e AASS che mostravano “deformità in valgo delle ginocchia, epifisi femorali irregolari e condili appiattiti; brevità dell’ulna, scomparsa ossa carpali con estrema vicinanza del metacarpo alle epifisi distali di radio e ulna che mostrano anomalie strutturali”. Diagnosi di MTCO associata a glomerulonefrite (Giugno 2019). IL NOSTRO INCONTRO… F. ha effettuato il primo accesso c/o il nostro servizio nel Gennaio 2017 per quadro clinico di ritardo psicomotorio globale. PRIMA VISITA (età 6 mesi): “bimbo collaborante, discretamente sintonico. Aspetto tozzo ed edematoso/pastoso delle mani e dei piedi; lieve ipertonia fluttuante agli AAII; motilità spontanea scarsa; porta le mani sulla linea mediana; alla trazione allinea il capo e posto seduto mantiene la posizione con discreto controllo per qualche secondo; prono libera gli AASS” Febbraio 2017 avvio presa in carico riabilitativa con trattamento fisioterapico a cadenza bisettimanale. EVOLUZIONE CLINICA Marzo 2018 acquisito: rotolo e gattonamento in appoggio sugli avambracci; postura seduta autonoma Maggio 2018: deambulazione con sostegno bimanuale e tendenza alla caduta posteriore con anche e ginocchia flesse; limitata supinazione di avambraccio bilateralmente; limitata dorsiflessione alla caviglia bilateralmente; ginocchia flesse di circa 15-20° Novembre 2018: deambulazione autonoma a base allargata e rigidità di ginocchia in estensione; deviazione ulnare ai polsi e iniziale difficoltà all’estensione completa dei gomiti bilateralmente Gennaio 2019: deambulazione in flessione di anca; valgismo di ginocchia asimmetrico (ds>sn 30°); piedi equino-vari con caduta in pronazione al carico; supinazione attiva degli avambracci ridotta seppur migliorata; polsi ulnarizzati estesi e rigidi; mano ds con clinodattilia interfalangea prossimale del 2° e 5° dito; mano sn con camptodattilia interfalangea del 5° dito; migliorata la limitazione nella dorsiflessione della T-T Novembre 2019: lieve miglioramento dell’estensione dei gomiti e della deviazione ulnare ai polsi Gennaio 2020: aumentato atteggiamento in flessione d’anca e di ginocchia bilateralmente con comparsa di algie Giugno 2020: tendenza al cammino in punta con flessione di ginocchia e anca Agosto 2020: aumento valgismo ginocchia; cammino difficoltoso con grande dispendio energetico Aprile 2021: appoggio plantare in equino nel cammino; maggiore supinazione e adduzione dell’avampiede; ginocchio sinistro atteggiato in flessione a 90° con ‘’blocco articolare’’; necessità di aiuto nelle ADL Giugno 2021: progressiva riduzione dell’autonomia deambulatoria con gonalgia ingravescente a sinistra; utilizzo della carrozzina per gli spostamenti PROGETTO RIABILITATIVO Mantenimento ROM articolare Raggiungimento delle tappe motorie Prevenire peggioramento deformità muscolo-scheletriche Mantenere abilità motorie acquisite Permettere maggior autonomia possibile nelle ADL (gestire le posate; togliere il tappo ai pennarelli; vestizione; alimentazione; scrittura etc) Coinvolgimento dei familiari e degli insegnanti con creazione di una rete di supporto Prescrizione di ausili Adattamenti di strumenti utilizzati nella vita quotidiana (forchetta e cucchiaio; piatto con bordo rialzato; anello per aprire la zip e sostituzione con il velcro delle zip presenti ai polsi delle felpe; ricoprire i tappi con materiale antiscivolo; cucire ai bordi laterali del calzino dei cordini semirigidi/fettuccia per permettere al paziente di tirarle su autonomamente) TERAPIA FARMACOLOGICA Denosumab (Prolia) s.c. da Aprile 2021 fino a Settembre 2021 Triatec 1,25 mg 1 cp/die Calisvit (colecalciferolo/calcio fosfato tribasico) ½ flaconcino/die CONCLUSIONI Questo paziente rappresenta l’unico caso di MTCO presente nella regione Liguria. Considerando l’evoluzione clinica di tale patologia che risulta essere molto variabile e la necessità di avviare il più precocemente possibile una presa in carico multidisciplinare, riteniamo importante saper riconoscere i diversi quadri clinici con cui tale patologia si può manifestare, le possibili complicanze e come poterle prevenire. Risulta di fondamentale importanza una presa in carico precoce, globale e continuativa dell’equipe riabilitativa e un costante aggiornamento del P.R.I. Con lo scopo di diffondere informazioni utili e aiutare famiglie di pazienti affetti da tale patologia, i genitori di Filippo hanno fondato l’associazione ‘’Le mani di Filippo’’ (https://lemanidifilippo.org). BIBLIOGRAFIA -Wu J. et al. Multicentric Carpo-Tarsal Osteolysis Syndrome Mimicking Juvenile Idiopathic Arthritis: Two Case Reports and Review of the Literature. Front Pediatr. 2021 Oct 15;9:745812 -Drovandi S. et al. A. Multicentric Carpotarsal Osteolysis Syndrome Associated Nephropathy: Novel Variants of MAFB Gene and Literature Review. J Clin Med. 2022 Jul 29;11(15):4423 -Urlus M. et al. Case report and review of the literature. Genet Couns. 1993;4(1):25-36. PMID: 8471218
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Integrazione delle tecnologie robotiche nel processo neuroriabilitativo per la precoce verticalizzazione e mobilizzazione degli arti inferiori nelle gca: dalle evidenze ad un algoritmo per il cdm
INTEGRAZIONE DELLE TECNOLOGIE ROBOTICHE NEL PROCESSO NEURORIABILITATIVO PER LA PRECOCE VERTICALIZZAZIONE E MOBILIZZAZIONE DEGLI ARTI INFERIORI NELLE GCA: DALLE EVIDENZE AD UN ALGORITMO PER IL CLINICAL DECISION-MAKING INTRODUZIONE II termine GCA (Gravi Cerebrolesioni Acquisite) comprende una varietà di lesioni cerebrali acute ad eziologia traumatica e non, caratterizzate da uno stato di coma più o meno prolungato, e dalla contemporanea presenza di menomazioni motorie, sensoriali, cognitive e/o comportamentali. Questo rende il processo neuroriabilitativo e la definizione della prognosi particolarmente complessi [1]. Tuttavia, il recupero precoce dell’ortostatismo è un obiettivo essenziale da perseguire per evitare l’insorgenza di complicanze secondarie conseguenti alla prolungata immobilizzazione a cui il paziente è sottoposto durante la fase acuta [2]. Fra gli attuali approcci riabilitativi per il recupero delle funzioni senso-motorie vi è anche l’impiego di sistemi robotizzati [1-3]. MATERIALI e METODI Il lavoro di revisione della letteratura scientifica ha riguardato pazienti adulti con diagnosi di GCA in fase acuta e sub-acuta. Si sono ricercate nella letteratura le evidenze disponibili per la verticalizzazione e mobilizzazione precoce, circoscrivendo l’ambito in particolare ai dispositivi robotici adatti al trattamento di pazienti con FAC 0. Gli articoli provenienti dalle principali banche dati online (PubMed, Pedro e Cochrane Library) sono stati selezionati sulla base di specifici criteri di inclusione/esclusione. Il Laboratorio di Tecnologie Robotiche Riabilitative dell’Ospedale Riabilitativo Villa Rosa di Pergine Valsugana dispone di diverse tecnologie tra le quali, quelle per il trattamento degli arti inferiori ed il training del cammino sono i sistemi Erigo®, Lokomat® ed un treadmill con allevio di carico Biodex. OBIETTIVI • ricercare le evidenze disponibili in letteratura in merito all’utilizzo dei sistemi robotici, individuando le tecnologie utilizzate, i criteri di selezione dei pazienti, i timing di somministrazione e le modalità di attuazione dell’intervento • sviluppare, sulla base delle evidenze emerse dalla letteratura e dell’esperienza clinico-riabilitativa, un algoritmo per il clinical decision-making applicabile in un setting neuroriabilitativo intensivo su pazienti con diagnosi di GCA in fase subacuta RISULTATI e DISCUSSIONE Nel trattamento neuroriabilitativo convenzionale, per la progressiva verticalizzazione del paziente, viene spesso utilizzato il tilt-table. Tuttavia, il suo impiego risulta condizionato da episodi di ipotensione ortostatica con possibili conseguenti sincopi [1]. Il tilt table stepper robotizzato (Erigo®) integra alla verticalizzazione il movimento alternato degli arti inferiori. Ciò permette di sfruttare l’effetto pompa muscolare che favorisce il ritorno venoso, prevenendo e riducendo gli episodi di ipotensione ortostatica [2-3]. Selezione dei pazienti (quadro clinico e funzionale, capacità residue, etc.) • nessuna controindicazione (es. rigidità o grave ipertono MAS>3 agli AAII, insufficienza cardiaca grave, carico agli AAII sconsigliato) • minima stabilità clinica generale (emodinamica, respiratoria, intracranica e neurologica) • superamento della seduta di test Timing di somministrazione (tempo di inizio del trattamento e dosaggio) • inizio precoce, fin dalla fase acuta • → 3-60 giorni (media 21,4; SD 21,5) • maggiore importanza della frequenza delle sedute rispetto alla loro durata • → sedute quotidiane: trattamento intensivo • durata delle sedute 20-45 minuti (media 29,3; SD 9,4) • ciclo di 15-30 sedute (media 21,3; SD 4,3) in 3-6 settimane (media 4,1; SD 0,8) Modalità di attuazione (impostazione e regolazione dei parametri del robot) • importanza dello stepping (modalità sinusoidale) a prescindere dalla sua frequenza • → 20-60 passi/min (media 39,3; SD 14,4) • progressiva verticalizzazione in base alla tolleranza del paziente • → 0°- 80° (media 51; SD 30,2) con step incrementale di 3°-5° • monitoraggio/supervisione del paziente • quando disponibile consigliato l’utilizzo combinato della FES (Erigo-FES) • in caso di eventi avversi tornare all’inclinazione precedente e nei casi più gravi sospendere il trattamento e ritornare alla posizione supina CONCLUSIONI L’aggiunta del robotic tilt-table stepper al trattamento convenzionale sembra anticipare il recupero neuromotorio (già dopo 10 sedute) con benefici anche sulla riduzione della spasticità [2]. Inoltre, l’uso combinato della FES (Erigo-FES) sembra potenziare l’efficacia dell’effetto pompa muscolare, aumentando il flusso venoso e cerebrale, migliorando ulteriormente l’outcome [2-3]. BIBLIOGRAFIA 1. Third Consensus Conference (3°) sulle CGA. MR 2011; 25(5):191-232. 2. Garlet AB, et al. Disabil Rehabil Assist Technol. 2022; Dec 5:1-10. 3. Calabrò RS, et al. Restor Neurol Neurosci. 2015; 33(5):671-81.
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Sicurezza, Tollerabilità ed Efficacia del Trattamento Riabilitativo con Tossina Botulinica nella Lipodistrofia di Tipo IV: un Case Report
Sicurezza, Tollerabilità ed Efficacia del Trattamento Riabilitativo con Tossina Botulinica nella Lipodistrofia di Tipo IV: un Case Report. Alberto Loro1,2, Margherita Beatrice Borg1,2, Marco Battaglia1,2, Marco Invernizzi1,3, Alessio Baricich1,2 1 Medicina Fisica e Riabilitativa, Azienda Ospedaliero-Universitaria Maggiore della Carità, Novara 2 Medicina Fisica e Riabilitativa, Dipartimento di Scienze della Salute, Università del Piemonte Orientale, Novara 3 Azienda Ospedaliera SS. Antonio e Biagio e Cesare Arrigo, Alessandria Introduzione La lipodistrofia generalizzata congenita (CGL) è una condizione estremamente rara caratterizzata dalla pressoché totale assenza di tessuto adiposo.1 Attualmente, vengono descritte 4 tipologie differenti di lipodistrofia, per un totale di 6 geni coinvolti nelle mutazioni responsabili di questa condizione.2 La lipodistrofia di tipo IV, in particolare, si associa ad un quadro neuromotorio più complesso rispetto alle precedenti: sono tipici il ritardo dello sviluppo (sia motorio che mentale), oltre che anomalie articolari e muscolari.2 Lo sviluppo delle articolazioni, in particolare, impatta fortemente sulla crescita e lo sviluppo dell’apparato muscolare, che risulta sempre alterato in lunghezza ed in forza.3 Sebbene il trattamento endocrinologico di questi pazienti sia ormai ben delineato, l’evoluzione delle problematiche muscoloscheletriche e il loro trattamento rimangono tutt’oggi una sfida aperta. Il caso riportato vuole descrivere in maniera clinica e strumentale la sicurezza, la tollerabilità e la possibile efficacia di un trattamento riabilitativo con tossina botulinica su questa tipologia di paziente, fornendo una prima evidenza sui trattamenti ad oggi possibili e le criticità da affrontare in futuro. Materiali e Metodi Il paziente è stato preso in carico presso la SCDU Medicina Fisica e Riabilitativa dell’AOU Maggiore della Carità di Novara su segnalazione della Clinica Pediatrica dello stesso ospedale. Le visite si sono tenute con ciclicità trimestrale da Gennaio 2021 a Gennaio 2023. Ad ogni visita, sono state acquisite le immagini ecografiche dei muscoli Retto Femorale, Vasto Laterale, Gastrocnemio Mediale e Tibiale Anteriore bilateralmente, tramite l’utilizzo di un ecografo Esaote MyLab Six® e sonda lineare da 12 MHz. Le immagini acquisite sono state poi utilizzate per valutare la scala media di grigi e l’angolo di pennazione dei muscoli citati tramite il software ImageJ®. Il paziente è stato trattato con tossina botulinica quando richiesto dai parametri clinici, raccolti ad ogni visita. Sono state inoltre effettuate due analisi multifattoriali del passo. Risultati Il trattamento con tossina botulinica si è dimostrato globalmente sicuro, in quanto non si sono registrati eventi avversi o peggioramenti nel quadro internistico ed endocrinologico. La procedura, seppur indaginosa, è sempre stata discretamente tollerata dal paziente. A livello ecografico, il trattamento si è dimostrato efficace, con un trend positivo sui valori medi di grigio dei muscoli indagati dopo l’avvio del trattamento con tossina botulinica (09/07/21); non si osserva, almeno ad una prima analisi, nessun trend specifico sull’angolo di pennazione muscolare. Anche a livello clinico si è registrato un miglioramento, anche se minimo, dello schema del passo e dell’articolarità delle due articolazioni tibio-tarsiche. Conclusioni Il trattamento con tossina botulinica sembra essere sicuro e tollerato in pazienti affetti da lipodistrofia di tipo IV, anche in età pediatrica. Il quadro clinico a livello muscoloscheletrico sembrerebbe rispondere positivamente al trattamento, soprattutto se fatto con regolarità, con un effetto additivo sull’efficacia sessione dopo sessione. Sono però necessari controlli più ravvicinati e ulteriori pazienti per arrivare a conclusioni definitive. Bibliografia 1. Van Maldergem L, Magré J, Khallouf TE, et al. Genotype-phenotype relationships in Berardinelli-Seip congenital lipodystrophy. J Med Genet. doi:10.1136/jmg.39.10.722 2. Sorkina E, Makarova P, Bolotskaya L, Ulyanova I, Chernova T, Tiulpakov A. Unusual clinical features associated with congenital generalized lipodystrophy type 4 in a patient with a novel E211X CAVIN1 gene variant. Clin Diabetes Endocrinol. 2020;6(1):7. doi:10.1186/s40842-020-00095-3 3. Rajab A, Heathcote K, Joshi S, Jeffery S, Patton M. Heterogeneity for congenital generalized lipodystrophy in seventeen patients from Oman. Am J Med Genet. doi:10.1002/ajmg.10437
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Fattibilità ed effetto della tele-neuroriabilitazione in pazienti con esiti di stroke e grave cerebrolesione acquisita
FATTIBILITÀ ED EFFETTO DELLA TELE-NEURORIABILITAZIONE IN PAZIENTI CON ESITI DI STROKE E GRAVE CEREBROLESIONE ACQUISITA Lullini G, Castaldini S, Di Gioia A, La Porta F, Simoncini L, Magni E Background e scopo dello studio: L’incremento della vita media e la riduzione di mortalità hanno portato ad una modifica strutturale e organizzativa dei servizi sanitari e l’innovazione tecnologica può contribuire nel far fronte alle nuove esigenze, consentendo lo spostamento del fulcro assistenziale dall’ospedale al territorio, con modelli innovativi incentrati e personalizzati sul cittadino. Diversi studi supportano l’uso di tecnologie a biofeedback con interfaccia exergaming con lo scopo di erogare terapie riabilitative in pazienti con esiti neurologici. Nonostante ciò, sono stati condotti un numero limitato di studi che vedono come oggetto la somministrazione di protocolli riabilitativi in modalità telematica facenti uso di tecnologie a biofeedback con interfaccia exergaming o realtà virtuale. Lo scopo dello studio è quindi valutare la fattibilità e l’effetto che un protocollo riabilitativo somministrato in telemedicina ha in pazienti con stroke o Grave Cerebrolesione Acquisita. Metodi: Nello studio verranno arruolati 30 pazienti con esiti di stroke o GCA che necessitano di un protocollo di teleneuroriabilitazione somministrato mediante l’uso del dispositivo VRRS HomeKit Khymeia®. Il protocollo riabilitativo avrà durata 4 settimane e sarà composto da moduli di riabilitazione cognitiva e motoria da svolgere in modalità telematica con il supporto di tecnologie a biofeedback e realtà virtuale. Verrà eseguita una valutazione funzionale con scale validate prima dell’inizio della teleriabilitazione (T0) e al termine del trattamento proposto (T1). Al fine di soddisfare l’endpoint primario riguardante la fattibilità di erogazione di un protocollo riabilitativo in modalità telematica, il paziente dovrà completare almeno l’80% della prescrizione assegnata. Per quanto riguarda l’endpoint secondario, verrà effettuato un confronto T0-T1 tra le scale somministrate. Il test non parametrico di Friedman sarà utilizzato nel caso di distribuzione non normale mentre l’ANOVA sarà utilizzato in caso di distribuzione normale. Il livello di significatività sarà definito per p ≤ 0.05. Risultati: I dati preliminari presentati sono stati raccolti su 24 pazienti, 63% uomini e 38% donne con un età media di 54 anni (DS 15 anni) e una scolarità media di 12,25 anni (DS 3,63 anni). Per quanto riguarda l’eziologia della lesione cerebrale, il 79% presentava esiti di GCA e il 21% esiti di stroke ischemico con un tempo medio passato dall’onset della disabilità neurologica di 27,4 mesi (DS 25,7 mesi). Rispetto all’endpoint primario, i dati preliminari mostrano che il 100% dei pazienti ha soddisfatto il quesito di fattibilità, sia nel contesto tele-riabilitativo asincrono (esecuzione giornaliera del protocollo) che sincrono (incontri settimanali in telemedicina). È stato registrato un completamento medio della prescrizione equivalente al 116% (DS 17%). Per quanto riguarda l’endpoint secondario, emergono differenze statisticamente significative tra i punteggi ottenuti a T0 e a T1 verso dominio attentivo, esecutivo e di memoria a breve termine verbale (Matrici attentive, Trial Making Test, Dual task e Digit span forward). Tutti i pazienti possiedono reti internet domiciliari che non creano ostacolo alla tele-riabilitazione ed i punteggi medi rilevati al CSQ-8 indicano un’alta soddisfazione rispetto alla tecnologia utilizzata. Conclusioni: L’applicazione di un protocollo di teleneuroriabilitazione con i sistemi VRRS nei pazienti con esiti di stroke o GCA sembra essere fattibile e potrebbe essere considerato con più larga applicazione anche all’interno della usual care. Bibliografia: 1. Agostini M, Moja L, Banzi R, Pistotti V, Tonin P, Venneri A, Turolla A. Telerehabilitation and recovery of motor function: a systematic review and meta-analysis. J Telemed Telecare. 2015 Jun;21(4):202-13. doi: 10.1177/1357633X15572201. Epub 2015 Feb 22. 2. Laver KE, Lange B, George S, Deutsch JE, Saposnik G, Crotty M. Virtual reality for stroke rehabilitation. Cochrane Database Syst Rev. 2017 Nov 20;11(11):CD008349. doi: 10.1002/14651858. 3. Ownsworth T, Arnautovska U, Beadle E, Shum DHK, Moyle W. Efficacy of Telerehabilitation for Adults With Traumatic Brain Injury: A Systematic Review. J Head Trauma Rehabil. 2018 Jul/Aug;33(4):E33-E46. doi: 10.1097/HTR.0000000000000350. PMID: 29084100.
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Infezione da SARS-CoV-2 in pazienti con lesione midollare ricoverati in unità spinale: dati preliminari di uno studio osservazionale prospettico multicentrico
“INFEZIONE DA SARS-COV-2 IN PAZIENTI CON LESIONE MIDOLLARE RICOVERATI IN UNITÀ SPINALE: DATI PRELIMINARI DI UNO STUDIO OSSERVAZIONALE PROSPETTICO MULTICENTRICO” Introduzione L’infezione da SARS-CoV-2 è la responsabile di una delle più grandi pandemie del nostro tempo. Nonostante il fiorire di numerosissimi lavori scientifici sul COVID-19, è carente la letteratura inerente il peso che tale patologia può avere nei soggetti con lesione midollare. Questo studio multicentrico osservazionale ha avuto come obiettivo primario quello di descrivere il quadro clinico del paziente mieloleso con COVID-19 ricoverato in Unità Spinale. Secondariamente si è posto come scopo quello di descrivere gli esiti a breve-medio termine del COVID in questa popolazione di pazienti e di identificare eventuali fattori predittivi di aggravamento, anche al fine di definire la presa in carico e il percorso di cura più idonei per il paziente; intendendo con “aggravamento” un peggioramento dell’autonomia funzionale, misurata come riduzione dello score nella scala SCIM III prima e dopo COVID-19. Materiali e Metodi Sono stati arruolati i pazienti con positività a SARS-CoV-2 e con COVID-19 ricoverati in diverse Unità Spinali italiane (Montecatone Rehabilitation Institute – Imola (BO); IRCCS Ospedale Sacro Cuore Don Calabria – Negrar (VR); Azienda sanitaria universitaria Friuli Centrale – Udine (UD); Azienda Ospedaliera Universitaria Careggi – Firenze (FI)). I criteri di inclusione sono stati: sesso maschile o femminile, età ≥ 18 anni, mielolesione di qualsiasi eziologia (sia traumatica che non traumatica), mielolesione di qualsiasi livello neurologico, completa o incompleta, classificabile come AIS A, B, C, D, positività a SARS-CoV-2 nel tampone nasofaringeo e/o lavaggio bronco-alveolare; sono inclusi anche pazienti con sintomatologia tipica del Covid-19 e con alterazioni laboratoristiche e/o di imaging ma con tampone negativo. Non sono stati previsti criteri di esclusione. Sono stati raccolti: i dati demografici, le caratteristiche neurologiche della mielolesione, lo stato funzionale del paziente valutato tramite le scale SCIM III e Hospital Anxiety and Depression Scale (HADS), le comorbidità, i segni e i sintomi correlati a COVID-19, le complicanze ad esso correlate, il trattamento praticato e in fine i dati inerenti l’ospedalizzazione dei pazienti. Per l’analisi statistica le variabili continue con distribuzione normale sono state descritte con media e deviazione standard (DS), mentre le variabili continue con distribuzione non normale sono state descritte con mediana e intervallo interquartile [IQR]; frequenze e proporzioni sono state utilizzate per descrivere le variabili categoriche e dicotomiche. Per determinare la normalità della distribuzione delle variabili continue, è stato utilizzato il test di Shapiro-Wilk. Gli outcomes analizzati sono la presenza di recupero completo o incompleto dal COVID e la presenza o assenza di peggioramento dello stato funzionale (sulla base dello score della SCIM III a To e a T1) in seguito al COVID. I gruppi di outcome sono stati confrontati rispetto a tutte le altre variabili. Nel caso di variabili con distribuzione normale, è stato utilizzato il test t di Student per gruppi indipendenti, mentre per le variabili con distribuzione non normale è stato utilizzato il test U di Mann-Whitney. Il confronto delle frequenze è stato eseguito attraverso il test esatto di Fisher. Modelli di regressione Logistica sono stati utilizzati per analizzare la relazione tra gli outcomes e le variabili indipendenti aggiustata per età. I risultati della regressione logistica sono stati riportati come Odds Ratio (OR) e intervallo di confidenza al 95% (95% IC). Un OR>1 è indicativo di fattore di rischio per il verificarsi dell’outcome. La significatività statistica è stata fissata per p<0.05 e le analisi sono state condotte con il software statistico Stata versione 15. Risultati Sono stati arruolati 57 pazienti: 22 dal Montecatone Rehabilitation Institute (BO), 18 dall’Azienda sanitaria universitaria del Friuli Centrale (UD), 11 dall’IRCCS Ospedale Sacro Cuore Don Calabria (VR) e 6 dall’Azienda Ospedaliera Universitaria Careggi (FI). L’età mediana del campione era di 59.2 anni (DS ± 14.8). L’eziologia prevalente della lesione al midollo è stata quella traumatica (74%), con un tempo medio trascorso dalla mielolesione era di 5.3 mesi (intervallo interquartile 3.4 – 25.5). Il 53% dei soggetti presentavano una tetraplegia, il 16% una paraplegia alta (T1-T8) e il 32% una paraplegia bassa (T9-L2). Il 32% dei pazienti era portatore di una lesione midollare completa (AIS A). La maggior parte dei pazienti (89%) era autonoma dal punto di vista respiratorio. Il 75% dei pazienti presentava comorbidità prima del COVID, in media in numero di 2. In relazione al COVID-19 la manifestazione clinica principale è stata la febbre, presente nel 65% dei casi; seguita da astenia e fatica (40%), tosse (33%), mialgie e artralgie (rispettivamente 28% e 26%) e dispnea nel 25%. La metà dei soggetti (51%) ha presentato almeno una complicanza legata all’infezione da SARS-CoV-2; di cui la più frequente (35%) è stata la polmonite virale, seguita dalla batteriemia (25%), polmonite batterica (14%), in 3 casi (5%) il quadro respiratorio si è complicato da ARDS. In termini di caratteristiche funzionali, misurate tramite la SCIM III, il valore medio nel nostro campione prima dell’infezione da SARS-CoV-2 era di 33, mentre dopo l’infezione di 40 e solo il 18% dei nostri pazienti ha avuto un peggioramento dello stato funzionale. I pazienti con peggioramento dello stato funzionale dopo il COVID avevano un’età media significativamente più alta (70 anni) rispetto al gruppo di pazienti in cui non si è rilevato tale dato (56 anni); essi erano portatori di almeno una comorbidità e mediamente ne presentavano 2, mentre nel gruppo senza peggioramento funzionale le comorbidità risultavano presenti solo nel 67% dei soggetti, che in media ne presentavano solo una. Nella nostra popolazione il tasso di mortalità è stato del 7% Discussione L’idea di creare questo protocollo di studio è nata son dai primi giorni della pandemia da COVID-19. In questa fase la severità della manifestazione del COVID-19 appariva influenzata da diversi fattori di frequente riscontro nei pazienti con lesione del midollo spinale, per definizione soggetti potenzialmente fragili, che possono presentare innumerevoli comorbidità, tra cui: un aumentato rischio di sviluppare complicanze respiratorie, elevata prevalenza di ipertensione, diabete, obesità, patologie trombo-emboliche; l’iperattività adrenergica e l’aumentato rilascio di glucocorticoidi possono condurre in questa tipologia di paziente a uno stato di immunodepressione. A questa si aggiungeva l’ipotesi di diversi autori riguardo la possibilità che le due principali manifestazioni del COVID-19, ovvero febbre e tosse, si potessero manifestare in maniera atipica in questa popolazione. Quanto emerso dal nostro studio ha invece dimostrato come Il COVID-19 non differisca sostanzialmente nella sua manifestazione nei pazienti con lesione midollare rispetto alla popolazione generale. Il tasso di mortalità nei soggetti mielolesi è apparentemente superiore rispetto al resto della popolazione, ma non è stato possibile individuare, tra le manifestazioni del COVID-19, fattori predittivi di un peggioramento funzionale, cosa che invece è avvenuta per le complicanze legate alla malattia. Nella maggior parte dei pazienti mielolesi l’infezione da SARS-CoV-2 non è altro che un evento intercorrente che non peggiora l’esito funzionale finale. Bibliografia A. Barman Clinical features and prognosis of COVID-19/SARS-CoV-2 infections in persons with spinal cord injury: a review of current literature. (2021) S.P. Burns et al. - Case-fatality with coronavirus disease 2019 (COVID-19) in United States Veterans with spinal cord injuries and disorders. (2020) S. D’Andrea - Clinical features and prognosis of COVID-19 in people with spinal cord injury: a case-control study. (2020)
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Le tecnologie Smart-home al servizio delle persone con disabilità. Studio pilota nella Sclerosi Multipla
Le tecnologie Smart-home al servizio delle persone con disabilità. Studio pilota nella Sclerosi Multipla. Andrea Tacchino1, Giampaolo Brichetto1,2 • Scientific Research Area, Italian Multiple Sclerosis Foundation (FISM) – Genoa, Italy • AISM Rehabilitation Centre Liguria, Italian Multiple Sclerosis Society – Genoa, Italy INTRODUZIONE La disponibilità di soluzioni sanitarie personalizzate per persone con patologie croniche [1] ha consentito non solo il miglioramento degli outcome clinici ma anche una più efficace gestione della malattia. Lo sviluppo di tecnologie sempre più avanzate e facilmente reperibili sul mercato ha ampliato lo scenario dei possibili interventi sia nel contesto del trattamento che in quelli della valutazione e monitoraggio. Più recentemente l’interesse ha coinvolto anche l’ambito dell’assistenza domiciliare. La sclerosi multipla (SM) è una malattia cronica del sistema nervoso centrale, per la quale al momento non esiste una cura definitiva. La SM può esordire ad ogni età della vita, ma è più comunemente diagnosticata nel giovane adulto tra i 20 e i 40 anni, e si stima che in Italia siano presenti circa 133.000 persone con SM (PcSM) [2]. Sebbene siano disponibili numerose terapie che modificano il suo andamento, rallentandone la progressione, con il tempo si assiste ad un progressivo accumulo di disabilità, misurata solitamente con la scala Expanded Disability Status Scale (EDSS; 0 = nessuna disabilità, 10 = morte dovuta a SM). Soprattutto da quando le PcSM iniziano a manifestare la necessità di riposo durante il cammino (EDSS > 4), utilizzare ausili per la deambulazione (EDSS 6-7.5) e in modo più significativo da quando sono allettate (EDSS > 7.5), l’installazione e l’utilizzo di sistemi smart-home per facilitare l’interazione con gli ambienti domestici e alcune routine quotidiane, potrebbe notevolmente migliorare la qualità di vita della PcSM. Nonostante ciò, la letteratura scientifica mostra limitati esempi di utilizzo delle soluzioni smart-home in specifiche popolazioni [3] e, a nostra conoscenza, nessun risultato è presente nell’ambito della SM. OBIETTIVI Nel presente studio si è voluto indagare l’utilizzo di prodotti Google Nest in PcSM al fine di verificarne l’accettabilità e individuare gli utilizzi più frequenti. MATERIALI E METODI Lo studio è stato condotto dalla Fondazione Italiana Sclerosi Multipla (FISM) su PcSM in carico al Servizio di Riabilitazione Liguria dell’Associazione Italiana Sclerosi Multipla (AISM) (Genova). Sono stati considerati i seguenti criteri di inclusione/esclusione: età ≥ 18 anni, diagnosi di SM, qualsiasi decorso di malattia, EDSS tra 4 e 7, nessuna ricaduta nell’ultimo mese, disponibilità ad avere prodotti Google Nest installati al domicilio. I partecipanti ricevevano una suite di prodotti Google Nest, forniti da Google a FISM. La suite, composta da Nest Audio, Nest Cam Indoor, Nest Mini, Nest Hub 2° gen., e Chromecast, veniva installata al domicilio del partecipante. La suite veniva rilasciata per 1 mese al termine del quale il partecipante compilava un questionario composto da domande sviluppate ad-hoc per lo studio. RISULTATI Conoscevi i dispositivi Google Nest prima dello studio? – FIGURA – Media = 2.8 (range 1-6) Sei soddisfatto dall’utilizzo dei dispositivi Google Nest? – FIGURA – Media = 7.6 (range 5-10) Quali attività hai eseguito con più autonomia? – FIGURA Dopo aver utilizzato i sistemi Google Nest li abbandoneresti? – FIGURA – Media = 2.8 (range 1-5) Raccomanderesti i dispositivi Google Nest a dei tuoi amici? – FIGURA – Media = 8.4 (range 6-10) Come i dispositivi Google Nest hanno migliorato il tuo senso di autonomia e controllo mentre esegui attività fisica a casa? – FIGURA Conclusioni I risultati dello studio sembrano indicare una reale utilità dei sistemi smart-home nell’ambito della SM, al fine di migliorare o potenziare lo svolgimento delle attività della vita quotidiana. Le PcSM sembrano poter giovare della disponibilità di tali sistemi per riattivare attività non più facilmente eseguibili (ad es. in persone con disabilità agli arti superiori, l’ascolto della musica tramite richieste vocali ad un Assistente potrebbe essere più fattibile rispetto alla selezione manuale dei testi da ascoltare). Inoltre, l’utilizzo di sistemi smart-home e l’ampliamento delle routine utilizzabili potrebbero aiutare a soddisfare i desideri delle PcSM dando loro la possibilità di continuare a vivere in modo relativamente indipendente nella loro attuale casa migliorandone il livello di autonomia. Andrea Tacchino PhD Italian MS Foundation – FISM andrea.tacchino@aism.it DISCLOSURE Andrea Tacchino has nothing to disclose; Giampaolo Brichetto has nothing to disclose.
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Analisi dei parametri spazio-temporali del cammino in pazienti con disturbo del cammino funzionale con e senza dual tasking: quali possibili biomarkers
QUANTITATIVE SPATIO-TEMPORAL GAIT PARAMETERS WHILE WALKING AND DUAL TASKING IN FUNCTIONAL GAIT DISORDERS: A POSSIBLE NEW BIOMARKER Marialuisa Gandolfia, Giulia Bonardia, Zoe Menaspàa, Christian Geroina, Nicola Smaniaa, Mirta Fiorioa,, Michele Tinazzia. a Department of Neurosciences, Biomedicine and Movement Sciences, University of Verona, Verona, Italy BACKGROUND and PURPOSE Functional gait disorders (FGDs) are disabling symptoms of Functional Motor Disorders. Clinical observations show gait improvement with distraction suggesting an association with higher-level control mechanisms. Dual tasking is a valuable tool for exploring the interplay between gait and cognition. This study aimed to identify measures of quantitative spatio-temporal gait parameters while walking and dual tasking in FGDs that best discriminate performance from healthy controls. METHODS STUDY DESIGN: This observational cross-sectional study enrolled 76 patients with FGDs (77.63% females; mean age 41.85 ± 15.26) and 42 healthy controls (59.52% females; mean age 42.14 16.03). INCLUSION CRITERIA: (a) age ≥18 years, (b) occurrence of one or more FMDs; (c) a clinically definite diagnosis of FMDs based on Gupta and Lang diagnostic criteria; (d) presence of functional gait disorders with a diagnosis of FGDs made by clinical sign-based approach; (e) MMSE score ≥24/30; (f) no cognitive or physical impairment that precluded signing the informed consent form for participation in the study. OUTCOME MEASURES: Dual-task effect was evaluated in spatio-temporal parameters: • Gait speed (cm/s) • Stride time variability • Swing time variability INSTRUMENTAL ASSESSMENT: All participants were evaluated during gait on an electronic walkway. ST: walking at self-selected speed across the walkway. mDT: walking across the walkway while executing prono-supination movements with the right hand on the right thigh at the frequency of 1 movement per second. cDT: counting backward aloud starting from 100 and serially subtracting seven while walking across the walkway. vDT: focusing a fixation circle placed in front of the participant at the eyes level (one meter from the walkaways distance). Each task was performed three times and mean values were collected. STATISTICAL ANALYSIS: Dependent variables were analyzed using mixed ANOVA with factors “group” (FGDs and HC) as a between-subjects factor and factor “task” (ST, mDT, cDT, vDT) as a within-subject factor. Post-hoc comparisons were performed using a t-test corrected with the Bonferroni method RESULTS FGDs demographics and clinical data Raw values of spatio-temporal parameters Dual Task Effect The main effect of the task was significant for all measures (for all, p<0.001). A significant task*group interaction was detected only for the DTE for the gait speed (p=0.007). Post-hoc comparisons for DTE gait speed showed that there was a significant interaction (p<0.05) between groups in the motor and cognitive task (p<0.048), but not in the visual task (p=0.769). Within-group post-hoc comparisons are reported in Figure 2. CONCLUSIONS FGDs reported poorer gait performance and less automaticity and steadiness than healthy controls. However, gait performance but not automaticity and steadiness were affected by dual tasking, unlike different neurological diseases. Our findings shed light on higher-level gait control mechanisms in FGDs and suggest stride time and swing time variability as potential diagnostic biomarkers. REFERENCES [1] Gandolfi et al., 2021; Motor dual task with eyes closed improves postural control in patients with functional motor disorders: A posturographic study; Gait Posture. [2] Gandolfi et al., 2023; Dual tasking affects gait performance but not automaticity in functional gait disorders: A new diagnostic biomarker Park Relat Disord. [3] Geroin et al., 2018; Does dual-task training improve spatiotemporal gait parameters in Parkinson’s disease?; Park Relat Disord.
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Effetti di un trattamento robotico del cammino con Lokomat in soggetti con ictus in fase cronica: studio osservazionale prospettico con follow up ad un mese
XXII CONGRESSO NAZIONALE SIRN
MOVIMENTO, ESPERIENZA ED EMOZIONE: 
PERCORSI IN NEURORIABILITAZIONE TRA SCIENZA E COSCIENZA
16-18 aprile 2023 Effetti di un trattamento robotico del cammino in soggetti con ictus in fase cronica: studio osservazionale prospettico con follow up ad un mese Lorenzo Faetani1, Flores Arlotti1, Cosimo Costantino2, Giuseppe Pedrazzi3, Andrea Carichini1, Sabrina Carnaroli1, Emanuela Casadei1, Silvia Faenza1, Daniel Lucchi1, Davide Lunedei1, Andrea Ramilli1, Francesca Silvagni1, Marina Valbonesi1, Marianna Vitiello1
 1 S.S.D. Neuroriabilitazione, Ospedale Ginesio Marconi, A.U.S.L. della Romagna 2 Dipartimento di Medicina e Chirurgia, Università di Parma 3 Dipartimento di Medicina e Chirurgia, Unità di Neuroscienze, Centro Interdipartimentale di Statistica Robusta (Ro.S.A.), Università di Parma Introduzione Il trattamento robotico del cammino è uno strumento sicuro ed efficace nella riabilitazione delle persone con esiti di ictus [1], tuttavia esistono poche evidenze sulla durata dei benefici ottenuti con la tecnologia robotica nella fase cronica di malattia. Scopo del presente studio era quindi valutare l’efficacia di un trattamento robotico del cammino in soggetti con esiti di ictus in fase cronica, a fine trattamento e ad un mese di distanza dal suo termine. Materiali e Metodi Sono stati reclutati pazienti con esiti di ictus in fase cronica afferenti presso la S.S.D. Neuroriabilitazione dell’Ospedale Ginesio Marconi di Cesenatico dal 1 maggio 2020 al 31 ottobre 2020. I criteri di inclusione erano: età maggiore di 18 anni, primo ictus di qualsiasi eziologia (ischemica o emorragica), fase cronica (definita come >12 mesi dall’esordio), capacità di collaborazione sufficiente, capacità di cammino indipendente per 10 metri. I criteri di esclusione comprendevano le controindicazioni d’uso della macchina legate all’impossibilità di adattamento del robot al paziente (per impossibilità di regolazione del sistema di sostegno del peso corporeo o dell’ortesi robotica) o la presenza di condizioni cliniche che impedissero di svolgere in maniera sicura ed efficace il trattamento robotico: peso superiore a 135 kg, altezza superiore a 2 metri, gravidanza, eterometria degli arti inferiori maggiore di 4 cm, presenza di dispositivi invasivi (gastrostomia, colostomia, catetere vescicale, pompa intratecale), gravi limitazioni articolari agli arti inferiori ostacolanti il movimento dell’ortesi (ROM <35°), alterazioni significative della percezione dolorifica, lesioni cutanee aperte senza possibilità di adeguata protezione, condizioni cardiorespiratorie non controllate, osteoporosi grave, fratture ossee non consolidate, instabilità vertebrale, mancanza di collaborazione o gravi deficit neurocognitivi definiti con MMSE < 24/30); erano inoltre criteri specifici di esclusione: precedente trattamento robotico del cammino nei 6 mesi precedenti all’arruolamento, concomitante trattamento neuromotorio per tutta la durata dello studio. Per il trattamento è stato impiegato un dispositivo robotico per il cammino in 10 sedute con frequenza di due sessioni a settimana. L’intensità del trattamento (in termini di velocità del treadmill, allevio del peso corporeo, forza di conduzione e durata del trattamento) è stata incrementata progressivamente dalla prima all’ultima seduta ed all’interno della stessa seduta, partendo da una velocità di 0,8 km/h, un allevio del carico del 50% del peso corporeo, una forza di conduzione del 100%, una durata di 30 minuti fino ad arrivare ad una durata massima di 40 minuti. Il trattamento è stato personalizzato secondo le caratteristiche e le capacità del singolo individuo. E’ stato fornito un feedback dell’esercizio in tempo reale di tipo verbale, tattile, e biofeedback tramite il display integrato. E’ stata eseguita una valutazione clinica e strumentale del cammino in tre momenti: immediatamente prima dell’inizio del trattamento (T0), al termine del ciclo di trattamento (T1), e ad un mese di distanza dalla conclusione del trattamento con un tolleranza di +/- 5 giorni (T2). La valutazione clinica consisteva nell’applicazione della scala Functional Ambulation Category (FAC) mentre la valutazione strumentale prevedeva l’esecuzione delle prove Timed Up and Go test (TUG) e 10 Meter Walk Test (10MWT) con misurazione dei parametri spazio-temporali del cammino tramite un sistema inerziale indossabile. I parametri valutati erano il tempo di esecuzione del TUG test, la velocità del cammino, la lunghezza del passo, la cadenza, l’indice di simmetria, la propulsione, l’indice di qualità del passo e la durata delle diverse fasi del ciclo del cammino. L’analisi statistica è stata eseguita mediante il software Jamovi versione 1.2.27. Il test Kolmogorov-Smirnov (K-S) ha permesso la verifica della distribuzione normale dei dati. Le differenze rispetto alle condizioni iniziale (T0) sono state valutate con il test t di Student per campioni appaiati a fine trattamento (T1) e ad un mese dalla sua conclusione (T2). I valori sono stati riportati come media +/- deviazione standard (DS). Il livello di significatività statistica è stato impostato a α<0,05. Risultati Le caratteristiche demografiche del campione sono indicate in Tabella 1. Dieci pazienti rispettavano i criteri di eleggibilità e sono stati reclutati nel presente studio. Due persone non hanno completato il trattamento per intolleranza al sistema di sostegno del peso, per cui sono state escluse dalla valutazione e dall’analisi statistica. Il campione analizzato comprendeva quindi otto persone. I risultati dell’analisi statistica sono indicati in Tabella 2. Il TUG test è una prova utile per predire il rischio di caduta a seguito di ictus, con un cut off di 13,49-14,00 secondi ed un cambiamento minimo rilevabile di 2,9 secondi. Il tempo di esecuzione del TUG test pre-trattamento si è ridotto a fine trattamento, con una differenza statisticamente significativa rilevata al follow up ad un mese. Globalmente i parametri spazio-temporali del cammino sono migliorati ed il cambiamento si è mantenuto al follow up ad un mese. La velocità del cammino è stata definita ‘’il sesto segno vitale’’ in quanto indicatore e predittore dello stato funzionale di un individuo, compreso quello con esiti di ictus. La velocità è migliorata in maniera statisticamente significativa dopo il trattamento ed il miglioramento si è mantenuto tale ad un mese di distanza; l’ampia deviazione standard tuttavia non consente di stabilire con certezza se il trattamento robotico abbia determinato un miglioramento delle categorie funzionali del cammino proposte da Perry. La lunghezza del passo è migliorata in maniera statisticamente significativa ed il risultato si è mantenuto al follow up, sia dal lato più affetto che dal lato meno affetto. Anche la cadenza è migliorata a fine trattamento, con una differenza statisticamente significativa rilevata ad un mese di distanza. L’indice di simmetria rappresenta la capacità di accelerare il centro di massa in maniera simile durante il ciclo del passo destro e sinistro, con un valore di normalità riferito a soggetti sani superiore al 90%. La propulsione corrisponde alla capacità di accettazione del carico sull’arto durante la fase di appoggio e di spinta in avanti del centro di massa sull’arto opposto durante la fase di oscillazione, ovvero alla capacità di avanzamento del paziente in fase di appoggio singolo. Non sono stati rilevati cambiamenti statisticamente significativi dell’indice di simmetria del passo né della propulsione dei due lati. L’indice di qualità del cammino, calcolato separatamente per il lato destro e sinistro, rappresenta la capacità del soggetto di suddividere correttamente il ciclo del passo tra le fasi di appoggio e di oscillazione (valori normali corrispondenti al 60% e 40%, con una deviazione inferiore o uguale al 10% considerata soddisfacente). L’indice di qualità del lato affetto è migliorato a fine trattamento e ad un mese di distanza, con una differenza statisticamente significativa rilevata alla fine del trattamento e non mantenuta al controllo ad un mese; nello specifico la durata della fase di appoggio è aumentata a fine trattamento per aumento della fase di appoggio monopodalico che tuttavia non si è mantenuto al controllo ad un mese, mentre la durata della fase di oscillazione si è ridotta alla fine del trattamento senza modifiche statisticamente significative ad un mese di distanza. L’indice di qualità del lato meno affetto non ha mostrato cambiamenti statisticamente significativi a fine trattamento ed al follow up ad un mese, probabilmente per i valori di partenza già elevati; nello specifico si è rilevata una riduzione della durata della fase di appoggio ed un aumento della durata della fase di oscillazione, entrambi con rilevanza statistica a fine trattamento ma non al controllo ad un mese. Conclusioni Il trattamento robotico del cammino può influenzare positivamente la funzione deambulatoria del paziente con ictus in fase cronica. Non sono state rilevate differenze nella scala FAC, probabilmente per la scarsa sensibilità di questa scala nel rilevare cambiamenti in questa categoria di pazienti. E' stato trovato un miglioramento statisticamente significativo del tempo di esecuzione del TUG test e della velocità del cammino che si mantenevano ad un mese di distanza, con possibili ripercussioni funzionali sull’autonomia dell’individuo. Lo schema del passo è globalmente migliorato nel breve termine, ma un cambiamento statisticamente significativo non è stato mantenuto ad un mese di distanza salvo che per la lunghezza del passo e per la cadenza. I risultati del presente lavoro sono in accordo con precedenti studi presenti in letteratura su questa categoria di pazienti per quanto riguarda il miglioramento dei parametri valutati a fine trattamento (tempo al TUG test, velocità al 10MWT, cadenza, lunghezza del passo, % di tempo in doppio appoggio) [2-3]. Sono tuttavia auspicabili ulteriori studi e con follow up di maggiore durata per stabilire l’efficacia nel lungo termine del trattamento robotico del cammino in pazienti con ictus in fase cronica. Bibliografia [1] LA RIABILITAZIONE ASSISTITA DA ROBOT E DISPOSITIVI ELETTROMECCANICI PER LE PERSONE CON DISABILITA’ DI ORIGINE NEUROLOGICA, Conferenza Nazionale di Consenso CICERONE [2] Uçar DE, Paker N, Buğdaycı D. Lokomat: a therapeutic chance for patients with chronic hemiplegia. NeuroRehabilitation. 2014;34(3):447-53. doi: 10.3233/NRE-141054. PMID: 24463231. [3] Bang DH, Shin WS. Effects of robot-assisted gait training on spatiotemporal gait parameters and balance in patients with chronic stroke: A randomized controlled pilot trial. NeuroRehabilitation. 2016 Apr 6;38(4):343-9. doi: 10.3233/NRE-161325. PMID: 27061162.
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Training motorio supportato da remoto in persone con sclerosi multipla: studio di fattibilità
Training motorio supportato da remoto in persone con sclerosi multipla: studio di fattibilità Ludovico Pedullà1*, Lara Carrea2, Laura Isolabella3, Jessica Podda1, Luca Correale2, Mario Alberto Battaglia4, Giovanna Konrad3, Giampaolo Brichetto1,3, Andrea Tacchino1 1 Scientific Research Area, Italian Multiple Sclerosis Foundation, Genoa, Italy; 2 Department of Public Health, Experimental and Forensic Medicine, University of Pavia, Pavia, Italy; 3 AISM Rehabilitation Centre Liguria, Italian Multiple Sclerosis Society, Genoa, Italy; 4 Department of Physiopathology, Experimental Medicine and Public Health, University of Siena, Siena, Italy Introduzione Negli ultimi anni, anche a seguito della pandemia di COVID-19, si è assistito a un rapido sviluppo di strumenti tecnologici per l’assistenza da remoto alle persone con disabilità e a un aumento esponenziale di studi scientifici che ne valutano l’utilizzo in diverse popolazioni. Tuttavia, è ancora in discussione quali siano le migliori caratteristiche degli interventi a distanza per le persone con patologie neurologiche croniche quali la sclerosi multipla (SM). In particolare, recenti studi hanno evidenziato come un’alta percentuale di persone con SM (PcSM) preferisca trattamenti in presenza [1] e che anche tra gli operatori vi siano perplessità sull’utilizzo delle tecnologie di teleriabilitazione [2]. Le questioni aperte sono la reale fattibilità e l’accettazione delle soluzioni tecnologiche, la possibilità per i clinici di monitorare l’andamento del trattamento e personalizzare l’intervento e le modalità di interazione paziente-terapista. Lo scopo di questo studio è stato quello di testare la fattibilità, l’accettazione e la soddisfazione riguardo al flusso di comunicazione di un intervento di training motorio supportato da remoto in PcSM. Materiali e Metodi Per questo lavoro è stato utilizzato un dispositivo medico chiamato Kari (Euleria Srl, Rovereto, Italia) costituito da un sensore inerziale indossabile su diverse parti del corpo tramite apposite fasce elastiche e un’app dedicata installata su tablet, che guida il paziente attraverso un programma di esercizio-terapia configurato ad-hoc dal terapista. Quest’ultimo monitora da remoto i progressi del paziente, col quale può rimanere costantemente in contatto grazie alle funzioni integrate di chat e videochiamata. Allo studio hanno partecipato PcSM con disabilità lieve o moderata (Expanded Disability Status Scale, EDSS<6) con una prescrizione di trattamento riabilitativo per l’equilibrio e/o la deambulazione, il rinforzo degli arti inferiori o per la mobilità. Ai partecipanti è stato chiesto di utilizzare Kari a casa per un mese (tre sessioni di 20 minuti/settimana). Gli esercizi venivano selezionati da un terapista sulla base degli obiettivi riabilitativi individuali e delle caratteristiche cliniche dei partecipanti. È stato definito un piano di comunicazione (almeno un messaggio in chat dopo ogni seduta e una videochiamata a settimana) per raccogliere i feedback dei pazienti, spiegare la corretta esecuzione degli esercizi, gestire eventuali eventi avversi (dolore durante gli esercizi, eccessivo affaticamento) e, all’occorrenza, motivare i partecipanti a svolgere le sessioni pianificate. Come indice di fattibilità del trattamento è stata calcolata la percentuale delle sessioni eseguite rispetto a quelle pianificate. L'accettazione del dispositivo è stata misurata dopo la prima sessione e al termine del training tramite il Technology Acceptance Model (TAM) [3], costituito da 20 domande su facilità d'uso percepita (EAS), utilità (UTIL), attitudine all'uso (ATT) e intenzione di utilizzo (INT) (1=minima accettazione; 7=massima accettazione). Infine, la soddisfazione del piano di comunicazione è stata valutata attraverso un sondaggio. Risultati 10 PcSM (7 femmine; età=52.1±6.5 anni; scolarità=15.6±3.5 anni; durata di malattia=8.4±7.6 anni e EDSS mediana=3.0, range 2.0-5.5) hanno partecipato allo studio. Uno ha abbandonato a causa di infezione da COVID-19 e conseguente periodo di riposo forzato che non ha consentito di svolgere il training. I partecipanti hanno eseguito in media il 95% (58-100%) delle sessioni programmate. Il TAM ha mostrato valori eccellenti di accettazione dopo la prima seduta (EAS=6.2±0.7; UTIL=6.1±0.8; ATT=6.2±0.8w; INT=5.6±1.4) che sono migliorati, seppur non in maniera statisticamente significativa, dopo il training di 4 settimane (EAS=6.3±1.1; UTIL=6.3±1.2; ATT=6.2±0.9; INT=6.0±1.7). Gli eventi avversi minori sono stati risolti con successo attraverso il piano di comunicazione, che è stato molto apprezzato dai partecipanti. Kari è stato gradito anche dai terapisti, che hanno impiegato circa 15 minuti/giorno per monitorare l’andamento del training delle PcSM di volta in volta coinvolte, ai quali sono stati mandati in media 16±3 messaggi alla settimana. Conclusioni Il supporto remoto del training motorio con Kari è fattibile e può aiutare a fornire un trattamento intensivo alle PcSM. I valori di accettazione di questo strumento sono eccellenti e sembrano migliorare dopo l’utilizzo continuativo del dispositivo. Il piano di contatto si è rivelato uno strumento cruciale per mantenere attiva l’interazione paziente-terapista e per personalizzare l’intervento. Ulteriori studi sono necessari per valutare la fattibilità dello strumento in PcSM con maggior disabilità o un minor livello di istruzione e un inferiore familiarità con la tecnologia. In futuro, studi randomizzati controllati potranno validare l’efficacia di un intervento di training motorio supportato da remoto con Kari nel migliorare le funzioni motorie e la qualità di vita in PcSM. Bibliografia • Moumdjian L, Smedal T, Arntzen EC, et al. Impact of the COVID-19 Pandemic on Physical Activity and Associated Technology Use in Persons With Multiple Sclerosis: An International RIMS-SIG Mobility Survey Study. Arch Phys Med Rehabil. 2022 Oct;103(10):2009-2015. • Jonsdottir J, Santoyo-Medina C, Kahraman T, et al. Changes in physiotherapy services and use of technology for people with multiple sclerosis during the COVID-19 pandemic. Mult Scler Relat Disord. 2023 Accepted • Held JP, Ferrer B, Mainetti R, et al. Autonomous rehabilitation at stroke patients home for balance and gait: safety, usability and compliance of a virtual reality system. Eur J Phys Rehabil Med. 2018 Aug;54(4):545-553.
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PERCORSO PREDOMICILIAZIONE: l’esperienza di Montecatone R.I.
PERCORSO PREDOMICILIAZIONE: l’esperienza di Montecatone R.I. Vannini Roberta, Guarino Domenico, Simoncini Laura Introduzione: La letteratura scientifica internazionale evidenzia le barriere e i problemi che gli individui con lesione midollare devono affrontare nel ritorno alla loro vita quotidiana dopo un periodo di ricovero in strutture riabilitative. L’utente è preoccupato e si sente insicuro nel momento della dimissione in quanto, in seguito all’evento acuto, è rimasto all’interno di strutture di riabilitazione con personale formato e non ha avuto modo di sperimentare il proprio vivere quotidiano nei contesti esterni. Per questo i documenti scientifici e gli atti (nazionali e internazionali) che regolamentano i servizi di riabilitazione, nonché i più recenti articoli scritti dalle persone con disabilità, evidenziano la necessità di proporre, al paziente non ancora rientrato al domicilio dopo il trauma, esperienze di contatto guidato con la realtà extraospedaliera. In questo modo il paziente può prepararsi al meglio in vista della dimissione, perché tocca con mano quali e quante cose sono comunque fattibili anche senza la presenza di un operatore, e quali sono le situazioni su cui c’è ancora bisogno di concentrare l’attenzione per migliorare l’autonomia. Anche l’attività degli operatori diventa più personalizzata, perché tiene in considerazione non solo quello che si può rilevare in reparto, ma anche tutto quello che emerge dalla vita concreta. Per questi motivi, l’Ospedale di Montecatone ha dato vita ad alcuni itinerari di sperimentazione pre-domiciliazione che completano la proposta più tradizionale di lavoro riabilitativo, svolto in palestra o presso gli impianti sportivi. Nel 2022 è stato allestito un appartamento interno per incentivare questi percorsi e la sperimentazione dei pernottamenti è iniziata a dicembre 2022. Materiali e Metodi: Obiettivo: • Favorire il processo di ritorno al domicilio dell’utente con lesione midollare dopo ospedalizzazione. Progettazione dell’appartamento e stesura della procedura e dell’istruzione operativa in condivisione con le associazioni del Comitato Consultivo Misto. Analisi dell’outcome: • Valutazione dell’esperienza secondo il percepito dell’utente tramite questionario redatto dal Gruppo di Lavoro istituito • Valutazione della performance e soddisfazione nelle ADL dell’utente attraverso COPM (Canadian Occupational Performance Measure) prima e dopo l’esperienza di pernotto all’interno dell’appartamento Lifebridge. Criteri di inclusione: • Utente con lesione midollare • Percorso di addestramento dell’utente o del care-giver completato • Utente che non si reca presso il proprio domicilio durante i permessi per il weekend • Utente dimesso entro il 31/03/2023 RISULTATI: E’ stato formato un gruppo di lavoro (GDL) composto da: • N. 1 direttore di U.O. unità spinale • N. 1 dirigente medico di U.O. GCLA • N. 1 dirigente medico di U.O. Area Critica • N. 2 dirigente medico di U.O. Unità Spinale • N. 2 Terapisti Occupazionali • N. 2 Case Manager infermieristici Sono stati quindi effettuati n. 5 incontri durante i quali sono stati prodotti i documenti di procedura interna e istruzione operativa partendo dal materiale già presente inerente il precedente percorso pre-dimissione, che si svolgeva presso una struttura esterna all’ospedale. La gestione dell’appartamento è a cura del servizio di Terapia Occupazionale, che si occupa della pianificazione, preparazione degli ausili, adattamenti dell’ambiente e della gestione del check-in e check-out degli utenti. La prenotazione viene gestita dal Case Manager Infermieristico previo accordo con l’equipe multidisciplinare e l’utente. L’appartamento è stato inaugurato in data 12/12/2022, e da allora fino al 31/03/2023 18 utenti ricoverati a Montecatone hanno partecipato al percorso pre-dimissione Lifebridge; 2 utenti hanno rifiutato il percorso proposto e 4 utenti non hanno avuto accesso all’appartamento per problematiche organizzative. Dei 18 utenti che hanno partecipato al percorso proposto ne sono stati inclusi 11 nel campione (sono stati esclusigli utenti con altre patologie o coloro a cui non è stato possibile somministrare la COPM) L’indice medio di apprezzamento sull’esperienza globale è stato di 8,9 su 10. La media di variazione di performance nelle attività individuate come problematiche durante la somministrazione della COPM è stato di 2,07. La media di variazione di soddisfazione nelle attività individuate come problematiche durante la somministrazione della COPM è stato di 1,75. Conclusioni I dati fino ad ora raccolti permettono di affermare l’utilità dell’esperienza di pernottamentoo all’interno dell’appartamento Lifebridge, è stato infatti riscontrato un incremento di performance e di soddisfazione nelle attività individuate come “problematiche” dal punto di vista dell’utente stesso e questo dato si può tradurre in un aumento della fiducia in se stesso e un conseguente miglioramento della qualità di vita. Inoltre il coinvolgimento del caregiver permette di verificare in modo più attento il risultato dell’addestramento effettuato e fornire un momento di ritorno all’intimità e alla dimensione familiare. L’integrazione di questa esperienza all’interno del percorso riabilitativo permette all’equipe multidisciplinare di intervenire con obiettivi più “client-centred” e “client-tailored”, aumentando l’indice di personalizzazione del percorso sui bisogni avvertiti dalla persona. Il gruppo di lavoro analizzerà i dati e le proposte pervenute dai pazienti per apportare eventuali modifiche al protocollo operativo, se necessario. Bibliografia • Kennedy P, Sherlock O, McClelland M, Short D, Royle J, et al. (2010) A multi-centre study of the community needs of people with spinal cord injuries: the first 18 months. Spinal Cord 48: 15-20. • Kirchberger I, Biering-Sørensen F, Charlifue S, Baumberger M, Campbell R, et al. (2010) Identification of the most common problems in functioning of individuals with spinal cord injury using the International Classification of Functioning, Disability and Health. Spinal Cord 48: 221-229 • Bjoernshave Noe, et al., Expectations, Worries and Wishes: The Challenges of Returning to Home after Initial Hospital Rehabilitation for Traumatic Spinal Cord Injury Int J Phys Med Rehabil 2014, 2:5 • Bonavita J., Menarini M., Pillastrini P.: La riabilitazione nelle mielolesioni. Milano: Masson, 2004: 119-136; 175-188; 211-263. • Organizzazione Mondiale della Sanità (2002): Classificazione internazionale del Funzionamento, della Disabilità e della Salute. Milano: Erickson.
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La valutazione della rappresentazione corporea nel soggetto sano
LA VALUTAZIONE DELLA RAPPRASENTAZIONE CORPOREA NEL SOGGETTO SANO Rossella Pagani, Giorgia Porro, Fabrizio Gervasoni, Antonino Michele Previtera Introduzione: La rappresentazione corporea è un concetto multidimensionale(1) che comprende diversi aspetti: lo schema corporeo (body schema), la descrizione strutturale del corpo (body structural description) e la semantica del corpo (body semantic o body image). Lo schema corporeo è la rappresentazione dinamica delle posizioni relative delle parti del corpo, che deriva da molteplici input sensoriali e interagisce con i sistemi motori nella generazione delle azioni(2). La corretta esecuzione di un gesto finalizzato necessita di una rappresentazione accurata del proprio corpo nello spazio. Parsons(3) osservò che se si chiede di giudicare se una parte del corpo appartiene al lato destro o sinistro, si rappresenta mentalmente la propria parte del corpo nell’orientamento dello stimolo. Questa simulazione mentale è possibile solo se si ha una rappresentazione interna del corpo sulla quale costruire l’immagine motoria, ovvero lo schema corporeo. Obiettivo dello studio è verificare se fattori individuali (quali il genere, l’età, la scolarità e il praticare attività fisica) possano influenzare lo schema corporeo in un campione di soggetti sani. Materiali e Metodi: È stato condotto uno studio di tipo osservazionale con campionamento non probabilistico di tipo ragionato (convenience sampling). Sono stati inclusi 78 soggetti sani, (38 ♀ e 40 ♂, di età compresa tra 18 e 75 anni). Ai soggetti con età uguale o superiore ai 60 anni è stato somministrato il test MoCA, al fine di escludere i soggetti con un deterioramento cognitivo. Ciascun soggetto è stato sottoposto alla Edinburgh Handedness Inventory per indagare la preferenza manuale e a compiti di discriminazione sinistra/ destra, utilizzando le Recognise App (NOI group). Sono statti esaminati sia l’arto superiore (spalla e mano), sia l’arto inferiore (ginocchio e piede) mostrando una serie di foto della parte del corpo sia isolata su sfondo nero (Basic test), sia in un contesto reale (Context test). Per ogni prova sono state proposte dieci immagini con tempo massimo di esposizione di dieci secondi per ciascuna immagine. Al termine dei test è stato chiesto a ciascun soggetto di spiegare quale strategia avesse utilizzato per la discriminazione destra-sinistra (riferimento interno, esterno o entrambi). I dati raccolti ai test di lateralità (tempi e accuratezza di risposta) sono stati analizzati sulla base dell’età, del sesso, della scolarità e della pratica di attività fisica. Risultati: Dall’analisi statistica dei dati è risultato che la rappresentazione corporea è influenzata dal processo di invecchiamento, osservando nella terza età un aumento dei tempi di risposta e una riduzione dell’accuratezza delle risposte. Anche il genere influisce sulla rappresentazione corporea, in quanto le donne presentano tempi di risposta superiori rispetto agli uomini, soprattutto per l’arto superiore. Chi ha un livello di istruzione più basso, cioè la licenza media, presenta una minore accuratezza nelle risposte. Invece, chi pratica attività fisica almeno due volte alla settimana, sembra accedere più rapidamente allo schema corporeo rispetto a chi è sedentario, presentando dei tempi di risposta inferiori soprattutto per l’arto superiore. Dal confronto tra il Basic test e il Context test è emerso che il contesto reale incide diversamente secondo il distretto corporeo esaminato. I tempi di risposta sono superiori nel contesto reale per la spalla e il piede, mentre sono inferiori per il ginocchio. La rappresentazione della mano non sembra essere influenzata dal tipo di contesto associato. Infine, dall’analisi delle risposte relative alla «strategia» utilizzata ai test di lateralità è emerso che il 55% dei soggetti afferma di aver immaginato il proprio corpo, il 26% ha immaginato di essere un osservatore esterno e il 24% ha utilizzato entrambe le strategie. Discussione: I risultati ottenuti dallo studio confermano l’ipotesi che fattori individuali possano influenzare lo schema corporeo. In particolare, emerge che la rappresentazione corporea si modifica con l’avanzare dell’età e che diversi fattori individuali (per es. scolarità e pratica di attività fisica) agiscono in modo diverso sulla rappresentazione dei vari distretti corporei. Il contesto reale incide diversamente in base ai diversi distretti corporei. Nei compiti di giudizio destra-sinistra non tutti i soggetti esaminati compiono una simulazione mentale dell’azione della propria parte del corpo (che da una posizione iniziale passa alla posizione dell’immagine mostrata) accedendo a un riferimento corporeo interno, cioè lo schema corporeo. Alcuni soggetti si avvalgono di un riferimento esterno, richiamando un altro tipo di rappresentazione corporea, cioè la descrizione strutturale del corpo. Altri soggetti, invece, utilizzano entrambe le strategie. Conclusione: Nell’impostazione del trattamento riabilitativo in pazienti con disfunzioni motorie di origine sia ortopedica, sia neurologica e, nell’ambito di questi ultimi, specificamente nei pazienti con deficit di rappresentazione dello schema corporeo, è importante tener conto dei possibili fattori individuali che possono influenzare la rappresentazione stessa. Affinché l’esercizio riabilitativo sia efficace, si dovrà anche tenere in considerazione la strategia che abitualmente il soggetto utilizza per accedere alla rappresentazione mentale del proprio corpo, senza dare per scontato che siano sempre utilizzati riferimenti interni. (1) Schwoebel J, Coslett HB. Evidence for multiple, distinct representations of the human body. J Cogn Neurosci. 2005 Apr;17(4):543-53. (2) Schwoebel J, Boronat CB, Branch Coslett H. The man who executed “imagined” movements: evidence for dissociable components of the body schema. Brain Cogn. 2002 Oct;50(1):1-16. (3) Parsons LM. Temporal and kinematic properties of motor behavior reflected in mentally simulated action. J Exp Psychol Hum Percept Perform. 1994 Aug;20(4):709-30.
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Dispositivi indossabili per l’analisi del cammino e del controllo posturale nei soggetti con disordini del movimento e sclerosi multipla in telemedicina. Revisione sistematica
Dispositivi indossabili per l’analisi del cammino e del controllo posturale nei soggetti con disordini del movimento e sclerosi multipla in telemedicina. Revisione sistematica Francesca Salaornia, Giulia Bonardia, Federico Schenaa, Michele Tinazzi a, Marialuisa Gandolfi a I disturbi del movimento, disturbi motori funzionali (FMD) e la sclerosi multipla (SM) sono condizioni altamente invalidanti, caratterizzate da alterazioni dell’andatura e del controllo posturale, insieme ad altri sintomi motori e non motori altamente invalidanti. L’accesso e la disponibilità di assistenza sanitaria stanno diventando un problema per questi pazienti che necessitano di cure continue e l’arrivo della pandemia Covid 19 ha spinto a considerare come uno strumento prezioso per loro la telemedicina, ossia l’insieme di tecnologie e metodi utilizzati per effettuare diagnosi e trattamenti a distanza. La terapia fisica, oltre che una parte essenziale del trattamento, soprattutto per i funzionali, è considerata un elemento cruciale nella gestione di questi pazienti e può ridurre la disabilità funzionale e migliorare la mobilità. Grazie alla crescente utilizzabilità di tecnologie indossabili in questo ambito neurologico, fornite direttamente ai pazienti per esercizi riabilitativi specifici da svolgere in autonomia, i medici e i fisioterapisti possono gestire un maggior numero di pazienti mantenendo la continuità delle cure attraverso il telemonitoraggio. Tuttavia, ad oggi, i pazienti non ricevono la quantità di riabilitazione di cui hanno bisogno a causa della mancanza di professionisti della riabilitazione e il contesto riabilitativo è inadeguato per la gestione e il monitoraggio a lungo termine. Questa revisione ha l’obiettivo di fornire lo stato dell’arte sull’uso di sensori indossabili in combinazione con la telemedicina per monitorare l’andatura e l’equilibrio in pazienti con disturbi del movimento e Sclerosi Multipla. La ricerca della letteratura è stata condotta su PubMed, SCOPUS, COCHRANE LIBRARY e SPORTDiscus, considerando solo gli studi pubblicati negli ultimi dieci anni e incentrati su pazienti adulti affetti da disturbi del movimento e Sclerosi Multipla, e in cui venivano utilizzati dispositivi indossabili per il monitoraggio dell’andatura e della postura nel setting ecologico combinati con la telemedicina. Dei 527 articoli ottenuti, 426 sono stati esclusi mentre 27 sono stati inclusi. Di questi, 15 (55,5%) erano studi osservazionali, 4 (14,81%) pilota, 3 (11,1%) clinici, 2 (7,4%) valutativi, 1 (3,7%) esplorativo, 1 (3,7%) comparativo e 1 (3,7%) prospettico. Poi, 6 (22,2%) studi sono stati pubblicati dal 2011 al 2014, 2 (7,4%) nel 2015, 3 (11,1%) nel 2016, 1 (3,7%) nel 2017, 6 (22,2%) nel 2018 e 9 (33,3%) negli ultimi quattro anni. In 23 studi (85,18%) è stata eseguita la valutazione dei pazienti in condizioni di vita quotidiana, e in 4 (14,82%) durante compiti specifici, come il Time-Up e Go Test. Relativamente alla patologia trattata, 22 (81,48%) studi si sono concentrati su pazienti affetti da PD, 4 (14,81%) da SM, 1 (3,7%) da Huntington. Invece, non sono stati trovati studi su pazienti con FMD. Per quanto la sensoristica, 4 studi (14,81%) hanno previsto l’utilizzo di due sensori, 23 (85,19%) un solo sensore. I sensori utilizzati erano soprattutto accelerometri triassiali (58,1%) e IMU (29,03%), poi anche scarpe intelligenti e solette a pressione (6,45%) o smartphone e smartwatch (3,22%). Da questa revisione abbiamo riconosciuto che i dispositivi indossabili sono importanti per i pazienti e i medici per fornire una valutazione accurata, oggettiva e in tempo reale dell’andatura e dell’attività in un ambiente reale e la loro integrazione nei sistemi di tele-riabilitazione a favore di una transizione verso la riabilitazione digitale. Inoltre, abbiamo evidenziato la mancanza di studi sui programmi di telemedicina che utilizzano sensori indossabili, in particolare sulla Sclerosi Multipla e sul Disturbo Motorio Funzionale. Questi risultati ci portano ad affermare che le soluzioni digitali e tecnologiche appropriate hanno un enorme potenziale nel miglioramento della gestione dei pazienti affetti da disturbi motori, della qualità della vita e nel monitorare gli effetti e i risultati della terapia e della riabilitazione durante la progressione della malattia. Tuttavia, è necessaria una validazione più accurata dei nuovi risultati e strumenti digitali.
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Verso la digitalizzazione della riabilitazione degli arti superiori: integrazione di una procedura di calibrazione funzionale e studio di usabilità
Verso la digitalizzazione della riabilitazione degli arti superiori: integrazione di una procedura di calibrazione funzionale e studio di usabilità Camilla Larinia, Silvia Sciamannaa, Gabriele Cerutia, Giuseppe Recchia Larinia, Francesca Salaornib, Marialuisa Gandolfib, Federico Schenab, Michele Tinazzi b, Alice Ravizza c, Pietro Garofalod, Michele Raggi d La riabilitazione neuro-motoria ha una rilevanza primaria tra i servizi sanitari, poiché aiuta i pazienti affetti da patologie acute o croniche a ottimizzare le capacità funzionali e a mantenere l’indipendenza per raggiungere una buona qualità di vita. Quando si verificano dei deficit funzionali, c’è bisogno di terapie riabilitative efficaci che possano essere supportate da dispositivi medici. Tra le tecnologie disponibili, la combinazione di Realtà Virtuale con serious games e sistemi di misura inerziale (IMU) risulta promettente per massimizzare il recupero funzionale: i serious games uniscono coinvolgimento e riabilitazione fornendo attività task-specifiche in scenari contestualizzati. Inoltre, le IMU consentono di raccogliere parametri cinematici utili per monitorare la terapia, ma necessitano di procedure di calibrazione accurate per ridurre le fonti di errore, derivanti dal sistema di misurazione stesso e dai disallineamenti dei sensori rispetto ai segmenti corporei sottostanti (gestiti dalle procedure di calibrazione Sensor-to-Segment). La validità e l’accuratezza del sistema basato su IMU devono essere valutate attraverso il confronto con il sistema optoelettronico. Questo lavoro è incentrato sulla valutazione di NiuRion, un dispositivo di riabilitazione digitale per gli arti superiori per pazienti affetti da disturbi neuromotori o da patologie muscolo-scheletriche, usato in sessioni di riabilitazione a casa, per mezzo di una maglia sensorizzata che interagisce con un software di serious games. Sono stati individuati due obiettivi principali: l’integrazione di una procedura di calibrazione funzionale Sensor To Segment per gestire il disallineamento tra l’output dei sensori e i segmenti corporei sottostanti, e la progettazione di uno studio di usabilità per valutare l’intuitività del dispositivo e l’adeguatezza dell’interfaccia utente, sia dal punto di vista dei pazienti che dei terapisti. La procedura di calibrazione funzionale ha previsto la progettazione di un modello meccanico dell’arto superiore per testare il metodo STS proposto in [2]. Le informazioni dei sensori sono state sfruttate per stimare le direzioni di riferimento necessarie a definire la relazione il quadro di riferimento dei sensori con quello anatomico e a calcolare gli angoli articolari. L’applicazione della procedura di calibrazione ha permesso di compensare il disallineamento della STS, producendo gli angoli articolari anatomici previsti. Per valutare NiuRion come dispositivo di misurazione efficace, dopo la procedura di calibrazione STS, è stato utilizzato un protocollo di validazione, ossia sono stati confrontati i dati raccolti dai sensori durante i movimenti funzionali con quelli acquisiti dal sistema optoelettronico Vicon per 20 soggetti sani. Infine, per eseguire uno studio di usabilità, è stato seguito un protocollo di test di usabilità secondo [3] per esaminare lo scenario di utilizzo e identificare gli errori di utilizzo. NiuRion è dotato di due interfacce eseguibili, quindi i test sono stati sottoposti separatamente a 15 professionisti medici e 15 pazienti, in forma di questionari e commenti ricevuti. In particolare, il confronto tra i dati calibrati e i risultati del sistema optoelettronico ha mostrato correlazioni significative lungo l’asse principale del movimento, sia per i valori di orientamento che per i ROM; e differenze sugli assi secondari. Mentre i risultati dei test di usabilità hanno rivelato una generale disponibilità all’uso di NiuRion, che si è dimostrato uno strumento facile da usare e coinvolgente per le terapie riabilitative. Quindi, i risultati della valutazione di NiuRion dal punto di vista tecnico e dell’usabilità hanno suggerito che si tratta di un promettente dispositivo per la riabilitazione digitale. L’integrazione della procedura di calibrazione Sensor To S è stata essenziale per stimare gli angoli anatomici delle articolazioni. Sia dal punto di vista dei pazienti che dei terapisti, NiuRion si è dimostrato facile da usare e uno strumento coinvolgente. Tali risultati porteranno a un ulteriore sviluppo di AuReha e potrebbero contribuire alla trasformazione digitale già in atto.
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La presa in carico logopedica del paziente con Grave Cerebrolesione Acquisita in fase post-acuta tardiva: Case series
LA PRESA IN CARICO LOGOPEDICA DEL PAZIENTE CON GRAVE CEREBROLESIONE ACQUISITA IN FASE POST-ACUTA TARDIVA: CASE SERIES Sara Mapelli – La Meridiana Cooperativa Sociale – Monza INTRODUZIONE La disfagia è un evento frequente in seguito a lesione cerebrale acquisita, con incidenza fino al 93% in presenza di disturbi di coscienza, suddivisibili in coma, stato vegetativo (SV), stato di minima coscienza (MCS), emergenza dallo MCS (EMCS). La letteratura mostra una correlazione tra livello di coscienza e deglutizione: il passaggio ad un’alimentazione orale esclusiva appare associato a LCF≥5. Al tempo stesso, chi riprende prima a deglutire sembra avere una prognosi neurologica migliore: la riabilitazione della disfagia potrebbe influire anche sul livello cognitivo, in pazienti con Grave Cerebrolesione Acquisita (GCA). L’obiettivo dello studio è verificare l’evoluzione e la correlazione di deglutizione e coscienza in soggetti con GCA in fase post-acuta tardiva e verso gli esiti. MATERIALI E METODI Study Design: Case study CASE REPORT 1: UOMO – 21 ANNI • 05/09/2021: Emorragia subaracnoidea fronto-temporo-parietale bilaterale post-traumatica • Ricovero ospedaliero di 1 mese GCS 3, LCF 1, CT cuffiata e PEG • Ricovero riabilitativo di 5 mesi GCS 8, LCF 2, PEG, rimossa CT • Ricovero in Nucleo protetto per stati vegetativi da 02/2022 • Eziologia: TRAUMATICA • Tempo intercorso dall’evento alla 1° valutazione logopedica: 5 mesi Alla valutazione logopedica (02/2022): paziente vigile, segue con lo sguardo (CRS-r 11/23 indicativo di MCS). Igiene orale adeguata; lievi ristagni orali di saliva per riflesso di deglutizione ridotto in termini di frequenza. Ipersensibilità buccolinguofacciale (BLF). Tosse riflessa presente ed ipovalida; gag reflex non valutabile. Ipotono BLF; prassie BLF non eseguibili. Al test con bolo semisolido: deficit di spinta linguale; scolo pre-deglutitorio per ritardo di innesco, tosse riflessa e desaturazione (FOIS 1; MASA 112/200) CASE REPORT 2: DONNA – 76 ANNI • 30/08/2017: Ictus dell’arteria cerebrale media e Emorragia subaracnoidea • Ricovero ospedaliero di 1 mese GCS 5, LCF 1, CT cuffiata e PEG • Ricovero riabilitativo di 1 anno GCS 8, LCF 2, CNC 2, CT non cuffiata e PEG • Ricovero in Nucleo protetto per Stati vegetativi da 08/2018 • Eziologia: EMORRAGICA • Tempo intercorso dall’evento alla 1° valutazione logopedica: 1,8 anni Alla valutazione logopedica (04/2019): paziente ad occhi chiusi, aperti allo stimolo verbale (CRS-r 6/23 indicativo di SV). Igiene orale adeguata; ristagni orali di saliva per riflesso di deglutizione ridotto in termini di frequenza. Ipersensibilità BLF. Tosse riflessa presente ed ipovalida; gag reflex non valutabile. Ipotono BLF; prassie BLF non eseguibili. CT non cuffiata: tollera tappatura per 15 minuti. Deglutizione di saliva: fase orale rallentata, incoordinazione con scolo pre-deglutitorio e, talvolta, tosse riflessa post-deglutitoria: FOIS 1; MASA 65/200 Per entrambi i pazienti, non sono pervenute informazioni circa una presa in carico logopedica precedente (deglutizione e livello di coscienza) tramite le lettere di dimissione. In seguito a valutazione logopedica, è stato intrapreso trattamento logopedico, volto a migliorare le competenze deglutitorie e lo stato di coscienza. RISULTATI • La presa in carico è stata caratterizzata dalla progressiva evoluzione dello stato di coscienza e complicata dalla presenza di deficit uditivo e aprassia buccolinguofacciale ed articolatoria. • 09/2022: di pari passo all’evoluzione del livello di coscienza, si assiste al miglioramento della deglutizione, in termini di sensibilità, tono e prassie BLF. Alla FEES con bolo semisolido, si riscontra lieve ritardo di innesco senza penetrazione per boli piccoli ed episodi di tosse riflessa post-deglutitoria ridotti con capo flesso anteriormente; si prosegue con piccole quantità di alimento semisolido per via orale. • Da 12/2022: con l’ulteriore miglioramento delle competenze cognitive, le competenze deglutitorie sono evolute, raggiungendo un’alimentazione parziale per os con dieta IDDSI 4 a 01/2023 e alimentazione totale per os da 04/2023 • La presa in carico è stata complicata da fluttuazioni dello stato di coscienza (CRS-r oscilla da 6/23 a 23/23) e faticabilità delle performance. Nei periodi di migliore stato di coscienza, le competenze deglutitorie sono evolute, permettendo: • Previa FEES, introduzione progressiva di quantità di bolo semisolido per os (da 08/2020), che venivano stoppate o ridotte nei periodi di minore responsività • Decannulazione a 10/2020 Da 06/2022 si è assistito ad una progressiva evoluzione positiva, che ha permesso nuovamente un’incremento delle quantità di alimento assunto per via orale, raggiungendo a 11/2022 un’alimentazione esclusiva per os con dieta IDDSI 4 e liquidi addensati. La paziente si alimenta in autonomia con supervisione. CONCLUSIONE Nonostante la presenza di un DOC prolungato e la presa in carico tardiva, si è osservata un’evoluzione di deglutizione e coscienza, che ha consentito una miglior qualità di vita, e un’associazione tra le due: l’aumento di alimento per os è avvenuto in presenza di un livello di coscienza maggiore (LCF≥4). È necessario che la presa in carico logopedica prosegua in fase post-acuta tardiva e che essa si basi sui principi di continuità e tempestività delle cure, con attenzione ai dati relativi a deglutizione e coscienza trasmessi tramite le lettere di dimissione. BIBLIOGRAFIA Mackay L.E., Morgan A.S., Bernstein B.A. (1999). Swallowing disorders in severe brain injury: Risk factors affecting return to oral intake. Archives of Physical Medicine and Rehabilitation, 80(4), 365–371. Mélotte, Evelyne, Maudoux, A., Panda, R., Kaux, J., Lagier, A., Herr, R., Belorgeot, M., Laureys, S., & Gosseries, O. (2022). Links Between Swallowing and Consciousness: A Narrative Review. Dysphagia, July. Società Italiana di Medicina Fisica e Riabilitativa – SIMFER (2010). 3° Conferenza Nazionale di Consenso Buona Pratica Clinica Nella Riabilitazione Ospedaliera Delle Persone Con Gravi Cerebrolesioni Acquisite, Salsomaggiore LEGENDA • GCS = Glasgow Coma Scale • LCF = Level of Cognitive Functioning • MASA = Mann Assessment of Swallowing Ability • FOIS = Functional Oral Intake Scale • CRS-R = Coma Recovery Scale – Revised • IDDSI = International Dysphagia Diet Standardisation Initiative
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AQTOX study: risultati preliminari di uno studio pilota sugli effetti dell’idrokinesiterapia come trattamento post inoculo di tossina botulinica
AQTOX STUDY: RISULTATI PRELIMINARI DI UNO STUDIO PILOTA SUGLI EFFETTI DELL’IDROKINESITERAPIA COME TRATTAMENTO POST INOCULO DI TOSSINA BOTULINICA Perini E (a), Antonello V (b), Gasparella L (b), Picelli A (a), Ortolani L (b), Marcante A (b) (a) Università degli Studi di Verona, Dipartimento di Neuroscienze, Biomedicina e Movimento, Sezione di Medicina Fisica e Riabilitativa, Verona. (b) U. O. C. Recupero e Riabilitazione Funzionale – Lonigo, Ulss8 Berica. INTRODUZIONE La tossina botulinica di tipo A (BoNT-A) rappresenta un trattamento di prima linea per il management della spasticità focale. (1) Tuttavia, il suo effetto risulta limitato nel tempo. Il trattamento fisioterapico dopo l’inoculo della tossina botulinica è quindi importante per potenziarne e prolungarne l’effetto. (2) Attualmente non esistono dati riguardo un potenziale effetto benefico dell’idrokinesiterapia come adiuvante in seguito a trattamento focale della spasticità con BoNT-A, ma il trattamento idrokinesiterapico potrebbe presentare dei potenziali vantaggi che dipendono dalle caratteristiche dell’acqua stessa: galleggiamento, forza resistiva e calore. (3) SCOPO DELLO STUDIO Valutare la fattibilità di un trattamento idrokinesiterapico adiuvante in soggetti già sottoposti a trattamento focale della spasticità con tossina botulinica, secondariamente valutarne l’effetto in termini di riduzione dell’ipertono muscolare dei distretti trattati rispetto al trattamento convenzionale a secco. MATERIALI E METODI Dopo una prima fase di selezione, valutazione e trattamento con BoNT-A, i partecipanti vengono randomizzati in un gruppo di trattamento fisioterapico convenzionale “a secco” oppure nel gruppo di trattamento sperimentale con idrokinesiterapia. Il trattamento, indipendentemente dalla modalità, prevede un ciclo di 10 sedute, della durata di 40 minuti l’una, 2-3 volte a settimana. In entrambi i gruppi il rapporto fisioterapista-paziente è di 1:1. Le valutazioni cliniche sono effettuate dallo sperimentatore in cieco prima dell’inizio (T0), ad un mese (T1) e a quattro mesi (T2) dell’inoculo di BoNT-A. Le misure di outcome utilizzate sono: scala di Ashworth modificata (MAS) per la valutazione del tono muscolare, misurazione ROM articolare mediante goniometro graduato, Timed Up and Go test, MESUPES score per l’arto superiore, questionario SF-12, scala del dolore NRS, valutazione disabilità mediante indice di Barthel. Al termine il paziente valuterà il grado di soddisfazione al trattamento tramite l’utilizzo della scala Likert a 5 punti. RISULTATI Nei primi 8 mesi sono stati arruolati 12 pazienti: 5 pazienti sono stati assegnati al gruppo sperimentale e 6 al gruppo di controllo (F 4, M 8, età media 50,8 anni). Nel gruppo sperimentale si è verificato 1 drop out a causa di positività a SARS-CoV2, che ha richiesto l’interruzione del trattamento. Le cause di spasticità nei soggetti arruolati risultano essere: ictus cerebrale (8), paralisi cerebrale infantile (2), trauma cranio-encefalico (1) e ictus cerebrale in sclerosi multipla (1). Attualmente, 10 pazienti hanno eseguito il controllo ad un mese e 7 pazienti hanno completato il follow up a 4 mesi. Non sono stati riscontrati effetti avversi al trattamento, i pazienti che hanno completato il follow-up (2 casi e 1 controllo) hanno espresso globale soddisfazione dal trattamento ricevuto. CONCLUSIONI Ad oggi questo risulta essere il primo studio in letteratura che indaga gli effetti dell’idrokinesiterapia come adiuvante nel trattamento della spasticità dopo inoculo di Tossina Botulinica. Le possibili difficoltà legate al trattamento sperimentale potrebbero riguardare la ridotta propensione dei pazienti nel prendere parte al trattamento idrokinesiterapico, almeno in parte legata a una soggettiva sensazione di insicurezza o di scarsa confidenza con il mezzo fisico, tuttavia i risultati preliminari indicano che il trattamento in esame risulta essere sicuro e ben tollerato anche per pazienti con un discreto grado di disabilità. Lo studio prevede l’arruolamento di un totale di 20 pazienti (10 casi + 10 controlli), al termine del quale sarà possibile avere risultati definitivi riguardo sicurezza, accettabilità e fattibilità del trattamento sperimentale, nonché dati preliminari sui possibili vantaggi in termini di efficacia rispetto al trattamento a secco. BIBLIOGRAFIA • Sommerfeld DK, Eek EU, Svensson AK, Holmqvist LW, von Arbin MH. Spasticity after stroke: Its occurrence and association with motor impairments and activity limitations. Stroke. 2004; 35: 134-139. • Picelli A, Santamato A, Chemello E, Cinone N, Cisari C, Gandolfi M, Ranieri M, Smania N, Baricich A. Adjuvant treatments associated with botulinum toxin injection for managing spasticity: An overview of the literature. Ann Phys Rehabil Med. 2019 Jul;62(4):291-296. doi: 10.1016/j.rehab.2018.08.004. Epub 2018 Sep 13. PMID: 30219307. • Kesiktas, N., Paker, N., Erdogan, N., Gulsen, G., Bicki, D. & Yilmaz, H., 2004, ‘The use of hydrotherapy for the management of spasticity’, The American Society of Neurorehabilitation and Neural Repair. 18(4), 268–273.
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Efficacia di una supplementazione orale di Colecalciferolo versus Calcifediolo in pazienti con ipovitaminosi D e ictus ischemico/emorragico
Efficacia di una supplementazione orale di Colecalciferolo versus Calcifediolo in pazienti con ipovitaminosi D e ictus ischemico/emorragico Felicita Pagella 1, Anna De Giovanni 1, Lucia Pellegrino 1, Marta Ponzano 2, Francesco Iencinella 1, Laura Mori 1, Stefania Canneva 3 • Dipartimento di Neuroscienze, Riabilitazione, Oftalmologia, Genetica e Scienze materno-infantili (DINOGMI), Università degli Studi di Genova, Genova, Italia. • Dipartimento di Scienze della Salute (DISSAL), Università degli Studi di Genova, Genova, Italia. • UOC Clinica di Neuroriabilitazione, IRCCS Ospedale Policlinico San Martino, Genova, Italia  Introduzione In letteratura è ampiamente dimostrato che la vitamina D è correlata a un corretto funzionamento dell’apparato muscolo-scheletrico, cardiovascolare e del sistema nervoso. Studi clinici suggeriscono che mantenere i valori ematici di 25OH vitamina D sopra i 30 mg/dl sia associato a un miglioramento del sistema cardiovascolare e una riduzione del rischio di ictus. Inoltre è documentato che un deficit grave di 25OH vitamina D sia un importante fattore predittivo negativo di sopravvivenza in seguito a ictus ischemico ed è stata dimostrata una significativa correlazione tra ipovitaminosi D e gravità del quadro clinico. Il colecalciferolo (vitamina D3) e calcifediolo (25OHvitaminaD3) sono due molecole ampiamente utilizzate nella pratica clinica a livello mondiale per la supplementazione orale in pazienti con ipovitaminosi D. Lo scopo del nostro studio è quello di valutare differenze di efficacia in termini di outcomes funzionali tra colecalciferolo e calcifediolo in pazienti con esiti di ictus. Scopo secondario è quello di verificare la correlazione tra il grado di ipovitaminosi D e la severità dell’ictus ed infine verificare quale tra le due integrazioni sia più efficace nel riportare in range i valori sierici di 25OHvitamina D. Materiali e Metodi Sono stati arruolati 44 pazienti (età media 64±12), 28 maschi (63%), 16 femmine (36%), di questi 30 (68%) affetti da ictus ischemico e 14 (31%) da ictus emorragico, con una NIHSS media di 7.22±4.4. All’ingresso in riabilitazione (T0) i pazienti sono stati sottoposti a una scala di valutazione della gravità dell’ictus (NIHSS), a scale di valutazione per l’equilibrio (SPPB, TUG, TUG dual task, BBS), a valutazione cognitiva (MOCA) e del dolore (scala VAS) e ad un questionario sulla qualità della vita (SF12). Sono stati inoltre eseguiti esami ematochimici del turnover osseo (25OH vitamina D3, PTH, calcio, fosforo, creatinina, ALP, ALP ossea e CTX) ed è stata effettuata una valutazione della densità ossea mediante apparecchio MOC DEXA. I pazienti hanno successivamente ricevuto in modo randomizzato una supplementazione con colecalciferolo o calcifediolo. Tutti i pazienti sono stati valutati a T0, dopo un mese (T1) e dopo 4 mesi (T2). Dopo 18 mesi (T3), tutti i pazienti eseguiranno nuovamente MOC DEXA. Attualmente sono stati esclusi in totale 8 pazienti dallo studio: 1 al T1 e 7 al T2, in quanto non hanno proseguito la supplementazione vitaminica. Per la valutazione statistica sono stati utilizzati il Test T di Student per dati non accoppiati e il test di Mann-Whitney per le variabili continue e il test chi-quadro per le variabili categoriali. Le correlazioni sono state indagate col test di Pearson. È stato considerato statisticamente significativo α a due code inferiore a 0,05. Risultati A T0 non sono state riscontrate differenze statisticamente significative tra i 2 gruppi. In merito a una possibile correlazione tra il grado di severità dell’ictus e i valori sierici di 25OH vitamina D3 a T0, non è stata evidenziata una correlazione statisticamente significativa (rho -0.18). A T1 non si sono evidenziate differenze nelle varie scale tra i 2 gruppi. In entrambi i gruppi abbiamo constatato correlazione statisticamente significativa (p<0.05), nei cambiamenti da T0 a T1, tra VAS e BBS (rho -0,307) e tra VAS e MoCA (rho -0.43) evidenziando che un miglioramento alla scala VAS è associato nel tempo a delle migliori performances dell’equilibrio e della sfera cognitiva. Dai dati finora raccolti, emerge che si raggiungono livelli sierici di 25OH vitamina D3 più elevati nel gruppo trattato con calcifediolo rispetto al gruppo trattato con colecalciferolo. Conclusioni I nostri risultati suggeriscono che non ci sia differenza tra le due formulazioni dopo un mese dall’inizio della somministrazione, per quanto riguarda recupero motorio, psicologico e cognitivo, Questo potrebbe dipendere dal fatto che entrambi i gruppi sono stati sottoposti a trattamento riabilitativo intensivo dopo l’ictus. A differenza di quanto riportato in letteratura, non si è evidenziata una correlazione tra gravità dell’ictus all’ingresso in reparto e i livelli sierici di 25OH vitamina D3. In entrambi i gruppi esiste una debole correlazione inversa tra livello percepito di dolore e migliori outcomes funzionali. Abbiamo inoltre osservato che a quattro mesi i valori sierici di 25OH vitamina D3 sono risultati globalmente più elevati nei pazienti che hanno effettuato integrazione con calcifediolo. A T3 verificheremo i possibili miglioramenti della densità minerale ossea ed eventuali differenze tra i due gruppi. Bibliografia: • Marek K, Cichoń N, Saluk-Bijak J, Bijak M, Miller E. The Role of Vitamin D in Stroke Prevention and the Effects of Its Supplementation for Post-Stroke Rehabilitation: A Narrative Review. Nutrients. 2022;14(13):2761. doi:10.3390/nu14132761 • Meyer O, Dawson-Hughes B, Sidelnikov E, et al. Calcifediol versus vitamin D3 effects on gait speed and trunk sway in young postmenopausal women: a double-blind randomized controlled trial. Osteoporos Int. 2015;26(1):373-381. doi:10.1007/s00198-014-2949-1 • Park KY, Chung PW, Kim YB, et al. Serum Vitamin D Status as a Predictor of Prognosis in Patients with Acute Ischemic Stroke. CED. 2015;40(1-2):73-80. doi:10.1159/000434691
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Effetti di un programma di educazione e riabilitazione domiciliare sui disturbi motori, non motori e qualità di vita dei pazienti con Malattia di Parkinson
HOME-BASED EDUCATION AND REHABILITATION PROGRAM AND CAREGIVER SUPPORT ON MOTOR AND NONMOTOR SYMPTOMS AND QUALITY OF LIFE IN PATIENTS WITH PARKINSON’S DISEASE. Michele Tinazzi1, Marialuisa Gandolfi,1,2,3, Christian Geroin,4 Ilaria Di Vico1, Marianna Riello1, Nicola Smania1,2,3, 1 Department of Neurosciences, Biomedicine and Movement Sciences, University of Verona, Verona, Italy; 2 Neuromotor and Cognitive Rehabilitation Research Centre (CRRNC), University of Verona, Italy 3 Neurorehabilitation Unit, AOUI Verona, Italy.; 4 Department of Surgery, Dentistry, Pediatrics, and Gynecology, University of Verona, Italy Background Parkinson’s disease (PD) is a progressive disabling condition affecting independence in activities of daily living with increased caregiver demands. Approximately 70% of patients suffer from severe gait and balance disturbances [1], and patients and family members are unprepared to cope with PD disability and progressive motor complications. Indeed, 65% of caregivers have a reduced level of knowledge about the disease and are unprepared for its management [2]. Aim of the study This observational study aimed to explore the effects of an educational and home-based rehabilitation program and caregiver support on motor and nonmotor symptoms and quality of life in patients with Parkinson’s Disease. Methods 200 patients with a clinical diagnosis of PD [3] attending the neurology unit’s movement disorder outpatient service were consecutively enrolled (H&Y ≤4). Patients underwent ten individualized home-based treatment sessions (60 minutes, two days/week, five weeks) in the presence of the caregiver in collaboration with the Unione Parkinsoniani (Verona) and the Cooperativa Sociale di Solidarietà Promozione Lavoro (Verona). Twelve frontal lectures were performed on the disabling symptoms of PD. At the enrollment, we collected demographics and clinical data. Before (T0) and at the end of rehabilitation (T1), validated outcomes were collected to evaluate motor and nonmotor symptoms, gait and balance, and quality of life. STATISTICAL ANALYSIS: Absolute and relative frequencies were calculated for each data category and tested with the χ2 test after verifying the minimum acceptable number of the expected frequency (<5). The non-normality of continuous variables was checked by visual inspection of the distribution and confirmed with the Shapiro-Wilk Test. If the continuous variables were not normally distributed, the values were expressed as the mean ± SD (standard deviations) and compared between the groups using Wilcoxon's non-parametric signed-rank test; if the variables were normally distributed, the Paired Sample t-test was used. Results A total of 190 patients (mean age 75.3±8.1); male (60%); mean disease duration: 8.7±6.6; H&Y=2.4±0.8) completed the study. 23.3% had camptocormia, 41.6% Pisa syndrome, and 21.1% antecollo. After rehabilitation, there was a significant improvement in the freezing of gait, in the subitems of the UPDRS ADL and Motor scale, and in quality of life (for all, p<0.001). Gait and posturographic assessment (n=36) showed no significant improvements in gait speed and stride length. All patients enjoyed the rehabilitation activities and reported improvements in mobility Outcome measures Conclusions An educational and home-based rehabilitation program can reduce freezing and improve balance and walking in PD patients. Improving motor symptoms had positive implications for the patient's quality of life. Patients with the chronic neuro-degenerative disease require continuous rehabilitation to maintain rehabilitation-induced improvements. In this context, however, problems arise regarding the long-term economic sustainability of the rehabilitation intervention. Based on the results obtained in this study, home-based treatment can be repeated by the patient independently with the caregiver's support. The patients and their caregivers highly appreciated the rehabilitation and training treatment, as demonstrated by their high compliance. Empowering the patient (and the caregiver) about their illness can contribute to the self-management of symptoms by administering exercises that the patient can perform independently at home. The Fondazione Cariverona supports this study (Rif. 2018.0209). References [1] Ashburn, Stack, Ballinger, Fazakarley, & Fitton, 2008 [2] Gultekin, Sarilar, Ekinci, Erturk, & Mirza, 2017 [3] Postuma et al. 2015 Corresponding Author: marialuisa.gandolfi@univr.it
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Effetti di un programma di Telemedicina Digitale in pazienti affetti da Disturbo Motorio Funzionale: dati preliminari sugli esiti di salute da uno studio Randomizzato Controllato
DIGITAL TELEMEDICINE IN FUNCTIONAL MOTOR DISORDERS: PRELIMINARY DATA ON THE HEALTH OUTCOMES FROM A RANDOMIZED CONTROLLED TRIAL. Federico Schena1, Marialuisa Gandolfi1,2,3, Angela Sandri1, Zoe Menaspà1, Federica Bombieri1, Christian Geroin4, Michele Tinazzi1 1 Department of Neurosciences, Biomedicine and Movement Sciences, University of Verona, Verona, Italy; 2 Neuromotor and Cognitive Rehabilitation Research Centre (CRRNC), University of Verona, Italy 3 Neurorehabilitation Unit, AOUI Verona, Italy.; 4 Department of Surgery, Dentistry, Pediatrics, and Gynecology, University of Verona, Italy Background Functional motor disorders (FMDs) are highly disabling conditions associated with long-term disability, poor quality of life, and economic burden on health and social care [1,2]. While multidisciplinary 5-day rehabilitation programs have been shown to reduce motor and non-motor symptoms, long-term management, and monitoring in FMDs remain unmet [3,4]. To date, no randomized controlled trials are evaluating the effectiveness of Digital telemedicine in the management of patients with FMD. Aim of the study Objective: To report preliminary data to form a single-blind randomized-controlled trial (RCT) with 2-parallel arms to demonstrate the effectiveness of a 5-day intensive rehabilitation treatment followed by a digital telemedicine program on the motor, non-motor symptoms (pain, fatigue, anxiety, and depression), the self-perception of clinical change and Health-Related Quality of Life in patients with FMDs. Methods 51 FMD patients were randomly assigned to receive either a Digital Telemedicine program (n = 24) or a control program (n = 27). Digital Telemedicine Program consisted of an individualized intensive 5-day rehabilitation program (2 hours/day, five days/week, one week) by a qualified physiotherapist at the USD Parkinson’s Disease and Movement Disorders Unit of Verona (Italy) followed by an individualized self-management program implemented with the Digital Telemedicine platform support (1 day/week with synchronous treatment; 2 days/week asynchronous, 24 weeks, with activity monitoring with wearable devices). The Control Program consisted of the same individualized intensive 5-day rehabilitation program (2 hours/day, five days/week, one week) of the Telemedicine Group followed by a home-based self-management plan (Treatment, as usual, one day, three days/week, 24 weeks) without any Digital Telemedicine platform support and wearable device. Patients were evaluated before treatment (T0), after treatment (T1), after the Telemedicine intervention (T2) and at 3-month follow-up (T3). Clinical Trial Registration: NCT05345340 STATISTICAL ANALYSIS: Mixed ANOVA with factors “group” (FMD and HC) as a between-subjects factor and factor “Time” (T0,T1,T2,T3) as a within-subject factor. Post-hoc comparisons were performed using a t-test corrected with the Bonferroni method Results Conclusions Overall, both groups showed a favorable trend over time with a progressive reduction in the severity of motor and non-motor complaints (fatigue, pain). In the telemedicine phase (T1-T2), we noticed the following: • A trend is favoring the telemedicine group in reducing the motor symptoms severity. This trend is also maintained at follow-up. • A trend favoring the telemedicine group reduces perceived pain intensity but not general fatigue. This trend seems not to be maintained at follow-up. • A trend favoring the Telemedicine group in improving physical and mental quality of life at follow-up (T3). • At T3, the patient’s perception of improvement seems to be better in the telemedicine group. The control group reported a higher percentage of patients (15%) reporting a worse perception of their health status than the telemedicine group (6%) at the 3-month follow-up. • A trend favoring increased average sleep minutes was reported In the subgroup of patients with all three assessment time points (T1-T3). The Brain Research Foundation Verona supports this study. References [1] Perez, D. L. et al. 2021. J Neurol Neurosurg Psychiatry 1–10. [2] Tinazzi M et al. 2021. Front Neurol 12:786126 [3] Gandolfi M, 2021. NeuroRehab 48:305–314 [4] Nielsen G, et al 2017. J Neurol Neurosurg Psychiatry 88(6):484–490 Corresponding Author: marialuisa.gandolfi@univr.it
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Malattia di Parkinson e fratture da fragilità: studio osservazionale retrospettivo
MALATTIA DI PARKINSON E FRATTURE DA FRAGILITÀ: 
STUDIO OSSERVAZIONALE RETROSPETTIVO
 A. Boreatti1, F. Nicolli1, R. Ferrari1, M.G. Caruso1, A. Grecchi1, R. Mattedi1 
1 U.O. Medicina Fisica e Riabilitazione 1, Presidio Ospedaliero “Villa Igea”, APSS Trento INTRODUZIONE Nella linea guida del 2021 “Diagnosi, stratificazione del rischio e continuità assistenziale delle Fratture da Fragilità”, l’Istituto Superiore di Sanità, sottolinea come i pazienti con Malattia di Parkinson siano ad alto rischio per fratture da fragilità, rischio che aumenta ulteriormente dopo una prima frattura. L’obiettivo di questo studio è stato analizzare le fratture osteoporotiche in pazienti con MP giunti alla nostra osservazione nel 2022. MATERIALI E METODI Sono stati analizzati i pazienti affetti da MP sottoposti nel 2022 a visita fisiatrica presso l’Unità Operativa di Medicina Fisica e Riabilitazione 1, Presidio Ospedaliero “Villa Igea”, APSS Trento. I dati raccolti includevano: genere, età, anni dalla diagnosi, stadio Hoehn e Yahr, terapia con levodopa, anamnesi positiva per fratture da fragilità (anno, numero, sede), terapia anti-osteoporotica, storia di cadute, utilizzo di ausilio per il cammino. RISULTATI Sono stati inclusi 144 pazienti: 74 donne e 70 uomini; età media 73 anni. La mediana della durata di malattia (MP) era 7 anni, intervallo pochi mesi-30 anni. Lo stadio Hoehn-Yahr era compreso fra 2.5 e 4 nel 78% dei pazienti. Si era verificata almeno una frattura osteoporotica in 27 pazienti (19%), 22 donne e 5 uomini. In 4 pazienti si era verificata rifrattura. Una frattura femorale si era verificata in 11 pazienti: prima del 2020 in 4 pazienti (dei quali il 50% in trattamento anti-osteoporotico), dopo il 2020 in 7 pazienti (dei quali il 28% in trattamento anti-osteoporotico). Una frattura vertebrale si era verificata in 13 pazienti: prima del 2020 in 5 pazienti (dei quali l’80% in trattamento anti-osteoporotico), dopo il 2020 in 8 pazienti (dei quali il 25% in trattamento anti-osteoporotico). Una frattura di polso si era verificata in 6 pazienti, nessuno in terapia anti-osteoporotica, indipendentemente dalla data dell’evento. I pazienti riportavano cadute nel 49% dei casi (47% delle femmine e 51,6% dei maschi); un ausilio per il cammino era utilizzato dal 37% dei pazienti. CONCLUSIONI • La Malattia di Parkinson può aumentare il rischio di frattura osteoporotica e raddoppiare la mortalità da frattura. Nel nostro campione un’adeguata prevenzione secondaria è stata avviata solo in una parte dei pazienti fratturati. Con la completa ripresa dell’attività ambulatoriale dopo la pandemia da Covid19, il Neuroriabilitatore dovrebbe indagare la presenza in anamnesi di fratture da fragilità valutando l’adeguato avvio del trattamento anti-osteoporotico. • Nel nostro campione anche i pazienti provvisti di ausilio per il cammino potevano cadere in quasi la metà dei casi, a conferma di come le cadute nei pazienti con MP presentino un’origine multifattoriale e non siano solo correlate ai disturbi della marcia. Dopo un evento fratturativo è necessario che il clinico rivaluti tutti i fattori di rischio di caduta. BIBLIOGRAFIA “Diagnosi, stratificazione del rischio e continuità assistenziale delle Fratture da Fragilità”, Linea guida pubblicata nel Sistema Nazionale Linee Guida Istituto Superiore di Sanità, Roma, 18 ottobre 2021. Parkinsons’s disease and osteoporosis: basic and clinical implications. Carolina A Figueroa, Clifford J Rosen. Expert Rev Endocrinol Metab. 2020 May; 15(3):185-193.
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Effetto combinato di terapia medica e trattamento riabilitativo nella neuropatia atassica cronica con anticorpi anti-disialosil IgM (CANDA): un case report
Effetto combinato di terapia medica e trattamento riabilitativo nella neuropatia atassica cronica con anticorpi anti-disialosil IgM (CANDA) Balestro G (a), Ortolani L (b), Picelli A (a), Marcante A (b) – mail: andrea.marcante@aulss8.veneto.it (a) Università degli Studi di Verona, Dipartimento di Neuroscienze, Biomedicina e Movimento, Sezione di Medicina Fisica e Riabilitativa, Verona. (b) U. O. C. Recupero e Riabilitazione Funzionale – Lonigo, Ulss8 Berica. Introduzione Con l’acronimo CANDA (dall’inglese Chronic Ataxic Neuropathy with anti-Disialosyl IgM Antibodies) si indica una rara forma di neuropatia atassica sensoriale immunomediata con andamento progressivo e fortemente disabilitante, caratterizzata da disturbo dell’andatura correlato a deficit sensoriale, ipo-/areflessia e positività agli anticorpi anti-GD1b IgM. In letteratura sono riportate alcune ipotesi eziopatogenetiche e le prime evidenze terapeutiche, tuttavia mancano evidenze relative a possibili approcci riabilitativi per pazienti affetti da CANDA. In questo Case Report descriviamo il caso di un paziente (maschio, 45 anni) con diagnosi di CANDA, esordita dopo intervento di appendicectomia nell’ottobre 2018. Da allora il paziente è stato trattato con cicli mensili di immunoglobuline endovena (Ig EV) e terapia steroidea per os. Per ridurre la frequenza dei cicli terapeutici e per mantenere più costante nel tempo la performance motoria, a ottobre 2022 il paziente è stato sottoposto a plasmaferesi con ulteriore successivo peggioramento clinico. Materiali e Metodi In considerazione dell’aggravarsi dei deficit motori e della riduzione delle autonomie, il paziente è stato sottoposto a nuovo ciclo di Ig EV e a successivo trattamento riabilitativo intensivo in regime di ricovero, finalizzato al rinforzo muscolare degli arti inferiori, alla stimolazione e rieducazione propriocettiva, al miglioramento dell’autonomia nella verticalizzazione, al training dell’equilibrio e del passo con ausili. Il trattamento riabilitativo prevedeva sedute individuali pluriquotidiane (90 minuti per 2 volte al giorno) per 5 giorni a settimana. Il paziente è stato valutato da un unico operatore (medico fisiatra): – all’inizio del ricovero (T0), – al termine di un secondo ciclo con Ig EV (T1, a 20 giorni da T0) – e alla dimissione (T2, a 35 giorni da T0). SCALE DI VALUTAZIONE: • Barthel Index (BI); • Scala Functional Independence Measure (FIM); • Scala Medical Research Council (MRC) applicata ai quattro arti; • Questionario sullo stato di salute Short Form-12 (Mental Component Score, MCS-12); • Modified Toronto Clinical Neuropathy Score (mTCNS); • Esame obiettivo neurologico e rappresentazione grafica della distribuzione di parestesie e deficit di sensibilità tattile superficiale e dolorifica. Risultati Nel corso del ricovero si è riscontrato un discreto miglioramento della forza nei movimenti di flesso-estensione dei principali distretti articolari degli arti inferiori (MRC Sum score agli AAII: 19/30 al T0, 22/30 al T1, 23/30 al T2), in particolare a livello prossimale. Pressoché immodificate nel corso del ricovero l’ipoestesia (in arancio in figura), l’anestesia (rosso) e le parestesie (verde) tipo formicolio “a calza” obiettivate bilateralmente all’ingresso. Regredito al T1 (e mantenuto al T2) il deficit di sensibilità dolorifica (blu) rilevato al T0. Si è registrato, inoltre, un progressivo miglioramento della performance motoria del paziente (FIM parte motoria: 72 al T0, 76 al T1 e 79 al T2) e del suo livello di autonomia nelle attività della vita quotidiana (BI: 50/100 al T0, 60/100 al T1 e 75/100 al T2). Il paziente si è dimostrato motivato e compliante al trattamento riabilitativo proposto, con miglioramento dell’umore e della sua fiducia nelle possibilità di recupero e miglioramento della qualità di vita (MCS-12: 33 al T0, 54 al T1 e 57 al T2). Conclusioni Nel caso descritto, la combinazione di terapia con Ig EV e riabilitazione intensiva in regime di ricovero ospedaliero si associa a un miglioramento della forza muscolare agli arti inferiori e della performance motoria globale, che si correla a un rilevante miglioramento dell’autonomia e della qualità di vita del paziente. Il trattamento con plasmaferesi si è invece associato a un peggioramento del quadro clinico. Questo è il primo caso in letteratura in cui si riporta l’effetto combinato di trattamento riabilitativo e terapia farmacologica nella neuropatia atassica cronica con anticorpi anti-disialosil (CANDA). Per confermare l’efficacia di tale approccio sarà necessario applicarlo ad un numero più esteso possibile di pazienti, compatibilmente con la bassa prevalenza della patologia. Bibliografia – Willison HJ et al., The clinical and laboratory features of chronic sensory ataxic neuropathy with anti-disialosyl IgM antibodies. Brain. 2001 Oct;124(Pt 10):1968-77. doi: 10.1093/brain/124.10.1968. – Garcia-Santibanez R et al., CANOMAD and other chronic ataxic neuropathies with disialosyl antibodies (CANDA). J Neurol. 2018 Jun;265(6):1402-1409. doi: 10.1007/s00415-018-8853-4. Epub 2018 Apr 9. – Marastoni D et al., Sustained response to subcutaneous immunoglobulins in chronic ataxic neuropathy with anti-disialosyl IgM antibodies (CANDA): report of two cases and review of the literature. J Neurol. 2020 Aug;267(8):2353-2361. doi: 10.1007/s00415-020-09843-y. Epub 2020 Apr 28.
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Utilizzo dei seriuos game nella riabilitazione della sclerosi multipla: a sistematic review
UTILIZZO DEI SERIUOS GAME NELLA RIABILITAZIONE DELLA SCLEROSI MULTIPLA: A SISTEMATIC REVIEW INTRODUZIONE La sclerosi multipla è una malattia cronica, infiammatoria e degenerativa del sistema nervoso centrale, caratterizzata dalla formazione multifocale e disseminata di lesioni infiammatorie demielinizzanti che portano a danno e perdita assonale. Dal punto di vista clinico si manifesta con sintomi neurologici come disturbi visivi, sensoriali, fatica e perdita della forza muscolare, disturbi dell’andatura, disfunzione vescicale e intestinale. La terapia riabilitativa consiste nella kinesiterapia, nella massoterapia e nell’idroterapia. I disturbi dell’equilibrio e coordinazione causano difficoltà nel movimento, quindi sono necessari esercizi che aumentino la stabilità durante la deambulazione, prevengano le cadute e migliorino il controllo posturale. Una delle sfide più importanti nella riabilitazione è quella di mantenere i risultati ottenuti in termini di “autonomia funzionale”. Ciò potrebbe essere parzialmente raggiunto, applicando la nuova realtà virtuale emergente e le tecnologie di SG per un trattamento divertente e non invasivo che si è dimostrato abbastanza efficiente ed efficace nel migliorare lo stato di salute dei pazienti affetti da SM e il loro reinserimento in società. In particolare, le suddette tecnologie forniscono un feedback sensoriale artificiale, consentendo al paziente di sperimentare attività ed eventi simili a quelli della vita reale e di sviluppare capacità motorie e cognitive in un ambiente 3D inclusivo che riproduce il mondo reale, oltre ad essere poco costoso e facilmente configurabile a casa del paziente. MATERIALI E METODI Per la ricerca degli studi da analizzare sono stati utilizzati tre data- base elettronici, Pubmed, Cochrane Library e Physiotherapy Evidence Database (PEDro), cercando parole chiave come rehabilitation and physical therapy, wii, multiple sclerosis e soltanto wii and multiple sclerosis. RISULTATI Un totale di 39 studi sono stati trovati in seguito alla ricerca elettronica sulle tre piattaforme. Tutti indagano l’utilizzo, o la possibilità di utilizzare, la console Nintendo Wii e alcuni dei suoi accessori (principalmente la Wii Balance Board), alcuni dei suoi software (come Wii Fit), nei pazienti affetti da sclerosi multipla per quanto riguarda diversi outcome: l’equilibrio, il cammino, l’attività fisica, la fatica, le funzioni dell’arto superiore, la forza muscolare, la qualità della vita e la disabilità. I pazienti inclusi negli studi avevano generalmente un’età compresa tra i 18 e i 65 anni, con una diagnosi di malattia risalente a non più di 20 anni prima, e un punteggio all’EDSS ≤6,5. Per quanto riguarda la durata e la frequenza del trattamento, in tutti gli studi i soggetti arruolati hanno sostenuto sessioni di durata variabile dai 10 ai 60 minuti, con frequenza tra le due e le cinque volte a settimana, con una durata del trattamento da quattro settimane a dodici mesi. Le scale e i test di valutazione utilizzate per la misurazione degli outcome hanno incluso: Berg Balance Scale, Modified Fatigue Impact Scale, Hole Peg Test, Box and Block test, EQ-5D visual analogue scale, Dynamic Gait Index, item MS Walking Scale, Activities-Specific Balance Confidence Scale, Timed Chair Stand test, Physical Activity and Disability Survey, item Short Form Health Status Survey e World Health Organization Disability Assessment Schedule questionaire. CONCLUSIONI Al termine di questa revisione sistematica della letteratura e all’analisi degli studi presi in esame, giungiamo alle conclusioni che la console Nintendo Wii, in concomitanza con alcuni dei suoi strumenti e software può essere un utile strumento da utilizzare nei pazienti affetti da sclerosi multipla per aumentarne la compliance al trattamento riabilitativo e il grado di soddisfazione al termine della terapia. Dal punto di vista degli outcome, può essere utilizzata principalmente, in questa categoria di pazienti, al pari dei trattamenti tradizionali, per trattare i disturbi dell’equilibrio, anche se, l’uso della console associato a esercizi di equilibrio specifici, anziché ad un training fisico generico, potrebbe risultare più efficace delle terapie standard. Oltre che sui deficit di equilibrio, l’utilizzo di tale console potrebbe influire in maniera positiva sulla forma fisica e sulla fatica, sulla qualità della vita e sulla disabilità, contribuendo anche ad eliminare alcune barriere sociali, nei pazienti affetti da sclerosi multipla. BIBLIOGRAFIA 1. Prosperini, L.; Fortuna, D.; Giannì, C.; Leonardi, L.; Marchetti, M.; Pozzilli, C. Home-based balance training using the wii balance board: A randomized, crossover pilot study in multiple sclerosis. Neurorehabilit. Neural Repair 2013. 2. Kalron, A.; Fonkatz, I.; Frid, L.; Baransi, H.; Achiron, A. The effect of balance training on postural control in people with multiple sclerosis using the CAREN VR system: A pilot randomized controlled trial. J. Neuroeng. Rehabil. 2016. 3. Plow, M.; Finlayson, M. Potential Benefits of Nintendo Wii Fit Among People with Multiple Sclerosis. Int. J. MS Care 2011.
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Efficacia dell’Expiratory Flow Accelerator therapy (EFA®) in pazienti con Morbo di Parkinson e disfagia: studio pilota
Efficacia dell’Expiratory Flow Accelerator therapy (EFA®) in pazienti con Morbo di Parkinson e disfagia: studio pilota Locatelli M.1, Cima A.,2 Bossi N. 3 1. Istituti Clinici Scientifici Maugeri, U.O. Riabilitazione Neuromotoria, Lissone 2. Fondazione Serena ONLUS, Centro clinico NEMO, Milano 3. Casa di Cura le Terrazze, Cunardo INTRODUZIONE Il morbo di Parkinson (MP) è la seconda patologia neurodegenerativa più comune, con una prevalenza di 173,5 casi ogni 100.000 abitanti. A seconda dello stadio di malattia si osservano disfunzioni dei pattern deglutitori e dei meccanismi di protezione delle vie aeree, a cui seguono severe complicanze, quali polmonite ab ingestis, malnutrizione e disidratazione. Tra i segni clinici più evidenti si individuano ristagni ipofaringei di bolo e saliva, nonché un’amentata soglia di attivazione del riflesso di tosse. A fronte di questi deficit, negli ultimi anni, la letteratura ha riportato beneficio nell’utilizzo di tecniche derivate dalla riabilitazione respiratoria. L’utilizzo della tecnologia Expiratory Flow Accelerator (EFA®), in particolare, ha mostrato miglioramenti nella clearance delle secrezioni mediante accelerazione del flusso espiratorio spontaneo del paziente per effetto Venturi. Tale fenomeno favorisce la gestione delle secrezioni nelle basse e alte vie aeree, riducendo così il rischio di penetrazione e inalazione. I suoi possibili benefici nella popolazione con MP e disfagia non sono però ancora stati indagati. OBIETTIVO Verificare l’impatto di un intervento con tecnologia EFA, associato alla standard therapy (ST) per la disfagia, sugli outcome deglutitori e respiratori nella popolazione di soggetti con MP e disfagia. CAMPIONE E CRITERI DI INCLUSIONE Sono stati arruolati 12 soggetti, selezionati secondo i seguenti criteri: Criteri di inclusione • diagnosi di MP • stabilità del quadro clinico • diagnosi di disfagia (ASHA-NOMS < 6) • assenza di deterioramento cognitivo (MMSE ≥24) Criteri di esclusione • disfagia secondaria ad altre malattie ≠ da MP • controindicazioni alla mobilizzazione delle secrezioni • infezioni delle basse-alte vie aeree • deficit cognitivo (MMSE < 24) INTERVENTO • GRUPPO SPERIMENTALE (S - n=6 soggetti) terapia standard per la disfagia (ST) + trattamento con tecnologia EFA due volte al giorno per 20 minuti/seduta, per la durata di un mese • GRUPPO DI CONTROLLO (C - n=6 soggetti) terapia standard per la disfagia (ST) per la durata di un mese In entrambi i gruppi le abilità deglutitorie e respiratorie sono state valutate pre e post trattamento, l’analisi dei dati è avvenuta secondo l’intention-to-treat (ITT) MIUSURE DI OUTCOME • Outcome primari (deglutitori): - Pooling Score (P-Score), P-SCA e scala DOSS per la valutazione di ristagni, sensibilità glottica e della dinamica deglutitoria - Mann Assessment of Swallowing Ability (MASA) - ASHA NOMS - Mealtime Assessment Scale (MAS) - SWAL -QOL e VAS-D • Outcome secondari (respiratori): - VAS -R e numero di riacutizzazioni polmonari (+/- 2 mesi dallo studio) RISULTATI Il presente studio pilota quasi-randomizzato e controllato in singolo cieco, è stato condotto presso gli Istituti Clinici Scientifici Maugeri-Lissone (febbraio-settembre 2022). I dati sono stati analizzati tramite il software SPSS, verificando confrontabilità dei due gruppi per variabili demografiche (età, sesso) e per gravità della disfagia (scala DOSS); a questa è seguita la verifica della presenza di differenze significative nei valori riportati alle scale di outcome pre e post trattamento, attraverso il test wilcoxon. I valori p ≤ 0,05 sono stati considerati statisticamente significativi (*) La tabella riporta la presenza (+) /assenza (-) della sensibilità glottica, testata durante l’esame fibroendoscopico, eseguito al termine del trattamento, rispettivamente nel gruppo sperimentale (s) e di controllo (c) CONCLUSIONI I risultati mostrano come la tecnologia EFA, associata alla ST per la disfagia, abbia portato un miglioramento maggiore nella gestione dei ristagni ipofaringei con diverse consistenze nel gruppo sperimentale. Tali dati suggeriscono come questa possa essere ritenuta uno strumento utile per il logopedista, ad integrazione della ST, considerando anche il suo facile utilizzo al domicilio. Risultano migliorate anche QOL correlata alla disfagia, sicurezza ed efficacia della deglutizione durante il pasto, nonché la percezione di ingombro nelle basse vie. I risultati qualitativi suggeriscono inoltre un possibile impatto positivo dell’EFA sulla sensibilità nelle alte vie aeree, con conseguente effetto benefico sulla presenza del riflesso di tosse e sulla riduzione del numero di riacutizzazioni polmonari, anche se non è ancora possibile trarre conclusioni definitive. Si suggerisce prosecuzione dello studio e ampliamento del campione, per verificare l’affidabilità dei risultati. BIBLIOGRAFIA • Schindler, A., Pizzorni, N., Cereda, E., Cosentino, G., Avenali, M., Montomoli, C., Abbruzzese, G., Antonini, A., Barbiera, F., Benazzo, M., Benarroch, E., Bertino, G., Clavè, P., Cortelli, P., Eleopra, R., Ferrari, C., Hamdy, S., Huckabee, M. L., Lopiano, L., Marchese-Ragona, R., … Alfonsi, E. (2021). Consensus on the treatment of dysphagia in Parkinson's disease. Journal of the neurological sciences, 430, 120008. • Effectiveness of interventions for dysphagia in Parkinson disease: a Systematic Review; 1-23. Pooja Gandhi, Catriona M Steele (2021). • Riboldazzi, G., Spinazza, G., Beccarelli, L., Prato, P., Grecchi, B., D'Abrosca, F., & Nicolini, A. (2020). Effectiveness of expiratory flow acceleration in patients with Parkinson's disease and swallowing deficiency: A preliminary study. Clinical neurology and neurosurgery, 199, 106249. https://doi.org/10.1016/j.clineuro.2020.106249.
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Il carico assistenziale sul caregiver della persona con esiti di stroke: studio retrospettivo
IL CARICO ASSISTENZIALE SUL CAREGIVER DELLA PERSONA IN ESITI DI STROKE Introduzione Lo stroke è una delle principali cause di disabilità nel mondo. Molti pazienti ricadono nelle fasce di età più avanzate, e presentano sequele disabilitanti che rendono necessaria qualche forma di assistenza. Essa è in genere offerta da famigliari, che assumono il ruolo caregivers. Il carico emotivo e materiale che grava su di essi può essere considerevole, con effetti negativi sulla salute e sull’equilibrio famigliare. La valutazione di tale carico assistenziale (burden of care) è importante per pianificare gli opportuni interventi. Il Caregiver Strain Index (CSI) è uno strumento diffusamente utilizzato per questo scopo; è stato impiegato in diverse condizioni patologiche, compreso l’ictus cerebrale. Scopo di questo studio è di valutare l’impatto sul caregiver dell’assistenza al paziente con esiti di stroke, a distanza dalla dimissione dalla struttura riabilitativa, ed analizzare quali fattori possano influenzarlo. Materiali e Metodi Lo studio retrospettivo è stato svolto su 32 pazienti affetti da esiti di stroke ischemico od emorragico (21M, 11F) di età media 70 aa (SD 12) che erano stati ricoverati struttura riabilitativa dopo la fase acuta, e sui loro caregivers. Sono stati valutati presso un ambulatorio di follow-up dedicato nel periodo marzo 2022-febbraio 2023 ad un intervallo medio di 155 giorni dall’ictus (SD 96). Per i pazienti sono stati raccolti dati demografici (età, genere) e clinici (sede/tipo di lesione, presenza di afasia, neglect, spasticità, deficit sensibilità, dolore alla VAS). Sono stati somministrati: Motricity Index (MI), Trunk Control Test( TCT); Barthel Index, Walking Handicap Scale (WHS). In 16 pazienti è stata valutata la forza (Hand e finger grip) a entrambi gli aa.sup. Al caregiver è stato somministrato il CSI; ed è stato valutato se avesse effettuato sedute di addestramento all’assistenza durante il periodo di degenza. Oltre all’analisi descrittiva, sono state analizzate le possibili correlazioni fra il punteggio al CSI del caregiver e le variabili cliniche e funzionali relative al paziente. Risultati Variabili cliniche e funzionali pazienti: 18 ischemici, 14 emorragici; afasia: 6 pz.; neglect: 2 pz.; spasticità: 10 pz.; VAS dolore (mediana): 0; Barthel (mediana: 70; TCT (mediana):79.5; MI Arto SUP. (mediana):49; MI Arto INF (mediana):75;WHS (mediana) 3.5; Hand grip dx. (media):21,6; Hand grip sx. (media):21,1. Variabili caregiver: Ruolo: 17 moglie/compagna, 5 marito/compagno, 7 figlio/a, 3 altro. 17 caregiver avevano fatto addestramento. Punteggio CSI (mediana):6; Item CSI più riportato “limita la mia vita”(20 casi); Item CSI meno riportato .“E’ un peso economico” (5 casi). Statistica inferenziale: Correlazione significativa fra punteggio CSI ed età, BARTHEL, TCT Conclusioni Un livello elevato di sforzo assistenziale è stato rilevato in quasi la metà degli intervistati, a conferma del particolare impatto dello stroke sul sistema famigliare. Tra i fattori clinici e demografici, sono risultati significativamente correlati a tale parametro Barthel Index, TCT ed età del paziente, ad evidenziare come la gravità delle condizioni cliniche siano predittive di un maggior burden of care. Significativo della percezione del carico assistenziale da parte del caregiver “famigliare” appare inoltre l’item più riportato nella compilazione del CSI, “limita la mia vita”, inteso come limitazione delle attività di vita quotidiana e non influenzato dall’aspetto economico, che risulta invece l’item meno rappresentato. Bibliografia • Camak DJ. Addressing the burden of stroke caregivers: a literature review. J Clin Nurs. 2015;24(17- 18):2376-82. • Fugazzaro S, Denti M, Accogli MA, Costi S, Pagliacci D, Calugi S, Cavalli E, Taricco M, Bardelli R, On Behalf Of Look After Yourself Project. Self-Management in Stroke Survivors: Development and Implementation of the Look after Yourself (LAY) Intervention. Int J Environ Res Public Health. 2021 May 31;18(11):5925. • Sullivan MT. Caregiver Strain Index (CSI). Home Healthc Nurse 2003;21:197-198.
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Gestione del piede spastico equinovaro in pazienti pediatrici affetti da Paralisi Cerebrale: reperi anatomici per le branche motorie del nervo tibiale per l’esecuzione di blocchi nervosi selettivi
Gestione del piede spastico equinovaro in pazienti pediatrici affetti da Paralisi Cerebrale Infantile: reperi anatomici per le branche motorie del nervo tibiale per l’esecuzione di blocchi nervosi selettivi Alessandro PICELLI, PhD 1-3, Rita Di CENSO, MD 1, Alessandro ZADRA, MD 1, Silvia FACCIOLI, MD a4-5, Nicola SMANIA, MD 1-2 and Mirko FILIPPETTI, MD 1-2 1Centro di Ricerca in Riabilitazione Neuromotoria e Cognitiva, Sezione di Medicina Fisica e Riabilitativa, Dipartimento di Neuroscienze, Biomedicina e Movimento, Università degli Studi di Verona, Verona, Italia; 2 UOC Neuroriabilitazione, Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata di Verona, Italia; 3 Canadian Advances in Neuro-Orthopaedics for Spasticity Congress (CANOSC), Kingston, ON, Canada; 4 AUSL IRCCS di Reggio Emilia, Reggio Emilia, Italia; 5 Dipartimento di Scienze Biomediche, Metaboliche e Neuroscienze, Università di Modena e Reggio Emilia, Modena, Italia. Introduzione Il piede spastico equinovaro è una delle manifestazioni più frequenti nell’ambito delle sindromi spastiche della Paralisi Cerebrale Infantile. Il blocco nervoso diagnostico può essere eseguito per valutare i muscoli coinvolti nello sviluppo di tale deformità e redigere il progetto riabilitativo più appropriato per il paziente, che preveda l’utilizzo di tossina botulinica in muscoli specifici, oppure l’esecuzione di una neurotomia selettiva, della chemodenervazione o di un intervento chirurgico. Il blocco diagnostico delle branche motorie del nervo tibiale ha un’applicazione limitata in ambito pediatrico, anche a causa dell’assenza di affidabili reperi anatomici in grado di supportare la procedura di iniezione perineurale di anestetico. Scopo dello studio L’obiettivo principale di questo studio è stato quello di identificare ecograficamente i reperi anatomici per le branche motorie del nervo tibiale per i muscoli gastrocnemio mediale, gastrocnemio laterale, soleo e tibiale posteriore in pazienti pediatrici affetti da piede spastico equinovaro in Paralisi Cerebrale Infantile. Materiali e Metodi Criteri di inclusione: • Età 6-16 anni; • Presenza di spastic equinovarus foot dovuto a PCI • Scala di Ashworth modificata (MAS) in dorsiflessione ≥ 1 Criteri di esclusione: • Presenza di deformità ossee o contrattura fissa (MAS=4) dell’arto inferiore (AI) in esame • Precedenti trattamenti dello spastic equinovarus foot con tossina botulinica, procedure chirurgiche o agenti neurolitici • Altre patologie neurologiche e/o ortopediche dell’arto inferiore in esame L’analisi statistica è stata condotta mediante il programma SPSS per Macintosh versione 22 (SPSS Inc, Chicago, IL, USA). La statistica descrittiva è stata utilizzata per definire la localizzazione delle branche motorie del nervo tibiale nello spazio. Sono stati considerati significativi i dati con P value < 0,05. Valutazione clinica Paziente supino • Lunghezza dell’arto inferiore affetto • Scala di Ashworth modificata (MAS), Scala di Tardieu (TS)con grado e angolo di spasticità, PROM in dorsiflessione Paziente prono • Individuare un sistema di coordinate anatomiche sulla cute dell’arto inferiore affetto con l’ausilio di una penna dermografica considerando una linea verticale che unisce la metà della fossa poplitea e l’inserzione del tendine di Achille a livello calcaneare e una linea orizzontale tangente all’apice della testa della fibula • Valutazione ecografica: identificare le branche motorie del nervo tibiale (Fig.A) per i muscoli gemello mediale (Fig. B), gemello laterale (Fig.B), soleo (Fig C) e tibiale posteriore (Fig. D) e valutare la profondità dal piano cutaneo Risultati Conclusioni: • I reperi anatomici per localizzare le branche del nervo tibiale sono utili per facilitare le procedure di blocco nervoso diagnostico negli adulti e nella popolazione pediatrica, migliorando la tollerabilità della procedura, la velocità e la qualità di esecuzione e, di conseguenza, la gestione del piede spastico equinovaro.
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La magia delle arti e del teatro, ponte tra vissuto psicomotorio, emotività ed inclusione
La magia delle arti e del teatro, ponte tra vissuto psicomotorio, emotività ed inclusione. Abbati P. 1, Corati M.2, Igharo V.3, Bontempelli S.4, Cantelli S. 4, Cantoni M. 4, Ferrari C.5, Martinelli G.1, Colla D.1, Saviola D.6, De Tanti A.7 1 Psicomotricista, Centro Cardinal Ferrari. 2 Regista curatore, Centro Cardinal Ferrari. 3 Educatore Professionale, Pedagogista clinico Centro Cardinal Ferrari. 4 Terapista Occupazionale, Centro Cardinal Ferrari. 5 Regista, Gruppo Progetti e Teatro. 6 direttore Clinico e Neurologico, Centro Cardinal Ferrari. Introduzione. La collaborazione fra il Centro Cardinal Ferrari, il Comune e l’Istituto Scolastico Comprensivo è avviata da molti anni per promuovere iniziative e progetti di prevenzione, integrazione e sviluppare una coscienza comune attenta e sensibile alle differenze e fragilità, in particolare delle persone appartenenti all’età evolutiva. L’idea proposta è nata in concomitanza del decennale del laboratorio di “Arte terapia e teatro” attivo presso il nostro Centro e la “Bandiera Lilla” ricevuta dal Comune. Quest’ultima è un riconoscimento nazionale per quei Comuni che si sono contraddistinti per il turismo accessibile, caratterizzato da accortezza e sensibilità verso i soggetti portatori di disabilità motorie, plurisensoriali e/o altre patologie. In questa occasione abbiamo organizzato attività ludiche in cui ragazzi delle scuole e i nostri pazienti coetanei hanno condiviso le esperienze con entusiasmo ed empatia. Il progetto ci è sembrata un’opportunità, che ha permesso ragazzi “disabili” e “normodotati di essere coinvolti in esperienze d’integrazione, inclusione, condivisione. soprattutto dopo l’isolamento, l’impoverimento sociale ed emotivo causato dal Covid Questo breve percorso di arte e teatro ha permesso loro di conoscersi e meglio comunicare fino alla realizzazione di una rappresentazione teatrale. Obbiettivi. Promuovere esperienze di condivisione, integrazione inclusione. Favorire attraverso attività motorie spazio-temporali una maggior consapevolezza del se corporeo rispetto all’altro e allo spazio fisico. Conoscere e sperimentare diverse modalità di comunicazione: verbale, mimico-gestuale e mediante gli i ausili. Approfondire le emozioni con l’analisi di alcune opere pittoriche. Sviluppare la creatività grafica e una maggior sensibilità introspettiva. Sperimentare tecniche teatrali di base di espressione corporea in relazione allo spazio scenico. Materiali e Metodi. Sono stati reclutati 7 alunni della scuola primaria di secondo grado del Comune di Fontanellato e 7 pz in età evolutiva seguiti dal nostro Centro. Per la realizzazione della scenografia sono state utilizzate maschere di cartapesta colorate realizzate dai pz; selezionate musiche per la colonna sonora; scelte opere di Antonio Ligabue con particolare riferimento ad autoritratti ed immagini di animali; alcuni pz hanno potuto esprimersi utilizzando tablets, puntatore oculare e sintetizzatore vocale; sono state applicate tecniche teatrali di base per la gestione del corpo in relazione allo spazio scenico. Sono stati proposti giochi psicomotori finalizzati alla motricità consapevole ed ad una maggiore presa di coscienza del proprio schema corporeo. Le diverse attività si sono svolte a scuola per per gli alunni e in struttura per i nostri giovani pazienti, poi, tutti insieme sono stati coinvolti nelle prove a teatro e per la concretizzazione dello spettacolo. Si è poi visitata la mostra allestita all’interno del Centro realizzata dai pz adulti e dai ragazzi durante il laboratorio di Arte Terapia. Risultati e Conclusioni. L’obiettivo del progetto è stato raggiunto con la realizzazione dello spettacolo “Impronte: la compagnia degli animali” svoltosi presso il teatro comunale di Fontanellato. L’esperienza ha portato i ragazzi a mettere “in gioco se stessi “confrontandosi con le diversità proprie di ognuno di loro. I giovani attori hanno creato un’identità di gruppo, si sono supportati gli uni con gli altri per superare i limiti imposti dalla disabilità, per gestire la paura degli imprevisti, di sbagliare, la possibile derisione dei compagni, i giudizi degli insegnanti e dei genitori, fino ad arrivare alla condivisione della gioia a spettacolo concluso. L’esperienza ha permesso di sensibilizzare i ragazzi, ma anche gli adulti, all’importanza di comunicare, di essere ascoltati a prescindere dal come lo si fa. L’utilizzo degli ausili ha consentito ad alcuni dei giovani attori di recitare sopra un palco di fronte ad un pubblico, di provare emozioni uniche che solo il teatro può dare. Per concludere: l’esperienza è stata decisamente motivante sia per i giovani attori sia per i ragazzi che hanno partecipato al progetto ed assistito allo spettacolo. Gratificati sono risultati gli insegnanti e le famiglie, soprattutto i genitori dei nostri pazienti sorpresi ed emozionati di vedere i propri figli recitare sul palco; una soddisfazione anche per gli operatori sanitari che hanno dato visibilità al proprio lavoro più spesso circoscritto nel setting terapeutico. Un’occasione di arricchimento unica per tutti i protagonisti dell’evento. Bibliografia 1. Vecchiato M. Psicomotricità relazionale. Le mappe emotivo-comportamentali dall’infanzia all’adolescenza. Edizione Armando, 2017. 2. Madera Maria R. L’arte del gesto e del movimento in psicomotricità. Edizioni Armando, 2022. 3. Bonato F. Emozioni sulla scena. Educazione emotiva a teatro. Edizioni Erickson, 2016
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Interventi di Teleriabilitazione sul decadimento cognitivo in pazienti post-ictus e con morbo di Parkinson
Interventi di Teleriabilitazione sul decadimento cognitivo in pazienti post-ictus e con morbo di Parkinson Contrada Marianna1, Arabia Gennarina2, Tonin Paolo1, Chiriaco Carmen2, Torchia Giusy2, Laganà Valentina2, Loris Pignolo1 1 Istituto S. Anna – Research in Advanced Neurorehabilitation, Crotone, Italia 2 Unità di Neurologia, Università Magna Graecia, Catanzaro, Italia Introduzione La teleriabilitazione (TR) è un tipo di trattamento che permette al paziente di usufruire di prestazioni di riabilitazione a distanza tramite il supporto delle nuove tecnologie. Sono sempre di più gli studi che evidenziano quanto la TR possa ridurre la permanenza in ospedale, facilitando l’accesso ai servizi soprattutto a quei pazienti che hanno disabilità motorie o barriere ambientali (Shenoy & Shenoy, 2018; Contrada et al., 2021). Nello specifico, i trattamenti di TR basati sulla stimolazione cognitiva (SC), sono stati recentemente proposti come un approccio utile per migliorare o stabilizzare le funzioni cognitive in pazienti con decadimento cognitivo (Cacciante et al., 2021). Il progetto ha previsto la messa a punto di un protocollo di SC a distanza fruibile dal paziente comodamente dal proprio domicilio, mediante la costruzione ad hoc di un ampio set di esercizi personalizzati. Questo studio ha lo scopo di mostrare l’efficacia di batterie di esercizi, che si adattano alle esigenze specifiche di pazienti che hanno avuto un ictus ischemico e di pazienti con morbo di Parkinson, con compromissione cognitiva da lieve a moderata (MMSE: 18-24; CDR: 0.5-1). Materiali e Metodi Ad oggi, sono stati arruolati 30 pazienti (15 con primo evento di ictus ischemico e 15 con morbo di Parkinson). La SC è stata erogata per 1 ora/giorno, 5 volte/settimana, per 4 settimane consecutive. Il setting sperimentale prevedeva due workstation basate su PC, utilizzando il Virtual Reality Rehabilitation System (VRRS-Khymeia, Italia) (Figura 1), una installata a casa del paziente (Figura 2) e l’altra monitorata dagli specialisti in clinica, che controllano e modificano gli esercizi anche durante lo svolgimento degli stessi. Tutti i trattamenti da remoto forniscono una connessione diretta, bidirezionale, online. Il modulo cognitivo comprende esercizi clinicamente validati ed organizzati per i seguenti domini: memoria, attenzione, prassicitá, matematica, logica. Il protocollo prevede due valutazioni neuropsicologiche, all’inizio e alla fine della SC. Inoltre, è stato indagato l’umore e lo stress dei caregiver e la loro qualità della vita. Risultati Dai risultati preliminari è emerso un miglioramento significativo, in entrambi i gruppi, nelle abilità prassiche, attenzionali e visuo-spaziali, nonché in quelle che valutano le capacità di memorizzazione (Figure 3 e 4). Per quanto riguarda l’umore dei pazienti e lo stress del caregiver, si è evidenziata una diminuzione significativa della gravità dello stato d’umore dei soggetti, in particolar modo nei pazienti post-ictus (Figure 5 e 6). Tra i vantaggi, inoltre, abbiamo riscontrato, l’efficienza temporale delle sessioni, il miglioramento della motivazione dei partecipanti, la consapevolezza del decadimento cognitivo da parte dei caregiver. Conclusioni Il ruolo che la SC ha dimostrato di svolgere nelle funzioni cognitive in questi pazienti, suggerisce come uno strumento di realtà virtuale TR ben definito per la riabilitazione cognitiva può essere efficace nel migliorare il funzionamento cognitivo. Se confermati in una coorte più ampia di pazienti, questi dati saranno di particolare valore per i pazienti che vivono in tutte le aree geografiche caratterizzate da una scarsità di servizi di riabilitazione specializzati. The project is granted by the Italian Ministry of the Health: Project MULTIPLAT_AGE “NET-2016- 02361805-5” Bibliografia • Shenoy, M. P., & Shenoy, P. D. (2018). Identifying the Challenges and Cost-Effectiveness of Telerehabilitation: A Narrative Review. Journal of Clinical & Diagnostic Research, 12(12). • Contrada, et al. (2021). Stroke Telerehabilitation in Calabria: A Health Technology Assessment. Frontiers in Neurology, 12. • Cacciante, et al. (2021). Cognitive telerehabilitation in neurological patients: systematic review and meta-analysis. Neurological Sciences, 1-16.
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Effetti neurofisiologici e Blood Flow Restriction: qual è il ruolo di una valutazione stabilometrica utilizzando la piattaforma robotica Hunova? Un pilot randomized cross-over study
Introduzione Negli ultimi anni, numerosi studi hanno sottolineato il ruolo della Blood Flow Restriction (BFR) in ambito riabilitativo evidenziando vantaggi in termini di forza e ipertrofia muscolare [1-2]. È interessante notare che la BFR è stata ampiamente studiata sia in soggetti sani che dopo infortunio o chirurgia, con diversi vantaggi dovuti al carico di allenamento inferiore e alla risposta ipertrofica delle fibre muscolari [3]. Tuttavia, al meglio della nostra conoscenza, nessuno studio precedente ha valutato le implicazioni a livello propriocettivo della metodica BFR. Pertanto, questo studio mirava a valutare gli effetti della BFR sull’equilibrio statico e dinamico mediante piattaforma robotica Hunova. Materiali e Metodi In questo studio cross-over randomizzato, una serie consecutiva di soggetti sani di età compresa tra 18 e 40 anni, senza fattori di rischio per trombosi, è stata assegnata in modo casuale al Gruppo A e al Gruppo B. Entrambi i gruppi sono stati sottoposti a valutazioni posturale e stabilometriche con e senza indossare un dispositivo BFR, applicato bilateralmente a livello della piega inguinale. I soggetti del gruppo A sono stati sottoposti prima ad una valutazione posturale indossando il dispositivo BFR, per poi rimuovere il dispositivo e procedere con la ripetizione delle valutazioni, mentre i soggetti del gruppo B hanno eseguito la valutazione iniziale senza BFR e poi con dispositivo BFR. Le prestazioni stabilometriche e di equilibrio sono state valutate dalla piattaforma robotica Hunova (Movendo Technology, Genova, Italia). Gli outcomes secondari sono stati Balance Error Scoring System (BESS), self-reported perceived balance (7-point Likert scale), comfort, e safety. Risultati Quattordici soggetti sono stati inclusi e assegnati in modo casuale al Gruppo A (n: 7, età media: 28,0 ± 4,20 anni, femmine/maschi: 3/4) e al gruppo B (n: 7, età media: 28,0 ± 7,04 anni, femmine/maschi: 3/4). Differenze significative sono state mostrate nei test di equilibrio in condizioni statiche eseguiti sulla piattaforma robotica Hunova, in termini di distanza media con occhi aperti (p = 0.019), range di oscillazione del tronco sul piano anteroposteriore con occhi aperti (p = 0.042), velocità media di oscillazione medio laterale con occhi aperti (p = 0.012) e range di escursione totale anteroposteriore con occhi chiusi (p = 0,041). Inoltre, il test di equilibrio elastico ha mostrato differenze significative in termini di indice di Romberg (p = 0,047). Non sono stati segnalati eventi avversi. Conclusioni I nostri risultati suggeriscono che la metodica BFR potrebbe influenzare l’equilibrio statico e dinamico in soggetti sani. Sono necessari ulteriori studi per caratterizzare il ruolo del BFR in un percorso riabilitativo integrato che tenga conto dell’effetto di questo dispositivo sul controllo posturale. Bibliografia • Slysz, J., J. Stultz, and J.F. Burr, The efficacy of blood flow restricted exercise: A systematic review & meta-analysis. J Sci Med Sport, 2016. 19(8): p. 669-75. • Chang, H., et al., Effects of Blood Flow Restriction Combined with Low-Intensity Resistance Training on Lower-Limb Muscle Strength and Mass in Post-Middle-Aged Adults: A Systematic Review and Meta-Analysis. Int J Environ Res Public Health, 2022. 19(23). • Wilkinson, B.G., J.J. Donnenwerth, and A.R. Peterson, Use of Blood Flow Restriction Training for Postoperative Rehabilitation. Curr Sports Med Rep, 2019. 18(6): p. 224-228.
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L’impatto della riabilitazione sulla perdita di massa ossea dei pazienti con lesione midollare: una revisione sistematica
Introduzione La lesione midollare (LM) è una condizione invalidante caratterizzata da compromissione della muscolatura scheletrica e rapida perdita ossea corticale e trabecolare [1]. La riabilitazione è una pietra miliare della gestione a lungo termine dei pazienti con LM [2,3]; tuttavia, la strategia riabilitativa ottimale per migliorare la salute delle ossa non è stata completamente caratterizzata. Pertanto, l’obiettivo di questo studio è stato di riassumere le prove a sostegno dell’efficacia dei diversi interventi riabilitativi sul trofismo osseo dei pazienti con LM. Materiali e Metodi Il 17 novembre 2022, è stata effettuata una ricerca sistematica in cinque database (PubMed, Scopus, Web of Science, Cochrane e PEDro) per identificare studi randomizzati controllati (randomized controlled trial – RCT) che valutassero i pazienti con LM sottoposti a trattamento riabilitativo. Gli outcome primari erano gli effetti macroscopici ossei. Gli outcome secondari erano i cambiamenti in termini di metabolismo osseo e outcome funzionali. L’analisi qualitativa degli studi inclusi nella revisione è stata effettuata utilizzando la scala PEDro, mentre la valutazione del rischio di bias è stata eseguita mediante la Cochrane Risk of Bias – versione 2 (RoB 2). Numero di registrazione PROSPERO: CRD42022376430. Risultati Su 499 record, 11 RCT hanno soddisfatto i criteri di eleggibilità e sono stati inclusi, per un totale di 301 pazienti (250 maschi e 51 femmine) con età media compresa tra 23,9±7,3 e 47,6±16,3 anni. Cinque studi hanno arruolato soggetti post-acuti, mentre 6 studi hanno valutato soggetti cronici. Il livello di LM era al rachide cervicale (5 studi), al rachide toracico (8 studi) e al rachide lombare (2 studi); 2 studi non hanno chiarito il livello della lesione. L’elettrostimolazione combinata con l’esercizio fisico è stata valutata da 5 studi, la verticalizzazione con standing è stata valutata da 3 studi, la vibrazione è stata valutata da 1 studio, l’ultrasuonoterapia è stata valutata da 1 studio e l’elettroagopuntura combinata con un campo magnetico pulsato è stata valutata da 1 studio. L’intervento riabilitativo è stato somministrato in combinazione con il trattamento farmacologico (3 studi) o da solo (8 studi). Effetti positivi in termini di densità minerale ossea (bone mineral density – BMD) sono stati riportati da 3 studi: uno studio ha riportato una diminuzione significativamente inferiore in termini di BMD femorale (p = 0,028) dopo l’elettrostimolazione abbinata ad esercizio fisico. Inoltre, lo studio ha riportato un effetto significativo nella perdita di BMD totale (p = 0,039). Uno studio ha riportato che l’effetto della verticalizzazione con standing riduceva la perdita ossea dello 0,5% (da -1,8% a 2,9%) (p = NR) rispetto al gruppo di controllo. Uno studio ha valutato il T score e la Z value dopo la riabilitazione e la verticalizzazione con standing robotico, che hanno dimostrato una differenza significativa con il gruppo di controllo (p = 0,04 e p = 0,03, rispettivamente). La valutazione della qualità in accordo con la scala PEDro ha segnalato 2 studi di scarsa qualità, 3 studi discreti, mentre i restanti 6 studi hanno prodotto punteggi di buona qualità. La valutazione del rischio di bias tramite la valutazione Rob2 ha rilevato alcune preoccupazioni in 9 studi su 11. Conclusioni I nostri dati suggeriscono che un approccio riabilitativo multimodale potrebbe essere un’opzione adeguata per migliorare la salute ossea nei pazienti con LM. I risultati di questa revisione sistematica hanno sottolineato che diversi interventi riabilitativi sono stati studiati per migliorare la salute delle ossa nei pazienti con LM, con risultati promettenti riportati in particolare per l’esercizio fisico combinato con elettrostimolazione e verticalizzazione con standing. Ulteriori studi sono necessari per caratterizzare la combinazione ottimale degli interventi non farmacologici che riducono la perdita ossea e migliorano il rischio di fratture nei pazienti con LM. Bibliografia [1] Invernizzi M, de Sire A, Renò F, Cisari C, Runza L, Baricich A, et al. Spinal Cord Injury as a Model of Bone-Muscle Interactions: Therapeutic Implications From in vitro and in vivo Studies. Frontiers in endocrinology. 2020;11:204. [2] Morone G, De Sire A, Martino Cinnera A, Paci M, Perrero L, Invernizzi M, et al. Upper Limb Robotic Rehabilitation for Patients with Cervical Spinal Cord Injury: A Comprehensive Review. Brain Sciences. 2021;11(12):1630. [3] Schultz KR, Mona LR, Cameron RP. Mental Health and Spinal Cord Injury: Clinical Considerations for Rehabilitation Providers. Current Physical Medicine and Rehabilitation Reports. 2022.
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Ictus cerebri in paziente affetta da Trisomia 13 e Sindrome da Anticorpi-Antifosfolipidi: Case Report
Descriviamo un approccio riabilitativo di una paziente affetta da trisomia parziale del braccio lungo del cromosoma 13, complicatasi con ictus ischemico a sede bulbare paramediana destra associata a sindrome da anticorpi antifosfolipidi LAC positiva. La trisomia 13, o sindrome di Patau, è un’anomalia genetica caratterizzata dalla presenza di tre copie del cromosoma 13. Il cromosoma 13 extra può essere completo, condizione molto grave che spesso determina la morte del neonato in fase prenatale o perinatale (1), oppure parziale. Nella maggior parte dei casi tutte le cellule dell’organismo presentano tre copie del cromosoma 13, quando invece la trisomia è limitata a un certo numero di cellule si parla di mosaicismo genetico (2). I segni e i sintomi caratteristici della sindrome di Patau sono: microcefalia, mielomeningocele, sordità, difetti oculari, malformazioni genitali, difficoltà respiratorie, dotto arterioso pervio, valvulopatie, destrocardia, reni con cisti, onfalocele. Le forme incomplete sono invece caratterizzate da disabilità intellettiva, epilessia a insorgenza precoce, deficit visivo e ipoacusia. La sindrome da anticorpi antifosfolipidi è una patologia autoimmune associata a tromboembolismo arterioso e venoso e complicanze della gravidanza (3). La paziente di 31 anni veniva ricoverata presso il nostro Reparto di Riabilitazione Intensiva ad Alta Complessità dell’Ospedale San Carlo Borromeo di Milano con diagnosi di emiplegia brachio-crurale sinistra in postumi di ictus ischemico a sede bulbare paramediana destra. In anamnesi nota malattia genetica rara: trisomia parziale del braccio lungo del cromosoma 13 con coinvolgimento della porzione distale della banda q31.2. Il gene coinvolto sembrerebbe il NALCN (Sodium Leak Channel, non selective), che codifica per un canale del sodio voltaggio dipendente. Possibile coinvolgimento anche del gene DNAJC3 che codifica per un inibitore delle protein chinasi, associato ad atassia, deficit di udito e diabete. Nella stessa regione mappano geni per il collagene tipo IV (COL4A1, COL4A2) e per i fattori della coagulazione. La nostra paziente presentava fin dall’infanzia disturbi del comportamento e difficoltà relazionali. Successiva insorgenza di epilessia, episodi di caduta a terra registrati mediante video-EEG e inquadrati come convulsioni psicogene non epilettiche, ipovisus bilaterale, deficit uditivo e ipertensione arteriosa. Durante la degenza riscontro di LAC positività; gli anticorpi anticardiolipina, anti beta2 microglobulina, anti nucleo e anti ENA risultavano negativi, come i test di screening per anomalie dei fattori della coagulazione, in particolare assenza di mutazione del gene per la protrombina, per il fattore V, per l’enzima MTHFR. La paziente veniva sottoposta a ulteriori accertamenti multidisciplinari: ecocodoppler venoso arti inferiori negativo per TVP-TVS; EGA in AA in clino e ortostatismo senza evidenza di desaturazione; ecografia cardiaca transesofagea con bolle senza evidenza di shunt a livello del forame ovale; spirometria semplice basale che rilevava volumi polmonari dinamici ai limiti inferiori di norma. Veniva impostato un Progetto Riabilitativo Individuale volto al recupero neuromotorio e al miglioramento dell’autonomia nelle ADL. Il programma riabilitativo comprendeva esercizi di rinforzo stenico dell’emisoma sinistro, neurofacilitazioni e stimolazioni plurisensoriali, esercizi propriocettivi e posturali per il recupero delle reazioni posturali, training dei passaggi posturali e dei trasferimenti in sicurezza, training del passo assistito con impiego di ausili, training delle ADL. Alla luce degli accertamenti effettuati l’evento ischemico veniva attribuito a microtrombosi arteriosa in LAC positività di nuovo riscontro, per cui veniva iniziata terapia con Warfarin con INR 2-3. Alla dimissione, dopo un mese di ricovero riabilitativo, si assisteva a un buon recupero della stenia dell’emisoma sinistro con presenza di tutti movimenti segmentari contro gravità e resistenza non massimale, prese e pinze digitali valide, movimenti fini della mano fluidi, non apparenti deficit sensitivi. Passaggi posturali fino alla stazione eretta eseguiti in autonomia, stazione eretta mantenuta con base d’appoggio allargata. Possibile la deambulazione senza ausili con supervisione in ambiente protetto. La presa in carico multidisciplinare e il trattamento riabilitativo mirato, in paziente con associazione di malattia genetica e patologia autoimmune della coagulazione, hanno consentito una buona stabilizzazione clinica e un miglioramento dal punto di vista funzionale e dell’autonomia al momento della dimissione (Modified Barthel Index 24 /100 → 82/100).
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Effetti di un programma di riabilitazione con Realtà Virtuale Immersiva sui sintomi motori e non motori in pazienti con Disturbo Motorio Funzionale
Effetti di un programma di riabilitazione con Realtà Virtuale Immersiva sui sintomi motori e non motori in pazienti con Disturbo Motorio Funzionale Marialuisa Gandolfi, Angela Sandri, Zoe Menaspà, Federica Bombieri, Christian Geroin, Denis Vidale, Marco Pirini, Mirta Fiorio, Michele Tinazzi Introduzione I disturbi motori funzionali (FMD) sono condizioni neurologiche altamente disabilitanti che si manifestano con sintomi motori e non motori. La riabilitazione è essenziale nella gestione multidisciplinare di questi pazienti per recuperare le capacità funzionali, gestire i sintomi non motori e migliorare la qualità della vita. Una direzione futura per la ricerca è sviluppare interventi riabilitativi che vadano ad agire sulle caratteristiche fisiopatologiche dei FMD [1, 2]. La realtà virtuale (VR) è un potente strumento riabilitativo che può agire contemporaneamente sulle tre caratteristiche cardine dei FMD (Attenzione, sulle convinzioni/aspettative e sul senso di agency). Ad oggi, tuttavia, non sono sono stati condotti studi in pazienti con FMD. Obiettivo Lo scopo dello studio è quindi valutare gli effetti di un trattamento riabilitativo con l’utilizzo di un protocollo di Realtà Virtuale immersiva (VRT) della durata di 5 giorni rispetto a un trattamento di riabilitazione convenzionale Metodi (CT) di uguale durata nel ridurre la severità dei sintomi motori e non motori e sulla percezione di cambiamento. 13 pazienti con diagnosi certa di FMD sono stati assegnati in modo casuale al VRT (n=6) o al CT (n=7). La riabilitazione VR ad hoc consisteva in esecuzione di exergames graduati con l’utilizzo di un sistema di VR 3D (5 giorni/settimana; 1 settimana); la CT consisteva nell’esecuzione di esercizi senza l’utilizzo dellaVR [3]. I pazienti sono stati valutati prima del trattamento e dopo 5 giorni di trattamento con la Simplified Functional Movement Disorders Rating Scale (S-FMDRS) (outcome primario), il Multidimensional Fatigue Inventory (MFI), il Brief Pain Inventory (BPI) e la il 7-point Clinical Global Impression (CGI) per la percezione del cambiamento. Risultati Il gruppo VR ha riportato cambiamenti più significativi rispetto al CT nella S-FMDRS (gruppo VR: -10,5 [-16,5;-4,5]; gruppo CT: 0 [-5;0]), nel punteggio totale dell’MFI (gruppo VR: -22 [-38;-8]; gruppo CT: -12 [-12;-2]), nelle sottoscale dell’MFI quali la riduzione della motivazione (gruppo VR: -7 [-8;1]; gruppo CT: 0 [-0. 5;0]) e la fatica mentale (gruppo VR: -5 [-7;-1]; gruppo CT: 0 [-1,5;1,5]); e nell’interferenza del BPI (gruppo VR: -19,5 [-22,75;-6,5]; gruppo CT: 0 [-1;3]). Non sono stati segnalati effetti collaterali durante il trattamento VR. Conclusioni Il trattamento VR è un’alternativa fattibile alla SIBT in clinica per ridurre la gravità dei sintomi motori e non motori nei pazienti con FMD.
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Efficacia dell’ortesi plantare sensori-motoria PRO-STEP sull’equilibrio ed i parametri del cammino in soggetti con malattia di Parkinson idiopatica
Efficacia dell’ortesi plantare sensori-motoria PRO-STEP sull’equilibrio ed i parametri del cammino in soggetti con malattia di Parkinson idiopatica Lena E, Pollet J, Ranica G, Buraschi R, Falso MV IRCCS Fondazione Don Carlo Gnocchi, Centro «E. Spalenza», Rovato (BS) Introduzione: Nella Malattia di Parkinson (PD) molti soggetti presentano disturbi nel processo di integrazione sensorimotoria ed un’ aumentata soglia di risposta rispetto alla sensibilità periferica, che influenzano negativamente la performance motoria. In letteratura si menziona l’utilizzo di dispositivi ortesici plantari con la finalità di indurre una timolazione plantare attraverso trame specifiche, stimolazione meccanica o stimolazione vibratoria nel tentativo di migliorare le alterazioni sensorimotorie. L’obiettivo di questo studio è quello di valutare l’effetto immediato e a distanza sull’equilibrio statico-dinamico e sulla cinematica del passo, in una coorte selezionata di soggetti con Malattia di parkinson di un ortesi plantare PRO-STEP® rispetto ad un ortesi plantare sham Materiali e Metodi: • Studio randomizzato controllato, triplo cieco rispetto al tipo di soletta assegnata. Inclusi 42 soggeti: 21 gruppo pro step; 21 gruppo pro ergonomico Pro Step – Caratteristiche Strutturali Base: similpelle spessore 1,15 mm
Struttura: Composito in fibra di vetro e resina epossidica a più strati in funzione del K-level [spessore 1,2 mm, densità 750 g/m*, triassiale]
Rivestimento: Eva termoformabile [spessore 2 mm, shore 35, Tlavoro= 110/120°] – Caratteristiche Funzionali K factor
• Delinea lo spessore della fibra di vetro che costituisce lo scafo del sottopiede (numero di fogli di fibra di vetro)
• Influisce sul grado di rigidità o resilienza del sottopiede e sull’arresto morbido o duro nella fase di rotolamento dell’andatura nella 3a-4a fase di oscillazione
• Variabile scelta in base al grado di stabilità ortodinamica ricercato nell’appoggio plantigrado 
B factor
• Distanza tra la punta della soletta e la superficie di appoggio (B1 = 1 cm, B2 = 3 cm, B3 = 5 cm)
• Fattore che influenza la spinta inerziale in avanti nella fase 3-4 di oscillazione Gruppo Sham – Caratteristiche Strutturali
Base: similpelle spessore 1,15 mm
Struttura: composito fibra di vetro/resina [ spes- sore 1,2 mm, Tlavoro= 90/95° C, densità= 900 Kg/m*, biassiale]
Rivestimento: Eva termoformabile [spessore 2 mm, shore 35, Tlavoro= 110/120°] – Caratteristiche Funzionali Plantare a valenza pro-ergonomica con sostegno della volta plantare mediale fisiologicamente ri- specchiante l’impronta plantare da calco Strutturalmente dotato di un rinforzo in composito in fibra di vetro e resina, in lastre, termoformabi- le, distribuito dal retropiede al mesopiede, fino a coprire l’intera regione metatarsale Privo di proprietà pro-elastica sull’avampiede Assenza di ritorno elastico in fase di push-off ed initial swing (assenza di spinta inerziale in avan- zamento) • Percorso riabilitativo ambulatoriale 10 settimane, 2 sedute a settimana: 60’ di fisioterapia 30’ di terapia occupazionale Programma di esercizi domiciliari • Diario giornaliero per monitorare: aderenza ai trattamenti domiciliari uso della soletta per almeno 6 ore/die Outcome: Time up&go (TUG) 10-meters walking test (10MWT) rilevazioni effettuate tramite sensore inerziale BTS G-Walk Berg Balance Scale (BBS) Short Form-12 (SF12) Likert Scale [0-4] Tempi di Valutazione: Le valutazioni sono state effettuate al tempo: T0 prima di indossare le solette T1 subito dopo aver indossato le solette T2 alla fine del ciclo riabilitativo T3 dopo 4 settimane dall’ultima valutazione Risultati: Aderenza media al trattamento → 81%. Gradimento rispetto all’ortesi proposta → valore mediano di 3 su una scala Likert [0-4]. Outcome motori → non sono state evidenziate differenze significative tra i due gruppi a nessuno dei tempi di valutazione considerati. Conclusioni: L’intervento proposto in altri studi sembrerebbe proporre l’uso di plantari con valore di stimolazione atipica su diverse zone di contatto della superficie plantare. Partendo dal valore pro-funzionale del fattore B, l’ortesi plantare Pro-Step promuoverebbe un’azione propulsiva attraverso una specifica azione meccanica diretta della stessa sull’avampiede. Possiamo ipotizzare che il rilevamento di risultati non significativi sulla cinematica del passo, derivanti dall’utilizzo del Pro-Step, sia da attribuire alla scelta del tipo di strumento di valutazione utilizzato nel nostro studio. Una analisi EMG del pattern di reclutamento muscolare dei flesso-estensori del piede, modulabile attraverso il fattore B del Pro-Step, nonché l’eventuale introduzione di altri fattori aptici di stimolazione plantare, potrebbero darci in futuro risultati molto più sensibili. L’alto grado di compliance e aderenza del paziente parkinsoniano, espresso nel nostro studio, risiede nel tipo di trattamento riabilitativo proposto Lo sviluppo futuro di questo studio dovrà concentrarsi sulla scelta di nuovi e forse più sensibili parametri di misurazione dei risultati, nonché sull’uso di dispositivi per misurare l’effetto biomeccanico atteso dall’uso del Pro-Step, come l’elettromiografia di superficie e /o sistemi di rilevamento plantare integrabili nel Pro-Step e in grado di rilevare l’escursione del COP e la posizione angolare della caviglia durante la deambulazione. Bibliografia 1. Brognara L, Cauli O. Mechanical Plantar Foot Stimulation in Parkinson’s Disease: A Scoping Review. Dis Basel Switz. 2020 May 10;8(2):E12. 2. Reina-Bueno M, Calvo-Lobo C, López-López D, Palomo-López P, Becerro-de-Bengoa-Vallejo R, Losa-Iglesias ME, et al. Effect of Foot Orthoses and Shoes in Parkinson’s Disease Patients: A PRISMA Systematic Review. J Pers Med. 2021 Nov 2;11(11):1136. 3. Lirani-Silva E, Vitório R, Barbieri FA, Orcioli-Silva D, Simieli L, Gobbi LTB. Continuous use of textured insole improve plantar sensation and stride length of people with Parkinson’s disease: A pilot study. Gait Posture. 2017;58:495–7.
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L’utilizzo della robotica come strumento di facilitazione nel percorso riabilitativo multidisciplinare del paziente con GCA. Un caso clinico
L’utilizzo della robotica come strumento di facilitazione nel percorso riabilitativo multidisciplinare del paziente con GCA. Un caso clinico Benedetta Gnetti1, Letizia Tusini1, Nadia Filipelli1, Paola Gemignani1, Martina Del Monte1, Marco Germanotta2, Irene Aprile2 
1Fondazione Don Carlo Gnocchi La Spezia 2IRCCS Fondazione Don Carlo Gnocchi Firenze Introduzione La riabilitazione robotica è un approccio ormai consolidato nei pazienti con esiti di ictus per il recupero delle funzioni dell’arto superiore [1] e dei deficit cognitivi [2]. Tuttavia, l’efficacia di tale approccio nel trattamento dei pazienti con grave cerebrolesione acquisita (GCA) è ancora poco nota. Nel presente lavoro, si riporta un caso di studio relativo all’utilizzo del trattamento robotico in un paziente con GCA. Materiali e Metodi Il caso in esame riguarda un paziente di 20 anni con diagnosi funzionale di deficit cognitivo, anartria, disfagia in tetraparesi spastica, da atto probabilmente autolesivo. Giunge alla nostra attenzione a 13 mesi dall’evento acuto, dopo dimissione da struttura post acuti. Il paziente si presenta in carrozzina leggera con necessità di unità posturale tronco-bacino per la stabilizzazione del tronco, è presente ipertono spastico ai 4 arti, l’arto superiore sinistro è atteggiato in triplice flessione parzialmente riducibile e presenta movimenti volontari di flesso-estensione al gomito e al I e II dito che sono usati dal paziente per digitare sul tablet, l’elevazione e l’abduzione della scopolo-omerale sono invece possibili solo con facilitazione. L’arto superiore destro presenta movimenti volontari di abduzione ed elevazione alla scapolo-omerale, di flesso-estensione al gomito, di estensione al polso ed è possibile il pinching di piccoli oggetti tra pollice e indice, più deficitario è invece il controllo segmentario. Il paziente comunica tramite tablet con sintetizzatore vocale che gestisce con il dito indice della mano. Ha un comportamento perseverativo nelle richieste di cibo e ha una facile esauribilità attentiva e di concentrazione; è emersa una amnesia globale con interessamento della memoria episodica ed autobiografica con conseguente difficoltà di apprendimento. Dal punto di vista emotivo predomina una notevole difficoltà a gestire la frustrazione e la fatica e di conseguenza ogni attività, che deve essere modulata in durata, intensità e frequenza. Per rispondere in modo adeguato a queste necessità, si è introdotto nel suo programma riabilitativo del paziente il robot Motore (Humanware). Nello specifico, sono state effettuate 60 sedute della durata di 20-25 minuti l’una con frequenza trisettimanale: 25 in posizioni seduta e 35 posizionando Michele sullo standing elettrico, in aggiunta al trattamento convenzionale standard. Gli obiettivi dell’intervento riabilitativo erano, da un punto di vista motorio, migliorare la coordinazione e il controllo segmentario, controllare l’ipertono, incrementare le risorse antigravitarie e il controllo di tronco e capo, permettere lo stretching delle catene posteriori precedentemente inoculate. Dal punto di vista neuropsicologico, invece, il trattamento si è focalizzato sulla ricerca di programmi e compiti che stimolassero le capacità attentive, mnemoniche e di concentrazione. Risultati Il training con robot ha permesso un miglioramento dell’escursione articolare e una riduzione dell’ipertono dell’arto superiore; inoltre, è stato possibile, grazie all’utilizzo dello standing, un mantenimento delle lunghezze articolari delle catene posteriori. La valutazione effettuata con il robot ha mostrato, nell’esecuzione di un compito di reaching [3], un aumento della distanza percorsa da 2.71 a 4.52 m, del lavoro utile da 4.9 a 15.9 J e della precisione da 85% a 94%. Il paziente ha inoltre mostrato un miglioramento della capacità attentiva, della partecipazione e della resistenza alla fatica. La prova delle matrici attentive a 3 target infatti ha mostrato che, in seguito al trattamento, il paziente riesce ad eseguire la prova con adeguata accuratezza, gestendo tre stimoli in parallelo senza dimenticanze (nella prova precedente dimenticava sempre un numero). Per quanto riguarda la memoria a lungo termine, il paziente ha mostrato, dopo il trattamento, la capacità di apprendere informazioni verbali semplici quali per esempio gli esercizi proposti e i nomi degli operatori, prima non presente. Infine, il paziente ha mostrato un significativo miglioramento della capacità di working memory di ricerca e mantenimento della strategia corretta e di flessibilità nel modificarla quando necessario ottenendo al test di Wisconsin, nelle tre sedute, punteggi nella norma. Tutto questo ha permesso al paziente di raggiungere gli obiettivi ludico-sociali quali fare sport e tornare a frequentare la scuola. Conclusioni Il caso presentato ha evidenziato la possibilità di lavorare mediante un sistema robotico su più ambiti, sia motori che neuropsicologici, personalizzando al massimo l’esercizio in funzione del paziente. Sebbene ulteriori dati siano necessari per supportare i risultati ottenuti, il caso proposto supporta l’utilizzo della robotica, in associazione al trattamento convenzionale, nel trattamento motorio e cognitivo del paziente con GCA. Bibliografia • Mehrholz, Jan, et al. “Systematic review with network meta-analysis of randomized controlled trials of robotic-assisted arm training for improving activities of daily living and upper limb function after stroke.” Journal of neuroengineering and rehabilitation 17.1 (2020): 1-14. • Aprile, Irene, et al. “Robotic rehabilitation: an opportunity to improve cognitive functions in subjects with stroke. an explorative study.” Frontiers in Neurology 11 (2020): 588285. • Germanotta, Marco, et al. “Reliability, validity and discriminant ability of the instrumental indices provided by a novel planar robotic device for upper limb rehabilitation.” Journal of neuroengineering and rehabilitation 15.1 (2018): 1-14.
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Percorso riabilitativo integrato con il supporto della Realtà Virtuale per l’acquisizione della letto-scrittura e ricaduta funzionale in un caso di Sindrome Rara di Rubinstein-Taybi (RSTS)
Percorso riabilitativo integrato con il supporto della Realtà Virtuale per l’acquisizione della letto-scrittura e ricaduta funzionale in un caso di Sindrome Rara di Rubinstein-Taybi (RSTS) K. De Gaetano, D. Saviola, C. Moschini, E. Battagliola, D. Colla, M. Chiari, M. Cantoni, A. De Tanti Centro Cardinal Ferrari – Santo Stefano Riabilitazione – Fontanellato (Parma) Introduzione Questo studio espone il caso di una bambina affetta da Sindrome di Rubinstein-Taybi (Taupiac, 2021; Van Gils, 2021). Descriviamo interventi clinici e setting riabilitativi utilizzati per la graduale acquisizione delle abilità di letto-scrittura. Per il raggiungimento di tale obiettivo, vista la complessa disabilità, è stato necessario un approccio multidisciplinare per un periodo protratto di tempo. Tale intervento è stato inoltre integrato con un training mirato effettuato con realtà virtuale semi-immersiva. Materiali e metodi Inizialmente si è effettuato un periodo di osservazione multidisciplinare con coinvolgimento del neurologo, fisiatra, neuroftalmologo, ortottista, logopedista, psicomotricista e psicologo. Sono stati definiti e condivisi con la famiglia gli obiettivi riabilitativi: incrementare l’esplorazione spaziale e la coordinazione visuo-motoria; potenziare la funzionalità attentiva; migliorare le abilità visuo-percettive; promuovere l’efficacia comunicativa, la programmazione e l’organizzazione del discorso; favorire lo sviluppo delle funzioni esecutive (temporalità, categorizzazione, ragionamento logico-sequenziale e logico-analogico) al fine di consolidare gli apprendimenti. Si è lavorato, inoltre, per facilitare l’integrazione scolastica, per addestrare e supportare la famiglia nella gestione nel quotidiano e incrementare le autonomie nella vita di tutti i giorni. La difficoltà visiva risultava penalizzare notevolmente le performance e quindi fin da subito si è optato per inserire la correzione ottica e intraprendere un trattamento ortottico. Sono state effettuate valutazioni seriate del linguaggio e della letto-scrittura esaminando l’eloquio spontaneo e utilizzando test standardizzati, ricorrendo a diversi strumenti in rapporto al livello di sviluppo della paziente. L’intervento riabilitativo logopedico sul linguaggio si è concentrato su tre aree differenti: l’area della produzione, l’area della comprensione e l’area della pragmatica. Proposto metodo sillabico. Il trattamento psicomotorio è stato impostato al fine di sviluppare il tratto grafico e i prerequisiti per il disegno e la scrittura in un corretto utilizzo dello spazio complessivo del foglio; utilizzato inoltre il metodo Feuerstein, Programma di Arricchimento strumentale (PAS) Basic e Standard. L’indagine neuropsicologica è stata condotta attraverso la somministrazione di test standardizzati per età e osservazioni semi-strutturate. Le sedute di realtà virtuale sono state effettuate attraverso il software Khymeia E-health Innovation VRRS con attività volte a generalizzare le conoscenze acquisite in setting tradizionali. Risultati Si è raggiunto l’ampliamento dell’inventario fonetico, il potenziamento degli aspetti prassico-articolatori, l’incremento del sistema semantico-lessicale, di comprensione e produzione morfosintattica e di scambi comunicativi efficaci. Acquisita la lettura, la ragazza scrive in stampato maiuscolo , persistono errori disortografici, omissioni/sostituzioni e trasposizioni di fonemi (Tab 1 e 2). Migliorata la canalizzazione e tenuta attentiva, ridotti alcuni aspetti disfunzionali del comportamento (Tab 3). Sebbene i risultati testistici non supportino positivamente i miglioramenti acquisiti dalla ragazza riscontriamo una ricaduta positiva sugli aspetti socio-conversazionali, sull’utilizzo spontaneo del linguaggio all’interno dello scambio-comunicativo. La capacità di letto-scrittura viene utilizzata per orientarsi a livello spazio-temporale attraverso ad esempio l’uso di un’agenda e calendario rendendo possibile una discreta autonomia in ambienti noti. Attraverso la scrittura la paziente manifesta le proprie richieste, desideri e produce brevi racconti di esperienze personali. Conclusioni Questo tipo di prolungato percorso riabilitativo mutidisciplinare (Trabacca,et al. 2019) ha consentito di incrementare la autonomie di vita quotidiana, di tradurre in chiave funzionale le abilità motorie e prassiche acquisite nel corso del trattamento riabilitativo. La difficoltà di fare diagnosi genetica precisa e precoce ritarda spesso l’avvio di un percorso riabilitativo mirato e strutturato ad hoc per la patologia. La disabilità intellettiva che penalizza gran parte di tali patologie ha come possibile conseguenza che l’investimento riabilitativo sia spesso ridotto per i limiti che la patologia stessa impone. Vi è quindi la necessità di mantenere in carico il paziente per tempi prolungati accompagnadolo nella fase dello sviluppo e della tarda adolescenza mantenendo un follow-up anche nel divenuto adulto. Fondamentale rimane il costante coinvolgimento e supporto dei familiari, della scuola e di ambienti favorenti l’inclusione e la socializzazione. Bibliografia – Taupiac, E., Lacombe, D., Thiébaut, E., Van-Gils, J., Michel, G., Fergelot, P., & Adrien, J. L. (2021). Psychomotor, cognitive, and socio-emotional developmental profiles of children with Rubinstein-Taybi Syndrome and a severe intellectual disability. Journal of Intellectual & Developmental Disability, 46(1), 80-89. – Trabacca A, Russo L. Children’s rare disease rehabilitation: from multidisciplinarity to the transdisciplinarity approach. Eur J Phys Rehabil Med. 2019 Feb;55(1):136-137. doi: 10.23736/S1973-9087.17.04900-0. Epub 2017 Nov 3. PMID: 29099161. – Van Gils J, Magdinier F, Fergelot P, Lacombe D. Rubinstein-Taybi Syndrome: A Model of Epigenetic Disorder. Genes (Basel). 2021 Jun 24;12(7):968. doi: 10.3390/genes12070968. PMID: 34202860; PMCID: PMC8303114.
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Valutazione preliminare di efficacia di un protocollo di Attività Fisica Adattata in contesto ospedaliero in pazienti affetti da disabilità neurologiche croniche
Valutazione preliminare di efficacia di un protocollo di Attività Fisica Adattata in contesto ospedaliero in pazienti affetti da disabilità neurologiche croniche  Maeva Christophe1, 2 and Valentina Gentile1, 2, Marco Battaglia1, 2, Marco Invernizzi1, 3, Alessio Baricich1, 2 1.Medicina Fisica e Riabilitazione, Dipartimento di Scienze della Salute, Università del Piemonte Orientale, Novara 2.Medicina Fisica e Riabilitazione, “Maggiore della Carità” Ospedale Universitario, Novara, Italia 3.Dipartimento Attività Integrate Ricerca e Innovazione (DAIRI), Translational Medicine, Azienda Ospedaliera SS. Antonio e Biagio e Cesare Arrigo, Alessandria, Italy Introduzione L’Attività Fisica Adattata (AFA) è una forma di esercizio fisico terapeutico specifico per persone affette da disabilità cronica, in cui l’esercizio viene impostato in base alle capacità motorie residue del paziente in conseguenza dello stato di malattia. Comprende una serie di attività fisiche volte a migliorare il benessere psico-fisico e la partecipazione alla vita sociale di pazienti affetti da problematiche di salute croniche, con l’obiettivo di prevenire la disabilità provocata dalla sedentarietà e di mantenere, o migliorare, le capacità motorie residue. Il paziente non effettua trattamento in rapporto 1:1 con il terapista, ma lavora in piccoli gruppi svolgendo esercizi a circuito. La possibilità di confrontarsi durante l’attività con altri pazienti affetti da simile patologia incentiva la creazione di legami che migliorano la capacità partecipativa. Presso la Struttura Complessa di Medicina Fisica e Riabilitazione dell’Ospedale Maggiore della Carità di Novara, questo servizio viene svolto nelle palestre del reparto al termine delle canoniche attività ordinarie. Tale iniziativa è resa possibile grazie alla collaborazione con l’associazione A.N.C.O.R.A. (Associazione No profit Costruzione Orientata Reinserimento Autonomia) e il contributo della Fondazione Roche. L’AFA ha comprovato impatto su tutti i domini dell’International Classification of Functioning (ICF), in particolare sulla partecipazione. L’efficacia di tale tipologia di esercizio è infatti dimostrata in diversi ambiti, tra cui l’emiparesi post stroke [1], la malattia di Parkinson [2], la sclerosi multipla [3], la prevenzione di cadute in pazienti osteoporotici [4] e il controllo dell’ansia in pazienti affetti da patologie neoplastiche [5]. L’endpoint di questa valutazione preliminare è il miglioramento della qualità di vita (QoL) in pazienti affetti da disabilità neurologica cronica afferenti al programma di AFA locale. Materiali e metodi Programma monocentrico di AFA nel contesto di disabilità neurologiche croniche. I criteri di inclusione sono: la presenza di disabilità neurologiche quali stroke, sclerosi multipla e malattia di Parkinson, aver svolto almeno 8 sedute di AFA, assenza di indicazione specialistica a un trattamento riabilitativo intensivo specifico. Il trattamento consiste in 2 sedute settimanali da 1 ora ciascuna, in gruppi da 3-4 persone uniformi per diagnosi gestiti da un terapista in un percorso a circuito. La QoL è stata valutata con la scala EQ-5D-5L somministrata in 2 sessioni: all’inizio del programma (T0) e dopo almeno 8 sedute (T1). È stata valutata la significatività statistica e clinica delle variazioni del punteggio EQ 5D-5L post trattamento. La Minimal Clinically Important Difference (MCID) per la componente visuo-analogica (EQ-VAS) è di 10 punti, per la componente descrittiva (EQ 5D) è di 0,18. Risultati 20 soggetti hanno rispettato i criteri di inclusione, 16 pazienti hanno completato il periodo di analisi preliminare. La popolazione è risultata composta da 8 maschi e 8 femmine, con età media di 60 anni. Sono state effettuate mediamente 16 sedute a paziente. Analizzando la componente descrittiva del questionario EQ-5D-5L, emerge una generale stabilità dei valori con un miglioramento nelle aree relative all’autonomia nel movimento e alle attività. Tale variazione, pur non risultando statisticamente significativa, denota un iniziale trend positivo. In particolare, alla componente visuo-analogica del test (EQ-VAS) si registra un globale miglioramento statisticamente e clinicamente significativo della percezione soggettiva dello stato di salute con una variazione di almeno 10 punti in 11 pazienti. Conclusioni In considerazione dei risultati ottenuti, seppur con un modesto campione, possiamo presumere che l’AFA sia in grado di migliorare la percezione dello stato di salute del paziente. Interessante rilevare un miglioramento negli ambiti movimento e attività, che rispecchiano i domini ICF che risultano maggiormente coinvolti dall’AFA, in concordanza con l’attuale evidenza scientifica. Questi risultati suggeriscono l’implementazione di tale protocollo di trattamento integrativo nei pazienti affetti da disabilità neurologiche croniche. Ulteriori studi sono necessari per meglio chiarificare questi aspetti. Bibliografia • Mariangela Taricco, Laura Dallolio, Simona Calugi, Paola Rucci, Stefania Fugazzaro, Mary Stuart, Paolo Pillastrini, Maria Pia Fantini. Impact of adapted physical activity and therapeutic patient education on functioning and quality of life in patients with postacute strokes. Neurorehabil Neural Repair. 2014 Oct;28(8):719-28.  doi: 10.1177/1545968314523837. • Lucia Cugusi, Paolo Solla, Francesca Zedda, Martina Loi, Roberto Serpe, Antonino Cannas, Francesco Marrosu and Giuseppe Mercuro. Effects of an adapted physical activity program on motor and non-motor functions and quality of life in patients with Parkinson’s disease. NeuroRehabilitation 35 (2014) 789–794 DOI:10.3233/NRE-141162 • Massimiliano Pau, Federica Corona, Giancarlo Coghe, Elisabetta Marongiu, Andrea Loi, Antonio Crisafulli, Alberto Concu, Manuela Galli, Maria Giovanna; Marrosu & Eleonora Cocco. Quantitative assessment of the effects of 6 months of adapted physical activity on gait in people with multiple sclerosis: a randomized controlled trial. Disabil Rehabil 2018 Jan;40(2):144-151. doi: 10.1080/09638288.2016.1244291. Epub 2017 Jan 13. • F.Maffei, A. Masini, S. Marini, A. Buffa, N. Malavolta, P Maietta Latessa, L. Dallolio. The Impact of an Adapted Physical Activity Program on Bone Turnover, Physical Performance and Fear of Falling in OsteoporoticWomen with Vertebral Fractures: A Quasi-Experimental Pilot Study. Biomedicines 2022, 10, 2467. https://doi.org/10.3390/biomedicines10102467 • A. Lemoine, M. Perrier, C. Mazza, A. Quinquenel, M. Brasseur, A. Delmer, H. Vallerand, M. Dewolf, E. Bertin, C. Barbe, D. Botsen, O. Bouché. Feasibility and Impact of Adapted Physical Activity (APA) in Cancer Outpatients Beginning Medical Anti-Tumoral Treatment: The UMA-CHAPA Study. Cancers 2022, 14, 1993. https://doi.org/10.3390/cancers14081993
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Deambulazione e disturbo percettivo-visivo (agnosia visiva appercettiva): possibile training dual-task in individuo con gravi esiti anossici da intossicazione di idrocarburi
DEAMBULAZIONE E DISTURBO PERCETTIVO-VISIVO (AGNOSIA VISIVA APPERCETTIVA): POSSIBILE TRAINING DUAL-TASK IN INDIVIDUO CON GRAVI ESITI ANOSSICI DA INTOSSICAZIONE DI IDROCARBURI Introduzione. I soggetti con esiti di grave cerebrolesione acquisita da coma post-anossico presentano spesso come esito un deficit cognitivo di tipo agnosia visiva appercettiva e disturbi della deambulazione di tipo atassico. Il progetto riabilitativo per i portatori di tali esiti deve comprendere sia un allenamento alla autonomia motoria che un recupero delle competenze di riconoscimento visivo indispensabili per compiere le attività motorie stesse. In questo caso clinico si discute circa la possibilità che tale progetto possa prevedere training dual-task mediante esercizi di riconoscimento visivo durante l’addestramento alla marcia. Si ritiene infatti che la visione centrale giochi un importante ruolo nel mantenimento del lateral sway e che la visione periferica sia importante nella fore–aft oscillations durante la deambulazione. Materiali e metodi ER è un paziente di 57 anni che nel 2022 ha riportato un danno parieto-occipitale bilaterale durante un infortunio sul lavoro. Esitava una forma grave di deficit agnosico visivo appercettivo interessante le forme, l’orientamento, i colori e gli aspetti visuo-motori. Il paziente è stato sottoposto a training deambulatorio su treadmill associato a compiti di riconoscimento di lettere, colori e forme, che venivano proiettati sullo schermo del treadmill stesso. Il training è stato effettuato utilizzando come strumento di potenziamento dell’effetto la stimolazione cerebrale non invasiva mediante tDCS anodica posizionata in regione occipitale (Oz) all’intensità di 2mA della durata di 20 minuti per un totale di 10 sessioni. Sono stati raccolti pre e post trattamento i parametri cinematici del cammino e la valutazione della statica tramite treadmill e è stata effettuata una batteria neuropsicologica. Risultati Il paziente ha ben tollerato le sedute. Non si sono evidenziati miglioramenti significativi nella cinematica del passo; la valutazione in statica rileva una migliore gestione del centro di pressione in senso laterale. Dal punto di vista neuropsicologico si osserva un miglioramento nella detezione di stimoli semplici sia in compiti carta e matita sia in compiti computerizzati a tempo. Discussione La percezione e discriminazione visiva sono indispensabili per il processamento delle informazioni durante qualsiasi atto della vita quotidiana. Pur in assenza di gravi limitazioni motorie, la capacità di spostamento del soggetto risulta limitata a causa delle elevate richieste attentive e vestibolari che devono compensare le basse performance visive e a causa della fatica di riconoscimento di oggetti e ambienti. Compito del riabilitatore è potenziare l’attenzione divisa. Un training riabilitativo che includa contemporanei compiti motori e cognitivi, soprattutto se implementati dalla stimolazione cerebrale, può essere un buon modo per potenziare le capacità attentive e migliorare la stabilità.
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Nuove frontiere per il trattamento conservativo della paralisi ostetrica di plesso brachiale: una revisione sistematica della letteratura
NUOVE FRONTIERE PER IL TRATTAMENTO CONSERVATIVO DELLA PARALISI OSTETRICA DI PLESSO BRACHIALE: UNA REVISIONE SISTEMATICA DELLA LETTERATURA Valentina Boetto (1) – Gabriele Colò (2) – Anna Markova (1) – Federica Malgrati (1) – Isabel Bongiovanni (1) – Anna Bassetto (1) – Chiara Mele (1) – Antonio Nardone (1) – Giuseppe Massazza (3) – Paolo Titolo (3) Ics-Maugeri, Ics-Maugeri, Pavia, Italia (1) – Azienda Sanitaria Locale (ASL) di Alessandria, Dipartimento di Ortopedia e Traumatologia, Alessandria, Italia (2) – A.O.U. Città della Salute e della Scienza di Torino, Dipartimento di Chirurgi della Mano e Microchirurgia, Torino, Italia (3) Introduzione La paralisi ostetrica del plesso brachiale (OBPP) è una paralisi flaccida che coinvolge gli arti superiori con un’incidenza di circa 4 casi ogni 1000 nati vivi ed è dovuta, nella maggior parte dei casi, a traumi da compressione o trazione esercitati, da strutture vicine, sul plesso brachiale durante il parto. Lo scopo di questo studio è stato quello di sintetizzare e confrontare le diverse tecniche utilizzate nella gestione della OBPP con l’obiettivo di fornire una guida chiara nel facilitare la creazione di un progetto riabilitativo individuale. Tutto ciò è mirato a migliorare la gestione di questi pazienti, a prevenire le complicanze a lungo termine e a potenziare le abilità residue. Materiali e Metodi Abbiamo eseguito una revisione della letteratura per gli articoli scritti in lingua inglese pubblicati negli ultimi 15 anni utilizzando come database PubMed, MEDLINE e Evidence Based Medicine Reviews, Scopus, Web of Science e Google Scholar. Sono state utilizzate diverse combinazioni dei termini “infant brachial plexus”, “obstetric brachial plexus”, “birth brachial plexus”, “rehabilitation”, “physiotherapy” and “conservative treatment”. Abbiamo incluso studi che soddisfacevano i seguenti criteri: (a) bambini con OBPP, con età compresa tra 1 mese e 18 anni, senza limitazioni riguardo a sesso o etnia dei partecipanti; (b) tutti i disegni di studio pubblicati fino al 1° Aprile 2022 sono stati inclusi. Gli studi redatti in lingue diverse dall’inglese e/o per i quali non è stato possibile trovare il testo completo sono stati esclusi. Risultati Partendo da 661 articoli potenzialmente attinenti, dopo aver esaminato il titolo, l’abstract e, per i più rilevanti, il testo completo, abbiamo selezionato 11 articoli che rispondevano ai nostri criteri di inclusione. In generale gli articoli analizzati mostrano grande varietà del tipo e della durata del trattamento somministrato, scarsità di prove scientifiche a supporto di questi trattamenti, non uniforme grado di disabilità dei bambini e bassa numerosità campionaria. Questi inconvenienti impediscono una sintesi ottimale dei risultati ciononostante emerge che dall’uso di tossina botulinica o Constraint-Induced Movement Therapy si ottengano i risultati più promettenti nel trattamento dei bambini affetti da OBPP. Conclusioni A causa della scarsità delle evidenze disponibili, fornire una guida mirata ed efficace per la gestione, la prevenzione delle complicanze a lungo termine e il miglioramento della capacità residua per i pazienti affetti da OBPP è particolarmente difficile. È auspicabile che in futuro vengano elaborati studi che consentano di valutare pazienti con lo stesso grado di disabilità, tenendo conto di una numerosità campionaria adeguata, e standardizzando le scale di valutazione dei risultati e la durata dei trattamenti. Bibliografia – Pons C, Eddi D, Le Gal G, et al (2019) Effectiveness and safety of early intramuscular botulinum toxin injections to prevent shoulder deformity in babies with brachial plexus birth injury (POPB-TOX), a randomised controlled trial: Study protocol. BMJ Open 9:1–10. – Eren B, Karadağ Saygı E, Tokgöz D, Akdeniz Leblebicier M. Modified constraint-induced movement therapy during hospitalization in children with perinatal brachial plexus palsy: A randomized controlled trial. J. Hand Ther 2020;33:418–25. – El-Shamy S, Alsharif R (2017) Effect of virtual reality versus conventional physiotherapy on upper extremity function in children with obstetric brachial plexus injury. 17:319–326
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Valutazione automatica del dolore mediante sensori indossabili e algoritmi di intelligenza artificiale
Valutazione automatica del dolore mediante sensori indossabili e algoritmi di intelligenza artificiale Serena Moscato1, Silvia Orlandi1,2, Francesco Di Gregorio3, Giada Lullini4, Stefania Pozzi5, Loredana Sabattini4, Lorenzo Chiari1,2, Fabio La Porta4 • Dipartimento di Ingegneria dell’Energia Elettrica e dell’Informazione “Guglielmo Marconi” – DEI, Università di Bologna, Bologna, Italia • Centro Interdipartimentale di Ricerca Industriale Scienze della Vita e Tecnologie per la Salute (CIRI-SDV), Università di Bologna, Bologna, Italia • UOC Medicina Riabilitativa e Neuroriabilitazione, Azienda Unità Sanitaria Locale, Bologna, Italia • IRCCS Istituto delle Scienze Neurologiche di Bologna, Bologna, Italia • DATer Riabilitazione Ospedaliera, Azienda Unità Sanitaria Locale, Bologna, Italia Introduzione Il dolore è uno dei disturbi più comuni delle persone con sclerosi multipla (SM), presentandosi con una prevalenza che varia dal 30% all’85% [1]. Una corretta e affidabile valutazione del dolore è indispensabile per poter selezionare la terapia più efficace, ma ad oggi permangono i seguenti limiti: • Scale e questionari, utilizzati nella normale pratica clinica, sono limitati in termini di attendibilità e possibilità di utilizzo • Esistono metodi strumentali più sofisticati per la valutazione del dolore, ma hanno un setup complesso e costoso • Il dolore esperito dai pazienti con SM si può presentare come nocicettivo, neuropatico, o un mix dei due, e attualmente non esiste uno strumento diagnostico per identificarli [2] Alcuni studi hanno utilizzato sensori indossabili per valutare i cambiamenti a livello del Sistema Nervoso Autonomo (SNA), provocati dal dolore e sfruttarli per avere una stima del dolore [3]. L’ipotesi centrale dello studio PAINLESS (PAIn in Neurorehabilitation with wearabLE sensorS) è che l’analisi dei segnali dipendenti dal SNA, registrati in continuo con sensori indossabili, possa fornire informazioni di tipo quantitativo utili sia ad oggettivare l’esperienza dolorosa che a contribuire alla differenziazione diagnostica tra dolore nocicettivo e dolore neuropatico. Materiali e Metodi PAINLESS è uno studio interventistico di fattibilità che prevede l’arruolamento di 15 pazienti con SM in trattamento neuroriabilitativo nei seguenti gruppi tramite il questionario stratificazione: • Assenza di dolore (AD) • Dolore nocicettivo (DN) • Dolor neuropatico (DNE) Ogni paziente segue il protocollo presentato in Figura 1. Gli strumenti di monitoraggio sono Empatica E4 e uno smartphone attraverso cui compilare un questionario relativo al dolore esperito. Valutazione della fattibilità: numero di valutazioni fornite mediante questionario su smartphone dal paziente simultanee alle registrazioni di segnali fisiologici disponibili. L’endpoint si considera raggiunto se sul totale delle valutazioni effettuate almeno l’80% di esse corrisponde ad una simultanea registrazione di segnali fisiologici. In Figura 2 viene riportata la metodologia per il trattamento dei segnali fisiologici e i dati raccolti dai questionari. Le feature ricavate dai segnali saranno utilizzati per addestrare algoritmi di intelligenza artificiale (IA) una volta terminata la raccolta dati. Risultati preliminari Ad oggi sono stati arruolati 6 pazienti (età 57 +/- 4, 6 F), ottenendo in tutto 136 valutazioni (P1 = 20, P2 = 24, P3 = 24, P4 = 24, P5 = 21, P6 = 26). Durante il trattamento riabilitativo, sono state raccolte 4 valutazioni per ogni partecipante, eccetto per P3, dove si è verificato un problema tecnico. Dal momento che il numero di valutazioni a cui corrisponde una simultanea registrazione di segnali fisiologici supera l’80%, per questi primi 6 soggetti l’obiettivo viene ritenuto raggiunto. Come risultati preliminari, vengono riportate le distribuzioni delle valutazioni del dolore (Figura 3) e l’andamento di alcune feature estratte su finestre di 15 minuti (Figura 4). Conclusioni In questo lavoro presentiamo i risultati preliminari sui primi pazienti arruolati nello studio PAINLESS, che dimostrano la fattibilità nell’approccio proposto. A fine raccolta dati, verranno testati algoritmi di IA per la valutazione del dolore, sia per la stima dell’intensità che per il tipo (DN vs. DNE), testandone l’accuratezza rispetto agli strumenti di riferimento ad oggi disponibili. Reference [1] C. H. Marck et al., Frontiers in Neurology, 2017, 10.3389/fneur.2017.00461. [2] I. Gilron et al., Mayo Clinic Proceedings., 2015, 10.1016/j.mayocp.2015.01.018. [3] A. Badura et al., Sensors, 2021, 10.3390/s21041311.
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“Ankle Foot Orthosis” nel “foot drop”. Influenza sulla cinematica articolare nella deambulazione su tapis roulant
“Ankle Foot Orthosis” nel “foot drop”
Influenza sulla cinematica articolare nella deambulazione su tapis roulant Stefania De Trane1, Federica Amitrano2, Armando Coccia2, Gaetano Pagano2, Brigida Minafra1, Gianni D’Addio2, Pietro Fiore1,3 1 Istituti Clinici Scientifici Maugeri SPA SB, Pavia, Italy
2 Bioeng. Dpt. Istituti Clinici Scientifici Maugeri SPA SB, Pavia, Italy 3 Università degli Studi di Foggia Introduzione Il piede cadente (foot drop) è un deficit motorio caratterizzato da un’alterata dorsiflessione del piede (Fig. 1). Esso rappresenta una comune conseguenza di lesioni nervose periferiche o centrali, che possono determinare la compromissione delle vie motorie e sensoriali sottese alla corretta attivazione dei muscoli estensori del piede. Sebbene l’utilizzo di un dispositivo ortesico AFO (Ankle Foot Othosis), rappresenti una valida opzione di nota efficacia terapeutica, i precisi effetti del suo utilizzo sui parametri quantitativi nella cinematica del cammino sono stati solo parzialmente studiati. Lo scopo del presente lavoro è stato quello di investigare la presenza di eventuali meccanismi di compenso individuabili attraverso lo studio della cinematica articolare avvalendosi di un’analisi computerizzata del cammino. L’identificazione di anomali pattern compensatori risulterebbe utile per una più accurata personalizzazione del programma neuroriabilitativo adattato alle esigenze del paziente e finalizzato ad un più efficace recupero motorio. Materiali e metodi Lo studio è stato condotto presso l’IRCCS Maugeri di Bari. I partecipanti avevano età compresa tra i 18 e i 99 anni ed erano ricoverati presso l’Istituto. Criteri di inclusione: • capacità di leggere e comprendere il consenso informato • condizioni cliniche stabili • deambulazione autonoma su un tapis roulant • foot drop (con esordio non superiore a 3 mesi) Criteri di esclusione • presenza di patologie o deficit motori a carico degli arti inferiori • deficit cognitivo di grado moderato-severo L’ortesi utilizzata è stata un AFO standard in polipropilene con sostegno posteriore e suola rigida (Fig. 2). Ogni soggetto è stato sottoposto a prove di deambulazione con e senza AFO indossato, eseguite a velocità considerata confortevole per il paziente e accuratamente individuata mediante un test preliminare. E’ stato utilizzato un tapis roulant sensorizzato (WalkerView di Tecnobody, Fig.3) dotato di un sistema capace di ricavare le variazioni degli angoli delle articolazioni del tronco, dell’anca e del ginocchio mediante l’utilizzo di una telecamera 3D. Le sessioni sperimentali sono consistite in una prova di camminata di 30” alla velocità preselezionata, ripetuta con e senza AFO. La valutazione dell’equilibrio statico è stata eseguita utilizzando la piattaforma Tecnobody ProKin (Fig 4), mantenendo la posizione eretta per 30”. La prova è stata ripetuta con gli occhi aperti e chiusi, con e senza AFO. I dati sperimentali sono stati elaborati mediante il software Tecnobody producendo le metriche quantitative, relative a: • area di oscillazione (cm2), • lunghezza del percorso di oscillazione (mm), • deviazione standard dello spostamento antero-posteriore nel tempo (StD AP) (mm ), • deviazione standard dello spostamento medio-laterale nel tempo (StD ML) (mm), • velocità media del centro di pressione (COP) sugli assi AP e ML (mm/s).Analisi statistica Il T-test per dati appaiati e l’ANOVA a due vie sono stati utilizzati per identificare differenze significative tra gli arti e/o indotte dall’uso dell’AFO. I test statistici sono stati preceduti dall’eliminazione dei valori anomali e dal test di normalità mediante Shapiro-Wilk-test. L’analisi statistica è stata condotta mediante software R (v. 4.0.3 – R Foundation, Vienna, Austria). Risultati 24 soggetti sono risultati idonei e sono stati inseriti nello studio. Sono stati raccolti i dati demografici (Fig 4; Fig 5; Fig 6). I risultati sono riassunti nella tabella 1 e tabella 2. L’analisi dei parametri del tronco valutati sul piano sagittale e frontale (table2) non ha evidenziato miglioramenti significativi quando l’AFO era indossato dai pazienti (p> 0.5), in linea con i risultati di altri studi presenti in letteratura. Per quanto riguarda i parametri articolari degli arti inferiori, non sono stati riscontrati cambiamenti significativi tra le condizioni di deambulazione (con e senza AFO), tra i due arti (paretico e sano) o per il fattore combinato (table 1). I risultati ottenuti hanno rivelato uno scenario ben diverso da quello da noi ipotizzato, e da quanto descritto ad oggi in letteratura. Tuttavia non è corretto concludere che non si verificano cambiamenti nella biomeccanica degli angoli delle articolazioni quando l’ortesi viene indossata come supporto, ma piuttosto i nostri dati mostrano come ogni soggetto compensi il proprio deficit motorio in modo individuale alterando in modo del tutto singolare il proprio pattern motorio. Dai nostri dati, risulta altresì che alcuni soggetti partecipanti al nostro studio tendono a compensare la dorsiflessione del piede incrementando la lunghezza del passo o, in altri casi, compensando mediante una più marcata flessione di anca e ginocchio (Table 2). Abbiamo inoltre riscontrato la necessità da parte dei pazienti di familiarizzare con l’AFO e con il suo utilizzo in modo da poter ridurre il rischio di cadute e poter completare al meglio lo specifico task richiesto dallo studio. Conclusioni Questo studio analizza le differenze nella biomeccanica del pattern deambulatorio del tronco, dell’anca e del ginocchio in pazienti con foot drop di varia eziologia in presenza o meno di un AFO standard. I risultati evidenziano la singolare correzione del pattern motorio come sistema di compenso alla disfunzione in ogni paziente, sottolineando l’importanza della personalizzazione del trattamento neuroriabilitativo e della prescrizione ortesica. L’addestramento continuo e la rieducazione a lungo termine del paziente al corretto utilizzo dell’ortesi possono inoltre fornire migliori benefici osservabili e misurabili attraverso i nostri dispositivi. Ringraziamenti Gli Autori ringraziano tutti i pazienti che hanno partecipato allo studio. Ringraziano inoltre V. Proscia, I. Scarola, L. Dileo, V. Bosco dell’Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico ICS Maugeri di Bari, per il prezioso supporto fornito nell’acquisizione dei dati e nello sviluppo del lavoro. Referenze Dobkin, B. H. (2005). Clinical practice. Rehabilitation after stroke. New England Journal of Medicine, 352(16), 1677-1684. Kluding, P. M., Dunning, K., O'Dell, M. W., Wu, S. S., Ginosian, J., Feld, J., … & Pohl, M. (2015). Foot drop stimulation versus ankle foot orthosis after stroke: 30-week outcomes. Stroke, 46(4), 982-989.
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Effetti dell’ortesi caviglia-piede nel “foot drop” sui parametri spazio-temporali dell’andatura mediante gait analysis
Effetti dell’ortesi caviglia-piede nel “foot drop” sui parametri spazio-temporali dell’andatura mediante gait analysis AUTORI Stefania De Trane1, Armando Coccia2, Federica Amitrano,2, Gaetano Pagano2, Brigida Minafra1, Gianni D’Addio2 and Pietro Fiore1,3 AFFILIAZIONI 1 Istituti Clinici Scientifici Maugeri SPA SB, Pavia, Italy;
stefania.detrane@icsmaugeri.it, brigida.minafra@icsmaugeri.it, pietro.fiore@icsmaugeri.it 2 Bioeng. Dpt. Istituti Clinici Scientifici Maugeri SPA SB, Pavia, Italy; armando.coccia@icsmaugeri.it, federica.amitrano@icsmaugeri.it, gaetano.pagano@icsmaugeri.it, gianni.daddio@icsmaugeri.it 3 Università degli Studi di Foggia INTRODUZIONE Il piede cadente (foot drop) è un deficit motorio caratterizzato da un’alterata dorsiflessione del piede, esso rappresenta una comune conseguenza di lesioni nervose periferiche o centrali, che possono determinare la compromissione delle vie motorie e sensoriali sottese alla corretta attivazione dei muscoli estensori del piede. Sebbene l’utilizzo di un dispositivo ortesico AFO (Ankle Foot Othosis), rappresenti una valida opzione di nota efficacia terapeutica nei pazienti affetti da stroke e foot drop, gli effetti del suo utilizzo sulla performance del cammino nel foot drop di varia natura sono ancora eterogenei e scarsamente investigati. Scopo dello studio è di indagare l’effetto e la rilevanza clinica dell’utilizzo dell’AFO a molla rigido sulla performance del cammino mediante analisi dei parametri spazio temporali. Popolazione di studio Sono stati inclusi nello studio 22 soggetti (14M; 8 F), età: 58,4 ± 13,4 anni, BMI: 23,5 ± 4,4kg/m2, affetti da foot drop unilaterale (12 piede destro, 10 piede sinistro), ricoverati presso l’unita di Neuroriabilitazione dell’Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico Istituti Clinici Maugeri. Tra i criteri di inclusione vi era la capacità di deambulare autonomamente. Sono stati eliminati uomini e donne con altre patologie a carico degli arti inferiori che potessero interferire con i risultati Materiali e metodi L’ortesi utilizzata è stata un AFO standard in polipropilene con sostegno posteriore e suola rigida. Le sessioni sperimentali sono state effettuate utilizzano il sistema sterofotogrammetrico SMART-DX 700 di BTS Bioengineering (MI, Italia), il quale utilizza 8 telecamere digitali ad infrarossi per registrare la posizione nello spazio di 22 marcatori retroriflettenti sferici passivi precedentemente posizionati sui pazienti su punti di repere secondo protocollo. Ogni soggetto è stato sottoposto a un test statico e uno dinamico eseguito con e senza AFO indossato. Sono stati raccolti parametri spaziotemporali relativi al tempo del ciclo di andatura, fasi di appoggio e oscillazione, fasi di supporto singolo e doppio, lunghezza del passo normalizzato per l’altezza del soggetto, velocità di camminata. Il T-test per dati appaiati e l’ANOVA a due vie sono stati utilizzati per l’analisi della velocità dell’andatura e per la determinazione di significatività statistiche. Per l’analisi statistica è stato utilizzato il software R versione Risultati Confrontando l’arto affetto dal deficit motorio con quello sano si sono riscontrate differenze statisticamente significative (p<0.5) nelle fasi di appoggio, di oscillazione, nel singolo appoggio e nella lunghezza del passo. Cambiamenti significativi (p<0.5) sono stati rilevati nel tempo del ciclo di andatura e nella lunghezza del passo. Tuttavia non sono stati riscontrati valori significativi durante la deambulazione per quanto concerne le differenze misurate tra gli arti (p>0.5) con o senza AFO indossato. Inoltre, nonostante ci sia una tendenza all’aumento della velocità dell’andatura quando l’AFO viene utilizzato, i dati non sono sufficienti a stabilire una significatività dal punto di vista statistico (p>0.5) Conclusioni Lo studio analizza l’influenza di un AFO rigido, indossato da pazienti con foot drop unilaterale, sulla performance del cammino e sulle caratteristiche spazio-temporali della deambulazione, indaga le asimmetrie tra arto sano e affetto e l’interazione tra i vari fattori. L’utilizzo dell’AFO nei soggetti affetti da foot drop unilaterale determina un incremento della velocità del passo tuttavia sotto il livello soglia di significatività statistica. I dati rilevati ricalcano l’eterogeneità descritta in letteratura imputabile alle differenze nei disegni di studio, nelle popolazioni analizzate, nei tipi di AFO e nei metodi sperimentali statistici sottolineando l’importanza della personalizzazione del trattamento e della prescrizione ortesica. Gli effetti positivi dell’AFO sui parametri del cammino non possono quindi essere generalizzati per tutti i tipi di deficit, ogni singolo paziente potrebbe beneficiare di un AFO personalizzato ed adattato alle esigenze del singolo. Inoltre la formazione e l’educazione al corretto utilizzo del dispositivo ortesico risulta di primaria importanza per migliorare le funzioni e le capacità motorie. Ringraziamenti Gli Autori ringraziano V. Proscia, I. Scarola, L. Dileo, V. Bosco dell’Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico ICS Maugeri di Bari, per il prezioso supporto fornito nell’acquisizione dei dati e nello sviluppo del lavoro.
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Correlazione tra risonanza magnetica strutturale e miglioramento delle competenze motorie in un vasto gruppo di bambini e adolescenti con esito di cerebrolesione acquisita
Correlazione tra risonanza magnetica strutturale e miglioramento delle competenze motorie in un vasto gruppo di bambini e adolescenti con esito di cerebrolesione acquisita Beretta Elena, Molteni Erika, Modat Marc, Strazzer Sandra Unità Cerebrolesioni Acquisite – IRCCS Eugenio Medea, Bosisio Parini, Italy INTRODUZIONE La possibile correlazione tra localizzazione e l’estensione delle lesioni cerebrali osservate attraverso la Risonanza Magnetica strutturale in pazienti in età evolutiva con esito di cerebrolesione acquisita e la potenzialità di recupero funzionale dei pazienti specialmente nei bambini non è stata ancora completamente chiarita. La GMFM-88 è uno strumento ampiamente utilizzato per la valutazione delle abilità motorie nella riabilitazione funzionale. E’ stato validato anche nei bambini con esiti di cerebrolesione acquisita. La risonanza magnetica strutturale (sMRI) è uno strumento comunemente utilizzato per valutare la lesione cerebrale acquisita (ABI). Tuttavia, l’associazione tra la posizione e l’estensione delle lesioni cerebrali osservate attraverso la MRI e la potenzialità di recupero funzionale degli individui non è stata ancora completamente chiarita, specialmente nei bambini. SCOPI DELLO STUDIO -Valutare la capacità della Scala di valutazione Gross Motor Function Measure (GMFM-88) di rilevare i cambiamenti nelle funzioni di equilibrio, locomozione e coordinazione in un vasto gruppo di bambini con esito di cerebrolesione acquisita; -Valutare l’associazione tra cambiamenti nelle funzioni grosso motorie e le immagini di Risonanza Magnetica strutturale (sMRI). METODO Sono stati valutati 150 bambini affetti da esiti di (ABI) dalla Unità Cerebrolesioni Acquisite dell’Istituto Scientifico IRCCS Eugenio Medea, Bosisio Parini, Italia al primo ricovero presso il nostro Centro in fase post-acuta. La GMFM-88 è stata somministrata in 3 momenti: ammissione, dopo l’erogazione completa della prima serie di sessioni di riabilitazione intensiva e alla dimissione. La sMRI è stata effettuata dopo 1 mese dal ricovero RISULTATI L’ età media dei pazienti era di 4,7 anni (SD=3,2). Le femmine erano 69. La GCS mediana era 6. I giorni medi di coma erano 69 (DS=116). Cinquantuno bambini presentavano ABI traumatico, 32 encefalite, 24 anossia, 14 ictus emorragico, 12 ictus ischemico, 6 resezione tumorale e 11 altre eziologie. Il GMFM totale e medio ha mostrato un aumento nei 3 punti temporali di somministrazione. L’ANOVA unidirezionale ha mostrato un effetto significativo del tempo per entrambi i GMFM totali e GMFM medio. Tutti i 5 domini GMFM sono aumentati dal punto temporale 1 (ammissione) ai punti temporali successivi 2 e 3, fino alla dimissione. Al momento del ricovero, il GMFM era correlato con la scala del livello di funzionamento cognitivo, (LOCFAS, rho=0,55) e Glasgow Outcome Score (GOS, rho=0,54). Alla dimissione, GMFM era correlato con LOCFAS (rho=0,40, p<0,001) e GOS (rho=0,49), danno motorio (rho=0,48), insorgenza di epilessia (rho= -0,55) e giorni di coma (rho= -0,68) (p<0,001 per tutte le correlazioni). La GMFM totale e media era significativamente diversa nei bambini con trauma vs. altre eziologie non traumatiche (p-val=0.05 Bonferroni corretto). La risonanza magnetica strutturale dell’encefalo effettuata durante il ricovero è stata esaminata. Le statistiche univariate sull'esito della GMFM alla dimissione hanno rivelato effetti significativi per l'atrofia cerebrale (p-val=0,0037) e le lesioni occipitali (p-val=0,0004). Un effetto borderline è stato riscontrato anche per la presenza di lesioni assonali diffuse o iperintensità della sostanza bianca (p-val=0,0046), dopo correzione per test multipli (Bonf: 0,0045). CONCLUSIONI GMFM è uno strumento appropriato per valutare i rapidi miglioramenti dei pazienti durante la degenza. La GMFM ha dimostrato di evidenziare in modo efficace i miglioramenti in tutti e 5 i domini. Alla dimissione, il GMFM ha mostrato una relazione con la gravità e le possibili complicazioni, come le correlazioni con i giorni di coma e l'epilessia, così come le scale neuropsicologiche come LOCFAS e l'imaging. Pertanto, il GMFM è uno strumento appropriato per valutare i rapidi miglioramenti dei pazienti durante la degenza. Vi è una correlazione tra GMFM e lesioni cerebrali che dovranno essere approfondite BIOGRAFIA 1] Kelly et al. Gross Motor Function Measure-66 Trajectories in Children Recovering after Severe Acquired Brain Injury. Dev. Med. Child Neurol. 2015. [2] Molteni et al. Individualized prognostic prediction of the long-term functional trajectory in pediatric acquired brain injury. J Pers Med. 2021
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Effetti del “release” manuale dei muscoli suboccipitali su dolore e disabilita’ in adulti con cefalee tensive,cervicogeniche o dolore cervicale: revisione sistematica della letteratura e meta-analisi
EFFETTI DEL “RELEASE” MANUALE DEI MUSCOLI SUBOCCIPITALI SU DOLORE E DISABILITA’ IN ADULTI CON CEFALEE TENSIVE,CERVICOGENICHE O DOLORE CERVICALE: REVISIONE SISTEMATICA DELLA LETTERATURA E META-ANALISI. Righetti A.a,b, Valè N.b, Varalta V.a,b, Treccani M.c, Filippetti M.a,b, Zanoni D.d, Palma M.d, Turrina A.c,e, Cazzarolli C.c,e, Picelli A.a,b, Smania N.a,b. E-mail: anna.righetti2@aovr.veneto.it (a) U.O.C. di Neuroriabilitazione, Azienda Ospedaliera Integrata di Verona, Italia. (b) Centro di Ricerca in Riabiliatazione Neuromotoria e Cognitiva, Università degli studi di Verona, Italia. (c) Dipartimento di Neuroscienze, Biomedicina e Movimento, Università degli Studi di Verona, Italia. (d)Università degli studi di Verona, Italia. (e) Escuela de Osteopatia de Madrid, Verona, Italia.  INTRODUZIONE La tecnica di inibizione dei muscoli suboccipitali (MSIT) è utilizzata per indurre il rilassamento della tensione muscolare nella zona tra occipite e colonna cervicale tramite l’applicazione di una pressione sull’area suboccipitale del paziente mentre quest’ultimo si trova in posizione supina. Muscoli presenti in questo distretto, come i muscoli piccolo e grande retto posteriore della testa, obliquo superiore e inferiore della testa, sono noti per essere coinvolti nei meccanismi di controllo della postura e dei movimenti di rotazione del capo [1]. Diversi studi propongono l’utilizzo di questa tecnica per trattare il dolore causato da cefalee di tipo tensivo, cefalee cervicogeniche e dolore cervicale [2]. Si presume che gli effetti clinici di questa tecnica siano mediati dal sistema nervoso autonomo, in particolare questa tecnica sembrerebbe essere in grado di indurre il rilascio di endorfine e serotonina, neurotrasmettitori con azione sia a livello psico-emotivo che a livello di benessere in generale [3]. Nonostante l’efficacia di tale tecnica sul dolore sia stata oggetto di diversi studi sperimentali, manca ad oggi una revisione sistematica della letteratura che ne sintetizzi i risultati. SCOPO DELLO STUDIO L’obiettivo è indagare l’efficacia del trattamento di “release” suboccipitale su dolore e disabilità in adulti con cefalee tensive o cervicogeniche o con dolore cervicale attraverso una revisione sistematica della letteratura e meta-analisi. MATERIALI E METODI La revisione è stata condotta seguendo il PRISMA statement 2020. Sono stati inclusi adulti con disfunzioni del distretto testa-collo quali cefalee di tipo tensivo, cefalee cervicogeniche e dolore cervicale. Negli studi inclusi la tecnica manuale doveva essere svolta con le seguenti modalità: soggetto in posizione supina, terapista alla testa del paziente con le mani poste al di sotto della testa del paziente per creare una pressione a livello dei muscoli suboccipitali. Secondo i criteri di esclusione non potevano essere presenti soggetti affetti da altre co-morbilità, non era ammessa la ricerca secondaria (revisioni e meta-analisi). È stata condotta una ricerca nelle banche dati PubMed, Scopus, Epistemonikos, PEDro e Web of Science. Dopo aver eliminato i duplicati, due revisori in cieco hanno verificato l’aderenza degli studi ai criteri di inclusione e esclusione. Un terzo revisore in cieco ha provveduto a risolvere eventuali conflitti. In seguito si sono estratti gli outcome relativi a dolore e disabilità. È stata utilizzata per ogni articolo la tabella ROB-2, strumento della Cochrane Collaboration, per la valutazione del risk of bias. La metanalisi è stata condotta seguendo le linee guida standard utilizzando l’ambiente statistico R ed i pacchetti meta e metasens. RISULTATI Le ricerche all’interno dei database elettronici hanno identificato 3844 citazioni uniche fino al Giugno 2022. In seguito a rimozione dei duplicati, sono state analizzate 43 pubblicazioni full-text, includendo 13 trial clinici randomizzati controllati che hanno coinvolto in totale 745 soggetti. Gli studi inclusi in questa revisione sono stati pubblicati nel periodo tra l’anno 2012 e l’anno 2021. Il numero medio di soggetti per gruppo di trattamento è risultato essere 28 (Min-Max Range: da 10 a 34) con un’età media variabile da 23.6 a 61.65. Il 76% della popolazione degli studi era di sesso femminile. Nessuno studio ha riportato eventi avversi in seguito al protocollo utilizzato. La tecnica di inibizione dei muscoli suboccipitali è stata applicata con una frequenza ed una durata variabile: da 1 volta a 5 volte settimana per un periodo da 1 a 8 settimane con sedute della durata da 10 minuti a 20 minuti. In particolare 8 RCT su 13 propongono 1/2 sedute alla settimana per 4 settimane di trattamento mentre 10 RCT su 13 applicano MSIT per la durata di 5/10 minuti. Inoltre 8 RCT su 13 hanno analizzato gli effetti della MSIT in associazione a esercizi o manipolazione cervicale. 6 studi su 13 hanno valutato gli effetti della tecnica a lungo termine. Gli studi hanno riscontrato differenze statisticamente significative pre-post trattamento con MSIT sul dolore. Differenze statisticamente significative pre-post sono state evidenziate in termini di disabilità con riduzione della frequenza ed intensità della cefalea. Questi miglioramenti sono aumentati, nel breve e nel lungo termine, soprattutto quando la tecnica è risultata essere associata ad altro trattamento come manipolazione cervicale o esercizio. Gli studi hanno mostrato ridotto/incerto risk of bias. La meta-analisi ha coinvolto 9 RCT, mostrando una moderata significatività (P=0.04, RR=0.59, 95% CI 0.53-0.67; eterogeneità sostanziale I2=51%) a favore dell’utilizzo del trattamento rispetto ai gruppi di controllo per quanto riguarda il dolore. CONCLUSIONE La tecnica di inibizione dei muscoli suboccipitali risulta avere una buona efficacia su dolore e disabilità. Tuttavia lo studio presenta delle debolezze tra cui l’assenza di uniformità delle scale di misura utilizzate negli studi per valutare i diversi outcomes quali dolore e disabilità. Sono necessari studi futuri con follow-up a lungo termine per individuare gli effetti ottimali degli approcci di terapia manuale in termini di numero di sessioni, durata del trattamento ed interazione con altri interventi. Si suggerisce l’applicazione di questa tecnica in associazione ad altre tecniche manipolative ed esercizio cervicale. BIBLIOGRAFIA [1] Cho SH, Kim SH, Park DJ. The comparison of the immediate effects of application of the suboccipital muscle inhibition and self-myofascial release techniques in the suboccipital region on short hamstring. J Phys Ther Sci, 2015 Jan;27(1):195-7. [2] Kuchera ML. Applying osteopathic principles to formulate treatment for patients with chronic pain. J Am Osteopath Assoc 2007;107(10 Suppl 6):Es28–38. [3] Santos G.J.B., Severiano M.I.R. A importância do toque terapêutico. FIEP Bulletin, 2011, 81: 1-7.
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Esoscheletro passivo per anca (Moveo): accelera i tempi di recupero della deambulazione, dopo frattura di femore
XXII CONGRESSO NAZIONALE SIRN MOVIMENTO, ESPERIENZA ED EMOZIONE: 
PERCORSI IN NEURORIABILITAZIONE TRA SCIENZA E COSCIENZA 16-18 Aprile 2023 Esoscheletro passivo per anca (Moveo): accelera i tempi di recupero della deambulazione dopo frattura di femore Dr.ssa De Giuseppe Michela (MD)*°, Dr.ssa Berra Cecilia (MD)*°, Dott.ssa Giordani Ylenia (Fisioterapista)*, Dr. Giustini Alessandro (MD)*, Dr.ssa Farina Simona (MD,PhD)* * Ospedale San Pancrazio, Arco (TN), Italia ° Unità Operativa di Medicina Fisica e Riabilitazione – Università degli studi di Verona, Italia Introduzione Le fratture di femore prossimale sono tra le patologie di carattere ortopedico più diffuse, spesso causa di mortalità e disabilità nella popolazione anziana. Nella maggior parte dei casi, avvengono per caduta accidentale dalla propria altezza, in ambiente domestico. In base alla morfologia ed alla sede, le fratture del femore prossimale vengono suddivise in fratture mediali o intracapsulari, associate ad un elevato rischio di necrosi avascolare della testa del femore, e fratture laterali o extracapsulari. A seguito dell’intervento chirurgico ortopedico è necessario un periodo di riabilitazione intensiva, in regime di ricovero. Il Sistema Sanitario Nazionale prevede, per ogni tipologia di patologia un periodo massimo di degenza, che nel caso del paziente fratturato è di circa 30 giorni. Nel recupero della deambulazione, lunghezza del passo, velocità del cammino, è possibile avvalersi, da alcuni anni, di esoscheletri passivi. Da qui è nata l’esigenza di valutare se l’uso, durante il training deambulatorio, di un esoscheletro passivo potesse favorire il tempo di recupero dell’autonomia nella deambulazione, andando così a rispettare, o, nella migliore ipotesi, risparmiare, giornate di ricovero, impattando meno sui costi sanitari. Exoband è un dispositivo passivo per anca che può essere facilmente e velocemente indossato da un operatore al paziente. E’ solitamente ben tollerato, non presenta effetti collaterali. Materiali e Metodi Lo scopo di questo studio è stato valutare se l’esoscheletro passivo Moveo poteva essere funzionale, in pazienti recentemente operati per frattura prossimale di femore, al recupero della deambulazione in autonomia in un tempo più rapido, rispetto al trattamento tradizionale secondo le Linee Guida Nazionali. La selezione è avvenuta in un periodo di sei mesi compreso tra 20.9.2022 ed il 03.03.2023 tra i degenti nella struttura Ospedale San Pancrazio di Arco (Trento) nel reparto dedicato alla riabilitazione motoria intensiva. I pazienti che sono stati selezionati sono stati quelli sottoposti a recente intervento chirurgico per frattura prossimale di femore. I pazienti arruolati sono stati 12 con un range di età compresa tra78 e 84 anni. Nella media quindi si trattava di una popolazione anziana (media età 81,7 anni) di entrambi i sessi (totale Maschi 2 e totale Femmine 10). I pazienti erano stati sottoposti ad intervento chirurgico per frattura del collo del femore laterale (pertrocanterica) o mediale (sottocapitata). E’ stato definito tempo T0 il primo giorno in cui il paziente riusciva a deambulare in assistenza con un primo ausilio che da protocollo interno era il deambulatore antibrachiale. Il tempo T1 invece è stato definito il giorno in cui il paziente raggiungeva la deambulazione in autonomia con due bastoni canadesi od eventuale ausilio usato in pre-intervento. La deambulazione è avvenuta per 40 minuti consecutivi al giorno e a tutti i pazienti è stato offerto lo stesso iter riabilitativo. I pazienti arruolati sono stati assegnati casualmente al gruppo studio ed al gruppo controllo. La differenza tra i due gruppi è stata la vestizione del dispositivo Moveo durante la deambulazione per i pazienti assegnati al gruppo studio. E’ stato calcolato il numero di giorni che ciascun paziente impiegava a raggiungere l’obiettivo (da T0 a T1). Risultati Il test statistico utilizzato, per valutare se l’esoscheletro Moveo consentiva di risparmiare giorni di degenza, consentendo ai pazienti del gruppo studio di raggiungere l’autonomia nella deambulazione in un tempo minore, è stato il Test t di Student a due campioni. Il risultato mostra p =0,05. Conclusioni L’utilizzo dell’esoscheletro Moveo, nell’esiguo campione valutato, non mostra una differenza statisticamente significativa tra i due campioni confrontati, ma si avvicina molto. Questo fa supporre che aumentando il numero di pazienti arruolati nello studio, si possa raggiungere una differenza significativa, consentendo al team riabilitativo ed al paziente di raggiungere l’obiettivo dell’autonomia deambulatoria nei giorni di ricovero stabiliti dal Sistema Sanitario Nazionale. Sarà interessante valutare, inoltre, se ci siano differenze nei tempi di recupero tra i pazienti operati per frattura laterale e frattura mediale, con e senza esoscheletro. Bibliografia 1 Panizzolo F., Bolgiani C., Di Liddo e at. Reducing the Energy cost of walking in older adults using a passive hip flexion device. Journal of NeuroEngineering and Rehabilitation. (2019) 16:117 2 Panizzolo F., Cimino S., Pettenello E. e at. Effect of a passive hip exoskeleton on walking distance in neurological patients. Assistive technology. 2021, 18 January 2021. 3 Collins SH, Wiggin MB, Sawicki GS. Reducing the energy cost of human using an unpowered esoskeleton. Nature
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Trattamento riabilitativo per la spalla dolorosa nella malattia di Parkinson: outcome research
Introduzione La spalla dolorosa nella malattia di Parkinson (PD) costituisce una problematica con elevata incidenza. Tale condizione causa elevati livelli di disabilità relativa agli arti superiori con conseguente impatto negativo sulla qualità di vita (QoL)(1–3). L’obiettivo dello studio è quello di valutare l’efficacia di un intervento riabilitativo mirato al trattamento della spalla dolorosa nei pazienti affetti da PD, monitorando i cambiamenti delle condizioni della spalla e indagando quanto la disabilità influenza le attività di vita quotidiana, la qualità della vita, l’umore e l’equilibrio in relazione al cammino e alla postura. Materiali e Metodi Otto partecipanti (5 maschi e 3 femmine) con un’età media di 67,25±10,57, diagnosi di malattia di Parkinson secondo i criteri della Movement Disorder Society Clinical (MDSC), spalla dolorosa associata, Hoenn e Yahr =< 2 e nessuna malattia concomitante, sono stati reclutati presso il "Policlinico Umberto I" di Roma da giugno 2022 a febbraio 2023. Sono state utilizzate le seguenti misure di outcome per la valutazione dei pazienti: Berg Balance Scale (BBG), Disability of the Arm, Shoulder, and Hand DASH), Parkinson’s Disease Questionnaire-39 (PDQ-39), Short From Health Survey-12 (SF-12) e Community Integration Questionnaire Revised (CIQ-R), Medical Research Council (MRC) e sono stati valutati i gradi di escursione articolare dei movimenti della spalla (R.O.M.). Il trattamento fisioterapico consiste in 10 sessioni con una frequenza bisettimanale, dalla durata di 50-60 minuti per ogni paziente. Risultati I dati sono risultati statisticamente significativi al termine del trattamento (p <0.05) per i risultati riguardanti i movimenti attivi della spalla: flessione, abduzione, rotazione esterna sul piano trasversale e rotazione esterna sul piano sagittale, rotazione interna sul piano sagittale. I risultati sono statisticamente significativi anche per quanto riguarda i movimenti passivi della spalla di rotazione esterna sul piano trasversale, rotazione esterna sul piano sagittale e rotazione interna sul piano sagittale. I gruppi muscolari nei quali si è riscontrato un miglioramento in termini di forza sono: cuffia dei rotatori, dentato anteriore e gran pettorale. Per quanto riguarda le scale di valutazione, i punteggi totali ottenuti nella BBS, nella DASH, nella PCS12 e nella CIQ-R sono statisticamente significativi. Conclusioni Questo intervento riabilitativo si è dimostrato efficace nel trattamento della spalla dolorosa in pazienti con malattia di Parkinson; ciò è determinato dai risultati ottenuti in termini di mobilità, forza e nelle scale per la valutazione di equilibrio, qualità della vita, umore e attività della vita quotidiana. Bibliografia 1. Tueth LE, Duncan RP. Musculoskeletal pain in Parkinson’s disease: a narrative review. Neurodegener Dis Manag. ottobre 2021;11(5):373–85. 2. Kim YE, Jeon BS. Musculoskeletal problems in Parkinson’s disease. J Neural Transm. aprile 2013;120(4):537–42. 3. Chang YT, Chang WN, Tsai NW, Cheng KY, Huang CC, Kung CT, et al. Clinical Features Associated with Frozen Shoulder Syndrome in Parkinson’s Disease. Park Dis. 2015;2015:1–7.
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Diagnosi differenziale nella balbuzie neurogena acquisita: un caso clinico
Introduzione La balbuzie è un disordine della fluenza verbale che insorge tipicamente in età evolutiva (“disfluenza evolutiva”); in letteratura sono pochi i casi di balbuzie descritti con insorgenza in età adulta (“disfluenza acquisita”) e si possono classificare in una forma psicogena e una neurogena. La balbuzie neurogena acquisita presenta alcune caratteristiche specifiche non sempre facilmente distinguibili dalle altre forme di disfluenza. Inoltre, l’eziologia di tale forma di disfluenza non è chiara, spesso correlata a lesioni cerebrali di diversa natura (es: stroke, tumori, eventi traumatici, epilessia..) con coinvolgimenti di diverse aree corticali e sottocorticali, o imputabile a patologie degenerative (Es: balbuzie nel Parkinson) e utilizzo di alcuni farmaci (es: clozapina, risperidone, olanzapina, litio..). (Junuzovic-Zunic et al., 2021). A complicare la diagnosi differenziale, spesso i disturbi della fluenza in età adulta si presentano in comorbidità con deficit in altri domini cognitivi (afasia, disturbi delle funzioni esecutive, aprassia.) e presentano caratteristiche sovrapponibili. Recenti studi hanno dimostrato come il Frontal Aslant Tract (FAT), un fascio di fibre di sostanza bianca che connette aree della corteccia frontale, possa avere un ruolo nello sviluppo della balbuzie e come un danno di questo fascicolo sotto-corticale possa correlare con alterazioni nelle fluenze fonemiche (e non semantiche) (Zigiotto et al., 2022) L’obiettivo di questo caso singolo è analizzare un paziente (F.F.) con balbuzie insorta in età adulta, per comprendere se emerge un deficit specifico di fluenza verbale o in più domini cognitivo-linguistici (diagnosi differenziale). Lo studio intende inoltre identificare una possibile eziologia del disturbo. Materiali e Metodi F.F: (72 anni, 13 anni di scolarità), paziente con storia di ictus ischemico parietale sinistro nel 2020 senza franche alterazioni linguistiche o cognitive, sviluppa nel 2021 balbuzie ad esordio improvviso. Il paziente è stato quindi sottoposto a valutazione degli aspetti linguistici-di fluenza verbale: SSI-3- Stutter Severity Instrument, profilo di valutazione della disartria di Robertson OASES (Overall Assessment of Speaker’s Experience of Stuttering,), ENPA (Esame Neuropsicologico Afasia), test di fluenza verbale fonemica e semantica , test di denominazione di nomi e verbi Sono stati somministrati inoltre specifici test atti a valutare le funzioni attentive, esecutive, mnestiche, prassiche e di ragionamento logico-deduttivo. Risultati Dai test somministrati emerge un deficit selettivo nella fluenza (SSI-3: 19, 12-23 rp, balbuzie lieve), non altri deficit in altri livelli segmentali ed extrasegmentali del linguaggio. Al termine della valutazione è possibile effettuare diagnosi differenziale con: 1. balbuzie evolutiva: sintomatologia presente sia ad inizio sia all’interno delle parole; presente sia su parole contenuto sia su parole funzionali; assenza di sintomi secondari e particolare ansia/tensione nei confronti della balbuzie; disfluenza presente sia in eloquio spontaneo sia in lettura; assenza di storia anamnestica di balbuzie nello sviluppo (Cruz et al., 2018) 2. balbuzie psicogena: assenza di forme inusuali di disfluenza, assenza di bizzarie (es: qualità vocale), presenza di consapevolezza e frustrazione per il disturbo; in anamnesi si rileva storia di ansia/depressione in seguito ad evento traumatico per il pz (perdita della figlia), la balbuzie, tuttavia, insorge 2 anni dopo tale evento; ( Junuzovic-Zunic et al., 2022) 3. afasia: dai test specifici per il linguaggio non emergono compromissioni in nessun livello linguistico; 4. disartria: al test specifico per disartria emergono alcune alterazioni nei tratti soprasegmentali dell’eloquio (ipoarticolazione e aumento della velocità), ma non emergono altre alterazioni a livello motorio/diadococinesico tipiche del disturbo disartrico; le alterazioni rilevate, dunque, possono essere interpretate come sintomatologia correlabile alla disfluenza. 5. aprassia: dall’analisi dell’eloquio spontaneo non si rilevano caratteri tipici dell’aprassia verbale, ovvero groping articolatorio, errori di distorsione di consonanti e vocali, disprosodia; 6. disturbi di altri domini cognitivi: ai test atti a valutare i diversi domini cognitivi non si rilevano alterazioni nelle funzioni esecutive, attentive e di memoria (ad eccezione di una lieve alterazione nella memoria a breve termine verbale). Conclusioni Dalla valutazione testistica somministrata è stato possibile effettuare diagnosi differenziale con altri disturbi (afasia, disartria, aprassia verbale, disturbi in altre funzioni cognitive-es: esecutivo-attentive) e con altre forme di disfluenza, rilevando un deficit specifico e selettivo della fluenza verbale (balbuzie acquisita neurogena). Sarebbe utile integrare la valutazione clinica tramite esami strumentali per indirizzare e confermare la diagnosi.
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Trattamento riabilitativo pre e post-intervento chirurgico di separazione di due gemelle craniopaghe totali angolari
Trattamento riabilitativo pre e post-intervento chirurgico di separazione di due gemelle craniopaghe totali angolari Rossella D’Urzo, Emanuela Tavernese, Barbara Latini, Federica Pauciulo, Enrico Castelli Area Clinica «Scienze Neurologiche e Neuroriabilitazione», U.O.C. di Neuroriabilitazione, Ospedale Pediatrico Bambino Gesù Introduzione I gemelli congiunti rappresentano una rarissima malformazione congenita con una prevalenza di 1/50.000-100.000 nati vivi. I gemelli craniopago sono la forma meno frequente (2-6%) e si distinguono in parziali o totali in base al grado di condivisione dei seni venosi della dura madre. A loro volta questi possono essere distinti, in funzione del loro reciproco orientamento, in angolari o verticali. L’approccio chirurgico multi-stage rappresenta il trattamento di prima scelta di tali pazienti. Ad oggi sono presenti pochissimi studi che descrivano il trattamento riabilitativo dei gemelli craniopago. Il trattamento riabilitativo, specie se avviato prima dell’intervento di separazione, riveste un ruolo cruciale in quanto può determinare un miglioramento dell’outcome funzionale e il raggiungimento di una maggiore autonomia post-intervento. Lo scopo del presente Case Report è quello di descrivere il trattamento riabilitativo pre e post-intervento chirurgico di separazione di due gemelle craniopago totali angolari, ricoverate presso l’OPBG di Roma, e le strategie messe in atto per promuoverne un pieno recupero funzionale post-intervento. Materiali e Metodi Dopo una scrupolosa valutazione clinico-radiologica delle gemelle, è stato precocemente avviato un training riabilitativo intensivo, coordinato da un team multidisciplinare, al fine di favorire un regolare sviluppo neurocognitivo nonché il raggiungimento delle principali tappe motorie e un livello funzionale tale da rendere attuabile l’intervento di separazione. Il trattamento è proseguito nei periodi intercorsi tra i vari step chirurgici e nel post-intervento. All’interno del setting riabilitativo è stato utilizzato un sistema di specchi per migliorare l’orientamento dello sguardo delle gemelle e favorirne l’interazione e la conoscenza reciproca attraverso le rispettive immagini riflesse. In una fase iniziale, al fine di garantire un corretto allineamento dell’asse capo-tronco in posizione seduta e rendere più sicuri gli spostamenti, è stato progettato e realizzato un passeggino con doppia unità posturale. Dopo la separazione chirurgica definitiva e prima dell’avvio del programma di progressiva verticalizzazione e training del cammino in cui sono stati utilizzati stabilizzatori, docce femoro-podaliche per la statica e deambulatori a presa anteriore/posteriore, sono stati progettati e realizzati due caschetti protettivi su misura utilizzati prevalentemente durante la stazione eretta e la deambulazione. Per valutare in maniera più oggettiva e standardizzata il livello funzionale raggiunto e verificarne i cambiamenti nel tempo, alle gemelle è stata ripetutamente somministrata la scala GMFM-88. Per quanto riguarda gli aspetti neurocognitivi, è stata somministrata la scala Griffiths III per valutare il quoziente di sviluppo psicomotorio. Infine è stata somministrata la scala WeeFIM per valutare le abilità funzionali ed il grado di necessità di assistenza. Risultati Il trattamento riabilitativo ha avuto una durata complessiva di oltre due anni durante i quali si sono osservati costanti progressi in entrambe le gemelle, sebbene abbiano presentato un’evoluzione differente. Al termine dell’iter riabilitativo la gemella “B” (sinistra) aveva raggiunto la completa autonomia nei passaggi posturali e nella deambulazione, seppure con un quadro di asimmetria posturale e la tendenza a preferire l’emilato sinistro. Si è osservato un progressivo aumento dei punteggi delle scale GMFM-88 e WeeFIM (rispettivamente 83,30% e 56,25% 8 mesi dopo la separazione). Per quanto riguarda gli aspetti neurocognitivi, il quoziente di sviluppo ottenuto alla scala Griffiths III è risultato indicativo di un ritardo psicomotorio di grado lieve. Al contrario, la gemella “A” (destra) eseguiva il passaggio posturale seduta-stazione eretta con sostegno, manteneva la stazione eretta in autonomia e deambulava con sostegno monolaterale. Tale evoluzione più lenta sul piano motorio è risultata anche dai punteggi ottenuti alle scale GMFM-88 e WeeFIM (rispettivamente 54,65% e 48,75% a distanza di 8 mesi dall’intervento). Inoltre, il quoziente di sviluppo ottenuto alla scala Griffiths III è risultato indicativo di un ritardo psicomotorio moderato. Conclusioni La precocità del trattamento, avviato prima della separazione chirurgica definitiva, e la costanza mantenuta per tutta la durata dell’iter riabilitativo hanno consentito di sostenere lo sviluppo neuropsicomotorio delle gemelle, favorire l’acquisizione di posture, schemi di movimento e abilità comunicativo-relazionali totalmente nuovi, e raggiungere un valido livello di autonomia funzionale. Questo studio ha dato prova del fatto che i gemelli craniopago totali angolari rappresentano una condizione molto rara e complessa che, proprio alla luce della unicità dei loro bisogni, richiede una presa in carico multidisciplinare e un intervento il più possibile precoce e personalizzato sulla base delle esigenze funzionali individuali. Bibliografia Marras CE, Carai A, DE Benedictis A, Savioli A, Rossi Espagnet CM, Zama M, Randi F, Secinaro A, Borro L, Napolitano A, Ricci G, Marasi A, Castelli E, Calloni T, Picardo SG. Successful staged separation of total angular craniopagus. J Neurosurg Sci. 2022 Mar 17. doi: 10.23736/S0390-5616.21.05633-2. Epub ahead of print. PMID: 35301842. Sahu PK, Singh G, Gupta DK, Mahapatra AK, Kale SS. Pre- and Postoperative Rehabilitation of Craniopagus Conjoined Twins: A Case Report. Phys Occup Ther Pediatr. 2021;41(6):637-654. doi: 10.1080/01942638.2021.1899100. Epub 2021 Mar 22. PMID: 33745416.
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Implementazione di un protocollo di trattamento personalizzato, definito su misure di outcome clinici, nel trattamento dell’arto superiore in Stroke utilizzando un set di dispositivi robotici
Cod. Riferimento: 112 Titolo: Implementazione di un protocollo di trattamento personalizzato, definito su outcome clinici, nel trattamento dell’arto superiore in stroke utilizzando un set di dispositivi robotici. Autori: Arianna Pavan1, Marco Germanotta1, Laura Cortellini1, Stefania Lattanzi1, Dionysia Papadopoulou1, Sabina Insalaco1, Irene Aprile1
1IRRCS Fondazione Don Carlo Gnocchi, Firenze, Italia Introduzione Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), l’ictus è la principale causa di disabilità e la seconda causa di morte in tutto il mondo, con un aumento del 30% previsto tra il 2000 e il 2025 [1]. La perdita di destrezza dell’arto superiore rappresenta uno dei principali fattori di disabilità persistente nei pazienti con esiti di ictus, con una conseguente diminuzione delle autonomie e un grave deterioramento della qualità della vita [2]. In questo contesto, la riabilitazione comporta dei benefici in termini di recupero motorio e funzionale e di miglioramento cognitivo e psicologico. Nell’ultimo decennio si è assistito ad una progressiva introduzione di dispositivi robotici nella pratica clinica, specifici per la riabilitazione neuromotoria dell’arto superiore [3]. L’obiettivo dello studio è stato confrontare gli effetti di un percorso riabilitativo robotico, utilizzando un set di quattro device robotici, prima e dopo l’implementazione di un protocollo di trattamento robotico definito sulla base dell’outcome clinico. Materiali e Metodi In questo studio sono stati reclutati, presso il centro di Fondazione Don Carlo Gnocchi di Roma, 81 pazienti con esiti di ictus in fase subacuta, di cui 32 pazienti per il Gruppo Studio Pilota (sottoposto a trattamento robotico) e 49 per il Gruppo Sperimentale (sottoposto al protocollo di trattamento robotico sulla base dell’outcome clinico). I soggetti sono stati sottoposti a un programma di neuroriabilitazione dell’arto superiore della durata di 30 sessioni, utilizzando i seguenti dispositivi robotici (Figura 1): Diego, Amadeo e Pablo (Tyromotion GmBH, Graz, Austria) e Motore (Humanware srl, Pisa, Italy). I pazienti sono stati valutati prima (T0) e dopo (T1) l’intervento riabilitativo mediante le seguenti scale cliniche: Fugl-Meyer Assessment for Upper Extremity (FMA-UE) per indagare la performance dell’arto superiore, Motricity Index (MI) per misurare la forza, Modified Barthel Index (mBI) per le attività di vita quotidiana e il Numerical Rating Scale (NRS) per il dolore. Oltre al trattamento robotico per il recupero dell’arto superiore, i pazienti eseguivano quotidianamente un trattamento di riabilitazione convenzionale mirata al controllo del tronco, all’equilibrio e al recupero della deambulazione. È stata effettuata: (a) un’analisi statistica intragruppo mediante test non parametrico di Wilcoxon per valutare i dati ottenuti a T0 con quelli ottenuti a T1, nei due gruppi, separatamente; (b) un’analisi statistica intergruppo, mediante test non parametrico di Mann-Whitney, per confrontare i delta di miglioramento (T1-T0) tra i due gruppi. Risultati L’analisi intragruppo (Figura 2A, 2B e 2C) ha evidenziato in entrambi i gruppi un miglioramento significativo in termini di funzione motoria dell’arto superiore (FMA-UE Gruppo pilota: p<0.001; FMA-UE Gruppo Sperimentale: p<0.001), forza (MI Gruppo pilota: p=0.002; MI Gruppo Sperimentale: p<0.001) ed autonomie nello svolgimento delle attività di vita quotidiana (mBI Gruppo pilota: p<0.001; mBI Gruppo Sperimentale: p<0.001). Non si sono evidenziate modificazioni nel dolore (NRS Gruppo pilota: p=0.733; NRS Gruppo Sperimentale: p=0.806). L’analisi intergruppo sui delta di miglioramento (Figura 2D) ha mostrato una differenza statisticamente significativa nella FMA-UE (p=0.002) e nel MI (p<0.001), indicativa di un maggiore recupero in termini di funzione motoria e forza dell’arto superiore nel Gruppo Sperimentale, rispetto al Gruppo Pilota. Conclusioni Il trattamento robotico effettuato mediante un set di quattro dispositivi robotici, con l’implementazione di un protocollo di trattamento robotico personalizzato che utilizza l’outcome clinico nella definizione del tipo di intervento e delle modalità di intervento robotico, ha mostrato una superiorità, rispetto ad un utilizzo della robotica privo di un protocollo definito che si ispiri all’outcome clinico, nel miglioramento globale della forza e della funzionalità dell’arto superiore in soggetti con ictus cerebri in fase subacuta. Bibliografia [1] Truelsen, Thomas, et al. Eur J Neurol. 2006 Jun;13(6):581-98. [2] Nakayama, Hirofumi, et al. Arch Phys Med Rehabil. 1994 Apr; 75(4):394-398. [3] Mehrholz, Jan, et al. Cochrane Database Syst Rev. 2018 (9): CD006876.
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Trattamento multidisciplinare per l’insufficienza di convergenza e i disturbi del movimento nella malattia di Parkinson: studio pilota
Introduzione La malattia di Parkinson (PD) è caratterizzata da disordini del movimento che influenzano la qualità della vita dei soggetti affetti (QoL), e tali disturbi possono essere dovuti a sintomi visivi che influenzano il rischio di cadute. L’astenopia costituisce il disturbo visivo più comune nei pazienti con malattia di Parkinson, e lo sforzo dell’occhio durante la lettura è solitamente accompagnato da diplopia. Questi disturbi sono spesso correlati all’insufficienza di convergenza (CI), infatti i pazienti con malattia di Parkinson hanno spesso esodeviazioni significative soprattutto a distanze ravvicinate (1–3). L’obiettivo di questo studio è valutare l’efficacia di un intervento multidisciplinare che comprenda la riabilitazione visiva e motoria, e il conseguente impatto sulla QoL dei pazienti con malattia di Parkinson e rischio di cadute. Materiali e Metodi Sono stati inclusi nello studio pazienti con malattia di Parkinson diagnosticata secondo i criteri della Movement Disorder Society Clinical (MDSC) che presentavano IC e assenza di patologie oculari concomitanti, presso il Policlinico Umberto I (Roma) da dicembre 2022 ad aprile 2023. Il training riabilitativo ortottico consiste in una sessione settimanale dalla durata di 45 minuti, per un periodo di 6 settimane, mentre il programma di fisioterapia consiste in 2 sessioni settimanali della stessa durata. All’inizio (T0) e alla fine del trattamento (T1) sono state utilizzate le seguenti misure di outcome per la valutazione dei pazienti: Convergence Insufficiency Symptoms Survey (CISS), Parkinson’s Disease Questionnaire (PDQ-39), Parkinson’s Disease Fatigue Scale (PFS-16), 12-item Berg Balance Scale e Performance-Oriented Mobility Assessment (POMA). Risultati Ad oggi 26 soggetti sono stati inclusi nello studio. L’età media è 696 (M:7; 70%). Risultati statisticamente significativi sono stati riscontrati per quanto riguarda CISS, PDQ-39 e Berg Balance Scale (p<0.05). Conclusioni Il programma di riabilitazione multidisciplinare ha portato ad un miglioramento della QoL, della CI e alla diminuzione del rischio di cadute dopo 6 settimane. Questi risultati mostrano l'efficacia del trattamento multidisciplinare di riabilitazione ortottica e di fisioterapia in pazienti affetti da PD con CI. Per dimostrare l'efficacia di questo intervento sono necessari ulteriori studi con un campione più ampio ed un gruppo di controllo. Bibliografia 1. Ekker MS, Janssen S, Seppi K, Poewe W, de Vries NM, Theelen T, et al. Ocular and visual disorders in Parkinson’s disease: Common but frequently overlooked. Parkinsonism Relat Disord. luglio 2017;40:1–10. 2. Kergoat H, Law C, Chriqui E, Kergoat MJ, Leclerc BS, Panisset M, et al. Orthoptic Treatment of Convergence Insufficiency in Parkinson’s Disease: A Case Series. Gerontol Geriatr Med. 1 gennaio 2017;3:233372141770373. 3. Abasi A, Hoseinabadi R, Raji P, Friedman JH, Hadian MR. Evaluating Oculomotor Tests before and after Vestibular Rehabilitation in Patients with Parkinson’s Disease: A Pilot Pre-Post Study. Teive H, curatore. Park Dis. 28 febbraio 2022;2022:1–6.
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Revisione sistematica degli strumenti di valutazione per la qualità di vita nei pazienti con Malattia di Parkinson
Introduzione La disabilità nelle persone con malattia di Parkinson porta ad una bassa qualità della vita (QoL), con implicazioni cliniche, sociali ed economiche; questi aspetti hanno un impatto significativo per le persone con PD. Le informazioni riguardanti il QoL dei pazienti con PD e gli studi sulla relazione tra QoL e funzione motoria e cognitiva sono necessari sia per la ricerca che per l’uso clinico per prendere decisioni informate in ambito sanitario e riabilitativo. Nel 2021 è stata eseguita una revisione sistematica degli strumenti di valutazione della QoL nei pazienti con PD, ma negli ultimi anni è stato pubblicato un numero considerevole di studi su questo argomento (1) . Lo scopo di questo studio è quello di aggiornare questa revisione sistematica esplorando le misure di outcome utilizzate per valutare la QoL in pazienti con PD. Materiali e Metodi Una ricerca in letteratura è stata condotta su MEDLINE, Scopus, CINAHL, PsycINFO e Web of Science. Sono state utilizzate le linee guida della PRISMA checklist. Tre autori hanno identificato in modo indipendente gli studi idonei sulla base di criteri di inclusione predefiniti: studi quantitativi che valutano le proprietà psicometriche degli strumenti di valutazione, validazioni e adattamenti culturali che valutano la qualità della vita inerente la malattia di Parkinson; studi su test, questionari e misure di outcome autosomministrabili e basati sulla performance; inoltre, sono stati presi in considerazione articoli pubblicati da gennaio 2020 a gennaio 2023. La qualità metodologica degli studi e il rischio di bias sono stati valutati utilizzando la COSMIN checklist. Risultati Sono stati inclusi 55 studi e sono stati identificati 18 diversi strumenti. Le scale più frequentemente usate sono la Parkinson’s Disease Questionnaire -39 (PDQ-39) (2) e la Parkinson’s Disease Questionnaire-8 (PDQ-8) (3). Conclusioni Questi risultati suggeriscono che ulteriori indagini sugli strumenti di valutazione esistenti per la QoL nella malattia di Parkinson sarebbero utili per pazienti, ricercatori e clinici. Sono necessarie misure di outcome validate e universali per consentire confronti tra le varie pratiche; pertanto, si raccomanda ai futuri ricercatori di utilizzare una serie comune di strumenti di valutazione basandosi sui risultati di questa revisione. Bibliografia 1. Berardi A, Regoli E, Tofani M, Valente D, Fabbrini G, Fabbrini A, et al. Tools to assess the quality of life in patients with Parkinson’s disease: a systematic review. Expert Rev Pharmacoecon Outcomes Res. 2 gennaio 2021;21(1):55–68. 2. Galeoto G, Colalelli F, Massai P, Berardi A, Tofani M, Pierantozzi M, et al. Quality of life in Parkinson’s disease: Italian validation of the Parkinson’s Disease Questionnaire (PDQ-39-IT). Neurol Sci. novembre 2018;39(11):1903–9. 3. Franchignoni F, Giordano A, Ferriero G. Rasch analysis of the short form 8-item Parkinson’s Disease Questionnaire (PDQ-8). Qual Life Res. maggio 2008;17(4):541–8.
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Utilizzo di un sistema di supporto decisionale per la personalizzazione della riabilitazione robotica dell’arto superiore in pazienti con esiti di ictus. Studio di fattibilità
Utilizzo di un sistema di supporto decisionale per la personalizzazione della riabilitazione robotica dell’arto superiore in pazienti con esiti di ictus. Studio di fattibilità. Marco Germanotta1, Cristian Camardella2, Laura Cortellini1, Arianna Pavan1, Giovanni Cappiello3, Zoran Curto3, Stefano Mazzoleni4, Andrea Scoglio3, Antonio Frisoli2, Irene Aprile1 1IRCCS Fondazione Don Carlo Gnocchi ONLUS, Firenze, Italia; 2Laboratorio PERCRO, Istituto di Intelligenza Meccanica, Scuola Superiore Sant’Anna, Pisa, Italia; 3Humanware, Pisa, Italy; 4Dipartimento di Ingegneria Elettrica e dell’Informazione, Politecnico di Bari, Bari, Italia Introduzione L’uso di dispositivi robotici si è dimostrato efficace nel trattamento di pazienti con esiti di ictus [1]. Tuttavia, il pieno potenziale di tali tecnologie non è ancora stato sfruttato, in termini di personalizzazione dei percorsi riabilitativi e di monitoraggio della risposta ai trattamenti. Infatti, l’enorme quantità di dati prodotti è spesso troppo complessa per essere utilizzata dal personale clinico per scegliere le attività e le opzioni di trattamento più appropriate. In un precedente lavoro [2], un algoritmo di tipo random tree forest è stato addestrato e testato per fornire una previsione del recupero che i pazienti avrebbero avuto in seguito ad un trattamento robotico, misurato utilizzando diverse scale cliniche, avendo come input i punteggi delle scale cliniche e le misure del sistema robotico al momento dell’arruolamento. Il set di dati utilizzato per alimentare l’algoritmo proveniva da un precedente studio multicentrico, randomizzato, controllato, volto a confrontare il trattamento robotico rispetto a quello convenzionale nel recupero della funzionalità dell’arto superiore in pazienti post-ictus in fase subacuta [3]. I risultati hanno dimostrato che il sistema era in grado di prevedere l’esito finale con un’accuratezza che andava dal 60% al 73%. Sulla base dei risultati ottenuti nel lavoro appena descritto, il passo successivo è stato lo sviluppo di un sistema di supporto decisionale (Decision Support System, DSS) basato su intelligenza artificiale (Artificial Intelligence, AI). Lo scopo di tale DSS è assistere i clinici nella definizione di un piano di trattamento che includa le impostazioni dettagliate da effettuare sulle soluzioni robotiche, al fine di massimizzarne l’efficacia, e monitorare la risposta al trattamento e proporre in modo adattivo un’adeguata messa a punto del piano di trattamento. Il presente studio ha come obiettivo quello di testare tale sistema decisionale di supporto in uno studio clinico pilota. Materiali e Metodi Per questo studio, sono stati arruolati 33 pazienti con esiti di ictus presso il centro Santa Maria della Provvidenza della Fondazione Don Carlo Gnocchi di Roma (20 uomini e 13 donne, età media 68±14 anni, latenza media dall’evento acuto 10±13 mesi). Ciascun paziente era sottoposto ad una valutazione iniziale comprendente le seguenti scale cliniche: Fugl-Meyer Assessment (FMA), Motricity Index (MI), Modified Ashworth Scale (MAS), Frenchay Arm Test (FAT), Action Research Arm Test (ARAT), Box and Blocks Test (BBT), Modified Barthel Index (MBI), Numerical Pain Rating Scale of pain (NPRS), Douleur Neuropathique 4 (DN4), 36-item Short Form Health Survey (SF-36). I pazienti sono stati sottoposti ad un trattamento assistito da robot di 30 sedute utilizzando il robot MOTORE (Humanware, Figura 1A), potenziato mediante l’utilizzo di un DSS basato su intelligenza artificiale (iMotore). I dati delle valutazioni iniziali, insieme ai dati demografici e clinici del paziente, venivano elaborati dall’algoritmo di AI per suggerire i valori di alcuni parametri di trattamento, ovvero stiffness, weight e viscosity (Figura 1B). I suggerimenti forniti dal DSS venivano valutati da un terapista esperto che poteva deciderli di accettarli o meno. Tutte le scale cliniche somministrate all’arruolamento sono state utilizzate come misure di outcome del recupero dopo 15 sedute (T1) e dopo 30 sedute (T2). La fattibilità del trattamento è stata valutata mediante analisi statistica descrittiva delle scale di usabilità (System Usability Scale, SUS), gradimento (scala Likert 0-10) e accettabilità (questionario TAM) somministrate sia ai pazienti che ai fisioterapisti coinvolti nello studio. Gli effetti del trattamento sono stati valutati sulla base delle misure di outcome clinico utilizzando un test non parametrico di Friedman. Risultati L’analisi della fattibilità del trattamento ha mostrato una usabilità, valutata mediante la SUS, di circa 80/100 sia per i terapisti che per i pazienti. Il punteggio medio dato al gradimento è stato di 8.7 punti per i pazienti e 7 punti per i terapisti. Infine, il questionario TAM ha mostrato punteggi medi pari a circa 6 punti (su un massimo di 7) in tutti i domini valutati. L’analisi degli effetti del trattamento ha mostrato una variazione statisticamente significativa nelle scale FMA (p<0.001), MI (p<0.001), FAT (p<0.05), ARAT (p<0.001), BBT(p<0.001), e MBI (p<0.001). L’analisi post-hoc è riportata in Figura 2. Il dolore e la spasticità non sono variati. Infine, si è osservato un trend di miglioramento, statisticamente non significativo, nei subscore PCS e MCS del questionario SF-36. Conclusioni Il trattamento con il dispositivo robotico MOTORE ed il DSS basato su AI ha confermato la sua usabilità ed è risultato efficace nel migliorare la funzionalità e le performance dell’arto superiore in un gruppo di pazienti con esiti di ictus. Studi futuri dovranno valutarne l’efficacia mediante confronto con un trattamento assistito da robot “standard”, non mediato da AI. Bibliografia [1] Mehrholz, Jan, et al. JNER17.1 (2020): 1-14. [2] Camardella, C., et al. ICORR - IEEE, 2022. [3] Aprile, Irene, et al. JNPT 44.1 (2020): 3-14.
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Nella Malattia di Parkinson la sintomatologia motoria iniziale impatta sui risultati di un trattamento multidisciplinare intensivo versus un programma di auto-trattamento domiciliare
CODICE DI RIFERIMENTO: 119 TITOLO ABSTRACT PRESENTATO: Nella Malattia di Parkinson la sintomatologia motoria iniziale impatta sui risultati di un trattamento multidisciplinare intensivo versus un programma di auto-trattamento domiciliare. AUTORI: Francesca Lea Saibene1, Federico Merlo1, Anna Salvatore1, Pietro Arcuri1, Anna Castagna1, Elisabetta Farina1, Margherita Alberoni1, Elena Calabrese1, Thomas Bowman1, Denise Anastasi1, Davide Cattaneo1,2, Jorge Navarro1, Chiara Arienti1, Mario Meloni1,3 AFFILIAZIONI: 1 IRCCS Fondazione Don Carlo Gnocchi, Milan, Italy 2 University of Milan, Milan, Italy 3 UOC Neurologia, Azienda Ospedaliero-Universitaria, Cagliari, Italy CONTENUTO TESTUALE DEL POSTER Introduzione. La Malattia di Parkinson (MP) è una patologia neurodegenerativa lentamente ingravescente caratterizzata sia da sintomi motori (triade sintomatologica: tremore, rigidità e bradicinesia) sia da sintomi non-motori. Sebbene siano ormai presenti diversi studi sul miglioramento di diversi domini e abilità [1, 2] dopo programmi riabilitativi intensivi e multidisciplinari (associati alla terapia farmacologica dopaminergica) nelle Persone con Malattia di Parkinson (PcMP), non ci sono informazioni complete sui fattori che possono avere il maggiore impatto sulla risposta al trattamento riabilitativo. L’obiettivo principale del presente studio era valutare se le PcMP assegnate al trattamento riabilitativo ambulatoriale giornaliero intensivo multidisciplinare (Gruppo Sperimentale, Experimental Group -EXP-) mostrassero effetti a breve termine sui domini motori e/o cognitivi e/o sulla Qualità della Vita auto-percepita diversi rispetto alle PcMP assegnate ad un programma di auto-trattamento domiciliare di stretching (Gruppo di Controllo, Control Group -CTRL-). Inoltre, il nostro lavoro mirava ad esplorare quali fattori alla baseline potessero aver influenzato gli effetti in entrambi i trattamenti. Materiali e metodi. Sono state arruolate 43 PcMP [19CTRL/24EXP; 23F/20M; Età (anni): 69,6 ± 6,5; mH&Y: 1,5-3; Durata di malattia (anni): 8,87 ± 6,3]. Tutti i soggetti sono stati sottoposti a valutazione neurologica e neuropsicologica all’ingresso (T0) e dopo 6 settimane di trattamento (T1). Le PcMP allocate nel Gruppo Sperimentale venivano inserite in un programma riabilitativo ambulatoriale, giornaliero, intensivo e multidisciplinare erogato in regime di Macro Attività Complessa (MAC); ciascun paziente veniva sottoposto quotidianamente (5giorni/settimana, per 6 settimane consecutive) ad attività riabilitative multidisciplinari (neuromotoria, neuropsicologica, logoterapia, terapia occupazionale) della durata di 160’/giorno ciascuna (80′ motoria; 40′ riabilitazione cognitiva e 40′ logopedia) per 3 giorni a settimana e 180’/giorno (80′ motoria; 60′ cognitiva e 40′ riabilitazione logopedica) per 2 giorni a settimana. Il gruppo EXP ha ricevuto 18 sessioni (3 volte a settimana) di tapis roulant (20 min), esercizi di equilibrio e rinforzo funzionale (20 min). Le restanti sedute motorie venivano definite in base alle esigenze terapeutiche del paziente. La riabilitazione neuropsicologica era proposta sia in modalità tradizionale (3 volte a settimana) sia attraverso il supporto di strumentazione computerizzata (2 volte/settimana). Le PcMP allocate nel Gruppo di Controllo svolgevano invece un programma di auto-trattamento domiciliare per 40’/giorno per 6 settimane consecutive consistente in esercizi di stretching muscolare e di mobilizzazione attiva. Il funzionamento motorio e cognitivo complessivo sono stati valutati, rispettivamente, attraverso l’MDS-UPDRS-Parte III [3] ed il Montreal Cognitive Assessment (MoCA Test), mentre la Qualità della vita auto-percepita è stata rilevata attraverso la PDQ-39 (Parkinson’s Disease Questionnaire). Risultati. Il Gruppo EXP-PcMP ha avuto una riduzione di 5,75 punti rispetto al Gruppo CTRL-PcMP su MDS-UPDRS-Parte III. Questa differenza è più significativa nei pazienti risultati più compromessi dal punto di vista motorio (punteggi T0 MDS-UPDRS-Parte III). Infatti, nel gruppo con punteggio motorio T0 più alto (MDS-UPDRS-Parte III ˃40 -punteggio mediano-), EXP-PcMP ha mostrato un miglioramento significativo dei sintomi motori a MDS-UPDRS-Parte III (-10.12; p=0.014) rispetto a CTRL-PcMP. La stessa differenza non è significativa (-3,29; p=0,15) nel gruppo con punteggio motorio T0 inferiore a 40 punti. In entrambi i gruppi di PcMP si è osservato un miglioramento della Qualità della Vita alla PDQ-39 (con un punteggio medio di -4.22 [ci= (-6.94, -1.50); p=0.0032]. Non è stato, invece, riscontrato alcun effetto statisticamente significativo sul punteggio al MoCA Test nel EXP-PcMP rispetto al CTRL-PcMP (-0,34; p=0,6). Conclusioni. I nostri risultati suggeriscono che un trattamento riabilitativo quotidiano, ambulatoriale, intensivo e multidisciplinare rivolto alle PcMP può indurre un miglioramento sulla sintomatologia motoria significativamente superiore rispetto ad un programma di auto-trattamento domiciliare di stretching e mobilizzazione attiva; inoltre, sorprendentemente, tale miglioramento è risultato più rilevante nelle PcMP con funzioni motorie più compromesse alle valutazioni pre-trattamento (vedi Figura 1). Bibliografia [1] Meloni, M., Saibene, F. L., Di Tella, S., Di Cesare, M., Borgnis, F., Nemni, R., & Baglio, F. (2021). Functional and Cognitive Improvement After an Intensive Inpatient Multidisciplinary Rehabilitation Program in Mild to Severe Parkinson’s Disease: A Retrospective and Observational Study. Frontiers in Neurology, 12, 626041. [2] Ferrazzoli, D., Ortelli, P., Zivi, I., Cian, V., Urso, E., Ghilardi, M. F., … & Frazzitta, G. (2018). Efficacy of intensive multidisciplinary rehabilitation in Parkinson’s disease: a randomised controlled study. Journal of Neurology, Neurosurgery & Psychiatry, 89(8), 828-835. [3] Goetz, C. G., Tilley, B. C., Shaftman, S. R., Stebbins, G. T., Fahn, S., Martinez‐Martin, P., … & LaPelle, N. (2008). Movement Disorder Society‐sponsored revision of the Unified Parkinson’s Disease Rating Scale (MDS‐UPDRS): scale presentation and clinimetric testing results. Movement disorders: official journal of the Movement Disorder Society, 23(15), 2129-2170.
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Remember and Improve: the COgnitive Rehabilitation Domain-Oriented Digital Therapeutics – RICORDO-DTx: studio di accettabilità
INTRODUZIONE La riabilitazione cognitiva riveste fondamentale importanza nel trattamento delle malattie neurodegenerative. Tuttavia, ad oggi, il numero di persone che accede a questo tipo di intervento è limitato [1]. Le Terapie Digitali (Digital Therapeutics, DTx) rappresentano nuove modalità per erogare interventi terapeutici guidati da software di alta qualità, evidence-based, finalizzati a prevenire, gestire o trattare un ampio spettro di condizioni cliniche direttamente al domicilio del paziente [2]. Le DTx hanno il vantaggio di garantire una maggiore accessibilità alla riabilitazione, aumentando l’aderenza e l’engagement del paziente al programma riabilitativo. Tuttavia, il design e lo sviluppo dei DTx per la riabilitazione cognitiva a distanza non possono prescindere dal considerare la prospettiva degli end-users. Pertanto, l’obiettivo di questo studio pilota è quello di valutare l’esperienza d’uso con RICORDO-DTx, una innovativa terapia digitale per la riabilitazione cognitiva di pazienti in fase lieve – moderata del continuum della Malattia di Alzheimer. MATERIALI E METODI La valutazione della User Experience con RICORDO-DTx ha previsto il coinvolgimento diretto degli utenti in un ciclo di Design/Evaluation/Redesign (DER) secondo un modello partecipativo (User-Centered Design). Lo studio pilota ha coinvolto N=20 partecipanti con declino cognitivo lieve (età media = 71.4 anni, scolarità media = 10 anni) in un ciclo DER con RICORDO-DTx, un software (app) fruibile da tablet per la somministrazione di contenutistica digitale a scopo neuroriabilitativo (Tab.1, Fig.1) Da remoto, il terapista prescrive e pianifica tramite piattaforma tecnologica le attività riabilitative e monitora la progressione del programma riabilitativo in termini di aderenza, performance e livello di engagement (Fig.2) A T0 (baseline) sono stati raccolti dati relativi a: Funzionamento cognitivo globale (Montreal Cognitive Assessment test, MoCA); Livello di expertise tecnologico dei pazienti (questionario ad hoc) A T1 (post-ciclo DER) sono state valutate: usabilità (System Usability Scale, SUS); accettabilità (Technology Acceptance Model 3, TAM3) del sistema RICORDO-DTx [Figura 1: visualizzazione su tablet di un esempio di contenutistica digitale a scopo neuroriabilitativo] [Figura 2: grafici e andamenti visualizzabili tramite piattaforma tecnologica] RISULTATI A T0, i soggetti mostravano un punteggio medio al MoCA pari a 22.1, con un livello di expertise tecnologico medio-basso sia in termini di frequenza d’uso (2.91±1.3, range 1-5) che di competenza percepita (2.52±1.3, range 1-5). Post ciclo DER (T1), tutti i soggetti hanno valutato il sistema come altamente usabile (SUS media=80.6, range 60-100). In dettaglio, il 50% dei soggetti valuta il sistema «best imaginable» (Fig.3). Considerando i sotto-domini della SUS, il sistema è stato giudicato sia facile da usare (usability=3.32±0.366) che facile da apprendere (learnability=2.85±1.08). Alla TAM, i partecipanti hanno riportato un elevato livello di accettabilità della tecnologia. In particolare, il sistema è stato giudicato sia facile da usare (media= 5.65±0.73, range= 5-7) che utile e rilevante per la propria salute (media= 5.20±0.70, range= 4-6). [Figura 3: percentuali relative ai 6 adjective rating scales della SUS: la maggior parte dei partecipanti (80%) attribuisce elevati punteggi di usabilità al sistema («best imaginable», «good»). Nel 20% dei casi l’usabilità del sistema è valutato «Ok». Nessun partecipante attribuisce punteggi negativi («poor» o «worst imaginable»)] CONCLUSIONI Al termine del ciclo DER, tutti i partecipanti hanno attribuito elevati livelli di usabilità e accettabilità tecnologica al sistema RICORDO-DTx, nonostante i bassi livelli di expertise tecnologico all’inclusione. La facilità d’uso e la rilevanza per la salute riscontrate rendono RICORDO-DTx una soluzione digitale utile a favorire l’accessibilità al trattamento riabilitativo cognitivo ai pazienti con declino cognitivo lieve. BIBLIOGRAFIA 1. Rossetto et al., Annals of Medicine, 2023 https://doi.org/10.1080/07853890.2023.2185672 2. Gussoni, 2021. Terapie digitali, una opportunità per l’Italia. Tendenze nuove, 1.
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Strumenti di valutazione per il freezing nella malattia di Parkinson: revisione sistematica
Introduzione Il Freezing of Gait (FOG) è definito come assenza o marcata riduzione, breve e temporanea, della progressione dei piedi nonostante l’intenzione di camminare. Il FOG aumenta il rischio di cadute nei pazienti con malattia di Parkinson (PD), riducendo la loro indipendenza e compromettendo significativamente la loro qualità di vita (QoL). Per questo motivo, una valutazione accurata del FOG è fortemente consigliata per elaborare di conseguenza un programma di riabilitazione adatto per i pazienti con malattia di Parkinson. L’obiettivo di questa revisione sistematica è quello di identificare gli strumenti riabilitativi di misurazione degli outcome utilizzati per valutare il FOG in pazienti con malattia di Parkinson, e descriverne qualità metodologiche e i relativi adattamenti culturali. Materiali e Metodi Tre revisori indipendenti hanno consultato Scopus, MEDLINE, Web of Science e CINAHL per la ricerca in letteratura e non sono state applicate restrizioni per quanto riguarda l’anno di pubblicazione, il paese e la lingua. Gli autori hanno seguito le linee guida del Preferred Reporting Items for Systematic Review and Meta-Analysis (PRISMA)[1] e la qualità metodologica dello studio selezionato è stata valutata utilizzando la COSMIN checklist [2]. Per la selezione degli studi sono stati utilizzati i seguenti criteri di inclusione: studi quantitativi che valutano le proprietà psicometriche delle misure di outcome; studi di validazione e adattamento culturale condotti su popolazioni di individui affetti da PD; studi pubblicati in lingue comprensibili per i revisori. Risultati La prima ricerca ha identificato 3276 studi corrispondenti. I tre revisori indipendenti, dopo aver letto i titoli e gli abstract e aver eliminato i duplicati, hanno incluso 1648 studi; dopodiché è stata eseguita un’attenta lettura del testo e sono stati inclusi 28 articoli. Lo strumento più utilizzato per la valutazione del FOG sembra essere la Freezing of Gait Questionnaire (FOG-Q) [3](validato in diverse lingue), ma sono stati identificati anche strumenti innovativi. Conclusioni Tutti gli strumenti emersi dalla revisione hanno manifestato delle ottime proprietà psicometriche; tuttavia, si rendono necessari ulteriori studi di validazione ed adattamento culturale delle medesime misure di outcome su più popolazioni. Inoltre, poiché il FOG è una condizione invalidante per i pazienti con PD ed è di difficile misurazione, si renderebbe utile la realizzazione di nuovi strumenti atti alla sua valutazione prendendo in considerazione differenti aspetti non ancora esplorati. Bibliografia [1] M. J. Page et al., “The PRISMA 2020 statement: An updated guideline for reporting systematic reviews,” BMJ, vol. 372, Mar. 2021, doi: 10.1136/BMJ.N71. [2] L. B. Mokkink et al., “The COSMIN checklist for evaluating the methodological quality of studies on measurement properties: A clarification of its content,” BMC Med. Res. Methodol., vol. 10, no. 1, pp. 1–8, Mar. 2010, doi: 10.1186/1471-2288-10-22/FIGURES/3. [3] N. Giladi et al., “Validation of the freezing of gait questionnaire in patients with Parkinson’s disease,” Mov. Disord., vol. 24, no. 5, pp. 655–661, Apr. 2009, doi: 10.1002/MDS.21745.
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Funzionamento cognitivo, psicologico e personologico in soggetti con sindrome da Long Covid
• Funzionamento cognitivo, psicologico e personologico in soggetti con sindrome da Long Covid E. Evangelista1, V. Varalta1,2, C. Fonte1, Y. Gallinaro1, M. Marcanti3, C. Micheletto4, A. Picelli1,2, N. Smania1,2 • U.O.C. di Neuroriabilitazione, Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata, Verona • U.S.D. Psicologia Clinica Borgo Trento, Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata di Verona • U.O.C. di Pneumologia, Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata, Verona INTRODUZIONE 
elisa.evangelista@univr.it La sindrome da Long Covid (LC), originata dalla persistenza per mesi di sintomi causati dal COVID-19, comprende sintomi fisici quali fatica, mialgia, emicrania, tachicardia e difficoltà cognitive e psicologiche come perdita di memoria, difficoltà di concentrazione, nebbia cognitiva, disorientamento, delirio, disturbi del sonno, disturbi dell’umore, disturbi d’ansia. La letteratura ha evidenziato l’influenza di tali sintomi nella quotidianità delle persone che ne sono affette limitandone la qualità di vita, la saluta mentale e l’attività lavorativa. Nonostante ciò, in letteratura sono presenti risultati contrastanti riguardo l’incidenza delle difficoltà psicologiche e l’eventuale comorbidità con deficit cognitivi nella sindrome. L’unico dato attualmente certo sembra essere la presenza di una persistente e invalidante fatica come sintomo primario e la sua influenza su numerosi aspetti di vita. Obiettivo: Indagare la relazione tra il sistema di credenze dei soggetti, secondo la REBT (Ellis, 1958), e la presenza di deficit cognitivi e difficoltà psicologiche in soggetti affetti da Long Covid. MATERIALI E METODI Criteri d’inclusione • Età > 18 anni • Insufficienza respiratoria durante l’infezione acuta • Contrazione covid-19 da almeno 60 giorni • Abuso sostanze Criteri • Età < 80 anni d’esclusione • Eventi neurologici, decadimento cognitivo e disturbi psichiatrici in anamnesi UOC Neuroriabilitazione (AOUI – Verona) in collaborazione con il Centro di Ricerca in Riabilitazione Neuromotoria e Cognitiva (CRRNC) - Università di Verona Arruolamento soggetti dal 01/01/2022 al 01/10/2022 Inquadramento • Montreal Cognitive Assessment (MoCA) cognitivo Funzioni esecutive • Test dell’Orologio (Orologio) • Test dei 5 punti (UDs; CSs) Memoria • Digit Span Forward (DsF) • Digit Span Backward (DsB) • Test delle 15 parole di Rey (15Rey_Imm; 15Rey_Diff) Sistema di credenze su se stessi • Attitudes and Beliefs Scale-II (ABS_F1; ABS_F2; ABS_F3) Attenzione • Paced Auditory Serial Addition Task (PASAT_Corr; PASAT_Err; PASAT_Omiss; PASAT_%) Variabili psicologiche • Fatigue Severity Scale (FSS) • Short-Form Health Survey (SF-36) • State-Trait Anxiety Inventory – Forma Y (STAI) • Beck Depression Inventory II (BDI) Misure di FSS SF-36 STAI BDI ABS_F1 ABS_F2 ABS_F3 MoCA DsF DsB 15Rey_ 15Rey_ Orologi UDs CSs PASAT PASAT_ PASAT_ PASAT_ FSS 1 SF-36 ,421* 1 STAI 0,35 ,690** 1 BDI ,512** -0,028 0,017 1 ABS_F1 ,516** ,456* ,492** ,584** 1 ABS_F2 ,529** ,627** ,666** 0,335 ,805** 1 ABS_F3 ,422* ,368* ,480** ,531** ,907** ,853** 1 MoCA_tot -0,046 0,149 -0,103 -0,021 0,21 0,191 0,286 1 DsF -0,255 0,033 -0,052 -0,235 -0,019 -0,104 -0,078 ,405* 1 DsB -,362* 0,089 -0,055 -0,341 0,04 0,066 0,107 ,626** ,504** 1 15Rey_Imm 0,085 0,285 -0,051 0,198 0,267 0,211 0,352 ,495** 0,146 0,309 1 15Rey_Diff 0,168 0,292 0,069 0,21 0,312 0,353 0,342 ,505** 0,15 ,375* ,851** 1 Orologio -0,101 0,162 -0,188 -0,095 0,102 0,124 0,273 ,667** 0,212 ,404* ,642** ,498** 1 UDs -0,085 0,008 -0,1 -0,354 0,178 0,212 0,203 ,411* 0,367 ,399* 0,103 0,122 0,326 1 CSs 0,083 0,061 -0,146 0,12 ,383* 0,306 ,374* ,426* 0,072 0,311 ,390* 0,32 0,359 ,634** 1 PASAT_Corr -0,143 0,132 -0,065 -0,363 -0,09 -0,128 -0,148 ,469* ,741** ,719** ,543* ,596** ,488* 0,393 0,242 1 PASAT_Err 0,193 -0,071 0,201 ,450* 0,175 0,229 0,295 -0,432 -,645** -,681** -0,361 -0,42 -,540* -0,39 -0,219 -,895** 1 PASAT_Omiss 0,072 -0,086 -0,057 0,135 -0,095 0,083 -0,053 -0,203 -,655** -0,376 -,540* -,493* -0,167 -0,139 -0,004 -,722** ,443* 1 PASAT_% 0,311 -0,031 0,122 ,460* 0,114 0,158 0,2 -,519* -,654** -,752** -,487* -,618** -,615** -0,356 -0,164 -,994** ,935** ,630** 1 Scolarità media (anni) 11.5 (± 3.68) Età media (anni) 55.9 (± 15.35) Durata malattia media (giorni) 173.1 (± 129.21) 31 soggetti 18 maschi 13 femmine DISCUSSIONE Dall’analisi correlazionale (Rho di Spearman) emerge una correlazione positiva statisticamente significativa tra la percezione soggettiva di fatica e la presenza di sintomatologia depressiva, l’influenza della malattia sul proprio stato di salute, la presenza di credenze irrazionali su se stessi e sul mondo, l’intolleranza alla frustrazione e una correlazione inversamente proporzionale con la memoria di lavoro. Si rileva inoltre una correlazione positiva tra l’influenza della malattia sul proprio stato di salute e la sintomatologia ansiosa e la presenza di credenze irrazionali su se stessi e sul mondo e l’intolleranza alla frustrazione. Queste ultime appaiono correlare positivamente anche con difficoltà in compiti di programmazione visuo-spaziale. Inoltre, la sintomatologia depressiva correla positivamente con una maggior percentuale di errori in un compito attentivo ad alto carico cognitivo. CONCLUSIONI L’obiettivo del seguente studio è indagare la relazione tra il sistema di credenze e le difficoltà cognitive e psicologiche nelle persone affette da Long Covid. Dai dati raccolti emerge una relazione tra sintomi cognitivi e psicologici e la presenza di credenze irrazionali. Queste ultime sembrerebbero interferire con la gestione di eventi negativi della vita dei soggetti influenzando il tono timico e il funzionamento cognitivo. Nel presente campione, come in letteratura, la fatica risulta essere un sintomo non solo ampiamente presente ma anche connesso a numerose difficoltà. Appare, infatti, come un’aumentata percezione della fatica percepita dai soggetti correli con la minor efficienza del funzionamento esecutivo e una minor percezione di efficacia e di fiducia in se stessi oltre a difficoltà psicologiche. Ai fini della validazione di tali ipotesi la direzione futura del presente studio sarà procedere con ulteriori analisi per stabilire i nessi di causalità tra le variabili e aumentare la numerosità campionaria. REFERENCE • Aiyegbusi, O. L., Hughes, S. E., Turner, G., Rivera, S. C., McMullan, C., Chandan, J. S., Haroon, S., Price, G., Davies, E. H., Nirantharakumar, K., Sapey, E., Calvert, M. J., & TLC Study Group (2021). Symptoms, complications and management of long COVID: a review. Journal of the Royal Society of Medicine, 114(9), 428–442. • Balkıs, M., & Duru, E. (2022). Negative Life Events Associated with COVID-19 and Psychological Distress: The Role of Irrational and Rational Beliefs. Journal of rational-emotive and cognitive-behavior therapy:RET, 1–18. • Ellis, A. (1958). Rational psychotherapy. Journal of General Psychology, 59, 35–49.
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User Experience, Teleriabilitazione e Malattia di Parkinson: studio osservazionale di accettabilità
INTRODUZIONE I sistemi di Teleriabilitazione (TR) rappresentano una soluzione promettente per il management della disabilità cronica in quanto consentono di erogare interventi riabilitativi che vadano oltre le mura ospedaliere, direttamente al domicilio del paziente [1]. Tuttavia, per un uso efficace, le soluzioni digitali in ambito sanitario richiedono una validazione rigorosa che dimostri non solo la loro usabilità ma anche l’accettabilità oltre ai benefici clinici [2]. Questo studio mira a valutare la user experience di pazienti con disabilità cronica (end-users) nell’interazione con il sistema di TR SIDERA^B – Sistema Integrato DomiciliarE e Riabilitazione Assistita al Benessere, con particolare attenzione alla Malattia di Parkinson. Il sistema SIDERA^B è stato sviluppato e testato per erogare, in modalità asincrona, attività riabilitative attraverso contenuti digitali multimediali e, al tempo stesso, permettere il telemonitoraggio dei parametri vitali, al fine di garantire una gestione personalizzata della disabilità cronica al domicilio [3]. MATERIALI E METODI 45 pazienti con Malattia di Parkinson sono stati reclutati nel progetto. Alla valutazione baseline, sono stati raccolti dati anagrafici, il livello di expertise tecnologico mediante questionario ad-hoc (range 1-7) e il livello di disabilità mediante WHO Disability Assessment Schedule [Tab 1]. Tutti i pazienti hanno utilizzato il sistema SIDERA^B per eseguire un ciclo intensivo (5 volte/settimana) di neuroriabilitazione al domicilio della durata totale di 4 mesi. Il programma riabilitativo personalizzato, fruito attraverso tablet, prevedeva attività di Endurance Training [Giro del Mondo] alternate a sessioni di Dance-therapy Post-intervento sono stati raccolti e analizzati i dati relativi all’accettabilità della soluzione tecnologica, utilizzando questionari standardizzati: Technology Acceptance Model (TAM) e Service User Technology Acceptance Questionnaire (SUTAQ). Inoltre, è stata valutata la possibile relazione tra fattori esterni (expertise tecnologico, scolarità, genere, età e livello di disabilità) e i domini TAM – «Utilità Percepita», «Facilità d’uso Percepita» e “Behavioral Intention”, ossia l’intenzione dei pazienti nell’utilizzare il sistema SIDERA^B. [Tab 1 Caratteristiche del campione. M=Mediana; RIQ=Range Interquartile; M=Maschio; F=Femmina.] RISULTATI I partecipanti hanno attribuito al sistema punteggi alti nei domini TAM «Behavioral Intention» (Mediana=5; Range Interquartile=.7), «Utilità Percepita» (Mediana=6; Range Interquartile=1.5) e «Facilità d’Uso Percepita» (Mediana=6; Range Interquartile=1.25). I risultati alla scala SUTAQ hanno evidenziato che il sistema SIDERA^B ha ottenuto ottimi punteggi in tutti i domini [Tab 2], specialmente in «Increased accessibility», «Care personnel concerns» e «Satisfaction». Il dominio “Behavioral Intention” è correlato con l’“Utilità Percepita” (Rho=.303, p=.043). Scolarità (Rho=.299, p=.046), Expertise Tecnologico (Rho= -.292, p = .052) e Età (Rho= -.293, p=.051) sono i tre fattori esterni correlati alla “Facilità d’uso Percepita”. [Tab 2 Accettabilità. M=Mediana; RIQ=Range Interquartile] [Fig. 1 Rappresentazione grafica della relazione tra i fattori che influenzano la “Behavioural Intention”. Le correlazioni statisticamente significative sono rappresentate dalle linee di connessione tra componenti TAM (riquadri azzurri) e/o fattori esterni (riquadri verdi). **p<0,001; *p<0,05; # <0,06. Modificata da [4]] CONCLUSIONI I risultati supportano l’elevata accettabilità di soluzioni digitali di TR in modalità asincrona nell’attuale visione della riabilitazione dalla clinica al domicilio. I dati suggeriscono che la user experience è correlata con alcune caratteristiche del paziente con Malattia di Parkinson, quali la scolarità, l’expertise tecnologico e l’età. È necessario pertanto, fin dalle fasi di design e sviluppo del sistema riabilitativo, coinvolgere attivamente tutti gli end-users, in linea con i modelli di sviluppo partecipativo. BIBLIOGRAFIA [1] Isernia S, Pagliari C, Bianchi LNC, Banfi PI, Rossetto F, Borgnis F, et al. Characteristics, Components, and Efficacy of Telerehabilitation Approaches for People with Chronic 457 Obstructive Pulmonary Disease: A Systematic Review and Meta-Analysis. Int J Environ Res 458 Public Health. 2022;19(22):15165. [2] Topol EJ. A decade of digital medicine innovation. Sci Transl Med. 2019;11(498). [3] Rossetto F, Borgnis F, Blasi V, Banfi PI, Tavanelli M, Realdon O, et al. System Integrated 495 Digital Empowerment and Rehabilitation to promote patient Activation and well-Being 496 (SIDERA^ B): Protocol for a Randomized Crossover Trial on Effectiveness and 497 Implementation. medRxiv. 2022 [4] Rossetto, F., Borgnis, F., Isernia, S., Foglia, E., Garagiola, E., Realdon, O., & Baglio, F. System Integrated Digital Empowering and teleRehabilitation to promote patient Activation and well-Being in chronic disabilities (SIDERA^ B): a usability and acceptability study. Frontiers in Public Health, 11, 1084. ACKNOWLEDGEMENTS Si ringrazia lo staff del SIDERA∧B Consortium. SIDERA∧B Consortium include: ab medica S.p.A. (Cerro Maggiore, Milano); IRCCS Fondazione Don Carlo Gnocchi ONLUS (Milano); Dipartimento di Scienze Umane per la Formazione Riccardo Massa e Dipartimento di Informatica, Sistemistica e Comunicazione, Università degli Studi di Milano-Bicocca (Milano); Università Carlo Cattaneo-LIUC (Castellanza, VA); Politecnico di Milano (Milano); Grifo Multimedia S.r.l. (Ruvo di Puglia, BA); Tenacta Group S.p.A. (Azzano San Paolo, BG); Amiko S.r.l. (Milano).
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Utilizzo di un trattamento mediato da dispositivi robotici e sensor-based nel paziente con tetraparesi post-traumatica trattata con laminectomia decompressiva. Caso clinico
Utilizzo di un trattamento mediato da dispositivi robotici 
e sensor-based nel paziente con tetraparesi post-traumatica trattata con laminectomia decompressiva. Caso clinico. Rita Mosca1, Emanuele Langone1, Giovanni Storti1, Piera Spatola1, Mauro Losco1, Lucio Chieffo1, Aniello Laise1 1Fondazione Don Carlo Gnocchi, S. Angelo dei Lombardi (AV) Introduzione La tetraplegia è spesso conseguenza di un grave trauma nel tratto cervicale della colonna vertebrale. Il trauma più frequente è provocato da incidenti d’auto o moto (45%), da un violento impatto da cadute accidentali (21%), da traumi per attività sportive (13%) o da atti di violenza (16%) [1]. Il deficit neurologico conseguente può comportare una tetraplegia incompleta nel 30% dei casi, completa nel 26% e paraplegia incompleta nel 20% dei casi. I costi sociali di questi infortuni sono molto elevati, perché comportano nel paziente la non autosufficienza per il resto o gran parte della vita. In questi casi, la laminectomia decompressiva è considerata l’intervento di elezione e prevede la rimozione della lamina delle vertebre interessate da stenosi o frattura; è un intervento estremamente delicato che viene effettuato quando le terapie conservative si dimostrano inefficaci. Dopo la chirurgia è necessario un percorso riabilitativo solitamente con tecniche convenzionali. Sono poco noti gli effetti di un trattamento eseguito con strumenti robotici o tecnologici. Materiali e Metodi In questo lavoro presentiamo il caso di un uomo di 52 anni, ricoverato l’8 ottobre 2022 presso il Polo specialistico riabilitativo di S. Angelo dei Lombardi (AV) della Fondazione Don Gnocchi. Il paziente è stato ricoverato con diagnosi di tetraparesi da stenosi cervicale post traumatica trattata con esiti di laminectomia decompressiva C4-C5, a distanza di un mese dall’evento traumatico. Al momento del ricovero, il paziente presentava riduzione della flesso-estensione di gomito, polso e dita bilateralmente; riduzione bilaterale della flessione anca, estensione ginocchio e flessione dorsale e plantare caviglia. Livello neurologico C4 (AIS C5). Trasferimenti posturali impossibili, posizione seduta mantenuta con massima assistenza, stazione eretta non possibile. Il paziente necessitava di massima assistenza nell’espletamento delle ADL, come evidenziato da un valore della scala Barthel Index modificata pari a 10/100. Il paziente è stato sottoposto a riabilitazione convenzionale neuromotoria per un totale di 38 sedute, con frequenza giornaliera, focalizzata sul recupero dell’articolarità ai 4 arti, del controllo del tronco, e al miglioramento della partecipazione nei trasferimenti posturali. In aggiunta al trattamento convenzionale, il paziente è stato sottoposto a 30 sedute di riabilitazione quotidiana con l’utilizzo di dispositivi tecnologici per la riabilitazione dell’arto superiore [2]: Amadeo (fig. 1), un dispositivo robotico end-effector per la riabilitazione della mano, che consente la flesso-estensione delle dita in modalità attiva, assistita o attivo-assistita; Pablo (fig. 2), dispositivo sensor-based per la riabilitazione della forza della presa ed estensione della mano e altri movimenti dell’arto superiore, utilizzato sia per un recupero della funzione motoria agli arti superiori che della stabilità del tronco in posizione seduta. Risultati Il paziente ha presentato un miglioramento clinico (MRC pari a 4/5 nell’estensione del gomito bilateralmente, 4/5 nell’estensione del polso e 3/5 nella flessione delle dita bilateralmente). Nelle figure, le valutazioni strumentali su Amadeo. Alla fine del ciclo di trattamento, il paziente ha presentato un recupero del range of motion, un recupero del tono trofismo muscolare e della forza, un miglioramento di alcune attività di vita quotidiana come afferrare oggetti, portarsi la mano alla bocca per mangiare e bere, sistemarsi gli indumenti, toccarsi i capelli, lavarsi i denti, ecc. In tabella 1 e 2 sono riportate le valutazione Fugl-Meyer iniziale e finale. Conclusioni Ci sono evidenze nella letteratura che mostrano l’efficacia della robotica nel trattamento di pazienti con esiti di ictus [3]. Il caso presentato mostra gli effetti dell’utilizzo di un robot end-effector per la mano e di un sistema sensor-based nel recupero della funzione motoria degli arti superiori e del controllo del tronco in un paziente tetraplegico. Questi risultati sono certamente stati possibili grazie all’esperienza maturata dal fisioterapista nell’utilizzo delle tecnologie, esperienza necessaria per selezionare e programmare i dispositivi in base alla tipologia e potenzialità di recupero del paziente, attraverso programmi mirati, con feedback utili a misurare i progressi raggiunti. BIBLIOGRAFIA
[1] Franceschini, Marco, et al. “Traumatic spinal cord injury in Italy 20 years later: current epidemiological trend and early predictors of rehabilitation outcome.” Spinal Cord 58.7 (2020): 768-777. [2] Aprile, Irene, et al. “Upper limb robotics in rehabilitation: an approach to select the devices, based on rehabilitation aims, and their evaluation in a feasibility study.” Applied Sciences 9.18 (2019): 3920. [3] Mehrholz, Jan, et al. “Systematic review with network meta-analysis of randomized controlled trials of robotic-assisted arm training for improving activities of daily living and upper limb function after stroke.” Journal of neuroengineering and rehabilitation 17.1 (2020): 1-14.
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La riabilitazione dell’emianopsia con training computerizzato: impatto sulla disabilità nel paziente con ictus
LA RIABILITAZIONE DELL’EMIANOPSIA CON TRAINING COMPUTERIZZATO: IMPATTO SULLA DISABILITÀ NEL PAZIENTE CON ICTUS Fonte C.a,b, Gallinaro Y.a, Varalta V.a,b, Evangelista E.a, Picelli A.a,b, Sahraie A.c , Smania N.a,b (a) Centro di Ricerca in Riabilitazione Neuromotoria e Cognitiva, Dipartimento di Neuroscienze, Biomedicina e Movimento, Università Degli studi di Verona, Italia. (b) U.O.C. di Neuroriabilitazione, Azienda Ospedaliera Integrata di Verona, Italia. (c) School of Psychology, University of Aberdeen, Aberdeen, Scotland, UK. cristina.fonte@univr.it Introduzione L’ ictus cerebrale rappresenta una delle principali cause di morte e disabilità acquisita in tutto il mondo [1]. In seguito all’evento ictale, i pazienti possono presentare deficit di diversa natura che impattano sul livello di autonomia e la qualità della vita. Tra i disturbi maggiormente impattanti sulla disabilità del paziente vi sono i deficit di campo visivo, ed in particolare l’emianopsia omonima. I pazienti emianoptici presentano notevoli difficoltà nello svolgimento delle attività della vita quotidiana [2]. Molti pazienti, nei primi due mesi dalla lesione, mostrano un recupero parziale o totale del campo visivo. A circa 3-6 mesi dalla lesione, la probabilità di recupero diminuisce notevolmente [3]. La riabilitazione visiva nei pazienti con emianopsia omonima si rende quindi sempre più attuale e necessaria, poiché un miglioramento nelle abilità visive permetterebbe una maggiore autonomia nello svolgimento delle attività quotidiane. Obiettivo Il primo obiettivo del presente lavoro è individuare un valido trattamento riabilitativo che consenta un miglioramento della performance visiva e una riduzione del livello di disabilità percepita nella vita quotidiana. Obiettivo secondario è verificare se al cambiamento della disabilità percepita corrisponde un cambiamento nelle performance visive del paziente. Materiali e Metodi Partecipanti Criteri di inclusione • Ictus ischemico o emorragico; • Presenza di emianopsia come da esame obiettivo e diagnostico da campo visivo. Criteri di esclusione • Presenza di decadimento cognitivo; • Abuso di sostanze o farmaci; • Eventi neurologici pregressi; • Cambi di farmaci repentini nei 3 mesi precedenti l’inizio della riabilitazione. Misure di outcome • 4 task computerizzati di Visual Search (A, B, C, D) di cui considerare tempi di reazione e numero di errori commessi; • Questionario atto a valutare il grado di disabilità percepita. Le valutazioni sono state effettuate da un neuropsicologo prima (T0) e dopo (T1) il trattamento con NEC™. Trattamento NeuroEyeCoach (NEC™) è un dispositivo medico progettato per il trattamento riabilitativo delle emianopsie. Esso si basa sul potenziamento delle abilità del paziente nella ricerca visiva attraverso l’esplorazione visuospaziale. • Al paziente viene chiesto di osservare uno schermo e decider se un determinato target è presente o meno tra alcuni distrattori; • 12 livelli per un massimo di 36 sessioni. Ogni sessione richiede circa 15-20 minuti. Immagine 1 Esempio: il target da individuare è una S verde tra C verdi. Immagine 2 Postazione del paziente durante il trattamento con NEC™ Risultati Sono stati reclutati 122 pazienti (56,5±16,8anni) con emianopsia omonima in seguito ad ictus cerebrale afferenti all’ UOC di Neuroriabilitazione dell’AOUI di Verona e all’ Università di Aberdeen della Scozia. 1° obiettivo • Riduzione dei tempi di reazione e del numero medio di errori ai test Visual Search task nel post trattamento con NEC™. • Modificazioni positive per i punteggi ai vari item del questionario sulla disabilità percepita ottenute nel post trattamento con NEC™. 2° obiettivo Non è emersa alcuna correlazione tra il miglioramento della performance visiva e la riduzione della disabilità. Conclusioni Il trattamento riabilitativo con NEC™ si è dimostrato un valido training computerizzato nel migliorare le performance visive dei pazienti con emianopsia omonima e i livelli di autonomia. In futuro, sarà necessario validare protocolli di trattamento riabilitativo visivo che siano funzionali alle esigenze del paziente con disturbi di campo visivo, al fine di garantire una maggior autonomia nelle attività essenziali della vita quotidiana. Bibliografia [1] Thrim, A., G., Thayabaranathan, T., Howard, G., Howard, V., J., Rothwell, P., M., Feigin, V., L., et al. (2017). Global stroke statistics. International Journal of Stroke, 12 (1):13-32. [2] Hepworth, L., R., & Rowe, F., J. (2016) Visual impairment following stroke – the impact on quality of life: a systematic review. Ophthalmology Research: An International Journal, 5(2): 1-15. [3] De Haan, G., A., Heutink, J., Melis-Dankers, B., J., Tucha, O., & Brouwer, W., H. (2014). Spontaneous recovery and treatment effects in patients with homonymous visual field defects: a meta-analysis of existing literature in terms of the ICF framework. Survey of Ophthalmology, 59(1): 77-96.
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Alterazioni della verticalità visiva in soggetti in fase subacuta post-ictus in assenza di sindrome di pusher e neglect
Alterazioni della verticalità visiva in soggetti in fase subacuta post ictus in assenza di sindrome di pusher e neglect Evangelista E.1, Valè N.1, Fonte C.1,2, Varalta V.1,2, Gallinaro Y.1, Zoccatelli A.3, Bonetti B.4, Picelli A.1,2, Girardi P.5,6, Smania N. 1,2 • Centro di Ricerca in Riabilitazione Neuromotoria e Cognitiva, Dipartimento di Neuroscienze, Biomedicina e Movimento, Università degli studi di Verona, Italia. • U.O.C. di Neuroriabilitazione, Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata di Verona, Italia. • Università degli studi di Verona, Italia. • Stroke Unit, Dipartimento di Neuroscienze, Biomedicina e Movimento, Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata, Verona, Italia. • Dipartimento di Medicina Specialistica Diagnostica e Sperimentale, Università di Bologna, Italia. • Dipartimento di Scienze Statistiche, Informatiche e Sperimentali, Università di Venezia Ca’ Foscari, Italia. 
elisa.evangelista@univr.it Introduzione I disturbi del controllo posturale e dell’equilibrio sono alcune delle sequele post-ictus maggiormente invalidanti che limitano l’autonomia e la qualità di vita dei soggetti. Il controllo posturale è essere considerato il risultato dell’interazione tra diverse variabili, tra cui l’orientamento del corpo rispetto alla linea di gravità. Questa risulta influenzata da tre modalità di Percezione di Verticalità (PV): visiva, aptica e posturale. Negli ultimi anni la Percezione della Verticalità Visiva (VVP), intesa come la capacità di giudicare l’orientamento di uno stimolo visivo in relazione alla linea di gravità, si è rivelata cruciale per la PV corporea e strettamente associata con alterazioni della cognizione spaziale come la sindrome di Pusher e il neglect. Nonostante ciò, le relazioni tra queste variabili sono ancora poco chiare a causa, in parte della metodologia utilizzata, in parte della popolazione indagata poiché la maggioranza degli studi si è concentrata su soggetti con evidenti disturbi posturali o con lesioni di aree del sistema nervoso centrale deputate al controllo vestibolare. Ad ogni modo, essendo la PV un processo multimodale, è possibile sia organizzata da diverse aree cerebrali. L’errata percezione della verticalità visiva in soggetti post-ictus potrebbe rappresentare un predittore, non solo della compromissione posturale e del rischio di caduta, ma dello stesso recupero dell’equilibrio e della deambulazione. Obiettivo Materiali e Metodi Criteri d’inclusione • Età > 18 anni • Primo e unico evento ictale nei precedenti 15 giorni • Preservata comprensione linguistica • 
Abuso sostanze • UOC Neuroriabilitazione (AOUI – Verona) in collaborazione con UOC Neurologia A (AOUI – Verona) e Centro di Ricerca in Riabilitazione Neuromotoria e Cognitiva (CRRNC) – Università di Verona Arruolamento soggetti dal 01/07/2020 al 01/03/2021 • Eventi neurologici, decadimento cognitivo e disturbi psichiatrici in anamnesi • Deficit cognitivi spaziali (neglect, lateropulsione, sindrome di pusher) • Disfunzioni vestibolari o uditive • Gravi deficit visivi • Atrofia cerebrale Percezione di Verticalità Visiva (VVP) • 
Bucket Test (BT) in posizione seduta • Luminous Line Test (LLT) in posizione seduta Equilibrio e controllo posturale • Berg Balance Scale (BBS) • Trunk Control Test (TCT) • Scale for Lateropulsion v1.1 (SCaLA) Funzionamento cognitivo • Oxford Cognitive Screen (OCS) Luminous Line Test Bucket Test Risultati 77 soggetti • 42 maschi • 35 femmine Età media • 64 anni (20- 85 anni) Tipologia ictus • 65 ischemico • 12 emorragico LUMINOUS LINE TEST 
BUCKET TEST Degree ≥ 2 Degree < 2 Degree ≥ 2 Degree < 2 Deviazioni ≥ 2 sono considerate alterazioni anomale della VVP Conclusioni References Dalle indagini preliminari emerge una correlazione statisticamente significativa tra le misure BT e LLT utilizzate per la valutazione della VVP indicando quindi una validità concorrente tra i due strumenti. Emerge inoltre una correlazione significativa e positiva tra i punteggi al subtest dell’OCS Asimmetria oggetti e i punteggi al LLT, evidenziando una correlazione tra l’esplorazione visuo-spaziale e la VVP. I dati emersi evidenziano un’alta prevalenza di bias della VVP in un’ampia coorte di pazienti post-ictus priva di disturbi della cognizione spaziale e una relazione tra questi e variabili cognitive. La valutazione della VVP è facile e veloce, indicata anche per pazienti in fase acuta con facile faticabilità e disturbi neurologici di diversa natura. Inoltre, come emerso dal seguente studio, sembra essere una fonte di informazioni cliniche rilevanti per la stesura di un programma riabilitativo che includa tutte le variabili che influenzano l’outcome funzionale del soggetto. Sarebbe quindi utile integrarla all’interno della pratica clinica. La direzione futura del presente studio è indagare i nessi causali tra le correlazioni emerse e stabilire l’eventuale associazione tra alterazioni della VVP in fase acuta e il controllo posturale e dell’equilibrio a distanza di un mese dall’evento. • 
Molina, F., Lomas-Vega, R., Obrero-Gaitán, E., Rus, A., Almagro, D.R., Del-Pino-Casado, R. Misperception of the subjective visual vertical in neurological patients with or without stroke: A meta- analysis. NeuroRehab 2019, 44(3), 379-388. • Piscicelli, C., Pérennou, D. Visual verticality perception after stroke: A systematic review of methodological approaches and suggestions for standardization. Ann Phys Rehabil Med 2017, 60(3), 208-216. • Dai, S., Piscicelli, C., Clarac, E., Baciu, M., Hommel, M., & Pérennou, D. (2021a). Balance, Lateropulsion, and Gait Disorders in Subacute Stroke. Neurology, 96(17), e2147–e2159.
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Gestione Fisiatrica di una grave cerebrolesione acquisita da embolia grassosa: case report
«Gestione Fisiatrica di una grave cerebrolesione acquisita da embolia grassosa: case report” Introduzione L’embolia grassosa1 è causata dall’introduzione di grasso o particelle di midollo osseo nel sistema venoso sistemico e quindi nelle arterie polmonari. Le cause comprendono fratture delle ossa lunghe, procedure ortopediche, occlusione o necrosi microvascolare del midollo osseo in pazienti con crisi di anemia falciforme e, più raramente, modificazioni tossiche dei lipidi endogeni o somministrati per via parenterale. Paziente di 22 anni, di sesso maschile, con anamnesi patologica negativa che dopo incidente stradale ha riportato frattura multiframmentata della diafisi femorale destra e frattura scomposta della rotula. Successivamente, riscontro di embolia grassosa1 con rapido deterioramento cognitivo, distress respiratorio e coma. Trattamento e Risultati All’ingresso si presentava con stato di coscienza alterato, in ossigeno-terapia con cannula endotracheale e nutrizione enterale tramite PEG. E’ stato impostato un Progetto Riabilitativo2 multidisciplinare diviso in cinque items di recupero (farmacologico, deglutitorio, cognitivo e motorio-occupazionale). La gestione Fisiatrica del caso clinico ha racchiuso: management farmacologico( utilizzo di sedativi e miorilassanti centrali), studio e stadiazione della disfagia con tecnica FEES3, svezzamento dall’ossigeno-terapia e rimozione della cannula endo-tracheale, iniezioni di tossina botulinica per la riduzione della spasticità e conduzione di tutto il team riabilitativo. Conclusioni • Dopo un percorso riabilitativo in degenza durato circa 3 mesi, il paziente ha progressivamente recuperato autonomia in tutte le macroaree per le quali era stato impostato il Progetto Riabilitativo2. • Attualmente è autonomo nelle attività di vita quotidiana (ADL) e parzialmente nelle IADL. Inoltre, è in carico presso il servizio di MAC (Macroattività Ambulatoriale Complessa) dello stesso nosocomio, con accesso trisettimanale, a completamento del recupero funzionale. Un trattamento multiprofessionale ed interdisciplinare è raccomandato. Bibliografia • Kwiatt ME, Seamon MJ. Fat embolism syndrome. Int J Crit Illn Inj Sci. 2013 Jan;3(1):64-8. doi: 10.4103/2229-5151.109426. PMID: 23724388; PMCID: PMC3665122. • Giacino JT, Trott CT. Rehabilitative management of patients with disorders of consciousness: grand rounds. J Head Trauma Rehabil. 2004 May-Jun;19(3):254-65. doi: 10.1097/00001199-200405000-00006. PMID: 15247847. • Checklin M, Dahl T, Tomolo G. Feasibility and Safety of Fiberoptic Endoscopic Evaluation of Swallowing in People with Disorder of Consciousness: A Systematic Review. Dysphagia. 2022 Aug;37(4):778-787. doi: 10.1007/s00455-021-10327-y. Epub 2021 Jun 17. PMID: 34142244.
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Lo studio AGAPE per la promozione dell’invecchiamento attivo e in salute: feedback dai focus group
Lo studio AGAPE per la promozione dell’invecchiamento attivo e in salute: feedback dai focus group Malloggi S1, Cannobio M.1, Pedrini C.1, Pinna S.1, Bardi D.1, Castagnoli C.1, Dionisio P.2, Agnoloni F. 2, Geli S. 2, Tamburini E.2, Cecchi F.1 1.IRCCS Don Carlo Gnocchi, Firenze, Italia; 2. MEDEA s.r.l., Firenze, Italia. INTRODUZIONE AGAPE (Active aGeing And Personalized service Ecosystem) è un progetto finanziato nell’ambito del Programma Europeo Active & Assisted Living – bando Ageing Well in the Digital World (AAL) 2021. Il progetto si propone di sviluppare una piattaforma tecnologica integrata che fornisca servizi innovativi e personalizzati per persone over 65, per la rete rappresentata dai loro referenti/caregiver formali e informali e le organizzazioni di salute. Il progetto AGAPE utilizza una metodologia di design-thinking e co-creation [1] per individuare i bisogni principali degli utenti e integrarli nella versione finale della piattaforma, che sarà implementata in 3 paesi europei, ossia in Italia (Marradi, Firenze), Portogallo (Coimbra) e Romania (Bucarest). Il focus del progetto è migliorare la propensione delle persone anziane a utilizzare nuove tecnologie e promuovere il cambiamento comportamentale: la piattaforma e le proposte tecnologiche saranno sviluppate pertanto a partire dai bisogni individuate dagli utenti, utilizzando strategie di coaching adeguate alle loro competenze digitali come uno strumento cruciale per accompagnare e promuovere il cambiamento comportamentale [1]. Il presente lavoro illustra la metodologia e risultati preliminari relativi all’attività di co-creation (focus group) con un campione reclutato nel sito pilota italiano (Marradi). METODO Il focus group si è svolto nel presidio USL Toscana Centro di Marradi (13/12/2022), in collaborazione con la Società della Salute del Mugello, che ha pubblicizzato l’evento presso e ha raccolto le adesioni degli utenti. All’attività hanno preso parte 10 adulti over 65 (80% F; età media = 70.5), selezionati in base ai seguenti criteri di inclusione: età ≥ 65; Rockwood scale <5; MMSE≥24; assenza di gravi patologie. Durante il focus group, due moderatori hanno presentato il progetto AGAPE, illustrandone gli obiettivi, i servizi offerti agli utenti (monitoraggio stile di vita e salute, promozione della socializzazione e dell’alfabetizzazione sanitaria digitale) e presentando i dispositivi proposti integrabili nella piattaforma (calzini e/o t-shirt sensorizzati, smart band) e le applicazioni per smartphone che permetteranno di 1) visualizzare il report delle attività giornaliere, 2) comunicare con i caregiver e altri utenti. I moderatori hanno posto domande al gruppo in modo interattivo per raccogliere giudizi sugli aspetti del progetto, annotandone le risposte. RISULTATI Dal focus group è emerso che i partecipanti ritengono i servizi AGAPE ben strutturati e integrati, apprezzando in particolare le proposte di: 1) incentivaregliutentiover65asvolgereattivitàfisicaconilcontributodellatecnologia; 2) partecipare a sessioni di apprendimento, preferibilmente in presenza, dedicate ad accrescere le conoscenze in tema di invecchiamento sano e per capire come poter utilizzare la tecnologia per migliorare il proprio stile di vita (i.e., alfabetizzazione sanitaria digitale); 3) ricevere training ad hoc, preferibilmente in presenza, per imparare ad usare i dispositivi tecnologici messi a disposizione nel corso del progetto. CONCLUSIONI Il focus group ha permesso di raccogliere dei feedback preliminari sul progetto AGAPE da potenziali futuri utenti. È emerso che gli obiettivi del progetto sono in linea con i bisogni dei partecipanti e che questi ultimi mostrano delle preferenze e/o perplessità circa l’utilizzo di alcuni dispositivi. In un’ottica di co-creation, tali contributi sono fondamentali per sviluppare, nelle fasi successive del progetto, una piattaforma tecnologica che si adatti alle esigenze degli utenti coinvolti. Nel complesso, i partecipanti si dichiarano interessati a provare le soluzioni proposte dal progetto AGAPE, ritenendole utili ad aumentare la consapevolezza degli anziani sul proprio stato di salute, migliorandone anche la qualità di vita. Quanto ai dispositvi proposti, tutti i partecipanti hanno valutato positivamente lo smart-band (i.e., un dispositivo indossabile al polso simil smart watch), ritenendolo facile da usare, non invasivo e utile. Ritengono utili i calzini sensorizzati e non escludono la disponibilità a testarli nel progetto, anche se alcuni partecipanti temono che siano scomodi e non pratici da usare, specialmente nei mesi estivi. Quanto alla t-shirt sensorizzata, 8 partecipanti su 10 ritengono questa meno utile e pratica rispetto agli altri dispositivi presentati e riferiscono di non essere interessati a usarla durante lo studio. Bibliografia [1] Michie S, et al. The behavior change technique taxonomy (v1) of 93 hierarchically clustered techniques: building an international consensus for the reporting of behavior change interventions. Ann Behav Med 2013 Aug;46(1):81-95.
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L’incidenza delle infezioni da C. difficile nel reparto Gravi Cerebrolesioni Acquisite: risultati di un programma di Stewardship Antibiotica e Diagnostica
L’incidenza delle infezioni da C. difficile nel reparto Gravi Cerebrolesioni Acquisite: risultati di un programma di Stewardship Antibiotica e Diagnostica. 1C.Grifoni, 3L.Bogani, 3N.Lonoce, 1F.Vannetti, 1S.Campagnini, 1S.Pancani, 1A.Mannini, 1 R.Pupillo, 1,3G.M.Rossolini, 2F.Arena. 1 IRCCS Don Carlo Gnocchi ONLUS, Firenze; 2 Dipar:mento di Medicina Clinica e Sperimentale, Università di Foggia, Foggia 3 Università degli studi di Firenze, UNIFI, Firenze Introduzione L’infezione da Clostridioides difficile (CDI) è una delle più importanti infezioni correlate all’assistenza sanitaria nei Paesi industrializzati, dove questo patogeno rappresenta la principale causa di diarrea in ambito ospedaliero. Si stima che a livello globale, l’incidenza di CDI in ambito sanitario sia di 3,5 infezioni/10.000 giornate di degenza. Queste infezioni rappresentano una frequente complicanza per i pazienti affetti da grave cerebrolesione acquisita (GCA) ricoverati nei reparti di riabilitazione ad Alta Specializzazione1,2.  I programmi di Antimicrobial stewardship si sono rivelati efficaci nel ridurre il burden di infezioni da C. difficile in setting ospedaliero3,4. Lo scopo del nostro studio è quello di descrivere come l’implementazione di un programma di Antimicrobial, Infection prevention e Diagnostic Stewardship (AID), che comprende al suo interno svariati interventi, possa influire sull’incidenza di infezioni da C. difficile in un setting di GCA.  Metodi A Gennaio 2019 è stato istituzione Team AID aziendale (Antimicrobial stewardship, Infection prevention, Diagnostic stewardship) composto da più interventi: • introduzione di uno strumento di diagnostica rapida per la diagnosi di C. difficile bed-side (dal 2019) • supporto decisionale per la scelta della terapia antibiotica in casi complessi tramite second opinion e visite in reparto settimanali da parte di un esperto di terapia antibiotica (dal 2019) • elaborazione di report relativi a consumo degli antibiotici e infezioni da C. difficile ed attività di auditing/ formazione (dal 2020); • restrizione dell’utilizzo di antibiotici ad alto impatto ecologico tramite processo di pre-autorizzazione (fluorochinolonici, cefalosporine di III generazione e macrolidi). I dati relativi alla positività per C. difficile tossinogenico sono stati ottenuti dai record di Laboratorio e dal sistema informatizzato dello strumento bed-side per la diagnostica di CDI (GeneXpert, Cepheid). I dati riguardanti i pazienti (n. ricoveri e giornate di degenza) sono stati estratti dal sistema informatico per la gestione dei ricoveri. Il periodo di studio è stato suddiviso in tre bienni: 2017-2018 (I° biennio pre-intervento), 2019-2020 (II° biennio post-intervento) e 2021-2022 (III° biennio post-intervento). Risultati Durante il periodo di studio sono stati effettuati 688 ricoveri: 162(I° biennio pre-intervento) e 227 (II° biennio post-intervento) e 299 (III °biennio post-intervento). Nel biennio 2017-2018 si sono verificati 5 casi di CDI mentre nel periodo post-intervento non si sono verificati casi. L’incidenza della malattia da CDI è quindi scesa da 2,4 casi/10.000 giornate di degenza nel biennio pre-intervento a 0 casi/10.000 giornate di degenza nel post-intervento. Conclusioni Le infezioni correlate all’assistenza sono un problema fortemente percepito in riabilitazione, soprattutto nel reparto Gravi Cerebrolesioni Acquisite data la complessità clinica dei pazienti. Un approccio integrato e mirato al miglioramento degli aspetti clinici, diagnostici e terapeutici in ambito infettivo può affinare le pratiche assistenziali e migliorare l’outcome riabilitativo nei nostri pazienti.  I nostri risultati vogliono dimostrare come l’implementazione del programma di AID ha apparentemente determinato una riduzione dell’incidenza delle CDI e ottimizzato il programma riabilitativo del paziente GCA nel reparto di Neuroriabilitazione Intensiva. Bibliografia • Chiaramonte R.; D’Amico S.; Marletta C.; Grasso G.; et al; Impact of Clostridium difficile infection on stroke patients in rehabilitation wards. Infect Dis Now. 2023 Feb. 104685. doi: 10.1016/j.idnow.2023.104685 • Balsells E, Shi T, Leese C, Lyell I, Burrows J, Wiuff C, Campbell H, Kyaw MH, Nair H.J Global burden of Clostridium difficile infections: a systematic review and meta-analysis. Glob Health. 2019 Jun;9(1):010407. doi: 10.7189/jogh.09.010407. • Barlam TF, Cosgrove SE, Abbo LM, MacDougall C, Schuetz AN, Septimus EJ, Srinivasan A, Dellit TH, Falck-Ytter YT, Fishman NO, Hamilton CW, Jenkins TC, Lipsett PA, Malani PN, May LS, Moran GJ, Neuhauser MM, Newland JG, Ohl CA, Samore MH, Seo SK, Trivedi KK Implementing an Antibiotic Stewardship Program: Guidelines by the Infectious Diseases Society of America and the Society for Healthcare Epidemiology of America..Clin Infect Dis. 2016 May 15;62(10):e51-77. doi: 10.1093/cid/ciw118. • Elliott B.; Androga G.O.; Knight D. R.; Riley T. V.; Clostridium difficile infection: Evolution, phylogeny and molecular epidemiology. Infect Genet Evol. 2017 Apr. 49:1-11. doi: 10.1016/j.meegid.2016.12.018.
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Funzione dell’arto superiore e fitness nel breve e lungo termine dopo diagnosi di tumore al seno: studio basato sull’analisi del movimento
Il carcinoma mammario è la neoplasia più frequente nelle donne a qualsiasi età: 54.976 nuove diagnosi e una prevalenza di 834000 nel 2020 in Italia: 30,3% di tutti i tumori femminili, con aumento di incidenza tra il 2008 e il 2016 in tutte le fasce di età. E’ prima causa di morte oncologica (16,1% di tutti i decessi per tumore maligno) nelle donne, ma la mortalità è diminuita del 6% dal 2015 al 2020 grazie alla diagnosi precoce ed alla efficacia delle terapie, chirurgiche, mediche e radianti. La sopravvivenza a 5 anni è dell’87%.[1] Tuttavia non sono infrequenti le complicanze legate alle terapie oncologiche nel breve e nel lungo. ,A sei anni dall’intervento il 62% delle pazienti lamenta 1 o più effetti collaterali, tra i più frequenti: aumento di peso (24%), disturbi della funzione dell’arto superiore (21%,) fatica (16%), linfedema (6%) ed ancora dolori articolari, osteoporosi cardiopatia. Fattori di rischio per lo sviluppo della morbilità della spalla a > 24 mesi sono: il tipo di ricostruzione, linfonodi positivi, chemioterapia e il ritardo nella presa in carico riabilitativa (> 2 mesi dall’intervento).[2] Inoltre, l’attività fisica intensa, svolge un ruolo di prevenzione primaria e secondaria, aiutando le donne operate a contenere le complicanze post-trattamento e le recidive.[3] Lo scopo dello studio è valutare la funzione ed il movimento in termini cinematici ed elettromiografici dinamici dopo intervento chirurgico per tumore al seno in soggetti in fase cronica e subacuta rispetto ad un gruppo di controllo. Secondariamente valutare il livello di attività fisica globale. Materiali e Metodi Disegno dello studio: osservazionale, trasversale, controllato. Popolazione. 38 donne di età compresa tra i 46 e i 70 anni sono state arruolate: – 20 donne (D-dragon) a distanza di almeno 2 anni dall’ intervento di chirurgia oncologica per tumore al seno che appartengono alla squadra di canottaggio “dragon boat” in fase di riposo (da tre mesi almeno); – 8 controlli (C-controlli) supporters della squadra che quindi eseguivano attività sportiva di canottaggio attraverso la “dragon boat” in fase di riposo (da tre mesi almeno); – 10 pazienti (EB-early breast che avevano eseguito l’intervento chirurgico al seno da meno di un anno Metodi Tutti i soggetti venivano sottoposti a valutazione fisiatrica per la raccolta anamnestica e l’esame obiettivo, e la valutazione della funzione di spalla e della capacity globale mediante i seguenti test clinici e strumentali: – Quick-DASH (Disability of the Arm, Shoulder and Hand) – analisi cinematica ed elettromiografica dinamica di superficie della spalla mediante il monitoraggio dei seguenti muscoli della spalla bilateralmente: Deltoide Anteriore (DA), Gran Pettorale (GP), Trapezio Discendente (TD) e InfraSpinato (IS) bilateralmente durante i movimenti di abduzione/adduzione, flesso/estensione ed intra-extrarotazione della spalla mediante il sistema FREEMG e G-sensor (BTS Italia). – i6MWT (G-sensor (BTS Italia). Risultati Le 20 D-Dragon (età=61±8 anni) 8 ±6 anni prima erano state sottoposte a mastectomia (45%) e nel 25% dei casi ad intervento bilaterale con accesso ascellare (65% dissezione). Gli 8 C-controlli avevano 57±8 anni d’età. Le 10 pazienti EB erano più giovani (età=54±9 anni) e avevano eseguito l’intervento chirurgico da meno di un anno: 40% mastectomia; tutte con accesso ascellare. Per quanto riguarda la scala Quick DASH non ci sono differenze significative tra i tre gruppi. In merito alla cinematica di spalla, ROM e JERK erano in media comparabili tra gruppi, ma c’era una variabilità del gesto maggiore nelle pazienti operate rispetto ai controlli sani durante l’esecuzione dei tre movimenti. Le EB, avevano un’ampiezza minore del ROM nel lato omolaterale all’intervento rispetto al controlaterale. La velocità angolare era significativamente inferiore nelle pazienti operate al seno durante i movimenti in particolare in extra ed intrarotazione rispetto ai controlli. Il Deltoide era il muscolo più attivo durante l’esecuzione dei 3 movimenti particolarmente in EB. L’attivazione muscolare mostra un impegno maggiore del TD nelle donne D-dragon e C-controlli. Il GP è tendenzialmente meno usato nelle donne operate al seno ed anche l’INF, in particolare nelle EB. ll livello di fitness dei C-controlli e delle D-dragon, misurato mediante i metri percorsi durante il 6MWT, risultava nella norma e significativamente migliore rispetto a quello delle EB. Conclusioni: Modificazioni nell’attività muscolare della spalla possono essere persistenti a lungo tempo dopo un intervento demolitivo per tumore al seno. Tuttavia un monitoraggio clinico specialistico continuativo e un lavoro autonomo costante caratterizzato da un alto livello di attività fisica, permettono un recupero funzionale globale ottimale. Attenzione, inoltre va posta, nella fase subacuta, ad una significativa riduzione della fitness generale delle pazienti.
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La spasticità valutata dal clinico e la spasticità percepita dal paziente: due dimensioni diverse del problema
Introduzione La spasticità può essere definita come un disturbo sensomotorio caratterizzato da contrazioni muscolari involontarie causate da una lesione del motoneurone superiore (UMNS) (1). Una scala clinica ampiamente utilizzata per valutare la spasticità consiste nella valutazione soggettiva della resistenza opposta dall’arto spastico durante il movimento passivo del segmento esaminato dal clinico: la Scala di Ashworth Modicata (MAS). Nella pratica clinica, è noto che la percezione del paziente della spasticità presenta un’elevata variabilità non misurabile con scale che valutano esclusivamente il movimento passivo come la MAS. È quindi importante avere un’idea delle percezioni soggettive del paziente, soprattutto quando si eettua un trattamento per ridurre la spasticità, al fine di poter soddisfare le necessità cliniche dei pazienti. Lo scopo di questo studio è stato determinare la relazione tra la spasticità valutata dal paziente con NRS-S equella valutata clinicamente dal medico con MAS in pazienti con spasticità post ictus a livello dei flessori di gomiti. Materiali e Metodi È stato condotto uno studio osservazionale cross-sectional su pazienti aetti da spasticità dell’arto superiore post ictus afferenti agli ambulatori della S.C. degli Ospedali Riuniti di Foggia in trattamento con tossina botulinica tipo A. I pazienti inclusi non effettuavano il trattamento con BONTA da almeno 3 mesi. La valutazione soggettiva del paziente della propria spasticità può essere valutata con la Scala Numerica (NRS) per la Spasticità (NRS-S)(3). La NRS è stata sviluppata per raccogliere informazioni dalla prospettiva del paziente e chiede al paziente di valutare la gravità del loro sintomo su una scala da 0 a 10. Quando applicata alla spasticità, 0 indica l’assenza di spasticità e 10 indica la spasticità peggiore possibile. Sono state inoltre effettuate le seguenti valutazioni: MAS, qualità della vita (Spasticity related quality of life, SQoL) e i suoi sottodomini, Arm activity measure (ArmA), l’NRS delle sensazioni spiacevoli dell’arto superiore (dolore, rigidità, pesantezza). Per l’analisi statistica sono state utilizzate correlazioni Spearman rho per valutare le relazioni tra le diverse scale. Risultati Sono stati inclusi 40 pazienti (24 maschi; 16 femmine) con età media di 62.4 ± 9.13. Il tempo dall’evento acuto 2.42 ± 1.53 anni. La NRS-S ha mostrato una correlazione significativa con rigidità arto superiore (ρ = 0.688; p<0.001), pesantezza arto superiore (ρ = 0.499; p < 0.001), SQoL (ρ = 0.568; p < 0.001) e ArmA (ρ = 0.483; p < 0.001). La MAS ha correlato in maniera significativa soltanto con il dominio “mobilizzazione passiva arto interessato” della SQoL (ρ = 0.499; p < 0.05). Infine non è stata evidenziata alcuna correlazione tra MAS e NRS-S. Conclusioni I nostri risultati hanno confermato che i punteggi di autovalutazione con NRS-S e di esame clinico con MAS sembrano rappresentare dimensioni diverse del problema clinico della spasticità. Pertanto, potrebbe essere importante valutare la spasticità percepita dal paziente e aggiungere tale valutazione al set di metodi di valutazione spasticità. Bibliografia 1. Pandyan AD, Gregoric M, Barnes MP, Wood D, Van Wijck F, Burridge J, et al. Spasticity: Clinical perceptions, neurological realities and meaningful measurement. Disabil Rehabil. 2005 Jan 21;27(1–2):2–6. 2. Pandyan AD, Johnson GR, Price CIM, Curless RH, Barnes MP, Rodgers H. A review of the properties and limitations of the Ashworth and modified Ashworth Scales as measures of spasticity: http://dx.doi.org/101191/026921599677595404 [Internet]. 2016 Jul 1 [cited 2021 Sep 16];13(5):373–83. Available from: https://journals.sagepub.com/doi/abs/10.1191/026921599677595404?journalCode=crea 3. Farrar JT, Troxel AB, Stott C, Duncombe P, Jensen MP. Validity, reliability, and clinical importance of change in a 0-10 numeric rating scale measure of spasticity: a post hoc analysis of a randomized, double-blind, placebo-controlled trial. Clin Ther [Internet]. 2008 May [cited 2023 Mar 15];30(5):974–85. Available from: https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/18555944/  
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Riabilitazione e biomarker nel recupero post-ictus: descrizione di un modello riabilitativo domiciliare di auto-trattamento con follow-up a 12 mesi e risultati preliminari
RIABILITAZIONE E BIOMARKER NEL RECUPERO POST-ICTUS: DESCRIZIONE DI UN MODELLO RIABILITATIVO DOMICILIARE DI AUTOTRATTAMENTO CON FOLLOW-UP A 12 MESI E RISULTATI PRELIMINARI Filippetti Mirko, Martini Cinzia, Manera Elisa, Righetti Anna, Di Censo Rita, Varalta Valentina, Fonte Cristina, Evangelista Elisa, Smania Nicola, Picelli Alessandro
Università degli Studi di Verona, Dipartimento di Neuroscienze, Biomedicina e Movimento, Sezione di Medicina Fisica e Riabilitativa, Verona. L’ictus è ancora oggi una delle principali cause di disabilità al mondo. Nonostante ciò i protocolli di riabilitazione post ictus tengono conto solo parzialmente dei bisogni dei pazienti cronici. Questo è in parte dovuto alla mancanza di evidenze riguardo i meccanismi di recupero successivi all’evento acuto, in associazione alla scarsa conoscenza dei fattori che possono influire sul decorso clinico. Di seguito riportiamo un protocollo di studio che consiste in 7 work-packages (WP). Lo scopo principale di questo studio è quello di investigare gli effetti della riabilitazione a lungo termine nei pazienti in esiti di ictus e di definire un profilo di marcatori biologici di recupero a lungo termine post-stroke (clinico-biologici, radiologici, neuropsicologici e genetico-molecolari). Il WP 1 rappresenta la componente principale e si pone come obiettivo di comparare gli effetti a lungo termine dell’autotrattamento riabilitativo intensivo rispetto a un trattamento riabilitativo abituale.  Nello studio sono reclutati pazienti adulti affetti da ictus in fase subacuta (entro i tre mesi dall’evento acuto), i quali presentano disabilità multidominio come conseguenza di primo evento ischemico cerebrale unilaterale. I tempi di rivalutazione sono gli stessi per la maggior parte dei WP, a eccezione del WP3 (scienze sportive) nel quale sono inclusi solo pazienti  in fase cronica di patologia. Per il WP1 i pazienti finora eligibili sono stati assegnati in modo randomizzato a uno dei seguenti gruppi: riabilitazione intensiva sotto forma di autotrattamento (basata sui principi del “Guided Self-Rehabilitation Contract”) e trattamento riabilitativo abituale (pratica di routine). Il trattamento è durato un anno e i pazienti sono stati valutati ogni 3 mesi, compatibilmente con la loro presentazione clinica. I risultati che seguono sono stati considerati nel WP principale: Fugl-Meyer assessment, Cognitive Oxford Screen, Barthel Index, neuroradiologia strutturale e funzionale, eccitabilità corticale e potenziali evocati somatosensitivi e motori. Complessivamente a oggi sono stati arruolati 16 pazienti. I due gruppi sono troppo esigui per poter essere confrontati tra loro. Da una preliminare analisi descrittiva emerge tuttavia come il gruppo in trattamento abbia un miglioramento in termini di differenza pre/post all’outcome primario, seppur di poco superiore a quello del gruppo di controllo.
Alla scala Fugl-Meyer il gruppo sperimentale ha ottenuto un punteggio medio pari a 79.38±14.12 (rispettivamente 53.63±10.45 per l’arto superiore e 25.75±5.04 per l’arto inferiore), mentre il gruppo con trattamento ordinario ha ottenuto un punteggio medio di 74.43±23.67  (52.00±19.61 per l’arto superiore e 22.43±7.21 per l’arto inferiore). Risultati sovrapponibili sono stati osservati alla scala di Barthel, in cui il gruppo sperimentale ha raggiunto un punteggio medio pari a 75.36±13.46, mentre il gruppo con trattamento abituale ha ottenuto un punteggio medio di 78.28±10.15. Anche alla scala NIHSS è emersa una differenza significativa, in quanto il gruppo sperimentale presentava un punteggio medio di 6.05±0.85, mentre il gruppo con trattamento abituale 6.25±1.39.
In attesa di dati più estesi, in questa fase ci si vuole focalizzare  sulla fattibilità del progetto, e in particolare sull’utilità di spostare il luogo riabilitativo dall’ospedale al domicilio. Questo obiettivo avrebbe come fondamentale risvolto quello di rendere il servizio ospedaliero un luogo di apprendimento e non di mera esecuzione, al fine di incentivare il focusing interno del trattamento, dando un ruolo primario al paziente. Picelli A, Filippetti M, Del Piccolo L, Schena F, Chelazzi L, Della Libera C, Donadelli M, Donisi V, Fabene PF, Fochi S, Fonte C, Gandolfi M, Gomez-Lira M, Locatelli E, Malerba G, Mariotto S, Milanese C, Patuzzo C, Romanelli MG, Sbarbati A, Tamburin S, Venturelli M, Zamparo P, Carcereri de Prati A, Butturini E, Varalta V, Smania N. Rehabilitation and Biomarkers of Stroke Recovery: Study Protocol for a Randomized Controlled Trial. Front Neurol. 2021 Jan 15;11:618200. doi: 10.3389/fneur.2020.618200. PMID: 33519698; PMCID: PMC7843518.
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Il piede equino varo supinato nel paziente affetto da spasticità post ictus: confronto elettromiografico del blocco selettivo e non selettivo del nervo tibiale
Introduzione Il piede equinovaro supinato (EVS) è una delle principali alterazioni posturali patologiche dell’arto inferiore riscontrabili in seguito ad ictus cerebri(1). Il piede EVS è caratterizzato da inversione e plantiflessione di caviglia. Studi precedenti hanno dimostrato il coinvolgimento di differenti gruppi muscolari caratterizzanti il pattern EVS; in particolare i muscoli maggiormente coinvolti sono: tibiale posteriore (TP), gastrocnemio mediale e laterale (GM, GL), soleo (SOL), flessore lungo delle dita (FLD), flessore lungo dell’alluce (FLA). Per trattare l’EVS possono essere utilizzati differenti approcci terapeutici tra cui iniezione di tossina botulinica, neurolisi con fenolo, neurotomia, allungamento del tricipite surale. Per definire il corretto trattamento in relazione alla specifica condizione del paziente, oltre alla valutazione funzionale sono spesso necessarie altre valutazioni come analisi del cammino, valutazione elettromiografica (EMG) e utilizzo di blocchi nervosi anestetici diagnostici (BND). Infatti diversi studi hanno dimostrato l’importanza nell’utilizzo dei blocchi diagnostici nell’iter diagnostico del piede EVS. Tali blocchi hanno come target il nervo tibiale e possono essere descritti a)un blocco di branca non selettivo (sensitivo-motorio) effettuato a livello del cavo popliteo prima delle diramazioni del nervo e b) un blocco selettivo a livello delle singole branche motorie per i vari muscoli. Lo scopo di questo studio è studiare l’effetto sull’attivazione muscolare durante il cammino del blocco selettivo e del blocco non selettivo del nervo tibiale con valutazione EMG dinamica in pazienti con piede EVS. Materiali e Metodi È stato condotto uno studio osservazionale cross-sectional su pazienti affetti da piede EVS post ictus afferenti agli ambulatori della S.C. degli ospedali Riuniti di Foggia. Sono stati inclusi pazienti affetti da ictus ischemico o emorragico in fase cronica tra 18 e 75 anni, FAC >2 e MAS ≤3 e range articolare passivo residuo della tibio tarsica >15°. I pazienti inclusi non effettuavano il trattamento con BONTA da almeno 3 mesi. Sono stati esclusi pazienti con deformità strutturate, pazienti con precedente trattamento di chirurgia funzionale, pz in trattamento con pompa al baclofen o trattamento neurolitico.Sono stati utilizzati per il blocco non selettivo(2) e per i blocchi selettivi (3) i riferimenti presenti in letteratura. Il BND è stato effettuato con lidocaina 0,9% in eco ed elettroguida nella quantità di 5 ml per il blocco non selettivo e 1-2 ml per branca nel blocco selettivo. I blocchi selettivi sono stati effettuati a livello delle branche del GM, GL, SOL. È stata effettuata una analisi EMG dinamica durante un tragitto lineare di 10 metri pre e post blocco nei muscoli GM, GL, SOL e in seguito ad elaborazione del segnale EMG, sono stati estratte le ampiezze medie del segnale. Gli elettrodi sono stati posizionati secondo le linee guida SENIAM e non sono stati rimossi per la valutazione post blocco. Sono state effettuate le seguenti valutazioni: MAS, Numerical Rating Scale (0-10) dell’effetto percepito post blocco. È stato utilizzato il test di Wilcoxon per confrontare la MAS e dell’NRS mentre il test Mann U Whitney per il confronto tra i due gruppi. Risultati Sono stati inclusi 10 pazienti (4 maschi; 6 femmine) con età media di 60.3±5.13. Il tempo medio dall’evento acuto è 3,43 ± 2,31. I pazienti sono stati arruolati in modo consecutivo e randomizzati in due gruppi: 5 pazienti per il selettivo e 5 pazienti per il blocco non selettivo In tutti i pazienti stata evidenziata una riduzione significativa della MAS in assenza di significatività statistica tra i due gruppi. Tutti i pazienti hanno riportato un effetto post blocco (NRS >6) senza differenza statistica tra i due gruppi. L’analisi elettromiografica ha evidenziato una marcata riduzione dell’ampiezza. In particolare nei blocchi non selettivi la riduzione dell’ampiezza dei muscoli esaminati è stata in media del 87,24 ± 6, 58 %. Nei blocchi selettivi è stata in media del 67,46 ± 9,28 %. Conclusioni Questi risultati preliminari evidenziano che entrambe le tecniche sono efficaci nel ridurre temporaneamente l’ipertono dei plantiflessori e migliorare il pattern EVS nei pazienti affetti da spasticità post ictus a scopo diagnostico. Tuttavia il blocco non selettivo ha mostrato una maggiore riduzione dell’ampiezza del segnale EMG. Questo risultato permette di ipotizzare che i blocchi selettivi possano permettere da un lato di selezionare in modo personalizzato i muscoli coinvolti e non bloccare la componente sensitiva, dall’altro di mantenere una maggiore attività residua tale da poter simulare maggiormente l’effetto con tossina botulinica rispetto al blocco non selettivo. Questi dati offrono nuove riflessioni sulla possibilità di utilizzo dei BND per definire una diagnosi più accurata e la definizione di un trattamento più appropriato. Tuttavia è necessaria un’analisi su un campione di dimensioni maggiori. Bibliografia 1. T Deltombe DWPCMFTG. Assessment and treatment of spastic equinovarus foot after stroke: guidance from the Mont-Godinne interdisciplinary group. J Rehabil Med. 2017;49(6):461–8. 2. Sala-Blanch X, De Riva N, Carrera A, López AM, Prats A, Hadzic A. Ultrasound-guided popliteal sciatic block with a single injection at the sciatic division results in faster block onset than the classical nerve stimulator technique. Anesth Analg [Internet]. 2012 May [cited 2023 Mar 15];114(5):1121–7. Available from: https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/22366843/ 3. Picelli A, Chemello E, Verzini E, Ferrari F, Brugnera A, Gandolfi M, et al. Anatomical landmarks for tibial nerve motor branches in the management of spastic equinovarus foot after stroke: An ultrasonographic study. J Rehabil Med [Internet]. 2019 [cited 2023 Mar 15];51(5):380–4. Available from: http://www.medicaljournals.se/jrm/content/html/10.2340/16501977-2543  
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RAPIDO: riabilitazione e monitoraggio in pazienti con malattia di Parkinson
Titolo: RAPIDO: RIABILITAZIONE E MONITORAGGIO IN PAZIENTI CON MALATTIA DI PARKINSON Autori: N. Baldini1 , Elisa Andrenelli1 , Lucia Pepa2 , Luca Spalazzi2 , Antonia Antonello1 , Simone Valenti1, Giulia Bonardi3 , Michele Tinazzi3 , Marialuisa Gandolfi3 , Marianna Capecci1 , Maria Gabriella Ceravolo.1 1 Dipartimento di Medicina Sperimentale e Clinica, Università Politecnica delle Marche, Ancona, Italia. 2 Dipartimento di Ingegneria dell’informazione, Università Politecnica delle Marche, Ancona, Italia. 3 Dipartimento di Neuroscienze, Biomedicina e Movimento, Università di Verona, Verona, Italia XXII Congresso Nazionale SIRN MOVIMENTO, ESPERIENZA ED EMOZIONE: PERCORSI IN NEURORIABILITAZIONE TRA SCIENZA E COSCIENZA Riva Del Garda, 16/18 Aprile 2023 Introduzione: La malattia di Parkinson (MP) comporta una progressiva disabilità nelle attività della vita quotidiana (ADL) e limitazioni della partecipazione sociale a causa dell’evoluzione dei sintomi motori e non motori. È stato dimostrato che la riabilitazione riduce la progressione della disabilità, ma l’accesso a cure specializzate è difficile. Il monitoraggio continuo a distanza e la teleriabilitazione sono opzioni praticabili per la gestione dei pazienti che richiedono un approccio continuo e a lungo termine, ma sono pochi gli studi che ne hanno indagato gli effetti ed hanno proposto un’integrazione trai due sistemi [1,2]. Obiettivi: L’obiettivo principale è stato quello di valutare l’accettabilità e la fattibilità di un sistema integrato di teleriabilitazione e telemonitoraggio in pazienti con MP in qualsiasi fase. Come obiettivo secondario ci siamo posti quello di indagare l’impatto del sistema di teleriabilitazione e telemonitoraggio sulla funzione motoria e non motoria, nonché sulla qualità della vita e sul carico dei caregiver Metodi: Disegno dello studio: Studio interventistico prospettico multicentrico che ha coinvolto la Clinica di Neuroriabilitazione, Dipartimento di Medicina Sperimentale e Clinica, Università Politecnica delle Marche e il Dipartimento di Neuroscienze, Biomedicina e Movimento Università di Verona Azienda Ospedaliera-Universitaria Integrata (AOUI) di Verona. Sono stati considerati i seguenti criteri di inclusione ed esclusione: CRITERI DI INCLUSIONE: • Età>18 anni, maschi e femmine • Malattia di Parkinson diagnosticata secondo i criteri della Movement Disorders Society • Le donne sessualmente attive in età fertile devono accettare di praticare un metodo di controllo delle nascite efficace o rimanere astinenti durante lo • studio. • Consenso informato scritto CRITERI DI ESCLUSIONE: • Deterioramento cognitivo di grado moderato-severo (MoCA≤18) o altri fattori noti interferenti con la capacità di interazione con la piattaforma • Comorbidità ad impatto sulla sopravvivenza e l’autonomia o che controindichino la realizzazione di esercizio • Depressione o altri disturbi neuropsichiatrici di grado severo • Modifica dello schema di terapia farmacologica da meno di 4 settimane. • Donne in gravidanza Questo studio verifica la fattibilità del monitoraggio continuo tramite smartwatch (24 ore su 24 per almeno 5 giorni alla settimana) e dell’allenamento a domicilio (3 volte alla settimana per 45 minuti/die) per 3 mesi consecutivi collegandosi tramite tablet a un’applicazione web. Lo smartwatch registra informazioni aggregate sulle attività motorie quotidiane, sulla frequenza cardiaca, sui livelli di stress e sui dettagli del sonno. La valutazione dei risultati viene condotta all’ inizio, alla fine dell’allenamento (12 settimane) e dopo 6 mesi. Risultati: Gli endopoint primari sono la valutazione della fattibilità d’uso, della sicurezza e dell’usabilità del sistema. Gli endpoint secondari sono la valutazione della soddisfazione dell’utente, della compliance con il sistema di monitoraggio, della fattibilità delle valutazioni realizzate in remoto, della progressione di malattia, della qualità di vita, del carico assistenziale percepito dal caregiver e dell’esigenze assistenziali. Da novembre 2022 a Marzo 2023 sono stati arruolati 32 pazienti (10 donne e 22 uomini; è stato registrato un solo drop-out) con le seguenti caratteristiche clinico-demografiche: età media di 68,5±8 ,8 anni, durata di malattia media pari a 6,6±3,7 anni, stadio Hoehn & Yahr medio pari a 2 ed un punteggio al test cognitivo MOca pari a 25,64 ± 3,36. Il peso delle comorbidità valutata tramite la Cumulative Illness Rating Scale in 16 pazienti è risultato pari a 1,29±0,26. I dati preliminari ottenuti su 5 pazienti mostrano che la maggior parte dei soggetti ha utilizzato il sistema (teleriabilitazione e telemonitoraggio) in modo corretto ed efficiente e l’interazione con gli operatori sanitari è stata soddisfacente. A lungo termine, il livello di attività fisica e i sintomi motori e non motori sono rimasti stabili. Da una prima analisi condotta a Marzo 2023 è emerso che sono stati completati in media il 56 ± 31% degli allenamenti proposti ad oggi. Nessuna complicanza è stata rilevata finora. Il 30% del campione ha contattato gli ingegneri per risolvere problematiche tecniche. 1 protocollo terapeutico è stato cambiato durante il periodo di osservazione. Conclusioni: Proponiamo un sistema basato su dispositivi di consumo a basso costo e molto diffusi, in grado di migliorare l’efficacia, la regolarità, la frequenza e l’aderenza al trattamentoriabilitativo in un ambiente domestico monitorato. Finora l’aderenza al trattamento è variabile, l’affidabilità e l’accettabilità del sistema buono al rilievo telefonico. I contatti anche in remoto con i clinici potrebbero influenzare l’aderenza al trattamento. Bibliografia: [1] Gandolfi M, et al. Biomed Res Int. 2017;2017:7962826. [2] Pepa L, et al..Sistemi esperti con applicazioni. 2020
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Tossina botulinica nelle distonie focali: analgesia o recupero funzionale?
XXII CONGRESSO NAZIONALE S.I.R.N. MOVIMENTO, ESPERIENZA ED EMOZIONE: PERCORSI IN NEURORIABILITAZIONE TRA SCIENZA E COSCIENZA Riva del Garda 16/18 APRILE 2023 TOSSINA BOTULINICA NELLE DISTONIE FOCALI: ANALGESIA O RECUPERO FUNZIONALE? Chiaramonte Rita, Giardina Simona, Leonforte Pierfrancesco, Pesce Isabella, Fiorenza Giorgia, Prezioso Riccardo, Gambero Riccardo, Roccaro Marco Maria, Moschella Salvatore, Russo Antonino, Vecchio Michele AOU Policlinico San Marco – G. Rodolico di Catania, Scuola di Specializzazione in Medicina Fisica e Riabilitativa, Università degli Studi di Catania INTRODUZIONE Le distonie focali sono caratterizzate da una involontaria contrazione muscolare, con conseguenti alterazioni posturali, accompagnate talvolta da una sintomatologia algica. Il torcicollo spasmodico è tra le forme di distonia focale più frequenti e tra quelle in cui la sintomatologia algica è maggiormnete evidente. Il trattamento di elezione è rappresentato dal blocco neuromuscolare selettivo con tossina botulinica, la cui efficacia è documentata in oltre il 60% dei casi nelle distonie cervicali, mentre più eterogenei appaiono i risultati nelle altre distonie, come nel crampo dello scrivano o del musicista, la cui efficacia è documentata fra il 20 e il 90%. Probabilmente, anche per questa ragione, solo il 20% dei soggetti affetti da distonia cervicale decide di interrompere precocemente il trattamento con tossina botulinica, contro il 44-90% dei soggetti affetti da distonia della mano. Scopo del lavoro è quello di dimostrare l’efficacia della tossina botulinica nella distonia cervicale e nella distonia focale della mano, ed evidenziare la variabilità dei risultati nelle due forme di patologia. MATERIALI E METODI Vengono presentati nove casi di distonia focale (6 di torcicollo spasmodico e 3 di distonia della mano) trattati mediante blocco neuromuscolare selettivo con tossina botulinica per cinque anni. Nei pazienti con torcicollo spasmodico, i muscoli prevalentemente trattati sono stati il muscolo sternocleidomastoideo controlaterale alla rotazione del capo, lo splinio capitis e il trapezio omolaterale alla stessa. I muscoli maggiormente trattati nella distonia della mano sono stati i flessori superficiali, profondi e comuni delle dita e gli interossei. RISULTATI Al controllo, un mese dopo l’infiltrazione, tutti i pazienti hanno presentato una parziale riduzione dei movimenti distonici e un parziale recupero funzionale. Comparando tuttavia i risultato della Toronto Western Distonic Scale e della Visual Analogic Scale si è evidenziato che la totalità dei pazienti riferiva un netto miglioramento della sintomatologia algica, mentre relativamente al miglioramento funzionale si è evidenziata una variabilità dei risultati sovrapponibile ai dati di letteratura. Nessun evento avverso locale e/o sistemico è stato registrato dopo la somministrazione del farmaco. CONCLUSIONI Il trattamento con tossina botulinica appare estremamente utile nella cura della distonia focale. Relativamente alla distonia cervicale,appare particolarmente utile per il controllo della cervicalgia correlata ad essa, mentre nella distonia della mano,ove generalmente il dolore non è l’elemento principale della sintomatologia, le aspettative attese di completo recupero funzionale sono talvolta disattese e i pazienti tendono ad interrompere il trattamento. Seppur i risultati sono relativiad una popolazione ridotta di pazienti, questo studio differenzia i risultati tra distonie cervicali e della mano ed evidenzia il notevole effetto antalgico che tale trattamento determina a livello cervicale quale elemento probabilmente basilare per l’aderenza al trattamento anche a lungo termine. Bibliografia • Chiaramonte R, Vecchio M. Rehabilitation of focal hand dystonia in musicians: a systematic review of the studies. Rev Neurol.2021;16;72:269-282. • Pavone P, Di Rosa M,Musumeci G, Caccamo M,Greco F,Pavone V,Smilari P, Santamato A,Vecchio M.Focal Neuropathy Mimicking Focal Dystonia in a Child: Diagnostic and Rehabilitative Tools. J Funct Morphol Kinesiol. 2019;5;4:54. • Vecchio M,Malaguarnera G,Giordano M,Malaguarnera M, Li Volti G, Galvano F, Drago F, Basile F,Malaguarnera M. A musician’s dystonia. Lancet. 2012;2;379:2116. • Bradnam LV,Meiring RM, Boyce M, McCambridge A. Neurorehabilitation in dystonia: a holistic perspective. J Neural Transm. 2021;128:549-558. • Brashear A, Bergan K,Wojcieszek J, Siemers ER,Ambrosius W. Patients’ perception of stopping or continuing treatment of cervical dystonia with botulinum toxin type A. Mov Disord. 2000;15:150-3.
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Confronto tra Adattamento Prismatico, Stimolazione Optocinetica e training visuospaziale nella riabilitazione della negligenza spaziale unilaterale
Adattamento Prismatico, Stimolazione Optocinetica e training visuospaziale nella riabilitazione della negligenza spaziale unilaterale. COD. 154 Giusi Figliano1, Alessio Facchin2,3,4, Alessandra Dante5, Federica Zeni1, Stefano Corna1, Roberta Daini 2,3,4. 1Istituti Clinici Scientifici Maugeri IRCCS, Neurologic Rehabilitation Unit of Veruno Institute, Italy; on behalf ICS Maugeri Neurorehabilitation Department. 2 Department of Psychology, University of Milano-Bicocca, Milano, Italy; 3 Milan Centre for Neuroscience, Milano, Italy; 4 Centre of Research in Optics and Optometry, Milano, Italy; 5 University of the italian Switzerland, Lugano. INTRODUZIONE L’Adattamento Prismatico (PA) è una delle terapie maggiormente indagate ed efficaci tra le riabilitazioni per la Negligenza Spaziale Unilaterale (NSU). Altre due procedure che hanno ricevuto un alto grado di efficacia sono: Visual Spatial Training (VST) e la Stimolazione Optocinetica (OKS). Scopo di questo studio è il confronto dell’efficacia tra queste procedure riabilitative in pazienti con NSU. PARTECIPANTI Due gruppi di pazienti con NSU nella fase post-acuta (18-55 giorni) che non avevano ancora ricevuto alcun tipo di riabilitazione, sono stati sottoposti a sessioni si PA ed OKS oppure PA e VST. All’interno di ciascun gruppo è stato adottato un disegno crossover per entrambe le procedure. Ogni procedura è stata somministrata per 10 sessioni con una frequenza di due sessioni giornaliere. E’ stata effettuata una valutazione neuropsicologica precedente alla prima procedura, tra la prima e la seconda, dopo la seconda e due settimane dopo la fine del trattamento. PA & OKS Tredici partecipanti con negligenza spaziale unilaterale hanno svolto PA & OKS. Effetto significativo della prima sessione, indipendentemente dal tipo di trattamento. PA & VST Otto pazienti con negligenza spaziale unilaterale hanno svolto PA-VST. Effetto significativo della prima sessione, indipendentemente dal tipo di trattamento. Sembra essere più efficace la sequenza PA – VST piuttosto che VST – PA. DISCUSSIONI • Perché un trattamento sia efficace è importante che siano coinvolti ed integrati più sistemi di riferimento spaziale. • In ambito clinico, l’equivalenza dei due trattamenti (PA&OKS) consente di prescrivere l’uno o l’altro in base alle esigenze individuali del paziente. • Entrambi I trattamenti (PA & OKS) sembrano agire sulla componente premotoria del neglect. CONCLUSIONI I nostri risultati hanno dimostrato che stimolazione optocinetica ed adattamento prismatico sono tecniche valide che possono essere usate per migliorare i sintomi della negligenza spaziale unilaterale nella fase post acuta dell’ictus. Rispetto ai dati raccolti PA e VST sembrano avere una simile efficacia, mentre VST sembra essere più efficace nel miglioramento della lettura; tuttavia i risultati sono limitati poichè VST è ancora in fase di raccolta dati. Lo sviluppo futuro vedrà, infatti, il reclutamento di ulteriori pazienti, al fine di verificare l’efficacia del protocollo PA-VST. BIBLIOGRAFIA Azouvi, P., Jacquin-Courtois, S., & Luauté, J. (2017). Rehabilitation of unilateral neglect: Evidence-based medicine. Annals of physical and rehabilitation medicine, 60(3), 191-197. Facchin, A., Figliano, G., & Daini, R. (2021). Prism adaptation and optokinetic stimulation comparison in the rehabilitation of unilateral spatial neglect. Brain Sciences, 11(11), 1488. Kerkhoff, G., Keller, I., Ritter, V., & Marquardt, C. (2006). Repetitive optokinetic stimulation induces lasting recovery from visual neglect. Restorative neurology and neuroscience, 24(4-6), 357-369. Redding, G. M., & Wallace, B. (2006). Prism adaptation and unilateral neglect: review and analysis. Neuropsychologia, 44(1), 1-20.
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Teleriabilitazione cognitivo-motoria nella Malattia di Parkinson
Teleriabilitazione cognitivo-motoria nella malattia di Parkinson Introduzione La malattia di Parkinson (MdP) presenta sintomi motori e non motori che influenzano la qualità della vita (QoL) con conseguenti restrizioni sociali. La riabilitazione neurologica svolge un ruolo fondamentale nel mantenimento delle abilità residue: in tutte le fasi della malattia è importante impostare un programma adeguato alle esigenze del paziente con esercizi pianificati, strutturati e ripetitivi per migliorare le funzioni motorie. Il programma deve essere accessibile per consentire la compliance e la motivazione del paziente, un modo possibile per promuovere l’accessibilità è eseguire gli esercizi direttamente a casa attraverso la comunicazione digitale/virtuale. Inoltre numerosi studi hanno evidenziato il rischio di sviluppare demenza nei soggetti con malattia di Parkinson caratterizzata principalmente da deficit disesecutivi ed attentivie e deficit di memoria prospettica È chiara quindi la necessità di adottare un approccio integrato al fine di definire in maniera precisa i vari aspetti coinvolti e la conseguente possibilità di proporre una riabilitazione che vada a potenziare diversi aspetti tra di loro correlati. Materiali e metodi I partecipanti verranno inclusi attingendo ai pz afferenti all’ambulatorio territoriale di neurologia. Saranno inclusi tutti quei soggetti di età compresa tra i 18 e gli 85 anni, in trattamento farmacologico stabilizzato con L-Dopa o dopaminoagonisti, dovranno mostrare un punteggio alla Hoehn & Yahr fra 1 e 3, dovranno essere in grado di aderire al programma di esercizi in TR della durata di 3 mesi e dovranno essere in grado di deambulare in maniera autonoma (con o senza ausilio), dovranno inoltre avere una sufficiente alfabetizzazione informatica ed essere in grado di utilizzare sistemi di comunicazione online. Verranno esclusi quei pazienti con fluttuazioni motorie imprevedibili o discinesie non farmacologicamente controllate. Inoltre non verranno inclusi soggetti con alterazioni cognitive, sensoriali, psichiatriche tali da rendere impossibile la comprensione ed esecuzione degli esercizi e/o affezioni muscoloscheletriche e cardiopolmonari che compromettano il movimento e che non consentano un’attività fisica lieve. Saranno esclusi i pz con cognitivo MoCA (Montreal Cognitive Assessment) inferiore a 17,54. Gli obiettivi prefissati saranno quelli di indagare la fattibilità e l’efficacia di un percorso di teleriabilitazione cognitivo-motorio e la correlazione tra la variabilità di performances cognitive con quelle motorie. Lo studio prevede l’arruolamento di 16 pz suddivisi a seconda delle performances motorie (scala di Hoen&Yahr) e cognitive (memoria prospettica e funzioni esecutive) in due gruppi. Un gruppo avrà la possibilità di eseguire gli esercizi motori tramite monitoraggio tracker (smartwatch Fitbit©) o un APP per Smartphone, e gli esercizi cognitivi tramite l’utilizzo di materiale cartaceo preparato dal neuropsicologo. L’altro gruppo effettuerà l’attività motoria e cognitiva tramite VRRS Home kit fornitoci da Khymeia, sistema di TR dedicato. Le attività saranno personalizzate ma omogenee per quanto riguarda i carichi di lavoro e le difficoltà. Risultati preliminari Sono stati ad oggi reclutati 10 pz, tuttora in trattamento, a cui è stata fatta la valutazione a T0 e suddivisi in due gruppi (cut off H&Y:1,5) Conclusioni La TR rappresenta una valida alternativa per la cura riabilitativa delle malattie neurologiche croniche. Sebbene i dati ottenuti siano preliminari e ci sia un piccolo campione di partecipanti, il programma cognitivo motorio, in accordo con i dati presenti in letteratura, risulta fattibile e i pazienti inclusi sono collaboranti ed aderenti all’iniziativa. I dati a T0 rafforzano l’ipotesi che la TR possa essere uno strumento utile ed efficace nel trattamento dei pazienti con PD sia nella parte motoria che cognitiva, soprattutto nelle prime fasi della malattia quando il paziente è ancora autonomo e può effettuare direttamente al domicilio e con la sola supervisione e monitoraggio, l’attività fisica e cognitiva di riabilitazione. Bibliografia Aarsland D, Zaccai J, Brayne C (2005) A systematic review of prevalence studies of dementia in Parkinson’s disease. Mov Disord 20:1255-1263 Isernia, S., Di Tella, S., Pagliari, C., Jonsdottir, J., Castiglioni, C., Gindri, P., & Baglio, F. (2020). Effects of an innovative telerehabilitation intervention for people with Parkinson’s disease on quality of life, motor, and non-motor abilities. Frontiers in neurology Truijen, S., Abdullahi, A., Bijsterbosch, D., van Zoest, E., Conijn, M., Wang, Y., & Saeys, W. (2022). Effect of home-based virtual reality training and telerehabilitation on balance in individuals with Parkinson disease, multiple sclerosis, and stroke: a systematic review and meta-analysis. Neurological Sciences
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Teleriabilitazione e telemonitoraggio nei pazienti con Ictus
Teleriabilitazione e Telemonitoraggio nel paziente con Ictus Cerebri: studio pilota di fattibilità Introduzione A livello mondiale l’ictus cerebrale costituisce la seconda causa di morte e la terza causa di disabilità, addirittura la prima causa di disabilità negli anziani. Globalmente nel 35% dei pazienti colpiti da ictus, residua una disabilità grave con conseguente compromissione della partecipazione e della qualità della vita. Si rende necessario ed imprescindibile poter usufruire di un trattamento riabilitativo continuo ed individualizzato, così da rispondere alle esigenze personali dell’individuo ed ottenere i migliori outcomes. La teleriabilitazione TR da quanto emerso in letteratura, può ridurre la degenza ospedaliera facilitando la dimissione, pur mantenendo costanti il sostegno al paziente/caregiver e l’educazione/riabilitazione, risultando efficace quanto la riabilitazione ambulatoriale convenzionale. Lo studio si è posto dunque l’obiettivo principale di indagare la fattibilità della TR e l’efficacia attraverso la Goal Attainment Scale (GAS). Materiali e metodi Lo studio ha previsto l’arruolamento di 15 pazienti con Ictus Cerebri sia ischemico che emorragico, insorto tra i 3 i 18 mesi precedenti l’arruolamento, d’ambo i sessi ed età compresa tra i 18 anni e gli 85 anni. Tra i criteri di inclusione: sufficiente alfabetizzazione informatica per aderire al programma di TR; firma del consenso informato. Tra i criteri di esclusione: afasia residua, alterazioni sensoriali/psichiatriche e/o affezioni muscoloscheletriche e cardiopolmonari tali da rendere impossibile la comprensione ed esecuzione degli esercizi; MoCA (Montreal Cognitive Assessment) inferiore a 17,54. I pazienti sono stati reclutati attingendo direttamente i nominativi dalle liste di dimissione dei ricoveri presso UO Neurologia Riabilitativa ICS Maugeri Veruno a partire dal 01/01/2021 fino al 01/07/2022 In base all’esito delle scale somministrate alla valutazione iniziale (T0), ai partecipanti è stato proposto un programma personalizzato sulla base della GAS e l’intensità del programma di esercizi è stato calibrato in base al punteggio ottenuto al Motricity Index e differenziato per arti superiori e inferiore (a punteggio basso o in assenza di alfabetizzazione informatica, il pz è stato posto in Telemonitoraggio TM). Il programma si è svolto nell’arco di otto settimane Risultati Utilizzando il Software di Istituto Maugeri, sono stati estrapolati dalla Scheda di Dimissione Ospedaliera (SDO) i codici di diagnosi ICD-9-CM di pazienti ricoverati tra il 01/01/2021 e il 01/07/2022 corrispondenti ad emiplegia emisfero non dominante, emiplegia emisfero dominante, emorragia cerebrale: 43822, 43821, 431. Sono stati selezionati un totale di 186 pz, e secondo i criteri di inclusione/esclusione sono risultati 53 pazienti elegibili e 15 pz sono stati arruolati. 2 pz sono risultati drop out, 2 pz non hanno completato il programma previsto, i restanti hanno completato il programma dimostrando così la fattibilità. Il 50% dei pazienti che ha terminato il trattamento ha raggiunto l’obiettivo prefissato tramite la GAS. Discussione 1. Esempio di nuovo modello di assistenza, che incoraggi i pazienti a svolgere attività fisica dopo la dimissione, anche in considerazione della recente pandemia da COVID-19; 2. Tramite la GAS è stato possibile ottenere un programma dedicato, mantenendo gli stessi volumi di lavori per ogni singolo paziente, la personalizzazione degli esercizi proposti è stata senza dubbio il punto di forza e di applicabilità dello studio, che lo differenzia anche dagli altri presenti in letteratura. 3. Lo svolgimento delle sedute ha utilizzato per la totalità dei pazienti la piattaforma WhatsApp: la semplicità del sistema di comunicazione ha reso facilmente fruibile il trattamento digitale Conclusioni La tecnologia digitale è sicuramente un metodo capace di rendere facilmente accessibile e facilmente fruibile la riabilitazione neurologica domiciliare e la possibilità di svolgere TR attraverso i sistemi OS rende particolarmente accessibile e fruibile il continuum delle cure tra ambiente ospedaliero e domiciliare. La TR può essere uno strumento utile ed efficace nel trattamento dei pazienti in esiti di ictus, nonostante sia applicabile solo ad una popolazione selezionata di pazienti. Bibliografia Chen, J., Jin, W., Dong, W. S., Jin, Y., Qiao, F. L., Zhou, Y. F., & Ren, C. C. (2017). Effects of Home-based Telesupervising Rehabilitation on Physical Function for Stroke Survivors with Hemiplegia. American Journal of Physical Medicine & Rehabilitation, 96(3), 152–160. https://doi.org/10.1097/PHM.0000000000000559 Cramer, S. C., Dodakian, L., Le, V., McKenzie, A., See, J., Augsburger, R., Zhou, R. J., Raefsky, S. M., Nguyen, T., Vanderschelden, B., Wong, G., Bandak, D., Nazarzai, L., Dhand, A., Scacchi, W., & Heckhausen, J. (2021). A Feasibility Study of Expanded Home-Based Telerehabilitation After Stroke. Frontiers in Neurology, 11. https://doi.org/10.3389/fneur.2020.611453 Marwaa, M. N., Kristensen, H. K., Guidetti, S., & Ytterberg, C. (2020). Physiotherapists’ and occupational therapists’ perspectives on information and communication technology in stroke rehabilitation. PLOS ONE, 15(8), e0236831. https://doi.org/10.1371/journal.pone.0236831
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Il ruolo del team multidisciplinare nella gestione del paziente con malattia di Parkinson e del caregiver
XXII CONGRESSO NAZIONALE SIRN MOVIMENTO, ESPERIENZA ED EMOZIONE: 
PERCORSI IN NEURORIABILITAZIONE TRA SCIENZA E COSCIENZA 16-18 aprile 2023 Il ruolo del team multidisciplinare nella gestione del paziente con Malattia di Parkinson e del caregiver Dr.ssa Farina Simona (MD,PhD)*, Dr.ssa Berra Cecilia (MD)*°, Dr.ssa De Giuseppe Michela (MD)*°, Dr.ssa Veliaj Olta (MD)*, Dr.ssa Arronte Idalmis (MD)*, Dott.ssa Giordani Ylenia (Fisioterapista)*, Dott. Raffaelli Matteo (Fiosioterapista)*, Dott.ssa Pulit Francesca (Neuropsicologa)*, Dott.ssa Campedelli Andrea (Logopedista)*, Dott.ssa Castellini Sharon (terapista occupazionale)*, Dott.ssa Lotti Laura (musicoterapista)*, Dr. Giustini Alessandro (MD)*. *Ospedale San Pancrazio, Arco (TN), Italia °Unità Operativa di Medicina Fisica e Riabilitazione – Università degli Studi di Verona, Italia Introduzione Secondo le linee guida internazionali per la riabilitazione nella Malattia di Parkinson (K.N.G.F.) recentemente pubblicate, le attività sanitarie di riabilitazione richiedono la presa in carico del paziente attraverso la predisposizione di un “progetto riabilitativo individuale” e la realizzazione di tale progetto deve essere la somma di uno o più “programmi riabilitativi”, realizzati dalle varie figure professionali, componenti il team riabilitativo. In Italia sono circa 300.000 i pazienti che soffrono di MP, con un’incidenza maggiore negli uomini rispetto alle donne (60% uomini e 40% donne). Attualmente, i dati raccolti, fanno emergere che solo il 15% circa dei pazienti è seguito da un fisioterapista o terapista occupazionale ed il 3-4% anche da un logopedista. A tal proposito, da gennaio 2023 presso l’Ospedale San Pancrazio di Arco, è stata costituita un’equipe multiprofessionale, che permette di offrire ai pazienti con Malattia di Parkinson o parkinsonismo secondario qui ricoverati, un trattamento riabilitativo individuale, multi-disciplinare. Materiali e Metodi Al momento del ricovero, il paziente è valutato e preso in carico dal team riabilitativo: medico; infermiere; fisioterapista; terapista occupazionale; logopedista; neuropsicologo; musicoterapista. Il trattamento prevede un’ora al mattino e quaranta minuti al pomeriggio di fisioterapia per sei giorni alla settimana, inoltre, il lunedì e giovedì pomeriggio un’ora di terapia occupazionale, il martedì pomeriggio un’ora di nordic walking, il mercoledì pomeriggio un’ora di logopedia e musicoterapia, il venerdì pomeriggio un’ora di riabilitazione neuropsicologica. Alle varie figure professionali, viene richiesta la compilazione delle seguenti scale di valutazione, in ingresso e dimissione. Un giorno in settimana, il team riabilitativo si riunisce per discutere l’andamento di ogni paziente, puntualizzando o rivalutando i vari obiettivi inseriti al momento della stesura del progetto riabilitativo, e per fissare, di volta in volta, gli incontri con i care-givers. La durata del ricovero è di quattro settimane. Fino ad ora sono stati dimessi cinque pazienti. Risultati I risultati, mostrano che tutti i pazienti hanno presentato un miglioramento alla dimissione, nelle varie competenze indagate alle scale di valutazione. In particolare alle scale Test del cammino (6 minuti), e BBS, il punteggio alla dimissione si è modificato in modo statisticamente significativo (p< 0,05). Inoltre, per ogni paziente, dal confronto in equipe, sono emersi i deficit da compensare, in modo più chiaro e definito. Conclusioni Il contributo delle varie figure professionali oltre a fornire al paziente un trattamento riabilitativo completo, nel rispetto delle indicazioni riportate dalle Linee Guida Nazionali, consente il potenziamento delle attività di cui maggiormente necessita, i cui deficit funzionali non emergerebbero così chiaramente se non ci fosse il confronto capillare da parte del team riabilitativo. Inoltre, qualunque sia l’approccio utilizzato, la famiglia del paziente, dovrebbe essere coinvolta e accompagnata, nel periodico processo riabilitativo. L’equipe multidisciplinare, ogni figura con le sue competenze, ha affrontato anche quest’aspetto, fornendo informazioni e talvolta istruendo il care-giver che ne sentiva la necessità. E’ emerso che i care-giver dei cinque pazienti ricoverati, conoscevano sommariamente i deficit motori che la malattia comporta, ma solo ad uno di loro erano già note le problematiche fonatorie, deglutitorie e le difficoltà neuropsicologiche che potranno presentarsi nel corso della malattia. Bibliografia [ 1 ] Giardini M, Nardone A, Godi M et al.. Instrumental or physical-exsercise rehabilitation of balance improves both balance and gait in Parkinson’s Disease. Neural Plast 2018; 7: 5614242. [ 2 ] Umemoto G & Furuya H. Management of dysphagia in patients with Parkinson’s Disease and related disorders. Intern Med. 2020; 59: 7-14. [ 3 ] Radder Dl, De Lima AL, Domingos J et al.. Physiotherapy in Parkinson’s Disease: a meta-analysis of present treatment modalities. Neurorehabil Neural Repair 2020; 10: 871-880.
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Machine Learning e Riabilitazione: Stato dell’Arte e Prospettive Future
XXII CONGRESSO NAZIONALE SIRN. MOVIMENTO, ESPERIENZA ED EMOZIONE: PERCORSI IN NEURORIABILITAZIONE TRA SCIENZA E COSCIENZA 16-18 APRILE 2023 Machine Learning e Riabilitazione: Stato dell’Arte e Prospettive Future Enrico Buccheri, Daniele Dell’Aquila, Marco Russo, Rita Chiaramonte, Michele Vecchio AOU Policlinico San Marco – G. Rodolico di Catania, Scuola di Specializzazione in Medicina Fisica e Riabilitativa, Università degli Studi di Catania Introduzione Il machine learning (ML), o apprendimento automatico, è un ramo dell’intelligenza artificiale e rappresenta una innovativa metodica per l’analisi di dati in ambito medico. Appare essere applicabile in molteplici aree di ricerca clinica [E. Buccheri et al. Artificial intelligence in health data analysis: The Darwinian evolution theory suggests an extremely simple and zero-cost large-scale screening tool for prediabetes and type 2 diabetes. Diabetes research and clinical practice; 174; 108722, 2021.] (Fig. 1) (Fig. 2) (Fig. 3) e tra queste l’area riabilitativa [C. E. Bouton et al. Restoring cortical control of functional movement in a human with quadriplegia. Nature, 533; 247–250, 2016.] [M. Ortiz-Catalan et al. Phantom motor execution facilitated by machine learning and augmented reality as treatment for phantom limb pain: a single group, clinical trial in patients with chronic intractable phantom limb pain. Lancet, 10; 388 (10062): 2885-2894, 2016.]. Una classe importante di algoritmi di ML è quella basata sull’apprendimento supervisionato, forma di apprendimento utile quando si hanno a disposizione dati per i quali si conosce l’output (per esempio la presenza di una patologia clinica), ma non si conosce un modello efficace che correli le variabili usate come input (per esempio il risultato degli esami clinici utili alla diagnosi della patologia). Il ML viene anche applicato in campo medico come generatore di tools diagnostici, di screening e prognostici attraverso l’utilizzo di variabili cliniche, di laboratorio e di imaging. Scopo di questo studio è quello di riportare lo stato dell’arte del ML al fine di evidenziare il suo potenziale utilizzo in ambito riabilitativo. Materiali e Metodi Una ricerca nei principali database quali Pubmed e Scopus è stata effettuata tra il 7 Gennaio ed il 3 Marzo 2023 inserendo la seguente stringa di ricerca con uso dei termini del MeSH (Medical Subject Headings): “machine learning AND rehabilitation”. La ricerca ha incluso case reports, studi clinici osservazionali, non-randomizzati e randomizzati, studi in lingua inglese, senza restrizione per periodo di tempo; sono state invece escluse le review. Sono stati ottenuti inizialmente 404 articoli e di questi 41 articoli sono stati analizzati in base ai criteri di inclusione ed esclusione. 15 studi infine sono risultati elegibili dopo la selezione per titolo, abstract e full text. Risultati La review dei 15 studi ha evidenziato un’ampia eterogeneità di applicazioni del ML in vari ambiti riabilitativi. In particolare 5 studi utilizzano il ML come predittore degli outcomes nella riabilitazione del paziente post-stroke, 4 studi applicano tecniche di ML a sensori per la valutazione di vari parametri durante l’attività fisica, 2 studi predicono gli outcomes in patologie atropatiche, 2 studi si occupano della valutazione del rischio di cadute, 1 studio evidenzia i risultati del trattamento coadiuvato da tecniche di ML in pazienti con arto fantasma ed 1 studio, infine, tratta del supporto del ML nella stimolazione elettrica corticale di un paziente con emiplegia conseguente a lesione midollare. In tutti gli studi vengono riportati i livelli di accuratezza e l’errore dei vari modelli di ML proposti, nonchè gli outcomes clinici, derivati da scale di valutazione validate, quando il ML è utilizzato a supporto del trattamento. Conclusioni L’utilizzo del ML potrebbe essere assai promettente nel coadiuvare i processi diagnostici finalizzati ad ottimizzare le scelte terapeutiche in ambito riabilitativo. Ottimizzare correlazioni, talvolta inattese, tra dati clinici, dati di laboratorio, diagnostica per immagini, performance motoria, dati demografici attraverso l’utilizzo del ML potrebbe essere utile al progetto riabilitativo. Fig. 1 Esempio di tabella diagnostica tramite ML Nello studio di Buccheri et al. l’utilizzo di una semplice tabella permette di classificare i soggetti come disglicemici o meno in base ai valori di età e circonferenza vita Fig. 2 Esempio di rappresentazione grafica dell’accuratezza di un modello derivato da algoritmo di ML Nello studio di Buccheri et al. viene riportata l’Area Under the Curve (AUC) del modello derivato tramite tecniche di ML. L’AUC derivata in questo caso è data dal miglior compromesso tra sensibilità e specificità del modello Fig. 3 Esempio di uso del ML in medicina nello screening della disglicemia Nello studio di Buccheri et. al il solo uso di 2 variabili (età e circonferenza addominale) permette di predire con buona accuratezza lo stato di disglecemia nella popolazione americana
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Sarcopenia e malnutrizione in pazienti subacuti post-ictus sottoposti a trattamento riabilitativo
Sarcopenia e malnutrizione in pazienti subacuti post a trattamento riabilitativo Mariacristina Siotto1, Alessandro Guerrini 1,2, Marco Germanotta1, Valeria Cipollini1, Sabina Insalaco1, Dionysia Papadopoulou1, Laura Cortellini1, Arianna Pavan1 and Irene Aprile1 1 IRCCS Fondazione Don Carlo Gnocchi, Firenze, Italia, 2 Università Campus Bio-Medico, Roma, Italia – ictus sottoposti INTRODUZIONE I pazienti con esiti di ictus subacuti ricoverati per la riabilitazione possono essere affetti da sarcopenia che può essere definita “primaria”, dipendente dall’età avanzata, oppure “secondaria”, legata cioè alla patologia stessa. La graduale e progressiva atrofia muscolare può essere dovuta al disordine neurologico, all’infiammazione, all’ immobilità prolungata ma anche ad una carenza di un apporto nutrizionale adeguato in termini di calorie e macro/micronutrienti. La malnutrizione infatti è un rischio molto frequente in questa tipologia di pazienti [1], aggravata dalla disfagia, dalla limitata mobilità, da un aumento di processi catabolici, da disfunzioni gastrointestinali e dalla depressione spesso coesistente [2]. Durante o dopo la riabilitazione la sarcopenia e la malnutrizione non vengono spesso diagnosticati e il presente studio si prefigge lo scopo di studiare lo stato nutrizionale dei pazienti subacuti in riabilitazione post-ictus che presentano sarcopenia e di confermare i risultati ottenuti su un set di dati preliminari recentemente pubblicati [3]. RISULTATI Figura 1. Algoritmo EWGSOP2 per la ricerca di casi e la diagnosi di sarcopenia a T0 nel gruppo campione. I pazienti arruolati (n =77) sono stati valutati con il test handgrip e la diagnosi nei pazienti con probabile sarcopenia (n=37) è stata confermata dalla valutazione della quantità muscolare mediante analisi bioimpedenziometrica (BIA), identificando un gruppo di pazienti sarcopenici (SG; n=21, 27% del totale) e un gruppo di pazienti non sarcopenici (NSG; n=56). Tabella 1. Variabili dello stato nutrizionale nel gruppo dei pazienti sarcopenici (SG) e nel gruppo dei pazienti non sarcopenici (NSG). I dati sono riportati come media ± deviazione standard o numero percentuale (%). I valori di P si riferiscono al test U di Mann-Whitney o al test χ2, a seconda dei casi. Figura 2. Distribuzione della variazione dell’indice BARTHEL (ΔBI) dopo 6 settimane di riabilitazione nel gruppo dei pazienti non sarcopenici (NSG, n= 56) e nel gruppo dei pazienti sarcopenici (SG, n=21). Sono riportate le barre medie e l’IC al 95%. * si riferisce alla differenza statisticamente significativa dei casi (valore p = 0,002). campione trattamento riabilitativo valutazioni cliniche e funzionali valutazione dello stato nutrizionale valutazione della sarcopenia analisi statistica MATERIALI E METODI • I Pazienti sono stati reclutati presso l’FDG S.Maria della Provvidenza, Roma, all’ammissione (T0) e dopo 6 settimane di trattamento riabilitativo (T1) • Fisioterapia convenzionale: 6 giorni alla settimana, 45 minuti • Trattamento robotico dell’arto superiore: 5 volte a settimana, ogni sessione di 45 minuti, con 4 dispositivi robotici (Motore- Humanware Srl, Pisa, Italia; e Amadeo, Diego e Pablo-Tyromotion GmBH, Graz, Austria). I pazienti hanno eseguito compiti motori e cognitivi e i dispositivi hanno fornito un feedback visivo e uditivo per aiutarli. • I dati demografici, anamnestici e clinici sono stati registrati all’ammissione (T0) • Indipendenza funzionale: scala di Barthel modificata (BI), a T0 e a T1 • Rischio di malnutrizione al T0: MNA-SF ®; le misure antropometriche comprendevano altezza (m) e peso (kg) al T0 ed al T1 • Geriatric Nutritional Risk Index (GNRI) al T0 ed al T1 calcolato: [1.489 x albumin (g/L)] +41.7 x (weight/WLo)]. Albumina sierica: saggio colorimetrico del bromocresolo (Diacron, GR, Italy) • Assunzione di cibo: stima visiva dello spreco del piatto con una scala a 5 punti (0 = nessuno spreco; 1= 1⁄4, 2 = 1⁄2, 3 =3⁄4, o tutti sprecati). Il punteggio medio giornaliero dei rifiuti dei piatti è stato calcolato per tutti i pasti di ciascun paziente (n=108). • Linee guida dell’ European Working Group on Sarcopenia in Older People (EWGSOP2) • Forza muscolare del lato non emiparetico:Hand grip test con un dinamomentro digitale (Citec, C.I.T Techincs, Haren, The Netherlands) • Quantità e qualità di massa muscolare: Bioelectrical Impedance Analysis (BIA 101 anniversary sport edition, Akern, Florence, Italy) • Le caratteristiche demografiche e cliniche dei pazienti sono state valutate con una statistica descrittiva. Per confrontare i gruppi è stata calcolata la variazione dal basale della BI (ΔBI=BIT1 – BIT0) e sono stati usati Il test U di Mann-Whitney o il test del chi-quadro (IBM SPSS Statistics for Windows; Versione 28.0. Armonk, NY: IBM Corp) DISCUSSIONE In linea con la recente letteratura, e con i dati preliminari precedentemente pubblicati, questo studio suggerisce l’importanza di una corretta diagnosi di sarcopenia e di una corretta valutazione dello stato nutrizionale in pazienti post ictus ricoverati per la riabilitazione ai fini di migliorarne il recupero funzionale. Data la scarsità di pubblicazioni sono pertanto necessarie future ricerche per la pianificazione di interventi nutrizionali e motori specifici nei soggetti affetti, per migliorarne sia lo stato di salute generale sia il recupero funzionale e motorio. BIBLIOGRAFIA [1] Di Vincenzo et al. Nutrients 2013, Jan 15(3):683 [2] Siotto M et al. Brain Sci 2021, 11, 642 [3] Siotto M et al. Nutrients 2022, Nov; 14(22):4825
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