Durante il Congresso SIRN 2025 si è tenuta una sessione di particolare rilievo dedicata al ruolo della nutrizione nei percorsi di neuro-riabilitazione. Gli interventi proposti hanno evidenziato come l’approccio riabilitativo stia vivendo una trasformazione profonda, che integra sempre più aspetti legati all’alimentazione, al microbioma e all’infiammazione sistemica.

Il Dr. Paolo Fabene ha aperto la sessione chiarendo la distinzione tra microbiota e microbioma, ponendo l’accento sulla complessa rete di comunicazione tra intestino e cervello. Tale comunicazione, ha spiegato, avviene attraverso vie neurali, ematiche, neuroendocrine e metaboliche, delineando uno scenario in cui il sistema digestivo assume un ruolo chiave anche nei processi neurologici.
La Dr.ssa Laura Calzà ha poi illustrato i risultati di ricerche recenti che mettono in luce il legame tra infiammazione sistemica e neuroinfiammazione. È stato evidenziato come eventi infiammatori periferici, anche in età precoce, possano incidere negativamente sul decorso delle patologie neurodegenerative, accelerando il declino cognitivo.
Il Dr. Luca Valeriani ha affrontato il tema della sarcopenia nei reparti di riabilitazione neurologica. Secondo i dati presentati, circa un terzo dei pazienti risulta malnutrito, condizione che incide in maniera significativa sul processo di recupero funzionale. L’importanza del mantenimento della massa muscolare è stata sottolineata come componente imprescindibile di un piano riabilitativo efficace.
Infine, il Dr. Fabio La Porta ha proposto un modello terapeutico integrato per le gravi cerebrolesioni acquisite. Tale modello include un’attenzione particolare alla nutrizione intensiva, alla cura del microbiota e all’impiego di strategie antinfiammatorie non farmacologiche, delineando un approccio multidimensionale centrato sulla persona.
La sessione ha confermato l’urgenza di un cambiamento di paradigma in neuro-riabilitazione: non solo esercizio fisico e riattivazione neurologica, ma anche interventi mirati sull’alimentazione e sull’equilibrio sistemico dell’organismo. La multidisciplinarietà si rivela sempre più essenziale per ottenere outcome clinici positivi e duraturi.



