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APPROCCIO MULTIDISCIPLINARE AL TRATTAMENTO DELL’IDROCEFALO SECONDARIO NELLA RIABILITAZIONE DELLE GRAVI CEREBROLESIONI ACQUISITE

INTRODUZIONE

L’esordio di idrocefalo secondario nei pazienti con grave cerebrolesione acquisita (GCA) può essere difficile da diagnosticare durante la fase di riabilitazione

ospedaliera: il ritardo nella diagnosi e nell’avvio delle strategie terapeutiche possono avere effetti negativi sull’outcome del paziente. Gli

obiettivi di questo studio sono quelli di indagare gli outcome dei pazienti con GCA trattati per idrocefalo secondario ed i fattori associati agli outcome.

CONCLUSIONI

I nostri risultati indicano che:

è possibile ottenere un miglioramento significativo

degli outcome, sia cognitivi che funzionali, con il rientro

al domicilio di oltre il 50% dei pazienti;

la craniectomia e la conseguente necessità di cranioplastica

sono correlate ad outcome peggiori;

il ritardo nel trattamento si traduce in un aumento

della LOS;

l’uso di valvole a pressione fissa è associato a un

tasso di complicanze più elevato.

F.C. CAVA1, G.B. CASTELLANI1, P. SALUCCI1, V. COLOMBO1, E. MAIETTI2, G. PALANDRI2

1Montecatone Rehabilitation Institute, Imola, – 2IRCCS Istituto delle Scienze Neurologiche, Bologna

MATERIALI E METODI

Abbiamo analizzato una coorte retrospettiva di pazienti adulti

con GCA di origine traumatica e non traumatica con diagnosi di

idrocefalo e ricoverati consecutivamente nell’arco di 9 anni in un

ospedale riabilitativo di terzo livello (Montecatone Rehabilitation

Institute, MRI). I pazienti sono stati trattati con derivazione ventricolo-

peritoneale (DVP) prima o durante il ricovero in riabilitazione

e sono stati valutati all’ingesso e alla dimissione con le seguenti

scale: Level of Cognitive Functionig (LCF) e Disability

Rating Scale (DRS). Sono stati utilizzati modelli di regressione

per identificare i predittori di complicanze post-chirurgiche; modelli

di regressione non lineare e lineare sono stati utilizzati per

studiare i predittori di durata della degenza ospedaliera (Lenght

Of Stay, LOS), della disabilità e della funzione cognitiva.

RISULTATI

Questo studio retrospettivo ha messo in evidenza, inoltre,

che la diagnosi di idrocefalo presso MRI era basata

sulla combinazione di osservazioni cliniche e neuroradiologiche,

ma senza una “cadenza” temporale predefinita.

Per questo è stato disegnato un protocollo diagnostico,

sulla base dei migliori suggerimenti da letteratura e

linee guida, che prevede l’impiego di parametri clinici,

scale di misura clinica, test funzionali, TAP test, analisi

delle caratteristiche del liquor (biochimiche e variazioni

di pressione), indagini neurofisiologiche e immagini

neuro radiologiche, che sarà oggetto di un prossimo

studio osservazionale di tipo prospettico: scopo di

questo protocollo è quello di selezionare prontamente i

pazienti candidati all’intervento neurochirurgico sulla

base di criteri il più possibile oggettivi e misurabili e con

adeguati indicatori di processo e di esito.

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EFFETTO SUI FLESSORI D’ANCA DI UN ESOSCHELETRO PASSIVO IN PAZIENTI AFFETTI DA SCLEROSI MULTIPLA
La Sclerosi Multipla è una patologia neurodegenerativa progressiva che colpisce sia il dominio cognitivo che motorio. Le alterazioni del cammino sono spesso uno dei segni della malattia che impatta di più la qualità di vita. L’ipostenia che caratterizza la patologia, in particolare agli arti inferiori, porta ad un’anomala deambulazione che può provocare anche cadute. Inoltre l’alterazione della deambulazione può portare ad un maggiore consumo energetico. Diverse soluzioni, associate alla fisioterapia, si stanno affacciando sul mercato, tra cui la possibilità di usare esoscheletri passivi. Lo scopo di questo studio è valutare l’effetto sui flessori di anca di un esoscheletro passivo per il miglioramento della qualità del cammino in persone con SM. Non sono state trovate differenze significative tra la popolazione maschile e femminile nel 2MWT, test 25 piedi ed RPE e nessuna correlazione tra T0 e T1 e BMI. I dati evidenziano una diminuzione significativa della velocità del cammino mentre l’esoscheletro viene indossato dai soggetti (2TWT: T0: 65.9±21.3; T1: 60.2±21.2; p<0.004; 25feet: T0: 14.9±9.6; T1:15.7±10.3; p<0.05). Non sono state evidenziate differenze significative per la scala di percezione dello sforzo (RPE: T0: 13.1±2.8; T1: 13.80; p=0.2). Sono stati reclutati 50 soggetti con SM (22 SP; 11 PP a 16 RR; 27 F e 23 M) con un EDSS tra 3.5 e 6.5 con un valore di MMSE al di sopra del valore soglia (MMSE>24). Tutti i soggetti sono stati valutati con il 2MWT, il test di cammino 25 piedi ed una valutazione RPE in tre tempi: T0 senza esoscheletro; T1 con esoscheletro, T2 senza esoscheletro. Il 72% dei soggetti ha riportato una percezione positiva o neutrale misurata con il GPE. Nessun soggetto è stato sottoposto ad un training prima dell’utilizzo del device. Si può ipotizzare che, dato che le fatica non aumenta durante l’utilizzo del device, l’esoscheletro non aggiunge alcun effetto faticante o fastidioso ai soggetti. Inoltre, nonostante la velocità del cammino dimostri un decremento, la percezione globale dei soggetti è positiva in quanto è probabilmente correlata alla qualità del cammino. Sono pertanto necessari ulteriori studi che valutino outcome del cammino legati a parametri anche strumentali ed è necessario valutare se un training con il device si è in grado di aumentare la velocità. T0 T1 T2 0 10 20 30 T25feet sec ✱ ns ns T0 T1 T2 0 20 40 60 80 100 2MWT meter ✱✱ ns ✱ T0 T1 T2 0 5 10 15 20 RPE 2′ RPE ns ✱ ns I
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EFFETTI DEL TRATTAMENTO NEURORIABILITATIVO PRECOCE IN BAMBINI CON SEQUELE NEUROLOGICHE DA SINDROME EMOLITICO UREMICA (SEU): CASE SERIES
La sindrome emolitico uremica (SEU) è la principale causa di danno renale acuto intrinseco pediatrico con picco d’incidenza sotto i 5 anni di età. Nel 85–95% dei casi è secondaria a infezione da Escherichia-coli produttore di tossina Shiga (SEU tipica); raramente è il risultato di una disregolazione ereditaria o acquisita della cascata della via del complemento alternativa o secondaria a infezioni, alterazioni congenite del metabolismo, farmaci, cancro, trapianti, malattie autoimmuni o gravidanza (SEU atipica primaria o secondaria)[1]. Nel 20% dei casi si complica con manifestazioni extrarenali, che includono nel 17-34% dei pazienti il sistema nervoso centrale (SNC); il danno del sistema nervoso periferico (SNP) è raro e sopraggiunge nei pazienti con malattia renale allo stadio terminale, inficiando notevolmente le competenze motorie e l’autonomia del paziente[2][3]. Obiettivo di questa case series è sottolineare l’importanza della presa in carico neuroriabilitativa precoce sull’outcome funzionale a breve e lungo termine nei bambini con danno neurologico da SEU tipica complicata. della forza muscolare (MRC medio totale e dei muscoli stabilizzatori di tronco e anca e antigravitari < 3); dell’autonomia motoria (media sottoscala motoria della FIM di 1,28); delle competenze grosso motorie (GMFM medio di 38,45%), con compromissione parziale delle competenze sul piano orizzontale e in posizione seduta/ginocchio/cavalier servente (GMFM medio di 64,5% nella scala A, 47,78% nella B e 43,77% nella C) e totale della stazione eretta e del cammino/salto/corsa (GMFM medio di 3,42% nella scala D e 0% nella E); delle lunghezze miotendinee (muscoli flessori plantari nei pazienti 1 e 3 e flessori plantari e ischiocrurali nel paziente 2). miglioramento della forza muscolare (MRC medio compreso tra 3 e 4); recupero totale delle competenze sul piano orizzontale (incremento medio alla GMFM di 35,95% nella scala A e 41,67% nella B); recupero subtotale di quelle in posizione seduta/ginocchio/ cavalier servente (incremento medio alla GMFM scala C di 45,24%; recupero della stazione eretta e della deambulazione autonoma con pattern non fisiologico; persistenza di instabilità statica e dinamica, impossibilità di salto e corsa (incremento medio alla GMFM di 75,21% nella scala D e 59,72% nella E); miglioramento dell’autonomia motoria (aumento medio di 1,28 nella sottoscala motoria della FIM). In base al reclutamento dei dorsiflessori di tibiotarsica (MRC</=2), era necessaria un’ortesi gamba–piede per migliorare il pattern del cammino (paziente 1 e 2). Durante il ricovero (tra T0 e T1) tutti i bambini effettuavano trattamento riabilitativo intensivo con l’obiettivo di migliorare le lunghezze muscolari, migliorare il controllo del tronco, migliorare la forza muscolare nei distretti compromessi, recuperare i passaggi posturali verticali, la stazione eretta e la deambulazione autonoma, tramite impiego iniziale di stabilizzatore/deambulatore e ortesi gamba–piede e successivo progressivo svezzamento. Il programma riabilitativo individuale era stipulato in accordo con le raccomandazioni presenti in letteratura per il trattamento riabilitativo delle lesioni neurologiche acquisite e delle neuropatie periferiche del bambino. Tra T1 e T2 proseguivano la presa in carico riabilitativa sul territorio. Napoli, 12-14 giugno 2022 Oliva Maria Carmela¹ Gallo Ivana¹ Vespino Teresa¹ Santangelo Luisa² Torres Diletta Domenica² De Rinaldis Marta¹ Giordano Mario² ¹ IRCCS “E. Medea” Unità per le Disabilità Gravi dell’Età Evolutiva e Giovane Adulta (Neurologia dello Sviluppo e Neuroriabilitazione), Brindisi ² Unità Operativa di Nefrologia e Dialisi Pediatrica, Ospedale Pediatrico “Giovanni XXIII”, Bari Trabacca Antonio¹ Introduzione case series Risultati References ricoverati presso la nostra struttura per valutazione funzionale multidisciplinare e trattamento neuroriabilitativo intensivo: COMPLICANZE NEUROLOGICHE Paziente 1 (2 anni e 1 mese): ischemia degli emisferi cerebellari e della regione postero – laterale sinistra (SNC); Paziente 2 (5 anni e 11 mesi): ischemia degli emisferi cerebellari (SNC) e assonopatia motoria e sensitiva (SNP); Paziente 3 (9 anni e 3 mesi): assonopatia motoria e sensitiva (SNP). Case Series 3 bambini con SEU tipica complicata Valutazioni funzionali effettuate: T 0 T 1 T 2 • Valutazione funzionale (fisiatrica, neurologica, fisioterapica); • Gross Motor Function Measure -GMFM • Medical Research Council – MRC • Functional Independence Measure – FIM Il grafico mostra i valori alla scala MRC nei diversi distretti a T0, T1 e T2 nei 3 pazienti RICOVERO GMFM – Gross Motor Function Measure MRC Scale DIMISSIONE DOPO 10 MESI FIM – Functional Independence Measure Il grafico mostra i valori alla scala FIM a T0, T1 e T2 nei 3 pazienti. Lo score della sottoscala psichica della FIM risultava nella norma per età al T0, invariato tra T0 e T1 e aumentato (in conseguenza dell’accrescimento) tra T1 e T2, tranne nel paziente 1 con ischemia cerebrale nella regione postero laterale sinistra, dove risultava inferiore alla norma per età. Discussione Conclusioni 0 1 2 3 4 5 6 MM TRONCO/BACINO MM ANTIGRAVITATI MM TOTALE T0 T1 T2 92,13 94,01 98,41 97,78 100 59,72 78,63 88,89 92,98 100 0 3,42 43,77 47,78 64,5 0 20 40 60 80 100 120 GMFM E GMFM D GMFM C GMFM B GMFM A TO T1 T2 I grafici mostrano complessivamente la variazione dei valori medi delle scale MRC e GMFM tra T0, T1 e T2 e i valori della FIM al T0, T1 e T2 per singolo paziente. recupero del reclutamento contro resistenza in tutti i distretti; recupero totale delle competenze grosso motorie e della autonomia. 1] Walsh PR, Johnson S. Treatment and management of children with haemolytic uraemic syndrome Arch Dis Child 2018;103:285–291 2] Hamed SA. Neurologic conditions and disorders of uremic syndrome of chronic kidney disease: presentations, causes, and treatment strategies. Expert Rev Clin Pharmacol. 2019;12(1):61-90 3] Santangelo, L., Netti, G.S., Torres, D.D. et al. Peripheral nervous system manifestations of Shiga toxin-producing E. coli-induced haemolytic uremic syndrome in children. Ital J Pediatr 2021;47:181 2021 4] Adamczuk D, Ziołkowska H, Leszczynska B, Roszkowska-Blaim M. Ciezki przebieg typowego zespołu hemolityczno-mocznicowego u 14-letniego chłopca [Severe course of typical hemolytic-uremic syndrome in a 14-year-old boy]. Pol Merkur Lekarski. 2009 Apr;26(154):340-2. 5] Gordon AL, di Maggio A. Rehabilitation for children after acquired brain injury: current and emerging approaches. Pediatr Neurol. 2012 Jun;46(6):339-44. al T 0 importante compromissione: al T 1 al T 2 Piazza Antonino Di Summa – 72100 Brindisi Centralino +39 0831.349611 polo.brindisi@lanostrafamiglia.it Il coinvolgimento neurologico è la complicanza più pericolosa della SEU in quanto è associata a un più elevato indice di mortalità o grave disabilità permanente. L’incidenza del danno a carico del SNC nella SEU pediatrica è di circa il 17-34% [2]; mentre le manifestazioni del SNP sono molto rare [3] [4]. La neuroriabilitazione nelle lesioni cerebrali acquisite nei bambini si basa sulla promozione del recupero delle abilità perse, sulla compensazione delle menomazioni, sulle modifiche ambientali, sulla riduzione dell’impatto delle menomazioni sulla vita quotidiana e sul supporto psicologico/comportamentale. L’approccio metodologico deve essere multidisciplinare, centrato sulla famiglia e task-oriented, caratterizzato da una «sfida giusta» e sulle attività e gli ambienti della vita quotidiana, al fine di migliorare il problem solving, ottimizzare la motivazione e la compliance al trattamento. [5] Le complicanze neurologiche a lungo termine nei bambini con SEU tipica mostrano un miglioramento nel tempo con un recupero più rapido delle anomalie dell’EEG e della forza muscolare rispetto ai deficit cognitivi/comportamentali. [2] L’obiettivo del trattamento riabilitativo nelle neuropatie periferiche è migliorare la forza muscolare, aumentare la resistenza e la capacità aerobica e prevenire/ridurre le retrazioni miotendinee, attraverso lo stretching, l’uso di ortesi ed esercizi aerobici isotonici e submassimali, rispettando la faticabilità del paziente. [4] Il recupero clinico nelle assonopatie motorie e sensitive si verifica tipicamente entro 3-12 mesi dalla risoluzione dell’insufficienza renale [3]. Le complicanze di natura neurologica della SEU possono compromettere la sopravvivenza dei pazienti e determinare gravi disabilità permanenti. I farmaci in uso hanno dimostrato un’efficacia dubbia nel migliorarne gli esiti. Il trattamento neuroriabilitativo precoce, in associazione a un supporto di cura adeguato, è essenziale per prevenire danni permanenti e può migliorare significativamente l’esito clinico di questi bambini. I deficit secondari a danno del SNP recuperano totalmente nel primo anno; deficit residui sembrano correlati ai danni del SNC, variabili in base alla sede e alla tipologia della lesione [3]. 29 1,23 2,6 1,61 44 2,38 2,6 2,4 52 2,92 2,8 2,89 0 10 20 30 40 50 60 TOT media ss mot media ss psic media tot T0 T1 T2 44 1,54 4,8 2,44 46 1,69 4,8 2,56 121 6,62 7 6,72 0 20 40 60 80 100 120 140 TOT media ss mot media ss psic media tot T0 T1 T2 Paziente 2 58 2,08 6,2 3,22 92 4,62 6,4 5,11 115 6,23 6,8 6,33 0 20 40 60 80 100 120 140 TOT media ss mot media ss psic media tot T0 T1 T2 Paziente 3 Il grafico mostra come varia il valore medio nelle diverse sottoscale della GMFM al T0, T1 e T2 Paziente 1La sindrome emolitico uremica (SEU) è la principale causa di danno renale acuto intrinseco pediatrico con picco d’incidenza sotto i 5 anni di età. Nel 85–95% dei casi è secondaria a infezione da Escherichia-coli produttore di tossina Shiga (SEU tipica); raramente è il risultato di una disregolazione ereditaria o acquisita della cascata della via del complemento alternativa o secondaria a infezioni, alterazioni congenite del metabolismo, farmaci, cancro, trapianti, malattie autoimmuni o gravidanza (SEU atipica primaria o secondaria)[1]. Nel 20% dei casi si complica con manifestazioni extrarenali, che includono nel 17-34% dei pazienti il sistema nervoso centrale (SNC); il danno del sistema nervoso periferico (SNP) è raro e sopraggiunge nei pazienti con malattia renale allo stadio terminale, inficiando notevolmente le competenze motorie e l’autonomia del paziente[2][3]. Obiettivo di questa case series è sottolineare l’importanza della presa in carico neuroriabilitativa precoce sull’outcome funzionale a breve e lungo termine nei bambini con danno neurologico da SEU tipica complicata. della forza muscolare (MRC medio totale e dei muscoli stabilizzatori di tronco e anca e antigravitari < 3); dell’autonomia motoria (media sottoscala motoria della FIM di 1,28); delle competenze grosso motorie (GMFM medio di 38,45%), con compromissione parziale delle competenze sul piano orizzontale e in posizione seduta/ginocchio/cavalier servente (GMFM medio di 64,5% nella scala A, 47,78% nella B e 43,77% nella C) e totale della stazione eretta e del cammino/salto/corsa (GMFM medio di 3,42% nella scala D e 0% nella E); delle lunghezze miotendinee (muscoli flessori plantari nei pazienti 1 e 3 e flessori plantari e ischiocrurali nel paziente 2). miglioramento della forza muscolare (MRC medio compreso tra 3 e 4); recupero totale delle competenze sul piano orizzontale (incremento medio alla GMFM di 35,95% nella scala A e 41,67% nella B); recupero subtotale di quelle in posizione seduta/ginocchio/ cavalier servente (incremento medio alla GMFM scala C di 45,24%; recupero della stazione eretta e della deambulazione autonoma con pattern non fisiologico; persistenza di instabilità statica e dinamica, impossibilità di salto e corsa (incremento medio alla GMFM di 75,21% nella scala D e 59,72% nella E); miglioramento dell’autonomia motoria (aumento medio di 1,28 nella sottoscala motoria della FIM). In base al reclutamento dei dorsiflessori di tibiotarsica (MRC</=2), era necessaria un’ortesi gamba–piede per migliorare il pattern del cammino (paziente 1 e 2). Durante il ricovero (tra T0 e T1) tutti i bambini effettuavano trattamento riabilitativo intensivo con l’obiettivo di migliorare le lunghezze muscolari, migliorare il controllo del tronco, migliorare la forza muscolare nei distretti compromessi, recuperare i passaggi posturali verticali, la stazione eretta e la deambulazione autonoma, tramite impiego iniziale di stabilizzatore/deambulatore e ortesi gamba–piede e successivo progressivo svezzamento. Il programma riabilitativo individuale era stipulato in accordo con le raccomandazioni presenti in letteratura per il trattamento riabilitativo delle lesioni neurologiche acquisite e delle neuropatie periferiche del bambino. Tra T1 e T2 proseguivano la presa in carico riabilitativa sul territorio. Napoli, 12-14 giugno 2022 Oliva Maria Carmela¹ Gallo Ivana¹ Vespino Teresa¹ Santangelo Luisa² Torres Diletta Domenica² De Rinaldis Marta¹ Giordano Mario² ¹ IRCCS “E. Medea” Unità per le Disabilità Gravi dell’Età Evolutiva e Giovane Adulta (Neurologia dello Sviluppo e Neuroriabilitazione), Brindisi ² Unità Operativa di Nefrologia e Dialisi Pediatrica, Ospedale Pediatrico “Giovanni XXIII”, Bari Trabacca Antonio¹ Introduzione case series Risultati References ricoverati presso la nostra struttura per valutazione funzionale multidisciplinare e trattamento neuroriabilitativo intensivo: COMPLICANZE NEUROLOGICHE Paziente 1 (2 anni e 1 mese): ischemia degli emisferi cerebellari e della regione postero – laterale sinistra (SNC); Paziente 2 (5 anni e 11 mesi): ischemia degli emisferi cerebellari (SNC) e assonopatia motoria e sensitiva (SNP); Paziente 3 (9 anni e 3 mesi): assonopatia motoria e sensitiva (SNP). Case Series 3 bambini con SEU tipica complicata Valutazioni funzionali effettuate: T 0 T 1 T 2 • Valutazione funzionale (fisiatrica, neurologica, fisioterapica); • Gross Motor Function Measure -GMFM • Medical Research Council – MRC • Functional Independence Measure – FIM Il grafico mostra i valori alla scala MRC nei diversi distretti a T0, T1 e T2 nei 3 pazienti RICOVERO GMFM – Gross Motor Function Measure MRC Scale DIMISSIONE DOPO 10 MESI FIM – Functional Independence Measure Il grafico mostra i valori alla scala FIM a T0, T1 e T2 nei 3 pazienti. Lo score della sottoscala psichica della FIM risultava nella norma per età al T0, invariato tra T0 e T1 e aumentato (in conseguenza dell’accrescimento) tra T1 e T2, tranne nel paziente 1 con ischemia cerebrale nella regione postero laterale sinistra, dove risultava inferiore alla norma per età. Discussione Conclusioni 0 1 2 3 4 5 6 MM TRONCO/BACINO MM ANTIGRAVITATI MM TOTALE T0 T1 T2 92,13 94,01 98,41 97,78 100 59,72 78,63 88,89 92,98 100 0 3,42 43,77 47,78 64,5 0 20 40 60 80 100 120 GMFM E GMFM D GMFM C GMFM B GMFM A TO T1 T2 I grafici mostrano complessivamente la variazione dei valori medi delle scale MRC e GMFM tra T0, T1 e T2 e i valori della FIM al T0, T1 e T2 per singolo paziente. recupero del reclutamento contro resistenza in tutti i distretti; recupero totale delle competenze grosso motorie e della autonomia. 1] Walsh PR, Johnson S. Treatment and management of children with haemolytic uraemic syndrome Arch Dis Child 2018;103:285–291 2] Hamed SA. Neurologic conditions and disorders of uremic syndrome of chronic kidney disease: presentations, causes, and treatment strategies. Expert Rev Clin Pharmacol. 2019;12(1):61-90 3] Santangelo, L., Netti, G.S., Torres, D.D. et al. Peripheral nervous system manifestations of Shiga toxin-producing E. coli-induced haemolytic uremic syndrome in children. Ital J Pediatr 2021;47:181 2021 4] Adamczuk D, Ziołkowska H, Leszczynska B, Roszkowska-Blaim M. Ciezki przebieg typowego zespołu hemolityczno-mocznicowego u 14-letniego chłopca [Severe course of typical hemolytic-uremic syndrome in a 14-year-old boy]. Pol Merkur Lekarski. 2009 Apr;26(154):340-2. 5] Gordon AL, di Maggio A. Rehabilitation for children after acquired brain injury: current and emerging approaches. Pediatr Neurol. 2012 Jun;46(6):339-44. al T 0 importante compromissione: al T 1 al T 2 Piazza Antonino Di Summa – 72100 Brindisi Centralino +39 0831.349611 polo.brindisi@lanostrafamiglia.it Il coinvolgimento neurologico è la complicanza più pericolosa della SEU in quanto è associata a un più elevato indice di mortalità o grave disabilità permanente. L’incidenza del danno a carico del SNC nella SEU pediatrica è di circa il 17-34% [2]; mentre le manifestazioni del SNP sono molto rare [3] [4]. La neuroriabilitazione nelle lesioni cerebrali acquisite nei bambini si basa sulla promozione del recupero delle abilità perse, sulla compensazione delle menomazioni, sulle modifiche ambientali, sulla riduzione dell’impatto delle menomazioni sulla vita quotidiana e sul supporto psicologico/comportamentale. L’approccio metodologico deve essere multidisciplinare, centrato sulla famiglia e task-oriented, caratterizzato da una «sfida giusta» e sulle attività e gli ambienti della vita quotidiana, al fine di migliorare il problem solving, ottimizzare la motivazione e la compliance al trattamento. [5] Le complicanze neurologiche a lungo termine nei bambini con SEU tipica mostrano un miglioramento nel tempo con un recupero più rapido delle anomalie dell’EEG e della forza muscolare rispetto ai deficit cognitivi/comportamentali. [2] L’obiettivo del trattamento riabilitativo nelle neuropatie periferiche è migliorare la forza muscolare, aumentare la resistenza e la capacità aerobica e prevenire/ridurre le retrazioni miotendinee, attraverso lo stretching, l’uso di ortesi ed esercizi aerobici isotonici e submassimali, rispettando la faticabilità del paziente. [4] Il recupero clinico nelle assonopatie motorie e sensitive si verifica tipicamente entro 3-12 mesi dalla risoluzione dell’insufficienza renale [3]. Le complicanze di natura neurologica della SEU possono compromettere la sopravvivenza dei pazienti e determinare gravi disabilità permanenti. I farmaci in uso hanno dimostrato un’efficacia dubbia nel migliorarne gli esiti. Il trattamento neuroriabilitativo precoce, in associazione a un supporto di cura adeguato, è essenziale per prevenire danni permanenti e può migliorare significativamente l’esito clinico di questi bambini. I deficit secondari a danno del SNP recuperano totalmente nel primo anno; deficit residui sembrano correlati ai danni del SNC, variabili in base alla sede e alla tipologia della lesione [3]. 29 1,23 2,6 1,61 44 2,38 2,6 2,4 52 2,92 2,8 2,89 0 10 20 30 40 50 60 TOT media ss mot media ss psic media tot T0 T1 T2 44 1,54 4,8 2,44 46 1,69 4,8 2,56 121 6,62 7 6,72 0 20 40 60 80 100 120 140 TOT media ss mot media ss psic media tot T0 T1 T2 Paziente 2 58 2,08 6,2 3,22 92 4,62 6,4 5,11 115 6,23 6,8 6,33 0 20 40 60 80 100 120 140 TOT media ss mot media ss psic media tot T0 T1 T2 Paziente 3 Il grafico mostra come varia il valore medio nelle diverse sottoscale della GMFM al T0, T1 e T2 Paziente 1
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PROTOCOLLO SPERIMENTALE PER IL TRATTAMENTO RIABILITATIVO DEI PAZIENTI AFFETTI DA ATASSIA DELLA MARCIA
INTRODUZIONE L’atassia è un sintomo invalidante che colpisce circa 20:100000 abitanti in Europa. L’eziologia è molto ampia e diversificata (eventi ischemici, emorragici, post traumatici, genetici, carenziali). Dal punto di vista clinico si estrinseca nell’alterazione della falcata e della velocità del passo, ma anche nella difficoltà del mantenimento dell’equilibrio. Non esiste ad oggi un percorso riabilitativo unificato per l’atassia, ma un complesso di attività eseguite sia con metodica classica sia con ausilio di strumenti di robotica per migliorare i deficit descritti. MATERIALI E METODI La popolazione studiata, proveniente dalla U.O. Riabilitazione Neuromotoria dell’Istituto clinico Quarenghi di S. Pellegrino Terme, è composta da 51 pazienti, (31 uomini, 20 donne) con un’età media di 64.63 anni, deviazione standard di 16.33 anni. Dal punto di vista eziologico il campione è costituito per il 56.86% da esiti di ictus emorragico o ischemico; il 21,57% da esiti di TCE; il restante 21,57% deriva da patologie varie (neoplasie, degenerazioni su base genetica). Ogni paziente è stato sottoposto a valutazione fisiatrica (comprese scale TINETTI e FIM), e successivamente a 6 sedute settimanali di fisioterapia della durata di 30minuti ciascuna per 30 giorni associando esercizi su treadmill, cicloergometro (modello Motomed Chinesport), pedana propriocettiva, gait analysis, pedana stabilometrica (con calcolo dell’indice di oscillazione e dell’area di oscillazione), realtà virtuale e terapie fisiche (magnetoterapia, ionoforoesi e galvanoterapia). L’analisi statistica dei dati è stata effettuata considerando come significativa la differenza dei parametri calcolati all’inizio e alla fine del percorso terapeutico, specificamente la media e la deviazione standard di queste lungo l’intera distribuzione, o sotto-distribuzioni, di pazienti. Di queste differenze è stata calcolato il ttest per dati accoppiati: il valore p statisticamente significativo è stato considerato <0.05. Grafico a barra e boxplot del parametro falcata della distribuzione totale Grafico a barra e boxplot del parametro velocità della distribuzione totale Grafico a barra e boxplot dell’indice Tinetti Equilibrio della distribuzione totale. |Analisi_ Totale| ΔFalcata (cm) ΔVelocità (m/s) ΔTinetti _Eq ΔTinetti _De ΔTinetti _Tot ΔFIM ΔOC (cm^2) ΔOA (cm^2) Media 8,89 0,07 2,81 1,58 4,45 8,27 -0,92 2,65 Dev_Std 12,45 0,16 1,88 1,99 2,73 7,09 14,01 13,31 MMax 42,6 0,65 8 6 14 31 34,3 88,6 Min -23,1 -0,34 0 -5 0 0 -51,5 -8 Range 65,7 0,99 8 11 14 31 85,8 96,6 Res 1 1 1 1 1 1 0 0 p_val 5,30E-06 4,93E-03 1,40E- 10 3,19E- 05 7,53E- 16 5,04 E-11 6,42E- 01 1,61E- 01 Grafico a barra e boxplot dell’indice Tinetti Deambulazione della distribuzione totale Grafico a barra e boxplot dell’indice Tinetti Totale della distribuzione totale Grafico a barra e boxplot della scala FIM della distribuzione totale. RISULTATI Sono stati ottenuti risultati significativi rispetto all’intero campione di 51 pazienti: per la falcata, l’indice Tinetti e le sue suddivisioni, e la scala FIM sono state osservate differenze significative con valore p < 0.001, mentre per la velocità le differenze sono risultate significative con valore p<0.05. La differenza media, tra inizio e fine trattamento, dei valori dell’area di oscillazione del centro di pressione (CdP) ad occhi aperti ha subito un peggioramento post-trattamento, l’area ad occhi chiusi invece presenta un lieve miglioramento, sebbene questo risultato non sia statisticamente significativo. I valori piuttosto alti nei parametri di “range” e “deviazione standard” mostrano una distribuzione estremamente variabile di questi dati. Il sottogruppo “TCE” ha mostrato medie con miglioramenti più consistenti di quelli della distribuzione totale, ma l’incremento dell’indice Tinetti totale è l’unico parametro statisticamente significativo. Il sottogruppo “Ictus” presenta, mediamente, risultati migliori ai trattamenti rispetto alla distribuzione completa, negli indici di falcata, nella scala FIM, e nelle aree di oscillazione. I risultati dei restanti undici pazienti sono migliori rispetto al campione totale degli individui atassici, solo rispetto all’indice Tinetti Totale. La velocità mostra invece valori comparabili. Rispetto alle oscillazioni ad occhi aperti e chiusi si osservano peggioramenti. La deviazione standard risulta maggiore solo per la velocità e gli ultimi due coefficienti. I range sono tutti minori eccetto che per la velocità e OA, rispetto a cui sono invece uguali. Guardando ai risultati del t-test, si nota la verifica soltanto dell’indice Tinetti e dei suoi sottogruppi, e della scala FIM, con valori p maggiori di quelli calcolati per la distribuzione totale. CONCLUSIONI Si può affermare che la significatività statistica dei risultati, ottenuti dal dataset dei 51 pazienti atassici, sia dovuta ai trattamenti effettuati. Ciò è rintracciabile, a livello clinico, nell’uso combinato di macchinari robotici e fisioterapia tradizionale producendo risultati quantificabili nel campione considerato. Bibliografia G. Tieri et al., “Virtual reality in cognitive and motor rehabilitation: facts, fiction and fallacies,” Expert Review of Medical Devices, vol. 15, no. 2, pp. 107 – 117, Jan. 2018, C. Shen et al., “Effects of MOTOmed movement therapy on the mobility and activities of daily living of stroke patients with hemiplegia: a systematic review and meta-analysis,” Clinical Rehabilitation, vol. 32, no. 12, pp. 1569– 1580, Aug. 20
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PROTOCOLLO SPERIMENTALE PER IL TRATTAMENTO RIABILITATIVO DI PAZIENTI AFFETTI DA GRAVI CEREBROLESIONI ACQUISITE IN FASE ACUTA
INTRODUZIONE Il numero di pazienti affetti da GCA negli ultimi decenni è aumentato significativamente perché le attuali tecniche di rianimazione consentono il superamento del coma e quindi contribuiscono all’aumento della sopravvivenza. È stato dimostrato come un trattamento riabilitativo precoce, composto prevalentemente dalla mobilizzazione, migliora la circolazione, la ventilazione e il metabolismo muscolare, riducendo il decondizionamento fisico, l’insorgenza di complicazioni come lesioni da pressione, infezioni e osteoporosi, aumentando la comunicazione funzionale e il profilo psicologico del soggetto. In fase acuta l’obiettivo è la prevenzione della disabilità motoria secondaria e terziaria intesa come menomazioni strutturali o funzionali che compromettono le possibilità di recupero, questa viene ottenuta principalmente mediante: a) mobilizzazione precoce, ritenuta universalmente un elemento importante per il contenimento della rigidità articolare indotta dalle condizioni di immobilità e dalle limitazioni funzionali tipiche della fase post-ictale; b) verticalizzazione precoce, suggerita da alcuni studi clinici già nelle prime 24 ore, o comunque entro il terzo giorno, indipendentemente dall’eziologia ischemica o emorragica dell’ictus. MATERIALI E METODI Il campione di pazienti analizzato afferisce alla U.O. Riabilitazione Neuromotoria dell’Istituto Clinico Quarenghi e comprende 17 pazienti con esiti di GCA in fase acuta, 59% di uomini (n. 10) ed 41% di donne (n. 7), con range di età 20-90 anni (età media di 72,6). Dopo valutazione fisiatrica con somministrazione di set di scale di valutazione (FIM, NIHSS, Tinetti), ciascun paziente è stato sottoposto ad un protocollo riabilitativo della durata di 30 giorni comprendente 5 sedute di fisioterapia/settimanali di 45 min ciascuna (esercizi di neuroriabilitazione) associate a 30 minuti di verticalizzazione con il dispositivo robotico Erigo® con monitoraggio dei parametri cardiorespiratori (frequenza cardiaca, pressione arteriosa e saturazione periferica di ossigeno) prima di iniziare il trattamento e dopo cinque minuti. L’analisi inferenziale è stata effettuata con il t-test con p-value fissato a 0.05. RISULTATI I risultati ottenuti nei parametri delle scale di valutazione analizzate mostrano per quanto riguarda la FIM un miglioramento medio di 9,6 punti valori pre e post-trattamento con il t-test statisticamente significativo (p-value= 0,001). Anche il confronto pre-post trattamento della scala TINETTI indica un miglioramento di 5,59 punti con il p-value statisticamente significativo (pvalue= 0,0013). il miglioramento dei punteggi per la scala NIHSS equivale a 1,29 punti. Con il t-test si è dimostrato che il miglioramento è significativo (p-value = 0,040). Si è riscontrato anche il miglioramento di 12,36 punti nella “spinta motore applicata da ERIGO®”, espressa in percentuale, con il t-test statisticamente significativo (p-value = 0,004). Media (sd) Min-Max FIM 53,64(13,53) 25-79 TINETTI 2,76(3,21) 0-9 NIHSS 11,76(3,71) 3-18 Analisi descrittiva degli outcome clinici ad inizio trattamento Media (sd) Min-Max FIM 63,23(18,80) 28-92 TINETTI 8,35(6,34) 0-21 NIHSS 10,47(4,41) 1-20 Analisi descrittiva degli outcome clinici a fine trattamento Effetto del trattamento sulla scala FIM. Il grafico a barre riporta i punteggi ottenuti da ogni paziente alla valutazione iniziale (barra blu) e alla finale (barra arancione). Effetto del trattamento sulla scala TINETTI. Il grafico a barre riporta i punteggi ottenuti da ogni paziente alla valutazione iniziale (barra blu) e alla finale (barra arancione). Effetto del trattamento sulla scala NIHSS. Il grafico a barre riporta i punteggi ottenuti da ogni paziente alla valutazione iniziale (barra blu) e alla finale (barra arancione). Effetto del trattamento sulla Spinta del motore (%). Il grafico a barre riporta i punteggi ottenuti da ogni paziente alla valutazione iniziale (barra blu) e alla finale (barra arancione). CONCLUSIONI Il lavoro ha dimostrato che la terapia riabilitativa con dispositivo robotico per la verticalizzazione e la mobilizzazione degli arti inferiore in aggiunta alla riabilitazione convenzionale è efficace nella riduzione del danno motorio e nel miglioramento della forza muscolare nei pazienti con ictus in fase acuta. Il dispositivo robotico può rappresentare un valido strumento per il raggiungimento della posizione verticale e per la promozione della plasticità del sistema nervoso sensitivo-motorio e vestibolare. Dalla nostra esperienza possiamo dedurre che la riabilitazione su un tavolo inclinabile migliora l’emodinamica e la ventilazione polmonare; previene le cadute di pressione arteriosa migliorando il ritorno venoso ed il flusso sanguigno cerebrale. Bibliografia Krakauer J.W. Motor learning: its relevance to stroke recovery and neurorehabilitation. In: Current Opinion in Neurology. Volume 19, n°1; 2019. 84 – 90. Ribeiro TS, De Sousa, Silva EM, Sousa Silva WH, De Alencar Caldas VV, Silva DL, Costa Cavalcanti FA, Lindquist AR. Effects of a training program based on the proprioceptive neuromuscular facilitation method on post – stroke motor recovery: a preliminary study. In: Journal of bodywork and movement therapies, Volume 18, n°4; 2014. 526 – 532
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VALUTAZIONE SIEROCONVERSIONE POST-VACCINO SARS-COV-2 IN PAZIENTI AFFETTI DA ALTERAZIONI CRONICHE DELLO STATO DI COSCIENZA RISPETTO A CONTROLLI SANI
Introduzione Ad oggi sono disponibili pochi dati relativi all’immunocompetenza di soggetti affetti da alterazioni croniche dello stato di coscienza (DOC) (1). Nell’ultimo anno una grande mole di letteratura scientifica è stata prodotta in merito all’immunità indotta dall’infezione Sars-Cov2 in soggetti ad alto rischio di sindrome respiratoria acuta (2). Non sono, tuttavia, disponibili dati su pazienti in Stato Vegetativo (VS) o Stato di Minima Coscienza (MCS). Lo studio della risposta sierologica indotta dal vaccino anti-Sars-Cov-19 in una coorte di soggetti gravemente neurolesi può aiutare a comprendere la reattività immunologica di questa particolare popolazione rispetto a controlli sani. Risultati Abbiamo individuato 41 pazienti con DOC e arruolato 32 che hanno soddisfatto i criteri di inclusione (62,5% SMC e 37,5% SV). Il gruppo dei pazienti DOC è stato messo a confronto con un gruppo di controllo costituito da 34 soggetti sani (HC), omogeneo per sesso ed età In entrambi i gruppi è stato dosato il titolo di anticorpi S-RBD IgG a 30 e 180 giorni dopo la seconda dose di vaccino anti-Covid. Non si è verificata nessuna reazione avversa severa dopo somministrazione del vaccino BNT162b2 in entrambi i gruppi. Gli effetti collaterali riportati sono stati di grado lieve e di breve durata (tabella 1). Conclusioni I nostri risultati mostrano la presenza di una efficace sieroconversione post-vaccino nei pazienti affetti da grave cerebrolesione in Bibliografia 1. Munno, I.; Damiani, S.; Lacedra, G.; Mastropasqua, V.; Megna, G.F. Impairment of non-specific immunity in patients in persistent vegetative state. Immunopharmacol. Immunotoxicol. 1996, 18, 549–569. Tabella 1. Effetti collaterali dopo la prima e la seconda dose di vaccino. Materiali e metodi Studio prospettico, non interventistico, di coorte, in cui è stato valutato il titolo di IgG anti-S-RBD dopo vaccinazione in pazienti con DOC rispetto a controlli sani demograficamente omogenei (HC). La determinazione è stata effettuata mediante immunodosaggio a chemiluminescenza indiretta a 30 e 180 giorni dopo la somministrazione della seconda dose (completamento del ciclo vaccinale). Sono stati arruolati pazienti degenti presso l’Unità di Lungodegenza Specializzata per pazienti in VS o MCS dell’Istituto S. Anna di Crotone, tra Gennaio 2021 e Agosto 2021. Criteri di inclusione: (a) età > 18 anni; (b) quadro clinico di VS o di MCS da almeno 12 mesi (3); (c) completamento del ciclo vaccinale con due dosi di BNT162b2 (Pfizer®), eseguite a distanza di 21 giorni. Criteri di esclusione: (a) diagnosi di infezione da Sars-Cov-2 prima o durante il protocollo; (b) somministrazione di una singola dose di vaccino a causa di reazione avversa, dimissione o exitus; (c) somministrazione della seconda dose di vaccino > 21 giorni a causa di instabilità clinica. I volontari sani erano soggetti non affetti da malattie neurologiche, psichiatriche od immunologiche e senza storia di infezione da COVID-19, abbinati per età e sesso ai pazienti affetti da DOC. La sieroconversione si è verificata nella totalità dei soggetti analizzati dopo vaccinazione. A 30 giorni i due gruppi hanno mostrato una simile risposta anticorpale (DOC: 433 (99–433) BAU/mL; HC: 433 (156.5–433) BAU/mL) (K-W = 1.52; p-level = 0.217). Al follow-up (180 giorni), i pazienti DOC sono stati caratterizzati da livelli di S-RBD IgG inferiori rispetto ai controlli (DOC: 16.8 (9.2–57.4) BAU/mL; HC: 39 (15.6–246.6) BAU/mL) (K-W = 11.7; p-level < 0.001), pur mantenendo un valore di S-RBD IgG superiore alla soglia di reattività (figura 1). All’aumentare dell’età si è verificata una riduzione della risposta anticorpale in entrambi i gruppi (figura 2). Figura 1. Variazione nel tempo del titolo di anticorpi anti-S-RBD IgG nel gruppo di pazienti DOC (in azzurro) rispetto al gruppo di controllo HC (in giallo) dopo 30 giorni (A) e 180 giorni (B) dall’avvenuta vaccinazione con due dosi di BNT162b2. Figura 2. Analisi di regressione lineare che mostra la relazione che intercorre tra il fattore età e il titolo anticorpale, nella totalità dei soggetti arruolati (A) e all’interno dei singoli gruppi (B). fase cronica nel primo periodo dopo la vaccinazione. Il titolo anticorpale diminuisce significativamente nel tempo nei pazienti con disordine di coscienza rispetto ai controlli sani, pur rimanendo tuttavia rilevabile nella totalità dei pazienti a sei mesi dalla avvenuta vaccinazione. Il vaccino è risultato sicuro e ben tollerato. 2. Ehmsen, S.; Asmussen, A.; Jeppesen, S.S.; Nilsson, A.C.; Østerlev, S.; Vestergaard, H.; Justesen, U.S.; Johansen, I.S.; Frederiksen, H.; Ditzel, H.J. Antibody and T cell immune responses following mRNA COVID-19 vaccination in patients with cancer. Cancer Cell 2021, 39, 1034–1036. 3. Giacino, J.T.; Ashwal, S.; Childs, N.; Cranford, R.; Jennett, B.; Katz, D.I.; Kelly, J.P.; Rosenberg, J.H.; Whyte, J.; Zafonte, R.D.; et al. The minimally conscious state: Definition and diagnostic criteria. Neurology 2002, 58, 349–353  
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RUOLO DI UN TRATTAMENTO RIABILITATIVO INTEGRATO SUL FUNCTIONING DI UNA DONNA CON PARALISI DEL FACCIALE: CASE REPORT PARADIGMATICO
Vera Drago Ferrante, Ilaria Pino, Cinzia Marinaro, Maria Teresa Inzitari, Antonio Ammendolia, Alessandro de Sire Medicina Fisica e Riabilitativa, Dipartimento di Scienze Mediche e Chirurgiche, Università di Catanzaro “Magna Graecia” Introduzione La paralisi del facciale è una neuropatia caratterizzata da danni al nervo facciale con conseguente paralisi dei muscoli innervati da esso [1]. E’ stato dimostrato che la diatermia a onda corta (SWD, short wave diathermy) abbinata all’elettroterapia a bassa frequenza potrebbe migliorare significativamente la simmetria dei movimenti volontari nei pazienti con paralisi del nervo facciale. Tuttavia, non ci sono prove di benefici sulla combinazione di terapia fisica e SWD nei pazienti in fase cronica. Pertanto, con il presente case report con revisione della letteratura, abbiamo mirato a valutare il ruolo di un approccio combinato che prevedeva SWD e stimolazione elettrica neuromuscolare, facilitazione neuromuscolare propriocettiva (PNF, proprioceptive neuromuscular facilitation) e teleriabilitazione sul functioning di una donna con paralisi del facciale. Materiali e metodi Una donna di 43 anni affetta da paralisi facciale cronica è afferita al nostro ambulatorio di Medicina Fisica e Riabilitativa. Dopo un’accurata anamnesi e visita fisiatrica la paziente è stata sottoposta ad un ciclo di 12 sedute, tre volte a settimana per quattro settimane della durata di 45 minuti, di cui 15 minuti di SWD e stimolazione elettrica neuromuscolare e 30 minuti di PNF. Successivamente, la paziente ha eseguito delle sessioni di teleriabilitazione della durata di 15 minuti per 2 volte a settimana per 30 giorni per consolidare i risultati ottenuti. All’ingresso e alla fine del trattamento sono state eseguite le seguenti valutazioni funzionali strumentali e cliniche: Sunnybrook Facial Grading System (SFGS), Scala House-Brackmann (HB), Facial Nerve Grading System 2.0 (FNGS 2.0), elettromiografia di superficie (sEMG, surface electromyography), Synkinesis assessment questionnaire (SAQ) che valutano la funzionalità del viso e le sincinesie, Facial clinimetric evaluation (FaCE) che valutano la menomazione e le disabilità associate alla disfunzione facciale, Hospital Anxiety and Depression Scale (HADS) che valutano l’ansia e la depressione; EuroQol – 5 Dimension 3 Level (EQ-5D-3L) scale e EuroQol Visual Analogue Scale (EQVAS), che valutano la qualità della vita. Conclusions Alla luce dei risultati del presenta case report e dall’analisi della letteratura, una valutazione oggettiva basata sulla sEMG [2] potrebbe portare a una strategia diagnostica più accurata, aiutando il medico nella scelta del trattamento appropriato. Inoltre, un trattamento riabilitativo combinato che preveda SWD, stimolazione elettrica neuromuscolare, PNF e teleriabilitazione ha mostrato non solo un miglioramento della funzionalità dei muscoli facciali ma anche in termini di qualità di vita in una donna con paralisi del facciale. References 1.Barbara, M.; Antonini, G.; Vestri, A.; Volpini, L.; Monini, S. Role of Kabat physical rehabilitation in Bell’s palsy: A randomized trial. Acta Otolaryngol. 2010, 130, 167–172. 2.Demeco, A.; Marotta, N.; Moggio, L.; et al. Quantitative analysis of movements in facial nerve palsy with surface electromyography and kinematic analysis. J. Electromyogr. Kinesiol. 2021,56, 102485. Figure 1. Flow chart con time-points. Risultati All’ingresso (T0), il quadro clinico della paziente risultava caratterizzato da una grave paralisi del nervo facciale (SFGS = 25), disfunzione moderata (HB = grado 3 e FNGS 2.0 = grado III) e una moderata menomazione e disabilità (FaCE = 59). A T1 dopo il primo ciclo di terapia la paziente mostra un miglioramento di tutti gli outcome valutati, SFGS è migliorata da 25 a 51; FNGS 2.0 da Grado III a Grado II; HB è migliorata da una disfunzione moderata ad una lieve (Grado 3 vs Grado 2). Il punteggio FaCE è migliorato da 59 a 67. La paziente, inoltre, ha mostrato una diminuzione nei valori di ansia e depressione (HADS da 6 a 3 e da 5 a 2, rispettivamente) e un miglioramento della qualità della vita con HRQoL (EQ-5D-3L: da 0,688 a 1; EQVAS: da 70% a 90%). Dopo il programma di tele-riabilitazione (T2), la paziente ha mantenuto una lieve paralisi facciale; la SFGS è migliorata da 51 a 73, e la SAQ è migliorata dal 44,4% al 33,3%; HADS è migliorata ulteriormente in particolare, e si osserva una riduzione nei valori di ansia da 3 a 2 e depressione da 2 a 1, l’EQVAS è migliorata da 90% al 100%. Dal punto di vista elettromiografico, ha mostrato un miglioramento da T0 a T1 del muscolo frontale (T0 = 0,26 contro T1 = 0,45) e del muscolo orbicolare (T0 = 0,19 contro T1 = 0,31). Inoltre, l’attività muscolare della parte superiore del viso valutata da sEMG ha mostrato differenze degne di nota a 1 mese dopo l’approccio di tele-riabilitazione del muscolo frontale (T1 = 0,45 vs T2 = 0,91) e muscolo orbicolare (T1 = 0,31 vs T2 = 0,47). Figure 2.Outcomes clinici valutati. Abbrevizioni: HB = House–Brackmann; FaCE = facial clinimetric evaluation; SAQ = synkinesis assessment questionnaire worksheet; VAS = visual analog scale; BDI = Beck depression inventory; HADS = hospital anxiety and depression scale; SCL-90 = symptom checklist-90; EQ 5D-3L = EuroQol-5 Dimension 3 Level scale; EQVAS = EuroQol visual analog scale. Figure 3. Il grafico mostra il segnale sEMG del muscolo frontale nella parte superiore della figura e dell’orbicolare nella parte inferiore della figura. Le rappresentazioni EMG sono delineate in verde per il lato della paralisi e in rosso per il lato del viso non
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VALUTAZIONE DELL’EFFICACIA CLINICA DELLA STIMOLAZIONE COGNITIVA TRAMITE UN SISTEMA DI RIABILITAZIONE DI REALTÀ VIRTUALE, IN SOGGETTI POST-ICTUS CON DANNO COGNITIVO DA LIEVE A MODERATO
Introduzione La teleriabilitazione (TR) sembra essere una soluzione incoraggiante per l’erogazione di trattamenti cognitivi in pazienti con malattie neurologiche (Cacciante et al., 2021). La TR è stata sviluppata principalmente per ridurre la permanenza in ospedale e per facilitare l’accesso ai servizi per quei pazienti che hanno disabilità motorie o barriere ambientali che rendono difficile raggiungere i centri di riabilitazione dopo la dimissione dall’ospedale (Contrada et al., 2021). Inoltre, i benefici della TR includono l’erogazione di terapie prolungate su misura per i bisogni dei pazienti e allo stesso tempo un significativo risparmio sui costi (Shenoy & Shenoy, 2018). Questo studio ha lo scopo di valutare l’efficacia degli interventi cognitivi di TR in pazienti post-ictus cronici, con compromissione cognitiva da lieve a moderata, rispetto alla riabilitazione convenzionale faccia a faccia. Inoltre, l’obiettivo è verificare se, in questa popolazione di studio la stimolazione cognitiva (SC) erogata a distanza da un sistema di teleriabilitazione, può migliorare le prestazioni cognitive, l’umore e/o le attività della vita quotidiana, con una valutazione “soggettiva” (data dal paziente e dal terapista) e una valutazione “oggettiva” (data dallo strumento che eroga il trattamento in TR). Risultati Dai risultati preliminari è emerso un miglioramento significativo delle abilità cognitive e dell’umore, dopo il protocollo TR di SC. Nello specifico si evidenzia un miglioramento significativo in un compito di prassia costruttiva a partire da elementi di programmazione (p .021); di apprendimento e memoria a breve e a lungo termine di informazione verbale (p .039); di attenzione visiva e cambiamento di compito (p .017). Per quanto riguarda l’umore dei pazienti e lo stress del caregiver che sostiene il carico dell’assistenza al malato, si è evidenziata una diminuzione significativa della gravità dello stato d’umore dei soggetti (BDI: p .038; CBI: p .002). La raccolta dati è ancora in corso, così come la valutazione e la misurazione “oggettiva” della performance da parte dello strumento. Conclusioni Si è evidenziato il ruolo che la SC svolge nelle funzioni cognitive dei pazienti post-ictus, suggerendo che il training cognitivo può anche servire per ottimizzare il funzionamento cognitivo delle persone con compromissione cognitiva lieve/moderata e forse contribuire a un Bibliografia 1. Cacciante, L., Pietà, C. D., Rutkowski, S., Cieslik, B., Szczepanska-Gieracha, J., Agostini, M., & Kiper, P. (2021). Cognitive telerehabilitation in neurological patients: systematic review and meta-analysis. Neurological Sciences, 1-16. 2. Contrada, M., Arcuri, F., Tonin, P., Pignolo, L., Mazza, T., Nudo, G., … & Cerasa, A. (2021). Stroke Telerehabilitation in Calabria: A Health Technology Assessment. Frontiers in Neurology, 12. 3. Shenoy, M. P., & Shenoy, P. D. (2018). Identifying the Challenges and Cost-Effectiveness of Telerehabilitation: A Narrative Review. Journal of Clinical & Diagnostic Research, 12(12). Materiali e metodi Ad oggi, sono stati arruolati 10 pazienti (5 maschi/5 femmine; età media: 58,1 e una scolarità media di 9 anni), con una diagnosi di primo ictus ischemico, che erano stati ammessi all’unità di riabilitazione neurologica dell’Istituto S. Anna di Crotone. A distanza di almeno 8 mesi dall’evento, hanno proseguito il trattamento cognitivo a distanza per mezzo di un sistema di riabilitazione domiciliare. La SC è stata erogata per 1 ora/giorno, 5 volte/settimana, per 4 settimane consecutive. Setting sperimentale ed attività: Il sistema è costituito da due workstation basate su PC, utilizzando il Virtual Reality Rehabilitation System (VRRS, Khymeia, Italia), una installata a casa del paziente (VRRS-Tablet; Fig.1) e l’altra nel centro di riabilitazione (work station tele-cockpit; Fig.2). Tutti i trattamenti da remoto forniscono una connessione diretta, bidirezionale, online; il terapista del centro di riabilitazione imposta esercizi in ambiente virtuale sul computer del paziente e può sempre controllare e modificare gli esercizi durante lo svolgimento. Il Modulo Cognitivo permette di svolgere le attività relative al trattamento di patologie neurologiche afferenti la sfera cognitiva. Tutti gli esercizi sono clinicamente validati ed organizzati per dominio cognitivo: memoria; attenzione; prassicitá; matematica; logica. Valutazioni: Le valutazioni cliniche sono state somministrate in cieco, prima e dopo i trattamenti. Valutazione cognitiva: test di copia di disegni geometrici con e senza elementi di programmazione (MDB); Trail Making Test (TMT); denominazione nomi e verbi (B.A.D.A.); Digits Forward e Digits Backward; 15 parole di Rey. Valutazione dell’umore e qualità della vita: Beck Depression Inventory (BDI-II); State-Trait Anxiety Inventory Forma X1-2 (STAI); Short Form-36 Health Survey (SF-36); per il familiare, Caregiver Burden Inventory (CBI). Figura 1. VRRS-Tablet Figura 2. Work station tele-cockpit rallentamento del declino cognitivo. Questa è stata la prima dimostrazione che uno strumento ben definito di realtà virtuale TR promuove il recupero cognitivo in pazienti post-ictus che vivono in una regione italiana a basso reddito, come la Calabria, caratterizzata da una scarsità di servizi di riabilitazione specializzati.
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EFFETTI DELLA STIMOLAZIONE MULTISENSORIALE IMMERSIVA (MIME) NEI DISTURBI DELLA COSCIENZA
Effetti della stimolazione multisensoriale immersiva(MImE) nei disturbi della coscienza. Luca Padua MD, PhD1,2, Giulia Fredda3, Giuseppe Reale2,4, Daniele Coraci5, Letizia Castelli6, Claudia Loreti6, Silvia Giovannini7, Roberto Bernabei1,6 1Dipartimento di Scienze Geriatriche e Ortopediche, Università Cattolica del Sacro Cuore, Roma; 2UOC Neuroriabilitazione ad Alta Intensità, Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli IRCCS, Roma; 3UOS di Psicologia Clinica, Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli IRCCS, Roma; 4Dipartimento di Neuroscienze, Università Cattolica del Sacro Cuore, Roma; 5Dipartimento di Neuroscienze, Sezione di Riabilitazione, Università di Padova, Padova; 6Dipartimento di Scienze dell’Invecchiamento, Neurologiche, Ortopediche e della Testa-Collo, Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli IRCCS, Roma; 7UOS Riabilitazione Post-Acuzie, Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli IRCCS, Roma Durante le cinque sessioni, è stato osservato un progressivo aumento dei pazienti vigili rispetto al basale. In particolare, cinque pazienti erano svegli al basale durante la prima sessione, cinque nella seconda, sei nella terza, nove nella quarta e dieci pazienti nella quinta. Durante la prima sessione con MImE, l’EDA ha avuto un aumento significativo. L’aumento dell’EDA era significativo non solo tra i pazienti svegli (p=0.02), ma anche tra quelli non svegli (p=0.03) (Figura 2). Dopo la seconda sessione con MImE, le modifiche dell’EDA nei due gruppi erano molto simili. I N T R O D U Z I O N E M E T O D I Sono stati arruolati 14 pazienti consecutivi con esiti di grave cerebrolesioneacquisita e DoC, tutti naïve a trattamenti specifici di riabilitazione per i DoC.Tutti i pazienti sono stati sottoposti giornalmente MImEper 5 giorni. La stimolazione con MImEconsisteva in: a) un video ad alta definizione proiettato su uno schermo a tre pareti (frontale edue laterali); b) un audio ad alta definizione trasmesso tramite due altoparlanti e un subwoofer (Figura 1). Le modifiche dell’eccitazione e della consapevolezza sono state valutate attraverso un formdi valutazione dei cambiamenti neurocomportamentali(apertura degli occhi, inseguimento e fissazione visiva, movimenti spontanei, vocalizzazioni, esecuzione di ordini semplici). La stimolazione con MImEaveva una durata di 5 minuti, con lo scopo di fornire una riconnessione con il mondo attraverso immagini di città famose, notti stellate, paesaggi di montagna, mare e campagna accompagnati da musica. L’attività del SNA è stata valutata attraverso l’attività elettrodermica (EDA) registrata attraverso il dispositivo medico E4, Empatica. I pazienti sono stati valutati in tre momenti: a) T0, al basale; b) T1, la risposta al trattamento; c) T2, al termine del trattamento. La valutazione si è articolata nella valutazione dei cambiamenti neurocomportamentalie l’EDA 10 minuti prima, durante e dopo MImE. Figura 1. Settingper la MImE R I SU L T A T I L’approccio riabilitativo per i disturbi di coscienza (DoC) include la stimolazione sensoriale, i trattamenti farmacologici e la stimolazione cerebrale invasiva e non invasiva. La nostra ipotesi è che un’esperienza immersivamultisensoriale (MImE) possa migliorare il recupero dei DoCstimolando simultaneamente molte aree cerebrali diverse. Scopo di questo studio è quindi valutare se: l’utilizzo delle MImEmodifica l’eccitazione e la consapevolezza dei pazienti con DoC, e se le MImEmodulano la funzione del sistema nervoso autonomo (SNA). L’utilizzo delle MImEpuò avere un impatto positivo sulla vigilanza dei pazienti DoC.Non sono solamente state osservate modifiche della veglia durante la MImE, ma anche i suddetti cambiamenti sembrano rimanere stabili nel tempo. Va sottolineato che tutti i cambiamenti che osservati sono stati verso un miglioramento dello stato di veglia (da non sveglio a sveglio, da non responsivo a responsivo), senza alcun peggioramento, suggerendo almeno un effetto di miglioramento della MImEsul recupero dei DoC.Infine, sono stati rilevati interessanti cambiamenti del SNA, anche nei pazienti non svegli: questo potrebbe rappresentare un epifenomeno dell’attivazione cerebrale potenziata dalla stimolazione multisensoriale immmersiva. La MImEsembra promuovere significativamente il recupero della coscienza e modulare la funzione del sistema nervoso autonomo C O N C L U S I O N I Padua L, Cuccagna C, PazzagliaC. Novelsensoryparadigmsfor neuromodulationin disordersof consciousnessin traumaticbrain injury. CurrOpinNeurol. 2019 Dec;32(6):844-849 ChengL, Cortese D, Monti MM, et al. Do Sensory Stimulation Programs Have an Impact on Consciousness Recovery? Front Neurol. 2018 Oct 2;9:826 LuautéJ, Dubois A, Heine L, et al. Electrodermalreactivity to emotional stimuli in healthy subjects and patients with disorders of consciousness. Ann PhysRehabilMed. 2018 Nov;61(6):401-406. doi: 10.1016/j.rehab.2018.04.007. Epub2018
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RUOLO DELLA TERAPIA VIBRAZIONALE NELLA RIABILITAZIONE DI PAZIENTI AFFETTI DA PATOLOGIE NEUROLOGICHE: UMBRELLA REVIEW
Introduzione Idisordinidelsistemanervosocentrale(SNC),qualiictus,sclerosimultipla(SM),paralisicerebraleinfantile(PCI),mielolesioni,morbodiParkinson(MP),atassiaspino-cerebellareedistonia,rappresentanoungruppodimalattieeterogeneechecomportanoalterazionidelladeambulazione,dell’equilibrioedellaforzamuscolareepossonocontribuireall’instaurarsidicondizionididisabilitàeadunapeggiorequalitàdellavita[1].Lavibrazione,oscillazionemeccanicasinusoidale,puòessereimpiegatacometerapiariabilitativasiacomevibrazionedell’interocorpo(WholeBodyVibration,WBV)siacomevibrazionemuscolarefocale(FocalMuscleVibration,FMV)[2,3].Adoggi,laterapiavibrazionalesièdimostrataefficacenelmigliorarelaforzamuscolare,ilfunctioningdegliartiinferiori,l’equilibrio,laspasticitàeiparametridelladeambulazioneinindividuiconpatologieneurologiche.Tuttavia,leevidenzescientifichepresentanounimportantegapriguardoladefinizionediprotocolliconparametriprecisiperl’impiegodellaterapiavibrazionale.Pertanto,mediantelapresenterevisionecisiamopostil’obiettivodiriassumereirisultatipresentiinletteraturaedivalutareilruolodellaterapiavibrazionalecomeapproccioriabilitativoneidisturbidelSNC. Materialiemetodi L’umbrellareviewhaprevistounaricercasuidatabasePubMed,ScopuseWebofSciencealfinediidentificarerevisionisistematichesecondoilseguentemodelloPICO:pazienticonesitididisordinidelSNCcomepartecipanti;terapiavibrazionaleWBVoFMV,comeintervento;trattamentiplacebo,shamotrattamentoriabilitativoconvenzionale,comecontrollo;effettidellaterapiavibrazionalenelrecuperomotorioenellariduzionedelladisabilità,comeoutcome.Alfinediindagareilriskofbias,dueautoritradiloroindipendentihannovalutatolerevisionisistematicheelemetanalisiselezionateimpiegandoglistrumentistandardizzatidianalisicriticadalJoannaBriggsInstituteUmbrellaReviewAssessmentandReviewofInformation(JBI-URARI)perlerevisionisistematiche(Tabella1)escludendoilavoriconunvaloreinferiorea5″Sì”equelliconun”No”perladomanda8. Conclusioni Inconclusione,laterapiavibrazionale(WBVeFVM)sembrasvolgereunruolochiavenelridurrelaspasticitàemigliorarel’andatura,l’equilibrioelafunzionemotorianeipazienticolpitidaictus.Inparticolarmodo,laFMVappareesseremaggiormenteutileseapplicatasuimuscoliantagonistinonspasticiconun’azioneinibitoriareciprocasuimuscolispastici.Alcontrario,laterapiavibrazionalenonsembraessereingradodiridurrelaspasticitàinpazientiaffettidaSMePCI.Sononecessaridiulterioristudiconcampionididimensionimaggioriperdefinireicorrettiparametriditrattamento. Bibliografia 1. AlashramAR, Padua E, Annino G. Effects of whole-body vibration on motor impairments inpatients with neurological disorders: a systematic review. Am J Phys Med Rehabil.2019;98(12):1084–1098. 2. SalesRM,CerqueiraMS,BezerradeMoraisAT,etal.Acuteeffectsofwhole-bodyvibrationonspinalexcitabilitylevelandankleplantarflexionspasticityinpost-strokeindividuals:Arandomizedcontrolledtrial.JBodywMovTher.2020;24(2):37–42. 3. RabiniA,deSireA,MarzettiE,etal.Effectsoffocalmusclevibrationonphysicalfunctioninginpatientswithkneeosteoarthritis:arandomizedcontrolledtrial.EurJPhysRehabilMed.2015;51(5):513–520 Tabella2.Caratteristicheprincipalideglistudiinclusi.NR=NotRespondent;SM=SclerosiMultipla;PCI=ParalisiCerebraleInfantile;MP=MorbodiParkinson Risultati Suuntotaledi184articoliidentificati,aseguitodellarimozionedeiduplicatieadun’accurataselezionedeilavoripertitoloeabstractevalutazionedelfulltext,nellanostraumbrellareviewsonostateincluse16revisionisistematiche,pubblicatetrail2014eil2020,lequalivalutavanoglieffettidiunapproccioriabilitativoconterapiavibrazionalesupazientiaffettidaictus,SM,PCI,mielolesioni(acuteecroniche,daC2aT12),atassiaspino-cerebellare,distoniaetremoreessenziale;in9studivenivaindagatoilruolodellaWBV,in5quellodellaFMVedin2entrambiitrattamenti.Tuttiglistudihannoconsideratocomeoutcomelaspasticità(utilizzandoscalequaliAshworth,ModifiedAshworthScaleeTardieu),5studilaforzadeimuscolidegliartisuperiorioinferiori,8ilfunctioningduranteleADL,5iparametridelladeambulazione(qualicadenza,lunghezzadelpassoetempodelpassoedellafalcata);infine,3studihannoanalizzatoilturnoverosseodopol’applicazionedellaterapiavibrazionale.Laqualitàdeglistudiinclusi,valutataconlascalaJBI-URARI,hamostratoche12revisionisistematiche(75,0%)presentavanoqualitàeccellente,mentre4articoli(25,0%)buonaqualità.Irisultatiottenutinellanostraumbrellareviewmostranocome,neipazienticonstroke,laWBVsembriessereefficacenelmiglioramentodelladeambulazioneedell’equilibrio,mentrelaFMVnellariduzionedellaspasticità.NellaSMenellaPCI,nonsonostateriscontrateevidenzerilevantidimiglioramentodeglioutcomevalutati.Perquantoriguardamielolesioni,MP,atassiaspinocerebellare,distoniaetremoreessenziale,nonèstatopossibiletrarrealcunaraccomandazioneperlagestionedellaspasticitàtramitel’utilizzodellaterapiavibrazionale. Tabella1.ValutazionedellerevisionisistematicheedellemetanalisitramiteglistrumentistandardizzatidelJoannaBriggsInstituteUmbrellaReviewAssessmentandReviewofInformation(JBI-URARI).Q1=Ilquesitodellarevisioneèindicatoinmodochiaroedesplicito?;Q2=Icriteridiinclusionesonoappropriatiperladomandadirevisione?;Q3=Lastrategiadiricercautilizzataèappropriata?;Q4=Lefontielerisorseutilizzateperlaricercadeglistudisonoadeguate?;Q5=Icriteridivalutazionedeglistudisonoappropriati?;Q6=Lavalutazionecriticaèstatacondottadadueopiùrevisoriinmodoindipendente?;Q7=Sonostatiadottatimetodiperridurrealminimoglierrorinell’estrazionedeidati?;Q8=Imetodiutilizzatipercombinareglistudisonoappropriati?;Q9=Èstatavalutatalaprobabilitàdibiasdipubblicazione?;Q10=Leraccomandazioniperlapoliticae/olapraticasonosupportatedaidatiriportati?;Q11=Ledirettivespecificheperlanuovaricercasonoappropriate?;N=no;Y=sì;N/A=nonapplicabile. Autore, Anno Metododi valutazionedellavaliditàdeglistudi Numero di studi inclusi Numero di partecipanti agli studi SessoMaschile/ Femminile Età(anni) Diagnosi(numerodi
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PREVALENZA DI ALTERAZIONI DELLA DEGLUTIZIONE IN PAZIENTI ANZIANI AFFETTI DA MILD-TO-MODERATE COVID-19
– Il rischio di sviluppare difficoltà nella deglutizione in corso di infezione da COVID 19 è stato riportato con elevata frequenza , soprattutto in soggetti con ventilazione – Individuare precocemente possibili alterazioni della deglutizione è di fondamentale importanza al fine di ridurre il rischio di malnutrizione e di polmonite ab ingestis . – Scopo dello studio: registrare la prevalenza delle alterazioni della deglutizione in una popolazione di pazienti affetti da mild to moderate COVID 19 con età>65 anni Bibliografia – Aoyagi , Y., Inamoto , Y., Shibata, S., Kagaya , H., Otaka , Y., & Saitoh , E. (2021). Clinical manifestation, evaluation, and rehabilitative strategy of dysphagia associated with COVID 19. American Jou rnal of Physical Medicine & Rehabilitation;(5), 424 431. https://doi.org/10.1097/phm.0000000000001735 – Özçelik Korkmaz M, Eğilmez OK, Özçelik MA, Güven M (2021). Otolaryngological manifestations of hospitalised patients with confirmed COVID 19 infection. Eur Arch Oto Rhino Laryngology;278:1675 85. https://doi.org/10.1007/s00405 020 06396 8 Prevalenza di Alterazioni della Deglutizione in Soggetti Anziani con mild to moderate COVID 19 Griffa M 1 , Masuccio FG 1 , Inglese K 1 , De Santi S 1 , Grange E 1 , Di Giovanni R 1 , Solaro C 1 1. C.R.R.F . “Mons. L. Novarese”, Dipartimento di Riabilitazione, Moncrivello (VC), Italia XXI CONGRESSO NAZIONALE SIRN Dal pensiero al movimento e al gesto: i progressi della neuroriabilitazione 12 14 Giugno 2022 Da un totale di 195 pazienti selezionati 73 soggetti 37 4 con ASHA 5 38 pazienti senza malattie neurologiche (Gruppo I) 19 5 35 con malattie neurologiche (pregressi stroke malattia di Parkinson, Sclerosi Multipla)Multipla)(Gruppo II) 17 9 In Figura le fasi della deglutizione a) Fase di preparazione orale b) Fase orale c) Fase faringea d) Fase esofagea Non differenze statisticamente significative per parametri ematochimici, Sp02, PCR, LDH *Test T di Student (significatività per p<0.05 ) **d di Cohen e intervallo di confidenza 95% Parametro Gruppo I (n=38) Gruppo II (n=35) p* Effect size** (95% IC) Età (anni) 86.31 (5.27) 83,66(5,27) 0.039 0.493 (0.025 to 0.957) Giorni di degenza 23.13(12.29) 24,17(16.93) 0.763 – 0.071 ( 0.530 to 0.389) ASHA 3.86(0.99) 3.4(0.95) 0.043 0.483 ( 0.015 to 0.947) SatO2(%) 94.06(2.15) 93.86(2.45) 0.739 0.084 ( 0.410 to 0.579) Freq . cardiaca ( 77.30(12.73 ) 70.17(12.18) 0.027 0.572 ( 0.065 to 1.075) LDH ( mU / 309.44(105.36) 261.50(76.11) 0.659 0.526 ( 0.056 to 1.105) PCR (mg/dl) 3.88(3.48) 3.52(3,02) 0.827 0.112 ( 0.384 to 0.608) – Reclutati tutti i soggetti affetti da mild to moderate COVID 19 (non sottoposti a ventilazione invasiva e/o non invasiva) con età 65 aa, ricoverati presso l’unità COVID del reparto di Medicina Interna attivato presso il C R R F Mons Luigi Novarese” di Moncrivello ( dal 01 11 20 al 31 03 21 – Prima valutazione con test del bolo d’acqua – Soggetti con esito positivo al test del bolo d’acqua sottoposti a valutazione della deglutizione eseguita da logopedista esperta in disfagia neurogena (gravità della disfagia classificata utilizzando scala ASHA NOMS) – Sono stati analizzati i dati dei pazienti con disfagia ( 5 – In base all’anamnesi e all’esame neurologico i pazienti sono stati suddivisi in due gruppi soggetti con patologie neurologiche (Gruppo I) soggetti senza malattie neurologiche (Gruppo II Materiali e Metodi Introduzione Risultati
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SVEZZAMENTO DALLA CANNULA TRACHEALE IN PAZIENTI CON DISORDINI DI COSCIENZA : RISULTATI PRELIMINARI
Svezzamento dalla cannula tracheale in pazienti con Disordini di Coscienza: risultati preliminari Hakiki B1, Pancani S1, Romoli AM1, Draghi F1, Maccanti D1, Mannini A1, Macchi C1 , Cecchi F1 1IRCCS-Fondazione don Carlo Gnocchi, Firenze BACKGROUND Svezzamento dalla cannula tracheale CONCLUSIONI . RISULTATI Sono stati arruolati 114 pazienti: 45 donne (39.5%); età mediana 68 anni [RIQ: 20 anni]; 44,6% emorragici, 24,1% traumatici, 17,0% ischemici, 11,6% anossici, 2,7% altro; tempo mediano dall’evento 38 giorni [RIQ: 21 giorni]; mediana CRS-R all’ammissione 9 [RIQ: 7], (Tabella 1). Sessanta pazienti sono stati decannulati (52,6%). Pazienti decannulati e non decannuati presentavano stati di coscienza comparabili in ingresso (29 (48,3%) vs 16 (29,6%) SMC+; 14 (23,3%) vs 13 (24,1%) SMC-; 17 (28,3%) vs 25 (46.3%) SV; p=0,081). Cinquantacinque (91.7%) pazienti decannulati hanno mostrato un miglioramento dello stato di coscienza durante la degenza contro 23 (42.6%) dei non decannulati (p<0.001). Stato di coscienza alla decannulazione: 45 (83%) pazienti in ESMC, 5 (9%) in SMC+, 1 (2%) in SMC-, e 3 (6%) in SV (Figura 1). Stati di coscienza alla dimissione: 1/19 (5.3%) dei pazienti dimessi in SV è stato decannulato, 3/17 (17,6 %) dei SMC-, 4/12 (33,3%) dei SMC+, 52/66 (78,8%) dei pazienti dimessi in stato di emergenza. MATERIALI E METODI POPOLAZIONE: pazienti >18 anni, tracheostomizzati, diagnosi GCA e DdC, ricoverati presso l’Unità di Riabilitazione Intensiva dell’IRCCS Fondazione Don Gnocchi di Firenze tra il 24/07/19 e il 20/12/21. VALUTAZIONE: Coma Recovery Scale-Revised (CRS-R) 5 volte, valutazione dello stato di coscienza all’ingresso, alla dimissione e all’eventuale svezzamento dalla cannula. CLASSIFICAZIONE: sulla base della CRS • Stato vegetativo (SV) • Minima coscienza minus (SMC-) • Minima coscienza plus (SMC+) • Emergenza da SMC (ESMC) TRATTAMENTO RIABILITATIVO: 3 ore al giorno (inclusa logopedia). Svezzamento della cannula effettuato seguendo il protocollo interno [1]. ANALISI: Le variabili categoriche e dicotomiche sono state riassunte usando frequenze e percentuali, le variabili continue usando la mediana e il range interquartile [RIQ] a causa della non normalità delle distribuzioni verificata con test di Shapiro-Wilk. I confronti tra gruppi (decannulati vs non dacannulati) sono stati fatti con test U di Mann- Withney; p<0,05 considerato significativo. Software utilizzato: SPSS v27 (IBM, Armonk, NY). BIBLIOGRAFIA 1.Hakiki et al. Decannulation After a Severe Acquired Brain Injury. Arch Phys Med Rehabil. 2020 2.Hakiki et al. Decannulation and improvement of responsiveness in patients with disorders of consciousness. Neuropsychol Rehabil. 2022 3.Mélotte et al. Swallowing in individuals with disorders of consciousness: A cohort study. Ann Phys Rehabil Med. 2021 Obiettivo chiave nella riabilitazione dei pazienti con ✓ Facilita comunicazione grave cerebrolesione acquisita (GCA) [1]. ✓ Minimizza rischio di infezione ✓ Riduce carico assistenziale (rientro al domicilio) Recentemente è stata suggerita un’associazione tra presenza di fase orale efficace durante la deglutizione e la presenza di coscienza [3]. Obiettivo dello studio: indagare in maniera prospettica la relazione tra lo stato di coscienza e lo svezzamento dalla cannula tracheale in pazienti con disordini di coscienza (DdC). Strettamente legato alla coscienza [2]. Nella maggioranza dei casi osservati il recupero di coscienza dei pazienti che entrano in riabilitazione in DdC
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LE SEQUELE COGNITIVE NEL PAZIENTE CON INFEZIONE DA SARS COVID -19 IN FASE ACUTA
INTRODUZIONE La portata e la gravità della pandemia da Sars covid non ha eguali nella società moderna. Sebbene questa sia principalmente associata a problematiche respiratorie ed alla gestione delle stesse, numerosi studi hanno portato alla luce le conseguenze cognitive che si protraggono a distanza di mesi dalla fase acuta dell’infezione, evidenziando effetti cognitivi a lungo termine, noti come “ long-covid”. MATERIALI E METODI RISULTATI Criteri di inclusione: • età inferiore a 80 anni • ricoverati da non più di 15 giorni OBIETTIVO Lo scopo di questo lavoro è quello di indagare se siano presenti esiti cognitivi già in una prima fase acuta dell’infezione da Sars-Covid-19. ORIENTAMENTO • Sub test “orientamento” del Mini Mental State Examination MEMORIA Digit Span Reversal FUNZIONI ESECUTIVE • Frontal Assessment Battery • Sub test “funzioni esecutive” dell’Oxford Cognitive Screen • Test dell’Orologio ATTENZIONE • Apple Test TONO DELL’UMORE • General Anxiety Disorder 7 • Patient Health Questionnaire-9 21 PAZIENTI Tale studio si presenta come il primo effettuato nelle fasi acute di infezione da Sars Covid-19. L’analisi, al momento di un campione esiguo di pazienti, mostra come emergano deficit soprattutto delle funzioni esecutive e di working memory, oltre ad un tono dell’umore sul versante ansioso-depressivo. Nei prossimi mesi si vorrà aumentare la numerosità del campione e confrontare i risultati ottenuti con un gruppo di controllo formato da pazienti ospedalizzati non per Sars Covid-19, allo scopo di determinare quanto di queste difficoltà potrebbe essere imputabile alla semplice ospedalizzazione. Determinare l’insorgenza e la gravità dei sintomi cognitivi, ci permette di intervenire tempestivamente con trattamenti cognitivi mirati. REFERENCE Ferrucci, R., Dini, M., Groppo, E., Rosci, C., Reitano, M. R., Bai, F., Poletti, B., Brugnera, A., Silani, V., D’Arminio Monforte, A., & Priori, A. (2021). Long-Lasting Cognitive Abnormalities after COVID-19. Brain sciences, 11(2), 235 Ceban, F., Ling, S., Lui, L., Lee, Y., Gill, H., Teopiz, K. M., Rodrigues, N. B., Subramaniapillai, M., Di Vincenzo, J. D., Cao, B., Lin, K., Mansur, R. B., Ho, R. C., Rosenblat, J. D., Miskowiak, K. W., Vinberg, M., Maletic, V., & McIntyre, R. S. (2022). Fatigue and cognitive impairment in Post-COVID-19 Syndrome: A systematic review and meta-analysis. Brain, behavior, and immunity, 101, 93–135. Pilotto, A., Cristillo, V., Cotti Piccinelli, S., Zoppi, N., Bonzi, G., Sattin, D., Schiavolin, S., Raggi, A., Canale, A., Gipponi, S., Libri, I., Frigerio, M., Bezzi, M., Leonardi, M., & Padovani, A. (2021). Long-term neurological manifestations of COVID-19: prevalence and predictive factors. Neurological sciences : official journal of the Italian Neurological Society and of the Italian Society of Clinical Neurophysiology, 42(12), 4903–4907. https://doi.org/10.1007/s10072-021-05586-4 CONCLUSIONI Criteri di esclusione: • tassi elevati di comorbidità • presenza di deficit cognitivi pregressi all’infezione OSSIGENOTERAPIA EROGATA ALL’INGRESSO DEL PAZIENTE IN REPARTO 6% 25% 6% 19% 44% EUPNOICO IN AA CANULE NASALI E MASCHERA SEMPLICE MASCHERA DI VENTURI HIGH FLOW NASAL CANNULA VENTILAZIONE NON INVASIVA C. Fonte1, C. Micheletto2, S. Valusso1, Y. Gallinaro1, E. Evangelista1, N. Smania1,3 V. Varalta1,3 1. Centro di Ricerca in Riabilitazione Neuromotoria e Cognitiva – Dipartimento di Neuroscienze, Biomedicina e Movimento, Università di Verona 2. U.O.C. di Pneumologia, Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata, Verona 3. U.O.C. di Neuroriabilitazione, Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata, Verona cristina.fonte@univr.it 38% 29% 24% 9% livello d’ansia minimo livello d’ansia lieve livello d’ansia moderato livello d’ansia grave GENERAL ANXIETY DISORDER -7 DISCUSSIONE Dall’analisi qualitativa degli esiti dei test, emerge come il campione risulti orientato nello spazio e nel tempo, con deficit di working memory (52% con punteggi sotto alla norma), alterazioni delle funzioni esecutive (57% del campione), e, il 38% con deficit di attenzione selettiva. La valutazione del tono dell’umore mostra infine come il 43% presenti spunti depressivi e il 62% ansia da lieve a severa. 29% 57% 14%0% Depressione sottosoglia Depressione minore Depressione maggiore moderata Depressione maggiore severa
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TELERIABILITAZIONE PER I DISTURBI COGNITIVI: STUDIO RANDOMIZZATO CONTROLLATO IN PAZIENTI CON ESITI DI ICTUS CEREBALE
IntroduzioneBibliografia Gallinaro Y.a, Fonte C.a,b, Evangelista E.a, Businaro V.a, Picelli A.a,b, Smania N.a,b, VaraltaV.a,b E-mail: ylenia.gallinaro@univr.it (a) Centro di Ricerca in Riabilitazione Neuromotoria e Cognitiva, Dipartimento di Neuroscienze, Biomedicina e Movimento, Università degli Studi di Verona, Italia. (b) U.O.C. di Neuroriabilitazione, Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata di Verona, Italia. TELERIABILITAZIONE PER I DISTURBI COGNITIVI: STUDIO RANDOMIZZATO CONTROLLATO IN PAZIENTI CON ESITI DI ICTUS CEREBRALE XXI CONGRESSO NAZIONALE SIRN DAL PENSIERO AL MOVIMENTO E AL GESTO: I PROGRESSI DELLA NEURORIABILITAZIONE 12-14 giugno 2022 L’ictus è una delle causepiùcomunidimorteedisabilitàacquisitaintuttoilmondo[1].Successivamenteall’eventoacuto,ipazientipresentanodeficitdidiversanaturacheinficianoilritornoallaquotidianità.Traidisturbimaggiormenteimpattantisulladisabilitàdelpazientevisonoquellicognitivi.Lariabilitazionerisultaquindifondamentalealfinedipermettereilmigliorrecuperopossibile.Tuttavia,lamaggiorpartedeipazientisegueuniterriabilitativochespessosiconcludenellefasiacuteosub-acute.Inoltre,lapandemiamondialedaCovid-19haresoancorapiùdifficilel’espletamentodellecureriabilitativelimitandoulteriormentelepossibilitàdirecuperodeipazienticondisabilitàneurologica. Diversistudihannoevidenziatochelatelemedicinapuòessereunvalidoalleatopersuperarequestilimiti.Essapermettediproseguirelecureoltrelafasediacuzieeoffrirediversitipiditrattamentichepermettonoallepersonedibeneficiaredeiserviziriabilitativiancheadistanza[2-3]. Obiettivo Loscopodelpresentestudioèdunquevalutareseuntrattamentocognitivo,effettuatoinmodalitàditeleriabilitazione,produceunmiglioramentodellafunzionalitàcognitivadeipazienticonictuscerebraleinfasesub-acutaecronicaparagonabilealmiglioramentoottenibileattraversoilmedesimotrattamentoeffettuatoinpresenza. Materiali e Metodi Partecipanti Misuredi outcome T1 Trattamento Isoggettiinclusinellostudiosonostatisottopostiadunprotocollovalutativocreatoadhocsomministratoprima(T0)edopo8settimaneditrattamento(T1). Gliaspetticognitivisonostatiindagatimediante: -TMT-B (outcomeprimario) -TMT-A, 15 parole di Rey, Figura di Rey, Memoria con interferenza, Dual Task, Elithorn’stest, test di Stroop(outcomesecondari) Ipazientisonostatiassegnatiinmodorandomizzatoaduegruppi,sperimentale(GS)edicontrollo(GC),ehannoricevutotrattamentoneuropsicologicoindividualizzatoper8settimaneconsecutiveattraversoildispositivoNeurotablet.® GS 3 ore di riabilitazione cognitiva a settimana in autonomia e a distanza, utilizzando il dispositivo Neurotablet®. Perquantopreliminari,idatifinoraottenutievidenzianomiglioramentisuccessivamentealtrainingperentrambiigruppisoprattuttoneldominiodellamemoria.GS,rispettoaGC,sembramigliorarealT1anchenell’attenzionevisivaselettivaenellavelocitàdiricercavisuo-spaziale.Questodatoconfermal’importanzadellariabilitazionecognitiva,indipendentementedallamodalitàconcuièerogata,edellanecessitàdiestenderlaancheapazientiinfasesub-acutaecronica. Ilconfrontotraleduemodalitàriabilitative(inpresenzaeadistanza)dimostrainfinecheiltrattamentocognitivoeseguitointelemedicinaapportadeibeneficisullafunzionalitàcognitivaparagonabilealmedesimotrattamentoeffettuatoinpresenza.Idatiottenutisonoincoraggiantipoichépermettonodiconsiderarelateleriabilitazioneunamodalitàriabilitativaefficacequantoimetodidiriabilitazione«tradizionali».Risulteràfondamentaleampliareilcampionedistudioedincluderedellemisurazionidifollow-up. Criteri di inclusione Criteri di esclusione -Diagnosi di ictus ischemico o emorragico; -Età compresa tra i 18 e i 90 anni; -Primo evento ictale; -Distanza dell’ictus maggiore di 30 giorni; -Adeguato livello di comprensione; -Presenza di uno o più disturbi cognitivi (disturbi di attenzione, memoria, funzioni esecutive) mediante valutazione di screening; -Disponibilità di rete internet a domicilio. -Presenza di altre patologie neurologiche; -Presenza di decadimento cognitivo pre-morboso; -Disturbi psichiatrici in anamnesi; -Abuso di alcool e/o droghe; -Presenza di deficit visivi non corretti gravi. Risultati GC 3 ore di riabilitazione cognitiva a settimana in presenza del neuropsicologo, utilizzando il dispositivo Neurotablet®. Conclusioni Attualmente,sonostatiinclusinelprogetto17pazienti(GC=9;GS=8)dicui16hannocompletatoilcicloriabilitativo(1drop-outnelGS). L’analisistatisticaèstatacondottatramitesoftwareSPSSvers.26.0.Idatisonostatianalizzatiattraversotestnonparametrici:Mann–WhitneyU-testperconfrontareglieffettitraiduegruppiditrattamentoeiltestdiWilcoxonperleanalisiwithingroup. L’analisideidatidelGCfaemergeremodificazionistatisticamentesignificativesuccessivamentealtrainingperlaprovadiapprendimentodeltestdelle15parolediRey(p=0.043)eperlaprovadifferitadeltestdellaFiguradiRey(p=0.049).All’internodelGSinvece,sirilevanomodificazionistatisticamentesignificativetraT0eT1perilTMT-A(p=0.018)eleprovedirievocazioneimmediataedifferitadeltestdelle15parolediRey(p=0.018;p=0.027). Infine,ilconfrontotraiduegruppiditrattamentononfaemergerealcunadifferenzastatisticamentesignificativa,confermandol’ipotesidipartenzasecondolaqualeentrambelemodalitàditrattamentorisultanoessereparagonabili. [1]Thrim,A.,G.,Thayabaranathan,T.,Howard,G.,Howard,V.,J.,Rothwell,P.,M.,Feigin,V.,L.,etal.(2017).Globalstrokestatistics.InternationalJournalofStroke,12(1):13-32. [2]Piron,L.,Tonin,P.,Trivello,E.,Battistin,L.,Dam,M.(2004).Motortele-rehabilitationinpost-strokepatients.MedicalinformaticsandtheInternetinMedicine,29(2):119–25. [3]Sarfo,F.,S.,Ulasavets,U.,Opare-Sem,O.,K.,&Ovbiagele,B.(2018).Tele-RehabilitationafterStroke:AnUpdatedSystematicReviewoftheLiterature.Journalofstrokeandcerebrovasculardiseases:theofficialjournalofNationalStrokeAssociation,27(9):2306-2318.
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TRADIZIONE E TECNOLOGIA NELLA RIABILITAZIONE DELL’AMNESIA GLOBALE: IL CASO DI BP
L’encefaliteerpeticaèunadelleprincipalicausedidisabilitàneurologicaintuttoilmondo[1].Essaconduceagravisequelecognitive,inparticolaredellamemoriaedellefunzioniesecutive,accompagnatispessodadisturbicomportamentali.Lariabilitazioneassumequindiforteimportanza.Tuttavia,iltrattamentorimanepococonsideratoacausadeideficitmultipliedellaprognosiinfausta[2][3].Bibliografia Fonte C.1, Gallinaro Y.1, Modenese A.2, Evangelista E.1, Varalta V.1,2, Smania N.1,2 Email: cristina.fonte@univr.it 1. Centro di Ricerca in Riabilitazione Neuromotoria e Cognitiva, Dipartimento di Neuroscienze, Biomedicina e Movimento, Università Degli studi di Verona 2. U.O.C. di Neuroriabilitazione, Azienda Ospedaliera Integrata di Verona, Italia. Discussione Valutazionineuropsicologiche Sono state eseguite tre valutazioni neuropsicologiche: prima del trattamento (T0), a 3 mesi dall’inizio del trattamento (T1) e alla fine del trattamento (T2) TRADIZIONE E TECNOLOGIA NELLA RIABILITAZIONE DELL’AMNESIA GLOBALE: IL CASO DI BP Obiettivodelseguentelavoroèproporreunpercorsoterapeuticomiratoalraggiungimentodellamaggiorautonomiapossibileinunpazienteconencefaliteerpetica. Riabilitazione Dati personali Sesso: maschio Età: 66 anni Scolarità: 18 anni Professione: Ingegnere Sede lesione: edema in sede ippocampale e corticale insulare bilaterale Deficit cognitivi Amnesia retrograda e anterograda, deficit delle funzioni esecutive. Disturbi comportamentali Disordini comportamentali in eccesso (disinibizione, iperfagia), anosognosia. Disturbi motori Disturbi dell’equilibrio. [1] Khan, F. (2017). Long-term Cognitive Outcome in Herpes Simplex Encephalitis.Journal of medical science and clinical research, 5. [2] Rao, N., & Costa, J.L. (1991). Rehabilitation of three patients after treatment for herpes encephalitis.American Journal of Physical Health and Rehabilitation, 70, 73–75. [3] Andrewes, D.(1999).The Work Rehabilitation of a Herpes Simplex Encephalitis Patient with Anterograde Amnesia.Neuropsychological Rehabilitation,9:1,77-99. Dalconfrontopre-posttrattamentosievinceunmiglioramentodell’accuratezzaedeitempidireazionenelleprovediattenzioneefunzioniesecutive.Compromesseestabilileprestazioninelleprovemnesiche.Idisturbicomportamentalisonorientrati. Ilrecuperodellefunzionicognitiveinizialmentecompromesse,hapermessoalpazientediesserepiùflessibileepiùautonomonelgestiresituazionicomplesse.L’apprendimentoimplicitodeglistrumentidicompensohapermessounamaggioreautonomiadelpazientenelleattivitàdellavitaquotidiana. Adoggi,ilpazienteèingradodispostarsiautonomamenteinambientidinonfacilegestione;sirecaalsupermercatosottocasaperlaspesaedèingradodigestireildenaro.BPpuòautonomamenteusciredicasaefarelunghepasseggiategrazieall’utilizzodellosmartwatchchepermettealcaregiverdigeolocalizzareBPediconoscereinognimomentolasuaposizione.Inoltre,medianteun’appositaapplicazione,BPricevenotifichechegliricordanocosafareinunprecisomomentodellagiornata,adesempioprenderelemedicineeassumerleadorariprestabiliti. Nonostantedallavalutazionepsicometricanonevincanomiglioramentirelativialdominiomnesico,inseguitoallariabilitazione,BPmostramaggiorilivellidiautonomia,conunaconseguenteriduzionedelcaricoassistenzialedapartedelcaregiver. Iltrattamentodiquestocasoclinicocisottolineaancoradipiùcomeilfineultimodellariabilitazionedebbaessererappresentatodalraggiungimentodiunamigliorqualitàdivita,possibileancheinpazienticonprognosicognitivainfausta,aprescinderedagliesitidellavalutazionepsicometrica. ATTENZIONE FUNZIONI ESECUTIVE MEMORIA Trattamento cognitivo: 2ore al giorno concentrandosi su memoria, funzioni esecutive e disturbi comportamentali lavorando con un approccio restitutivo(materiale carta e matita e strumenti computerizzati (Neurotablet®). Trattamento FKT: 1 ora al giorno lavorando sui disturbi di equilibrio e sull’orientamento spaziale mediante esercizi ecologici (ricerca della segnaletica, utilizzo di mappe). Regime di ricovero Regime ambulatoriale Trattamento cognitivo:2 ore a settimana lavorando sulla memoria mediante un approccio compensatorio (agenda cartacea, lavagna a casa, smartwatch). Obiettivo Caso clinico XXI CONGRESSO NAZIONALE SIRN DAL PENSIERO AL MOVIMENTO E AL GESTO: I PROGRESSI DELLA NEURORIABILITAZIONE 12-14 giugno 2022
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EFFETTO MICHELANGELO: APPLICAZIONE DI UN SISTEMA DI REALTÀ VIRTUALE PER ARTE TERAPIA NEL PAZIENTE CON ICTUS E ANALISI DELLA CINEMATICA DELL’ARTO SUPERIORE
L’osservazione di un’opera d’arte determina l’attivazione di diverse aree cerebrali e può stimolare la plasticità cerebrale1. I sistemi di realtà virtuale (VR) costituiscono un utile strumento a supporto della terapia riabilitativa tradizionale2. Oggetto di questo studio è il cosiddetto Effetto Michelangelo, riscontrato in una precedente ricerca in cui si è visto che interagendo con l’arte in un task di VR con l’arto superiore soggetti sani e pazienti con ictus percepivano meno fatica e commettevano meno errori3. Nello studio corrente sono stati condotti due esperimenti, per analizzare la cinematica dell’arto superiore durante l’esercizio virtuale su pazienti affetti da ictus e su soggetti sani. RISULTATI TRAIETTORIE La durata del trial nei pazienti è risultata significativamente maggiore dal punto di vista statistico rispetto a quella dei soggetti sani (173.0±93.6 s vs 22.8 ±7.2 s, p<0.001) così come per la lunghezza della traiettoria (32.0±12.4 m vs 13.7±2.6 m, p<0.001). La velocità media dei pazienti è risultata invece significativamente inferiore (0.22±0.11 m/s vs 0.64±0.20 m/s, p<0.001). Non sono state rilevate differenze statisticamente significative nel caso delle percentuali di errori commessi dai soggetti in profondità (12±7 % vs 22±54%, p=0.68). L’indice Normalized Jerk per i pazienti è risultato significativamente maggiore rispetto al valore ottenuto per i soggetti sani (asse orizzontale:1.6×109±1.8×109 vs 2.5×107±1.8×107; asse verticale: 1.6×109±2×109 vs 3.1×107±2.1×107, p<0.001). Infine, Il valore di scostamento massimo perpendicolarmente alla tela è risultato statisticamente maggiore nei pazienti rispetto ai soggetti sani (0.19±0.15 m vs 0.05±0.02 m, p<0.001). Non sono state rilevate differenze significative nei pazienti tra sedute iniziali e finali. Soggetto sano RIFERIMENTI [1] Duckworth J., et al.. (2014), “Tabletop computer game mechanics for group rehabilitation of individuals with brain injury”, in Proceedings of the International Conference on Universal Access in Human-Computer Interaction, (Cham: Springer), 501–512. [2] Pirovano M., et al. (2016), “Exergaming and rehabilitation: A methodology for the design of effective and safe therapeutic exergames”, Entertainment Computing, Vol. 14, pp. 55-65. [3] Iosa M. et al. (2021),“The Michelangelo Effect: Art Improves the Performance in a Virtual Reality Task Developed for Upper Limb Neurorehabilitation”, Frontiers in Psychology. Vol. 11, XXX. I soggetti seduti indossano il visore di VR e utilizzano il controller con la mano paretica. Nella stanza virtuale 3D interagiscono con una tela inizialmente bianca: passandoci sopra il controller, che ha la funzione di pennello, la tela si colora svelando un’opera d’arte (attraverso il cancellamento di uno strato bianco sovrapposto), dando l’illusione di dipingerla. Il paziente esegue 12 sedute di terapie da 20 minuti in giorni alterni. Durante ogni seduta interagisce con diverse opere d’arte, e nell’arco del percorso terapeutico passa da tele orizzontali in cui cancella pixel grandi (task semplice) a tele verticali in cui cancella pixel piccoli (task difficile). I pazienti sono più motivati, partecipi e percepiscono meno fatica. ARTE TERAPIA IN REALTÀ VIRTUALE Partecipanti. 26 soggetti sani giovani (età: 23±4 anni; 13F); 5 pazienti con ictus (età: 64±5 anni; 2F) in fase subacuta, in media 10 trattamenti. Protocollo. I soggetti sani sono stati sottoposti ad una seduta da 20 minuti, composta da 32 trials. I pazienti hanno seguito un percorso riabilitativo composto da varie sedute (vedi a lato), in ciascuna delle quali la difficoltà dell’esercizio veniva impostata dal fisioterapista in base alle condizioni fisiche del paziente. All’inizio della seduta, si eseguivano due prove di calibrazione per posizionarsi adeguatamente rispetto alla tela virtuale. Parametri psicofisici valutati dal soggetto: Numeric Rating Scale: Bellezza oggettiva, Piacevolezza (bellezza soggettiva), fatica percepita Parametri cinematici stimati dal controller: Posizione della mano nello spazio: lunghezza della traiettoria (m), tempo di esecuzione (s), Errori di profondità, velocità media (m/s), Indice
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LETTINO PROPRIOCETTIVO SUPERSENSE PER LA NEURORIABILITAZIONE E LA VALUTAZIONE DEL PAZIENTE CON ICTUS
Le malattie neurologiche sono spesso associate a disturbi dell’equilibrio e alterazione della postura. Studi precedenti hanno dimostrato l’efficacia di un lettino propriocettivo dotato in superficie di coni in lattice deformabili nel ristabilire una corretta postura in pazienti con dolore lombare cronico non specifico [1], sia con malattia di Parkinson [2]. Lo scopo di questo studio è validare l’utilizzo di un lettino sensorizzato SuPerSense per la valutazione del carico in clinostatismo su un campione di pazienti con Ictus cerebrale. Infatti, sotto ogni cono in lattice posizionato in superficie è presente una cella di carico che misura le pressioni, consentendo di valutare le distribuzioni del carico del paziente sdraiato al di sotto della schiena. Partecipanti. Sono stati arruolati tre gruppi: Gruppo Giovani (GG, 10, età media 24.5±2.42 anni, 50% M), Gruppo Stroke (GS, 10, 62.9±8.90, 70% M), Gruppo di Controllo (GC, 10, 59±9.04, 50%M). Materiali. Sono stati usati una pedana baropodometrica SensorMedica per registrare le pressioni cutanee sotto le piante dei piedi in ortostatismo e il lettino sensorizzato SuPerSense per registrare le pressioni cutanee lungo la schiena in clinostatismo. Protocollo. I soggetti sdraiati sul lettino sono stati valutati sia ad occhi aperti (OA) che ad occhi chiusi (OC) per 1 minuto. L’analisi stabilometrica in stazione eretta è stata condotta ad occhi aperti, fissando una mira ottica posta a circa 1 metro di distanza dal soggetto e ad occhi chiusi, per 51.2 secondi ciascuno. L’allineamento della distribuzione del peso rispetto alla linea mediana in orto e clinostatismo è stato valutato tramite un Simmetry Index calcolato come rapporto del minimo tra carico a destra e carico a sinistra fratto il massimo. Valori uguali a 1 indicano perfetta simmetria. L’analisi della varianza con livello di significatività al 5% ha rilevato per i parametri stabilometrici una maggiore lunghezza del gomitolo in GS, sia ad occhi aperti che ad occhi chiusi (p<0.001) e una maggiore area dell’ellisse in GS nella condizione ad occhi aperti (p=0.007). L’indice di simmetria ha mostrato un effetto di gruppo in entrambe le condizioni (OA: p<0.001, OC: p=0.019), risultando significativamente inferiore per GS. Sul lettino, la lunghezza del gomitolo e l’area dell’ellisse ad occhi aperti hanno approcciato la significatività statistica verso un aumento della lunghezza e dell’area in GS. L’indice di simmetria è risultato quasi significativo nella condizione ad occhi aperti, evidenziando per GS una minore simmetria nella distribuzione del carico tra destra e sinistra. Ad occhi aperti la lunghezza del gomitolo e l’area dell’ellisse sulla pedana sono risultate correlate rispettivamente alla lunghezza del gomitolo (p=0.03) e all’area dell’ellisse (p<0.001) sul lettino, con il GS spostato verso i valori più alti. Ad occhi chiusi è emersa una correlazione tra indice di simmetria di pedana e lettino (p=0.042) e il GS ha riportato i valori più bassi. I risultati stabilometrici sono in linea con studi precedenti [3] che hanno trovato oscillazioni significativamente più elevate in pazienti post-stroke che in soggetti sani. Ulteriori indagini dovranno verificare se i risultati relativi al lettino nella condizione ad occhi aperti siano dovuti ad un problema posturale anche in clinostatismo o ad un disturbo del paziente post-ictus nell’analisi visiva dello spazio. Dal confronto tra pedana e lettino si è visto che le differenze trovate sono in merito ai gruppi ma non tra i due strumenti. Infatti, c’è una buona correlazione tra le misure di pedana e lettino entro i gruppi. [1] Paolucci T., Fusco A., Iosa M., Grasso M.R., Spadini E., Paolucci S., Saraceni V.M. & Morone G. The efficacy of a perceptive rehabilitation on postural control in patients with chronic nonspecific low back pain. International Journal of Rehabilitation Research. 2012 Dec;35(4):360-6. [2] Paolucci T., Morone G., Fusco A., Giuliani M., Rosati E., Zangrando F., Saraceni V.M., Paolucci S. & Iosa M. Effects of perceptive rehabilitation on balance control in patients with Parkinson’s disease. NeuroRehabilitation. 2014;34(1):113-20. [3] Sawacha Z., Carraro E., Contessa P., Guiotto A., Masiero S. & Cobelli C. (2013). Relationship between clinical and instrumental balance assessments in chronic post-stroke hemiparesis subjects. Journal of Neuroengineering and Rehabilitation. 2013 Aug 13;10:95.
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GESTIONE MULTIDISCIPLINARE DI SIEROMA POST IMPIANTO DI POMPA INTRATECALE AL BACLOFENE: A CASE REPORT
Gestione multidisciplinare di sieroma post impianto di pompa intratecale al baclofene: A Case report Ciotti S., Scarponi F., Guidubaldi A., Patiti M., Nicoletta GM., Zampolini M. Introduzione Le complicanze postoperatorie dopo impianto della pompa intratecale al baclofene descritte il letteratura sono: infezioni, sieromi, ematomi, disfunzioni del catetere, sovradosaggio e sottodosaggio. L’incidenza dei sieromi addominali perimpianto dopo posizionamento della pompa al baclofen intratecale è stimata tra il 15 e 24%. In questo case report viene descritta la complicanza del sieroma post intervento di sostituzione al baclofen in una paziente con tetraparesi spastica esito di PCI. Scopo del case report è stato di indagare le cause che hanno portato allo sviluppo di secrezione sierosa in sede di deiscenza della ferita chirurgica e le possibili implicazioni clinico-terapeutiche. La caratteristica che distingue questo caso clinico è rappresentata dalla abbondante ed autorifornente secrezione sierosa post operatoria che ha necessitato di drenaggio ed approfondimenti diagnostici volti ad escludere un problema infettivo della pompa o del circuito, con potenziale rischio di espianto della stessa. Materiali e Metodi In questo Case report viene descritto il percorso diagnostico-terapeutico relativo allo sviluppo di sieroma su recente intervento di sostituzione pompa al baclofen intratecale in paziente con tetraparesi spastica da PCI di anni 27 con sviluppo nel post operatorio tardivo di raccolta liquida al di sotto della ferita chirurgica. Si procrastinava la rimozione dei punti di sutura e la ferita chirurgica mostrava emissione di gemizio sieroso abbondante ed autorifornente associata ad incremento degli indici di flogosi modesto. Si procedeva a ricoverare la paziente presso il nostro reparto di Neuroriabilitazione. Risultati Durante il ricovero si è provveduto alla medicazione della ferita chirurgica, prelevare multipli campioni colturali del liquido per esame microbiologico e ad introduzione di terapia antibiotica ad ampio spettro per evitare la possibile infezione a livello della pompa impiantata. Durante la degenza la paziente presentava sviluppo di episodi febbrili moderati ed i ripetuti campioni colturali dalla ferita chirurgica risultavano inizialmente negativi, colturali prelevati da altre sedi sempre negativi. Veniva eseguita TAC addome che confermava la presenza di liquido sovrafasciale della pompa di circa 8,5 cm x 2,5 cm. In data 15.03 si posizionava drenaggio a livello di deiscenza della ferita che mostrava fino a 350 cc di liquido. I valori dell’analisi chimico fisico ottenuti mostravano assenza di globuli bianchi, glucosio 56 e proteine 123. Per ridurre la quantità di liquido prodotto (da 350 ml sceso progressivamente fino a 75 ml/die) si provvedeva ad utilizzare alcune strategie di supporto quali crioterapia, ibuprofene e fascia addominale per mantenere la compressione. Nei giorni successivi, chiudendo il drenaggio ed utilizzando le strategie di cui sopra, si assisteva ad una progressiva riduzione della quantità di liquido all’interno della tasca addominale. Venivano effettuati ulteriori esami per rivalutarne la presenze e per la diagnosi differenziale, dato il caso raro e scarsamente descritto anche in letteratura. Alla dimissione la paziente è apiretica, vigile, tranquilla, esame obiettivo invariato con buon controllo dell’ipertono spastico-distonico ed indici di flogosi nella norma. Conclusioni Durante il ricovero sono state considerate e di seguito escluse tramite approfondimento diagnostico le seguenti ipotesi :fuoriuscita di baclofen, infezione/infiammazione del sito, presenza di fistola liquorale. Anche se non tutti gli approfondimenti sono risultati esaustivi sia per la rarità di questo evento che per i limiti intrinseci nelle modalità di esecuzione degli esami stessi, si è ritenuta più verosimile, per esclusione, la diagnosi di sieroma della tasca. Questo case report fornisce un utile approfondimento per migliorare il percorso diagnostico-terapeutico in corso di complicanze post impianto della pompa al baclofene con formazione del sieroma, al fine di trovare strategie volte alla risoluzione del problema, evitando il rischio di possibile espianto della pompa. A lato sono riportate alcune immagini della ferita chirurgica, tipologia del liquido estratto dal sieroma con esame chimico fisico dello stesso e approfondimenti strumentali (RX e TAC addome) effettuate per valutare il posizionamento e lo stato di funzionamento della pompa al baclofen e del catetere intratecale.
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EFFICACIA DELL’EXPIRATORY FLOW ACCELERATOR THERAPY (EFA®) SU PAZIENTI CON MORBO DI PARKINSON E DISFAGIA: PROTOCOLLO DI INTERVENTO E CASE REPORT
Il Morbo di Parkinson (MP), è una patologia neurodegenerativa che ha una prevalenza di 173,5 casi ogni 100.000 abitanti. Tra il 18 e il 100% dei pazienti sviluppa un disturbo disfagico che può condurre a malnutrizione, disidratazione e polmoniti ricorrenti, fatali nel 30% dei casi. Tratti caratteristici della dinamica deglutitoria dei soggetti MP sono: • presenza di piecemeal deglutition • ristagni di bolo e di saliva con predisposizione a fenomeni di penetrazione ed inalazione • alterazione dei riflessi protettivi delle vie aeree • aumentata soglia di evocazione del riflesso di tosse. Negli ultimi anni sono state introdotte nella gestione dei soggetti con MP diverse strategie mutuate dalla riabilitazione respiratoria, con limitate evidenze di efficacia. La tecnologia EFA® (Expiratory Flow Accelerator), favorendo i flussi espiratori mentre il paziente respira spontaneamente a volume corrente, permetterebbe di mobilizzare gradualmente anche le secrezioni ristagnanti nelle alte vie aeree, favorendone la gestione e riducendo il rischio di penetrazione e inalazione. Uomo di 65 anni con diagnosi di MP, a T0 presenta disfagia di grado lieve-moderato, sensibilità assente a livello glottico e tosse ipovalida. Alla valutazione fibroendoscopica evidenza di ristagni di saliva a livello ipofaringeo, ristagni di bolo nelle vallecole glosso epiglottiche, seni piriformi e fenomeni di penetrazione silente di liquido e solido. Necessari atti deglutitori multipli per la detersione dei ristagni presenti, di quantità moderata. Riferito 1 episodio di polmonite nei 2 mesi precedenti alla valutazione. A T1 si apprezza evoluzione positiva delle abilità oro-deglutitorie e miglioramento della dinamica deglutitoria con le diverse consistenze. Alla fibroscopia ristagni di saliva assenti a riposo, comparsa del riflesso di tosse alla stimolazione del piano glottico. Riduzione dei ristagni con boli di consistenza semisolida, solida e liquida, che vengono gestiti con un numero di atti deglutitori a vuoto inferiore rispetto a T0. Migliorato l’impatto del disturbo disfagico sulla qualità di vita, con riduzione dei sintomi nella quotidianità e maggiore partecipazione sociale. Non si segnalano riacutizzazioni polmonari nel periodo di trattamento e nei due mesi successivi . BIBLIOGRAFIA • Schindler, A., Pizzorni, N., Cereda, E., Cosentino, G., Avenali, M., Montomoli, C., Abbruzzese, G., Antonini, A., Barbiera, F., Benazzo, M., Benarroch, E., Bertino, G., Clavè, P., Cortelli, P., Eleopra, R., Ferrari, C., Hamdy, S., Huckabee, M. L., Lopiano, L., Marchese- Ragona, R., … Alfonsi, E. (2021). Consensus on the treatment of dysphagia in Parkinson’s disease. Journal of the neurological sciences, 430, 120008. • Effectiveness of interventions for dysphagia in Parkinson disease: a Systematic Review; 1-23. Pooja Gandhi, Catriona M Steele (2021). • Riboldazzi, G., Spinazza, G., Beccarelli, L., Prato, P., Grecchi, B., D’Abrosca, F., & Nicolini, A. (2020). Effectiveness of expiratory flow acceleration in patients with Parkinson’s disease and swallowing deficiency: A preliminary study. Clinical neurology and neurosurgery, 199, 106249. BACKGORUND Efficacia dell’expiratory flow accelerator therapy (EFA®) su pazienti con Morbo di Parkinson e disfagia: protocollo di intervento e case report Locatelli M.1, Cima A .2 D’Abrosca F. 3 1. Istituti Clinici Scientifici Maugeri , U.O. Riabilitazione Neuromotoria, Lissone 2. Centro clinico NeMo, Fondazione Serena ONLUS, Milano 3. Associazione Riabilitatori Insufficienza Respiratoria (ARIR) – Dipartimento di Scienze della Salute, Università del Piemonte Orientale Criteri inclusione • Soggetti con MP • Età > 18 anni • Diagnosi di disfagia (ASHA NOMS < 6) • Stabilità clinica Criteri esclusione • disfagia secondaria ad altre malattie diverse dal morbo di Parkinson • controindicazioni alla mobilizzazione delle secrezioni • infezioni delle basse/alte vie aeree al momento dell’arruolamento Terapia bi-giornaliera con Flow Kleaner (20 minuti a seduta, connesso a maschera oro-nasale) per 20 giorni lavorativi in aggiunta alla Traditional Dysphagia Therapy (TDT) PROTOCOLLO SPERIMENTALE MISURE DI OUTCOME • Outcome primari (deglutitori) – Pooling Score (P-Score) e Dysphagia Outcome and Severity Scale (DOSS) – ASHA NOMS – Mann Assessment of Swallowing Ability (MASA) – SWAL-QoL – VAS-d (scala analogica su stato deglutitorio) – Mealtime Assessment Scale (MAS) – % efficacia e sicurezza • Outcome secondari (respiratori) – VAS-r (scala analogica su stato respiratorio) – numero riacutizzazioni polmonari +/- 2 mesi Indagare l’effetto della tecnologia EFA in supporto alla terapia logopedica classica nella gestione delle secrezioni oro-faringee e della disfagia, verificandone l’impatto su aspetti deglutitori e respiratori. Outcome DOSS ASHA MASA MAS sicurezza MAS efficacia SWAL-QOL VAS-d VAS-r N riacutizzazioni polmonari PRE 4 4 156 75% 65% 90 6 4 1 POST 5 5 178 80% 75% 135 4 2 0 Outcome P-Score P-Sca semisolidi solidi liquidi Collaborazione Sensibilità Età PRE 6 9 8 -1 1 2 POST 4 7 7 -1 -1 2 REPORT CASE CONCLUSIONI In seguito all’applicazione dell’EFA combinato con la TDT, la valutazione clinica e il percepito del paziente hanno confermato miglioramenti significativi a livello deglutitorio e respiratorio. Tali valutazioni sono corroborate dai reperti dell’esame fibroendoscopico che confermano una netta riduzione dei ristagni ipofaringei di saliva e di bolo, e una concomitante maggiore capacità di gestione e protezione delle vie aeree con la comparsa del riflesso di tosse dopo il trattamento. Si prevede una prosecuzione dello studio pilota con altri soggetti con MP al fine di verificarne la fattibilità in funzione di uno studio più ampio con gruppo di controllo.
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TRASFERIMENTO IN REPARTO PER ACUTI IN CONSEGUENZA DI INFEZIONI NEI PAZIENTI CON GCLA RICOVERATI IN NEURO-RIABILITAZIONE PRIMA E DURANTE LA PANDEMIA COVID-19
Introduzione: Le infezioni associate all’assistenza (HAIhospital associated infections) sono una delle principali complicanze dei pazienti con grave cerebro-lesione acquisita (GCLa) ricoverati in neuro-riabilitazione (NR) e possono causare il trasferimento nei reparti per acuti (TRA). Abbiamo studiato la frequenza di HAI che hanno determinato il TRA nel periodo pre-COVID e COVID e gli effetti della pandemia su questa condizione. Materiali e Metodi: sono state valutate le HAI che hanno determinato il TRA e i microrganismi responsabili, oltre a mortalità e tempo di degenza nei pazienti ricoverati in NR da gennaio 2017 a dicembre 2021. Il periodo in studio è stato suddiviso in pre-COVID (pre-CO), dal gennaio 2017 al dicembre 2019 e quello COVID (CO-19) dal gennaio 2020 al dicembre 2021. Conclusioni: Nei pazienti con GCLa ricoverati in NR, le HAI ed in particolare gli stati settici sono aumentati progressivamente nel triennio pre COVID-19. Invece, nel corso della stessa si è registrato una riduzione delle infezioni e dei TRA, probabilmente per l’uso di dispositivi di protezione. Per il futuro è auspicabile una maggiore attenzione su questa problematica ed una stewardship delle infezioni. Risultati: Nel periodo pre-CO sono stati ricoverati globalmente 226 pazienti: 75, 77 e 74 ricoveri, rispettivamente per il 2017, 2018 e 2019. Il numero di TRA nei reparti per acuti è stato: 25 (33.3%) nel 2017, 19 (24.6%) nel 2018 e 28 (37.8%) nel 2019. Le HAI che hanno causato TRA sono aumentate progressivamente: 6 (24%) nel 2017; 6 (31.5%) nel 2018 e 16 (57.1%) nel 2019. Gli stati settici, responsabili di 13 (46.4%) trasferimenti sono stati la causa principale di TRA nel 2019. Nel periodo CO-19 sono stati ricoverati 157 pazienti: 80 nel 2020 e 101 nel 2021. Il TRA è risultato di 15 (18.7%) e 25 (24.7%) nel 2020 e nel 2021 rispettivamente, dei quali 5 (35.7%) e 2 (10.5%) per stato settico ed infezioni. Le HAI sono aumentate nel periodo pre-COVID passando dal 24% del 2017 al 57.1% del 2019. Invece nel periodo CO-19 sono diminuite. Il TRA per HAI è stato prodotto da germi MDR. La degenza è risultata più lunga nei pazienti con TRA rispetto ai pazienti che non avuto trasferimento: 110 (90-160) vs 65 (40-95); p < 0.001.
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VACCINAZIONE BOOSTER ETEROLOGA ANTI-SARS-COV2 NEI DISORDINI CRONICI DI COSCIENZA
Introduzione E’ stato dimostrato che pazienti con disordini cronici di coscienza (DOC) che abbiano completato il ciclo vaccinale primario con BNT162b2 (Pfizer) contro l’infezione da Sars-Cov2 sviluppino una significativa risposta anticorpale specifica (S-RBD) (1). In letteratura sono pochi i dati relativi all’immunocompetenza di soggetti affetti da DOC. Intendiamo, quindi, fornire ulteriori dati prospettici sulla competenza immunitaria di questa particolare categoria di soggetti fragili. Risultati Sono stati valutati 24 pazienti con DOC arruolati nel precedente studio, che hanno ricevuto una terza dose di mRNA-1273 (DOC-etero) e 42 soggetti sani. I soggetti sani sono stati suddivisi in due gruppi: uno di 28 HC arruolati nel nostro studio precedente (1) che hanno ricevuto una dose booster di vaccino BNT162b2 (vaccinazione omologa) (HC-omo) ed un secondo gruppo di 14 soggetti che hanno ricevuto una dose booster di vaccino eterologo (HC-etero) di mRNA-1273 (come il gruppo DOC). I dati ottenuti confermato che a 9 mesi dall’avvenuta vaccinazione i pazienti DOC sono stati caratterizzati da livelli di S-RBD IgG inferiori rispetto ai controlli (U 192 p-level < 0,001), pur mantenendo un titolo anticorpale superiore alla soglia di reattività (figura 1). Conclusioni I nostri risultati suggeriscono che il booster eterologo con mRNA-1273, dopo ciclo vaccinale con due dosi di BNT162b2, è sicuro e più immunogeno del booster omologo, sia nelle persone fragili che nei controlli sani. I dati ottenuti confermano, inoltre, che il Bibliografia 1. Pugliese ME, Battaglia R, Cerasa A, Raso MG, Coschignano F, Pagliuso A, Bruschetta R, Pugliese G, Scola P, Tonin P. Anti-SARS-CoV-2 S-RBD IgG Antibody Responses after COVID-19 mRNA Vaccine in the Chronic Disorder of Consciousness: A Pilot Study. J Clin Med. 2021 Dec 13;10(24):5830. doi: 10.3390/jcm10245830 2. Munno, I.; Damiani, S.; Lacedra, G.; Mastropasqua, V.; Megna, G.F. Impairment of non-specific immunity in patients in persistentvegetative state.Immunopharmacol. Immunotoxicol.1996,18, 549–569 Materiali e metodi Studio prospettico, non interventistico, di coorte. La popolazione in esame deriva dal precedente studio nel quale veniva valutato il titolo di IgG anti-S-RBD dopo vaccinazione con due dosi in pazienti con DOC rispetto a controlli sani (1). Abbiamo indagato: a) la riduzione della risposta immunitaria umorale in termini di titolo anticorpale IgG anti-S-RBD a 9 mesi dal completamento del ciclo vaccinale primario con due dosi di BNT162b2, in pazienti DOC vs HC; b) il titolo anticorpale IgG anti-S-RBD a 21 giorni dalla somministrazione della dose booster in entrambe le categorie. I pazienti DOC sono stati sottoposti a vaccinazione eterologa (dose booster mRNA-1273- Moderna) e confrontati con due gruppi di soggetti sani, uno sottoposto a vaccinazione eterologa (dose booster mRNA-1273) e l’altro ad omologa (dose booster BNT162b2). La somministrazione delle tre dosi di vaccino è avvenuta con lo stesso timing per tutti i soggetti presi in esame, sia pazienti che controlli sani. La determinazione è stata effettuata mediante immunodosaggio a chemiluminescenza indiretta. La dose booster (terza dose) ha provocato un incremento dei valori di IgG S-RBD di un fattore compreso tra 2 e 114 per i pazienti DOC-etero e tra un fattore compreso tra 2 e 32 per i controlli HC-omo. La vaccinazione eterologa con mRNA-1273 si è associata ad un maggiore incremento del titolo di S-RBD IgG rispetto al booster omologo con BNT162b2, sia nei pazienti con DOC che nei HC (2 13,3 p-level < 0,001) (figura 2). Nessuna differenza significativa è stata rilevata tra DOC e HC che hanno ricevuto una dose booster eterologa. Non si è verificata nessuna reazione avversa grave nei tre gruppi. Figura 1. Variazione del titolo anticorpale a 30 giorni (t0), sei mesi (t1) e 9 mesi (t2) dall’avvenuta vaccinazione con due dosi di BNT162b2 (Pfizer), in soggetti sani HC (in giallo) rispetto a pazienti DOC (in azzurro). Figura 2. Confronto delle risposte anticorpali dopo la dose booster tra i gruppi di studio, pazienti DOC-etero, HC-etero, HC-omo. titolo anticorpale diminuisce significativamente nel tempo nei pazienti con disordine di coscienza rispetto ai controlli sani pur rimanendo quantificabile a nove mesi dal ciclo primario di vaccinazione in tutti i soggetti analizzati.
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LA GESTIONE DEL PAZIENTE MIDOLLARE CERVICALE
La Lesione Midollare Cervicale (LMC) comporta alterazioni di moto, sensibilità, funzioni vegetative e delle possibilità relazionali con necessità di un’assistenza personalizzata e multidisciplinare. Durante la fase acuta, le complicanze polmonari rappresentano la causa più comune di morte e spesso condizionano gli outcome anche durante la fase cronica. Il paziente con LMC ha generalmente una riduzione dei volumi sia statici che dinamici in base al livello di lesione, una tosse alterata e quindi un inadeguato meccanismo di disostruzione bronchiale. In fase acuta iniziale, la gestione delle vie aeree può essere garantita in due modalità: quella invasiva sottoponendo il paziente a tracheotomia precoce e ventilazione invasiva; quella non invasiva estubando il paziente e supportandolo con la Ventilazione Non Invasiva (NIV). Entrambi gli approcci hanno vantaggi e svantaggi, ma secondo molti autori la NIV può essere preferita come valida ed efficace alternativa alla ventilazione invasiva perché preserva alcune attività della vita quotidiana: la possibilità di parlare, di mangiare, la possibilità di un alto livello di collaborazione durante gli interventi. In entrambi gli approcci, nelle LMC, per garantire la pulizia bronchiale e una buona ossigenazione, nel paziente con LMC, diventa essenziale il supporto dell’assistente tosse accompagnato da manovre manuali. Nella Terapia Intensiva, SOD Neuroanestesia e Rianimazione dell’Azienda Ospedaliera Universitaria di Careggi (NR AOUC) di Firenze, Toscana, Italia, negli ultimi anni l’approccio non invasivo sul paziente midollare acuto viene preferito. La Mouth Piece Ventilation (MPV) è una modalità di ventilazione non invasiva che trova la sua indicazione nei pazienti neuromuscolari: consiste in una ventilazione assistita/controllata volumetrica. Il flusso di aria è fornito attraverso un tubo che dal ventilatore va ad una pipetta alla bocca del paziente (il “mouth piece”). Tramite un trigger molto sensibile il paziente è in grado di richiamare boli di aria, che può inalare totalmente od in parte, e che possono servire: ad eseguire manovre di riespansione alveolare, a fornire un adeguato volume pretussivo per la tosse, a ventilare ad volume corrente adeguato, a garantire una adeguata fonazione e quindi partecipazione. Sono stati valutati 3 pazienti maschi (età media 26 anni) con LMC ricoverati presso la NR AOUC. I pazienti, tutti traumatici, sono stati stabilizzati chirurgicamente in prima o seconda giornata dall’evento. Dopo l’estubazione i pazienti sono stati ventilati continuativamente in NIV in maschera oro-nasale per le prime 24 ore, per i successivi 4 giorni sono stati ventilati con la MPV durante le ore diurne e con NIV nelle ore notturne e durante il sonno diurno. Ad autonomia ventilatoria, i pazienti sono stati ventilati in ossigenoterapia a basso flusso di giorno e NIV la notte, usando la MPV solo per favorire il volume pretussivo. Tutti i pazienti hanno eseguito assistente tosse (Cough assist Easy 60) una volta a turno infermieristico ed in ogni caso di desaturazione periferica. Tutti i pazienti sono stati posizionati in carrozzina appena le condizioni cliniche lo permettevano, ed hanno eseguito da subito mobilizzazione passiva ed attivo-assistita a tutti i distretti articolari, compatibilmente con le lesioni associate. Tutti i pazienti hanno eseguito la spirometria dal primo giorno di MPV e per i successivi 4, alla bisogna nei giorni successivi e comunque dopo una settimana dall’ultima spirometria. Tutti i pazienti hanno aumentato la Capacità Vitale (VC) alla spirometria nei primi 4 giorni ed ad una settimana (tabella 1). E’ stato possibile, nelle prime due settimane dall’evento, svezzare i pazienti dalla ventilazione non invasiva di giorno mantenendo solo ossigeno terapia a basso flusso. Tutti hanno mantenuto la NIV la notte con interfaccia oronasale. Tutti i pazienti hanno mantenuto una fonazione che ha permesso loro di comunicare verbalmente. Tutti i pazienti sono stati dimessi prima di tre settimane verso l’unità spinale. Il livello di lesione incide molto sull’autonomia respiratoria. L’utilizzo della MPV in pazienti con LMC ha permesso nel nostro nosocomio uno svezzamento dalla ventilazione meccanica rapido e sicuro. Questo ha favorito il trasferimento precoce presso l’unità spinale quindi un rapido inserimento in un programma riabilitativo motorio e funzionale per recupero o adattamento delle autonomie residue. Montigiani G. et al. – The respiratory approach to the medullary patient in the acute stage, from literature to experience: A retrospective study in our intensive care unit. Journal Advanced Health Care, 2022: vol.4 Bach J – Non invasive respiratory management of high level spinal cord injury. Spinal Cord Med. 2012; 35: 72-80 Tiago P. et al. – Mouthpiece ventilation and complementary techniques in patients with neuromuscular disease: a brief clinical review and update. Chron Respir Dis 2017, 14; 187-93 Paziente Età-sesso VC 1° giorno VC 2° giorno VC 3° giorno VC 4° giorno VC 11° giorno LFNC DEGENZA TI AR 24 – M 1,57 l (31%) 1,84 l (37%) 2.07 l (41%9 2,21 l (44%) 2,91 l (58%) 11 14 LA 31- M 2,53 l (47%) 2,27 l (42%) 2,68 l (50%) 2,98 l (55%) 3,30 l (61%) 12 16 HB 23- M 1,66 l (33%) 4,69 l (93%) 5,11 l (102%) 5, 10 l (101%) 5,19 l (103%) 9 12 XXI CONGRESSO NAZIONALE SIRN DAL PENSIERO AL MOVIMENTO E AL GESTO: I PROGRESSI DELLA NEURORIABILITAZIONE 12-14 GIUGNO 2022 Legenda: VC: Capacità Vitale (espressione della massima capacità di ventilazione) – %: percentuale del VC rispetto al predetto per sesso ed altezza – LFNC: Low Flow Nasal Cannula: giorni dalla presa in carico in cui il paziente ha raggiunto l’autonomia ventilatoria diurna – DEGENZA TI: giorni di degenza in TI prima della dimissione in Unità Spinale. Questa serie clinica descrive l’utilizzo del MPV in 3 pazienti con LMC, la sua fattibilità ed efficacia nel setting di TI, nei primi giorni dopo l’evento lesionale.
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UN NUOVO AMBIENTE DI REALTÀ VIRTUALE IMMERSIVA PER LA RIABILITAZIONE MOTORIA NEI PAZIENTI CON STROKE: UNO STUDIO DI FATTIBILITÀ
Affiliazioni: 1. Corso di Dottorato in Neuroscienze Traslazionali e Neurotecnologie , Università di Ferrara, Ferrara (Italia) 2. Dipartimento di Neuroscienze e Riabilitazione, Università di Ferrara, Ferrara (Italia) 3. Dipartimento di Neuroscienze e Riabilitazione, Azienda Ospedaliero-Universitaria di Ferrara, Ferrara (Italia) 4. Istituto Italiano di Tecnologia, Ferrara (Italia) 5. Corso di Laurea in Fisioterapia, Università di Ferrara, Ferrara (Italia) Introduzione: Mediamente l’80% dei pazienti con ictus cerebrale residua un’emiparesi dell’arto superiore controlaterale alla sede lesionale con inevitabili conseguenze sull’autono-mia, la partecipazione sociale e la conseguente qualità di vita degli stessi [1]. L’esecuzione di movimenti ad elevata ripetitività ed intensità appare fondamentale per favorire i processi di apprendimento motorio [2]. D’altra parte, il buon esito del trattamento riabilitativo svolto è fortemente associato anche al grado di engagement e motivazione del paziente [3]. Metodi: E’ stato ideato e implementato un ambiente virtuale immersivo tramite utilizzo di vi-sore (Oculus Quest 2, Facebook) per il trattamento riabilitativo dell’arto superiore in pazienti post stroke, convertendo training riabilitativi in giochi interattivi. È stata inoltre sviluppata una client app per PC connessa in tempo reale all’ambiente virtuale accessibile con Oculus in mo-do da monitorare e gestire, anche in remoto, il training eseguito dal paziente, variarne le mo-dalità e interagire con il paziente secondo i principi della Teleriabilitazione (Figura 1). Sono stati messi a punto differenti tasks (Figure 2) al fine di incrementare l’engagement e la variabilità del trattamento e, quindi, l’aderenza dei pazienti. L’immersione all’interno di un contesto di Virtual Reality (VR) 3D consente l’effettuazione di movimenti funzionalmente rile-vanti per il soggetto, favorendo quindi il trasferimento delle abilità acquisite alla quotidianità Uno studio di fattibilità è stato condotto su 16 pazienti con esiti di stroke in fase subacuta e cronica (4 femmine, età media 62±9 anni) al fine di testare l’applicabilità del sistema, il gra-dimento e l’embodiment percepito. Tutti i soggetti sono stati sottoposti ad 1 ora di VR trai-ning e ad una valutazione clinica per l’identificazione del grado di menomazione e funzionali-tà risultante nell’arto superiore dell’emilato affetto Risultati: Tutti i pazienti reclutati hanno dichiarato un alto grado di comfort sperimentato nell’ambiente virtuale e hanno attribuito valori elevati rispetto all’embodiment percepito e al gradimento complessivo (Grafici 1). La rilevazione con Oculus delle caratteristiche cinematiche della performance effettuata forni-sce dati informativi al clinico rispetto alla funzionalità dell’arto superiore rilevata; la caratteriz-zazione del movimento tramite indici quantitativi favorisce un periodico monitoraggio dell’effi-cacia dell’intervento proposto, necessario ad una sua migliore modulazione. Figura 1 Figure 2 Grafici 1 Figura 4: Cloud Task La rilevazione delle traiettorie 3D compiute dall’arto superiore paretico (rosso) rispetto al con-trolaterale (verde) (Figure 3 e 4) forniscono una misura di sintesi riguardo l’accuratezza, la precisione e il controllo del gesto eseguito in ciascun task. Bibliografia: 1. Pollock, A. et al. Interventions for improving upper limb function after stroke. Cochrane Database of Sys-tematic Reviews, 2014(11). 2. Sampaio-Baptista, C et al. Structural plasticity in adulthood with motor learning and stroke rehabilitation. Annual Review of Neuroscience, 41, 25–40. 3. Langhorne, P. et al. Stroke rehabilitation. The Lancet, 377(9778), 1693–1702. Figure 5 Inoltre, la differenza del tempo di esecuzione dei differenti task tra l’arto superiore dell’emila-to affetto e il controlaterale è risultata statisticamente correlata al punteggio clinico ottenuto alla Fugl-Meyer Assessment – Upper Extremity (Figure 5). Figura 3: Glasses Task In conclusione, l’utilizzo di un sistema di VR immersiva risulta promettente per l’esecuzione, anche in remoto, di tasks motori per arto superiore ad alta intensità con elevati livelli di ade-renza terapeutica in pazienti post-stroke. La rilevazione con Oculus delle caratteristiche cine-matiche dei movimenti effettuati è risultata inoltre correlata ai punteggi clinici relativi e si configura quindi come un potenziale indicatore utile al monitoraggio del recupero neuromoto-rio del paziente.
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EFFICACIA DI UN TRATTAMENTO AMBULATORIALE DI FISIOTERAPIA IN SOGGETTI AFFETTI DA SCLEROSI MULTIPLA
sclerosi multipla (SM) è una patologia autoimmune demielinizzante a carico del sistema nervoso centrale, caratterizzata da un ampio ventaglio di segni e sintomi. La riabilitazione svolge un ruolo cruciale nella gestione dei sintomi e nel recupero dell’autonomia. Nella vita di tutti i giorni, attività come la verticalizzazione, la deambulazione e salire o scendere le scale sono essenziali per questi soggetti che sono spesso in età lavorativa. Queste attività presuppongono l’uso di funzioni complesse quali l’equilibrio, la percezione del corpo, la coordinazione, nonché la forza e il Range of Motion (ROM) degli arti inferiori. Per rispondere a tali bisogni, all’interno del C.R.R.F. “Mons. Luigi Novarese” di Moncrivello (VC) è stato sviluppato un ambulatorio multidisciplinare dedicato a soggetti affetti da SM.. L’obiettivo di questo studio è quello di valutare l’impatto di un ciclo di fisioterapia personalizzato specifico per soggetti affetti da SM, all’interno di un ambulatorio multidisciplinare, mediante valutazione iniziale e finale standardizzata. Bibliografia 1. Cattaneo D, Regola A, Meotti M. Validity of six balance disorders scales in persons with multiple sclerosis. Disabil Rehabil. (2006) 28:789–95. 2. Phan-Ba R, Pace A, Calay P, Grodent P, Douchamps F, Hyde R, Hotermans C,Delvaux V, Hansen I, Moonen G, Belachew S. Comparison of the timed 25-foot and the 100-meter walk as performance measures in multiple sclerosis. Neurorehabil Neural Repair. 2011 Sep;25:672-9 3 Scalzitti DA, Harwood KJ, Maring JR et al. Validation of the 2-Minute Walk Test with the 6-Minute Walk Test and Other Functional Measures in Persons with Multiple Sclerosis. Int J MS Care. 2018 Jul-Aug;20(4):158-163. Efficacia di un trattamento ambulatoriale di fisioterapia in soggetti affetti da sclerosi multipla Bodrero M1, Grange E1, Di Giovanni R1, Solaro C1, Masuccio FG1 1. C.R.R.F. “Mons. L. Novarese”, Dipartimento di Riabilitazione, Moncrivello (VC) XXI CONGRESSO NAZIONALE SIRN – Dal pensiero al movimento e al gesto: i progressi della neuroriabilitazione – 12-14 Giugno 2022 Risultati Confrontando i punteggi pre e post-trattamento, il 61.7% (N=29) dei soggetti ha percorso un maggior numero di metri al 2MWT, il 70.20% (N=33) ha migliorato la performance al TUG e il 53.1% (N=25) al T25-FWT. Materiali e Metodi Nello studio sono stati inclusi tutti i soggetti con età maggiore di 18 anni e diagnosi di SM (revised McDonald criteria), che hanno afferito al servizio del C.R.R.F. dal gennaio 2020 al dicembre 2021. I soggetti inclusi hanno svolto un ciclo di trattamento completo (12 sedute di un’ora, 2/3 volte a settimana). La valutazione pre e post trattamento è stata effettuata attraverso le seguenti scale di valutazione: TUG, T25-FWT, 2MWT. Il trattamento è stato suddiviso in macro aree quali: gestione della fatica e della faticabilità, miglioramento dell’equilibrio, training del cammino. Il trattamento consiste sostanzialmente in un training aerobico svolto dapprima sul treadmill, successivamente in ambiente protetto e infine in ambienti esterni alla struttura; utilizzo della pedana stabilometrica e esercizi di equilibrio reattivo/proattivo con variazione della base d’appoggio; valutazione e miglioramento dei pattern del cammino in ottica restitutiva o compensativa.
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DEVELOPMENT OF THE GAIT HARMONY IN TYPICALLY DEVELOPING TODDLERS AND CHILDREN WITH CEREBRAL PALSY AS A FUNCTION OF THE WALKING EXPERIENCE
The harmony of mature walking is given by a specific self-similar structure of the ratios between the durations of these phases (stride/stance (GR0), stance/swing (GR1), swing/double support (GR2)), that in adults all converge to the golden ratio (phi, about 1.618; Iosa et al., 2013). In our previous study (De Bartolo et al., 2022) we investigated the evolution of the gait harmonic structure in the transition from supported to independent walking, in TD toddlers. In this second study, we aim to extend our analysis to children with Cerebral Palsy (CP). Background Materials and Methods • 27 Tipical Developped children (TD) recorded at various stages of locomotor development (from neonatal stepping up to an independent walking experience of about six months). • 32 children with Cerebral Palsy, recorded since the children have been clinical obFoot- contact and foot-off events were manually detected for both sides by visual inspection using a digital video recordings and marker trajectories with Vicon Nexus software. Descriptive statistics were used to evaluate demographics and average values of gait parameters. A Bisquare Robust Method, Trust-Region Algorithm fit was used to highlight the existence of a trend in the development of the ratio parameters GR, reporting the determination coefficient R2 to as the goodness of the fit. Repeated Measures Analysis of Variance (RM-ANOVA) was used to verify differences among the seven temporal phases of the longitu We analysed 93 sessions comprising a group of 27 participants (age range 1.3–23.1 months). Poor fittings were observed before the first steps for all the three gait ratios, with determination coefficients R2 lower than 0.2. In contrast, after first steps, GR data result fitted well with the exponential model, with R2 ≥ 0.75. Furthermore, constant b was very close to the golden ratio, especially for GR0. Longitudinal analysis was performed on 13 participants recorded at least in four sessions spanning from supported walking until independent walking. Figure 2 reports GR0 for these toddlers computed before the first steps (grey dots), at the first steps (red dots), and after the first independent steps (green dots). RM-ANOVA reported statistically significant differences for GR0 with respect to the time–stage of motor development (F(6,56) = 19, p < 0.001). Post hoc analyses showed significant differences for toddlers at first indipendent steps and those with at least six months of walking experience, with respect to all the other subgroups (p ≤ 0.01). Results in TD group FIGURE 1. Sequential Analysis in TD group as a function of age (first plot) and walking experience (second plot) FIGURE 2 . Sequential Analysis in TD group as a function of age (top corner) and walking experience (bottom corner) References 80 sessions comprising a group of 32 children (age range 3.2–60.5 months), were recorded. Since we reported previously (De Bartolo et al., 2022) a significant effect for the three indices linked to walking age, children whose starting date of independent walking is not yet known were not included in this analysis. Also for this group, a poor fit is recorded before the beginning of the independent walking (R2 <0). Preliminary results in CP group FIGURE 4. Sequential Analysis in CP group as a function of WA. In contrast, after first steps, GR0 and GR1 fitted well with the exponential model R2> 0.6, R2 for GR2 is 0.338. RM-ANOVA showed differences between the three indices (F(2.46)=52.985, p=0.000) and a significant interaction of the GR indices with respect to impairment (F(2.46)=6.159, p=0.003) . Figure 5 shows the density plots for the three indices, computed for the impeired (I) and unimpaired (U) side; at the center, a scatterplot shows each GR index for both limbs in relation to the walking age (WA). Pearson’s coefficient of correlation showed a significant correlation of GR index for each limb with WA (p=0.000), with major effect for unimpaired side (GR0_U, r=0.636, GR1_U, r=-0.512, GR2_U, r=0.585).
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EFFICACIA DEL NERIDRONATO SULLA DENSITÀ MINERALE OSSEA IN PAZIENTI AFFETTI DA DISTROFIA MUSCOLARE DI DUCHENNE IN TRATTAMENTO CON GLUCOCORTICOIDI: UNO STUDIO PILOTA
Efficacia del neridronato sulla densità minerale ossea in pazienti affetti da Distrofia Muscolare di Duchenne in trattamento con glucocorticoidi: uno studio pilota Materiali & metodi Disegno dello studio: studio retrospettivo di coorte. Popolazione: pazienti affetti da DMD in trattamento con GC da almeno 3 mesi. Esclusi pazienti con età <5 anni, con scoliosi e comorbilità severe. Intervento: pazienti che hanno assunto neridronato (25mg al mese) per via IM e supplemento quotidiano di VitD (600 UI) e Calcio (500mg). Outcome: dati demografici, anamnestici, durata e dose del trattamento con GC, e i dati della BMD ottenuti mediante metodica DXA (GE Lunar) del rachide lombare (L1-L4), includendo le misurazioni effettuate non prima di 4 settimane dall’inizio del trattamento (T0) e dopo 1 anno dall’inizio di quest’ultimo (T1). Risultati Abbiamo riportato i dati di 8 pazienti (6 non ambulanti ,2 deambulanti) con età media alla diagnosidi 4,75 ± 2,81 anni (Tabella 1). Al baseline il 75% dei casi presentava valori di ridotta BMD (0,716 ± 0,164 g/cm2), con Z-score <-2 nel distretto lombare. Dopo 12 mesi (T1) di trattamento con neridronato e supplementazione con vitamina D e calcio, l’87,5% dei pazienti mostrava valori di ridotta densità ossea (0,685 ± 0,190 g/cm2). Nessun paziente ha riportato nuove fratture. Il confronto dei valori densitometrici nei due tempi non ha evidenziato una differenza significativa in termini di BMD e Z-score (p=0.674 and p=0.208, rispettivamente). Anche la sub-analisi su pazienti non deambulanti senza fratture pregresse, non ha evidenziato differenze significative tra baseline e T1 in termini di BMD e Z-score (p=0.917 e p=0.249, rispettivamente). Antimo Moretti1, Sara Liguori1, Marco Paoletta1, Serena Lorusso1, Francesca Gimigliano2, Giovanni Iolascon1 1 Dipartimento di Specialità Medico-Chirurgiche ed Odontoiatriche, Università della Campania “Luigi Vanvitelli”, Napoli, Italia 2 Dipartimento di Salute Mentale e Fisica e Medicina Preventiva, Università della Campania “Luigi Vanvitelli”, Napoli, Italia Conclusioni Il nostro studio ha dimostrato che l’utilizzo di neridronato per via intramuscolare in pazienti con diagnosi di DMD in terapia a lungo termine con GC potrebbe rallentare il declino della BMD. Inoltre dopo un anno di trattamento, nessun paziente ha riportato nuove fratture. Ulteriori studi con follow-up a lungo termine sono necessari per confermare i nostri risultati. Introduzione: La Distrofia Muscolare di Duchenne (DMD) è una patologia neuromuscolare con trasmissione X-linked che colpisce 1:6000 nati maschi. Clinicamente la persona affetta da DMD presenta una progressiva e rapida degenerazione della muscolatura scheletrica con perdita della deambulazione e dell’autonomia (Fig.1) (1). Ad oggi i glucocorticoidi (GC) rappresentano la terapia più efficace per rallentare il decorso della patologia. Tuttavia, la terapia cronica con GC e la progressiva perdita di capacità motorie aumentano il rischio di fragilità ossea in questi pazienti, con rischio di fratture a bassa energia (2). Tra i trattamenti farmacologici per la gestione del danno osseo nei pazienti con DMD, le linee guida internazionali raccomandano i bisfosfonati, in particolare zoledronato e pamidronato per la loro efficacia in termini di aumento della densità minerale ossea (BMD) (3). D’altro canto, tra i bisfosfonati, il neridronato è una molecola efficace e sicura nel trattamento delle patologie metaboliche dell’osso in età pediatrica, come l’osteogenesi imperfetta (4). Scopo: valutare l’efficacia del neridronato sulla BMD in pazienti con DMD in trattamento con GC a lungo termine. References 1. Duan D, Goemans N, Takeda S, Mercuri E, Aartsma-Rus A. Duchenne muscular dystrophy. Nat Rev Dis Primers. 2021 Feb 18;7(1):13. doi: 10.1038/s41572-021- 00248-3. PMID: 33602943. 2. Iolascon G, Paoletta M, Liguori S, Curci C, Moretti A. Neuromuscular Diseases and Bone. Front Endocrinol (Lausanne). 2019 Nov 22;10:794. doi: 10.3389/fendo.2019.00794. PMID: 31824418; PMCID: PMC6886381. 3. Sbrocchi AM, Rauch F, Jacob P, McCormick A, McMillan HJ, Matzinger MA, et al. The use of intravenous bisphosphonate therapy to treat vertebral fractures due to osteoporosis among boys with Duchenne muscular dystrophy. Osteoporos Int. (2012) 23:2703–11. doi: 10.1007/s00198-012-1911-3 4. Rossini M, Adami S, Bertoldo F, Diacinti D, Gatti D, Giannini S, Giusti A, Malavolta N, Minisola S, Osella G, Pedrazzoni M, Sinigaglia L, Viapiana O, Isaia GC. Guidelines for the diagnosis, prevention and management of osteoporosis. Reumatismo. 2016 Jun 23;68(1):1-39. doi: 10.4081/reumatismo.2016.870. PMID: 27339372. CONTACT INFORMATION Antimo Moretti, MD Dipartimento di Specialità Medico- Chirurgiche ed Odontoiatriche, Università della Campania “Luigi Vanvitelli”, Napoli, Italia. Telefono: +390815665537, e-mail address: antimo.moretti@unicampania.it Tabella
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LA GESTIONE DELL’IPERTONO SPASTICO: UN OBIETTIVO, DIVERSI PERCORSI
sintomi con il maggior impatto su autonomia, partecipazione, qualità della vita. L’eziologia complessa, l’eterogeneità di presentazione e di combinazione in diversi pattern motori-funzionali e la risposta variabile alle terapie rendono la sua gestione difficilmente standardizzabile. Nella pratica clinica la combinazione di diversi approcci sia valutativi che di trattamento è necessaria per la personalizzazione dell’intervento con la definizione del quadro clinico-funzionale in relazione alle attività, all’identificazione di fattori scatenanti o peggiorativi l’ipertono, la scelta terapeutica sistemica o locale. Nel caso di persone con Sclerosi Multipla (SM) la gestione dell’ipertono risulta essere uno degli aspetti più imprevedibili; l’eterogeneità di presentazione, la variabilità dell’impatto sull’autonomia e partecipazione nelle attività, la possibile manifestazione con sintomi eterogenei (dolore, spasmi, alterazioni del controllo pelvico, disturbi del sonno) necessitano infatti di diversi approcci terapeutici, in molti casi combinati tra loro. A fronte dell’ampia varietà di approcci sia farmacologici che non farmacologici per molti manca comunque l’evidenza scientifica. Obiettivi: Lo scopo di questo studio è stato quello di identificare un percorso strategico nella gestione dell’ipertono anche mediante l’utilizzo di blocchi neuromuscolari ponendo le basi per uno studio sull’efficacia oggettiva e percepita di tale strumento terapeutico anche in relazione all’obiettività clinica-funzionale. Conclusioni: La gestione dell’ipertono necessita di personalizzazione con la combinazione di diversi approcci che possano ridurre il suo impatto peggiorativo dell’ipertono spastico sul controllo motorio, sulla gestione del dolore, su autonomia, partecipazione e qualità della vita. Per tale motivo è stato scelto un approccio di tipo osservazionale che descrivesse la molteplicità di approcci terapeutici possibili. L’identificazione di criteri di eleggibilità al blocco neuromuscolare sia diagnostico che terapeutico hanno consentito di indirizzare i pazienti al percorso terapeutico più idoneo. Vista la dimensione ridotta del campione si ritiene necessario proseguire con la raccolta di dati durante le valutazioni cliniche che valutino l’efficacia percepita da parte del paziente dei trattamenti proposti e parametri che oggettivino il risultato ottenuto al fine di evidenziare i benefici della presa in carico personalizzata e con l’utilizzo di diversi strumenti terapeutici. – Valeria Bergamaschi (1); Marco Della Cava (1); Giovanna Konrad (1); Giampaolo Brichetto (1,2) (1) Associazione Italiana Sclerosi Multipla, Servizio di Riabilitazione, Genova, Italia; (2) Fondazione Italiana Sclerosi Multipla, Genova, Italia; Ambulatorio Spasticità n=67 Difficoltà durante le sedute di trattamento riabilitativo Peggioramento clinico Ipertono scarsamente controllato dalle terapie già in atto Ipertono con impatto su deambulazione e/o ADL Rivalutazione terapeutica Risultati: Sono stati valutati 67 pazienti (60 PcSM, 7 altra patologia) di età compresa fra i 35 e gli 85 anni (età media 57). Delle 60 PcSM: 10 forma primariamente progressiva (PP), 7 forma recidivante remittente (RR), 40 secondariamente progressiva (SP), 2 forma non nota, 1 forma atipica. Sottoposti a blocco neuromuscolare diagnostico con lidocaina (3 altra patologia, 1 SM forma non nota, 1 SM atipica, 7 SMPP, 2 SM RR, 19 SM SP): 33, di cui 24 hanno effettuato successivamente blocco neuromuscolare terapeutico con fenolo e 1 blocco neuromuscolare terapeutico presso altro centro con BoNT. A cui è stata prescritta terapia antispastica orale: 6. Inviati a valutazione per tossina botulinica presso altro centro: 11. Sottoposti a rimozione spine irritative (dolore, alterato controllo minzionale e fecale): 13.
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PROPOSTA DI PROTOCOLLO VALUTATIVO STRUMENTALE SUI PARAMETRI CINEMATICI DEL CAMMINO IN UN PAZIENTE AFFETTO DA SCLEROSI MULTIPLA
Proposta di protocollo valutativo strumentale sui parametri cinematici del cammino in un paziente affetto da sclerosi multipla Francesco Snichelotto1, Sara Liguori1, Antimo Moretti1, Marco Paoletta1, Giovanni Iolascon1, Francesca Gimigliano2 1 Dipartimento di Specialità Medico-Chirurgiche ed Odontoiatriche, Università della Campania “Luigi Vanvitelli”, Napoli, Italia 2 Dipartimento di Salute Mentale e Fisica e Medicina Preventiva, Università della Campania “Luigi Vanvitelli”, Napoli, Italia Introduzione: L’alterazione dell’andatura è di comune riscontro nella persona con sclerosi multipla (SM) con importanti ripercussioni sull’indipendenza funzionale e sulla partecipazione lavorativa e sociale. Tale impairment si caratterizza tipicamente per una riduzione della velocità, della lunghezza e della cadenza del passo, e del range di movimento articolare degli arti inferiori, associato ad una sensazione di fatigue riferita dal paziente [1]. Tra le proposte terapeutiche per migliorare il pattern del cammino in questa popolazione, vi è l’iniezione intramuscolare di tossina botulinica (BoNT/A). Tuttavia gli effetti funzionali di tale intervento possono essere difficili da quantificare clinicamente, in particolare per persone con punteggi di Expanded Disability Status Scale (EDSS) < 2, indicativi di un lieve grado di disabilità [2]. Scopo di questo studio è proporre un protocollo valutativo strumentale dei parametri cinematici del cammino in un paziente con SM con lieve disabilità. Referimenti: 1Pau M, Coghe G, Corona F, Marrosu MG, Cocco E. Effect of spasticity on kinematics of gait and muscular activation in people with Multiple Sclerosis. J Neurol Sci. 2015 Nov 15;358(1-2):339-44. doi: 10.1016/j.jns.2015.09.352. Epub 2015 Sep 18. PMID: 26409825. 2. Vienne-Jumeau A, Quijoux F, Vidal PP, Ricard D. Value of gait analysis for measuring disease severity using inertial sensors in patients with multiple sclerosis: protocol for a systematic review and meta-analysis. Syst Rev. 2019 Jan 8;8(1):15. doi: 10.1186/s13643-018-0918-z. PMID: 30621765; PMCID: PMC6325868. Materiali e metodi: C.M., donna di 40 anni, BMI 28.2 kg/m2, si è recata presso la UOC di Medicina Fisica e Riabilitazione dell’Università degli Studi della Campania “Luigi Vanvitelli” per la comparsa di una riferita sensazione di pesantezza a carico dell’arto inferiore destro in particolare durante la marcia dopo lunghi tratti. In anamnesi la paziente presentava diagnosi di SM recidivante remittente (EDSS 1.5) in trattamento con Fingolimod (0.5 mg/cp, 1 cp/die) e colecalciferolo (50000 UI/fl, 1 fl al mese). La valutazione clinica ha previsto il bilancio articolare (Range of Motion, ROM), il bilancio muscolare (Manual Muscle Test, MMT) e la valutazione del tono muscolare (Modified Ashworth Scale, MAS). Il protocollo valutativo strumentale dei parametri cinematici del cammino ha previsto l’esecuzione di un test del cammino in due minuti (2-minute walking test) su treadmill sensorizzato (Walker View, Tecnobody) (Fig. 1) con l’utilizzo di specifici sensori di misurazione del ROM dell’articolazione tibio-tarsica. Abbiamo prescritto un progetto riabilitativo individuale specifico, includendo tra gli interventi il trattamento con BoNT/A in modalità ecoguidata con un inoculo nel ventre del gastrocnemio mediale (30 U) e un inoculo nel ventre del gastrocnemio laterale (30 U) di dx. La paziente ha intrapreso un percorso di rieducazione neuromotoria con stretching passivo ed attivo della muscolatura infiltrata e rinforzo degli antagonisti. Il follow-up programmato, prevedeva l’esecuzione dello stesso protocollo valutativo clinicostrumentale ad un mese dall’inoculo. Conclusioni: La SM è una patologia con una notevole eterogeneità clinica che caratterizza tutto il decorso di malattia, ed un frequente coinvolgimento della funzione motoria sin dalle prime fasi (EDSS<2). In questa popolazione, risulta di fondamentale importanza una precoce e oggettiva valutazione degli impairment motori, in particolare riguardanti il cammino. L’utilizzo di un protocollo valutativo che si avvalga di tecniche strumentali di facile impiego e veloce utilizzo dovrebbe essere incoraggiato in questa popolazione allo scopo
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“MEMORIA IN MUSICA E MOVIMENTO”: UN PROGETTO DI STIMOLAZIONE NEUROMOTORIA CON LA MUSICA NELLA MALATTIA DI PARKINSON
Introduzione La MalaJa di Parkinson è una malaJa neurodegeneraNva caraOerizzata da un’alterazione del sistema dopaminergico a livello dei gangli della base e del cervelleOo, con conseguenN deficit a carico del sistema motorio, cui si associano spesso deficit cogniNvi. La musica, grazie alle sue componenN ritmiche e melodiche, è uno sNmolo uNle alla formulazione di esercizi per la riabilitazione delle dimensioni cogniNva, motoria, emoNvo-affeJva e comportamentale. La leOeratura evidenzia che il ritmo e la musica producono cambiamenN struOurali e funzionali a livello cerebrale nei pazienN con MalaJa di Parkinson, con ricadute a livello motorio, cogniNvo ed emoNvomo Nvazionale. Materiali e metodi • Criteri di inclusione: diagnosi MalaJa di Parkinson, MMSE>24, deambulazione autonoma • CaraOerisNche intervento: 6 incontri a cadenza seJmanale di 90 minuN; esercizi integranN aspeJ cogniNvo-motori ed emoNvo-moNvazionali, intervenN di metacognizione finalizzaN ad incenNvare la consapevolezza del razionale neuropsicologico dell’aJvità svolta • Assessment pre (T0) e post (T1): valutazione di memoria verbale e visuospaziale (Digit Span e Corsi Span forward e backward, 15 Parole di Rey, SpaNal Recall Test), aOenzione (Symbol Digit, Dual Task, Stroop Test), linguaggio (fluenza semanNca e fonemica), prassia (copia Figura Complessa di Rey), cognizione sociale (Story based Empathy Task), funzioni esecuNve (Fluenze alternate, Frontal Assessment BaOery, Wisconsin Card SorNng Test) e benessere generale (Psychological General Well-Being Index) Conclusioni Il presente lavoro esprime l’intenzione di individuare un intervento di sNmolazione neuromotoria extra-ospedaliera per persone con MalaJa di Parkinson. La musica, con le sue caraOerisNche complesse e pervasive, può cosNtuire uno sNmolo uNle alla costruzione di aJvità cogniNvo-motorie complesse. Le componenN ludica e sociale permeOono un ingaggio moNvazionale funzionale alla partecipazione e al coinvolgimento emoNvo-affeJvo. Da un punto di vista qualitaNvo si è osservato un impaOo posiNvo sui partecipanN dei momenN dedicaN alla metacognizione e alla condivisione di aspeJ emoNvi relaN alle difficoltà incontrate o al senso di auto-efficacia. L’ampiezza del campione e la mancanza di un gruppo di controllo non permeOono di generalizzare i risultaN osservaN. Proposito per il futuro sarebbe risolvere quesN limiN, nell’oJca di promuovere intervenN che valorizzino l’integrazione del cogniNvo e del motorio, dimensioni centrali e intrecciate nella MalaJa di Parkinson. Obie9vo Studio pilota per promuovere un intervento di sNmolazione cogniNva non invasiva, di gruppo, avvalendosi delle potenzialità dello sNmolo musica Risulta6 • Sei partecipanN, 33.33% donne, età media 68.17 ± 5.53 (range 62 – 76), scolarità media 11.33 ± 2.58 (range 8 – 13) • A T0, quaOro partecipanN (66.66%) hanno offerto una prestazione deficitaria in almeno un dominio cogniNvo indagato • Miglioramento punteggi Symbol Digit e SET-CI a T1 • Peggioramento punteggi rievocazione differita 15 Parole di Rey e copia Figura Complessa di Rey a T1 • Al quesNonario PGWBI, a T0, tre partecipanN (50%) non presentavano distress psicologico, due (33,33%) presentavano distress moderato, uno (16,66%) distress severo; quest’ulNmo oJene un punteggio di distress moderato a T1 Bibliografia Koshimori,
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VALUTAZIONE DELLO STATO PSICOFISIOLOGICO DURANTE TERAPIA ROBOTICA ASSISTIVA IN PAZIENTI PEDIATRICI CON PARALISI CEREBRALE INFANTILE TRAMITE TERMOGRAFIA AD INFRAROSSI
VALUTAZIONE DELLO STATO PSICOFISIOLOGICO DURANTE TERAPIA ROBOTICA ASSISTIVA IN PAZIENTI PEDIATRICI CON PARALISI CEREBRALE INFANTILE TRAMITE TERMOGRAFIA AD INFRAROSSI D. Perpetuinib, E.F. Russoa, C. Filippinib, D. Cardonee, M.Trittod, F. Pellicanoa, G.P. De Santisa, R. S. Calabròc A. Merlae, S. Filonia a: Fondazione Centri di Riabilitazione Padre Pio Onlus, San Giovanni Rotondo, Viale Cappuccini 77 b: University G. D’Annunzio of Chieti-Pescara, Department of Neuroscience and Imaging, Institute for Advanced Biomedical Technologies, Chieti, Italia c: IRCCS Centro Neurolesi “Bonino-Pulejo”, Messina, Italy d: Next2U s.r.l., 65127 Pescara, Italy e: University G. D’Annunzio of Chieti-Pescara, Department of Engineering and Geology, Chieti, Italia. La terapia robotica assistiva del passo (RAGT) è uno strumento riabilitativo ampiamente utilizzato per potenziare l’andatura delle persone affette da disabilità neurologica [1]. Questo tipo di trattamento viene applicato anche in pazienti di età pediatrica al ne di migliorare l’andatura. Tra le patologie che possono richiedere l’utilizzo della RAGT, si annovera la paralisi cerebrale (PC), che è una situazione neurologica non progressiva dovuta a una lesione cerebrale che avviene prima che lo sviluppo del cervello sia completo [2]. È importante sottolineare che l’efcacia della terapia è legata alla partecipazione del paziente al trattamento. Dunque, l’analisi dell’impatto emozionale della RAGT sui pazienti è cruciale in termini di appropriatezza clinica di tale riabilitazione. Tuttavia, pochi studi sono stati effettuati sull’aspetto emozionale legato alla RAGT [1], soprattutto in pazienti di età pediatrica. L’aspetto emozionale può essere valutato attraverso l’analisi di segnali siologici indicativi dello stato psicosiologico degli individui. In particolare, la termograa infrarossa (IRT) è una tecnica che permette di valutare le variazioni di temperatura superciale del viso, le quali sono legate all’attività del sistema nervoso autonomo e alle condizioni psicosiologiche del soggetto. Lo scopo dello studio è valutare la risposta psicosiologica in pazienti con CP durante la RAGT. Nello specico, i partecipanti sono stati trattati con RAGT e le variazioni di temperatura di regioni facciali altamente indicative dello stato psicosiologico sono state misurate durante il training attraverso IRT. INTRODUZIONE Otto bambini (5M, 3F, età media 10 anni, Tab. 1) sono stati reclutati per lo studio. Per quanto riguarda la RAGT, è stato utilizzato il Lokomat® (Hocoma). Durante la terapia, le variazioni di temperatura facciali sono state misurate attraverso la termocamera FLIR SC660 (FLIR, Wilsonville, OR, USA) Fig. 1. Ogni paziente ha effettuato 12 sedute di RAGT, 3 a settimana. Ogni sessione prevedeva una camminata iniziale di 5 minuti e un allenamento di 30 minuti, impostando il Lokomat in base al livello funzionale di ciascun paziente. Il training è stato strutturato alternando periodi di riposo a periodi di attività. Per valutare la variazione dello stato psicosiologico dei pazienti associato alla RAGT, ogni partecipante è stato acquisito durante il primo trattamento (T0), alla 6a seduta (T1) e alla 12a seduta (T2). Inoltre, sono state somministrate le seguenti scale cliniche: Gross Motor Function Classication System (GMFCS), Modied Ashworth Scale (MAS), Functional Ambulation Categories (FAC), Functional Mobility Scale. Per quanto riguarda l’analisi del segnale termograco, due regioni di interesse (ROIs) sono state denite rispettivamente sulla punta del naso e sul corrugatore Fig. 2. Dal segnale termico, durante il periodo di attività, sono stati estratti alcuni parametri indicativi di attivazione del sistema nervoso autonomo del partecipante: valor medio (normalizzato rispetto alla baseline precedente), deviazione standard ed entropia di campionamento [3]. L’analisi statistica è stata effettuata per ogni ROI applicando un’ANOVA per misure ripetute sui parametri calcolati durante le diverse sessioni. Inoltre, confronti multipli sono stati effettuati sui parametri che sono risultati signicativi, correggendo i risultati per Bonferroni. MATERIALI E METODI L’analisi statistica ha mostrato un cambiamento della condizione psicosiologica dei pazienti durante le diverse sessioni. In particolare, per quanto riguarda il corrugatore, differenze signicative sono state trovate per l’entropia di campionamento (F (1,477, 5,907) = 6,888; p=0.033) e per il valore medio (F (1,425, 5,7) = 5,88; p=0.047). Per quanto concerne la punta del naso, l’entropia di campionamento ha mostrato differenze signicative (F (1,134, 4,536) = 11,5; p=0.041). I confronti multipli hanno mostrato differenze signicative per la punta del naso tra tutte le sessioni, mentre per il corrugatore solamente tra T0 e T2 Fig. 3. MATERIALI E METODI CONCLUSIONI TABELLA 1 Caratteristiche demografiche dei pazienti FIGURA 1 A) paziente rappresentativo imbracato sul Lokomat B) termocamera FLIR FIGURA 2 Termogramma di un paziente rappresentativo con regioni di interesse (ROIs) selezionate sulla punta del naso e sul corrugatore [1]Corbianco, S., Cavallini, G., Dini, M., Franzoni, F., D’Avino, C., Gerini, A., & Stampacchia, G. (2021). Energy cost and psychological impact of robotic-assisted gait training in people with spinal cord injury: Effect of two different types of devices.Neurological Sciences,42(8), 3357-3366. [2]Cherni, Y., et al. Effect of low dose robotic-gait training on walking capacity in children and adolescents with cerebral palsy. Neurophysiologie Clinique, 2020 [3]Perpetuini, D., Cardone, D., Chiarelli, A. M., Filippini, C., Croce, P., Zappasodi, F., … & Merla, A. (2019). Autonomic impairment in Alzheimer’s disease is revealed by complexity analysis of functional thermal imaging signals during cognitive tasks.Physiological measurement,40(3), 034002. BIBLIOGRAFIA FIGURA 3 Boxplots relativi alle metriche estratte dal segnale termico delle ROIs selezionate nelle diverse fasi sperimentali XXI Congresso Nazionale Questo studio rappresenta un primo tentativo di investigare lo stato psicosiologico associato alla RAGT in bambini con CP. I risultati hanno dimostrato che la terapia robotica produce un incremento della risposta termica cutanea con il procedere delle sessioni. In particolare, un incremento dell’entropia di campionamento e del valor medio normalizzato indicano un aumento della partecipazione dei pazienti, e quindi anche un incremento della componente emotiva positiva legata all’accettazione trattamento. Tuttavia, ulteriori sperimentazioni volte ad uno studio delle emozioni dei pazienti basato sia su altri segnali siologici che espressioni facciali sono necessarie. Infatti, questo approccio potrebbe essere utile per calibrare il trattamento per pazienti che non sono in grado di manifestare il proprio stato psicosiologico tramite un linguaggio
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IL RUOLO DEL DOLORE SUI DISTURBI MOTORI E NON MOTORI NEI PAZIENTI AFFETTI DA MALATTIA DI PARKINSON IN FASE INIZIALE: UNO STUDIO CROSS-SECTIONAL
La malattia di Parkinson (MP) è un disordine neurodegenerativo cronico caratterizzato da una significativa riduzione del controllo motorio, con difficoltà nella deambulazione, nei trasferimenti, e nell’equilibrio (1). Tra i segni e sintomi di tipo non motorio, fino al 50% dei pazienti con malattia di Parkinson sperimenta il dolore. Le condizioni associate con il dolore in questa popolazione possono essere di diversa natura, da patologie muscolo-scheletriche (frozen shoulder, osteoartrosi), all’impegno radicolare, al dolore centrale e/o associato alla distonia (2). Tuttavia, tale sintomo è spesso sottovalutato nella fase precoce della malattia. Parametri Valore Età (anni) 65.1 + 8.9 BMI (kg/m2) 28.63 + 4.73 Durata di malaAa (anni) 4.54 + 1.90 Kings Parkinson’s Pain Scale (KPPS) 8.9 + 10.7 Epworth Sleepiness Scale (ESS) 5.71 + 3.50 MOntreal Cognitive Assessment (MOCA) 24.78 + 2.08 Parkinson Fatigue Severity (PFS) Scale 2.72 + 1.30 Parkinson Anxiety Scale (PAS) total score 9.96 + 8.39 Beck Depression Inventory (BDI II) 9.29 + 7.32 Velocità cammino (m/s) 1.42 + 0.85 Durata cammino (sec) 15.32 + 0.53 Lunghezza passo (m) 1.53 + 0.19 Cadenza (passi/min) 113.33 + 8.12 TUG (s) 13.12 + 3.18 TUGdt (s) 15.54 + 4.76 Abbiamo incluso 24 pazienti, 17 maschi e 7 femmine, con età media di 65,1+8,9 anni. Tra questi, 17 pazienti riferivano dolore con un valore medio di 8.9 ± 10.7 secondo la KPPS. Lo scopo dello studio è valutare l’impatto del dolore sugli impairment motori e non motori nei pazienti con MP in fase precoce. ion Abbiamo reclutato pazienti affetti da MP con un punteggio alla scala di Hoehn & Yahr modificata (H&Y) ≤ 2, sottoponendoli ad un protocollo valutativo comprendente: esame strumentale (G-WALK®, BTS) della cinematica del cammino tramite esecuzione di Timed Up and Go (TUG) e TUG Dual-Task (3); Epworth Sleepiness Scale (ESS) per caratterizzare i disturbi del sonno; Montreal Cognitive Assessment (MoCA) per la valutazione cognitiva globale; Parkinson Fatigue Severity scale; Beck Depression Inventory; Parkinson Anxiety Scale. Abbiamo diviso la nostra popolazione in 2 gruppi in base all’assenza/presenza di dolore valutata tramite la Kings Parkinson’s Pain Scale (KPPS). I nostri dati suggeriscono che nei pazienti affetti da MP in fase precoce, la presenza di dolore, seppur lieve, può limitare la capacità di deambulazione e il controllo dell’equilibrio durante l’esecuzione concomitante di compiti cognitivi. Inoltre, il dolore sembra ridurre significativamente la qualità del sonno. 1 GBD 2016 Neurology Collaborators. Global, regional, and national burden of neurological disorders, 1990-2016: a systematic analysis for the Global Burden of Disease Study 2016. Lancet Neurol. 2019 May;18(5):459-480. doi: 10.1016/S1474-4422(18)30499-X. Epub 2019 Mar 14. 2 Lee HM, Koh SB. Many Faces of Parkinson’s Disease: Non-Motor Symptoms of Parkinson’s Disease. J Mov Disord. 2015 May;8(2):92-7. doi: 10.14802/jmd.15003. Epub 2015 May 31. 3 Mylius V, et al, The Parkinson disease pain classification system: results from an international mechanism-based classification approach. Pain. 2021 Apr 1;162(4):1201-1210. 4 Emre M, e al, Clinical diagnostic criteria for dementia associated with Parkinson’s disease. Mov Disord. 2007 Sep 15;22(12):1689-707; quiz 1837. doi: 10.1002/mds.21507. PMID: 17542011. INTRODUZIONE RISULTATI OBIETTIVO METODI CONCLUSIONE BIBLIOGRAFIA Coorte MP senza dolore (n = 7) Coorte MP con dolore (n = 17) p-value Età (anni) 60.57 + 6.18 66.94 + 9.39 0.341 BMI (kg/m2) 31.77 + 7.10 27.34 + 2.69 0.087 Durata di malattia (anni) 4.43 + 1.13 4.59 + 2.17 0.285 Epworth Sleepiness Scale (ESS) 3.6 + 1.13 6.6 + 3.8 0.008* MOntreal Cognitive Assessment (MOCA) 24.54 + 1.52 24.88 + 2.31 0.137 Parkinson Fatigue Severity (PFS) Scale 3.19 + 1.07 2.53 + 1.37 0.288 Parkinson Anxiety Scale (PAS) total score 10.57 + 7.06 9.71 + 9.07 0.382 Beck Depression Inventory (BDI II) 9.43 + 6.02 9.24 + 7.97 0.098 Velocità cammino (m/s) 1.17 + 0.12 1.53 + 0.99 0.901 Durata cammino (sec) 14.00 + 2.08 15.86 + 2.65 0.99 Lunghezza passo (m) 1.21 + 0.09 1.66 + 1.14 0.951 Cadenza (passi/min) 116.28 + 8.12 112.12 + 8.05 0.665 TUG (s) 11.71 + 2.43 13.69 + 3.33 0.424 TUGdt (s) 12.67 + 2.48 16.73 + 5.02 0.04** Nota: I valori sono espressi come media ± deviazione standard (DS); TUG: Timed up and go; TUGdt: Timed up and go DualTask. Il confronto tra i gruppi non ha evidenziato nessuna differenza significativa per tutti gli outcome analizzati, ad eccezione della durata al TUG dual task e dell’ESS, con risultati peggiori nei pazienti che riportavano dolore rispetto ai restanti 7 che non riferivano dolore (Tabella 2). Nota: I valori sono espressi come media ± deviazione standard (DS); TUG: Timed up and go; TUGdt: Timed up and go DualTask. *Student t-test. **Two-sample Wilcoxon rank-sum (Mann– Whitney) test. Tabella 1. Caratteristiche cliniche della nostra popolazione di pazienti con MP Tabella 2. Variazione statistica tra i due gruppi in base alla presenza di dolore al KPPS Antimo Moretti, MD Department of Medical and Surgical Specialties and Dentistry, University of Campania “Luigi Vanvitelli”, Via De Crecchio, 4 – 80138 Naples Phone number: +390815665537, e-mail address: antimo.moretti@unicampania.it CONTACT INFORMATION Antimo Moretti, MD Department of
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VALUTAZIONE DELL’EQUILIBRIO E DEL CAMMINO IN PAZIENTI CON ICTUS: CORRELAZIONE TRA INDICI STABILOMETRICI E PARAMETRI DI GAIT ANALYSIS
Valutazione dell’equilibrio e del cammino in pazienti con ictus: correlazione tra indici stabilometrici e parametri di Gait Analysis Iacovelli Chiara 1,2, Letizia Castelli2,3, Caliandro Pietro4, Salvatori Gianpaolo5, Luca Padua3,5, Roberto Bernabei2,5, Giovannini Silvia5,6 INTRODUZIONE: L’ictus rappresenta la prima causa di invalidità a livello mondiale, con un rilevante impatto individuale, familiare ed economico. Il recupero dell’equilibrio e di una deambulazione più fluida, sicura e corretta è un requisito essenziale per permettere al paziente di riacquisire l’autonomia nelle attività della vita quotidiana. Inoltre, una conseguenza del recupero non ottimale dell’andatura nei pazienti con ictus è l’alto rischio di cadute che peggiora la loro qualità di vita [1]. Dato che molte cadute sono prevenibili, l’identificazione precoce del rischio di caduta è cruciale per sviluppare interventi su misura per prevenire tali cadute. Recentemente è stato sviluppato un indice (Silver Index) di valutazione strumentale del rischio di caduta attraverso piattaforma robotica Hunova® (Movendo Technology, srl, Genova, IT) con l’obiettivo di dare un’indicazione precoce di tale rischio mediante dati numerici dell’equilibrio sia statico che dinamico [2]. Al fine di associare una valutazione strumentale dell’equilibrio e della deambulazione ad una valutazione clinica, l’obiettivo di questo studio è quello di valutare la correlazione tra il Silver Index e i parametri di Gait Analysis per poter proporre training riabilitativi sempre più personalizzati. RISULTATI: Dall’analisi di correlazione risulta una correlazione statisticamente significativa tra il Silver Index e la fase di appoggio del lato non affetto (%) (p=0.036, ρ=0.700) e la fase di volo del lato non affetto (%) (p=0.036, ρ=- 0.700). Inoltre, il Silver Index correla con la variabilità della larghezza del passo (p=0.007, ρ=-0.816) (Figura 1). CONCLUSIONI: Questi risultati preliminari mostrano che il rischio di caduta è maggiore nei pazienti che presentano una fase di appoggio più lunga dell’arto non affetto e una durata inferiore della fase di volo sempre dell’arto non affetto. Inoltre, i nostri risultati mostrano che i pazienti che cadono di più hanno una minore variabilità della base di appoggio. Ciò potrebbe indicare che questi pazienti non sono in grado di effettuare i continui aggiustamenti che si verificano fisiologicamente durante l’andatura e quindi non riescono a produrre un adattamento dinamico durante la deambulazione. MATERIALI E METODI: Sono stati inclusi nello studio 12 pazienti con esiti di ictus, di età compresa tra i 70 e 95 anni. Tutti i pazienti sono stati sottoposti ad una valutazione del rischio di caduta tramite la piattaforma robotica Hunova® calcolando il Silver Index e ad una gait analysis mediante sistema optoelettronico costituito da 8 telecamere ad infrarossi (SMART-DX500 – BTS Bioengineering, Milano, IT). È stato applicato il protocollo Davis che prevede 22 marker e sono stati calcolati i parametri spazio-temporali e i parametri cinematici segmentali. Per ogni soggetto è stato calcolato il coefficiente di variazione (CV) e il coefficiente di correlazione multipla (CMC) per quantificare, rispettivamente, la variabilità delle variabili discrete e continue [3]. È stato utilizzato il test di Spearman per calcolare la correlazione tra il Silver Index ed i parametri di relativi all’analisi del cammino
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IL MENTAL SCREENING 360° (MS-360°): UN TEST DI SCREENING PER LA VALUTAZIONE ECOLOGICA DEL FUNZIONAMENTO COGNITIVO QUOTIDIANO
IL MENTAL SCREENING 360° (MS-360°) UN TEST DI SCREENING PER LA VALUTAZIONE ECOLOGICA DEL FUNZIONAMENTO COGNITIVO QUOTIDIANO Pieri Luca1, Moro V.2 , Gambina G.3, & Romano D. 1-4-5 1MIBTEC, Dipartimento di Psicologia, Università degli studi di Milano-Bicocca, Milano, Italia 2NPSY.Lab-VR, Dipartimento di Scienze Umane, Università degli studi di Verona, Verona, Italia 3Verona Memory Center, Centro Medico Specialistico CEMS, Verona, Italia 4NeuroMi, Milan Center for Neuroscience, Università degli studi di Milano-Bicocca, Milano, Italia 5Dipartimento di Storia, Società e Studi Umanistici, Università del Salento Background: La Realtà Virtuale (virtual reality, VR) sta emergendo come strumento per la messa a punto di test neuropsicologici caratterizzati da una maggiore validità ecologica [1]. Obiettivo: Lo scopo di questo progetto è quello di sviluppare uno strumento di screening delle performance cognitive basato sulla 360°-VR, denominato Mental Screening-360° (MS-360°). INTRODUZIONE MATERIALI E METODI RISULTATI I risultati preliminari suggeriscono che il MS-360° sia uno strumento valido ed usabile per lo screening neuropsicologico. CONCLUSIONI [1] Parsons T. D. (2015). Virtual Reality for Enhanced Ecological Validity and Experimental Control in the Clinical, Affective and Social Neurosciences. Frontiers in human neuroscience, 9, 660. [2] Kennedy R., Lane N.E., Berbaum K. S.K, Lilienthal M.G. (1993) Simulator Sickness Questionnaire: An Enhanced Method for Quantifying Simulator Sickness, The International Journal of Aviation Psychology, 3:3, 203-220. [3] Brooke J (1996) SUS: a “quick and dirty” usability scale. In: Jordan P, Thomas W, Weerdmeester A, McClelland I (eds) Usability evaluation in industry. Taylor & Francis, London, pp 189–194 [4] Nasreddine, Z. S., Phillips, N. A., Bédirian, V., Charbonneau, S., Whitehead, V., Collin, I., Cummings, J. L., & Chertkow, H. (2005). The Montreal Cognitive Assessment, MoCA: a brief screening tool for mild cognitive impairment. Journal of the American Geriatrics Society, 53(4), 695–699. BIBLIOGRAFIA Mental Screening-360° (MS-360°) Il MS-360° include 14 compiti ispirati a prove neuropsicologiche classiche, ma rivisitate in ottica ecologica e sommini-strabili tramite visore VR. Partecipanti: 20 pazienti con Declino Cognitivo Soggettivo (età media = 73.9 ± 6.6, 9 femmine). Procedura: i partecipanti sono stati sottoposti a due fasi sperimentali. La fase VR prevedeva la somministrazione del Mental Screening-360° (MS-360°), del Simulation Sickness Question-naire (SSQ) [2] e della System Usability Scale (SUS) [3]. La fase standard includeva il Mon-treal Cognitive Assessment (MoCA) [4].
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GESTIONE RIABILITATIVA COMPLESSA IN UN PAZIENTE CON SINDROME DI GUILLAIN-BARRÈ POST VACCINO COVID-19 BNT162B2: UN CASE REPORT
Introduzione La pandemia da virus Sars-CoV2, e la conseguente malattia da coronavirus 2019 (COVID19), è stata identificata dall’OMS come emergenza di salute pubblica [1]. Per prevenire tale infezione, sono stati approvati dalla FDA numerosi vaccini, incluso il Pfizer/BioNTech BNT162b2 (Pfizer). Questo vaccino risulta sicuro, sebbene vi siano alcuni effetti collaterali comuni come cefalea, dolore muscolari e alle articolazioni, febbre e dolore nel sito di infezione [2]. Ad oggi, in letteratura, sono stati descritti rari casi di sindrome di Guillain-Barré (SGB) come severa reazione avversa alla somministrazione di vaccino Pfizer in adulti sani ed immunocompetenti [3]. Sebbene la SGB in seguito a vaccinazione sia già stata documentata, al meglio della nostra conoscenza, non sono mai stati descritti approcci riabilitativi in paziente con SGB conseguente a vaccinazione Pfizer/BioNTech BNT162b2 (Pfizer); pertanto, in questo case report proponiamo un caso indice per descrivere tale trattamento. Bibliografia 1. Carda S., Invernizzi M., Bavikatte G., Bensmail D., Bianchi F., Deltombe T., Draulans N., Esqunazi A., Francisco G.E., Gross R., Jacinto L.J., Moraaledapèrez S., O’dell M.W., Reebye R., Verduzco-Gutierrez M., Wissel J., Molteni F. COVID-19 pandemic. What should Physical and Rehabilitation Medicine specialists do? Aclinician’s perspective. European Journal of Physical and Rehabilitation Medicine. Agosto 2020 2. Meo S.A. Bukhari I.A., Akram J., Klonoff D.C. COVID-19 vaccines: comparison of biological, pharmacological characteristics and adverse effects of Pfizer/BioNTech and Moderna Vaccines. European Review for Medical and Pharmacological Sciences. 2021. 3. Haruki Koike, Atsuro Chiba, Masahisa Katsuno. Emerging Infection, Vaccination, and Guillain–Barre´ Syndrome: A Review. Neurol Ther. 2021 Materiali e Metodi Nel Maggio 2021 un uomo di razza Caucasica di 64 anni con diabete mellito tipo 2 giungeva in DEA lamentando progressiva perdita di forza agli arti inferiori e al braccio sinistro e conseguente incapacità di mantenersi in stazione eretta. L’anamnesi remota era muta per patologie neurologiche e per COVID19. Il mese precedente, il paziente aveva ricevuto la prima dose di vaccino Pfizer. Il paziente è stato pertanto ricoverato presso la Neurologia dell’Ospedale Castelli di Verbania per eseguire i dovuti accertamenti. L’esame obiettivo neurologico ha dimostrato severa ipostenia agli arti con sensibilità conservata. È stata eseguita pertanto una TC encefalo e una RMN di colonna cervicale che non hanno dimostrato alterazioni compatibili con il quadro clinico. Il paziente è stato inoltre sottoposto a rachicentesi ed analisi del liquor che documentava assenza di dissociazione albuminocitologica. Infine, una elettroneurografia (ENG) ha riscontrato una sofferenza assonale motoria diffusa, specialmente agli arti inferiori, e scarsa rappresentazione dell’onda F. E’ stata quindi diagnosticata una SGB sulla base della clinica e dei risultati all’ENG. Dopo la diagnosi veniva trattato con 6 cicli di plasma exchange e con 2 di immunoglobuline ev. Conclusioni Sebbene vi siano evidenze di efficacia di un protocollo riabilitativo dopo COVID-19 [1], ad oggi, nessuno studio ha documentato gli effetti di un trattamento riabilitativo complesso dopo SGB conseguente a vaccinazione Pfizer. Dai nostri dati si può affermare che la riabilitazione in seguito a SGB conseguente a vaccinazione Pfizer è un trattamento sicuro. Inoltre, la causa eziologica della SGB non condiziona l’approccio riabilitativo, sebbene la forma di SGB conseguente a vaccinazione Pfizer evidenziata in questo caso sembrerebbe correlarsi a ridotti miglioramenti funzionali. Sono, comunque, necessari ulteriori studi per meglio identificare protocolli di riabilitazione ottimali per migliorare gli outcome funzionali in questi pazienti. Risultati Alla stabilizzazione del quadro clinico, il paziente è stato trasferito presso il reparto di Medicina Fisica e Riabilitativa. All’ingresso il paziente si presentava tetraplegico con cenni di flesso-estensione di spalla, gomito, polso e anca; fortemente ipostenico il controllo di tronco. La sensibilità era conservata in tutto il soma. Il Barthel Index era di 0/100, mentre la Functional Independence Measure (FIM) aveva un punteggio di 42/126. Il paziente ha avviato subito un trattamento riabilitativo complesso che includeva un precoce disallettamento in bascula (con graduale incremento dei tempi di stazionamento) e posizionamento su letto da statica con graduale aumento dei tempi in ortostatismo. È stata inoltre avviata una precoce mobilizzazione passiva a letto e fisioterapia neuromotoria ai 4 arti ed esercizi attivi per il tronco. Il paziente veniva, inoltre, sottoposto quotidianamente a elettrosimolazione (EMS) dei quadricipiti femorali, con onda rettangolare bifasica comparata, con frequenza da 1 a 10 Hz (aumentata progressivamente), associata ad un’ampiezza d’impulso elevata (tali da ottenere contrazioni meno dolorose). Il trattamento è durato 120 giorni. Al termine del trattamento il paziente controllava il tronco, con capacità di lieve flessione ed estensione, agli arti superiori era possibile una lieve elevazione di entrambe le spalle, la flesso-estensione e prono-supinazione di gomito (3/5 MRC a destra e 2/5 a sinistra), flesso-estensione di polso (2/5 MRC). Invariato il quadro agli arti inferiori. Il paziente risultava ancora totalmente dipendente nelle attività di vita quotidiana e nei passaggi posturali (eseguiti con sollevatore). Al termine dei trattamenti Barthel Index era di 15/100, mentre la FIM era di 53/126. La Figura 1 rappresenta graficamente i trattamenti effettuati e i risultati
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EFFICACIA DELLA RIABILITAZIONE NEL WEANING IN PAZIENTI MIELOLESI VENTILATI MECCANICAMENTE: UNA REVISIONE SISTEMATICA DELLA LETTERATURA
Introduzione La ventilazione meccanica (VM) è attualmente considerata un intervento salvavita. Tuttavia, prove crescenti hanno evidenziato che una VM prolungata influisce in modo significativo sugli esiti funzionali e sulla durata della degenza [1]. Ad oggi, è stato riportato che più del 90% di tutti i pazienti con lesioni midollari cervicali traumatiche richiede di essere intubato e la maggior parte di essi va in contro a tracheostomia, mentre il 40% dei pazienti con lesioni cervicali complete rimane dipendente da VM [2]. Sebbene lo svezzamento da VM sia uno dei principali obbiettivi riabilitativi, la probabilità di successo dello svezzamento rimane difficile da prevedere. Inoltre, ad oggi, sono ancora aperte controversie sulle strategie riabilitative in grado di ridurre la durata della VM e l’intervento riabilitativo ottimale in pazienti con lesione midollare è ancora dibattuto [3]. Pertanto, l’obiettivo di questa revisione sistematica è stato caratterizzare l’efficacia di specifici programmi riabilitativi in pazienti con lesione midollare al fine di ottimizzare gli esiti funzionali e ridurre le complicanze correlate a VM in pazienti con lesione midollare. Bibliografia 1. Lippi L, de Sire A, D’Abrosca F, Polla B, Marotta N, Castello LM, Ammendolia A, Molinari C, Invernizzi M. Efficacy of Physiotherapy Interventions on Weaning in Mechanically Ventilated Critically Ill Patients: A Systematic Review and Meta-Analysis. Front. Med. (2022) 9:889218. doi: 10.3389/fmed.2022.889218 2. Como JJ, Sutton ERH, McCunn M, Dutton RP, Johnson SB, Aarabi B, et al. Characterizing the need for mechanical ventilation following cervical spinal cord injury with neurologic deficit. J Trauma – Inj Infect Crit Care. 2005;59(4):912–6. 3. Consortium for Spinal Cord Medicine. Clinical Practice Guideline: respiratory management following spinal cord injury: a clinical practice guideline for health-care professionals. Paralyzed Veterans Am (2005) 28:259–293. Materiali e Metodi Il 12 aprile 2022 è stata eseguita una ricerca sistematica della letteratura su PubMed, Scopus, Web of Science, Cochrane e PEDro, con il fine di identificare studi clinici che valutassero pazienti affetti da lesione midollare, ventilati meccanicamente e sottoposti a un intervento di riabilitazione respiratoria. La Tabella 1 mostra le stringhe di ricerca utilizzate per ciascun database. Gli outcome primari erano la durata della VM, l’estubazione e il tempo di svezzamento. Gli esiti secondari erano il tasso di successo dello svezzamento da ventilatore, la funzione respiratoria, e la durata della degenza. La quality assessment degli articoli inclusi è stata valutata mediante la Joanna Briggs Institute Critical Appraisal Checklist for Quasi-Experimental Studies (9-question risk of bias domains). Conclusioni In conclusione, i nostri risultati supportano il ruolo di un intervento riabilitativo complesso nel ridurre la durata della VM in pazienti con LM. Lo sviluppo di strategie riabilitative specifiche potrebbe rappresentare un valido approccio terapeutico per migliorare il processo di svezzamento e ridurre la durata della MV. Questi risultati potrebbero avere un ruolo nel prevenire l’insorgenza di complicanze legate alla ventilazione meccanica con implicanze cruciali sul percorso riabilitativo. Sono necessari ulteriori studi di buona qualità per caratterizzare meglio la combinazione ottimale di strategie riabilitative in grado di ottimizzare i tempi di VM in pazienti con lesione midollare e caratterizzare gli effetti a lungo termine di questo approccio riabilitativo. Risultati Su 413 record, 17 studi sono stati inclusi nella presente revisione. In particolare, 2 studi erano RCT, 12 erano studi osservazionali e 3 erano case report. La Figura 1 mostra nel dettaglio i risultati del processo di selezione. Dagli studi inclusi è emerso che i protocolli riabilitativi includevano mobilizzazione precoce, postioning, tecniche di disostruzione e clearance delle secrezioni, riespansione polmonare e rinforzo dei muscoli respiratori. In particolare, una VM ad alto volume corrente (20 ml kg−1 Ideal Body Weight – IBW) potrebbe determinare significativi incrementi dei valori medi di PIP (peak inspiratory pressure) e Pplat (Plateau Pressure), rispetto all’utilizzo di VM a volume corrente standard (10 ml kg−1 IBW) (p<0.0001). Inoltre, un intervento posizionale in Trendelenburg potrebbe incrementare significativamente i tempi medi di ventilazione rispetto alla supinazione (IG: 87,67±38,42 min vs. CG: 33,50±30,34 min; p=0,001). La quality assessment ha rivelato che tra gli studi inclusi 8 erano di alta qualità (9 punti), 7 avevano avevano una qualità intermedia (6 punti), mentre 2 studi erano di bassa qualità (5 punti
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GESTIONE RIABILITATIVA DI PAZIENTI COVID-19 POST RICOVERO IN TERAPIA INTENSIVA CON DEFICIT DEL NERVO SCIATICO POPLITEO ESTERNO
La riabilitazione gioca un ruolo chiave nel recupero funzionale dopo infezione severa da virus SARS−CoV−2 [1-3]. Tuttavia, al meglio della nostra conoscenza, nessuno studio precedente ha valutato gli effetti di un trattamento riabilitativo specifico in pazienti affetti da COVID-19 con lesione del nervo sciatico popliteo esterno (SPE) insorto in seguito a ricovero in terapia intensiva. Pertanto, lo scopo di questo studio è stato presentare gli effetti di un approccio riabilitativo complesso in termini di forza e performance fisica in pazienti con COVID-19 e deficit di SPE. Bibliografia 1. Carda S et al. COVID-19 pandemic. What should Physical and Rehabilitation Medicine specialists do? A clinician’s perspective. Eur J Phys Rehabil Med. 2020 Aug;56(4):515-524. doi: 10.23736/S1973-9087.20.06317-0. 2. de Sire A, et al. Rehabilitation and COVID-19: a rapid living systematic review by Cochrane Rehabilitation Field updated as of December 31st, 2020 and synthesis of the scientific literature of 2020. Eur J Phys Rehabil Med. 2021 Feb 18. 3. Curci C et al. Functional outcome after inpatient rehabilitation in post-intensive care unit COVID-19 patients: findings and clinical implications from a real-practice retrospective study. Eur J Phys Rehabil Med. 2021 Jan 4. Materiali e Metodi Otto pazienti sono stati reclutati in questo studio dopo un ricovero in unità di terapia intensiva a seguito di una infezione severa da virus SARS-CoV-2. I partecipanti avevano una diagnosi di lesione di SPE confermata mediante elettromiografia (EMG). Tutti i pazienti sono stati sottoposti ad un programma riabilitativo complesso che includeva potenziamento, mobilizzazione, propriocezione e training al cammino. Per favorire il recupero funzionale, è stata prontamente prescritta un’ortesi dinamica caviglia-piede (AFO, anklefoot orthosis). Inoltre, i pazienti hanno ricevuto elettrostimolazione neuromuscolare del muscolo tibiale anteriore una volta al giorno per 30 minuti, 5 giorni alla settimana, per 3 settimane. La Figura 1 rappresenta graficamente il trattamento riabilitativo dei pazienti reclutati. Sono stati valutati i seguenti outcome: a) Test muscolare manuale (MMT) dei muscoli dorsiflessori; b) Six minutes walking test (6MWT); c) Short Physical Performance Battery (SPPB); d) Fatigue Severity Scale (FSS). Conclusioni In pazienti con COVID-19, il training al cammino dovrebbe essere avviato il prima possibile, tenendo conto delle complicanze neuromuscolari legate alla malattia. Pertanto, si consiglia la presa in carico precoce e la gestione del piede cadente con AFO al fine di ottimizzare il recupero funzionale e la performance fisica mediante una gestione riabilitativa precoce. Risultati La coorte così ottenuta era composta da 6 maschi e 2 femmine. Tre pazienti erano affetti da deficit di SPE bilaterale. L’età media dei partecipanti allo studio era di 59,13 ± 10,77 anni e il BMI era di 23,75 ± 3,28 kg/m2. La durata del ricovero in terapia intensiva è stata di 39 ± 7,63 giorni, mentre la ventilazione meccanica è stata eseguita per 33,88 ± 9,07 giorni. L’EMG ha mostrato neuropatia assonale in tutti i pazienti inclusi (n: 8; 100%). Dopo il trattamento, la MMT variava da 0,38 ± 0,52 a 1,13 ± 0,99. Il miglioramento della forza è stato registrato in 4 pazienti (50% della coorte). Inoltre, è stato registrato un miglioramento in termini di 6MWT (da 162,11 ± 118,13 a 289,77 ± 152,27 metri), della SPPB (da 1,5 ± 1,19 a 7,5 ± 4,66) e della FSS (da 38,16 ± 17,40 a 32,25 ± 17,45). La Figura 2 mostra graficamente i risultati dello studio.
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IMPORTANZA DI UN APPROCCIO INTEGRATO PER LA RIABILITAZIONE DELLE ABILITÀ COGNITIVE E DEI PREREQUISITI NEUROPSICOLOGICI PER LA GUIDA IN PAZIENTI CON GRAVE CEREBROLESIONE ACQUISITA. UNO STUDIO PILOTA
Introduzione La capacità di tornare alla guida è stata identificata come una delle preoccupazioni più importanti per la qualità della vita delle persone con lesioni cerebrali. Tuttavia tali abilità non sono formalmente verificate in circa due terzi di casi di persone con esiti di trauma cranico (Ortoleva, 2012). I deficit di attenzione selettiva e divisa, difficoltà mnesiche e rallentamento nella velocità di elaborazione delle informazioni sono stati riconosciuti come fattori che hanno un impatto negativo sulla sicurezza di guida (Classen, 2009). Non esiste ancora una metodologia standardizzata e validata per valutare l’impatto delle lesioni cerebrali sulla guida. Lo scopo di questo lavoro è quello di indagare l’outcome di un trattamento riabilitativo integrato di riabilitazione cognitiva con software computerizzato e realtà virtuale semi-immersiva sulle funzioni cognitive e i prerequisiti necessari per la guida dell’auto in sicurezza. Materiali e metodi I Partecipanti allo studio sono stati reclutati tra gli utenti di un Centro di Terzo Livello per la riabilitazione della Gravi Cerebrolesioni Acquisite. Il campione è composto da 11 pazienti (7 maschi e 4 femmine) di età compresa tra i 18 e i 50 anni; 8 con esiti di trauma cranico, 3 con esiti di stroke. I partecipanti sono stati valutati in primis attraverso un esame oftalmologico per documentare i requisiti visivi in termini di acuità visiva ed estensione del campo visivo, successivamente effettuato inquadramento psico-motorio per l’eventuale indicazioni all’uso di ausili e dispositivi di guida, infine svolto esame neuropsicologico costituito da test tradizionali carta-matita (Saviola, 2018) e batteria computerizzata Fitness to Drive Standard DRIVESTA. I Pazienti che presentavano deficit di grado lieve a carico della funzionalità attentiva e rallentamento nella velocità di elaborazione sono stati sottoposti ad un trattamento integrato di 10 sedute di training computerizzati con software Cogniplus della durata di 40 minuti. Impostato trattamento con i seguenti esercizi: ALERT per migliorare la velocità di reazione, DIVID per il potenziamento dell’attenzione divisa, CODING per la stimolazione della memoria visuo-spaziale e HIBTR per la capacità d’inibizione. Il livello di difficoltà e i passaggi di livello sono calcolati in base al livello di accuratezza delle performance. Eseguite, parallelamente, 10 sedute di realtà virtuale semi-immersiva software Khymeia E-health Innovation VRRS con cadenza bisettimanale della durata di 45 minuti. Gli strumenti utilizzati sono una postazione con volante provvista di sensore e un dispositivo con giroscopio munito di “Grasp”. Il training, al quale i pazienti sono stati sottoposti, è formato da 4 esercizi denominati: Percorso, Evitamento Ostacoli, Tracciato e Orientamento. Ogni esercizio prevede 10 ripetizioni con difficoltà variabile (casuale o crescente). Sono stati analizzati i tempi di reazione alla valutazione iniziale (T0) e al termine del training riabilitativo (T1). I dati sono stati studiati attraverso il test t di Student. Risultati Una prima ipotesi di ricerca è stata quella di correlare i risultati ottenuti con una misura del funzionamento globale; in particolare tutti i partecipanti allo studio hanno ottenuto l’idoneità alla guida dell’auto soddisfacendo i requisiti psicofisici richiesti dalle normative vigenti. Dall’analisi statistica applicando il test T-student ai tempi di reazione espressi in millesecondi in T0 e T1 risulta una differenza statisticamente significativa (p<0.01) sia nel compito ALERT che nei diversi trials dell’esercizio HIBTR (vedi grafico 1-2-3-4). Nel compito DIVID (vedi grafico 5), invece, i punteggi ottenuti non raggiungono la significatività statistica. Nell’interpretazione di tale conclusione si consideri di fare ulteriori analisi che considerino anche il numero di variabili da monitorare che potrebbero incidere sui tempi di esecuzione. I risultati sono preliminari e i limiti sono rappresentati dalla ridotta numerosità campionaria, saranno pertanto necessari ulteriori studi per verificare le ipotesi di ricerca. Bibliografia Classen S, et al. Traumatic brain injury and driving assessment: an evidence-based literature review. AJOT Am J Occup Ther. 2009;63:580. Ortoleva C, Brugger C, Van der Linden M, Walder B. Prediction of driving capacity after traumatic brain injury: a systematic review. J Head Trauma Rehabil. 2012;27:302–313. Saviola, D., De Tanti, A., Conforti, J., Posteraro, L., Manfredini, A., Bagattini, C., & Basagni, B. (2018). Safe return to driving following severe acquired brain injury: role of a short neuropsychological assessment. European journal of physical and rehabilitation medicine, 54(5), 717-723. Conclusioni Si ritiene utile vista l’importanza delle guida dell’auto per questa tipologia di Pazienti in termini di potenziamento delle autonomie secondarie, come fattore favorente le possibilità di reinserimento lavorativo e conseguentemente miglioramento della qualità di vita, la costruzione di programmi d’intervento volti al potenziamento dei deficit cognitivi e dei fattori che possono condizionare negativamente l’uso dell’auto. L’uso integrato di strumenti integrati computerizzati e di ambienti virtuali potrebbe favorire il processo di generalizzazione delle acquisizioni anche in ambiente ecologico. Saranno necessari
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L’UTILIZZO DELLA TOSSINA BOTULINICA TIPO A NEL TRATTAMENTO DELLA SCIALORREA NEI PAZIENTI CON GRAVE CEREBROLESIONE ACQUISITA: L’ESPERIENZA DEL CENTRO CARDINAL FERRARI NEL PERIODO 2014-2022
RISULTATI: I risultati del trattamento sono stati valutati mediante una raccolta dati retrospettiva di osservazioni riportate sulla cartella clinica dei pazienti, indicativamente in termini di riduzione complessiva del numero di aspirazioni da cannula tracheostomica e cavo orale nelle 24 ore. Non si sono osservati effetti collaterali e il trattamento è stato ripetuto 2 volte (in 16 pazienti) o 3 volte (in 2 pazienti) mediamente CONCLUSIONI: Nella nostra esperienza lo schema di trattamento della scialorrea introdotto è risultato efficace, sicuro e ripetibile in tutti in pazienti eliminando il rischio di effetti collaterali degli approcci farmacologici precedentemente utilizzati che, con la loro azione sul SNC, potevano interferire con il percorso riabilitativo. Per una migliore quantificazione dei risultati del trattamento sarebbe utile introdurre protocolli di valutazione facilmente applicabili dalle diverse figure professionali che permettano di stimare con maggior precisione la riduzione della produzione di saliva a seguito del blocco neuromuscolare. Bibliografia: Long-term incobotulinumtoxinA treatment for chronic sialorrhea: Efficacy and safety over 64 weeks (Wolfgang H. Jost et Al) Placebo-controlled, randomized, double-blind study of incobotulinumtoxinA for sialorrhea (Wolfgang H. Jost et Al) MATERIALI E METODI Dal 2014 ad oggi sono stati trattati 45 pazienti, 36 dei quali dal 2019. I pazienti erano 27 maschi e 18 femmine, di età compresa tra 21 e 72 anni, affetti da esiti di trauma cranico (20 %) e cerebropatie acquisite non traumatiche (80 %). Lo stato di coscienza, valutato con scala LCF era variabile da 1 a 8; la maggior parte dei pazienti presentava un LCF 3 (22 pz) o 2 (7 pz). Tutti i pazienti erano portatori di cannula tracheostomica. Obiettivo del trattamento era ridurre la produzione di saliva per garantirne una miglior gestione e una ridotta inalazione. Il trattamento ha previsto l’inoculo, sotto guida ecografica, di 80-100U di Incobotulinumtoxin A, diluite in 1ml di soluzione fisiologica, suddivise nelle 4 ghiandole salivari sottomandibolari e parotidi. A seguito del trattamento non sono stati applicati metodi specifici di misurazione degli esiti, per la mancanza di scale oggettive, validate e facilmente applicabili in pazienti con ridotto livello di coscienza. INTRODUZIONE L’utilizzo della tossina botulinica di tipo A e B nel trattamento della scialorrea è ampiamente diffuso per patologie neurologiche quali PCI, Parkinson, esiti di cerebropatie vascolari o di trauma cranico, ma con ancora scarse evidenze scientifiche da studi randomizzati controllati. Dopo l’approvazione nell’UE dell’impiego di IncobotulinumtoxinA per il trattamento della scialorrea cronica in pazienti neurologici adulti, abbiamo impostato nella nostra Struttura Riabilitativa un protocollo di trattamento a schema fisso in pazienti affetti da esiti di grave cerebrolesione acquisita con compromissione dello stato di coscienza e ridotte capacità di gestione della saliva.. Fig 1 e 2 Visualizzazione ecografica di ghiandola sottomandibolare Fig 3 e 4 Visualizzazione ecografica di ghiandola parotide
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SVILUPPO E IMPLEMENTAZIONE DI UN REGISTRO DEI PAZIENTI IN RIABILITAZIONE POST STROKE: LO STUDIO STRATEGY (STROKE REHABILITATION REGISTRY)
Introduzione LaSocietàItalianadiMedicinaFisicaeRiabilitativa(SIMFER)hapubblicatounProtocollodiValutazionediMinimaperipazienticonictus(PMIC2020)percondividerelavalutazionedeibisogniedegliesitiriabilitatividell’ictusinqualsiasimomentodelpercorsoriabilitativo,comebaseperunRegistroNazionalediRiabilitazionedell’Ictus.LostudiomulticentricoSTRATEGYmiraaverificarelafattibilitàdell’implementazionediunregistroriabilitativobasatosuPMIC2020inuncontestoclinicodiroutine,nonchéasvilupparemodellipredittividellaprognosifunzionalebasatisullepiùrecentitecnichediintelligenzaartificiale(machinelearning).VengonopresentatiidatipreliminaridelCentroIRCCSDonCarloGnocchi,Firenze. MaterialieMetodi Da Agosto 2021, sono stati arruolati tutti i pazienti adulti ricoverati nei reparti di riabilitazione intensiva del Centro, con insorgenza dell’ictus<30 giorni, previa acquisizione del consenso informato (criteri di inclusione: ictus ischemico o emorragico per la prima volta o ricorrente, diagnosi di ictus confermata clinicamente e mediante imaging cerebrale, evento acuto entro 30 giorni, età maggiore di 18 anni; criteri di esclusione: attacco ischemico transitorio (TIA), ictus emorragici o ischemici gravi con disturbi dello stato di coscienza e condizioni cliniche critiche –indirizzati a cod.75 GCA). Le valutazioni sono state effettuate al momento del ricovero nel reparto di riabilitazione intensiva (T0), al momento della dimissione dal suddetto reparto (T1), a 3 mesi dopo l’evento acuto (T2) e a 6 mesi di distanza dall’evento (T3), queste ultime tramite follow up telefonico. A T0 venivano valutati: dati anagrafici; dati relativi all’evento ( tipologia di ictus; TOAST e OCSP; sede della lesione; distanza dall’evento acuto ; recidive); dati clinici (patologie associate; marcatori di complessità; tono dell’umore; dolore spontaneo tramite NRS o PAINAD; NIHSS); dati logopedici e fisioterapici (ModifiedBarthelIndex -MBI; FunctionalAmbulationClassification-FAC; TrunkControl Test -TCT; ModifiedAshworthScale –MAS; Short PhysicalPerformance Battery–SPPB; MotricityIndex –MI; Mini MentalState Examination-MMSE). A T1 erano valutati anche dati clinici di dimissione come: destinazione alla dimissione, programma riabilitativo effettuato, ortesi/ausili, grado di soddisfazione del paziente, indicatori di transizione. I dati sono stati raccolti utilizzando il software ResearchElectronic Data Capture (REDCap). Oltre all’analisi di regressione logistica multivariata, gli algoritmi avanzati di apprendimento automatico saranno convalidati in modo incrociato per ottenere modelli predittivi della prognosi funzionale. Risultati Dall’iniziodelreclutamentosonostativalutati99pazienti(etàmedia81,1±14anni;maschi41,4%)e80giàdimessi.Il77%deipazientièandatoincontroadictusischemico,enel49%deicasil’emisomacolpitoèstatoilsinistro.Miglioramentisignificativitraammissioneedimissionesonostatiriscontratineipunteggidellescaleriguardantilagravitàneurologica(NationalInstituteofHealthStrokeScale–NIHSS),gliindicimotori(TrunkControlTest-TCT)el’outcomefunzionale(modifiedBarthelIndex-mBI). Conclusioni Unregistroriabilitativodell’ictus,cheincludavariabilialtamenteinformativeefacilmenteraccoltenellapraticaclinicadiroutine,èestremamentenecessarioperfornireunavalutazionedellaqualitàeunbenchmarkingnellariabilitazionedell’ictus.IlnostroRegistroverificheràilvalorepredittivodellevariabiliinclusenelprotocollodivalutazioneminimaperipazienticonriabilitazionedell’ictusdefinitodallaSIMFER(PMIC2020).IldatabaseSTRATEGYforniràanchelabaseperlosviluppodialgoritmidimachinelearningchepotrannoaiutareaidentificarefattorievariabiliimportantiperriconoscereiprofilidirischio,prevedereilsuccessodeltrattamentoe,possibilmente,supportarelescelteperinterventipersonalizzativoltiaottimizzareirisultatidellariabilitazioneneipazienticonictus.
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VALUTAZIONE ROBOTICA DEL DISTURBO DELL’EQUILIBRIO NEI PAZIENTI AFFETTI DA SCLEROSI MULTIPLA A BASSA DISABILITÀ
INTRODUZIONE Le alterazioni della regolazione posturale sono tra i sintomi maggiormente riscontrati nei pazienti con sclerosi multipla (75% dei casi), sia durante il decorso di malattia che nelle primissime fasi. Le scale di valutazione comunemente usate nella pratica clinica non sempre risultano sensibili alla loro rilevazione, soprattutto nei soggetti con disabilità minima (EDSS ≤ 3.5) e assenza di limitazioni funzionali nelle attività di vita quotidiana. La regolazione posturale in stazione eretta viene valutata in tre setting diversi: stazione eretta non perturbata (studio dello sway posturale); comportamento in stazione eretta perturbata da stimolo esterno (studio delle risposte posturali compensatorie); comportamento in stazione eretta spontaneamente perturbata in corso di movimento volontario (studio delle risposte posturali anticipatorie). Una delle scale di misura dell’equilibrio statico e dinamico utilizzate più comunemente nella pratica clinica è la “Berg Balance Scale” (BBS). Il dispositivo robotico (Hunova®) consente di valutare quantitativamente sia le risposte proattive che quelle reattive, monitorando l’appoggio a terra e i movimenti al tronco . Scopo di questo studio è valutare se il sistema robotico possa rappresentare uno strumento valido nella formulazione di una diagnosi funzionale precoce nei soggetti affetti da SM, analizzando le alterazioni posturali in un campione di soggetti con disabilità lieve, in cui risultano assenti problemi di equilibrio alla valutazione clinica, eseguita con BBS. MATERIALI E METODI Per questo studio osservazionale cross-sectional di accuratezza diagnostica, sono stati reclutati 31 soggetti adulti con diagnosi certa di SM, forma recidivante-remittente con stabilizzazione dei sintomi, assenza di esacerbazioni, in DMT con farmaci, disabilità lieve con punteggio alla “Expanded Disability Status Scale”(EDSS) ≤ 3.5, e che avevano ottenuto il punteggio massimo di 56 alla BBS. Il numero iniziale di partecipanti potenzialmente eleggibili, prendendo in considerazione come criterio di inclusione solo la diagnosi clinica di SM era di 552 soggetti. Prendendo in considerazione la diagnosi di SM con forma recidivante-remittente e l’EDSS compreso tra 0 e 3.5, il numero di partecipanti è diventato di 68 soggetti. Tuttavia, selezionando ulteriormente i criteri di inclusione prendendo solo soggetti con punteggio massimo di 56 alla BBS, il numero dei soggetti effettivamente arruolati in questo studio per lo svolgimento della valutazione robotica è risultato essere di 31 partecipanti. Questi soggetti sono stati sottoposti alla valutazione robotica e a valutazione clinica con 10 Meter Walk Testing Form (10MWTF), Activity Balance Confidence (ABC), BBS, Modified Fatigue Impact Scale (MFIS), Timed Up and Go (TUG). Nella valutazione sul dispositivo robotico sono stati scelti le seguenti prove: Equilibrio statico eseguita sia ad occhi aperti che occhi chiusi; Equilibrio elastico ad occhi aperti per registrare le componenti adattative e reattive dell’equilibrio; Equilibrio passivo per registrare le componenti posturali anticipatorie a fronte di una perturbazione; Reactive Balance per testare le componenti reattive e compensatorie dell’equilibrio; Limiti di stabilità per testare le abilità del tronco in stazione eretta; Five Times Sit to Stand (5STS) che indaga il tempo impiegato per raggiungere la stazione eretta partendo dalla posizione seduta. Data la numerosità degli indicatori rilevati durante la valutazione è stata fatta una selezione dei soli indicatori primari, e poiché si osserva in questi soggetti una maggiore compromissione della sensibilità propriocettiva, si è scelto di includere nell’analisi tutti quegli indicatori che valutassero il comportamento posturale del soggetto ad occhi chiusi. Per valutare l’accuratezza degli indicatori selezionati dal dispositivo Hunova®, sono state utilizzate le curve “Receiver Operating Characteristic” (ROC), in particolare l’”Area Under Curve” (AUC) di ogni variabile in esame accorpando le categorie in minore al limite inferiore e maggiore al limite superiore (vedi legenda Misure di accuratezza AUC). I dati ottenuti per ciascun indicatore sono stati confrontati con i valori normativi di riferimento per fasce di età. RISULTATI La popolazione campione era composta da: 8 maschi e 23 femmine, età media 45,4, durata di malattia in anni 9.4, valori di EDSS medio 2.7, ABC 80.8%, TUG tempo medio 7.4, assunzione di farmaci nell’81%. (vedi Tab. 1) Particolare attenzione è stato dedicata ai test rilevanti sia le componenti adattative che reattive dell’equilibrio al test robotico, e sui risultati che si discostavano dai valori di normalità è stata svolta l’analisi statistica. L’analisi delle curve ROC è stata utilizzata per valutare la capacità dei vari indicatori di essere sensibili a rilevare alterazioni posturali definendone in questo modo l’accuratezza in termini di capacità di diagnosi funzionale. Nella Tab. 2 vengono mostrati quanti soggetti sono rispettivamente al di sotto, all’interno e sopra i valori di normalità, espressi in percentuale. Le categorie “al di fuori dei limiti” sono state poi accorpate in un’unica modalità per poter calcolare l’AUC nelle curve ROC (Tab. 3). Gli indicatori più accurati sono risultati essere: la quantità di movimento del tronco ad occhi aperti e chiusi (rispettivamente 19.35% e 35.48%), l’area dello sway ad occhi chiusi nell’equilibrio statico (61.29% pari a 19 pz su 31), la quantità del movimento del tronco nell’equilibrio passivo (35.48%) , il tempo di stabilizzazione in avanti nel “Reactive Balance (77.42% corrispondente a 24 pz su 31) e la durata del “Five times Sit to Stand test” (5TST) (45.16%). Anche se la percentuale dei soggetti in studio al di fuori dei limiti di normalità nella valutazione dell’equilibrio statico ad occhi aperti solo il 19.35% (6 soggetti in totale), il motivo per cui l’AUC è risultato elevato è dato dal fatto che il range di normalità per questo indicatore è piccolo e si limita a variazioni di decimali. In accordo con alcuni studi in letteratura [3] l’esame della stabilometria computerizzata in stazione eretta statica consente di rilevare anticipatamente le alterazioni posturali rispetto alla valutazione puramente clinica e quindi essere tra i predittori più significativi di una compromissione dell’equilibrio. Nel test di equilibrio passivo il movimento della piattaforma determina una perturbazione somatosensoriale continua che richiede risposte posturali adattative che nei soggetti con Sm sono associate ad importanti oscillazioni del tronco. L’indicatore del reactive balance individua le strategie posturali reattive e per la maggior parte dei soggetti con SM il tempo di stabilizzazione è risultato superiore ai valori di normalità. Anche la durata di esecuzione del 5TST dimostra i problemi legati al controllo posturale, il controllo del Centro di Pressione (CoP) risulta essenziale per controllare il movimento di risalita e discesa. DISCUSSIONE L’obiettivo principale di questo studio è stato quello di indagare l’accuratezza dello strumento di valutazione robotica nella discriminazione diagnostica di alcuni indicatori stabilometrici. Gli indicatori più accurati sono quindi risultati essere: quantità del movimento del tronco ad occhi aperti e chiusi nell’equilibrio statico; area ad occhi chiusi nell’equilibrio statico; quantità di movimento del tronco nell’equilibrio passivo; tempo di stabilizzazione in avanti nel reactive balance; tempo di esecuzione del 5STS. Il principale limite di questo studio risiede nella ridotta numerosità campionaria, che tuttavia non si discosta molto da quelle della maggior parte di studi analoghi, condotti su soggetti con SM presenti in letteratura. La scelta di considerare nello studio solo soggetti che avessero ottenuto il punteggio massimo alla BBS ha permesso di ottenere una maggiore sensibilità dello strumento robotico proprio nei soggetti che clinicamente non presentano disfunzioni neuro-motorie e dell’equilibrio. CONCLUSIONI La valutazione di indicatori stabilometrici si è dimostrata utile nell’individuare alterazioni nel controllo posturale già in stazione eretta non perturbata, in soggetti per i quali tali disturbi non erano stati riscontrati alla valutazione clinica. Poiché i soggetti esaminati avevano tutti una BBS con punteggio massimo, si deduce che questa scala di valutazione clinica benché validata per misurare l’equilibrio nella SM, non rappresenta la misura più indicata per valutare le alterazioni posturali nelle forme lievi di malattia. L’affiancamento di una valutazione robotica è in grado di indagare diverse componenti del controllo posturale con maggiore sensibilità e precocità in modo da facilitare l’individuazione di limiti funzionali e consentire quindi una pianificazione più tempestiva di un programma riabilitativo individuale, contrastando anticipatamente disabilità e problemi legati alla sicurezza e paura di cadere, riducendo il rischio di compromissione della QoL nei soggetti con SM. BIBLIOGRAFIA 1. Martin CL, Phillips BA, e al. Gait and balance impairment in early multiple sclerosis in the absence of clinical disability. Multiple Sclerosis Journal, 2006;12 (5):620-628. 2. Saglia JA, Luca A, Squeri V e al. Design and development of a novel core, balance and lower limb rehabilitation robot: hunova ®. IEEE Int Conf Rehabil Robot, 2019;417-422. 3. Inojosa H, Schriefer D, e al. Balance testing in Multiple Sclerosis – Improving Neurological Assessment
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TIMED UP AND GO CON DUAL TASK IN PAZIENTI CON MALATTIA DI PARKINSON
Introduzione I pazienti con malattia di Parkinson (MP) hanno spesso alterazioni del cammino, in particolare nei task complessi [1]. Il test Timed Up and Go (TUG) è uno strumento di valutazione della mobilità, validato nei pazienti con Malattia di Parkinson [2]. È stato, inoltre, dimostrato che l’impiego contemporaneo di un task cognitivo durante l’esecuzione del TUG (TUG Dual Task: TUG-DT) aiuti ad identificare il rischio di caduta in questa popolazione [3]. Scopo del presente lavoro è verificare se la richiesta di un task cognitivo influenzi la performance nell’esecuzione del TUG e quali momenti del task motorio appaiano significativamente alterati nel TUGDT. Materiali e metodi Sono stati inclusi pazienti con diagnosi di MP cui è stato chiesto di eseguire una prova TUG ed una prova TUG-DT. I task motori e cognitivi venivano spiegati verbalmente e poi mostrati da uno sperimentatore ed ai pazienti veniva permesso di effettuare delle prove per familiarizzare con il test ed avere la certezza della completa comprensione del compito. Una volta iniziato il test, al paziente veniva concesso un massimo di due tentativi per l’esecuzione del TUG e del TUG-DT. Al paziente veniva chiesto di indossare un sensore inerziale (G-Sensor, BTS) posizionato dallo sperimentatore mediante una cintura in sede lombare, che ha permesso di ricavare la durata relativa alle varie fasi del TUG: alzata, seduta, cammino, rotazione intermedia, rotazione finale. I dati sono stati poi sottoposti ad analisi statistica mediante il test t di Student per campioni appaiati. Risultati Sono stati valutati in off terapeutico 26 pazienti con diagnosi di MP (8 F, 18 M; età media: 64,4 anni; durata media di patologia: 4,5 anni), che hanno eseguito un TUG ed un TUG-DT. Tutti i pazienti sono riusciti a portare al termine i test. La durata media del TUG-DT (15,57±4,58 s DS) è risultata significativamente maggiore (p=0,001) di quella del TUG (13,30±3,12 s DS). In particolare, non risultavano statisticamente significative le differenze in durata nelle fasi di alzata e seduta dalla sedia, mentre significative apparivano le differenze nelle durate delle rotazioni (intermedia, p=0,020; finale, p=0,040) e nelle fasi di cammino (p=0,004). I risultati sono riportati in Tabella 1.
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SVILUPPO DI UN SISTEMA DI MONITORAGGIO NON INVASIVO PER PREVEDERE IL RISCHIO DI RICADUTA NELLA SCLEROSI MULTIPLA: VALORIZZARE IL CONTRIBUTO DEI PAZIENTI TRAMITE IL METODO MULTI-ACT
Introduzione Materiali e metodi Il decorso più comune della sclerosi multipla (SM), caratterizzato da ricadute e remissioni, è altamente variabile e imprevedibile. La diagnosi tempestiva delle ricadute è spesso difficile con conseguenze negative sulla pianificazione della vita personale e sulle decisioni terapeutiche [1]. Il progetto ALAMEDA – Bridging the Early Diagnosis and Treatment Gaps of Brain Diseases[2] ha l’obiettivo di sviluppare e testare metodi e tecnologie innovative per il monitoraggio ed il supporto alle decisioni cliniche di pazienti con malattie neurologiche. STEP 1: predisposizione di un organo decisionale partecipativo a livello internazionale (Engagement Coordination Team – ECT) STEP 2: attivazione di Gruppi di Comunità Locali (LCG), guidati dai pazienti per condividere opinioni ed esperienze e disegnare insieme ai ricercatori il sistema di monitoraggio e raccolta di dati. Il sistema ALAMEDA sarà testato da 20 soggetti con SM. Le informazioni raccolte creeranno una base dati da analizzare tramite sistemi di Machine Learning e Intelligenza Artificiale per prevedere il rischio ricadute nella SM. Questo potrà fornire preziose indicazioni terapeutiche ai professionisti clinici per disegnare il percorso di cura farmacologico e/o riabilitativo più appropriato. Bibliografia 1. Oleen-Burkey M, et al. Burden of a multiple sclerosis relapse: the patient’s perspective. Patient. 2012;5(1):57-69 2 . w ww.alamedaproject.eu; progetto finanziato dall’Unione Europea (G.A. 101017558) 3 Zaratin P, et al. The MULTI-ACT model: the path forward for participatory and anticipatory governance in health research and care. Health Res Policy Syst. 2022 Feb 17;20(1):22 Digital Transformation Framework ALAMEDA MULTI-ACT Patient Engagement Measure Impact Value Lifestyle and Medical Data Sources Brain disease rehabilitation treatment assessment Nell’ambito della SM, ALAMEDA intende sviluppare un sistema di raccolta dati multidimensionale e continuativo attraverso dispositivi non invasivi e di avanzate tecniche di analisi statistica (Machine Learning e Intelligenza Artificiale) in grado di prevedere il rischio di future ricadute e anticipare interventi farmacologici e/o riabilitativi su misura. Risultati Domini da monitorare identificati Mobilità Forza, rigidità, equilibrio, sensibilità 1/settimana 1/settimana 1/settimana 1/giorno 1/mese 1/mese Stress, stato emotivo generale Abitudini alimentari, socialità, autonomia Risvegli, sonno non riposante, incontinenza Memoria a breve termine, fatica mentale, velocità di elaborazione informazioni, concentrazione Red flags Frequenza Funzioni cognitive Sfera emozionale Vita quotidiana Qualità del sonno 6 mesi T0 T1 Smart watch Sensori indossabili Questionari Red flags ricaduta Algoritmo di Machine Learning e Intelligenza Artificiale per la previsione
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L’ACTION OBSERVATION THERAPHY IN PAZIENTI CON GRAVI CEREBROLESIONI ACQUISITE: EFFETTI SUL SISTEMA NERVOSO AUTONOMO
Chiara PiccininniMD, PhD1, Letizia Castelli MS2, Jessica Marotta MD1,3, Vincenza Amoruso MD2,4, Davide Glorioso MS2,4, Giulia Fredda PSY5, Luca Padua MD, PhD1,4 1UOC Neuroriabilitazione ad Alta Intensità, Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli IRCCS, Roma; 2Dipartimento di Scienze dell’Invecchiamento, Neurologiche, Ortopediche e della Testa-Collo, Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli IRCCS, Roma; 3Dipartimento di Neuroscienze, Università Cattolica del Sacro Cuore, Roma; 4Dipartimento di Scienze Geriatriche e Ortopediche, Università Cattolica del Sacro Cuore, Roma; 5UOS di Psicologia Clinica, Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli IRCCS, Roma A T2 si è osservato un miglioramento significativo dei punteggi di DRS (p<0,001), LCF (p<0,001), MI-UL dx (p<0,001) e MI-UL sx(p<0,001), mentre non si sono osservate differenze significative nel punteggio MAS per entrambi gli arti tra T0 e T2. L’attività elettrodermica (EDA) è cresciuta significativamente durante l’AOT, con valori più bassi al basale e dopo il trattamento registrati a T0 (p<0,001), T1 (p<0,001) e T2 (p<0,001) (Figura 1.) I N T R O D U Z I O N E M E T O D I Sono stati arruolati 10 pazienti con esiti di GCA e con un disturbo della coscienza. I pazienti sono stati sottoposti al trattamento riabilitativo con AOT una volta al giorno, per 5 giorni a settimana, per 3 settimane consecutive. Attraverso un tablet da 13 pollici è stato mostrato, da una prospettiva laterale in terza persona che inquadra il lato palmare della mano, un video che riproduceva ripetutamente un movimento semplice di vita quotidiana (afferrare un bicchiere sul tavolo con la mano ed avvicinarlo a sé) per 5 minuti consecutivi. Dopo 1 minuto di riposo, è stato chiesto al paziente di provare ad eseguire il movimento appena osservato per almeno 2 minuti e massimo per 5 minuti. Questo ciclo è stato ripetuto per 3 volte, per tempo totale di trattamento compreso tra 25 e 35 minuti a sessione. I pazienti sono stati valutati in tre momenti: a) T0, al baseline; b) T1, dopo 7 sedute; c) T2, al termine del trattamento. In particolare, sono stati valutati: la performance motoria (MotricityIndex UppelLimb, MI-UL), la spasticità (ModifiedAshworthScale, MAS), il livello cognitivo (Level of Cognitive Functioning, LCF), la disabilità (DisabilityRating Scale, DRS) e l’attività elettrodermica della cute (electrodermalactivity, EDA) come misure indiretta del Sistema Nervoso Autonomo (SNA). L’Action ObservationTherapy(AOT) è una tecnica riabilitativa volta al recupero della funzione motoria, utilizzata in pazienti affetti da esiti di ictus cerebrale, malattia di Parkinson e, in misura minore, malattia di Alzheimer, paralisi cerebrale infantile e patologie di natura ortopedica. L’elemento essenziale di questo approccio è costituito dall’osservazione e dal successivo mimo, da parte del paziente, di una sequenza di azioni quotidiane, finalizzate al raggiungimento di un obiettivo. L’AOT si basa sul sistema dei neuroni specchio: l’osservazione di un’azione specifica sembra attivare le stesse aree cerebrali che sono impegnate in quella funzione motoria. L’attivazione delle aree cerebrali preposte al movimento, oltre a mantenere in funzione i network indenni, stimola quelli lesionati favorendo, con meccanismi di plasticità neuronale, una riorganizzazione della corteccia motoria primaria, costituendo le basi fisiologiche per l’apprendimento motorio. Attualmente, è estremamente esiguo il numero di dati in letteratura riguardo la possibile efficacia dell’AOT nei pazienti con Grave CerebrolesioneAcquisita (GCA), pertanto questo studio si propone di valutare l’applicazione e l’efficacia di un trattamento riabilitativo con AOT in pazienti con GCA. Da un’analisi dei dati preliminari emerge come l’AOT sia efficace anche in pazienti con GCA. Inoltre, le modificazioni dell’EDA potrebbero indicare un aumento dell’attività del SNA durante e dopo il trattamento con AOT ad ogni tempo di valutazione, probabilmente legata ad un aumento del coinvolgimento del sistema nervoso. C O N C L U S I O N I SarassoE, Gemma M, Agosta F et al. Action observationtraining to improvemotorfunctionrecovery: a systematicreview. ArchPhysiother. 2015;5:14 MulderT. Motor imageryand actionobservation: cognitive toolsfor rehabilitation. J NeuralTransm. 2007;114(10):1265–78 0,00 0,10 0,20 0,30 0,40 0,50 0,60 EDA pre EDA AOT EDA post Baseline Dopo 7 sedute Dopo 15 sedute R I SU L T A T I Il confronto dei punteggi a T0, T1 e T2 è stato effettuato mediante il test non parametrico di Friedman. Il campione utilizzato era composto da 10 pazienti, 8 maschi e 2 femmine, con età media (deviazione standard, DS) di 50,60 (22,23) anni e istruzione di 12,4 (4,67) anni. A T0 il gruppo ha ottenuto un punteggio medio alla DRS di 14 (4,32), al LCF di 5,1 (1,37), al MI-UL dx di 53,3 (10,94), MI-UL sxdi 51,4 (24,25), MAS dx d
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TRADUZIONE IN ITALIANO E ADATTAMENTO CULTURALE DEL MULTIPLE ERRANDS TEST-HOSPITAL VERSION IN SOGGETTI AFFETTI DA PATOLOGIE NEUROLOGICHE DEL SISTEMA NERVOSO CENTRALE
ntroduzione TRADUZIONE IN ITALIANO E ADATTAMENTO CULTURALE DEL MULTIPLE ERRANDS TEST-HOSPITAL VERSION IN SOGGETTI AFFETTI DA PATOLOGIE NEUROLOGICHE DEL SISTEMA NERVOSO CENTRALE Luca Dileo1, Renata Spalek1,2, Chiara Motti3, Erica Grange1, Rachele Di Giovanni1, Tullia Vespasiano4, Silvia Crepaldi5, Alessia Ghiotto 6, Claudio Solaro1 1. Dipartimento di riabilitazione, CRRF “Mons. Luigi Novarese”, Moncrivello (VC); 2. Università Cattolica del Sacro Cuore, Corso di Laurea in Terapia Occupazionale, Moncrivello (VC); 3. Dipartimento di riabilitazione, Policlinico San Marco, Zingonia (BG); 4. Dipartimento di riabilitazione, Casa di cura Madonna dei Boschi, Buttigliera Alta (TO); 5. Dipartimento di riabilitazione, ospedale San Giuliano, Novara;6. Dipartimento di riabilitazione, casa di cura Villa Ida, Lanzo Torinese (TO) Risultati Materiali e Metodi XXI Congresso Nazionale SIRN Dal pensiero al movimento e al gesto: i progressi della neuroriabilitazione Napoli 12-14 giugno 2022 Le funzioni esecutive sono i meccanismi di controllo delle abilità cognitive e di conseguenza una loro compromissione avrebbe un impatto significativo sulle attività di vita quotidiana (Walker et al., 2004). Le funzioni esecutive vengono solitamente valutate mediante test neuropsicologici carta-matita, che non consentono di definirne l’impatto nella vita quotidiana motivo per cui è stato ideato e redatto da Shallice e Burgess (1991) il Multiple Errands Test (MET). Successivamente Knight et al (2002) hanno proposto una versione semplificata da somministrare all’interno di strutture sanitarie: il Multiple Errands Test- Hospital Version (MET-HV). Non sono presenti nel contesto culturale italiano scale di valutazione performance-based per valutare le funzioni esecutive. L’obiettivo dello studio è la traduzione in italiano, l’adattamento culturale e la validazione del Multiple Errands Test-Hospital Version. Il MET-HV in lingua inglese è stato tradotto in italiano da due terapisti occupazionali che hanno generato due traduzioni nelle quali sono state incluse frasi e parole di carattere medico e tipiche del linguaggio parlato. Un terzo terapista occupazionale ha confrontato istruzioni, items e format di risposta delle due traduzioni svolte e ha confrontato ciascuna delle due traduzioni con il MET-HV originale con il fine di definire ambiguità e discrepanze tra parole, frasi e significati. Al fine di definire l’applicabilità nel contesto culturale italiano del MET-HV, è stato sviluppato un questionario destinato a tre terapisti occupazionali afferenti a tre strutture riabilitative del Piemonte. Al fine di valutare la comprensibilità e l’applicabilità della versione italiana, sono stati reclutati: 1) Soggetti con diagnosi di Ictus Ischemico ed Emorragico, Trauma Cranioencefalico, Sclerosi Multipla e Malattia di Parkinson con un punteggio al MoCA >18 e autonomi negli spostamenti per almeno 50m; 2) Soggetti sani senza diagnosi di patologie neurologiche e completamente autonomi nello svolgimento di attività di vita quotidiana. Ai soggetti inclusi sono state somministrate le seguenti scale di valutazione: Torre di Londra, Breve racconto, MoCA, Barthel Index (BI) e Italian Multiple Errands Test-Hospital Version (iMET-HV). Sono state valutate le correlazioni tra i punteggi dell’iMET-HV (Tempo totale per completare il test, Numero di attività completate, Numero di regole Rotte, Efficienza) e i punteggi degli altri test somministrati. Nel periodo da settembre a novembre 2021 sono stati screenati 42 soggetti afferenti presso il CRRF «Monsignor Luigi Novarese», 16 hanno soddisfatto i criteri di inclusione e sono stati inclusi nello studio. Sono stati reclutati inoltre 8 soggetti sani. In tabella 1 sono stati riportati i punteggi medi ottenuti ai test sia per i soggetti con deficit delle funzioni esecutive che per il gruppo di controllo. In tabella 2 vengono riportate le correlazioni tra i punteggi dell’iMET-HV e i test somministrati. I risultati evidenziano una correlazione significativa tra i punteggi di tempo e accuratezza della Torre di Londra e 1) il numero di attività completate dell’iMET-HV, 2) il punteggio di efficacia dell’iMET. Mentre non è stata riscontrata alcuna correlazione tra iMET-HV e Breve Racconto e BI. L’iMET-HV è ritenuto comprensibile da tutti i soggetti inclusi e la sua applicabilità è stata confermata anche dai valutatori. Successivamente sarà necessario valutare la reale applicabilità dell’Italian Multiple Errands Test-Hospital Version coinvolgendo gli altri centri che hanno preso parte all’adattamento culturale. In conclusione, è stata sviluppata una versione italiana del MET-HV, adattata al contesto culturale dei centri che hanno partecipato allo studio. La fase di validazione è in corso 1.Knight, C., Alderman, N. and Burgess, P., 2002. Development of a simplified version of the multiple errands test for use in hospital settings. Neuropsychological Rehabilitation, 12(3), pp.231-255 2.Morrison, M., Giles, G., Ryan, J., Baum, C., Dromerick, A., Polatajko, H. and Edwards, D., 2013. Multiple Errands Test-Revised (MET-R): A Performance-Based Measure of Executive Function in People With Mild Cerebrovascular Accident. American Journal of Occupational Therapy, 67(4), pp.460-468. 3.Walker, C. M., Sunderland, A., Sharma, J., & Walker, M. F. (2004). The impact of cognitive impairment on upper body dressing difficulties after stroke: a video analysis of patterns of recovery. Journal of neurology, neurosurgery, and psychiatry, 75(1), 43–48. Tabella 1: Statitische descrittive dei punteggi dei test somministrati M±DS soggetti affetti da patologie del SNC M±DS soggetti sani MoCA corretto 23.11 ± 1.87 Breve Racconto – Rievocazione Immediata (corretto) 4.79 ± 2.63 5.5 ± 2.12 Breve Racconto – Rievocazione Differita (corretto) 5.61 ± 2.9 7.08 ± 0.85 Torre di Londra- Time (grezzo) 18.81 ± 4.02 28 ± 3.38 Torre di Londra- Accuracy (grezzo) 23.44 ± 2.97 29,5 ± 1 Barthel Index 81.56 ± 10.91 Tempo totale per completare il test (minuti) iMET-HV 27.25 ± 9.52 18 ± 6.98 Numero di attività completate iMET-HV 7 ± 2.56 9.25 ± 0.96 Numero di regole rotte iMET-HV 9.88 ± 5.5 5 ± 4.24 Posti visitati iMET-HV 3.56 ± 1.21 4.25 ± 0.5 Posti rilevanti iMET-HV 3.19 ± 1.11 4 ± 0 Efficienza iMET-HV 1.91 ± 0.83 2.08 ± 0.3
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LA CAMPTOCORMIA COME ESORDIO MOTORIO INSOLITO NELL’ATROFIA MULTISISTEMICA
rapida evoluzione nell’arco di pochi mesi. Il paziente riferiva altresì una sensazione di tensione a carico dei muscoli addominali e di tendenza alla pulsione anteriore durante la marcia. La postura peggiorava ulteriormente con il cammino o dopo a=vità fisica prolungata. L’esame clinico mostrava una marcata flessione toraco-lombare (>45°) (Fig.1) in stazione ere@a e durante la deambulazione e si mostrava completamente reversibile in posizione supina. L’esame clinico dei nervi cranici e del campo visivo era nella norma. La forza dei muscoli estensori di tronco e di anca risultava conservata. Si evidenziava inoltre contra@ura dei muscoli paraspinali e del re@o addominale. Non c’era evidenza di disartria o disdiadococinesia. Ad un anno dall’esordio della camptocormia il paziente lamentava impaccio motorio, rallentamento della marcia, sincopi ortostaEche e dopo una nuova valutazione veniva posta diagnosi di mala=a di Parkinson. Il tra@amento con L- DOPA è stato intrapreso senza alcun beneficio clinico anche dopo Etolazione fino a 1000 mg/die. La Risonanza MagneEca cerebrale ha evidenziato segni di ipointensità e atrofia putaminale bilaterale. Un esame radiografico standard della colonna vertebrale ha escluso la presenza di patologie osteoarEcolari traumaEche e/o degeneraEve. I test autonomici hanno rilevato bradicardia, extrasistoli con pause ed ipotensione sopra@u@o durante il passaggio in ortostaEsmo (frequenza cardiaca media 46 bpm, con un minimo fino a 17 bpm durante le pause, pressione arteriosa fino a 66/42 mmHg). Alla luce di tali evidenze è stata posta diagnosi di MSA con feno?po parkinsoniano MSA-P. Il paziente ha praEcato al baseline iniezione di tossina botulinica nei muscoli re= dell’addome e nei muscoli ileopsoas ed ha intrapreso un percorso di fisioterapia a secco a cadenza bise=manale per un totale di 20 sedute ed idrokinesiterapia, 1/se=mana, per 10 sedute. E’ stato prescri@o inoltre tutore di richiamo dinamico dorsale con sistema di EranE a tensione regolabile ancorato in qua@ro punE (spalla e tronco), chiusure anteriori a strappo e fibbie so@oscapolari basculanE (Fig.2). La camptocormia come esordio motorio a.pico nell’atrofia mul.sistemica: caso clinico Fiorinda Gargiulo1, Luigi Giordano1, Sara Liguori1, Marco PaoleHa1, An?mo MoreI1, Giuseppe Barra2, Carmine Vitale2,Giovanni Iolascon1, Francesca Gimigliano3 1 Dipar(mento Mul(disciplinare di Specialità Medico-Chirurgiche e Odontoiatriche, Università degli Studi della Campania “Luigi Vanvitelli”, Napoli 2 Dipar(mento di Scienze Motorie e del Benessere, Università degli Studi di Napoli Parthenope 3 Dipar(mento di Salute Mentale e Fisica e Medicina Preven(va, Università degli Studi della Campania “Luigi Vanvitelli”, Napoli Introduzione: L’atrofia mulEsistemica (MSA) è una mala=a neurodegeneraEva a rapida progressione ad eziologia mulEfa@oriale, clinicamente cara@erizzata da parkinsonismo non responsivo alla Levodopa, disfunzioni cerebellari e disautonomia [1]. I fenoEpi Epici sono rappresentaE da MSA con parkinsonismo predominante (MSA-P) e una variante di Epo cerebellare (MSA-C) con atrofia olivo-ponto-cerebellare [2]. Le alterazioni posturali sono di frequente riscontro nella MSA. La camptocormia è una delle alterazioni posturali di più frequente riscontro nei pazienE con MSA. La camptocormia è cara@erizzata da una inclinazione anteriore del tronco uguale o superiore a 45°, presente in posizione ere@a o durante la marcia che scompare in posizione supina [1-2]. Ciò provoca una marcata disabilità funzionale che è indipendente da altri sintomi motori. Scopo del presente studio è la presentazione di un caso clinico di esordio sub-acuto di camptocormia come manifestazione motoria iniziale di MSA e la sua gesEone riabilitaEva. Conclusioni È fondamentale considerare le diverse diagnosi differenziali delle alterazioni posturali del tronco, in modo da idenEficare le condizioni potenzialmente curabili e le strategie riabilitaEve più ada@e al caso. L’individuazione precoce di anomalie posturali nei sogge= con MSA potrebbe contribuire ad evitare l’instaurarsi di alterazioni irreversibili e successive complicanze (dolore, disfagia, dispnea, disturbi visivi e radicolopaEe) [3]. Questo caso mostra inoltre la necessità di individuare strategie riabilitaEve personalizzate efficaci nel medio-lungo termine per il tra@amento della camptocormia.
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SVILUPPO INTERDISCIPLINARE DI UN PROTOCOLLO INTEGRATO A DIFFICOLTÀ PROGRESSIVA CUSTOMIZZATO SULLA PERFORMANCE DEL PAZIENTE – STUDIO RANDOMIZZATO CONTROLLATO CON FOLLOW-UP A 3 MESI – VIRTREAD PD
Introduzione La malattia di Parkinson ( è la più comune causa di disturbo del movimento e, con una prevalenza di 1 2 su 1000 rappresenta la seconda causa degenerativa del sistema nervoso centrale Il disturbo del cammino e l’aumentato rischio cadute costituiscono alcune tra le principali alterazioni motorie della PD e hanno un impatto negativo sull’ autonomia e qualità della vita dei pazienti 1 In letteratura sono descritti numerose strategie riabilitative volte a migliorare la performance del cammino dei pazienti con PD, tra queste il training intensivo su treadmill ha mostrato ottimi risultati in termini di velocità del cammino, lunghezza del passo, equilibrio Negli ultimi anni hanno preso ampiamente spazio nuove modalità di trattamento basate su tecnologie di Realtà Virtuale Aumentata ( Queste, tramite la customizzazione del programma riabilitativo, i target e feedback forniti in tempo reale al paziente, mirano ad amplificare gli effetti del training, promuovendo maggiore adesione ed aderenza al trattamento 2 Tra questi strumenti, il C mill (by Motek un treadmill che grazie alla pedana sensorizzata e lo schermo interattivo offre applicazioni di RVA, dopo un training intensivo di soli sette giorni ha mostrato ottimi risultati nella PD, tuttavia precedenti lavori hanno usato impostazioni automatizzate di incremento della difficoltà (protocollo C gait 3 Noi abbiamo strutturato dei protocolli ad hoc per la PD e ipotizziamo che la nostra progressione terapeutica ottimizzi i benefici del training Pertanto, l’obiettivo di questo RCT è confrontare in pazienti con PD l’efficacia di un trattamento customizzato su C Mill con un training intensivo di cammino su treadmill tradizionale Materiali e Metodi Studio monocentrico, interventistico, randomizzato controllato in singolo cieco Il calcolo del sample size è stato effettuato con software G*Power, saranno arruolati 60 pazienti con PD Criteri inclusione diagnosi neurologica di PD (criteri POSTUMA), età 18 anni, stadio II III Hoehn Yahr disturbo del cammino, terapia farmacologica stabile Criteri esclusione altra patologia concorrente al disturbo della andatura, valutazione cognitiva MoCA 21 patologie psichiatriche, deficit visivo/uditivo non compensato, deficit di comunicazione I pazienti saranno randomizzati in due gruppi treadmill convenzionale VS protocolli sperimentali C Mill) che effettueranno 24 sedute, 3 volte a settimana per 8 settimane Entrambi i gruppi aumenteranno velocità del cammino e durata dei trial intra sessione, il gruppo sperimentale inoltre vedrà un progressivo incremento di difficoltà delle 5 modalità scelte su C Mill stepping stones, obstacles mode, tracks, walking area e nature island La progressione della velocità prevede, a partire dall’ 80 della velocità naturale del paziente, compatibilmente con il superamento della frequenza cardiaca di sicurezza 75 dell’HR max), un incremento settimanale del 10 fino ad un massimo del 120 della velocità inziale La progressione della durata dei trial prevede un incremento bisettimanale di un minuto per ognuna delle 5 modalità La progressione della difficoltà è stata impostata su 5 livelli di difficoltà per ogni modalità, si passerà alla difficoltà successiva al superamento dell’ 80 di riuscita della prova Le valutazioni saranno eseguite prima (T 0 dopo il trattamento (T 1 ed in follow up a 3 mesi (T 2 Outcome primario miglioramento del cammino (Performance Oriented Mobility Assessment POMA) Outcome secondari numero cadute, variazioni della sintomatologia specifica ( parametri di Gait analysis (lunghezza della falcata/velocità di cammino/postural sway variazioni in performances cognitive (livello cognitivo globale, test di attenzione, funzioni esecutive), tono dell’umore, autonomia nelle ADL, qualità della vita, e gradimento del trattamento Risultati attesi Attraverso questo studio ci aspettiamo di indurre nel gruppo sperimentale, in misura maggiore rispetto al gruppo di controllo, un miglioramento del cammino, in termini di velocità e indici spazio temporali del passo Grazie alle potenzialità del C mill crediamo che il gruppo sperimentale potrebbe mostrare altri risultati positivi, quali rischio di cadute, miglioramento delle performances cognitive, dell’autonomia funzionale e della qualità della vita Conclusioni I pazienti con PD migliorano la performance motoria dopo training incrementale intensivo del cammino Ad ora, tuttavia, sebbene numerose pubblicazioni mostrino benefici aggiunti per i soggetti che svolgono trattamento con RVA, tale approccio terapeutico non è univocamente attuabile Inoltre, l’assenza di protocolli incrementali customizzati sulle caratteristiche cliniche dei pazienti rappresenta un limite rilevante nel trattamento di pazienti con PD, pertanto risulta opportuno approfondire le potenzialità terapeutiche che la RVA ha su cammino, rischio cadute,
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PROTEIN-ENRICHED PLATELET-RICH PLASMA (PEFPRP). APPLICAZIONE CLINICA IN LESIONI DA PRESSIONE IN PAZIENTI AFFETTI DA DISABILITÀ NEUROLOGICA CONSEGUENTE A COVID-19
Introduzione Le lesioni da pressione (LDP) rappresentano un grave problema sanitario correlato a conseguenze negative sulla qualità della vita correlata alla salute (HR-QoL) ed a un forte aumento dei costi sanitari [1-2]. Tuttavia, durante la pandemia da COVID19, gli interventi chirurgici in elezione sono stati sospesi e il personale sanitario è stato riorganizzato per fare fronte all’emergenza. Pertanto, LDP con indicazione chirurgica non sono state adeguatamente trattate. In questo scenario, il Protein-enriched Platelet-Rich Plasma (PEFPRP) è stato recentemente introdotto nel campo della cura delle LDP [3], tuttavia ad oggi, non ci sono evidenze di efficacia di questo trattamento in pazienti con LDP di IV stadio. Pertanto, lo scopo di questo studio è stato valutare gli effetti dell’applicazione locale di PEFPRP allogenico in pazienti con LDP affetti da grave cerebrolesione acquisita in esiti di Coivd-19. Bibliografia 1. Remuzzi A, Remuzzi G. COVID-19 and Italy: what next? Lancet. 2020 Apr 11;395(10231):1225-1228. doi: 10.1016/S0140-6736(20)30627-9. 2. McEvoy N, Avsar P, Patton D, Curley G, Kearney CJ, Moore Z. The economic impact of pressure ulcers among patients in intensive care units. A systematic review. J Tissue Viability. 2020 Dec 30:S0965-206X(20)30140-6. doi: 10.1016/j.jtv.2020.12.004. 3. Laura Mazzucco, Valeria Balbo, Simona Martinotti, Elia Ranzato, Mauro Patrone, Marcello Manfredi, Roberto Guaschino. Protein-enriched Platelet-Rich Plasma (PEFPRP) a New Products for Tissue Regeneration Developed Through the Ultrafiltration of PRP – Preclinical Study. Frontiers. Vol. 1, No. 1, 2021, pp. 1-6. doi: 10.11648/j.frontiers.20210101.11 Materiali e Metodi Due pazienti sono stati inclusi in questo case series dopo il ricovero in TI per COVID-19. Tutti i partecipanti sono stati valutati da un team multidisciplinare composto da un chirurgo plastico, un infermiere e un medico fisiatra. I trattamenti sono stati eseguiti durante il ricovero presso l’Unità di Neuroriabilitazione della Azienda Ospedaliera Nazionale SS. Antonio e Biagio e Cesare Arrigo, Alessandria. I pazienti inclusi sono stati valutati per LDP e stadiati secondo l’European Pressure Ulcer Advisory Panel. L’esito primario del nostro studio era la fattibilità e la sicurezza del trattamento con PEFPRP. Gli esiti secondari sono stati: i) misurazione della superficie della LDP calcolata mediante immagini fotografiche elaborate digitalmente tramite il software Image J; ii) Pressure Ulcer Scale for Healing (PUSH), per valutare sia la superficie che le caratteristiche dell’essudato; iii) Numerical Pain Rating Scale (NPRS), che valuta l’intensità del dolore a riposo. L’intervento è stato composto da 2 fasi: realizzazione PEFPRP e trattamento della medicazione biologica. Tutte le LDP sono state deterse per rimuovere i tessuti necrotici e quindi sono stati successivamente classificate. Le medicazioni sono state eseguite quotidianamente con irrigazione con soluzione salina sterile allo 0,9% ed è stato eseguito il debridement chirurgico ripetuto, seguito da debridement enzimatico. Una volta che la ferita è stata detersa, il PEFPRP è stato applicato superficialmente e successivamente una medicazione in schiuma di poliuretano è stata applicata sulla LDP. La medicazione biologica con PEFPRP è stata sostituita circa ogni 3 giorni, 2 volte alla settimana. Se necessario, le ferite sono state trattate con terapia convenzionale per non più di 24 ore fino al successivo trattamento con PEFPRP. Conclusioni In conclusione, questo studio ha mostrato un’immediata riduzione della superficie delle LDP, dell’essudato e dei sintomi lamentati dai pazienti trattati con questo nuovo approccio (PEFPRP). Alla luce di queste considerazioni, il PEFPRP potrebbe essere un intervento promettente per gestire le LDP di stadio elevato, tuttavia, ad oggi, nessuno studio precedente ha valutato l’effetto del PEFPRP nella guarigione delle LDP con COVID-19. Inoltre, l’intervento proposto era fattibile e sicuro, nonostante le difficoltà legate alla riorganizzazione dei reparti chirurgici nell’era del COVID-19. Ulteriori studi sono necessari per confermare gli effetti del PEFPRP in pazienti affetti da disabilità neurologica in esiti di COVID-19. Risultati Due pazienti con LDP di stadio IV e affetti da disabilità neurologica in esiti di Coivd-19 sono stati valutati in questo studio. Nel primo caso, dopo 8 settimane e 16 applicazioni PEFPRP, abbiamo registrato un netto miglioramento della superficie della lesione (delta: 6,7 cm2) e del PUSH Tool Score (delta: 10). Nel secondo caso dopo 7 settimane e 15 applicazioni PEFPRP, abbiamo registrato un miglioramento sia dell’area superficiale (delta: 10,2 cm2) che della scala dello strumento PUSH (delta: 11). Nella Figura1 è riportata la progressione temporale delle lesioni di entrambi i casi. Il dolore a riposo è drasticamente migliorato con un NPRS di 1 in entrambi i casi. Non abbiamo registrato eventi avversi in entrambi i casi analizzati
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RUOLO DELLA REALTÀ VIRTUALE NEL PAZIENTE CON ESITI DI ICTUS ISCHEMICO: CASO CLINICO
Introduzione: L’ictus cerebrale costituisce la seconda causa di morte e la prima causa di disabilità a livello mondiale. La riabilitazione tipicamente inizia subito dopo la fase di acuzie e gli approcci tradizionali hanno dimostrata efficacia nel recupero funzionale [1]. Negli ultimi anni, le innovazioni tecnologiche hanno consentito lo sviluppo di nuove strategie riabilitative, come la PC-based rehabilitation o Training di Realtà Virtuale (RV), aprendo nuovi scenari nella riabilitazione cognitiva del paziente neurologico. In particolare la RV sembrerebbe consentire l’ottimizzazione sia del recupero funzionale cognitivo che globale grazie al coinvolgimento sensoriale ed alla stimolazione attentiva del paziente [2-3]. Tuttavia, la sua efficacia non è stata ancora validata in tutti gli ambiti neuro-riabilitativi. L’obiettivo del nostro lavoro è valutare l’effetto della RV sulla forza muscolare appendicolare, sulla coordinazione e sull’equilibrio statico e dinamico in una paziente con esiti di ictus. Metodi: Abbiamo reclutato una donna di 73 anni affetta da emiparesi brachio crurale sinistra secondaria ad ictus ischemico in regione nucleo capsulare di destra (Bamford-PACI), ricoverata presso la Casa di cura Santa Maria del Pozzo, per un percorso di riabilitazione intensiva, 15 giorni dopo l’evento acuto. La paziente è stata sottoposta alle seguenti scale di valutazione prima del training riabilitativo con RV: Mini Mental State Examination (MMSE) per lo stato cognitivo generale, Berg Balance Scale (BBS) per l’equilibrio, Timed Up and Go (TUG) e scala di Tinetti per l’equilibrio/mobilità, Motricity Index (MI) per la forza muscolare e Barthel Index (BI) per il grado di indipendenza nelle attività della vita quotidiana. Al raggiungimento della stazione eretta con deambulatore ascellare, la paziente ha intrapreso un ciclo di riabilitazione tramite il Sistema Nirvana-BTS Bioengineering, un tipo di RV semi-immersiva (Fig.1). Il programma ha previsto sedute di 30’/die per 3 volte/settimana con task per i 4 arti (5 per l’arto superiore e 3 per l’arto inferiore) che prevedevano la proiezione di specifiche immagini sulle pareti della stanza (Balloons, Bridge, Emoticons, Guitar, Clean Window) e sul pavimento (Bridge, Moon, Lotuses) per un periodo di 6 settimane. Per quanto riguarda la rieducazione neuromotoria, la paziente eseguiva 2 sedute al giorno (1 nei giorni di RV) per 5 volte/settimana. Ogni esercizio della RV aveva una durata di 180 secondi e, per ognuno di essi, gli obiettivi da perseguire erano diversi: colpire i palloncini (hit balloons), scoprire scenari dietro la finestra (discovered scenarios), calpestare i fiori (moved lotuses), calpestare le lune trasformandole in soli (hit objects). Negli esercizi di RV proiettata a muro veniva richiesto di eseguire i compiti sfruttando soltanto l’arto superiore dell’emisoma colpito, in quelli di RV proiettata sul pavimento, invece, si invitava la paziente ad eseguire il compito cercando di stimolare la frammentazione del passo e ricercando al contempo un buon assetto posturale. Successivamente sono stati inseriti esercizi a muro per le attività bimanuali ed esercizi con proiezioni al pavimento al fine di stimolare il carico bipodalico. Risultati: La paziente presentava all’ingresso i seguenti score: MMSE: 28/30, BBS:21/56, Tinetti: 13/28, TUG:>30sec, MI:47/100 AS sin, 42/100 AI sin, BI: 20/100. Dopo 6 settimane di training con RV la paziente ha mostrato un miglioramento in 4 dei 9 task di RV effettuati: Balloons (53 vs 119 hit balloons), Clean Window (0 vs 3 discovered scenarios), Lotuses (45 vs 300 moved lotus) e Moon (9 vs 14 hit objects). Inoltre la paziente ha mostrato un miglioramento nelle seguenti scale di valutazione: BBS: 34/56; Tinetti: 23/28; TUG: 22 sec; MI: 60/100 AS sin- 48/100 AI sin; Barthel Index 60/100. Fig. 1: BTS Nirvana Tabella 1: Punteggi tra i tre tempi per gli esercizi dell’arto superiore Tabella 2: Punteggi tra i tre tempi per gli esercizi dell’arto inferiore Conclusioni: La RV rappresenta un approccio innovativo e promettente in ambito riabilitativo. Una recente meta-analisi attesta la sua superiorità rispetto ai metodi convenzionali nel recupero motorio degli arti superiori in seguito ad ictus [4]. Nel nostro studio, al termine delle 6 settimane di training, la paziente ha mostrato un miglioramento della forza muscolare, del controllo dell’equilibrio e del grado di autonomia, incoraggiando l’ utilizzo della RV per il recupero globale della persona affetta da esiti di ictus. Bibliografia: [1] Winstein CJ, Stein J, Arena R et al, “American Heart Association Stroke Council, Council on Cardiovascular and Stroke Nursing, Council on Clinical Cardiology, and Council on Quality of Care and Outcomes Research. Guidelines for Adult Stroke Rehabilitation and Recovery: A Guideline for Healthcare Professionals From the American Heart Association/American Stroke Association.” Stroke. 2017 Dec. [2] J. Aida, B. Chau, and J. Dunn, “Immersive virtual reality in traumatic brain injury rehabilitation: a literature review,” NeuroRehabilitation, vol. 42, no. 4, pp. 441–448, 2018. [3] M. Jacoby, S. Averbuch, Y. Sacher, N. Katz, P. L. Weiss, and R. Kizony, “Effectiveness of executive functions training within a virtual supermarket for adults with traumatic brain injury: a pilot study,” IEEE Transactions on Neural Systems and Rehabilitation Engineering, vol. 21, no. 2, pp. 182–190, 2013. [4] Karamians R, Proffitt R, Kline D, Gauthier LV. Effectiveness of Virtual Reality- and Gaming-Based Interventions for Upper Extremity Rehabilitation Poststroke: A Meta-analysis. Arch Phys Med Rehabil. 2020 May;101(5):885-896.
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VALUTAZIONE ECOGRAFICA DEI PUNTI TRIGGER CERVICALI IN PAZIENTI AFFETTI DA EMICRANIA CRONICA IN TRATTAMENTO DI PROFILASSI CON ONABOTULINUMTOXIN-A: STUDIO CROSS-SECTIONAL CON UNA COORTE DI SOGGETTI SANI
VALUTAZIONE ECOGRAFICA DEI PUNTI TRIGGER CERVICALI IN PAZIENTI AFFETTI DA EMICRANIA CRONICA IN TRATTAMENTO DI PROFILASSI CON ONABOTULINUMTOXIN-A: STUDIO CROSS-SECTIONAL CON UNA COORTE DI SOGGETTI SANI MATERIALI e METODI INTRODUZIONE e OBIETTIVI Questo studio ha l’obiettivo di analizzare le caratteristiche ecografiche ed elastosonografiche a livello di Trigger Point (TP), muscolo ed ipoderma in una popolazione di pazienti affetti da Emicrania Cronica (EC) in terapia di profilassi con tossina botulinica di tipo A, confrontandole con un gruppo di controllo. La proposta nasce dalla volontà di analizzare eventuali peculiarità di tali strutture in pazienti affetti da dolore cronico, con il medesimo trattamento farmacologico profilattico. Si è inoltre approfondito l’aspetto qualitativo e quantitativo delle caratteristiche reologiche dei tessuti grazie ad un software in grado di elaborare le immagini elastosonografiche. In questo studio si vuole porre l’accento sull’importanza dello sviluppo di metodiche di valutazione strumentale delle problematiche miofasciali, in quanto fattori in grado di perpetuare la cronicizzazione dell’emicrania, il tutto in un’ottica di una gestione integrata del dolore cronico. FASE DI ARRUOLAMENTO VALUTAZIONE CLINICO-ECOGRAFICA ELABORAZIONE e ANALISI DEI DATI In relazione alle caratteristiche elastosonografiche, dati statisticamente significativi sono emersi per : -il fattore LATO: a livello muscolare, il lato destro ha ottenuto valori superiori di ELX-T%HRD (49.84 ± 1.74) rispetto al sinistro (36.23 ± 2.32) sia tra i casi che tra i controlli (p<0.001). Tale riduzione dell’elasticità dei tessuti maggiore sul lato destro del muscolo trapezio in entrambi i gruppi è verosimilmente attribuibile a una prevalenza di soggetti destrimani nella popolazione di studio (22 su 24); -il fattore GRADO: a livello dei TP vi è una significativa dominanza delle componenti semirigide (84.72 ± 5.46) rispetto alle componenti rigide (65.92 ± 4.58) (p=0.001). Tale caratteristica è emersa anche a livello del tessuto muscolare [componenti semirigide (74.78 ± 2.46) vs rigide (63.08 ± 2.27)]. Non sono invece emersi effetti generali significativi per quanto riguarda le caratteristiche dei TP e dell’ipoderma all’elastosonografia per il fattore lato, sezione e la loro interazione (per tutti, p>0.05). Nel lato destro, i valori di tutte le componenti a livello dei TP erano statisticamente superiori nella sezione trasversale (81.09 ± 5.72) rispetto alla sezione longitudinale (69.211 ± 5.61) (p=0.033). Balestro G.(a), Gandolfi M.(b), Veronese S.(b), Pozzer N.(b), Zoccatelli A.(a), Degli Esposti L.(a), Lugoboni L.(a), Picelli A.(b), Sbarbati A.(b), Smania N.(b) (a) Scuola di Specializzazione in Medicina Fisica e Riabilitativa, Università degli Studi di Verona, Italia. (b) Dipartimento di Neuroscienze, Biomedicina e Movimento, Università degli Studi di Verona, Italia. E-mail: balestro.giulio@gmail.com Elastosonografia longitudinale di TP a livello del muscolo trapezio: in evidenza le componenti rigide (blu), semirigide (verde) e soft (rosso) e la loro rappresentazione 3D (in basso) Criteri di INCLUSIONE: – età compresa tra 18 e 65 anni; – diagnosi di EC secondo i criteri ICHD-III; – EC valutata dopo wash out da pregresso uso di farmaci sintomatici; – trattamento profilattico con OnabotulinumtoxinA secondo scheda tecnica Criteri di ESCLUSIONE: – età < 18 anni e >65 anni; – controindicazioni a OnabotulinumtoxinA ; – uso di tossina botulinica per altre indicazioni; – comorbilità cerebrovascolari e/o cardiovascolari severe; – diagnosi di disturbi psichiatrici maggiori; – storia di abuso di alcol e/o droga.  Sono stati arruolati 16 casi e 8 controlli sani I pazienti sono stati valutati da un unico operatore tramite esame obiettivo e valutazione ecografica, con acquisizione di immagini ecografiche (con sonda lineare a 13 MHz) ed elastosonografiche, in sezione longitudinale e trasversale, della componente mio-fasciale cervicale e relativi TP (se presenti) a livello del muscolo trapezio bilateralmente. Dall’immagine elastosonografica è stata poi ricavata la durezza percentuale dei tessuti (ELX-T%HRD) a livello di ipoderma, muscolo ed eventuale TP. La successiva elaborazione delle immagini, tramite Software ImageJ.JS, ha fornito una valutazione quantitativa delle componenti rigide, semirigide e soft dei tessuti. Le caratteristiche elastosonografiche sono state analizzate mediante rmANOVA con modello misto, considerando i seguenti fattori: -GRUPPO: pazienti con EC e soggetti sani; -LATO : destro e sinistro; -SEZ. ECOGFRAFICA: longitudinale e trasversale; -GRADO di ELASTICITA’: rigido, semirigido e soft. 1.Arruolamento 2.Esame obiettivo 3.Acquisizione di immagini ecografiche 4.Elastosonografia 5.Elaborazione software RISULTATI A livello del tessuto muscolare si è evidenziata una maggiore concentrazione della componente semirigida nella sezione trasversale (73.99 ± 3.05) rispetto alla longitudinale (61.18 ± 2.30); maggior presenza della componente rigida nella sezione trasversale (64.99 ± 2.54) rispetto alla longitudinale (61.18 ± 2.30) e viceversa per la componente soft [(79.24 ± 2.69) nella longitudinale e (63.58 ± 2.65) nella trasversale]. Ciò potrebbe essere attribuibile alla forma nodulare allungata della cosiddetta taut band (banda muscolare tesa), tipica in condizioni di sindrome miofasciale, e all’orientamento delle fibre muscolari in generale. L’interazione grado*gruppo ha evidenziato una maggiore rappresentazione, non statisticamente significativa, delle tre componenti nel gruppo EC (p=0,064). CONCLUSIONI La metodica di elaborazione delle immagini elastosonografiche sembra fornire una maggiore accuratezza nel distinguere variazioni strutturali sia intra-gruppo che inter-gruppo. Da questo studio preliminare emerge come l’elastosonografia sia utile nell’individuare e caratterizzare i TP, meglio se associata a software di elaborazione in grado di fornire una più chiara definizione strutturale dei tessuti, il tutto in un’ottica di gestione integrata del dolore emicranico cronico. Per confermare quanto emerso e rafforzare le evidenze sono necessari ulteriori studi, che prevedano una maggiore numerosità campionaria e una sua ridotta eterogeneità. BIBLIOGRAFIA – Sikdar, S., et al., Novel applications of ultrasound technology to visualize and characterize myofascial trigger points and surrounding soft tissue. Arch Phys Med Rehabil, 2009. 90(11): p. 1829-38. – Gandolfi, M., et al., Does myofascial and trigger points treatment reduce pain and analgesic intake in patients undergoing onabotulinumtoxinA injection due to chronic intractable migraine? Eur J Phys Rehabil Med, 2018. 54(1): p. 1-12. – Ballyns, J.J., et al., Objective sonographic measures for characterizing myofascial trigger points associated with cervical pain. J Ultrasound Med, 2011. 30(10): p. 1331-40. Distribuzione delle componenti rigide, semirigide e soft nel gruppo dei casi (PATIENTS) e dei controlli (CTRL)
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PROTOCOLLO RIPRENDI: GLI EFFETTI DELLA RIABILITAZIONE INTENSIVA PRECOCE IN PAZIENTI SOTTOPOSTI A FIBRINOLISI
Protocollo RIPRENDI: gli effetti della riabilitazione intensiva precoce in pazienti sottoposti a fibrinolisi G. Rosso1, L. Abbruzzese3, A. Damora3, G. Salti3, G. Martinelli3, S. Nocentini2, C. Scarselli3, G. Peppoloni3, L. Cavalli1, C. Biagioni1, A. Podgorska1, S. Saliani1, M. Mancuso1 1 UOC Recupero e Rieducazione Funzionale-Area Grossetana, USL Toscana Sud-Est, Grosseto, Italia 2 UOC Medicina e Chirurgia di Accettazione e di Urgenza, Ospedale S. Maria alla Gruccia, Montevarchi (AR), Italia 3 Clinica di Riabilitazione Toscana, Montevarchi (AR), Italia INTRODUZIONE Numerosi studi hanno evidenziato la necessità di una riabilitazione precoce e intensiva in reparti specializzati per la cura e per la riabilitazione dell’ictus, sottolineando l’efficacia della mobilizzazione fuori dal letto, della verticalizzazione e della deambulazione precoce nel determinare un migliore outcome dei pazienti (Govan L. et al., 2007). La riabilitazione precoce, intesa come l’insieme degli interventi out-to-bed svolti nelle prime 24- 72 ore, sembra essere efficace nel ridurre l’insorgenza di complicanze mediche quali per esempio le patologie polmonari (polmonite ab ingestis e polmonite infettiva), cardiovascolari (trombosi venosa profonda e stasi venose), e infettive (polmonari e vie urinarie). La permanenza a letto, inoltre, influenza negativamente l’apparato muscoloscheletrico, causando una significativa riduzione del tono e del trofismo oltre alla progressiva disattivazione del engrammi motori con una progressiva promozione dei fenomeni degenerativi da “non uso appreso”. (Murphy, T. H et al, 2009). L’applicazione di procedure di fibrinolisi in fase acuta insieme ad interventi riabilitativi precoci, come raccomandato anche dalle linee guida ISO-SPREAD del 2017, possono influire sul recupero con effetti significativi sia sulle complicanze che sulla mortalità. OBIETTIVO Obiettivo del presente studio è stato valutare gli effetti di un intervento riabilitativo precoce, confrontato con il trattamento convenzionale, in un gruppo di pazienti con ictus ischemico acuto sottoposti a fibrinolisi. CRITERI DI INCLUSIONE CRITERI DI ESCLUSIONE CRITERI DI ESCLUSIONE PER LA VERTICALIZZAZIONE PRECOCE (Bernhardt et al, 2015) • Primo episodio di Ictus. • Ictus ischemico sottoposto a procedura di Fibrinolisi. • Età >18 anni e < 90 anni • Pregresse patologie neurologiche o psichiatriche • Ictus Emorragico • Barthel Index premorboso <75 • Degenza in HDU superiore alle 48 h per insorgenza di complicanze • Storia pregressa di Emicrania con Aura prolungata e/o emiplegica • Insorgenza di Ictus da Meno di 24 Ore. • Pressione Arteriosa Sistolica < a 110 mmHg e maggiore di 220 mmHg • Saturazione O2 inferiore a 92% • Frequenza cardiaca inferiore a 40 b/pm o maggiore a 110 b/m • Temperatura Corporea > 38,5 ° CARATTERISTICHE DELLA POPOLAZIONE N° PAZIENTI 14 ETÀ 68 ± 11,4 SESSO 6 M; 8 F SCOLARITÀ 8 ± 6,4 EMISFERO LESIONATO DX 5; SX 9 CONCLUSIONI I risultati preliminari suggeriscono un miglior outcome nei pazienti sottoposti al percorso riabilitativo precoce nelle misure motorie rispetto ai pazienti che hanno seguito il percorso riabilitativo convenzionale. Il migliore recupero del controllo del tronco nel gruppo sperimentale sembra favorire il recupero funzionale. I miglioramenti ottenuti nella valutazione specifica di alcune funzioni dell’arto superiore sono da approfondire con ulteriori dati. RISULTATI 1) I pazienti di entrambi i gruppi migliorano significativamente dal T0 al T1 nelle scale motorie (MSAS e FMA-UL, e TCT) e nell’outcome funzionale rilevato con la FIM. Nella MRS ha avuto un miglioramento significativo solo il gruppo di controllo. 2) Il Gruppo sperimentale mostra al T1 un miglioramento significativo rispetto al gruppo di controllo nei punteggi della scala funzionale MRS (p=0,004), nei punteggi della scala motoria TCT(p=0,005) e sui singoli items della scala FMA-UL. Punteggi significativi sottocategorie FUGL-MAYER P-VALUE Movimento con sinergia in estensione p= 0,003 Movimento con sinergia complessa p= 0,003 Mobilità polso p= 0,003 Punteggi totali scale motorie e funzionali P-VALUE Trunk Control Test p= 0,005 Modified Ranking Scale p= 0,004 Mobility Scale for Acute Stroke Patients p= 0,107 Fugl Mayer Upper Limb p=0,072 Functiona Indipendence Measure p=0,567 BIBLIOGRAFIA Govan, L., Langhorne, P., &Weir, C. J. (2007). Does the prevention of complications explain the survival benefit of organized inpatient (stroke unit) care? Further analysis of a systematic review. Stroke, 38(9), 2536-2540 Bernhardt J, English C, Johnson L, Cumming TB (2015). Early mobilization after stroke: early adoption but limited evidence. Stroke; 46: 1141–46. Murphy, T. H., & Corbett, D. (2009). Plasticity during stroke recovery: from synapse to behaviour. Nature reviews neuroscience, 10(12), 861-872.
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DETERMINANTI DI NEUROIMAGING MORFO-FUNZIONALE DEL RECUPERO POST-CRANIOPLASTICA IN PAZIENTI CON CRANIECTOMIA DECOMPRESSIVA A SEGUITO DI GRAVE CEREBROLESIONE ACQUISITA: ANALISI DI DUE CASI
T6: POST-CRANIOPLASTICA T0: PRE-CRANIOPLASTICA T6: POST-CRANIOPLASTICA Introduzione • Nei pazienti (pz) con grave cerebrolesione acquisita (GCA) portatori di una craniectomia decompressiva (DC) possono verificarsi miglioramenti anche drammatici del quadro cognitivo-motorio dopo cranioplastica (CP). • L’entità del miglioramento è variabile e, allo stato attuale delle conoscenze, non è possibile prevedere l’entità del recupero, né sono stati identificati marcatori predittivi di outcome funzionale a lungo termine postCP. • Obiettivo del presente studio è l’identificazione di possibili determinanti di neuroimaging morfo-funzionale del recupero post-CP in pz con GCA con DC. Metodi • Disegno: studio pilota longitudinale prospettico pre-test (@T0), postest ad un mese (@T1) e follow-up a 6 mesi (@T6) • Popolazione: 16-75 anni con DC da varia etiologia. Criteri di esclusione: grave agitazione psicomotoria (LCF 4), instabilità clinica, controindicazioni assolute all’esecuzione dell’esame RM. • Intervento: protocollo standardizzato di RM ad alto campo 3T (bobina a 64 canali) comprensivo di imaging strutturale e funzionale (tensore di diffusione – DTI, resting state fMRI – rs-fMRI • Controllo: nessuno • Outcome •Scale di valutazione clinica (DRS, LCF, mFIM, cFIM, valutazione neuropsicologica) •Neuroimaging: dall’elaborazione dei dati di DTI (gradienti di b-value 2000 s mm-2, 64 direzioni, voxel isotropico di 2 mm) con l’algoritmo trattografico probabilistico MRtrix3 è stata ottenuta la ricostruzione along-tract del fascio cortico-spinale (CST)1, e del fascicolo arcuato (AF)2 e relativi parametri di anisotropia frazionale (FA) e diffusività media (MD). Tramite il metodo di Independent Components Analysis (ICA) a 100 componenti è stato identificato il Default Mode Network (DMN)3 dalle immagini di rs-fMRI. Risultati • 7 pazienti arruolati tra settembre 2020 a aprile 2022 (età 24-60 anni). 5 hanno completato tre time-point, un decesso e un drop-out. • Si presentano due casi esemplificativi. Caso 1: 60 aa, M, Postumi di grave TCE Evoluzione clinica • @T0: emiparesi dx, stato confusionale, afasia espressiva, LCF=5, DRS=13, FIMm=13, FIMc=18. • CP eseguita a 3 mesi. • @T6: risolta l’emiparesi, migliorato il quadro afasico, LCF=6, DRS=8, FIMm=66, FIMc=21. Quadro neuroradiologico • RM morfologica @T0: esiti di TCE con presenza di diffusi ed estesi focolai lacerocontusivi fronto-basali e temporo-polari, frontale medio e temporo-mesiale a sinistra, oltre che in regione emisferica cerebellare destra, associati a segni diffusi di ESA. @T1 e @T6: fisiologica evoluzione del quadro. • Trattografia @T6 vs. @T0 (fig. 1): modesta riduzione della dislocazione del decorso di CST e AF; parametri microstrutturali: aumento dei valori di FA (da -25% a -8%, dove 0%= mediana della popolazione sana di riferimento) in corrispondenza del segmento caudale del CST e delle ramificazioni corticali del CST di destra (da -20.5% a -12%); lieve aumento dei valori di FA nei segmenti frontale e temporale dell’AF di sinistra (da – 26% a +4%). • Rs-fMRI @T6 vs. @T0: riscontrabile tipici componenti DMN in entrambi gli esami (fig. 2) . Caso 2: 55 aa, M, Postumi di grave TCE Evoluzione clinica • @T0: non deficit focali, stato confusionale, deficit prassico-costruttivi, LCF=6, DRS=5, FIMm=80, FIMc=23. • CP eseguita a 6 mesi. • @T6: persistenza stato confusionale e deficit prassico-costruttivi, LCF=6, DRS=4, FIMm=91, FIMc=26. Quadro neuroradiologico • RM morfologica @T6: esiti di TCE con presenza di esito emorragico stabilizzato capsulo-lenticolare destro, esiti di pregressa ESA cisternale bulbo-pontina e multipli depositi emosiderinici da focolai lacero-contusivi in regione temporale destra. • Trattografia @T6 vs. @T0 assenza di variazioni significative della dislocazione del decorso di CST e AF e dei parametri microstrutturali, che mostrano persistenti alterazioni (fig. 3). • Rs-fMRI @T0: non valutabile per artefatti di movimento. @T6: riscontrabile tipici componenti DMN (fig. 4). Conclusioni • Sono stati presentati i casi clinici di un pz migliorato significativamente dopo CP eseguita a 3 mesi e di un pz scarsamente migliorato dopo CP eseguita a 6 mesi. • I risultati preliminari nei due casi descritti mostrano una correlazione di alcuni parametri di RM funzionale (anisotropia frazionale) con l’entità del miglioramento osservato tra @T0 e @T6, suggerendo che l’entità del recupero potrebbe essere significativamente correlata con il grado di integrità del network neurale dell’emisfero cerebrale ipsilaterale alla DC. Bibliografia 1. Testa C, Evangelisti S, Popeo M, Zanigni S, Gramegna LL, Fantazzini P, et al. The effect of diffusion gradient direction number on corticospinal tractography in the human brain: an along-tract analysis. Magma N Y N. 2017 Jun;30(3):265–80. 2. Zoli M, Talozzi L, Martinoni M, Manners DN, Badaloni F, Testa C, et al. From Neurosurgical Planning to Histopathological Brain Tumor Characterization: Potentialities of Arcuate Fasciculus Along-Tract Diffusion Tensor Imaging Tractography Measures. Front Neurol. 2021;12:633209. 3. Evangelisti S, Testa C, Ferri L, Gramegna LL, Manners DN, Rizzo G, et al. Brain functional connectivity
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I DISTURBI NEUROLOGICI DEL MOVIMENTO NEL BAMBINO PRETERMINE TRAIETTORIE DI SVILUPPO E ORIENTAMENTO PER GLI INTERVENTI PRECOCI
Il progresso dell’innovazione tecnologica e della ricerca biomedica ha determinato importanti miglioramenti nel campo dell’assistenza e della neuroriabilitazione pediatrica. Attualmente le aspettative di vita dei neonati a rischio neuroevolutivo hanno guadagnato un avanzamento considerevole ma le sequele a breve e a lungo termine richiedono un intervento precoce e specifico, in grado di orientare azioni abilitative protettive e preventive che considerino non solo il disturbo ma anche la correlazione tra profilo di sviluppo individuale, gli indicatori precoci di possibili problematiche in epoche successive e i periodi di maggiore sensibilità all’apprendimento, individuati in prossimità di compiti evolutivi specifici. I Disturbi Neurologici del Movimento nel bambino pretermine Traiettorie di sviluppo e orientamenti per gli interventi precoci Commissione d’albo nazionale dei Terapisti della Neuro e Psicomotricità dell’Età Evolutiva Bono Eleonora¹; Rossi Giuliano², Barbieri Eugenio³ ¹Terapista della neuro e psicomotricità dell’età evolutiva – Centro di Riabilitazione «Villaggio Eugenio Litta» – Roma. ²Terapista della neuro e psicomotricità dell’età evolutiva – Centro di Riabilitazione «Villaggio Eugenio Litta» – Università degli Studi di Roma «Tor Vergata» ³Terapista della neuro e psicomotricità dell’età evolutiva e Ricercatore – IRCCS Ospedale Pediatrico Bambino Gesù – Roma Fig. 1: Percentuali di frequenza di ritardo nelle aree motorie in relazione a epoca gestazionale Il recente documento di indirizzo “Investire precocemente in salute: azioni e strategie nei primi mille giorni di vita” individua tra gli obiettivi primari della Governance Sanitaria la prevenzione, la diagnosi, la sorveglianza e il trattamento delle condizioni di vulnerabilità della salute neuropsichica nella prima infanzia, esprimendo l’esigenza di una presa in carico complessiva dei bambini e delle loro famiglie; tuttavia proprio in questo periodo si osservano frequenti condizioni di «silenza», associati a debole espressività degli indici minori, che possono sfuggire facilmente ai controlli di routine. Per queste ragioni le prime fasi dello sviluppo richiedono un’elevata integrazione di competenze all’interno dei percorsi di cura, al fine di considerare le correlazioni tra espressività clinica della malattia, storia naturale del disturbo, risorse del soggetto e modificabilità emergente in risposta alle attività di promozione e facilitazione del neurosviluppo, tenendo conto dei differenti timing temporali. I modelli di sviluppo e la metodologia di intervento propri del setting neuropsicomotorio, in ragione delle competenze ultra-specialistiche del TNPEE in campo pediatrico e adolescenziale, si rivelano particolarmente efficaci nel programma abilitativo di questi bambini, poiché orientati a promuovere la maturazione delle strutture neurobiologiche e la progressiva integrazione delle competenze motorie, neurosensoriali, prassiche, cognitive e sociali, via via emergenti nel profilo evolutivo (Fig. 2 – modello multiassiale e multidimensionale). L’intervento neuropsicomotorio è guidato da un approccio ecologico che riconosce il ruolo e l’intreccio dei contesti, con le relative opportunità di crescita, in termini di acquisizioni e di generalizzazione di ogni comportamento allenato, espressione del potenziale di sviluppo del comportamento adattivo del soggetto. Bibliografia Essenziale 1. V. Pierrat et al., “Neurodevelopmental outcome at 2 years for preterm children born at 22 to 34 weeks’ gestation in France in 2011: EPIPAGE-2 cohort study,” BMJ, p. j3448, Aug. 2017, doi: 10.1136/bmj.j3448. 2. R. Bélanger, C. Mayer-Crittenden, M. Minor-Corriveau, and M. Robillard, “Gross motor outcomes of children born prematurely in Northern Ontario and followed by a neonatal follow-up programme,” Physiother. Canada, vol. 70, no. 3, pp. 233–239, 2018, doi: 10.3138/ptc.2017-13. 3. L. Abily-Donval et al., “Comparison in outcomes at two-years of age of very preterm infants born in 2000, 2005 and 2010,” PLoS One, vol. 10, no. 2, pp. 1–11, 2015, doi: 10.1371/journal.pone.0114567. 4. R. J. Heyne et al., “Neurodevelopmental Impairment Among Extremely Preterm Infants in the Neonatal Research Network,” vol. 141, no. 5, 2018. 5. J. L. Cheong et al., “Association between moderate and late preterm birth and neurodevelopment and social-emotional development at age 2 years,” JAMA Pediatr., vol. 171, no. 4, pp. 1–7, 2017, doi: 10.1001/jamapediatrics.2016.4805. 6. A. J. Spittle et al., “Neurobehaviour at term-equivalent age and neurodevelopmental outcomes at 2 years in infants born moderate-to-late preterm,” Dev. Med. Child Neurol., vol. 59, no. 2, pp. 207– 215, 2017, doi: 10.1111/dmcn.13297. 0% 5% 10% 15% 20% 25% 30% 35% 40% 45% Heyne et al., 2018 Abily-Donval et al., 2015 Cheong, et al., 2017 Spittle et al., 2017 Pierrat et al., 2017 Bélanger et al., 2018 La prematurità continua a rappresentare una condizione molto frequente nei f percentuale reparti di Terapia Intensiva Neonatale. A partire dall’analisi dei dati ottenuti da una revisione sistematica della letteratura, il lavoro si pone l’obiettivo di indentificare precocemente i possibili esiti dello sviluppo neuromotorio in questa popolazione di bambini; cosi da indirizzare in maniera efficace l’intervento precoce, aumentandone la specificità del timing e della metodologia abilitativa, in cui il modello di intervento tipico del Terapista della neuro e psicomotricità dell’età evolutiva si rivela centrale all’interno dell’equipe multidisciplinare e interprofessionale. Lo studio ha permesso di individuare l’incidenza e la semiologia dei disordini più frequenti tramite l’analisi di sei articoli relativi ai principali outcome motori, come conseguenza di una nascita prematura. I risultati oltre ad evidenziare la già nota relazione tra prematurità e disabilità maggiori, in cui la Paralisi Cerebrale Infantile (PCI) risulta l’outcome motorio più frequente – in particolar modo per le forme diplegiche (Abily-Donval et al., 2015; Heyne et al., 2018) – descrivono anche una frequenza significativa di lieve compromissione dello sviluppo motorio (Figura 1), associata a un ritardo generale nella maturazione delle funzioni senso-motorie, manifestato da frequenti fluttuazioni delle traiettorie motorie, riportate come Disturbi Neurologici Transitori del bambino pretermine (Bélanger et al.,2018) o quadri di carattere parafisiologico (Pierrat et al.; 2017). La persistenza di tali disturbi sembra inoltre essere un marker precoce di disfunzione cerebrale e/o indice predittivo di possibili problematiche in epoche successive (Bélanger et al.,2018). I risultati dello studio evocano importanti riflessioni nell’ambito della promozione del benessere e della salute di questa delicata popolazione di bambini, ponendo in luce la necessità di garantire interventi mirati e specifici in funzione dell’età e del profilo di sviluppo, che prevedano l’attivazione tempestiva di percorsi abilitativi precoci in sintonia con i recenti documenti di indirizzo per i Servizi di Riabilitazione dedicati alla popolazione pediatrica e adolescenziale, in cui la prevenzione nell’ambito dei Disturbi del Neurosviluppo risulta un elemento chiave per l’effettiva riuscita degli interventi, oltre che per la sostenibilità dei Servizi Pubblici.
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