La spasticità, condizione frequentemente associata a patologie neurologiche come ictus, lesioni midollari, sclerosi multipla e paralisi cerebrali, rappresenta una delle principali sfide della neuroriabilitazione. Un recente incontro dedicato alla sua gestione ha messo in luce l’importanza di un approccio personalizzato, multimodale e orientato alla funzionalità, basato su evidenze cliniche consolidate.

Il trattamento con tossina botulinica è stato confermato come uno dei capisaldi terapeutici, ma la sua efficacia risulta ottimale solo se inserita all’interno di un percorso più ampio. Questo percorso prevede una valutazione complessiva del paziente attraverso strumenti oggettivi come l’analisi del cammino e le registrazioni video, con l’obiettivo di definire interventi riabilitativi centrati non solo sulla riduzione del tono muscolare, ma anche sul miglioramento della funzionalità quotidiana. In tale ottica, il coinvolgimento attivo del paziente e del caregiver nella definizione degli obiettivi terapeutici si dimostra determinante per orientare le scelte cliniche e promuovere l’aderenza alle terapie. L’integrazione tra la tossina botulinica, l’esercizio terapeutico, i dispositivi impiantabili come la pompa al baclofene e, nei casi indicati, la chirurgia funzionale, permette di costruire interventi calibrati sulle necessità individuali.
Il modello organizzativo sviluppato dalla Rete Spasticità della Città Metropolitana di Bologna rappresenta un riferimento per la gestione integrata di questa condizione. Fondato su una sinergia tra formazione specialistica, ambulatori dedicati e attività di ricerca, il sistema consente un miglioramento delle competenze professionali, un’ottimizzazione dei percorsi assistenziali e una maggiore continuità delle cure. Tale impostazione consente di rispondere in modo più efficace ai bisogni dei pazienti, anche grazie all’apertura verso tecnologie innovative, come il laser chirurgico percutaneo, impiegato in situazioni cliniche complesse.
La gestione a lungo termine della spasticità richiede dunque un impianto metodologico solido, in grado di combinare l’appropriatezza clinica con un’organizzazione capace di sostenere interventi flessibili e aggiornati, in linea con le evoluzioni della medicina fisica e riabilitativa.



